redazione il torinese

Incidente stradale: non è sempre utile ascoltare l’assicurazione

Negli ultimi anni il legislatore ha partorito normative sulle assicurazioni che, pur pubblicizzate come strumenti per un veloce risarcimento, non sempre hanno fatto gli interessi dei consumatori; pensiamo all’indennizzo diretto. Da una piccola riflessione iniziale possiamo trarre una semplicistica conclusione, ovvero che se ci si affida direttamente alla propria assicurazione, dovendo essa stessa pagare, difficilmente si otterrà il dovuto. Allora merita contrapporre a tale anomala stortura una strategia difensiva efficace.

 

In caso di sinistro stradale tra due o più veicoli coinvolti, in seguito al patimento di un infortunio fisico, è sempre più difficile ottenere un congruo indennizzo. Infatti le compagnie assicurative, per il tramite dei loro liquidatori, tentano sempre di risarcire meno del dovuto. Grazie alla consulenza di tecnici specializzati in materia di responsabilità civile ed RC auto, l’Adusbef può fornire assistenza ed utilissimi consigli per ottenere quanto dovuto dalle compagnie assicurative!

A mero titolo esemplificativo, per i consumatori è sempre opportuno provvedere alla redazione della diffida a norma delle prescrizioni del codice delle assicurazioni, oltre alla valutazione della documentazione medica, e contattare un medico legale di fiducia e di parte, che attribuirà la giusta percentuale del danno biologico patito, onde poter sostenere una trattativa con il liquidatore incaricato dalla compagnia assicurativa volta ad ottenere un congruo risarcimento. Naturalmente si auspica sempre una chiusura bonaria della vicenda per ottenere un giusto risarcimento; qualora ciò non avvenga, aver seguito tutte le prescrizione nella fase precedente la trattativa e durante la trattativa stessa consente al consumatore di non avere contestazioni formali in giudizio, e mette nelle condizioni il Giudice di entrare nel merito della vicenda e, pertanto, far ottenere quanto dovuto.

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Avv. Giuseppe Sbriglio

Associazione Consumatori Adusbef

011306444 3383510937

e mail : g.sbriglio@gmail.com

 

“Fiera di Primavera” a Druento

La Proloco Druento, con il patrocinio del Comune di Druento, presenta la “Fiera di Primavera 2017”, la consueta manifestazione stagionale che si terrà a Druento (To) sabato 29 e domenica 30 aprile.Dopo la cena di inaugurazione con canti e balli di sabato sera presso la tensostruttura della Proloco in piazza Oropa, domenica 30 la Fiera Commerciale e Artigianale lungo via Roma e via Torino con espositori provenienti da tutto il Piemonte (lo scorso anno erano più di 100!). Sin dal mattino dunque bancarelle di aziende agricole con prodotti locali, artigiani e hobbisti, produttori di food & beverage faranno da gioiosa cornice agli eventi culturali della Fiera: la mostra collettiva e pittura dal vivo con laboratori di colore per i bambini in piazza XII Martiri; la mostra di fine anno dell’Unitrè presso il Centro Culturale San Sebastiano. E a pranzo tutti insieme a far festa con la Proloco sotto la tensostruttura in piazza Oropa, dove vi sarà anche per i più piccoli un Luna Park dedicato.

I Granata vincono in trasferta: 3-1 con il Chievo

I Granata vincono  in trasferta 3-1 contro  il Chievo Verona. Il Toro è quindi al nono posto in classifica. Nel secondo tempo i goal, con il risultato sbloccato  al 7′ da Ljajic, poi il raddoppio di  Zappacosta,  febbricitante e subentrato all’infortunato De Silvestri al 24′. Pellissier segna invece  al 20′ della ripresa, ma Iago Falque conclude sul 3-1 finale. I giocatori del Toro erano schierati con il 4-2-3-1,  modulo che valorizza l’ attacco. Non segna capitan Belotti, ma dà ottima prova in campo. Per il Chievo è  la quinta sconfitta consecutiva.

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Foto di Claudio Benedetto: www.fotoegrafico.net

Lo chef, il corsaro e l’oca di Savigliano

2a parte

Fatte queste premesse (vedi la prima parte dell’articolo pubblicata lunedì 17 aprile u. s. su Il Torinese – ndr), vi devo raccontare che, qualche settimana fa, sono andato a Saluzzo all’inaugurazione di “Casa Pellico”, un nuovo ristorante aperto al n. 5 di Piazzetta dei Mondagli, nel palazzo storico dove il 25 giugno 1789 nacque lo scrittore e patriota italiano Silvio Pellico. Solo qualche parola per raccontare il contesto e Saluzzo. Ci troviamo in uno degli angoli più caratteristici di questa cittadina cuneese, non molto distanti dalla suggestiva Via Volta (l’antica via dei Porti Scur), che tutti i sabati ospita il cosiddetto “mercato delle donne” (el mercà d’le fômne), dove confluiscono le piccole produzioni tipiche delle aziende agricole locali.

Siamo nel centro storico su cui domina la Castiglia (l’antico castello), una volta capitale di un marchesato che ha saputo conservare la sua autonomia per oltre 5 secoli (dal XII° al XVII° secolo), resistendo all’espansionismo di Casa Savoia, a cui, in una certa fase, ha conteso il predominio sul Piemonte. La città vecchia è tutto un susseguirsi di viuzze acciottolate, ripide gradinate, eleganti palazzi nobiliari, chiese, campanili e la torre civica, che insieme compongono lo skyline caratteristico della città. Dall’alto della collina su cui è adagiato il borgo antico, la vista può spaziare dalle Alpi Cozie, sovrastate dal Monviso, alla pianura, ricca di frutteti ora in piena fioritura e che fra qualche mese si coloreranno di albicocche, pesche, “ramasin” e, quindi, mele, pere e kiwi. Nelle giornate terse, si arriva a intravedere Torino, lontana nella pianura.Entriamo nella cucina di “Casa Pellico”, dove troviamo lo chef Marco Roberto, trasferitosi qui dopo aver gestito per oltre vent’anni il Ristorante D’Andrea di Barge, assieme all’insostituibile Mara, che continua a curare la sala e la cantina. Conosco Marco da molti anni ed è un cuoco curioso, un attento esploratore delle risorse alimentare del suo territorio, alla continua ricerca dei produttori virtuosi che ne custodiscono la biodiversità: la sua cucina è il frutto di queste indagini, con la capacità di reinterpretare le ricette tradizionali e una giusta dose di innovazione. Ogni incontro con Marco è l’occasione per parlare di un nuovo produttore che ha avuto modo di scoprire e sedersi ai tavoli del suo ristorante è la piacevole opportunità di scoprire il risultato delle nuove collaborazioni.

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Uno chef che ama il suo territorio, sottolinea Marco, si trova nella posizione privilegiata per conoscere le nuove iniziative nella produzione agroalimentare sostenibile, diventa un riferimento autorevole per i piccoli produttori, è il crocevia tra chi produce e chi vuole conoscere l’anima, il gusto vero del luogo”. Il menù di “Casa Pellico” è coerente con questa filosofia e ti offre nel piatto lo scorrere delle stagioni, raccogliendo il meglio di quanto propongono i piccoli produttori locali (molti dei quali iniziano a essere certificati bio) e il vicino el mercà d’le fômne, proporrà sicuramente nuovi spunti. Mi permetto di dare qui un suggerimento a Marco: è utile indicare con buona evidenza sul menù il nome del produttore che fornisce la materia prima, per dare rilievo e visibilità al suo lavoro. Ogni prodotto da il meglio di sé nell’area dove è nato. Per questo occorre far conoscere la storia degli alimenti e chi lavora in cucina per cuocere il cibo, non può comprarlo all’ingrosso o magari al supermercato: deve scegliere e conoscere direttamente i produttori, farsi raccontare i loro piccoli segreti e la storia di ogni prodotto per poter a sua volta interpretarlo e presentarlo nel modo migliore. Se i ristoratori cercano localmente i prodotti principali per preparare i loro piatti, oltre a contribuire a ricostruire efficienti relazioni economiche, possono garantire preparazioni eccellenti, con materie prime fresche, legate alla stagionalità e con costi di trasporto ridotti, garantendo ai propri clienti la certezza di provare a tavola esperienze sensoriali uniche, con cibi controllati e rintracciabili.

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Noi siamo quello che mangiamo e, dunque, noi siamo anche quello che produciamo. Ogni città, assieme alla campagna con cui si relaziona, si riconosce in ciò che produce. L’identità di un territorio si forma e si manifesta attraverso il cibo, che è la sua anima più profonda. Pare che 4 italiani su 100, quando vanno al ristorante, non ricerchino piatti tipici, Gli altri 96 però si, cercano qualcosa per cui valga la pena andarci! Ecco allora un semplice suggerimento per chi fa ristorazione: interpretate il vostro territorio, date risalto alla ricchezza che ci sta intorno, offrite visibilità e collaborazione ai piccoli produttori virtuosi che possono fare la differenza per le vostre proposte. E’ bene continuare a cercare i prodotti che stanno scomparendo e proporli ai clienti, spiegando loro perché è così importante tutelarli. Il mercato non riconosce più alcun valore alle cose semplici e buone, tende a massificare tutto e a banalizzare il nostro cibo, difendiamo la biodiversità , fatta di razze e varietà locali e di prodotti frutto di saperi secolari.Resistete alle proposte sconvenienti della GDO e dell’industria: sarete, saremo tutti più felici!All’inaugurazione di “Casa Pellico” sono intervenuti in tanti, anche alcuni produttori di cui vi ho fatto cenno: tra questi, Marco mi ha presentato il “corsaro”, Edoardo Bresciano. Di lui vi parlerò nella prossima puntata, offrendovi anche una ricetta proposta dal nostro chef Marco.

Ignazio Garau

Presidente Italiabio

ciao@italiabio.net

 

 

Al via “Barattolo”, il nuovo “suk”

Prima domenica per ‘Barattolo’, il nuovo mercato del libero scambio ideato dalla Giunta comunale per tentare porre fine al ‘suk’ abusivo che tante polemiche aveva suscitato. Gli espositori sono arrivati nel quartiere Vanchiglietta, in via Carcano a Torino, dove si trova l’isola ecologica dell’Amiat, nella zona compresa tra i campi da calcio, la zona  industriale e il cimitero monumentale. Sono circa quattrocento i venditori con la loro merce davanti al parco Colletta. Ingente il presidio delle forze dell’ordine. Il Comune ha scelto questa “location” poiché è lontana dalle abitazioni.

 

(foto: archivio il Torinese)
   

“Manovrina” a 5 stelle per ridurre i tagli alla cultura e al welfare

Si prevedono nuovi fondi per cultura e welfare nel bilancio di previsione del Comune, in base agli emendamenti dei consiglieri e della giunta Appendino. Verranno discussi nelle prossime sedute della Sala Rossa . la “manovrina” dovrebbe valere 4 milioni di euro, ottenuti da fondi di riserva. Nelle  intenzioni del Movimento 5 Stelle andranno a incrementare i capitoli di spesa in un primo tempo ridotti per raggiungere il pareggio di bilancio. Ingente la somma spostata dagli emendamenti dei consiglieri, 3,5 milioni: una volta  approvati dal Consiglio verrebbero prelevati dal Fondo crediti di dubbia esigibilità. Invece,  2,8 milioni dovrebbero  servire per le agevolazioni Tari, 250mila euro per il Teatro Stabile, mentre 300mila euro saranno impiegati per il Museo del Cinema e 290 mila euro per gli adulti in difficoltà. Gli emendamenti della Giunta contano infine di recuperare un milione  da un altro fondo di riserva per aumentare  le risorse a favore delle scuole paritarie, Fondazione Torino Musei e Museo del Risorgimento.

 

(foto: il Torinese)

Uomo disperso in Val Susa

Un uomo di 46 anni è disperso sul Rocciamelone, in Val Susa, in zona Mompantero. Ieri non è rientrato dopo un’escursione presso il rifugio La Riposa. I vigili del fuoco e il soccorso alpino sono impegnate nella ricerca, resa difficile dalla nebbia presente nell’aerea.

 

(foto: archivio)

Linea di confine. Spigolature di vita e storie torinesi

Di Pier Franco Quaglieni

25 aprile. E’ una festa nazionale che dovrebbe unire tutti. Ad alcuni la parola nazionale resta incomprensibile ed ostica. Vorrebbero che fosse una festa politica riservata solo a pochi. 

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Torino – Liguria da terzo mondo

I treni che collegano Torino e la Liguria rappresentano un problema irrisolto.In passato ci si lamentava della loro snervante lentezza,oggi è in gioco l’incolumità dei viaggiatori.Cio’ che è successo domenica scorsa quando il Ventimiglia- Torino è arrivato a destinazione con ore di ritardo a causa del vandalismo di magrebini ubriachi( colpevolmente rimasti senza reale sanzione) ,non è un caso isolato. Circolano impunemente sui treni extra-comunitari che sistematicamente non pagano il biglietto e diventano molesti nei confronti degli altri viaggiatori,accanendosi anche sui sedili e sui servizi igienici,rendendoli inservibili. Il capotreno,lasciato solo, non è in grado di affrontare le emergenze perché ne va della sua stessa incolumità personale. > È una situazione non tollerabile che i prefetti di Torino, Cuneo,Savona,Imperia devono affrontare con i poteri loro conferiti. Con assoluta fermezza.Altrimenti lo Stato non esiste più.Piangere sul latte versato,come si sta facendo in questi giorni non serve a nulla,occorrono provvedimenti severi e adeguati che consentano di guardare all’estate con un minimo di serenità. Il diritto dei viaggiatori o,come vengono chiamati oggi,clienti,deve essere garantito senza rimpalli tra l’ uno e l’altro che rischiano su suscitare il ridicolo

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25 aprile

A Torino sarà Lidia Menapace a ricordare la festa della Liberazione. C’è da augurarsi che gli anni la rendano super partes,evitandole le figure del passato quando, come membro della Commissione Difesa del Senato, contesto’ le Frecce Tricolori. In effetti, la sen. Menapace non può essere considerata in base a quell’infortunio perché la sua storia è molto più ricca e complessa. Credo che andrò ad ascoltarla perché il 25 aprile segnò la fine della guerra , la liberazione dal giogo nazifascista, l’inizio della primavera della nuova democrazia italiana. E’ una festa nazionale che dovrebbe unire tutti. Ad alcuni la parola nazionale resta incomprensibile ed ostica. Vorrebbero che fosse una festa politica riservata solo ad alcuni. Mi è spiaciuto che la mia persona di storico ad alcuni non sia andata a genio a Savona per la cerimonia del 24 aprile. L’Anpi, con cui ho ottimi rapporti in Liguria, non c’entra affatto. Per evitare polemiche ho rinunciato all’orazione che il Sindaco Caprioglio mi aveva invitato a tenere. Si tratta di alcuni faziosi che non riconoscono, soprattutto per ignoranza, la funzione storica della Federazione Italiana dei Volontari della Libertà, la FIVL di Cadorna, Mattei, Mauri, Taviani. Tra i liberatori di Savona ci furono Enrico Martini Mauri e Lelio Speranza ,ma la memoria storica latita quando prevale il settarismo. La “rossa primavera” di cui parlava il mio amico Davide Lajolo che ebbe sempre il massimo rispetto per il fazzoletti azzurri di Mauri, non corrisponde alla realtà storica. Sventoliamo il tricolore il 25 aprile e rinunciamo alle bandiere di partito. Ad Alassio ,dove sarò il 25 aprile insieme al Sindaco Canepa e agli amici dell’Anpi, fanno da tempo così.25 aprile festa tricolore, non festa di parte.

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Gozzano-attraverso Marina Rota- è arrivato a Cattolica 
Marina Rota, elegante e raffinata scrittrice torinese, ha ricevuto il 21 aprile il Premio internazionale “Città di Cattolica” per il suo bel libro Amalia se voi foste uomo….Ispirandosi all’epistolario intercorso fra Guido Gozzano e la poetessa Amalia Guglielminetti, la Rota  ha individuato i dodici snodi fondamentali della loro tormentata liaison, traendone altrettanti sonetti in stile gozzaniano, dando voce alla ‘bella arte fatta di parole’  dei due letterati. Le atmosfere della Torino inizio Novecento, percorsa da carrozze e tramvai, e ricca di fermenti artistici e culturali, fanno da sfondo allo sfuggente Guido e all’appassionata Amalia. Ricordo Franco Antonicelli che leggeva Guido Gozzano e mi è rimasta in mente  una lettera di Guido ad Amalia rivelatrice dell’animo tormentato del poeta, filtrato attraverso  il disincanto .  Come scrive Vittorio Sgarbi nella sua prefazione, un transfert prodigioso, in cui Marina Rota dà voce alla sua “ossessione gozzaniana” per consentire ai due protagonisti di raccontare ai lettori di oggi la loro storia. Lo scorso anno ho ricordato in più occasioni Gozzano nel centenario della sua morte a Torino, Agliè ed Alassio, un poeta  di cui mi innamorai al liceo. Ho colto nel 2016 le distanze che separano i giovani soprattutto ,ma non solo loro,  dalla sua poesia:  il nostro tempo che disprezza  “ogni cosa gentile”, avrebbe detto Catullo, è lontano dai suoi versi carichi di ironia e di allusioni ad un mondo che non c’è più. Gozzano resta tuttavia  importante perché ,come ha scritto Franco Contorbia ,capì che  gli “idola” di massa rappresentati da un certo tipo di religiosità intollerante  ,dalle ideologie presuntuose  e dai nazionalismi sanguinari , sarebbero stati forieri di tragici inganni, come accadde in tutto il secolo scorso ed   anche in quello attuale.   Lo stravagante e trasognato poeta crepuscolare a molti  apparve sterilmente  scettico; invece, sulla lunga distanza ,ci sembra soprattutto lucido, anzi lucidissimo rispetto alla maggioranza degli intellettuali del primo Novecento che si lasciarono travolgere dai miti .  Marina Rota ci fa rivivere, in modo intenso ed insieme leggero,  un’atmosfera ormai rarefatta difficile da cogliere persino al “Meleto” di Agliè, visitando quel salotto di Nonna Speranza che le sorelle Conrieri hanno difeso e salvato dal tempo e dalla rovina: un’operazione squisitamente gozzaniana.

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L’Abbazia  di Staffarda

L’Abbazia cistercense  di Staffarda, fondata tra il 1122 e il 1138,come ha documentato un servizio del Tg Piemonte, sta cadendo in pezzi. Essa è proprietà di quell’Ordine Mauriziano che troppo frettolosamente venne liquidato, senza neppure considerare il dettato costituzionale che ne stabiliva la rilevanza. Con Dario Cravero, Marco Laudi e pochi altri ci battemmo inutilmente  per farlo vivere. Era stato l’Ordine presieduto da uomini come Badini Confalonieri e Fusi. Oggi la Fondazione Mauriziana, privata di terreni e tenute, vendute altrettanto frettolosamente, non ha i fondi necessari per fare la manutenzione ,né ordinaria né straordinaria, di un gioiello architettonico e religioso  così legato alla storia piemontese. Il  suo splendido chiostro è transennato, i pavimenti  sono sconnessi. Il visitatore rimane esterrefatto. L’abate dell’abbazia si è espresso in termini sconsolati nell’intervista concessa al TG.E’ indispensabile intervenire e intervenire  subito. Sembra però  che nessuno sia interessato alle sorti dell’abbazia. Se penso all’avv. Giacomo Volpini che quasi trascurava la sua professione per studiare Staffarda e scrivere articoli e libri oggi dimenticati, mi si stringe il cuore. Volpini era originario di Modica, ma sentiva forte il legame con quel pezzo di Piemonte tra Saluzzo e Cavour. Inorridirebbe vedendo che la foresteria viene usata per matrimoni e feste da un ristorantino  attiguo all ‘abbazia. La Fondazione, nata sulle ceneri dell’Ordine, che è proprietaria della palazzina di caccia di Stupinigi, naviga da anni a vista tra debiti e crediti che non riesce ad esigere. Che tristezza, se consideriamo la storia multisecolare dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, una dignità cavalleresca sabauda  e italiana ,seconda solo all’Ordine Supremo della S.S. Annunziata.

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Bozzello, un esempio per i giovani 
Sabato nella sua Castellamonte, di cui è stato sindaco, sono stati festeggiati i 70 anni di impegno socialista del sen. Eugenio Bozzello che da operaio della Fiat divento’ questore del Senato della Repubblica. Bozzello è stato ed e’ un uomo coerente ,da quando , ventenne, nel 1947, divento’ militante socialista . Un riformista nenniano  che non ha subito il fascino delle sirene filocomuniste, ma è rimasto socialista anche quando, dopo la caduta di Craxi, ci fu un fuggi- fuggi dal PSI .Un uomo semplice, schietto, capace di forti sentimenti.  Mario Soldati lo stimava molto proprio per la sua schiettezza . Un volto umano del socialismo. Quando molti tendevano a dimenticare Aldo Viglione, il presidente della Regione per antonomasia, fu Eugenio a promuovere insieme a me e a Luigi Sergio Ricca un suo ricordo pubblico. Fra poco Bozzello compirà 90 anni . Fin da adesso un augurio sincero: ad multos annos ! Bozzello, un socialista vero che anche i liberali come me stimano ed apprezzano. Un esempio di democratico senza macchia e senza paura, un esempio per giovani di oggi.

 

Federica lavora a maglia con le braccia, le dita e manici di scopa

QUARTA PUNTATA – Viaggio nel vasto mondo degli hobbysti, tra chi per sopravvivere alla crisi sta cercando di trasformare in mestiere una passione

 

Simbolo dell’arm-knitting e del finger-knitting

C’è un passato di grande spessore professionale alle spalle di Federica Negro, 43 anni, approdata sulla piazza della “manualità creativa” torinese da poco più di un anno e mezzo. Per quasi 20 anni ha lavorato come psicologa: prima in una comunità per minori, poi nel settore riabilitativo, infine si è dedicata alla cura degli adulti dalle dipendenze. “Un ambiente estremamente delicato, che ogni giorno ti mette in contatto con i lati più oscuri, e al tempo stesso profondi, dell’essere umano”, racconta. Un ambiente dal quale è uscita con le ossa spezzate. Ritrovatasi sola, senza lavoro e con due figli da mantenere, ha bussato a tante porte. Ma tutte sono rimaste chiuse.

“Mi sono rimboccata le maniche, nel vero senso della parola: sono sempre stata molto fantasiosa e creativa, ho messo a frutto le mie capacità. Non sapendo usare i tradizionali ferri da calza e neppure l’uncinetto – spiega – ho incominciato a lavorare a maglia utilizzando le braccia e le dita per creare sciarpe, berretti e accessori. si chiama arm-knitting e finger-knitting, Ed è una tecnica che consente di realizzare in tempi abbastanza rapidi modelli stravaganti, in linea con le attuali tendenze della moda. Mentre per fare le coperte utilizzo i manici delle scope”.

Intrecciando a mano la fettuccia e modellando le paste polimeriche, Federica crea anche una linea di bigiotteria. Quindi compra un gazebo, due cavalletti e una plancia di legno e incomincia a vendere le sue creazioni nei mercatini degli hobbisti.

Certo non è facile affrontare da sola le operazioni di carico e scarico dell’auto, montare il banco e poi ritirare tutto dopo una giornata trascorsa tra i capricci del tempo. “Ma la gioia che ti pervade quando le tue creazioni vengono apprezzate – confida – ti ripaga di tutti i disagi. Purtroppo però i complimenti non danno da mangiare”. Con i soli frutti del suo ingegno Federica non riesce a guadagnare abbastanza. Integra quindi la sua produzione con un altro articolo più redditizio: oggettistica e bigiotteria realizzata in alluminio da Shadi, secondo l’antica tradizione artigiana siriana. Compra i pezzi, li assembla e li rivende. La gente si avvicina al banco attratta dalla straordinaria brillantezza di questi oggetti, e così scopre anche gli altri prodotti.

A Federica piace l’ambiente che ha trovato nei mercatini degli hobbisti: “Non potrei rinunciare al contatto con la gente. Andrò quindi avanti in questa direzione, coltivando il sogno di avere un giorno una bottega tutta mia. Non un negozio, proprio una bottega”. Ha le idee chiare Federica, sa esattamente dove vuole arrivare: “A Bussana Vecchia, sulla collina alle spalle di Sanremo. Abbandonata alla fine del 1800 a causa di un violento terremoto che ne ha devastato il borgo medioevale, oggi ospita una comunità di artisti provenienti da tutto il mondo. Ecco, è in questo villaggio artistico che vorrei vivere, dando libero sfogo a tutta la creatività che c’è in me e che a poco a poco sta venendo fuori, dopo tanti anni, troppi, passati con la sicurezza economica di un lavoro dipendente, ma con la tristezza nel cuore”.

Paola Zanolli

 

“Partizani”, docu-film sulla Resistenza italiana in Montenegro

Il 24 aprile a Omegna e Baveno (Vb), il 26 a Ivrea (To) e Alessandria, il 27 a Borgosesia (Vc) , il 28 a Trino (Vc), e il 29 a Bobbio Pellice (To)

 Prosegue con nuovi appuntamenti il ciclo di proiezioni del docufilm Partizani.La Resistenza italiana in Montenegro”.

Il 24 aprile a Omegna (Vb), ore 11,30, al Cinema Teatro “Sociale”,  e Baveno (Vb) ,ore 21,00, Sala della Biblioteca ; il 26 a Ivrea (To), ore 19,30 al Cinema Politeama; sempre il 26 ad Alessandria, ore 10.00 al cinema teatro Alessandrino; il 27 a Borgosesia (Vc), ore 21 al cinema Lux ; il 28 a Trino (Vc) , alle 21 al Teatro Civico,  e il 29 a Bobbio Pellice (To), ore 17.00 presso la Dogana Vecchia.

Eric Gobetti, giovane e brillante storico torinese, autore di libri importanti come “Alleati del nemico. L’occupazione italiana in Jugoslavia 1941-1943” (Laterza,2013), “Nema problema! Jugoslavie, 10 anni di viaggi” (Miraggi,2011) e “Sarajevo Rewind” (Miraggi,2016) ha realizzato questo documentario con il supporto dell’Istoreto e del Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte. Il filmato ha ottenuto la qualifica di film d’essai, aggiudicandosi il premio Opera prima  al 22° San Giò Verona Video Festival. Il documentario si avvale di moltissime immagini di repertorio del tutto inedite, ritrovate presso le famiglie dei reduci e conservate oggi all’Archivio cinema d’impresa di Ivrea oltre ai materiali dell’Archivio della televisione di stato della Serbia (Rts) e dell’ Associazione nazionale veterani e reduci garibaldini (Anvrg). La colonna sonora originale è stata realizzata dal noto chitarrista (ex-CSI), Massimo Zamboni. Il cuore del film è rappresentato dalle testimonianze di reduci, in gran parte piemontesi, che hanno vissuto l’esperienza straordinaria della Divisione partigiana italiana Garibaldi. Si tratta di circa ventimila soldati italiani che, dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943, decisero di non arrendersi e di aderire alla Resistenza jugoslava. Ufficiali e soldati italiani combatterono insieme ai partigiani jugoslavi di Tito: quegli stessi che – al fianco dei tedeschi – gli italiani avevano combattuto ferocemente fino a poche settimane prima. Il 9 settembre del 1943,  ai piedi del monte Trebjesa, aNikšić, in Montenegro, poco dopo l’alba l’artigliere  Sante Pelosin, detto Tarcisio, fece partire il primo colpo di cannone contro una colonna tedesca che avanzava verso le posizioni italiane. Fu quello l’atto iniziale della “scelta” di questi eroi semplici, che combatterono anche il freddo, la fame e una devastante epidemia di tifo, pagando con tremende sofferenze una scelta di campo tesa a riscattare – nella terra degli slavi del sud, lontano dall’Italia – la dignità del proprio paese. Un’esperienza eroica e drammatica, che si concluse nel marzo 1945 con il rientro a casa di meno della metà dei primi partigiani.

Questo film contribuisce dunque a dare il giusto riconoscimento alla vicenda della divisione Garibaldi, una storia in gran parte caduta nell’oblio, mai entrata veramente nella memoria pubblica italiana. Le proiezioni – programmate in tredici località della Regione – saranno tutte a ingresso libero e gratuito. Sarà presente, in ogni occassione lo stesso Eric Gobetti per presentare il film e condurre il dibattito dopo la proiezione.