Sabrina Allegra è una sociologa freelance specializzata in temi riguardanti il genere. Con il fotografo Stefano Di Marco ha realizzato un reportage (Empowering women through their job and passion) focalizzando l’attenzione sull’empowerment delle donne attraverso la loro professione. Il reportage comprende sei storie di donne, corredate di foto
Di Sabrina Allegra www.womensocialinclusion.org
Foto di Stefano Di Marco www.stefanodimarco.com

4 / FRANCESCA FERRARO, CHEF
CHI È FRANCESCA FERRARO?
Francesca è Chef e proprietaria di Tartifla Bistrot, un grazioso ristorante nel cuore del Balon inaugurato lo scorso ottobre. Piatto forte del locale sono le patate (nel dialetto valdostano “tartifla” significa appunto “patata”) in versione anglosassone; per intenderci si tratta delle famose jacket potatoes. Il menu prevede, poi, un’ampia scelta di condimenti da accompagnare alle patate, ispirati alla cucina piemontese. La caratterisica della cucina di Francesca è la freschezza e la genuinità dei prodotti, scelti accuratamente da lei per le zuppe, i taglieri e le torte: una cucina casalinga ma allo stesso tempo originale. Oltre ad essere chef nel suo bistrot, Francesca è mamma di 3 figli e la sua storia, a differenza delle precedenti, ci dà una testimonianza preziosa a proposito della conciliazione lavoro-famiglia.
COME NASCE LA PASSIONE PER LA CUCINA?
Francesca è una donna che ha sempre lavorato. Inizialmente si occupava di altro, era una restauratrice, poi con la gravidanza del terzo figlio e le difficoltà nel conciliare gli impegni di lavoro, decide di prendersi una pausa lavorativa di 6 mesi. È proprio in questo periodo che Francesca si dedica a ciò che più le piace: inizia a cucinare, segue corsi, legge libri e, con il supporto del marito, nasce un progetto di imprenditoria di tipo familiare.

Inzia così la prima esperienza imprenditoriale di Francesca con l’apertura di un B&B. Il desiderio di crescere professionalmente e l’esigenza di offrire ai figli una dimensione meno dispersiva rispetto alla città, convince Francesca e la sua famiglia a lasciare Torino. Si trasferiscono a Moneglia, un paesino di 3000 abitanti in provincia di Genova, non lontano dalle Cinque Terre: un luogo a misura d’uomo e soprattutto di bambino. Qui Francesca decide di puntare su realtà più complesse con l’apertura di un albergo, con tanto di bar, che gestisce con l’aiuto del marito. Spesso le attività familiari rappresentano la soluzione più congeniale affinchè si possa essere presenti nella crescita dei propri figli, investendo allo stesso tempo nella propria carriera. Il luogo di lavoro diventa un po’ come fosse una casa, racconta. I tempi di cura in ambito familiare, e il carico di lavoro che ne deriva, rappresentano da sempre una questione ostica in Italia, che si traduce in un forte squilibrio di genere a discapito delle donne. Non è però il caso di Francesca: questa è la storia di una donna, mamma e imprenditrice che con il sostegno di suo marito ha trovato un equilibrio nella conciliazione lavoro-famiglia.
Dopo qualche anno trascorso a Moneglia, la vita di paese inizia a diventare limitativa per i due figli più grandi. Allo stesso tempo l’attività alberghiera, evolutasi molto in fretta, comincia a rivelarsi troppo impegnativa per Francesca. Da queste nuove esigenze si prospetta così un nuovo cambio di programma: il ritorno a Torino, nel quartiere di origine del Balon, rappresenta per Francesca l’occasione per ricominciare daccapo con una nuova impresa che è Tartifla Bistrot.
LA SUA FONTE DI ISPIRAZIONE NELLA SUA PROFESSIONE?
Nel lavoro di Francesca non c’è niente che la ispiri di più dei “contadini del meraviglioso mercato di Porta Palazzo”. Quando ha bisogno di nuove idee per creare i suoi deliziosi piatti, Francesca sa di trovare ciò che cerca fra i banchi del mercato, fra le verdure e i prodotti di stagione. Dalle sagge chiacchere con i contadini nascono, inoltre, le idee per pietanze prelibate, come la vellutata di sedano rapa!
QUANTO É IMPORTANTE AVERE UNA PERSONA DI RIFERIMENTO SU CUI CONTARE?
Ha un “marito eccezionale”, confessa Francesca, con cui ha diviso al 50% gli impegni, i doveri e i piaceri derivanti dai figli. “Se uno dei due vuole eccellere nella sua carriera l’altro deve abbassare le proprie aspettative, ma se si decide di farlo equamente allora si riesce a trovare un equilibrio”. Ci sono altre due persone di riferimento nella vita di Francesa: la nonna, che l’ha cresciuta e sempre spronata, e la mamma. Sua mamma, dice, “le ha dato l’esempio!” Una donna forte che ha sempre voluto essere indipendente dagli uomini. Francesca parla della rinascita della mamma dopo i momenti faticosi dovuti alla separazione. Il suo esempio le ha trasmesso la convinzione che nonostante le difficoltà fisiche o psicologiche “nella vita non c’è niente che le donne non possano fare da sole”.

QUALI SONO LE DIFFICOLTÁ INCONTRATE IN AMBITO PROFESSIONALE?
Francesca ha sempre affrontato coraggiosamente le difficoltà nel mondo del lavoro, sapendo ridisegnare e riformulare i confini fra vita privata e vita professionale, senza mai rinunciare a mettersi in gioco.
IN QUANTO DONNA?
Nel suo percorso lavorativo non ha mai dovuto affrontare ostacoli in quanto donna. Farsi rispettare è una prerogativa che dipende in parte dalla variabile caratteriale, in parte dalle competenze da mettere in campo. Francesca sostiene di aver un carattere forte, che s’impone: “noto immediatamente se qualcuno cerca di prevaricare”. Nell’ambiente di lavoro il rispetto reciproco è una cosa da mettere in chiaro subito nel rapporto con l’altro sesso. La cucina è, in effetti, uno spazio ambivalente: se nella sfera domestica rappresenta un luogo tradizionalmente femminile, nel mondo del lavoro è la presenza maschile a predominare. Il detto che “i migliori chef siano uomini”, rimanda probabilmente a quelle caratteristiche indispensabili per mandare avanti una cucina a cui fa riferimento Francesca: “in cucina ci va una persona che dia ordini e comandi. Le donne devono avere un bel caratterino per farsi rispettare”. Determinazione, forza fisica, competenze nella direzione e gestione organizzativa, non hanno per niente a che fare con il genere!
COSA SOGNAVA DA PICCOLA FRANCESCA?
Da piccola Francesca sognava tante cose, ma non aveva un’idea specifica. La sua curiosità per la vita la porta ancora adesso a sognare di intraprendere nuove strade professionali. Francesca incarna in pieno il concetto di dinamicità: se da un lato ama scoprire cose nuove, dall’altro si annoia molto in fretta dopo aver esaurito gli stimoli.
OGGI LE DONNE SONO DAVVERO LIBERE DI SCEGLIERE IL LORO DESTINO?
L’impressione di Francesca è che molte siano ancora le donne in situazioni di vulnerabilità, donne sottomesse o che rinunciano in mille modi a loro stesse. Le donne sono fortissime e in grado di affrontare qualsiasi situazione, ma nonostante ciò, molte di esse ancora oggi, non si vedono in grado di farcela senza l’appoggio del partner. Il punto non è tanto ammettere di avere bisogno dell’aiuto e del supporto del compagno/a della propria vita, come sottolinea Francesca, quanto piuttosto avere il coraggio di inseguire le proprie inclinazioni immaginandosi attrici e protagoniste della propria vita.
Esiste poi un altro aspetto nelle vite delle donne che attiene alla pressione culturale e sociale di “mettere su famiglia”, il cosiddetto orologio biologico, che per una donna rappresenta spesso un bivio: o la carriera o la maternità. In realtà il desiderio di un figlio non è un desiderio prettamente femminile, è un progetto di vita che deve essere condiviso da entrambi, con tutte le incombenze che derivano dalla cura dei figli. Come si diceva prima a proposito della condivisione dei compiti di cura è fondamentale per Francesca che ci sia solidarietà all’interno del nucleo.
FRANCESCA FERRARO IN SINTESI?
Curiosa, eclettica, amante delle nuove sfide.
Giovedi Santo, 24 marzo, alle ore 21 presso il Museo Borgogna in Vercelli le note della composizione The mystical story of Christ
Magistrali suggestioni, condotte dal Direttore Guido Maria Guida. Le musiche sono del compositore Giulio Castagnoli
Torino in materia di sivurezza è al 103esimo posto su 116 capoluoghi di provincia. È fondamentale, quindi, che la metà del Corpo municipale, che conta oggi 1860 vigili, sia impiegato direttamente sulle strade, in qualità di vigili di quartiere per una migliore prevenzione e repressione degli episodi di insicurezza. I vigili di quartiere dovranno essere attivi anche nelle periferie e organizzati sulla base degli antichi borghi cittadini, e non delle attuali anonime circoscrizioni. Deve essere assicurata la sicirezza sulle strade, nei mercati ambulanti, nei parchi e nei giardini. Purtroppo intere zone di Torino sono diventate veri e propri ghetti, anche a causa dell’attraversamento della città da parte della linea 4, che taglia in due Torino”.”È veramente pesante – aggiunge Roberto Rosso- la mancanza a Torino di una vera e propria rete metropolitana, già pensata dai lontani anni Settanta. Noi proponiamo la progettazione di due nuove linee di metropolitana e l’interramento della linea del 4. Con una linea di metropolitana interrata a partire dalla Falchera, attraverso corso Giulio Cesare, piazza della Repubblica, fino a Mirafiori, si cambierebbe radicalmente la qualità dei trasporti, dei servizi e dei commerci in quelle zone. La seconda linea di metropolitana dovrebbe passare da Venaria, Rebaudengo, arrivare fino a Porta Palazzo, ritornare verso Nord verso Regio Parco e la zona del Campus Einaudi, fino a Settimo. I trasporti verrebbero interrati. Vogliamo anche arginare gli
sprechi negli investimenti fatti a Torino e poi scarsamente utilizzati. Sono stati, per esempio, sprecati quasi 300 milioni di euro per costruire due grandi parcheggi alla Falchera e a Mirafiori. In realtà la linea 4 non viene utilizzata se non raramente dalle persone che provengono in auto da Milano e che lasciano l’auto al parcheggio, prendendo il tram per andare in centro. A fare da deterrente la scarsa sicurezza presente su questa linea e la presenza frequente di scippatori”.
Partito il campionato di twirling di serie A il weekend 19-20 marzo a Loano, l’ASD L’Arcobaleno di La Loggia ha dato nuovamente prova di una preparazione di ottimo livello. Dopo i successi delle scorse settimane nei campionati regionali di serie C e B, è stata la volta di Alessia Ignelzi, l’atleta più giovane del campionato maggiore. A soli dodici anni, Alessia ha conquistato il 14° posto in classifica generale su 32 atlete a livello nazionale, classificandosi 12° nell’esercizio di free-style.
LA VERSIONE DI GIUSI / di Giusi La Ganga

Dal 21 al 24 marzo il Campus Einaudi di Torino ospita circa novanta studenti provenienti da tutta Italia, che partecipano al progetto realizzato in collaborazione con il Movimento studentesco per le organizzazioni internazionali (Msoi), Europae (rivista di affari europei) e Movimento Giovani federalisti


tutte le sere della settimana, e già sabato, giorno di San Giuseppe, si erano registrati almeno due “stop” temporanei all’ingresso. Visitatori ed espositori, dunque, hanno mostrato di aver gradito anche quest’anno la formula che prevedeva l’ingresso gratuito ed il percorso a giorni alternato. E un buon successo l’hanno avuto anche due “classiche” che da anni camminano insieme alla Mostra, “Arteinfiera” (“ha saputo catalizzare l’attenzione di giovani e meno giovani” spiega il curatore ed ideatore Piergiorgio Panelli) e Casale Comics con gli eroi di carta della Sergio Bonelli Editore, a cura dello staff di Monferrato Eventi e di Luigi Corteggi “Cortez”, padre nobile del fumetto italiano. Un altro punto di attrazione, e di fermata, è stata la Piazzetta del Gusto, con i sapori dell’enogastronomia monferrina, piemontese ed italiana, mentre la novità dell’edizione 2016 è stata la presenza di Coniolo Fiori, quasi a stabilire un legame ideale con “Riso e Rose in Monferrato”, giudicata “molto positiva” da Vincenzo Amich, sindaco di Coniolo. Oltre allo stand curato dai Vivai Varallo e da 2 incontri pubblici, è stata effettuata la presentazione, in prima regionale della Guida di Comuni Fiori d’Italia di Asproflor. E tra gli espositori, istituzionali e non, da segnalare il ritorno, dalla lontana Sicilia, dei tavoli in pietra lavica e delle splendide ceramiche di Caltagirone. A fare da corona alla Mostra, poi, ci sono stati tutti gli eventi collaterali organizzati ogni sera nella Sala Convegni. Tutti hanno saputo catalizzare pubblico,
dallo spazio dedicato alla storia con la “Grande Guerra” a cura dell’Associazione 11° Battglione Fanteria Casale, a quelli musicali con il Festival canoro di San Giuseppe ormai diventato una classica grazie all’impegno della pro loco Casale e di Federico Marchese, alle esibizioni dell’Istituto Soliva, dei Roundabout Rockband , al Centro Esperienze Musicali, sino al d Doctorvoice, allo sport con il ritorno del pugilato nella partecipata serata organizzata dall’Associazione Pugilistica Valenzana, all’interessante convegno su “Cicloturismo e sviluppo del territorio” svoltosi nella cornice delle vedute del Monferrato, colte dall’obiettivo di Pier Giuseppe Bollo, “Il fotografo in bicicletta”, all’incontro sul Controllo del vicinato che ha battezzato la nuova sezione Piemonte, agli spettacoli teatrali de “La Banda dal dus” e dei “Giovani Artisti”, alle suggestive immagini del mondo sommerso a cura del Circolo Subacqueo Casale Monferrato. Sono stati questi tutti ingredienti che hanno contribuito al successo dell’edizione 2016 e permettono di guardare con fiducia verso il futuro di una manifestazione che è sempre in grado di catalizzare l’attenzione non soltanto di Casalesi e Monferrini ma di un’area molto più ampia che comprende le province e le regioni vicine.