redazione il torinese

DALLE TORRI GEMELLE AL BATACLAN, OVVERO DA AL QUEIDA ALL’’ISIS

isis2Giovedì 17 novembre ore 15,30. Aula Magna del Liceo M. d’Azeglio – Via Parini 8, Torino

Giovedì 17 novembre alle 15,30, nell’ambito degli incontri interdisciplinari organizzati dall’Unitre Torino per i suoi soci, si terrà l’incontro “Dalle Torri Gemelle al Bataclan ovvero da Al Queida all’Isis”. L’evento, che avrà come sede l’Aula Magna del Liceo Classico Massimo D’Azeglio in via Parini 8 a Torino, sarà moderato da Lucia Cellino, Direttore dei corsi. Interverranno: gen. Carlo Cabigiosu, docente del corso “Conflitti e speranze di pace nel mondo”, già Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze del Ministero della Difesa Italiano ed esperto di missioni internazionali; Tony Ferigo, docente del corso “Le Primavere arabe”, esperto dell’area. Sarà l’occasione per affrontare l’intreccio tra storia e attualità, capire il legame fra religione e politica, valutare la possibilità di trasferire al mondo arabo-islamico alcune delle categorie che in Occidente sono considerate essenziali per disegnare traiettorie di pace e stabilità. Ingresso libero sino ad esaurimento posti.

SIRIA: APPROVATA MOZIONE ALLA CAMERA CHE RECEPISCE PROPOSTE DELL’ASSOCIAZIONE AGLIETTA

 

Si impegna il Governo italiano a promuovere il coinvolgimento dell’ONU per il cessate il fuoco, i corridoi umanitari, la sicurezza, la ricostruzione e l’indizione di libere elezioni

AGLIETTA RADICALI

È stata approvata dalla Camera dei Deputati con oltre 300 voti a favore la Mozione a prima firma dell’On. Pierpaolo Vargiu che impegna il Governo italiano “a farsi promotore di nuove iniziative politico-diplomatiche che vadano nella direzione del ripristino dei valori della pace, della libertà e della democrazia in Siria, anche attraverso un’azione nell’ambito dei preposti organismi internazionali che avanzi l’ipotesi della predisposizione di accessi umanitari per prestare urgente soccorso alla popolazione civile, inclusi i minori, permettendo altresì l’evacuazione dei feriti e l’eventuale fuoriuscita dei civili su base volontaria anche attraverso la promozione di un cessate il fuoco in Siria su scala nazionale, affidandone il monitoraggio alle Nazioni Unite, allo scopo di garantirne la sicurezza, di coordinarne la ricostruzione dell’ordine civile, politico e materiale, nonché di stabilire le condizioni per garantire libere elezioni ai cittadini siriani”.

La Mozione è nata dalla petizione lanciata dall’Associazione radicale Adelaide Aglietta sulla piattaforma change.org – che ha raccolto oltre 3300 firme di cittadini e 6700 like – per chiedere un’amministrazione provvisoria delle Nazione Unite in Siria finalizzata a ottenere la pace e il disarmo delle fazioni in campo.

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Dichiarazione dei Coordinatori dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta: Igor Boni, Silvja Manzi e Laura Botti:

«Leggere testualmente nelle premesse della Mozione approvata a larga maggioranza che “l’impegno del Governo italiano in direzione analoga a quella indicata dalla petizione dell’associazione Aglietta rappresenterebbe un’auspicabile e chiara presa di posizione del nostro Paese in difesa dei valori della pace, della libertà e della democrazia’ e che ‘in Italia, l’associazione radicale Adelaide Aglietta rappresenta un’organizzazione promotrice di sistematiche campagne e mobilitazioni rivolte al perseguimento degli obiettivi di pace e libertà, fondati sulla nonviolenza” rappresenta per noi un grande motivo d’orgoglio, ma non arresta il nostro impegno. Ringraziamo per questa azione determinata e tempestiva l’On. Vargiu e le decine di Deputati che hanno firmato con lui il testo accolto dal Governo e approvato dalla Camera. Si tratta di un documento che impegna formalmente il Governo e il Ministro degli Esteri Gentiloni ad assumere in tutte le sedi iniziative volte al raggiungimento di un coinvolgimento formale delle Nazioni Unite nel processo di pace. Una pace che certamente non potrà arrivare da chi oggi sta compiendo crimini contro l’umanità per i quali chiediamo nuovamente l’intervento della Corte Penale Internazionale.

Crediamo che analoghe iniziative debbano essere prese dal Parlamento europeo e da tutte le assemblee regionali italiane per dare sostegno all’unica via d’uscita percorribile per la Siria.»

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Testo della Mozione 1420 Vargiu e altri approvata: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=1/01420&ramo=CAMERA&leg=17

Delitto Rosboch, ai domiciliari la mamma di Gabriele De Filippi

defilippi rosbochE’ stata accolta dal tribunale di Ivrea la richiesta della procura e sono quindi stati concessi gli arresti domiciliari a Caterina Abbattista, la madre di Gabriele De Filippi (nelle foto), accusato dell’omicidio della povera insegnante Gloria Rosboch. La Abbattista era in carcere da febbraio per concorso nell’omicidio della professoressa di Castellamonte e  la scarcerazione è avvenuta questa mattina. I riscontri della perizia dei carabinieri del Ros avrebbero alleggerito il coinvolgimento della donna nel delitto.

Lehman Trilogy, l’ultima regia di Luca Ronconi, un capolavoro in palcoscenico

“Figlio di un mercante di bestiame,/ ebreo circonciso/ con una sola valigia al fianco/ fermo immobile/ come un palo del telegrafo/ sul molo number four del porto di New York”. E’ l’11 settembre 1848, sono le 7 e 25 come segna il grande orologio, è la prima immagine di Henry Lehman sbarcato dalla nave Burgundy dopo un lungo viaggio per terra e per mare, iniziato a “Rimpar, laggiù, in Baviera”:

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è l’inizio di una storia, di un grande film, è il respiro epico e naturalissimo, tra saggio e testimonianza, tra drammaticità e divertimento che Stefano Massini  (oggi sugli schermi con la vertenza sindacale di 7 minuti per la regia di Michele Placido, da un anno e mezzo circa nuovo consulente artistico del Piccolo Teatro milanese, a fine stagione sul palcoscenico del nostro Carignano in veste d’autore del Nome della rosa dalle pagine di Eco, produzione dello Stabile torinese) ha costruito, capitolo dopo capitolo, con i titoli che magicamente appaiono incisi su di una quinta, dove i personaggi raccontano e si raccontano, centosessantanni di industria e di capitalismo che a passi lenti s’avviano lungo le strade americane (e chiaramente non solo), mettendo una bandierina iniziale a Montgomery in Alabama, per spandersi, tra decisioni e colpi di furbizia, intelligenza e scommesse, vittorie e dure sconfitte, alleanze e contrasti. Una epopea che s’interromperà in un grande, impensato sfracello il 15 settembre del 2008, quando le immagini televisive ci hanno messo di fronte ai tanti uomini e donne che con i loro scatoloni tra le braccia scendevano le scale d’ingresso al grande palazzo newyorkese e alla tragedia che colpiva gli uffici di Wall Street sino a lambire le Borse del vecchio continente.

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A quella data ci si volta indietro e si scorge quanto sia lontano e piccolo il negozietto di Montgomery e ristretta e insignificante l’insegna “Henry Lehman” che reclamizza la vendita di stoffe e abiti. E vedi che con l’arrivo degli altri due fratelli, Emanuel e Mayer – nella terna Henry è la testa, Emanuel il braccio e Mayer colui che sta tra la testa e il braccio, detto “Bulbe” (ovvero patata), ovvero una di quelle superfici lisce che si pongono a far da imbottitura tra gli angoli ispidi dei primi due, a smussarne le asprezze -, gli affari prendano spazi maggiori, dall’acquisto del cotone grezzo alla rivendita dello stesso alle industrie, poi lo sviluppo delle ferrovie ed il sempre più ambito terreno del petrolio, su su sino ai mercati di New York e la banca, e comprare e rivendere in un continuo gioco in salita, tutto sotto lo sguardo della nuova insegna “Lehman Brothers”, “Lehman Brothers è un fiume,/ che porta acqua al mare./ Il mare è l’economia degli Stati Uniti”, mentre si cavalcano le pagine della Storia e s’attraversano le antiche piantagioni del Sud, la guerra di Secessione, la crisi del ’29 e due guerre mondiali, la discriminazione razziale, l’assassinio di un presidente. Ma ormai dei vecchi fratelli non è rimasto nessuno, tutti finiti, cancellati negli ingranaggi della Storia, nemmeno dei figli Philip e Herbert che s’è diversificato nella politica, nemmeno del nipote Robert che amava prima di ogni altra cosa l’arte e i cavalli. Ci sono altri nomi, s’affacciano altre nazionalità, ad occupare posizioni che scivolano poco a poco lungo la rovina. Non è rimasto neppure l’equilibrista Salomon Paprinskij, emblematico personaggio della sospensione, del passaggio leggero, della pericolosa instabilità, che per decenni ha steso il suo filo tra due grattacieli e alla fine (di tutto) una caviglia rotta ha costretto a scendere, definitivamente.

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Un grande poema Lehman Trilogy, prodotto dal Piccolo di Milano, visto e applaudito anche a scena aperta al Carignano (due parti, “Tre fratelli” e “Padri e figli”, due serate distinte o nei weekend tutte d’un fiato) per la stagione dello Stabile torinese, ultima regia di Luca Ronconi, un testamento grandioso, umano, meravigliosamente intelligente, coinvolgente anche per chi continua a scorgere in tutto ciò che riguarda le banche gli angoli bui dell’incomprensione (oltre che della sfiducia). E’ facile pensare che anche Ronconi abbia inizialmente pensato – lui che dentro i temi dell’economia c’era già passato, da La colpa è sempre del diavolo di Ruffolo a La compagnia degli uomini di Bond proprio a Torino sino al brechtiano Santa Giovanna dei macelli – al testo di Massini facile ad una lettura ma non troppo disponibile alla rappresentazione: e allora ecco la scommessa, stravinta, ecco la cifra e l’affresco giusti, il gioco immenso di caratteri e di voci e di movimenti che è riuscito a trarre da quelle pagine, nella cornice asettica, incline al grigio, pensata da Marco Rossi, dove tutto (come il denaro, come la vita) è in movimento, l’orologio a sottolineare precisi passaggi, le porte che s’aprono e si chiudono velocemente, i tavoli e le sedie portate qua e là o inghiottiti come certi personaggi. Una cornice entro cui si mostra tutta la bravura maiuscola, e la dedizione, degli attori (racchiusi nelle tute scure di Gianluca Sbicca) che contribuiscono alla grandezza dello spettacolo. Ognuno racchiude in sé il padre, il fratello, il figlio, il nipote, l’ha fatto suo, è diventato “lui” in un gioco d’immedesimazione che raramente s’è visto in questi ultimi anni su di un palcoscenico. Le prove di Massimo Popolizio e di Paolo Pierobon e di Fausto Cabra sono semplicemente eccezionali come lo sono quelle dei loro compagni Fabrizio Gifuni, Massimo De Francovich, Roberto Zibetti, Fabrizio Falco, Raffaele Esposito, Denis Fasolo senza dimenticare i ritratti femminili schizzati con gustosa ironia da Francesca Ciocchetti.

 

Elio Rabbione

 

 Foto di Attilio Marasco

 

Un concentrato di Piemonte, ma non solo: L’Osto del Borgh Vej

Il nome del ristorante può trarre in inganno: sicuramente la cucina del territorio occupa buona parte della carta – e il dolce ne è la prova-, ma c’è tanto di più

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Il gianduiotto, il savoiardo, il vermouth. Tra i prodotti tipici torinesi questi tre spiccano in maniera osto-3particolare. Il gianduiotto altro non è che un concentrato di piemontesità in due ingredienti base tipici del territorio: nocciole piemonte IGP e cioccolato. Il savoiardo è un biscotto il cui nome contiene già la perfetta geolocalizzazione: leggeri e friabili, nascono in quella che fu la regione della Savoia. Il vermouth è un prodotto che nasce a Torino duecentotrenta anni fa proprio a lato di Piazza Castello. C’è un racconto del territorio dietro questi tre semplici prodotti che vengono mescolati tra di loro per dare vita al Dolce Torino, il dessert proposto come alternativa al classico Bonèt presso L’Osto del Borgh Vej.

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Il nome del ristorante può trarre in inganno: sicuramente la cucina del territorio occupa buona parte della carta – e il dolce ne è la prova-, ma c’è tanto di più. Le origini pugliesi dello chef Angelo Losito si sentono forti e chiare nella purea di fave, nella netta preferenza per l’utilizzo dell’olio d’oliva, nella presenza di tantiosto-2 piatti di pesce in menù. Non mancano, tuttavia, i classici agnolotti del plin al sugo d’arrosto, i tajarin, la battuta di fassona, il vitello tonnato preparato senza la maionese come vuole l’antica tradizione.La cantina dei vini è ben fornita e sembra un magnifico giro, in cui ogni regione d’Italia è adeguatamente rappresentata. Il locale, una trattoria elegante, si affaccia su una della piazzette più carine di Torino, Piazza IV Marzo, a pochi passi dal Duomo, centro nevralgico della movida della città. Buon appetito, quindi.

Elisa Speroni

Il Piemonte e Torino protagonisti della poetica del territorio al 34 ° TFF

TFF LOGO 2Mercoledì 9 novembre si è svolta al Cinema Massimo di Torino la conferenza stampa di presentazione del 34° TFF alla presenza della Direttrice Emanuela Martini, del Presidente del Museo del Cinema Paolo Damilano, dell’Assessore alla Cultura della Regione Piemonte Antonella Parigi e dell’Assessore alla Cultura della Città di Torino Francesca Léon. Antonella Parigi ha voluto in apertura segnalare l’importanza di due eventi che evidenziano la significativa correlazione tra cultura e turismo. Il primo avrà luogo domenica 20 novembre alle ore 18,30 presso il Teatro Sociale di Alba, nella Sala Storica ( Piazza Vittorio Veneto), organizzato dall’Alba Film Festival, che, inaugurando la sinergia con il TFF, ospiterà Gabriele Salvatores (Guest Director di questa 34^ edizione), Carlo Petrini ed Enrico Magrelli, conduttore di Hollywood Party in onda su Radiotre Rai. Il titolo dell’incontro “Il cinema e la poetica del teritorio”, prende le mosse dalla presenza costante, nei film di Salvatores, del territorio come insieme di elementi paesaggistici e culturali. Questo tema è particolarmente sentito in un contesto come quello di Alba, centro gravitazionale delle colline di Langhe-Roero e Monferrato. L’evento è organizzato in collaborazione con Poetica ( festival della poesia promosso dall’Ente Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba, dalla Città di Alba e dal proprio Assessorato alla Cultura). ” L’incontro in programma con Gabriele Salvatores – ha sottolineato Emanuela Martini- è l’occasione per mettere in relazione il cinema e il territorio, evidenziando la necessità di un legame sempre più forte fra cultura e vocazione turistica della Regione Piemonte”. Il secondo evento è la prima edizione del Premio Langhe-Roero e Monferrato assegnato a Paolo Sorrentino, che si svolgerà venerdì 25 novembre alle ore 19.00 al Palazzo della Luce di Torino. Il Premio Langhe-Roero e Monferrato nasce all’insegna del legame profondo tra valorizzazione del patrimonio artistico, vocazione culturale della regione e i successi di quella cultura del vino che ha portato al riconoscimento del territorio quale parte integrante del Patrimonio Mondiale UNESCO. Per questo motivo il premio consisterà in 100 bottiglie dei migliori vini della zona.

Helen Alterio

(foto: il Torinese)

La Maschera di Amleto

amletoTesto e regia di Monica Luccisano Musiche di Hume, Holborne, Dowland, Locke, de Sainte Colombe, Marais, anonimi del XVI secolo

 

Da non perdere il nuovo spettacolo di teatro musicale La maschera di Amleto che l’Unione Musicale presenta lunedì 14 novembre 2016 al Teatro Vittoria (ore 20) per la serie l’altro suono. Lo spettacolo si concentra sulla figura del celeberrimo personaggio shakesperiano e ne offre una originale lettura: «La mia riflessione – afferma l’autrice e regista Monica Luccisano – si è focalizzata sull’interpretazione femminile del personaggio, già realizzata a teatro da Sarah Bernhardt e al cinema, nel primo Novecento, da Asta Nielsen nel film di Svend Gade. Poi mi ha folgorata la scoperta del libro di Edward Vining The Mystery of Hamlet apparso a fine Ottocento, secondo cui Amleto era in realtà una bambina travestita ed educata da maschio per ragioni dinastiche». Alla luce di questa inedita identità di genere tutto assume un nuovo significato e una nuova “maschera” per le inquietudini e le contraddizioni di Amleto, una stratificazione di significati sulla vicenda e sui rapporti con i diversi personaggi: la madre Gertrude, la donna che l’ama fino a impazzire Ofelia, l’amico o forse più che amico Orazio…Nella concezione dello spettacolo il ruolo della musica è centrale: «una costruzione parallela al soggetto e alla parola, un linguaggio – dichiara Monica Luccisano, pianista e musicologa– che mi permette di raccontare una vicenda con un continuo scambio di codici di comunicazione ma con un medesimo respiro». Il senso del dialogo si amplia musicalmente con l’incontro tra il repertorio rinascimentale e barocco (Hume, Dowland, Holborne), interpretato dalle quattro viole da gamba dell’Accademia Strumentale Italiana, e gli strumenti ritmici del percussionista Sbibu, che si nutrono di una pulsazione di assoluto presente. Veste i panni del moderno Amleto l’attrice Olivia Manescalchi (nota anche al pubblico televisivo per aver doppiato i personaggi di Olivia Pope in “Scandal”, Audrey Parker in “Haven”, Giulia Farnese in “I Borgia”, Ava Moore in “Nip/Tuck”) che restituisce un personaggio estremamente credibile, complesso e sfaccettato.

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poltrone numerate, euro 20

in vendita presso la biglietteria dell’Unione Musicale e online su www.unionemusicale.it

ingressi, euro 12

ingressi under 21, euro 5

in vendita il giorno del concerto presso il teatro Vittoria dalle ore 18.15

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BIGLIETTERIA E INFORMAZIONI:

Unione Musicale – tel. 011 566 98 11 – info@unionemusicale.itwww.unionemusicale.it

martedì e mercoledì 12.30-17 – giovedì e venerdì 10.30-14.30

Torino e il crimine: tre giorni all’insegna del giallo

lombrosoIn occasione del 181esimo compleanno di Cesare Lombroso, (nella foto) si è tenuto a Torino, dal 4 al 6 Novembre, il Festival della Criminologia. Nella città più misteriosa d’Italia, professionisti italiani ed internazionali hanno cercato di spiegare al grande pubblico cosa si nasconde dietro al “male”, in che modo esso si manifesta e quali sono le tecniche d’investigazione attualmente esistenti. Partendo dal presupposto che la criminologia è una scienza che abbraccia vari aspetti, si è tentato di fornire la più esaustiva inquadratura al concetto di crimine: il modo in cui è possibile prevederlo, analizzarlo, controllarlo. Una discussione culturale, ampia e stimolante, durata tre giorni, in cui esperti, appartenenti ad ambiti diversi, si sono interrogati, confrontati e supportati. Tutto ciò utilizzando un linguaggio chiaro e privo di tecnicismi, alla portata di tutti. Personalmente, dacri4 “addetta al settore”, ho trovato davvero interessante e ben delineata l’idea di creare una lente d’ingrandimento su quegli aspetti legati al crimine tanto osannati dai media, che spesso, presi dalla foga dello scoop momentaneo, tendono a veicolare false informazioni. Vivere in periferia può condurre con più probabilità alla messa in atto di condotte criminali? Com’è possibile tutelare i beni culturali ed artistici della nostra Nazione? Quanto la criminalità organizzata si è infiltrata sul territorio piemontese? In che modo la psicologia può essere impiegata nell’investigazione dei crimini violenti e non? Questi ed altri quesiti hanno trovato risposta attraverso gli interventi di insegnanti, esperti dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato, criminologi, psicologi, medici, giornalisti, avvocati, giuristi, filosofi, artisti. Un bravissimo Picozzi, attraverso una chiacchierata intervallata dalla proiezione di spezzoni di film, ha spiegato cosa si intende per profiler, fornendo dettagli della sua vita personale e professione che hanno certamente arricchito il dibattito.

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La bravura del team organizzativo e delle figure professionali che hanno dato voce a quest’evento, trovo che si sia vista, particolarmente, nella capacità di trattazione di temi estremamente specifici e tecnici, con una semplicità e leggerezza esemplare. Ad esempio è stato spiegato al pubblico il modo in cui attualmente dal DNA è possibile risalire, con precisione e accuratezza abbastanza elevate, addirittura alle caratteristiche del volto del criminale; quindi oltre a sapere il sesso si può arrivare a scoprire il colore degli occhi, dei capelli, ecc. Si è parlato di progresso, sviluppo.

cri1Di come, attualmente, esistono strumenti che permettono di combattere, con un’altissima percentuale di vittoria, il cybercrime; delle nuove macchine della verità e dei nuovi algoritmi che rappresentano la vera sfida del futuro perché attraverso il loro utilizzo sarebbe possibile prevedere il crimine. Minority report non è più fantascienza. Questi momenti di discussione si sono alternati con una rassegna cinematografica a cura dell’associazione Museo nazionale del Cinema e una mostra fotografica, estremamente suggestiva, intitolata “Torino nera: crimini e criminali d’altri tempi” in collaborazione con La Stampa e l’Archivio di Stato di Torino. Eventi culturali che arricchiscono ancora di più il popolo sabaudo, sempre incline ad assorbire nuove conoscenze. Anche le location che facevano da sfondo sono state scelte con cura. Ad esempio, nella Cornice di Palazzo Ceriana Mayneri, a contrapporsi cri3allo stile ottocentesco delle sale immense e adorne, ci si è interrogati,tra le varie cose, su come curare il male, donando un alone di mistero ed inquietudine ad un argomento che già di per sé ne era ricco. Sul sito del festival, http://www.festivaldellacriminologia.it , è possibile guardare l’intero programma e sono già presenti dei video di approfondimento, anche per coloro che non sono stati presenti alle giornate del Festival. Una pecca organizzativa credo sia stata la mancanza di una pubblicità adeguata, il ché ha condotto ad un’affluenza ridotta di persone ai vari eventi. Il pubblico era costituito principalmente da studenti universitari e da persone che lavorano in settori affini agli argomenti esposti. Probabilmente con una maggior promozione di queste giornate sarebbe stato possibile ampliare ad un pubblico più vasto, permettendo all’intera popolazione torinese di far parte di questa grande e ingegnosa idea.

Teresa De Magistris

Museo dell’automobile a guida facilitata

“Scopo del progetto è rendere fruibile a chi può avere problemi di comprensione, come i disabili psichici lievi, il nostro immenso patrimonio culturale e, in questo caso, lo splendido Museo dell’automobile di Torino”

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A parlare è Laura Barbotto coordinatrice del progetto “Sottovoce”  per la  Cooperativa sociale “La Bottega” di Grugliasco nel corso della presentazione, nella Sala Viglione di Palazzo Lascaris, il 10 novembre, della prima guida museale italiana. Si tratta precisamente, della “Guida facilitata al piano storico del Museo nazionale dell’automobile di Torino” elaborata in applicazione delle “Linee guida europee di lettura facilitata – Easy to read”. Dopo il saluto del vicepresidente del Consiglio regionale, che ha sottolineato l’importanza del progetto anche nella scelta del prestigioso museo torinese, una istituzione parte di quel sistema che ha reso il capoluogo subalpino una meta turistica sempre più ambita, sono intervenuti diversi relatori. Oltre Barbotto, ha preso la parola per la redazione del periodico “Sottovoce”, Elena Bellafemmina, per spiegare il lavoro svolto allo scopo di rendere effettivo il diritto di comprendere, di rimuovere le barriere intellettuali. Una impresa non semplice, volta a facilitare il linguaggio e la presentazione dei concetti e delle informazioni che si intende rendere fruibili. Un diritto, quello di comprendere, che può riguardare tutti, posto che le difficoltà possono nascere nel corso di una vita a causa di disabilità acquisite, di malattie e dell’invecchiamento. Nel corso della presentazione – coordinata da Mario Guglielminetti docente di Marketing museale all’Istituto per l’arte e per il restauro di Palazzo Spinelli a Firenze e all’Università di Torino – hanno preso la parola: Rodolfo Gaffino Rossi, direttore del Museo, Antonio Vitulano, presidente de “La Bottega S.c.s. onlus, Giancarlo D’Errico, presidente Anffas Piemonte (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e relazionale). Per la Fondazione Crt,  che ha dato un sostanziale contributo per la realizzazione del progetto, è intervenuta Roberta Delbosco, responsabile dell’area Welfare e territorio.

AB – www.cr.piemonte.it

Il futuro sostenibile inizia sotto la Mole

Scienza e tecnologia combattono i cambiamenti climatici dopo Parigi 2015 nel rinnovato centro IIT di Torino, con la collaborazione scientifica del Politecnico di Torino

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Dall’inizio della Rivoluzione Industriale a oggi, la concentrazione di gas serra in atmosfera è aumentata in modo costante: l’anidride carbonica è cresciuta del 30% circa e la concentrazione del gas metano è più che raddoppiata, per citare due esempi. I gas serra sono un nemico subdolo. Nella percezione comune essi non rappresentano infatti una minaccia immediata, perché non sono velenosi, né pericolosi di per sé; questo lascia molti alibi ai governi, ai paesi, ma anche ai singoli cittadini, che comunque contribuiscono con le loro attività quotidiane e con i loro stili di vita alla loro produzione.

Eppure lentamente i gas serra di origine antropica (anidride carbonica, metano e protossido di azoto in primis) producono i loro effetti sul clima. Gli ultimi anni sono stati i più caldi sulla superficie terrestre da quando l’uomo misura la temperatura del Pianeta, raggiungendo nel 2015 un incremento di +0,75°C rispetto alle temperature medie dell’era preindustriale; la calotta artica non è mai stata così ridotta in estensione e la concentrazione media di anidride carbonica nell’atmosfera terrestre è oramai stabilmente sopra le 400 parti per milione.

Tutto questo si riflette già oggi nell’inconfutabile incremento degli eventi atmosferici estremi (siccità, tifoni, inondazioni) e nei danni da loro provocati, in un innalzamento del livello dei mari che comincia a produrre i primi profughi climatici e metterà a rischio popolazioni e asset economici in numero crescente nei prossimi decenni, in una perdita di biodiversità dovuta a una lenta ma inesorabile migrazione di specie animali e vegetali verso i poli.

Affrontare la sfida posta dal riscaldamento globale del nostro Pianeta richiede dunque un cambiamento di paradigma, una vera e propria rivoluzione ormai non più procrastinabile. La Conferenza delle Parti COP21 di Parigi (dicembre 2015) ha vincolato 195 Paesi a mettere in campo azioni concrete per far sì che l’incremento di temperatura della superficie terrestre conseguente all’effetto serra sia contenuto ben al di sotto dei 2°C: ora si tratta di capire come raggiungere questo obiettivo.ENERGIA PULITA

Lo sviluppo di tecnologie innovative per contrastare il riscaldamento globale è proprio la missione del nuovo Centre for Sustainable Future Technologies dell’Istituto Italiano di Tecnologia che svolgerà la sua attività di ricerca anche con la collaborazione scientifica del Politecnico di Torino.

La mission del nuovo Centro è stata presentata oggi nell’Aula Magna del Politecnico, dove il Direttore del Centro, Guido Saracco, ha illustrato le linee guida della ricerca e sviluppo in risposta ai principali problemi di sostenibilità indotti dal riscaldamento globale.

Il Centro ha un budget annuo superiore ai 5 milioni di euro, per metà legati a finanziamenti pubblici e per metà acquisiti sul mercato della ricerca (bandi internazionali, progetti industriali, ecc.). Vi operano circa cinquanta ricercatori specializzati in diverse discipline (fisica, chimica, biochimica, biotecnologie, nanotecnologie, ingegneria chimica e dei materiali, elettronica, ecc.) che collaborano grazie ad una convenzione stipulata tra i due enti con diverse aree di ricerca del Politecnico di Torino, con il risultato di raggiungere una massa critica considerevole non solo in termini di competenze, ma anche di strumentazione scientifica in laboratori condivisi.

Gli assi di azione del centro spaziano dalla cattura e riutilizzo dell’anidride carbonica come materia prima di processi produttivi, allo sviluppo di sistemi di produzione distribuita sul territorio e alimentata da materie prime e energie rinnovabili, fino allo sviluppo di sistemi bio-mimetici di conversione dell’energia solare in composti chimici, materiali e combustibili rinnovabili, allo stoccaggio di calore di bassa temperatura per un suo riutilizzo dilazionato nel tempo (ad esempio, il calore accumulato in estate reso fruibile in inverno).

Tra le ricerche più all’avanguardia in corso lo sviluppo, il Centro si occupa di pannelli foto-elettrochimici a basso costo e alta efficienza per la conversione dell’energia solare in combustibili, di sistemi di additive manufacturing che potranno un giorno permettere di produrre ovunque prodotti basati su materiali riciclabili, superando le catene di distribuzione e attingendo a sole fonti rinnovabili. Un forte investimento addizionale è stato infine garantito dalla direzione scientifica di IIT nel settore dell’ingegneria metabolica (synthetic and systems biology), una delle 10 tecnologie emergenti individuate quest’anno dal World Economic Forum, per attrarre nel centro uno scienziato in grado di dirigere un settore molto promettente per la realizzazione di processi chimici sostenibili. Le selezioni sono in corso attraverso un panel di esperti internazionali. L’obiettivo qui è la modifica dei percorsi metabolici di microorganismi perché questi possano produrre a temperature prossime a quella ambiente prodotti a base di carbonio rinnovabili normalmente non associati ai loro cicli vitali ma di grande interesse industriale (es. acido lattico da organismi fotosintetici come i cianobatteri, bioplastiche da microorganismi aerobici o anaerobici, ecc.).

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Alla presentazione delle attività del Centro è seguita una tavola rotonda, nel corso della quale la questione della lotta ai cambiamenti climatici è stata dibattuta con esponenti di alto profilo del mondo della ricerca (Marco Gilli, Roberto Cingolani, Gunter Pauli) dell’industria (Roberto Casula, Agostino Re Rebaudengo, Dario Giordano) e dell’economia (Cristina Balbo, Alessandro Marangoni, Gabriele Galateri di Genola), per formulare infine un messaggio chiaro che possa ispirare i policy makers a farsi parte attiva per la soluzione di queste problematiche.