Palazzo Carignano, sede del Museo Nazionale del Risorgimento, in questa foto scattata da Giada Jade Paolillo.

Palazzo Carignano, sede del Museo Nazionale del Risorgimento, in questa foto scattata da Giada Jade Paolillo.

Il presidente della Regione, Sergio Chiamparino, replica alle dichiarazioni contro la Tav da parte del ministro Toninelli e lancia l’hashtag #difendiamoilpiemonte (che alcuni dicono sarà il suo slogan alle prossime Europee, quando rinuncerà a ricandidarsi a governatore): “vogliamo percorrere la strada della crescita. La Regione Piemonte realizzerà un’analisi dei costi-benefici sulle grandi opere – afferma Chiamparino – visto che quella governativa è già scritta e a quali amici del trasporto su gomma e delle autostrade è stata affidata”. Per il presidente nelle regioni del Nord Ovest le grandi opere europee “sono reciprocamente correlate: o vanno avanti per tutti o si fermano”. Alle dichiarazioni del ministro replicano anche i deputati di Forza Italia Osvaldo Napoli e Daniela Ruffino: “. È evidente anche al più distratto degli osservatori che Toninelli fatica a nascondere la sua profonda avversione ideologica per l’Alta velocità destinata a diventare merce di scambio con l’alleato leghista: a voi le pedemontane da realizzare, a noi la Tav da bloccare. L’ineffabile Toninelli ha poi trovato un’altra perla: la Tav si farà se si potrà dimostrare che è redditizia. Bene, con questo, il ministro, uomo coerente, si prepara a chiudere tutte le tratte ferroviarie regionali e locali, cioè quei rami delle ferrovie che non sono mai stati, non sono e mai saranno redditizi. L’unica redditività che ossessiona il ministro è quella della Tav. Più pregiudizio di così è difficile trovare in un governo”.
(foto: Pasquale Iuzzolino)
La patata si diffuse e fu, insieme alla castagna, il cibo principe di molte popolazioni in quegli anni difficili. Prima dell’avvento della patata, un nucleo familiare contadino per potersi garantire l’autosufficienza, dal punto di vista alimentare, necessitava di una discreta zona di terra, dove per lo più seminava segale e piantava fagioli, piselli e cavoli; un piatto molto comune era appunto una sorta di stufato composto da piselli e fagioli, radici o cavoli, qualche erba e raramente della carne

“Per prolungare un tempo senza fine la durata dei Pomi di terra in sostanza, bisogna farli bollire un poco in acqua alquanto salata; ciò che dicesi volgarmente bianchire e quindi tagliarli in fette, ed esporli sopra un forno da pane. Essi allora acquisteranno secchezza, e trasparenza d’un corno: messi quindi in un vaso con un poco d’acqua o d’altro liquore, sopra un fuoco dolce, somministrano un alimento sano, uguale alla radice fresca. Riducendoli in polvere danno una zuppa, ed un brodo molto salutar Questo mezzo porge il grandissimo vantaggio di conservare da pertutto e per secoli senza pena e senza spesa,il superfluo della provvigione diciascun mese“. Pubblicato cinque anni dopo la Rivoluzione Francese ( “Istruzioni sopra la coltura e gli usi dei Pomi di terra”, Cognet, Nizza 1794 ), questo metodo per conservare a lungo le patate, il “pane dei poveri”, dà l’idea di come si stesse diffondendo all’epoca, per necessità prima ancora che per scelta, l’uso alimentare di uno dei tuberi più famosi. I tempi di allora dispensavano carestia e povertà, soprattutto in montagna e nelle campagne. Così la patata si
diffuse e fu, insieme alla castagna, il cibo principe di molte popolazioni in quegli anni difficili. Prima dell’avvento della patata, un nucleo familiare contadino per potersi garantire l’autosufficienza, dal punto di vista alimentare, necessitava di una discreta zona di terra, dove per lo più seminava segale e piantava fagioli, piselli e cavoli; un piatto molto comune era appunto una sorta di stufato composto da piselli e fagioli, radici o cavoli, qualche erba e raramente della carne. A pari superficie coltivata, le patate producevano una quantità d’amido che era da due a tre volte superiore alla segale. E non era cosa da poco. In Europa, furono gli irlandesi tra i primi ad usare come nutrimento umano la patata, non perché fossero più furbi, ma perché stavano letteralmente morendo di fame. In Inghilterra la massima espansione della patata si registrò tra il 1770 e il 1860. In Germania già nella prima metà del ‘700 si mangiavano patate. Nei Paesi Bassi, nel 1800, era l’alimento nazionale. In Francia, al contrario dei paesi ora menzionati, nonostante la pubblicità della famiglia reale (Maria Antonietta ne portava addirittura i fiori sul corpetto) non ebbe grande successo. I cugini d’oltralpe, chissà poi perché, continuarono ad essere eccessivamente diffidenti nei confronti della patata, che definivano “strano ortaggio”. In Italia la patata fece la sua comparsa in punta di piedi, all’inizio del secolo dei Lumi, introdotta dal granduca Ferdinando II di Toscana. Ma , appena affacciatasi sulle “terre alte”, la patata contribuì a rivoluzionare l’alimentazione nelle alpi. Anzi, fu proprio dalle nostre zone montane che venne diffusa nel resto d’Europa. Gli italiani la chiamarono “tartuffolo”, da cui la traduzione in tedesco Tartofflen e
Kartoffen. Inizialmente, il popolo non la conosceva o pensava che potesse portare malattie come la lebbra. Veniva coltivata solo in periodo di guerra o carestia e, in montagna, cominciò ad essere usata solo dal XVIII secolo, nonostante avesse caratteristiche ideali per l’alta quota (ad esempio, resisteva alla grandine e al freddo). Il primo documento sulla coltivazione della patata nelle zone alpine risale al 20 settembre del 1741, mentre sembra che, nel 1759, la patata sia entrata a far parte della “grande decima” (cioè venne istituita una tassazione su di essa). Le testimonianze dell’epoca ci raccontano che, grazie alla patata, si combattevano meglio le carestie La patata, infatti, poteva essere coltivata fino a quasi duemila metri, assicurando sempre un minimo di raccolto; si conservava a lungo e, garantiva un buon contenuto proteico. Non solo: la patata poteva anche migliorare la produzione del pane e ridurre il consumo di granaglie, così preziose nell’economia alpina. Inoltre, vennero scoperti nuovi tipi di patate; tra queste vale la pena di ricordare la patata di Formazza , “titolare” di un colore rossastro e di una pasta giallo-scura, medio-piccola e tondeggiante, dal fiore viola e dal fusto sottile e robusto. La patata, dunque, dava da vivere. Ecco perché venne considerata la “benedizione della montagna”. A sostenerne la diffusione furono sempre i motivi di necessità, in concomitanza con gli elevati prezzi dei cereali ( che aumentavano per i crolli di produzione causati quasi sempre o dalle guerre o da annate segnate da gelate primaverili, grandinate, alluvioni e siccità).Così, nel tempo, le migliori, le più belle e saporite patate hanno contribuito a salvare dall’esodo le vallate alpine. Da quando fece la sua comparsa in Europa, “emigrante” dalle Americhe, ha suscitato prima curiosità e poi, via via , ammirazione e riconoscenza, soprattutto da parte di chi, grazie a “lei”, ha evitato di morire di fame. Per la diffusione della sua coltivazione da noi bisogna arrivare però alla fine del ‘700, quando un intraprendente cuneese – l’ing. Giovanni Vincenzo Virginio -, contemporaneamente al botanico francese Parmentier, ne propagandò la coltivazione in Piemonte, offrendo – tra l’altro – i tuberi gratuitamente sul mercato di Torino nel 1803. Da quel momento la pataticoltura si diffuse, moltiplicando le “cultivar” locali, tra le quali la “Rossella” , tipica delle vallate del nord del Piemonte. Sotto il profilo dei caratteri botanici, la patata ( “solanum tuberosum” ) appartiene alla famiglia delle
solanacee – come il pomodoro -, ed è una pianta perenne anche se da noi viene tenuta in coltura per un solo anno. Si propaga per tubero (costituito da un 75% di acqua e da un 20% di amido ), ha un apparato radicale di notevole sviluppo, i suoi fiori – raccolti in corimbi – sono bianchi o violacei. La patata fruttifica poco ed in modo irregolare: il “frutto” è una bacca più o meno sferica, giallastra quando matura. Nelle parti verdi e nel tubero, contiene un alcaloide velenoso, la “solanina”. Abbiamo poi patate molto
precoci – che durano in vegetazione settanta giorni – ed altre molto tardive, che impiegano a svilupparsi oltre cinque mesi . Per il terreno è di “bocca buona”, non ha grandi esigenze: basta che sia fresco ed un poco, ma poco, acido. Predilige i climi freschi, i cieli coperti, un buon rifornimento idrico ma senza esagerare. Infatti, se l’umidità è eccessiva il prodotto è scadente e poco conservabile, mentre nei terreni troppo sciolti o piuttosto aridi, i tuberi rimangono piccoli. La patata è una coltura da rinnovo e quindi esige delle accurate lavorazioni, un ottima e generosa concimazione. Si “avvicenda”con alcuni cereali e nelle vallate piemontesi un tipico esempio è offerto dal “tandem” patata-segale. Si coltiva in ogni latitudine e ad ogni altitudine, a conferma della sua grande adattabilità. Salvo che in giugno e luglio, si seminano le patate in tutti i mesi ( in montagna, tra aprile e maggio): la quantità di seme dipende, ovviamente, dalla qualità e dalla varietà del terreno, ma una media ragionevole è di circa 15 quintali per ettaro, vale a dire da 6 a 10 piantine per metro quadro. Dai tempi in cui donna Teresa Castiglioni de Ciceri – dama lombarda, nata nell’ottobre del 1750 ad Angera, sulla sponda “magra” del lago Maggiore – affascinata dal progresso delle scienze e grande amica di Alessandro Volta, ne introdusse la coltivazione nelle terre dei laghi dell’Insubria, è passata moltissima acqua sotto i ponti e, più che altro, una infinità di quintali di patate nelle nostre cucine.
Marco Travaglini
Il programma di ristrutturazione delle case popolari in Piemonte prosegue e si rafforza grazie a nuove risorse contenute nel Documento di Economia e Finanza approvato dalla Commissione Urbanistica, presieduta dalla consigliera Nadia Conticelli, a cui è intervenuto l’assessore alla Politiche sociali Augusto Ferrari. I 29 milioni di euro previsti nel documento permetteranno di ristrutturare 1383 alloggi che si aggiungono alle 577 case popolari Atc già oggetto di manutenzione. Secondo quanto concordato con il ministero delle Infrastrutture, al Piemonte dovrebbero arrivare, nei prossimi mesi, altri 36 milioni di euro (a fronte dei 46 richiesti). “A sostegno delle famiglie – ha precisato l’assessore Ferrari – ci sono anche i 7 milioni annui del Fondo sociale, che andranno a copertura del 60% dei casi di morosità incolpevole. Nel cosiddetto Fondo Salvasfratti, che ora è
amministrato direttamente dai Comuni, sono ancora disponibili 6 milioni. Spetterà invece alle 19 Aslo (Agenzia sociale per le locazioni) presenti in tutti i capoluoghi della regione, intervenire sul mercato privato per gli affitti a canone concordato, riservando particolare attenzione alle giovani famiglie di 30/40enni”. La presidente Conticelli ha rimarcato la necessità di “coordinare al meglio le varie iniziative per agevolare il diritto alla casa e fronteggiare l’emergenza abitativa, con la presa in carico della persona nella sua interezza”. Al termine la Commissione ha espresso parere favorevole a maggioranza al Documento di Economia e Finanza regionale, dopo aver ascoltato nelle scorse sedute tutti gli assessori per le materie di competenza. Nella discussione sono intervenuti i consiglieri Andrea Tronzano e Andrea Fluttero (Fi) e Giampaolo Andrissi(M5s).
Alessandro Miressi è campione europeo dei 100 stile libero. A Glasgow, in una delle finali più attese dell’intera rassegna continentale, Alessandro ha vinto una splendida medaglia d’oro con il personale di 48”01 davanti al britannico Duncan Scott (48”23) e al francese Mehdy Metella (48”24), conquistando il risultato più bello e importante della sua carriera
Una carriera appena all’inizio perché il nuotatore piemontese di Fiamme Oro e Centro Nuoto Torino deve ancora compiere vent’anni. Oggi ha trionfato in una finale molto incerta fino agli ultimissimi metri e l’ha fatto alla sua maniera; prima vasca in 23”22 – terzo al passaggio, molto veloce ma senza forzare eccessivamente – e ritorno inesorabile, per prendersi la testa della gara e tener dietro Metella, pericolosamente riavvicinatosi con le ultime bracciate. “Sono felicissimo” ha commentato a caldo Alessandro ai microfoni Rai, “ho nuotato il mio migliore e non pensavo di poterci riuscire. Non ho parole, ho talmente tanta adrenalina addosso che potrei rituffarmi per altri 100 metri. Sono il primo in Europa”. “Una medaglia bella e pesante” ha aggiunto Alessandro dopo la premiazione, “sul podio stavo quasi per piangere. Da bambino sognavo di arrivare a questi livelli; ora devo continuare così, lavorare duro e andare avanti”. Come detto, alle spalle dell’allievo di Antonio Satta si sono piazzati Duncan Scott e Mehdy Metella. A seguire il russo Vladislav Grinev (48”36) e l’altro azzurro Luca Dotto (48”45), velocissimo al passaggio in 22”71 e in testa anche per buona parte della vasca di ritorno, prima di cedere negli ultimi metri. Sesto l’ungherese Nandor Nemeth (48”55), quindi l’ucraino Sergii Shevtsov (48”74) e il croato Bruno Blaskovic (49”02). Da sottolineare il 48”01 di Alessandro Miressi, record personale del torinese, di 11 centesimi inferiore rispetto a quanto nuotato ieri in semifinale. Alessandro diventa così il secondo italiano di sempre; oggi ha scavalcato Filippo Magnini (48”04) e davanti a sé in campo nazionale vede soltanto più il record italiano di Luca Dotto (47”96).
Foto Andrea Staccioli/deepbluemedia.eu
Per Antonio Saitta, assessore regionale alla Sanità “la proroga dell’obbligo vaccinale è un passo indietro. Lavoriamo perché non passi in Parlamento, altrimenti siamo pronti a ricorrere alla Consulta, perché la Sanità non è una materia esclusiva di competenza dello Stato”. Saitta, che è anche coordinatore in materia di Salute alla Conferenza delle Regioni rinnova l’invito al ministro Grillo ad ascoltare le Regioni. “I vaccini non sono un fatto burocratico – commenta – ma la più grande modalità di prevenzione. Consentono di ridurre le malattie gravi e mortali e, in alcuni casi, addirittura di eliminarle. La proroga è un segnale negativo perché ha deciso di vaccinare i propri figli, che sono la stragrande maggioranza. C’è il rischio di fare davvero un passo indietro su un tema fondamentale per la salute dei cittadini. Noi chiediamo al governo di essere sentiti, serve una intesa con le Regioni. Qualora il governo non volesse farlo, e l’emendamento con la proroga dovesse essere approvato, allora abbiamo due strade: riprendere il lavoro sull’obbligo vaccinale che le Regioni avevano già fatto, e che era stato interrotto per arrivare alla legge Lorenzin, oppure ricorrere alla Consulta”Lunedì 6 agosto Something about Bob Dylan con l’Accademia dei Folli
Il Paese delle meraviglie, spettacolo teatral-musicale itinerante
Alle 21 al Palazzo delle Feste L’Accademia dei Folli propone How does it feel? Something about Bob Dylan, uno spettacolo dedicato al grande cantautore americano.
I musicisti e gli attori dell’Accademia dei Folli ripercorrono la storia di Bob Dylan, quando ancora non era Bob Dylan. How does it feel? è uno spettacolo tra musica e teatro, un viaggio di formazione attraverso l’America, le sue radici e il suo “rinascimento”.
Il viaggio parte infatti dalla città natale di Dylan, Duluth in Minnesota, conosciuta come la Terra dei Giganti, una strano scherzo del destino per chi è alto sì e no un metro e settanta. Allora non aveva scritto nemmeno una filastrocca ma, a sentire lui, da qualche parte le sue canzoni c’erano già, ed erano canzoni folk: doveva solo trovarle.
HOW DOES IT FEEL? SOMETHING ABOUT BOB DYLAN
6 agosto 2018 – ore 21.00
Palazzo delle Feste, piazza Valle stretta 1 – Bardonecchia
Ingresso 15€, ridotto con prenotazione 12€
con
Carlo Roncaglia voce e chitarra
e con Enrico De Lotto contrabbasso| Paolo Demontis armonica |Vincenzo Novelli chitarre | Giò Dimasi percussioni
Prenotazioni su www.accademiadeifolli.com
Nella splendida cornice del Lago di Viverone, sabato 4 Agosto ha avuto luogo la 49esima edizione de La Traversata a Nuoto del Lago, che giunge alla ottava edizione inserita nel circuito “Nobile dei Laghi” rientrando così nelle 10 traversate più importanti d’Italia.
Piero Sarasso, Presidente dell’ASD Lago di Viverone, con Didier Xhaet del Club Lac Soleil portano avanti questa tradizione che ormai ha un carattere nazionale, senza però dimenticare il principio amatoriale dell’evento. Sarasso ricorda che anche questa edizione è stata veramente un grande successo, grazie alla giornata bellissima per il clima, ma soprattutto grazie alla collaborazione dello Staff, dell’Ente di Promozione allo Sport CSAIN, degli Enti Pubblici, della Croce Rossa Italiana e della Protezione Civile locale e di Biella e di loro, i partecipanti. E’ stato possibile garantire una giornata di sport e svago, assicurando la massima tranquillità ai partecipanti ed agli ospiti grazie all’adeguato supporto alla sicurezza del nuotatore e al divieto di navigazione per le due ore di gara. La tradizione di un luogo ne garantisce la memoria storica, ed in questi momenti è necessario ricordare la tradizione che, però, cresce e si consolida negli anni. Alle ore 14,30, in attesa del segnale di “via”, i partecipanti circondavano il Molo di Anzasco, godendosi la bellissima e caldissima giornata di sole e concentrandosi sulla gara. In pochi secondi, le prime bracciate hanno affrontato un lago increspato e con corrente contraria sino a meta’ percorso. I primi atleti si sono subito distinti per capacità distanziandosi dal gruppo. Si sono registrati 84 atleti iscritti, il ritmo della gara è stato davvero elevato malgrado non si sia battuto il record.Il primo classificato ad aver toccato la riva del Lac Soleil ( anche quest’anno un sistema elettronico di microchip ha portato un segno di alta professionalità alla competizione) , nella categoria maschile, è stato Stefano Antogioli che ha percorso il tratto di lago in 44’56’’, il secondo Sergio Galeone in 46’02”, terzo Luca Panizza; la prima classificata categoria femminile, è stata Vatilde Bona in 53’02’’. Unico intoppo in una giornata all’insegna dello sport e divertimento, quando un partecipante ha accusato un malore ed è stato soccorso prontamente dagli operatori del 118 e dagli equipaggi preposti al salvamento. E’ stato trasportato in ospedale per i controlli. Lo slogan: “Acque libere e Nuoto per tutti!” ha trovato in Viverone il massimo della sua espressione “Le traversate a nuoto in acque libere stanno diventando un appuntamento ormai presente in tutti i laghi e per Viverone deve rappresentare un momento di incontro dove competizione, solidarietà, storia e tradizione di una comunità si fondono da 49 anni” ribadisce Piero Sarasso che, al tempo stesso riconosce l’importanza dell’inserimento nel circuito “Nobile dei Laghi” per dare visibilità ai luoghi e a quasi mezzo secolo di competizioni a bracciate in questo lago. Un ringraziamento particolare da parte degli organizzatori agli sponsor che, anche quest’anno con la loro adesione, il loro supporto con i premi hanno permesso di arricchire la manifestazione: Momo Bevande di Santhià, Cantina Monte Cillario , Boroli e Lauretana.
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Tutte le classifiche sono pubblicate sul sito www.asdlagodiviverone.it
“Sulla questione vaccini condivido la posizione dell’assessore regionale alla Sanità. Credo sia opportuno giungere a una legge regionale ad hoc, perchè la competenza sulla Sanità è delle Regioni. Il governo, in una materia così delicata, che riguarda la salute dei bambini, non può escludere il coinvolgimento delle amministrazioni regionali”.
dalla Giunta. Su temi di questo genere la contrapposizione ideologica non deve prevalere”
Il campionato, la Champions e la Coppa Italia: gli obiettivi di quest’anno per vincere i quali “c’è da far fatica e sacrificarsi, e non bisogna dare nulla per scontato”, dice ai microfoni di Sky il tecnico della Juventus Massimiliano Allegri dopo l’incontro con il Real Madrid. Per Allegri anche l’arrivo di Cristiano Ronaldo “non cambia nulla come obiettivi rispetto agli anni passati, si è solo spostato l’ago della bilancia sul fatto che tutti pensano che sia tutto facile. Non è così, c’è bisogno di tutti, soprattutto di equilibrio e sacrificio, e invece c’è ancora troppo entusiasmo ed euforia per l’arrivo di Ronaldo. Nella nuova stagione partiamo alla pari degli altri e per vincere servono sacrificio, rispetto e cuore”.
(per il Torinese: foto di Claudio Benedetto www.fotoegrafico.net)