Secondo i rappresentanti delle opposizioni al gran completo «prima ci sono le regole, poi le posizioni politiche”. Ecco perché tutta la minoranza di Palazzo Civico ha indetto per la prima volta una maxi-conferenza stampa congiunta

durante la quale sono state illustrate le motivazioni e i contenuti del ricorso al Tar Piemonte presentato all’unisono dai capigruppo di tutti i gruppi consiliari delle minoranze per l’annullamento della delibera “Indirizzi per la redazione del Bilancio finanziario triennale 2017 – 2019. Questa consente l’utilizzo degli oneri di urbanizzazione per pagare la spesa corrente, ed è stata approvata dalla maggioranza del M5S nella seduta del 6 marzo ” viziata da gravi irregolarità nelle procedure adottate” . Hanno aderito alla conferenza stampa Alberto Morano Capogruppo Lista Civica Morano, Stefano Lo Russo PD, Eleonora Artesio Torino in Comune – La Sinistra, Silvio Magliano Moderati, Osvaldo Napoli Forza Italia, Francesco Tresso Lista Civica per Torino, Fabrizio Ricca Lega Nord-Piemont, Roberto Rosso Direzione Italia. Per le minoranze “unite” “i pentastellati e la sindaca Appendino non si rendono conto che ora governano, e non occupano, la macchina amministrativa. E’ un atteggiamento arrogante”. Tutto regolare, replica la giunta Appendino: “procedure corrette e l’eventuale bocciatura della delibera al Tar”, sostiene l’amministrazione, “non cambierebbe nulla”, il ricorso agli oneri è permesso dalla legge , senza provvedimenti specifici. La battaglia è appena iniziata.
I CAPIGURUPPO DI MINORANZA ATTACCANO L’AMMINISTRAZIONE
Lo Russo : “Appendino e’ riuscita a metterci tutti intorno allo stesso tavolo: il ricorso al TAR che viene presentato al fine di sospendere o annullare gli effetti di una deliberazione approvata dalla maggioranza grillina che consente di inserire nel Bilancio gli Oneri di Urbanizzazione per pagare la Spesa Corrente che e’ per altro una pratica condannata dalla Corte dei Conti. E’ come vendere i gioielli della nonna per pagare le bollette. Utilizzare questi oneri per pagare una spesa che tutti gli anni il Comune deve sostenere e’ una enorme forzatura regolamentare perché benché si possa deliberare una procedura di urgenza ci sono alcuni paletti a tutela della minoranza. Esiste un principio di regole democratiche che prevede che su alcuni atti fondamentali su Urbanistica e
Bilancio non si possono applicare alcune procedure. Che siano proprio l’assessore Rolando, la sindaca Appendino e tutto il gruppo Movimento Cinque Stelle a violare questi principi e’ inaccettabile . Se salta il principio delle regole del gioco, unanimemente riteniamo che non sia accettabile. Questa e’ una procedura viziata dal punto di vista politico. C’è un comune denominatore che caratterizza i gruppi della minoranza : il rispetto delle regole.”
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Napoli: “Questa Giunta non ha una vera proposta per Torino, si comportano come se le opposizioni non esistessero . Non c’è una strategia globale per la valorizzazione della Città . E’ il fallimento di questa amministrazione . Si comportano dando sempre la colpa agli altri . Non e’ così che si amministra. “
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Morano: “Questo ricorso vuole essere per il rispetto delle regole democratiche , altrimenti viene meno il sistema , quale che sia la coloritura politica . Il tema degli oneri poi e’ un tema importante. Vedremo nel tempo la correttezza di questo Bilancio . Anche i rilievi di Standard and Poor’s non ritengono attendibile e accettabile questo Bilancio. Quando si parla ai mercati finanziari bisogna essere credibili. E non c’è rispetto delle regole democratiche nemmeno all’interno del loro movimento”.
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Artesio: ” La sindaca in virtù di privilegiare la sua immagine e quella del suo movimento non ascrive nessuna azione collettiva che consente di amministrare. ” Chiude Lo Russo: ” Si sta palesando la totale inadeguatezza di Appendino e di Rolando di governare . Il Movimento a Cinque Stelle ha un atteggiamento padronale e arrogante non supportato per altro da competenza e capacità di amministrare. Tutti intorno ad un tavolo per dire basta a questo tipo di andazzo.


Johnson, dello spagnolo
all’interno degli spazi espositivi di



Una grande pedana, circolare e nera, uno spazio infossato nel centro ricoperto da un velario rosso sangue, un luogo che può diventare una doccia o una fonte rigeneratrice, le luci che piovono dall’alto a creare un reticolato che è una gabbia
I 27 gradi dei giorni scorsi nel centro di Torino e anche nella pianura cuneese e nell’Alessandrino sono già un ricordo
ambientalista “l’ultimo di una lunga serie di casi è il via libera alla realizzazione a partire dalla primavera 2018 di un centro commerciale a Caselle
parla della possibile realizzazione di un nuovo autodromo da 2 milioni di metri quadrati”.
Genova e l’entroterra padano. La nuova linea si sviluppa complessivamente per 53 km e interessa 12 comuni delle province di Genova e Alessandria. L’estensione dell’ingente porzione di suolo occupata dal Terzo Valico è difficilmente quantificabile. All’area del tracciato bisogna infatti aggiungere – proseguono gli ecologisti – quella delle gallerie di servizio, dei cantieri e campi base a ridosso dei centri abitati, degli allargamenti delle strade e dei bypass e ponti costruiti ex-novo per agevolare il passaggio dei camion e quella dei siti in cui verrà stoccato lo smarino estratto per far spazio ai tunnel. A seguito di una lunga serie di espropri, queste zone collinari e pianeggianti, una volta ricoperte da orti, giardini, boschi, rigogliosi prati verdi e cascine sono state deforestate e sottratte alla società, per un progetto dalla discutibile utilità. Neanche il Lago Maggiore, sarebbe risparmiato da questo processo di cementificazione e rischia di vedere la realizzazione entro il 2020 di un ponte strallato tra Stresa e l’Isola Bella, circa 400 metri di cemento armato per permettere ai turisti di raggiungere Palazzo Borromeo direttamente in automobile. E ai Giardini Reali di Torino nei prossimi anni “verrà realizzato un parcheggio di tre piani con un impatto devastante sul verde e sul paesaggio storico urbano”. Legambiente con la campagna #Salvailsuolo promuove la petizione europea People4Soil per arrivare all’approvazione di un testo legislativo di riferimento per tutti gli Stati Membri, che tuteli il suolo da cementificazione, degrado e contaminazione. 
Roma. Anni Sessanta. In piazza del Popolo, intorno ai tavolini del celebre Caffè “Rosati” o del “Canova”, così come negli spazi della “Galleria della Tartaruga” di Plinio De Martiis (vero “collettore” di giovani promesse dell’arte italiana) o in quella vicina de “La Salita” di Gian Tomaso Liverani – in un clima di grande euforia da boom economico e da felliniana “dolce vita”- era solito ritrovarsi il gotha dell’intellighenzia capitolina, ma non solo.
(alcuni presentati in mostra dallo stesso De Martiis): dai vari Raushenberg ai Cy Twombly -che nel ’57 si trasferì definitivamente nella capitale- fino ai Rothko, all’italoamericano Scarpitta (che poi tornerà a New York con il gallerista Castelli), ai Franz Kline e ai De Kooning. E proprio qui, in questo clima di vulcanica ebollizione e contaminazione artistico-culturale, nasce la cosiddetta “Scuola di piazza del Popolo”, la cui esperienza (fatta di individualità e creatività operative assai diverse) viene, forse un po’ troppo semplicisticamente, catalogata sotto la voce generica di “Pop Art italiana”. Definizione da approfondire, come appare ben chiaro nella bella mostra che alla “Scuola” dedica, fino al prossimo 8 aprile, la Galleria “Accademia” di Torino. Curata da Francesca e Luca Barsi, che dal padre Pietro – raffinato gallerista, mancato nel ‘92- hanno ereditato tutta la passione per l’arte insieme alla storica Galleria aperta nel ’69 in via Accademia Albertina 3/e, la rassegna
ospita una ventina di opere a firma di un poker d’artisti ritenuti i veri iniziatori dell’importante “sodalizio” romano: dalle celebri “Finestre” e “Persiane” di Tano Festa ai singolari “paesaggi anemici” di Mario Schifano, fino agli “argenti” di Giosetta Fioroni (oggi 84ennne, la sola in vita del Gruppo) e alle tele di forte carica politico-simbolica di Franco Angeli. Figure eccentriche, “artisti maledetti”, grazie ai quali – dopo l’ubriacatura dell’informale – alla Biennale di Venezia del ’64 si ufficializzò la nascita della Pop Art italiana. Con tratti assai diversi e autonomi per specificità culturale rispetto alle similari esperienze americane, poiché “la capitale italiana – per dirla con De Martiis – durante gli anni Sessanta è una città aperta sul palcoscenico del mondo, che intrattiene una sorta di rapporto ‘eroico’ con l’America”. Concetto ben chiaro nei contenuti evidenziati in mostra, che superano i semplici fini estetici o banalmente provocatori propri di certa parte della Pop Art americana, per diventare “schermi” – come i quadri di Angeli – attraverso i quali abiurare le immagini del potere, delle dittature (aquile romane, svastiche e quant’altro), così come del più
generico consumismo e della violenza. Spesso mediante quella tecnica della “reiterazione” delle immagini che troviamo anche nei quattro “ritratti argentei” della Fioroni (sue anche le bellissime maioliche policrome di recentissima produzione), progetto per opera unica esposta alla Biennale di Venezia del ’64. Più “oggettuale” in genere la progettualità di Tano Festa, di cui la rassegna presenta anche una suggestiva rivisitazione in chiave pop – sulle orme del mitico Warhol – de “La primavera” del Botticelli. Davvero interessante, infine, il “Paesaggio”, smalto su tela del ’70, di Mario Schifano, leader del Gruppo: paesaggio “appiattito” (altro dalle prime prove pop di “Koka-Kola” del ’61), dove la memoria pare evocare con voluta parsimonia cromatica la rappresentazione di un’inquieta e inquietante natura. Degli stessi anni anche i primi film in 16 mm del “piccolo puma” (così Parise definiva Schifano per la sua eleganza felina), che ne faranno una delle figure centrali del cinema sperimentale italiano.
Non fosse diverso il contesto sociale e differente pure l’epoca, si potrebbe parlare – parafrasando un noto film anni ’70 – di “Torino violenta”.
caso, durato dieci ore, ha avuto come vittima uno studente 18enne. Un ‘branco’ di cinque giovani, di origine marocchina, lo ha minacciato con un coltello per farsi consegnare il cellulare, un overboard, qualche decina di euro e i suoi vestiti. Rientrato a casa ha raccontato l’episodio ai genitori e sporto denuncia. La sua descrizione ha portato a un arresto. Nel secondo episodio tre giovani sono stati presi a calci e pugni. I rapinatori, italiani, due di 18 anni e uno di 22 anni, hanno rubato zaino e bicicletta: sono stati arrestati.