redazione il torinese

Belle arti oltre le barriere

‘Oltre le Barriere’ – progetto realizzato grazie al sostegno di Intesa Sanpaolo partner di ‘Tutta mia la città’ di cui fa parte l’iniziativa – è stato elaborato da un gruppo di studenti dell’Accademia Albertina di Belle Arti per ridurre l’impatto dei jersey dislocati lo scorso anno nelle piazze e nelle strade del centro città a protezione dei pedoni, in seguito all’escalation terroristica


La proposta di abbellire le barriere è nata alcuni mesi fa, nel dicembre scorso, da un’idea condivisa tra l’assessorato comunale alla Cultura, la Fondazione Contrada Torino,l’Accademia Albertina di Belle Arti e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana. Le idee originali per ribaltare l’invasività degli ostacoli in cemento armato attraverso il segno distintivo dell’arte messe a punto da Donato MARIANO, Barbara MITTINO, Sara MOLINARI e Negar SHARIATY sono state presentate questa mattina a Palazzo Chiablese da Sergio BREVIARIO, Monica SACCOMANDI e Cristina TREPPO, docenti della Scuola di Decorazione dell’Accademia Albertina.La soluzione elaborata eviterà l’intervento cromatico diretto sulla superficie di cemento che sarà prodotto attraverso una copertura applicabile rimovibile in Pvc che aderisce perfettamente alla forma delle barriere.Il percorso che ha generato le idee creative di Oltre le Barriere è stato caratterizzato da diverse tappe: selezione degli studenti interessati e creazione  del gruppo di lavoro; sopralluoghi per capire il contesto dove sono collocati i jersey anche in relazione al flusso di persone nelle diverse ore della giornata; elaborazione delle singole idee attraverso un confronto continuo con i docenti.

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Le quattro proposte presentate sono sintetizzate nel logo ‘RGPS’ in cui, ogni consonante, indica l’azione specifica di ciascun progetto.

R come RESPIRA si riferisce ad ‘Alberi Attraverso le Barriere’ ideato da Negar Shariaty che ha interpretato le barriere come finestre aperte che rimandano a una percezione di aria pura da inspirare per una liberazione interiore.

‘Alberi’, è la prima opera concretamente realizzata, che potrà essere ammirata in piazza Castello. 

Torino è una città ricca di alberi. Si possono trovare nei giardini, nei parchi, nei viali e lungo i fiumi. Ed è per questo che le immagini scelte, sono quattro sequenze di gruppi di alberi presenti nei quartieri cittadini che si ripetono e che appaiono in movimento illuminati dalla luce del giorno in contrapposizione all’oscurantismo sociale del terrorismo e a qualunque tipo di repressione.

 

come GUARDA identifica il progetto ‘Dettagli Parlanti’ di Sara Molinari e si ispira a ciò che vediamo quotidianamente, ma che spesso ci sfugge.

Il progetto racconta Torino attraverso gli elementi architettonici dei suoi edifici tra passato, presente e futuro. I ventitré quartieri della città, corrispondenti allo stesso numero delle barriere anti terrorismo, sono definiti nella loro individualità con il disegno di una composizione che racchiude elementi architettonici, sagome e scorci di palazzi caratteristici.

 

P come PENSA corrisponde a ‘Hybrid Connection’ di Donato Mariano che, con la sua realizzazione, invita a riflettere sulle immagini che si accumulano fuori e dentro di noi.

Una sequenza di figure digitali che nascono da un errore del computer, generate da un ipotetico sovraccarico di informazioni impresse sul laterizio. Non un’altra immagine da consumare, ma una riflessione che conduce a interagire con le barriere anti terrorismo trasformate in frammenti colorati della memoria.

 

S sta per SOGNA perché in ‘Spazio Torino’ di Barbara Mittino il sogno non ha età e le sequenze di illustrazioni fantastiche di giovani di diverse origini etniche rimandano alla creatività, alla natura, allo spazio e al gioco in un continuo cambio di scala tra mondo reale e immaginario.

Le barriere non devono essere viste come un oggetto limitante e legato a un senso di paura sociale, ma come pannelli di supporto a un’opera che le trasforma invitando alla gioia attraverso la scoperta di un sogno sia individuale, sia collettivo. Rappresentazioni immaginarie come il gatto che salta sulla luna, i pianeti che sono bolle di sapone o cuscini, astronauti che fanno i funamboli e cactus grandi come palazzi cambiano il senso di un oggetto che ha solo una funzione di protezione e lo trasformano dando vita a qualcosa di dinamico e interattivo. Alberi stilizzati che rimandando al patrimonio ambientale torinese; dettagli dell’architettura cittadina; una sequenza di immagini digitali che nascono da un errore del computer; illustrazioni fantastiche di giovani di diverse etnie sui pannelli.  Sono queste, in sintesi, le suggestioni nate nelle aule dell’Accademia Albertina che, oltre a consegnare un risultato efficace scaturito da un’entusiasmante occasione formativa, hanno generato progetti diversi che, grazie alla facile installazione e rimozione della copertura, hanno la peculiarità di essere alternati nel tempo.

Antica scrivania da due milioni recuperata dai carabinieri

E’ un autentico  capolavoro dell’ebanista dei Savoia Pietro Piffetti, del valore di oltre 2 milioni di euro. Lo hanno  recuperato i carabinieri del Comando tutela patrimonio culturale. L’antica scrivania a doppio corpo con  intarsi di avorio e madre perla, era scomparsa dall’Italia nel Secondo Dopoguerra, finendo prima in Francia, poi in Svizzera e infine negli Stati Uniti. Negli Usa alla  fine degli anni ’90, era stata esposta al Metropolitan Museum of Art di New York. Il proprietario, che non sapeva della dubbia provenienza, ha prontamente restituito l’opera che aveva acquistato in passato.

Lui è Renato Fiacchini, in arte Renato Zero

C’è un brano al quale sono particolarmente legata, fa parte dell’album Cattura pubblicato nel 2003 da un artista che non sono solita seguire molto. Lui è Renato Fiacchini, in arte Renato Zero. Istrionico, provocatore, trascinatore, ha scritto più di 500 canzoni affrontando tematiche di tutti i tipi davvero. Con quasi 50 milioni di dischi venduti è tra gli artisti italiani che hanno venduto il maggior numero di dischi ed è l’unico ad aver raggiunto il primo posto nelle classifiche italiane ufficiali di vendita in cinque decenni consecutivi. All’inizio della sua carriera la frase che si sente ripetere più sovente è: ”sei uno zero”, e vorrei esserlo io uno zero come lui. Nell’atmosfera dei tardi anni sessanta, che si sta impercettibilmente spostando dalla ingenua fase del beat all’impegno politico, Renato è ancora alla ricerca di un’identità. Sarà nei primi anni settanta, con lo sviluppo completo del glam rock, caratterizzato da cipria e paillettes, che potrà proporre senza problemi il suo personaggio. Questo personaggio provocatorio ed alternativo verrà raccontato in pezzi come Mi vendo e nell’intero album Zerofobia, da Morire qui a La trappola, da L’ambulanza al brano-emblema della filosofia zeriana, Il cielo. Ma in Cattura, molti anni dopo, in quell’album, c’è una traccia che io amo alla follia: Magari. Magari mi entra nelle ossa, per la sua malinconica incertezza. Una voce narrante. Una nostalgia totalizzante. Dettagli di un caffè mai preparato. Complimenti mai realizzati. Un amore che non è potuto sbocciare. Un amore che non è potuto essere. Una speranza contraria e disperata per un amore che non sarà mai: “Mi amerai mai?” Magari. Magari toccasse a me prendermi cura dei giorni tuoi, svegliarti con un caffè e dirti che non invecchi mai, sciogliere i nodi dentro di te le più ostinate malinconie…magari. Amatevi, non vivete di magari, non fateli morire certi amori, vi renderanno felici. Magari non  ve ne pentirete.

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Chiara De Carlo
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Chiara vi segnala i prossimi eventi… mancare sarebbe un sacrilegio!
Mercoledi 25 luglio 2018 ore 21.30
MAGAZZINO SUL PO
David Hillyard & Rocksteady Seven insieme fra reggae, rocksteady e ska-jazz
Venerdi 27 luglio 2018 ore 21.30
jam session
GV Pane & caffè
Scrivete a musictales@libero.it se volete segnalare eventi o notizie musicali!
 

Olimpiadi, Torino invia al Coni gli atti integrativi

Torino completa l’iter della procedura per ospitare le Olimpiadi invernali 2026, così come fatto da Milano. La sindaca Appendino ha scritto al presidente del Coni, Malagò, e al segretario, Mornati. Dopo lo studio di fattibilità per la candidatura olimpica al Coni sono stati inviati la lettera di supporto alla candidatura del presidente della Regione, Sergio Chiamparino, la mozione della Città Metropolitana di manifestazione di interesse alla candidatura, la deliberazione del Comune  e gli atti dei Comuni e delle unioni montane.

Golf, Molinari non si ferma

Ha definito quella ottenuta all’Open Championship “la vittoria più importante e speciale della mia carriera. Vincere un Major era il sogno della mia vita, e l’ho realizzato”. Così Francesco Molinari dopo il successo storico a Carnoustie, al 6/o posto della classifica mondiale, mai accaduto  per un italiano. “Ora non voglio fermarmi, – ha aggiunto – ci sono tanti obiettivi da portare a termine come  la Ryder Cup di Parigi e le Olimpiadi di Tokyo 2020”.

Toninelli: “La Tav? E’ nata male”

Per il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli la Tav è un’opera che è stata “ereditata” e  quando è nata “se ci fosse stato il M5s al governo, non sarebbe mai stata concepita in questo modo, così impattante e così costosa”. L’esponente del governo ne ha parlato a Radio1   e ha condannato con fermezza ” le proteste incivili che limitano l’espressione delle proteste civili”. Sul futuro della Torino-Lione ha aggiunto  che è intenzione dell’esecutivo  migliorarla, come previsto nel contratto di governo. Il ministro ha inoltre dichiarato che non vuole nessun tipo di danno economico all’Italia “ma vogliamo migliorare un’opera  nata molto male”. Ma su Facebook aggiunge: “ Rabbia e disgusto per come sono stati sprecati i soldi dei cittadini italiani. E nessuno si azzardi a firmare nulla sull’avanzamento dell’opera”

 

 

Estate 2018: il Sud e le Isole si riconfermano la meta preferita dagli italiani

Le prenotazioni aumentano del +13% rispetto al 2017

 

eDreams rende noti i risultati della ricerca Summer Trends 2018: ai primi posti della classifica delle mete nazionali più scelte dagli italiani Sicilia, Sardegna e Calabria

 

Palermo, Catania, Olbia, Cagliari e Lamezia Terme sono, nell’ordine, le cinque mete nazionali più scelte dai viaggiatori della Penisola. eDreams, l’agenzia di viaggi online leader in Europa, grazie a un’analisi dei dati delle prenotazioni effettuate nei primi mesi dell’anno, per le vacanze da giugno a settembre, sul sito web e sull’app, rende note le mete preferite dagli italiani per l’estate 2018 e registra un +13% delle partenze estive rispetto allo scorso anno.

 

La ricerca Summer Trends 2018 di eDreams conferma ai primi posti della classifica delle destinazioni più scelte dagli italiani la Sicilia: Palermo e Catania si aggiudicano ancora le prime posizioni. In particolare, il capoluogo registra un + 46% delle prenotazioni rispetto allo scorso anno.

 

A seguire, nella Top 5 delle mete italiane più scelte dagli italiani, si posizionano Olbia e Cagliari. Il mare cristallino, la natura incontaminata e la vivace vita notturna della Sardegna richiamano buona parte dei turisti e permettono alle due città di aggiudicarsi il terzo e il quarto posto nella classifica italiana, con un sorpasso di Olbia sul capoluogo sardo.

 

Rispetto ai trend del 2017, rimane, stabile al quinto posto del ranking nazionale, anche Lamezia Terme, che registra un incremento del +29% delle prenotazioni, segnando in modo concreto la rinascita turistica della Calabria.

 

Summer Trends 2018 registra, inoltre, un aumento della durata della vacanza per italiani, francesi e tedeschi che hanno prenotato viaggi da 8 a 14 giorni in percentuale maggiore rispetto a spagnoli, portoghesi e inglesi che, per gli stessi periodi, hanno scelto invece ferie più brevi. In particolare, il 32% degli italiani ha preferito soggiorni che superano la settimana, a differenza del 2017 quando le vacanze non andavano oltre i 6 giorni.

 

Infine, in base a quanto emerge dalla ricerca di eDreams, i turisti stranieri in Italia preferiscono le metropoli e le grandi città d’arte alle località del Mezzogiorno: tedeschi, francesi e spagnoli, infatti, fanno rotta soprattutto verso Roma, Milano e Venezia. La Capitale, in particolare, si riconferma protagonista indiscussa dell’estate degli stranieri per il secondo anno consecutivo.

Riempirsi e svuotarsi d’amore (una risposta ai disagi dell’alimentazione)

“Dottoressa… io sto impazzendo ogni sera mi ripropongo di non farlo e invece ogni notte finisco per mangiare troppo. Svuoto il mio frigorifero accertandomi di aver assaggiato di tutto…e poi mi sento in colpa, mi sento un verme. Non riesco a porre fine a questa maledetta trappola, è un circolo vizioso che mi sta distruggendo mentalmente. Poi si, riesco anche a vomitare tutto, ma mi resta la sensazione di non essermi svuotata abbastanza“.

Ecco, è quasi sempre questo il contenuto dei pensieri che mi portano alcuni pazienti (soprattutto donne) nell’ambito dei colloqui di psicoterapia. Ormai possiamo affermare con certezza, e molta letteratura scientifica ce ne offre conferma, che buona parte dei disturbi del comportamento alimentare hanno un’origine psicologica. Eppure, qualcuno potrebbe chiedersi: come è possibile che il cibo, elemento di primaria sussistenza fisiologica per ogni essere umano, possa essere vissuto in modo così contorto, trasformarsi in un vero e proprio abominevole mostro da distruggere? E ancora: perché chiedere aiuto alla psicologia? Oggetto di studio della psicologia è proprio il “comportamento”, manifesto o inconscio che sia, e alimentarsi è un comportamento a tutti gli effetti. Su questo penso, quindi, che non ci siano dubbi. Tra le prime azioni che istintivamente compie l’essere umano non appena si affaccia alla vita, una di queste è proprio caratterizzata dal riflesso della suzione. La ricerca del sostentamento sembra, quindi, essere proprio una funzione innata. Ma sappiamo anche che, oltre alla funzione nutritiva, l’allattamento è un momento caratterizzato da forti emozioni, scambi di sguardi, di ascolto, sia per il neonato, sia per chi lo nutre. Il cibo dovrebbe rappresentare un dono d’amore per il bambino, un momento di condivisione affettiva. Anche da adulti spesso usiamo ritrovarci per consumare insieme una cena tra amici, quasi a voler sancire l’importanza emotiva di questo momento. E sappiamo anche, in base ai gusti personali che sviluppiamo via via nel nostro percorso di vita, quanto possa essere piacevole assaporare insieme un bel piatto di pesce, un dolce, un bel bicchiere di rosso…o anche di bianco!

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La condivisione, insomma, ci fa sentire più vicini, empatici, spesso anche i più orsi riescono ad aprirsi di fronte ad una tavola imbandita! Ma ahimè, non sempre è così, a quanto pare. Ecco che, riprendendo i pensieri dei miei pazienti, una fetta di torta può anche trasformarsi in un incubo vero e proprio, imbrigliando alcune persone in carichi di energia atti a controlli esasperanti che possono trasformare i giorni e anche le notti in interminabili tunnel da percorrere senza intravedere una via d’uscita. Riempirsi e Svuotarsi. Due azioni che caratterizzano anche fisiologicamente il benessere della persona. Ed è proprio qui, nel mezzo di queste due azioni primordiali, che si scatena il mostro. È proprio lui che decide quanto amore meriti di attingere e quanto sia necessario eliminarne al fine di non sentirti in colpa, proprio come “un lurido verme”, a cui nulla può essere offerto. È lui che decide se il cibo che hai assunto è in grado di annientarti o darti buone energie per affrontare le tue giornate. È questa distorsione emotiva, è questo il mostro che ha interiorizzato l’anoressica, la bulimica, l’ortoressica. Ed è proprio di lui che ci si deve liberare per tornare a credere di meritare nutrimento, per imparare a dare e a prendere amore sano nel percorso della nostra vita, senza doversi preoccupare troppo di “riempirsi” e “svuotarsi”.

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Dott.ssa Rita Caggegi, Psicologa-Psicoterapeuta

ritacaggegi@yahoo.it

www.psicoanalisibioenergetica.com

Curatrice della rubrica Psico Logica ad Area Goal trasmissione di Clara Vercelli in onda tutti i venerdì alle  21,30 su Primantenna TV can. 14

 

 

 

Premio Pavese. Tra i vincitori anche il presidente della Cina

LA PREMIAZIONE SABATO 25 E DOMENICA 26 AGOSTO, A SANTO STEFANO BELBO NEL CUNEESE

Giunto alla sua trentacinquesima edizione, quest’anno parla anche cinese ( aprendosi ad orizzonti internazionali di assoluta levatura, non solo sotto l’aspetto squisitamente letterario ma anche socio-politico ), il “Premio Cesare Pavese 2018”, presieduto dal professor Luigi Gatti e nato a Santo Stefano Belbo (Cuneo) nel 1984, per rendere omaggio al grande scrittore di Langa attraverso l’assegnazione di un particolare riconoscimento, ogni anno in agosto, a scrittori, intellettuali e personaggi di spicco del mondo culturale internazionale. Per la sezione “Opera Straniera”, la Giuria – presieduta dalla professoressa Giovana Romanelli – ha infatti convenuto di premiare quest’anno, il volume “Governare la Cina” (Giunti, Forein Languages Press, 2016) scritto da Xi Jinping. Sì, proprio lui: il Segretario Generale del Partito Comunista Cinese nonché Presidente della Repubblica Popolare Cinese dal 14 marzo 2013. Membro del Gruppo dei “Taizi”, ovvero dei “principi rossi” figli e nipoti dei protagonisti della “Lunga Marcia” e della vittoria del ’49, Xi Jinping “affronta nel suo libro le questioni economiche, sociali e politiche più rilevanti del momento e presenta la filosofia che ha guidato gli uomini di governo del gigante dell’Asia: il cambiamento nella continuità promosso da un partito centralizzato ma attento alle sfide della politica globale”. Il linguaggio è semplice, privo di retorica e affascinante per la capacità di evidenziare la grande attenzione nei confronti di un popolo e di un Paese incondizionatamente amati. Italianissimi, giornalisti e scrittori (soggiogati pur anche dalle insidiose sirene del mondo politico) e un poeta che è anche ricercatore di marketing, sono invece gli altri quattro vincitori – una donna e tre uomini- della sezione “Opere Edite”. I loro nomi: Lidia Ravera, scrittrice giornalista e sceneggiatrice, con il romanzo “Il terzo tempo” (Bompiani, 2017) dedicato all’invecchiare, al trascorrere del tempo, ma anche alla volontà di rinnovarsi attraverso l’esperienza ad esempio (per lei, in verità, assai poco felice e di cui si parla nel libro) di assessore regionale alla Cultura e alle Politiche Giovanili della Regione Lazio, prima Giunta Zingaretti; Corrado Augias, giornalista scrittore conduttore televisivo ma anche parlamentare europeo dal ’94 al ’99, con il saggio “Questa nostra Italia” (Einaudi, 2017), il libro forse più intimo e personale dell’autore romano, “che scava alla ricerca di un’identità le cui radici affondano nei mille diversi volti di un paese grande, bellissimo e tormentato”; Antonio Polito, giornalista, ma anche Senatore della Repubblica dal 2006 al 2008, con il saggio “Riprendiamoci i nostri figli” (Marsilio, 2017), in cui Polito si prefigge di “smascherare” quelli che ritiene essere oggi i veri nemici dei genitori, dai social alla scuola, dalla politica alla Chiesa, dai cattivi maestri fino alla famiglia stessa “che ha commesso gravi errori, importando stili di vita che ne minano il ruolo”; e infine il poeta sanremese (ma anche ricercatore di marketing) Riccardo Olivieri con la silloge “A quale ritmo, per quale regnante” (Passigli, 2017), in cui si palesa la necessità profonda del dare un senso alla vita, “attraverso un continuo interrogare e interrogarsi del poeta e dell’uomo su temi quali l’amore familiare, il rapporto coi padri e le madri, il lavoro, i propri luoghi”. L’appuntamento per la premiazione dei vincitori di questa sezione è per domenica 26 agosto, ore 10, presso il Cepam – Centro Pavesiano Museo Casa Natale, a Santo Stefano Belbo, in via Cesare Pavese, 20. L’ingresso è libero. Saranno letti brani dei testi vincitori dall’attrice Chiara Buratti. Un premio verrà anche assegnato alla rielaborazione della tesi di laurea di Alberto Comparini edita dalla casa editrice “Mimesis”, con il titolo “La poetica dei ‘Dialoghi con Leucò’ di Cesare Pavese”. Per quanto riguarda, invece, la sezione “Opere Inedite”, la premiazione si svolgerà sabato 25 agosto, ore 17, sempre presso il Cepam. Questi i premiati:

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Narrativa: Claudia Cravero (Carmagnola, Torino), “Mosca garibaldina”;

Narrativa in lingua piemontese: Attilio Rossi (Carmagnola, Torino), “El Perfum ed le coline”;

Poesia in lingua piemontese: Lorenzo Vaira (Sommariva del Bosco, Cuneo), “La ca ‘de nòna Irma”;

Saggistica: Achille Guzzardella (Milano), “Decadenza sociale e artistica: testimonianza di uno scultore”;

Poesia Giovani: Andrea Francesco Carluccio (Lecce), “Dove nascono i silenzi”

Poesia: I Premio a Giuseppe Chiatti (Viterbo), “Parola”; II Premio a Franca Maria Ferraris (Savona), “A Cesare Pavese, mentre il cielo”; III Premio a Bruna Cerro (Savona), “In una notte di silenzio”.

Sempre sabato 25 agosto, ore 21, si terrà inoltre un incontro, coordinato da Eleonora Fiorani, epistemologa e saggista, con i vincitori Lidia Ravera, Corrado Augias, Antonio Polito e Riccardo Olivieri sul tema “Crisi dei valori e nuovi valori”.

Per info: tel. 0141/844942 – www.centropavesiano-cepam.i

G.M.

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Nelle foto:

– Xi Jinping
– Lidia Ravera
– Corrado Augias
– Antonio Polito
– Riccardo Olivieri

 

Museo del Cinema a 1 euro per le persone svantaggiate

Il Museo Nazionale del Cinema della Mole antonelliana promuove l’ingresso a un euro per le persone svantaggiate. Il biglietto speciale è valido nei primi mercoledì dei mesi di agosto, settembre e ottobre. Una iniziativa che intende porsi anche come occasione di integrazione sociale dedicata “alle persone in situazione di svantaggio”, precisa il Museo, con “l’eliminazione delle barriere sociali che possono impedire la partecipazione alla vita culturale”. Le categorie di persone svantaggiate  potranno usufruire delle  agevolazioni presentando collettivamente una richiesta d’ingresso avvalendosi di un soggetto giuridico impegnato nel sociale, associazioni benefiche onlus, e parrocchie. La richiesta è da inviare a: prenotazioni@museocinema.it per concordare con l’ufficio prenotazioni il giorno e l’orario dell’ingresso.