redazione il torinese

Torino Short Film Market si presenta a Venezia

La terza edizione del Torino Short Film Market (Torino 22/25 novembre 2018), organizzata dal Centro Nazionale del Cortometraggio in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema – Torino Film Festival, sarà presentato ufficialmente il 1° settembre, alle16.00, a Venezia al Festival del Cinema (Hotel Excelsior, Italian Pavilion)

 

 Sarà l’occasione per illustrare le principali caratteristiche dell’appuntamento torinese grazie al quale chi ha realizzato o vuole realizzare un corto può trovare un coproduttore, un distributore o un buyer. La deadline per iscrivere film e progetti all’edizione 2018 del TSFM è fissata per il 10 settembre. L’edizione dello scorso anno ha richiamato produttori, filmmaker e distributori da 36 Paesi, fra cui AustraliaBrasile,Canada, Cina, FranciaGiappone, Spagna e Stati Uniti, trasformando così il Torino Short Film Market in soli tre anni nel più importante evento industry italiano dedicato ai cortometraggi“Credo di poter affermare, senza timore di essere smentito, che il TSFM si possa definire un successo che scaturisce dal felice incontro tra la dimensione internazionale e lo spirito di innovazione” – afferma Jacopo Chessa, direttore del Centro Nazionale del Cortometraggio – “Per questo lavoreremo ancora per consolidare a livello internazionale il ruolo della manifestazione”.

 

 

Le call aperte sono:

 

Digita!, che prevede pitching di 7 minuti in inglese per i 10 progetti di contenuti digitali (VR e digital series) selezionati, incontri one-on-one e una tavola rotonda tra società di produzione nazionali e internazionali.

Distributors Meet Buyers, una sessione di pitching per i rappresentanti delle compagnie di distribuzione, durante la quale i selezionati avranno 7 minuti per presentare il loro catalogo di distribuzione. A seguito della sessione i partecipanti avranno incontri one-on-one con i buyers presenti.

 

Oltrecorto, la sezione dedicata ai progetti di lungometraggio o serie tv basati su un cortometraggio precedentemente completato. Anche in questo caso sono previsti pitch e incontri one-on-one.

Pitch Your Fest! è, infine, l’innovativa sessione di pitching per organizzatori di festival e rassegne che prevedano cortometraggi in programma.

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Il 3° Torino Short Film Market è realizzato con il sostegno di: MiBACT, Regione Piemonte, Istituto LUCE – Cinecittà, Film Commission Torino Piemonte, Camera di Commercio di Torino, Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT.

Abusi e “Me too” a 50 anni dall’Humanae vitae

L’attualità di una   delle encicliche più discusse,   come l’Humanae vitae ? Ce lo dimostrano gli scandali sessuali attribuiti a uomini anche importanti di Chiesa ( l’ultimo all’ ex Arcivescovo di Washington, D.C., Theodore McCarrick destituito da papa Francesco) e le accuse delle attrici del movimento “Me too” contro gli abusi di produttori, registi e attori famosi . Lo scrive sull’ultimo numero   dall’autorevole rivista americana “ National review” ( di orientamento repubblicano) – nel commemorare i 50 anni di questo importante documento- Kathryn Jean Lopez , senior fellow presso il National Review Institute e redattrice di National Review. Cinquant’anni fa di questi giorni , il 25 luglio 1968 , Papa Paolo VI emise l’enciclica Humanae vitae, un documento che fu subito molto discusso e criticato e che voleva essere un avvertimento su come la rivoluzione sessuale avrebbe potuto   provocare danni a uomini, donne, bambini e famiglie. Nel documento si diceva che l’uso diffuso della contraccezione artificiale, che separa il sesso dall’amore generoso e integrale del matrimonio abbasserebbe i nostri standard morali. Renderebbe più difficile per i giovani vivere bene l’amore . Allora fece molto scandalo , mentre il suo anniversario , a Torino come altrove (a parte i media cattolici) , è praticamente passato inosservato o sono state appena ricordate le vecchie critiche. L’enciclica fu, allora,   sbrigativamente letta come un divieto ad usare la pillola e fu molto avversata dai movimenti di liberazione sessuale. Oggi ,in anni di culle vuote, i problemi sono rovesciati. E’ dunque interessante leggere su “ National review” Kathryn Jean Lopez , che , invece, definisce questo documento profetico e scrive che “ andrebbe riletto alla luce dei nostri giorni” . Ne cita ad esempio alcuni brani. Il primo, è quello in cui Paolo VI scrive ( tradotto dall’inglese) : “ Gli uomini responsabili possono diventare più profondamente convinti della verità della dottrina formulata dalla Chiesa su questo tema se riflettono sulle conseguenze dei metodi e dei piani per il controllo artificiale delle nascite. Lasciate che prima considerino con quanta facilità questa linea d’azione possa aprire la strada all’infedeltà coniugale e a un generale abbassamento degli standard morali. Non serve molta esperienza per essere pienamente consapevoli della debolezza umana e per capire che gli esseri umani – e specialmente i giovani, che sono così esposti alla tentazione – hanno bisogno di incentivi per mantenere la legge morale, ed è una cosa cattiva rendere facile per loro infrangere quella legge. Ma l’autrice sottolinea ,soprattutto, come il documento “ si prende cura delle donne” dove scrive: “ Un altro effetto che dà motivo di allarme è che un uomo che si abitua all’uso dei metodi contraccettivi può dimenticare il rispetto dovuto a una donna e, trascurando il suo equilibrio fisico ed emotivo, ridurla ad essere un semplice strumento per la soddisfazione del suoi propri desideri, non considerandola più come il suo partner che dovrebbe circondare di cura e affetto.” “ C’è sempre bisogno di una guida paterna”, scrive la Lopez. Ma cosa è successo 50 anni fa? Anche “ persone all’interno della Chiesa cattolica lo hanno respinto. Come se non bastasse questa sfida per convincere la cultura più ampia che poteva esserci qualche saggezza in questa enciclica.   E come se non fossimo tutti in pericolo di cadere in errore anche con le migliori intenzioni. Forse l’ultima cosa di cui ciascuno nel mondo aveva bisogno era dimenticare questa saggezza . 50 anni dopo, sembra proprio che sia così”. E quindi è un brutto anniversario, dice l’autrice, affermando che “ il movimento MeToo   è già un’accusa della nostra mancanza di impegno nel condividere l’avvertimento e la bellezza di ciò che Paolo VI ha evidenziato nel documento”. Kathryn Jean Lopez chiude con un appello a tutti i cattolici ad abbracciare veramente la bellezza dell’insegnamento della Chiesa e ad offrirla al mondo, rendendola irresistibile al modo in cui viviamo le nostre vite”. “ Per quanto fuori moda sia, aggiunge, il mondo ha bisogno che i cattolici siano cattolici. Lo aiuta. E che cosa diavolo succede quando non lo siamo, lo stiamo vedendo… Lo dobbiamo a tutte le vittime di abusi. Lo dobbiamo a ogni anima coraggiosa che si sforza di vivere sinceramente nella sua umanità. Lo dobbiamo soprattutto al Dio che ci ha creati e ci rafforza per amore tra le rovine degli ultimi 50 anni. Vivere l’amore, non l’indifferenza, la vigliaccheria o il male.”

Ibis

La calda estate della FIAT Torino

Siamo ormai nel pieno dell’estate e la Torino del basket non può essere ancora tranquilla, in quanto il nuovo modo di gestire il mercato, sempre più nelle mani degli agenti e procuratori e sempre meno nelle volontà dei giocatori, crea non poche difficoltà alle società che si “tuffano” nel difficile impegno della costruzione di un roster adeguato

La situazione attuale della FIAT Torino è quasi completa. Si possono valutare alcuni aspetti di una squadra che sembra allo stato attuale un netto mix tra gioventù esasperata ed esperienza ad altissimo livello.In ogni ruolo sembra disegnato un tutor per tutti i ragazzi talentuosi d’oltremare: Peppe Poeta per i play guardia, Carlos Delfino per le ali piccole e grandi e Marco Cusin per i lunghi. Chissà, forse questa curiosa alchimia potrebbe rivelarsi decisiva in termini di equilibrio in campo e speriamo anche negli spogliatoi. Ora si è avuta la corretta, nei termini contrattuali, rinuncia di Jaylen Morris che ha ottenuto un contratto con una franchigia NBA e quindi ha risolto il contratto con la FIAT Torino, ma d’altra parte, il sogno di tutti coloro che giocano a basket è giocare in quel campionato. Alcuni, dicono che a loro non interessa, ma di solito, è perché nessuno li ha veramente cercati: non puoi essere un giocatore di basket di alto livello e non voler giocare con i migliori! A meno che non ci siano motivi caratteriali e di comodità personale che ti guidino diversamente.In ogni caso, al momento manca solo un “tassello” a completare il roster. C’è chi dice che sarebbe meglio un lungo, chi un’ala forte, chi un’ala piccola tiratrice, chi una guardia difensiva e chi ancora un play di esperienza: diciamo così, qualunque cosa accada, qualcuno sarà scontento.

Ma è da sempre così, è più facile criticare che proporre, distruggere che creare, pontificare piuttosto che agire. In un intervento splendido alla conferenza stampa di presentazione del PAlavela, l’A.D. Massimo Feira ha detto ” ringraziamo i social che ci criticano così sappiamo dove e cosa fare, ma di solito quello che ci viene criticato lo sapevamo già, ma non sempre è facile agire anche se si saprebbe cosa fare…”. Le parole sono non proprio testuali, ma il senso è pressappoco questo. Più si invecchia e più si scopre che i proverbi hanno ragione “…tra il dire e il fare…” e che l’esperienza è un dono che arriva con il tempo, sia nella vita che nella gestione delle squadre di serie A nel basket. Le certezze stanno a zero (si direbbe parafrasando un detto) quando si deve vivere in una macchina complessa come una gestione di una società come la FIAT Torino. Le persone sono tante, i giocatori per certi versi sono l’ultimo dei problemi. La gestione del quotidiano, il rapporto con tutto lo staff, la ricerca di location per allenamenti e alberghi per le partite in trasferta, i comunicati, il rapporto con gli sponsor che se danno qualcosa vorranno sicuramente qualcos’altro, la composizione di tutto lo staff manageriale, la costruzione del nuovo Palavela che come sede del basket sarebbe anche simpatico chiamare Palabasket di Torino (nulla contro lo sport a vela e nulla contro la struttura muraria così denominata per la composizione architettonica ovviamente), e tantissime altre cose che descrivere sarebbe troppo lungo.

Ma l’esperienza è animale malleabile, che comprende come sia camaleontico il mondo che la circonda, di come le persone abbiano molti e molteplici interessi. La Fiat Torino ha al suo interno tante ottime e brave persone che lavorano nell’ombra e di cui si sa di qualcuno a malapena il nome e di altri nemmeno l’esistenza. Si trova facilmente sponda per le critiche quando non si conosce e quando non si palesa la propria e l’altrui faccia. Ma la FIAT Torino basket ha nei suoi vertici persone che a proprio modo, nel bene e nel male come si usa dire, la faccia non l’hanno mai nascosta, anche nei momenti più bui. Torino è in costruzione attiva e al Coach più famoso mai venuto in Europa ad allenare (Larry Brown, a cui dedicheremo più avanti uno speciale particolare) il compito di gestire con i suoi assistenti d’elitè l’allegra brigata dei giocatori. A tutti gli altri lo sforzo di rendere funzionale e vincente la super macchina FIAT Torino basket!

Paolo Michieletto

 

Appendino: “Masterplan Olimpiadi non convince”

La sindaca Appendino è scettica sulla soluzione a tridente scelta dal Coni per i Giochi invernali del 2026. “Il Masterplan così esteso per la candidatura  non credo sia la migliore proposta per il Paese, noi pensavamo a un progetto più compatto, semplice e gestibile. Cosi  non mi convince per nulla”, ha detto la prima cittadina in occasione della presentazione del Piano di azione Torino 2030. La proposta di Torino, secondo la sindaca ” era la migliore. Ci propongono un percorso diverso, nazionale. Speriamo che il governo sia protagonista, e che illustri ai sindaci coinvolti un Masterplan che ancora nessuno di noi ha visto. Ne abbiamo avuto notizia solo dai giornali”.

 

(foto: il Torinese)

Appello al dialogo, alla tolleranza, alla solidarietà e alla legalità

Il razzismo è una malattia endemica che riemerge periodicamente come un virus mai sufficientemente domato

Come coordinamento interreligioso del Piemonte, chiediamo a tutti, soprattutto a chi ha responsabilità politiche, culturali, educative, nel mondo dell’informazione, di tenere alta la guardia perché anni di cattivi pensieri, di parole e propaganda dure, di facili demagogie, di antipolitica, di strumentalizzazione di povertà contro altre povertà, stanno producendo bullismi assurdi, atti violenti, assalti folli, enfatizzazioni della propria appartenenza culturale ed etnica, non come ricchezza da offrire all’altro, ma come muro e clava da opporre. Sullo straniero in particolare, si scarica l’insoddisfazione per problemi che hanno altra natura e che facciamo fatica ad affrontare. E anche fra noi credenti, non mancano sentimenti di intolleranza e di xenofobia, talora giustificati da un non meglio specificato ”dovere morale” di conservare l’identità culturale e religiosa originaria. Sentimenti che ci rendono ciechi all’amore e all’accoglienza che le nostre fedi, – insieme ad altri valori etici   primari – ci insegnano essere per noi basilari e irrinunciabili. Il nostro impegno quotidiano è quello di costruire una società in cui tutti possano camminare a testa alta, una Società in pace con se stessa, in cui nessuno, autoctono o meno si debba sentire vittima di ingiustizie o di minacce fisiche, morali o “culturali”. Per queste ragioni noi donne e uomini aderenti al coordinamento interconfessionale “Noi siamo con voi”, ci proponiamo di rilanciare – a partire da settembre – una campagna ed una mobilitazione educativa, volta a rafforzare e far crescere i valori positivi . Intendiamo farlo con tutte le realtà e le Istituzioni che condividono questa esigenza, a partire dal Comitato per i diritti umani del Consiglio Regionale   del Piemonte, con cui abbiamo già intrapreso un comune, fecondo cammino. Perché non vogliamo mai dimenticare il monito di Martin Luther King: “Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla”.

 

Giampiero Leo, Bruno Geraci, Walter Nuzzo, Younis Tawfik, Claudio Torrero

Coordinamento interconfessionale “Noi siamo con voi”

La pattuglia del Passo S. Giacomo

OlmiPattuglia Passo San Giacomo

Uno dei numerosi documentari in cortometraggio che Ermanno Olmi girò negli anni Cinquanta su commissione della Edison, per la quale al tempo lavorava. L’azienda impose come unico limite all’opera del giovane regista ( a quel tempo poco più che ventenne ) che il tema fosse il lavoro, narrando per immagini la rapidità di risposta dei tecnici Edison anche nelle condizioni più difficili

Sulle pendici innevate del Passo San Giacomo, nell’alta Val Formazza, al confine con la Svizzera, un albero abbattuto malamente ha tranciato i cavi dell’alta tensione. Dalla centrale elettrica, inforcati gli sci, partono i tecnici per controllare il guasto. La pattuglia dei riparatori si mette in cammino su un percorso che suggerisce alla narrazione fatica e tempi lenti. Devono trasportare il necessario per la riparazione e lavorare nel bagliore accecante della neve.La scalata al traliccio, necessaria per riparare il guasto, offre immagini di forte impatto, una sorta di “alpinismo elettrico” raccontato con piglio neorealista. “La pattuglia di Passo San Giacomo” è uno dei numerosi documentari in cortometraggio che Ermanno Olmi girò negli anni Cinquanta su commissione della Edison, per la quale al tempo lavorava. L’azienda impose come unico limite all’opera del giovane regista ( a quel tempo poco più che ventenne ) che il tema fosse il lavoro, narrando per immagini la rapidità di risposta dei tecnici Edison anche nelle condizioni più difficili. Olmi realizzò così una serie di “corti”, con interpreti non professionisti, diretti benissimo. Ne “La pattuglia del Passo San Giacomo” la narrazione venne affidata a una voce esterna, con un testo scritto da Silvano Rizza, che firmò anche il commento per “La diga del ghiacciaio”, che il regista diresse l’anno successivo. Il film, undici minuti di durata in tutto, lontano da intenti celebrativi e privo di slanci retorici, attento a testimoniare l’attività di umili e anonimi individui che – davanti alla macchina da presa – diventano protagonisti di una vicenda corale raccontata con modi e ritmi inconsueti, vinse il primo premio nella categoria “I problemi industriali della montagna” al Festival di Trento del 1954. Nelle sale cinematografiche la pellicola venne abbinata a “La donna del fiume” di Mario Soldati (un melodramma padano al quale lavorarono otto soggettisti e sceneggiatori tra cui Bassani, Moravia e Pasolini, consacrando Sophia Loren come star, lanciandola verso Hollywood), dove fu vista da otto milioni di spettatori. Feltrinelli, nella collana Real Cinema, qualche tempo fa ha pubblicato il cofanetto “Ermanno Olmi. GLI ANNI EDISON. Documentari e cortometraggi 1954-1958“.  Il  Dvd ,che raccoglie “i meravigliosi, inediti “piccoli film” del giovane Olmi, racconti di lavoro, tra campagne e fabbrica, già pieni della grazia e della forza di un maestro che non ha mai smesso di cercare“, è accompagnato da un agile libro, “I volti e le mani”, a cura di Benedetta Tobagi.

Marco Travaglini

 

Tre imbecilli ma non razzisti gli aggressori di Daisy

I carabinieri hanno identificato gli aggressori di Daisy Osakue. Sono tre ragazzi italiani denunciati per lesioni e omissioni di soccorso. Avrebbero compiuto il gesto irresponsabile per puro divertimento. I ragazzi abitano a Vinovo, La Loggia e Moncalieri, e sono stati identificati attraverso una intensa indagine che, servendosi anche delle telecamere di sicurezza, ha rivelato la targa del furgone Fiat Doblò dal quale è stato lanciato l’uovo che ha colpito in pieno volto l’atleta italiana ed è finito sulle prime pagine di tutti i  tg e quotidiani nazionali per presunto razzismo. I carabinieri di Moncalieri e la procura della Repubblica di Torino avevano invece già capito la natura della vicenda.  Sul veicolo, di proprietà del padre di uno dei tre giovani, consigliere comunale del Pd a Vinovo, c’erano ancora residui di uovo. Il figlio 19enne del proprietario del furgone  ha confessato  sette lanci di uova, praticamente scegliendo le vittime a caso, negli ultimi due mesi, e ha chiamato in causa due amici, poi  convocati anche loro in caserma, che hanno ammesso le proprie responsabilità. Non sarà razzismo, ma certo è imbecillità.

Ecco come è morto Kaos, il cane eroe

Kaos, il cane eroe di Amatrice è morto avvelenato da metaldeide, un prodotto chimico impiegato in agricoltura come lumachicida. Questo l’esito degli esami finali dell’Istituto zooprofilattico di Abruzzo-Molise. Non è possibile sapere se per avvelenamento doloso o per assunzione involontaria da parte del cane. In un primo tempo, dopo la notizia della sua morte per avvelenamento, si era diffusa la voce che fosse invece stato stroncato da un infarto. Ora è arrivata la conferma dell’assunzione di veleno.

ASSUNZIONI IN SANITA’: VIGNALE (MNS): “I DATI PARLANO CHIARO. ANCORA TAGLI”

Nel Consiglio regionale di martedì l’Assessore alla Sanità, Antonio Saitta, ha risposto all’interrogazione a risposta immediata presentata dal Presidente del Gruppo consiliare del Movimento nazionale, Gian Luca Vignale, relativamente alle assunzioni fatte in Sanità nel 2017 e nel primo semestre del 2018.

Da tali dati emerge in modo inequivocabile come il sistema sanitario piemontese negli ultimi 18 mesi abbia perso più di 450 operatori sanitari. A fronte, infatti, di 3093 assunzioni vi sono 3527 cessazioni dal lavoro (quiescenze, dimissioni, trasferimenti etc.) per un saldo negativo di 434 dipendenti. “Nonostante da molti mesi l’Assessore Saitta -dichiara Gian Luca Vignale- vanti le assunzioni come un importante risultato raggiunto da questa amministrazione e ancora negli ultimi giorni abbia bollato come polemiche sterili coloro che lamentavano una situazione di carenza di personale sempre più insostenibile, la verità è purtroppo un’altra: negli ospedali e sul territorio il numero di operatori sanitari è drasticamente diminuito”. “Da settimane –continua Vignale- l’Assessore Saitta giustifica l’assenza di personale sufficiente appigliandosi ai tetti di spesa che la legge dello Stato pone relativamente al budget da utilizzare per il personale, ben sapendo che si potrebbero fare oltre 500 nuove assunzioni a legge vigente e allora cosa aspetta?” “Quasi 500 dipendenti in meno – denuncia Vignale – significano aumento delle liste d’attesa, meno produzione sanitaria, un’ insostenibile mole di lavoro per chi opera in sanità. Insomma l’ennesimo esempio di una gestione totalmente fallimentare fatta solo di annunci”. “Sarebbe interessante sapere -conclude Vignale – senza nuovo personale come pensa Saitta di far funzionare oltre ospedali e servizi territoriali anche le Case della salute che settimanalmente inaugura o come ritiene di potenziare i servizi territoriali e la figura dell’infermiere di Comunità. Insomma ciò che viene vantato come un importante risultato è l’ennesimo taglio alla sanità pubblica senza il quale nel 2017 il Bilancio della Sanità sarebbe stato in deficit.

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I NUMERI DELLE ASSUNZIONI E DEI PENSIONAMENTI.

PENSIONAMENTI: Nel 2017 = 2.246. Nel 2018 = 1.281 per un totale di 3.527 operatori che non lavorano più nel Servizio sanitario regionale.

ASSUNZIONI: Nel 2017 = 1.909. Nel 2018 = 1.184 per un totale di 3.093 nuovi operatori.

Per un saldo passivo di 434 dipendenti.