“Soddisfazione” è espressa dal capogruppo del PD in regione e segretario regionale del partito, Davide Gariglio, per l’assegnazione delle risorse necessarie da parte della Giunta regionale per il progetto dell’ex “Marco Antonetto” come nuova sede del poliambulatorio di corso Toscana a Torino. “E’ un investimento importante – prosegue Gariglio – che rafforza i servizi sanitari territoriali; nei nuovi spazi saranno inclusi diversi ambulatori ma soprattutto molto spazio sarà destinato anche alla medicina di gruppo, ossia medici di famiglia associati in grado di accogliere i pazienti con orari più flessibili. E’ un progetto – sottolinea – che va nella direzione di una sanità che non rafforza solo gli ospedali ma anche la medicina sul territorio. Il potenziamento dei programmi di assistenza territoriale – rimarca – richiede investimenti importanti nella riqualificazione delle strutture e per questo progetto – conclude – ringrazio l’assessore alla sanità che ha sbloccato dopo diversi anni il finanziamento”.
Cresce del 2,7 % la produzione industriale in Piemonte, nel terzo trimestre 2016 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La fotografia emerge dai dati dell”Indagine congiunturale sull’industria manifatturiera’, curata da Unioncamere in collaborazione con gli Uffici studi delle Camere di commercio provinciali. Un risultato che conferma il trend dei primi due trimestri quando la produzione è salita del 2,2% e dell’1,5% -ed è il frutto di andamenti positivi in quasi tutti i settori, soprattutto quello dei trasporti, però la crescita non ha riguardato tutte le province. In cima, Torino con un +5,2%. Il presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello sostiene che è il momento “in cui si dovrebbe proseguire a mettere in campo politiche regionali e nazionali per lo sviluppo delle imprese. Il Sistema camerale piemontese continuerà a farlo in attesa di conoscere il testo definitivo del decreto legislativo di riforma delle Camere di commercio che, a oggi, ci continua a lasciare perplessi”.
Due coniugi eporediesi, per ottenere l’assegno sociale mensile destinato a chi non ha alcun reddito familiare, hanno finto di essere separati, incassando 700 euro mensili. Lui è P.G., un settantenne, che ha intascato la somma per più di 10 anni , senza averne diritto, grazie ai consigli della moglie, che lavorava all’ufficio pensioni dell’Inps. I due sono stati denunciati per truffa aggravata alla Procura di Ivrea e la guardia di finanza ha posto sotto sequestro 110 mila euro, probabile frutto del raggiro. La coppia continuava a vivere insieme, non nella vecchia casa delle Valli di Lanzo in cui l’uomo aveva la residenza, ma in un appartamento a Torino.
STORIE DI CITTA’ / di Patrizio Tosetto
Cultura, mercatini natalizi, opere pubbliche e confronto democratico. I pentastellati stanno imparando come si fa?
Sembra che l’ assessore al Commercio della Giunta Appendino, Alberto Sacco, sia proprio alle prime armi. Si sono arrabbiate le associazioni che organizzavano i mercatini di Natale . Una nuova associazione ha ” fatto cappotto” ed è lei ad organizzare tutto. Salvo poi chiedere a chi aveva organizzato prima, di farlo anche dopo. Pare poi che alla Sindaca le politiche sulla cultura stiano sfuggendo di mano. Diremmo buio a mezzogiorno . Per la prima volta la prima cittadina si è tenuta le deleghe e tutte le iniziative stanno fuggendo o sono fuggite. Sullo sgombero dei campi Rom c’ è maggiore precisione: tutto rinviato di quattro anni. Ovviamente su quelli abusivi nulla è detto, o programmato il loro sgombero. Basta girare il centro ed accorgersi dell’esponenziale aumento dell’accattonaggio, con la totale assenza dei vigili. Ma il Guinnes dei primati è ancora dell’assessore ai trasporti, Maria Lapietra. Non voleva
realizzare il progetto di viabilità di corso Grosseto, lei che è anche professoressa del Politecnico. In una apposita riunione ha spiegato le ragioni del perché questa opera non andava. Il rappresentante dell’ Itinera le ha chiesto : di quale progetto parla? Il nostro che ha vinto l’appalto pubblico è tutt’altra cosa . Irritata l’ assessora si è rivolta ai funzionari dell’assessorato che, però, l’hanno informata di averle trasmesso il progetto 10 giorni prima di quella riunione . Risultato finale: si farà. Molti mi dicono : sei impaziente, dagli tempo, ai grillini. Forse hanno ragione . Però mettiamoci d’accordo sul limite temporale di questo loro esame di prova . Un anno? Due anni? Fate voi , sperando che gli errori eventuali non siano irreparabili . Annotazione a margine: alla Falchera il convegno con vicesindaco e assessore sulla variante di piano . Ha disturbato chi intervenendo non la pensava come loro. Forse anche sullo stile di fare confronto hanno da imparare qualcosa . “Unti dal Signore” ne abbiamo avuti già ” e il sale della democrazia è anche la critica .
Patrizio Tosetto

(foto: il Torinese/ A. Pretereoti)
Da speaker a scrittrice, il passo è breve
Marco Malinverno e Simona Vivo presentatori, Daniela Monti voce narrante, hanno vivacizzato l’incontro di sabato 12 novembre al Palazzo Parasi di Cannobio (VB), per presentare il libro di Barbara Vesco, a sua volta presentatrice – speaker di Radio Studio Star, la cui sede è proprio la cittadina prossima al confine con la Svizzera. Non che di vivacità ci fosse estremo bisogno, visto il carattere dell’autrice, per dimostrazione diretta, letteraria, radiofonica.

Attenta e vivace anche la partecipazione del pubblico, di tutte le età. Il titolo del libro “Telefonami tra vent’anni”, edito da AMARGANTA, mette subito frammenti di curiosità ai possibili lettori. “L’ho scritto in un mese e mezzo, approfittando delle pause in cui il mio primo bambino – allora non avevo ancora avuto il secondo – dormiva sul divano” ha spiegato l’autrice. “Ho potuto scegliere presto la casa editrice, dopo alcune proposte diverse; ho vissuto negli anni ‘ 90 , sono figlia della “Smemoranda” (per molti anni un’agenda innovativa, con articoli, opinioni, saggi, notizie, poesie, e
vignette, ndr ). “E’ un libro per tutti, ma specialmente per chi gli anni ‘90 li ha vissuti. E’ la storia di Alice e Andrea, che vivono una forte storia d’amore che, come spesso accade, s’interrompe. Ma, dopo vent’anni….. “. La stessa Barbara Vesco ha anche spiegato che, i primi riscontri dei lettori sono stati complessivamente positivi, ma qualcuno l’ha anche criticata sfavorevolmente. “Io l’ho già letto due volte” ha detto (allo scrivente) una coetanea e amica di Barbara “lo definirei un riflesso dell’attualità: emozionante, stravolgente, con un finale schock”.
Elio Motella
Nelle tante sezioni anche Salvatores e Scamarcio, Eastwood e Branagh

Il Torino Film Festival è già cominciato. Con la conferenza stampa di mercoledì 9 scorso quando ad introdurre la kermesse si sono visti e ascoltati alcuni allievi del Conservatorio alle prese con un mini concerto di “ciak”, sì proprio quegli oggetti bianconeri che servono a far scattare l’inizio di ogni ripresa, e quando sono apparse le immagini dello spot introduttivo ad ogni proiezione, di suggestivo sapore bladerunnerriano. Ufficialmente, dal 18 al 26 novembre, con il pubblico che invaderà le sale di Reposi,
Lux, Classico e Massimo, direttrice per il terzo anno consecutivo Emanuela “Testarossa” Martini, guest director al suo fianco Gabriele Salvatores che snocciolerà con tanto di motivazioni i cinque film che hanno segnato la sua vita (e l’hanno spinto ad abbandonare una futura professione di avvocato tanto caldeggiata dal padre napoletano) ovvero Jules e Jim, If…, Blow-up, Fragole e sangue e Alice’s Restaurant, presidente di giuria Edward Lachman, direttore della fotografia, nato nel New Jersey sessantotto anni fa, eccellente collaboratore tra gli altri di Altman, Wim Wenders, Todd Solondz e Todd Haynes (per Lontano dal Paradiso ha ricevuto una candidatura all’Oscar), l’immagine di un David Bowie d’annata (“Absolute Beginners”) a benedire il tutto. Con un budget di 2 milioni 300 mila euro, niente red carpet come al solito ma l’ordine tassativo di puntare al
sodo a differenza di tante paillettes in giro per l’Italia e per il mondo, Ministero Regione Comune Fondazione San Paolo e Fondazione CRT in primis a sostenere la succosa costruzione più una ventina di partner culturali e tecnici, 158 lungometraggi tra le 4000 pellicole visionate, suddivisi in 46 opere prime e seconde, 43 anteprime mondiali, 25 internazionali, 8 europee e 73 italiane. Racchiusi tra la proiezione inaugurale, lo statunitense Between us di Rafael Palacio Illingworth, un filmmaker in cerca di affermazione e una donna in carriera davanti ad un matrimonio e ai litigi, nella sala del Lingotto ormai sede ufficializzata d’apertura, e il film di chiusura, l’inglese Free Fire firmato da Ben Wheatley e interpretato dal premio Oscar Brie Larson, in una Boston del 1978 e uno sguardo a Tarantino, sfoderando sparatorie senza fine e battute fulminanti, al centro una delegazione dell’IRA e una banda di trafficanti con un carico di armi da vendere, i film del concorso – giunto in crescendo al numero 34 – in arrivo da 14 paesi per un totale di 15 titoli. Unico rappresentante per l’Italia un cognome
celebre, De Sica, con il figlio di Manuel e il nipote di Vittorio e di Maria Mercader, Andrea, a dirigere I figli della notte, un’opera prima che mescola suggestioni horror, ambizioni d’autore, analisi politica, cinefilia e postmoderno (“ho immaginato una favola nera – sottolinea ancora l’autore -, una storia di formazione o meglio di “deformazione”. I sentimenti più profondi dei protagonisti mi hanno portato nel mondo dei sogni, degli incubi”). E poi, per ora sulla carta, dovrebbero aprire tra gli altri a piaceri e discussioni Christine dello statunitense Antonio Campos, la vera storia di Christine Chubbuck, la conduttrice della tv americana degli anni Settanta che ispirò Quinto potere
di Lumet, il francese Les derniers parisiens ovvero la storia di due fratelli di origini maghrebino che si contendono a Pigalle un bar e il loro diritto all’indipendenza, il ritratto di una Lady Macbeth nell’Inghilterra dell’Ottocento, Maquinaria panamericana, produzione Messico/Polonia, a raccontare di un gruppo di operai che alla morte del proprietario si barricano in azienda per affrontare un paio nuovo destino. Tra gli eventi speciali e di maggiore curiosità, sono attese, nelle sezioni di ormai comprovata solidità, “Festa mobile”, “After hours”, “TFFdoc” e via elencando, le proiezioni di film di cui si fa un gran parlare, di occasioni importate da altri festival, di sguardi appetitosi. Potremmo ricordare gli omaggi a David Bowie con Furyo di Nagisa Oshima e a Michael Cimino con la versione restaurata di The deerhunter, scomparsi ambedue quest’anno, la presenza di Nanni Moretti a riparlare di Palombella rossa, l’omaggio a Otto Preminger con Where the sidewalk ends (“Sui marciapiedi”) interpretato nel 1950 da Dana Andrews e Gene Tierney. E ancora l’ultimo Clint Eastwood Sully, per cui conosceremo l’autentico eroe Chesley Sullenberger che nel gennaio 2009 sul fiume Hudson portò in salvo 150 passeggeri, qui interpretato sullo
schermo da un incanutito Tom Hanks, Roberto Bolle idolo delle folle femminili e non verrà a presentare L’arte della danza di Francesca Pedroni, Matthew McConaughey in Free State of Jones di Gary Ross, a ricoprire le avventure di Newton Knight che sul finire della guerra civile americana, disertore, creò uno stato autonomo e combatti contro la segregazione e il razzismo. Benvenuta a Elle con una straordinaria Isabelle Huppert, benvenuta a Ma’ Rosa di Brillante Mendoza, Palmarès per la migliore interpretazione femminile a Jaclyn Jose a Cannes, al Terence Davies di A quiet passion intorno ai versi e alla vita di Emily Dickinson, al Branagh regista di un applaudissimo Romeo and Juliet. Secondo i desiderata della Martini e dei tanti appassionati, ancora una notte horror con tanto di mostri, vampiri e zombie più un’altra all’insegna del punk a festeggiare i quarant’anni dalla nascita del movimento. Per finire, a Costa-Gavras sarà consegnato il premio Prolo alla carriera e Riccardo Scamarcio ne reciterà la laudatio, mentre a Christopher Doyle, grande direttore della fotografia di Wong Kar-way, di Chen Kaige e di Zhang Yimou e non soltanto, verrà consegnato il Gran Premio Torino.
Elio Rabbione
Dall’alto in basso, immagini di “Between us”, “I figli della notte”, “Free state of Jones”, “Palombella rossa” e “Sully”; Roberto Bolle in un’immagine di repertorio.
Continua l’impegno della Protezione civile del Piemonte a sostegno delle zone dell’Italia centrale colpite dal terremoto.

Nei giorni scorsi il Settore regionale ha risposto positivamente alla richiesta del Dipartimento nazionale di inviare propri funzionari esperti in gestione delle emergenze, affiancati da volontari del coordinamento piemontese, a supporto dei Centri operativi comunali (Coc) dei paesi che si trovano a dover affrontare la fase del post terremoto. Sono così saliti a tre i Comuni aiutati, in particolare, nella gestione dei rapporti con le rispettive Regioni e con il Dipartimento nazionale.
A Preci, in provincia di Perugia, il 7 novembre è arrivata una squadra di quattro persone che prima di iniziare ad operare direttamente ha lavorato al trasferimento del Coc stesso da una struttura provvisoria, dove era stato inizialmente allestito, ad una scuola non utilizzata per fini didattici e verificata dal punto di vista della agibilità.
A Norcia, oltre a supportare il Coc, la Protezione civile regionale gestisce una cucina da campo che fornisce 340 pasti al giorno. Resta inoltre affidato al sistema sanitario locale la struttura del Posto di assistenza socio-sanitaria (Pass) piemontese.
Presso il Coc di Pieve Torina, in provincia di Macerata, già dal 1° novembre sono presenti due funzionari della Città metropolitana, raggiunti lunedì scorso da due volontari, a completamento del team.
A Visso è ancora in funzione il camper farmacia piemontese, gestito dagli operatori locali, in attesa di una struttura sostitutiva permanente.
Per quel che riguarda le verifiche di agibilità per le quali si sta riattivando l’invio di esperti regionali, al momento sono presenti due funzionari per fornire supporto al sistema Erikus, l’applicativo per la gestione delle richieste di sopralluogo presentate dai cittadini ai Centri operativi comunali circa lo stato di agibilità delle loro abitazioni.
In tutto, nelle zone colpite dal sisma in questo momento sono presenti 6 funzionari e 34 volontari dal Piemonte.
Il successo dipende dal leader?
Di Paolo Pietro Biancone*
Chi è un leader? Come riconoscere un leader? Domande sempre aperte per economisti, sociologi, psicologi, politologi, e, in generale, studiosi. Nella dottrina, una descrizione quanto più verosimile del concetto è di Schriesheim, Tolliver e Behling, che nel 1978 definirono la leadership come “un processo di influenza sociale nel quale il leader cerca la partecipazione volontaria dei collaboratori nello sforzo per il raggiungimento dei traguardi organizzativi”.

Ma ancor prima diversi autori anno studiato questa dimensione “relazionale” tra individuo e gruppo. Lewin, Lipitt e White, ad esempio, hanno individuato 3 stili di leadership basandosi su un esperimento sulla conduzione dei gruppi condotta nel 1939 nell’Università dello Iowa. Durante il loro esperimento furono costituiti dei gruppi di ragazzi di 10-11 anni il cui fine era di fabbricare maschere per il teatro. In tre diverse condizioni sperimentali la direzione dei gruppi si presentava sotto la guida dei seguenti stili di leader:
LEADER AUTOCRATICO: ossia un leader autoritario, che utilizza mezzi coercitivi di ricompensa e punizione. I suoi collaboratori sono produttivi in sua presenza, ma provano umiliazione, collera, sensi di colpa e innalzano rigide difese.
LEADER LAISSEZ-FAIRE: ossia attento solo agli altri e al loro giudizio, fatica a prendere decisioni e a dire di no. Prova un senso di inferiorità, frustrazione e inibizione e abbandona i collaboratori a se stessi.
LEADER DEMOCRATICO: ossia attento ai propri obiettivi, ma anche a quelli del team e dell’organizzazione. Utilizza metodi gratificanti e incentivanti verso i collaboratori e sa prendere adeguate decisioni. I collaboratori sono produttivi, motivati, aperti mentalmente e collaborativi.

I risultati, analizzati sia sotto il profilo del rendimento sia sotto quello socio-emotivo, mostrarono grandi differenze tra i gruppi “a gestione democratica” e quelli a “gestione autocratica”. In particolare: nei primi si generò una grande collaborazione tra i membri, alimentando creatività e soddisfazioni; nei secondi si rilevarono diversi fenomeni di aggressività e instabilità relazionali. E’ vero che agli inizi i gruppi autocratici si dimostrarono più efficienti a livello quantitativo, ma i gruppi democratici fornirono una produzione qualitativamente più ricca e creativa nell’immediato e, nel tempo, anche un’efficienza sul piano quantitativo. Con questo esperimento è chiaro come la caratterizzazione di un gruppo non sia legata solo alle qualità dei singoli componenti, ma anche al particolare clima che si viene a creare che, a sua volta, è in stretto rapporto col tipo di leadership che prevale. L’evoluzione degli studi ha portato a individuare sei tipi di leader. Il visionario, il democratico, il coach, l’esigente, l’enfatizzatore del gruppo e l’autoritario. Ognuno di questi stili presenta un preciso ambito di applicazione in base a quanto il momento presente richiede: se il visionario, ad esempio, apre la strada a un nuovo progetto sotto forma di sogno condiviso, il democratico fa leva sulle competenze e le conoscenze dei membri, ponendo l’accento sul lavoro di squadra. In contesti aziendali le dinamiche variano a seconda del modo di approcciarsi ai gruppi di persone con le quali si collabora. Inoltre, differenti approcci al lavoro, così come le tradizioni o le consuetudini radicate in contesti organizzativi differenti, possono generare problemi, che se non vengono compresi dalla figura manageriale possono determinare una riduzione della motivazione e della coesione di gruppo, traducendosi in una performance al di sotto delle aspettative. La gestione e la valorizzazione dei lavoratori, o team members, risulta essere, infatti, una chiave di successo fondamentale per l’ottenimento di un vantaggio competitivo sostenibile e duraturo nel tempo. In qualsiasi settore preso in analisi possiamo rilevare come l’internazionalizzazione, la multinazionalità, delle varie imprese sia un elemento dominante nello scenario attuale.

Comprendere come le diverse risorse umane e innovative siano gestite a livello internazionale significa porre l’attenzione sulla creazione di un ambiente in grado di generare innovazione e come poterlo rapportare alla cultura aziendale. Al di là delle classificazioni degli stili di leadership, lavorare sulle potenzialità dei singoli, motivare il gruppo in un momento di grande sforzo, ripristinare condizioni di armonia e collaborazione quando regna la tensione, gestire una crisi, saper ricorrere allo schema comportamentale idoneo alla fase che sta attraversando la propria organizzazione è necessario per potersi affermare come autentici leader. Lo stile di leadership, legato all’ambiente aziendale di riferimento, può determinare il raggiungimento degli obiettivi del team e contribuire in maniera rilevante a generare la performance aziendale. In questo senso, il manager, che sia posto a gestire un team di piccole dimensioni così come un’azienda multinazionale, deve saper inserire all’interno della sua politica di gestione, differenti componenti, oggetto di analisi nei diversi capitoli del presente lavoro, che determinano le varie soluzioni adottabili dal vertice aziendale. E questo vale per le aziende pubbliche e private, nonché per le organizzazioni a carattere associativo e filantropico. Il successo lo fa la squadra, il leader la indirizza e la valorizza.
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*professore ordinario di economia aziendale, direttore del Centro Studi sulla Finanza Islamica (www.ercif.org) e coordinatore del corso di dottorato in Business e Management dell’Università di Torino
Lo spettro di Roberto Saviano
DI FRANCESCOCARLOPIRRO DALLA REDAZIONE DI OFFICINAMAGAZINE.COM
Nel 2006, in carcere il boss Salvatore Cantiello, guardando uno spettacolo di Roberto Saviano al tg ,affermò: „Continua a parlare perché presto non parlerai più“. A ridosso di 10 anni da quell’episodio sarebbe stato meglio dire “parla, presto non ti ascolterà più nessuno“. Peggiore della paura di morire c’è solo la paura di essere screditati. Queste sono state le parole ,quasi preveggenti, incanalate nel fiume di caratteri rilasciato sul suo sito ,durante uno slancio di libertà due anni fa.

Roberto Saviano ha sentito il diritto di sfogarsi intimamente in pubblico, ma oggi, dopo 10 anni sotto scorta, non ha più senso nemmeno sperare -forse. Sperare di ritornare a una sorta di “normalità” (senza le minacce che non fanno nemmeno più notizia da quanto sono scontate),ma anche di trovare un senso alla sua vita da prigioniero -impossibilitato perfino a mettere piede a casa sua. Per chi pensa che il best seller ‘Gomorra’ abbia portato gloria, fama, soldi e immortalità allo scrittore napoletano ha preso un abbaglio, difatti Saviano stesso ha lasciato intendere che ‘Gomorra’ sia stata la firma alla sua condanna ,un cappio ,e la verità è che non passa un minuto senza che provi acredine, od odio per quel suo libro. Seppure pensiate che un uomo in una situazione così instabile, uno spettro privo di ombre che vive solo tra apparizioni pubbliche e camere di caserma, possa essere irreprensibile, ancora una volta vi sbagliate: la verità è che la più grande paura di Saviano si è avverata. Il 10 novembre è annunciata l’uscita del suo nuovo libro (“La paranza dei bambini”,per Feltrinelli) e già a dirotto piovono sguardi di insufficienza su quello che sarà probabilmente un flop narrativo. Perché? Semplicemente perché il pubblico e i suoi lettori non ascoltano più la voce di Saviano e la sua verità,ma soprattutto perché non lo credono più,le sue parole suonano stantie e ‘poco realiste’. A peggiorare l’irrealisticità della comunicazione di Saviano è stata la serie tv “Gomorra”, basata sul suo primo romanzo,che ha creato un’orda di scimiottamenti,parodie o peggio ispirazione presso i giovani napoletani e non.Domenica 30 ottobre) il sindaco di Napoli De Magistris ha detto a Radio24: „Credo che Roberto Saviano abbia un po’ perso il rapporto con la città. Dovrebbe venire a Napoli più spesso“. Rincara la dose sostenendo che il libro che uscira [“La paranza dei bambini”] non darà una giusta visione della realtà napoletana,sicché secondo lui l’antimafia nelle zone partenopee funziona eccome. Sembra quasi sarcasticamente crudele che il sindaco della tua città natale ti consigli di venire piú spesso a “casa”, quando sei sotto scorta proprio perché la mafia della tua città ti ha minacciato di morte; eppure succede a Roberto Saviano. Saviano non è più un pericolo,le sue parole non fanno più tremare la mafia proprio perché i primi a non dare più peso a quelle parole sono i lettori,vittime incoscienti del sistema che lui denuncia. Non vogliono ascoltare,e chi è pieno di livore (come il sindaco),perché prima è stato zitto invece di prendere coraggio per denunciare ,non può far altro che gettare melma sullo scrittore caparbio che paga ogni giorno per la verità. Il silenzio rende complici. Saviano disse qualcosa di fondamentale una volta: „l’unica cosa che posso fare è concentrarmi sul mio pubblico,perché lui -più della scorta- mi salva“; il suo pubblico è la sua più grande arma di difesa,la sua garanzia di libertà e di vita.Ma una volta che il pubblico cade,pedina dopo pedina,quale destino si prospetta? Quando parlare della realtà diventa ‘calcare troppo la mano’ per il lettore comune ,allora la libertà di espressione dello scrittore muore.
L’ha detto l’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia in una intervista televisiva “il bene fa meno notizia del male”. E, in effetti, in pochi si sono accorti che è passato il Giubileo e la data di domenica 13 novembre, ha segnato nella cattedrale la chiusura dell’anno giubilare. Infatti l’arcivescovo ha presieduto la S. Messa e chiuso la Porta Santa che in Duomo era stata aperta domenica 13 dicembre 2015. Sono stati comunque, informa la curia subalpina, “migliaia i fedeli che, lungo l’anno, hanno attraversato le cinque Porte Sante torinesi dell’Anno Santo in Cattedrale, Cottolengo, Consolata, carcere minorile «Ferrante Aporti» e casa circondariale «Lorusso Cutugno» (Vallette)”. Cerimonie religiose anche a Vercelli, Asti e Alessandria.
(foto: il Torinese)