redazione il torinese

Rodotà il “laico furioso”

di Pier Franco Quaglieni

E’ mancato ad 84 anni il prof. Stefano Rodotà ,enfant prodige della cultura giuridica italiana che ad appena 22 anni iniziò a collaborare al “Mondo “di Pannunzio. Si è subito alzato un coro volto a fare “santo subito”(sia pure santo laico) Stefano Rodotà che ha cavalcato la politica e il giornalismo italiani per molti decenni. Sicuramente fu un uomo di rara intelligenza e di indiscutibile cultura. Ebbi modo di conoscerlo dopo una sua conferenza ai “Venerdì letterari” torinesi. Irma Antonetto me lo presentò, ricordando che Rodotà era stato un collaboratore del “Mondo “di Pannunzio.  Mi bastò poco per capire che il suo modo di essere laico non era il mio e che soprattutto il suo radicalismo era diventato un radicalismo di sinistra con tendenza predominante a non avere nemici a sinistra. Un po’ come accadde al torinese  Franco Antonicelli che passò da liberale a sostenitore indulgente di “Lotta Continua” in un crescendo di spostamenti a sinistra che stupirono gli stessi comunisti che lo elessero senatore nel ’68 e nel ’72.Per Antonicelli valeva il mito di Gobetti e del suo rapporto con Gramsci che finiva per legittimare  i suoi spostamenti graduali a sinistra, fino a giungere a quella più estrema, ignorando i pericoli stessi del terrorismo che stava nascendo.  Una scelta rispettabile, quella di Rodotà, ma certo  molto lontana da Pannunzio di cui egli, al contrario di Scalfari, non si considerò mai continuatore. Anzi ,ebbe ben chiara la sua cesura definitiva con il mondo liberale a cui forse non appartenne mai, neppure quando scriveva sul “Mondo”.

***

In quella cena organizzata da Irma Antonetto avemmo modo di constatare che ambedue amavamo la buona cucina, un lato che non avrei mai pensato di trovare in Rodotà che appariva ,nella sua figura snella, quasi un asceta. Quello gastronomico  finì di essere il discorso predominante della serata, salvata dalla presenza di altri ospiti. Nel 1979, quando Marco Pannella convinse Leonardo Sciascia a candidarsi nel partito radicale ,lui si candidò come indipendente nelle liste del PCI. Una volta Lucio Libertini, che non disdegnava la sincerità e anche la battuta cattiva ,mi disse che la “Sinistra indipendente “ era indipendente da tutto fuorché dal Pci che eleggeva i suoi candidati con preferenze certe e collegi blindati. In effetti qualche indipendenza Rodotà seppe mantenerla perché non si può dire che si sia sempre allineato con il Pci. Nello stesso PDS non si sentì mai a casa sua. Eletto presidente del partito con Occhetto segretario, si dimise dalla presidenza di un partito in cui la conflittualità tra il vecchio e il nuovo apparve subito ingovernabile. Al Salone del libro  del 2009 mi capitò di ascoltarlo quando presentò il suo libro “Perché laico” edito da Laterza e tenne una lezione magistrale  sulla laicità che meriterebbe di essere riletta. Il suo non fu un discorso laico ,ma laicista o, se vogliamo ,da ” laico furioso” per dirla con  la celebre definizione di  Gianfranco Bosetti. Rodotà non aveva assolutamente recepito la distinzione fatta da Bobbio in modo molto lucido tra laicità e laicismo, due modi di pensare che possono giungere all’incompatibilità . Il laico è aperto al dialogo anche con chi non vuole il dialogo ,il laicista è settario, chiuso nelle sue certezze ideologiche inossidabili, come il cuneese Odifreddi o il milanese Gioriello o il torinese Viano.  Essere laici non  significa essere miscredenti, insegnava Alessandro Passerin d’Entrèves ,ma la scuola liberale che parte da Francesco Ruffini e giunge a Passerin, era cosa quasi sconosciuta al prof. Rodotà.

***

Quando pubblicai con Girolamo Cotroneo  nel 2010 i discorsi di Cavour sui rapporti tra Stato e Chiesa da Rubettino, volli rimarcare la necessità di una distinzione netta rispetto ad una interpretazione distorta  del pensiero di Cavour visto come un anticlericale settario anziché come uno statista capace di mediare tra le ragioni di una libera Chiesa in un libero Stato.  Il mondo di Rodotà  era un insieme di certezze e di dogmatismi laici in cui la religione non doveva avere diritto di cittadinanza. Non capì che essere laici significa anche diffidenza verso le semplificazioni delle ideologie presuntuose, anzi superbe del secolo scorso. Il liberale Zanone sul tema aveva pienamente centrato il discorso antiideologico incluso nel concetto di laicità. Il mondo liberale si fondava e si fonda sulla libertà religiosa, sulla libertà di essere credenti, non credenti o diversamente credenti. Un’idea che aveva perfettamente colto  anche Marco Pannella. La laicità liberale è soprattutto ed  essenzialmente  rispetto per le idee di tutti, senza irrigidimenti giacobini. Se Alessandro Galante Garrone si definì un ”mite giacobino”, Rodotà con le sue prese di posizione rigide si rivelò un giacobino assolutamente poco mite. Onore al merito per  aver tenuto salde per decenni le sue convinzioni, ma tra lui e il mondo liberale c’era un abisso che si è ampliato nel corso degli anni. E’ quasi incredibile che una figlia di Benedetto Croce, Elena, lo avesse introdotto al “Mondo “ di Pannunzio. Elena era tanto diversa da Alda, da Lidia e da Silvia Croce che mantennero saldo il loro liberalismo .Alda di cui fui amico per molti anni ,detestava Rodotà. Elena Croce fu l’autrice di un libretto dedicato allo “Snobismo liberale” che finì per diventare snobismo radical-chic con un costante  pregiudizio favorevole verso i comunisti. Come la proprietaria del “Corriere della Sera”  Maria Giulia Crespi che cacciò Montanelli e come Camilla Cederna che brindò-stando alla testimonianza di alcuni amici – quando  Indro venne ferito dai terroristi e scrisse infamie sul commissario Calabresi. Pannunzio denunciò nel 1966 la fuga degli intellettuali  verso il PCI e vide lontano. Rodotà fu, forse, l’esempio più illustre  di questa fuga verso i comunisti.

***

Egli fu naturaliter molto amico di Gustavo Zagrebelski  al cui fianco ha combattuto tante battaglie.
Anche l’ultima battaglia contro la riforma costituzionale Renzi -Boschi fu da lui sostenuta con argomentazioni veementi a fianco del professore torinese, punto di riferimento di un certo modo di pensare la politica che è quanto di meno liberale ci possa essere. Una volta laureato brillantemente a Roma, fu scoperto per la sua intelligenza da Adriano Olivetti che avrebbe desiderato averlo con sè ad Ivrea ,ma il giovane Rodotà rifiutò l’invito. Olivetti gli fece comunque accreditare 300mila lire di allora sul suo conto corrente, per aiutarlo nei suoi studi. Olivetti chiamava attorno a sè tutti i giovani brillanti  che poteva, ma ,a volte, non vide i limiti di certi suoi collaboratori, in primis ,Paolo Volponi destinato anche lui a finire parlamentare prima del PCI e poi di Rifondazione Comunista. Il cognato di Adriano, Arrigo con il quale ho intrattenuto una lunga amicizia, anche se l’ho sempre considerato un maestro, mi disse una volta che non sarebbe stato opportuno invitare Rodotà al Centro “Pannunzio”. Arrigo non poteva prevedere le evoluzioni del Rodotà-pensiero, ma anche lui seppe guardare lontano. L’aveva conosciuto nelle stanze del “Mondo” e ne aveva tratto una pessima impressione. Arrigo era l’editore del “Mondo” e fu segretario generale del partito radicale quando Rodotà era un iscritto a quel partito.Rodotà ,rifiutando l’invito di Olivetti, compì un atto di onestà intellettuale di cui bisogna rendergli merito perché le sue idee, fin da allora, erano conflittuali con quelle dell’imprenditore eporediese, affascinato anche dalla religiosità cristiana. Fu il primo Garante della Privacy, ma, durante il suo mandato, malgrado i suoi sforzi, la privacy in Italia venne sistematicamente più che mai  calpestata, anzi distrutta. Franco Pizzetti ,suo successore come Garante, colse i problemi irrisolti lasciati da Rodotà e si accorse della loro gravità. Negli ultimi anni il professore aveva scoperto il web e divenne così simpatico alla rete che Grillo lo propose come presidente della Repubblica alla fine del primo mandato di Napolitano, salvo poi insolentirlo in modo volgare. Con la sua morte l’Italia si priva di una mente molto lucida e vigile. Con le sue polemiche ha tenuto alta l’attenzione sui temi dei diritti civili, anche se la sua visione complessiva non è andata molto oltre la vis polemica.

Linea di confine. Spigolature di vita e storie torinesi

di Pier Franco Quaglieni

.

Il nuovo libro di Piero Angela – Quando La Ganga sconfisse Scalfari – Piccole ignoranze – Lapenna un gentiluomo vecchio Piemonte

***


Il nuovo libro di Piero Angela

Piero Angela con  il suo nuovo libro “Il mio lungo viaggio-90 anni di vite vissute “ edito da Mondadori, ci offre una straordinaria rassegna della sua lunga esistenza,  davvero inimitabile. Un grande torinese cittadino del mondo che ha insegnato a milioni di italiani (e non solo)
cosa sia la scienza con il linguaggio rigoroso ,e insieme accessibile, di chi sa semplificare le cose perché ne ha colto la complessità. La sua non è mai stata semplice divulgazione,come hanno tentato,senza riuscirci, i suoi imitatori. Solo suo figlio Alberto,per strade del tutto autonome, ha saputo seguire,innovandole e ampliandole,le strade aperte dal pioniere suo padre. Piero me lo fece conoscere la compianta prof. Renata Bertini che era stata una sua “fiamma “al liceo d’Azeglio di Torino e che poi scelse per compagno di vita  una delle persone più incredibili e supponenti  tra quelle che ho avuto la sventura di conoscere,un funzionario della Fondazione “Agnelli” passato in vecchiaia ai miti forcaioli di “Micromega”.Ambedue sono mancati da tempo. Angela è un liberale autentico,liberale non nel senso di un partito,ma di un metodo di vita,di un’apertura mentale senza pregiudizi. L’atteggiamento che si addice a un uomo di scienza che non può vivere se non nella “società aperta”postulata da Karl Popper. Angela ebbe un padre psichiatra che nella sua clinica ospitò tanti ebrei,rischiando la vita.  In un capitolo Piero racconta un episodio emblematico che gli fa molto onore e che forse nelle recensioni nessuno citerà. A pag. 39/40 racconta  di un giovane fascista della “Nembo” di stanza a San Maurizio Canavese dove il padre di Angela aveva la clinica. Dopo il 25 aprile 1945 il “repubblichino” (Angela usa le virgolette ) tentò di tornare in paese a riprendersi una valigia,una vera e propria follia in quei momenti in cui il sangue chiamava sangue senza pietà per nessuno. Racconta Piero : “Venne subito riconosciuto,immobilizzato e a calci e pugni,portato direttamente al cimitero per essere fucilato. Ci andai subito anch’io.E mentre il plotone di esecuzione già si preparava ,sentii dentro di me qualcosa che si opponeva a questa fucilazione.(…)Andai dal capo della squadra partigiana (…)e cercai di far rinviare l’esecuzione in attesa di capire meglio e poi decidere.Mi scansò. Quel giovane ebbe appena il tempo di gridare >viva l’Italia!< che fu crivellato nella schiena da una raffica  di pallottole.Cadde a terra  e venne portato via  mentre ancora aveva gli ultimi spasmi dell’agonia.(…) Fu impressionante per me veder uccidere un uomo a sangue freddo,quali che siano state le sue colpe.” Grande Angela,uomo libero e generoso,maestro  di chi sa rispettare il valore della vita e della dignità dell’uomo. Sempre,in ogni occasione. Quando Enzo Tortora venne arrestato e condannato ingiustamente, fu il primo a prenderne le difese,mentre tanti giornalisti lanciarono contro di lui accuse mostruose. Lo invitai a ricordare Tortora,quando venne inaugurata la piccola galleria a lui intitolata a Torino. Fu l’unico che seppe ricordare Enzo nel modo opportuno,tra tanti piccoli politicanti  che si affannavano ad appropriarsi di Tortora per ragioni di partito. Io parlai tre minuti, infastidito dalla speculazione politica inopportuna in una cerimonia ufficiale.Una speculazione a cui non potevo prestarmi. In quell’occasione nacque l’idea di premiare Alberto dopo Piero con il Premio Pannunzio. Quando Piero ricevette il Premio era in voga “Samarcanda” di Santoro ,una delle peggiori trasmissioni televisive del servizio pubblico ,utilizzato in modo impudente a scopi di parte. Parlando di Piero e della sua Tv io dissi che Piero era l’esatto opposto di Santoro. Non credo di aver sbagliato.Il nuovo libro mi conferma la calma,fredda, e pur civilmente appassionata, carriera di un fuori classe in tutti i sensi.

 

***

Quando La Ganga sconfisse Scalfari 
 Era il giugno del 1970 e il deputato socialista eletto a Torino con l’appoggio del suocero che dirigeva nel 1968 “La stampa “, Eugenio Scalfari capeggiava la lista per il Comune di Rivoli. In lista, in ordine alfabetico,c’era anche Giuseppe La Ganga. Le urne bocciarono clamorosamente Scalfari che si offese moltissimo  e segnarono il trionfo elettorale di La Ganga che divenuto assessore,inizio’ così la sua carriera politica. La Ganga,dopo la laurea,lavorava già all’Universita ‘ e creò anche a Torino il club Turati,affidato successivamente ,a persone assai meno preparate di lui che si servirono del Club per una scalata politica tragicamente finita all’epoca di Tangentopoli,quando il club si sciolse come neve al sole. Quando La Ganga si presentò  candidato alla Camera ebbe una lettera di sostegno firmata da Bobbio, Forte e Mussa Ivaldi.Fu eletto molto bene,rompendo la crosta formata dei notabili socialisti che dominavano da anni il partito. Nel frattempo Scalfari  presentatosi a Milano non venne rieletto nel 1972 ed ebbe origine da quella bocciatura il suo odio cartaginese verso i socialisti e Craxi in modo particolare. Scalfari era stato protagonista  nel 1969 di uno scontro con un vigile urbano alla stazione di Milano,durante il quale,per non pagare la multa per divieto di sosta ,urlo’ arrogantemente al vigile il solito “Lei non sa chi sono io “.  Cadde nel ridicolo e tutti i giornali diedero la notizia . parte del suo naufragio elettorale andava attribuito a quel l’episodio.Un ex presidente del consiglio regionale del Piemonte con  un tranviere disse addirittura : ” Lei non sa chi sono stato io”,ma era un ex usciere eletto presidente dopo la tragica morte di Aldo Viglione. Conobbi a Scalfari a Milano e toccai con mano la sua antipatia saccente e altezzosa e conobbi anche sua moglie Simonetta figlia del direttore de “La stampa” Debenedetti: gestiva una primaria agenzia fotografica. Mi fece pagare mezzo milione due fotografie,dopo che mi scrisse se suo padre aveva per me una particolare predilezione.Eppure queste persone sono state a capo del partito dei radical- chic con un occhio rivolto a De Mita e un altro  a Berlinguer. E ancora oggi ,ormai ultra novantenne ,un po’ meno vispo di allora,continua a pontificare. L’elettore rivolese,votando Giusi, aveva scelto sicuramente il meglio che il partito socialista potesse offrire.Giusi ,tra l’altro, è stato coerente con se’ stesso.Uno dei pochissimi socialisti che non si vergognano di esserlo stato e di continuare ad esserlo.

 

***

Piccole ignoranze 
E’ stata creata a Torino una collezione di borse  su cui sono riportate “alcune date significative del XX secolo e nell’etichetta interna la storia di quella data.Molte sono dedicate a Torino”: al 1983,l’anno della nascita di Giancarlo ai Murazzi,al 1888 quando Friedrich Nietzsche trasferitosi in città scriva il suo “Ecce Homo” e al 1840 l’anno della costruzione della “Fetta di Polenta dell’Antonelli”. Il creatore meriterebbe un bel  ripassino di storia torinese,anche se è vero che le borse costano soltanto 50 euro.Forse anche solo leggere il mensile  “Torino storia” gli sarebbe molto utile. Ma forse molte clienti amano questi ricordi e compreranno quelle borse proprio perché amano ricordare la nascita di Giancarlo ai Murazzi.Non le fa sentire ignoranti…

***

Lapenna un gentiluomo vecchio Piemonte
È mancato l’ex titolare del bellissimo negozio di Cartier a Torino in Via Roma, Alfredo Lapenna . Anche lui ragioniere come l’indimenticabile proprietario  di  Emerson  in via Cesare Battisti. Due protagonisti dello stile torinese con sguardo oltre le Alpi . Nel negozio di Lapenna il clima era ovattato,elegante,uno dei pochi elementi che potevano fare dell’attuale Torino una “piccola Parigi”.Non ha resistito all’abbrutimento e all’impoverimento selvaggio della Città. Io ci andavo per i regali importanti e lui mi diceva sottovoce che non sbagliavo a mandare dei doni dal suo negozio, perché Romiti, quando riceveva regali Cartier, dava subito ordine al suo autista di metterli sulla sua auto per portarli a casa. Lapenna si è anche dedicato alle sorti di via Roma, non ne  avrebbe sicuramente approvato la stupida e inutile pedonalizzazione del primo tratto da  piazza Castello a piazza San Carlo,una scelta assurda.  Era un uomo intelligente che sapeva anche opporsi a certe pensate assessorili .Era amico del grande presidente dell’Ascom De Maria ,fiorista ligure che si era fatto da se’ e che è mancato troppo presto. Lo stile di Lapenna faceva il paio con quello del grande,stupendo, davvero unico negozio di pelletteria in via Lagrange angolo via Gramsci: Laurence. Anche questo chiuso. Le jeanserie ormai prevalgono su tutto,Lapenna era sempre ineccepibile in giacca e cravatta,elegante nella parola,equilibrato nei giudizi,onesto nel consiliare. Una Torino scomparsa .

***

Lettere Scrivere a quaglieni@gmail.com
Egregio professore, Ho letto il suo articolo sugli esami di maturità. Lei è stato molto severo con la scuola di oggi,ma è giusto attribuire tanta responsabilità ai professori?
                                                                                                                

                                                                              Anna Comodi

.

Io ho attribuito responsabilità equamente ripartite tra vertici ministeriali,provveditori agli studi,professori e oggi aggiungerei anche i genitori che non ho chiamato in causa e che, parteggiando sempre per i figli,impediscono ai docenti di lavorare.Quei genitori si pentiranno del loro permissivismo giustificazionista quando la loro stessa autorità verrà messa in discussione dai loro figli.  La buona scuola è quella che riesce ad insegnare bene. Oggi troppi psicologismi,troppe socializzazioni e troppe inutili analisi sociologiche hanno fatto perdere di vista il valore della scuola e la sua finalità primaria che è quella di istruire, prepararando i giovani ad affrontare il futuro.L’educazione affettiva spetterebbe alla famiglia e non alla scuola,ma oggi i confini sono molto confusi. Io sono cresciuto in una scuola severa e non mi rammarico di essere cresciuto nella disciplina pre68. Parlo di scuola e non di esami perché gli esami dovrebbero essere il punto di arrivo di una buona scuola. Ma già nel ’69 il ministro Sullo cominciò dagli esami,rendendoli subito più facili. Voglio invece mettere in luce che c’è una nuova generazione di insegnanti che mi danno fiducia. La difficoltà di ottenere una cattedra li ha temprati. E il facilismo ha dovuto cedere il posto alla inevitabile selezione.Spero che gli ultimi pensionamenti, sia pure tardivi, tolgano di mezzo di ultimi figli e nipoti del’68,quelli entrati nei ruoli attraverso leggine ottenute a colpi di sciopero. In ogni caso, la buona scuola è questione di buoni docenti. Un altro elemento negativo sono gli organi collegiali delle scuole che dovrebbero essere eliminati o ridotti drasticamente nelle competenze.Aggiungo anche che i presidi,oggi chiamati dirigenti, dovrebbero riottenere poteri che sono stati loro tolti. Ovviamente in linea di principio, perché se guardiamo ai tanti dirigenti scolastici politicizzati e provenienti dal sindacato,dovremmo opporci ad un’estensione dei loro poteri. Fanno già troppi danni così. Molti presidi sono stati e sono nefasti. Vogliono galleggiare e cavalcano la demagogia, prima nemica  di una scuola seria e davvero rinnovata.

pfq

Sotto la Mole si boccheggia: oltre 38 gradi. Fine giugno con caldo record in Piemonte

Calura da record per l’ultimo scorcio di giugno in Piemonte. Le stazioni meteo di Arpa hanno registrato ieri 39 gradi a Villanova Solaro nel Cuneese, 38.1 ai Giardini Reali di Torino, dove la minima della scorsa notte non è andata sotto i 22 gradi.  35 gradi a Boves (a 575 metri di altitudine), a Vercelli 36. Non va meglio in montagna: a Bardonecchia  massima di 28.3 a quota 1.353 di Prerichard, con  la minima della notte a 14.8; sul Monte Fraiteve, sopra Sestriere, a  2.720 metri massima di 15 gradi, minima 9.9. A quota 2.820 metri a Passo del Moro, oltre Macugnaga, temperatura a 16.8, nella notte minima a 8.4. C’è anche la città della Mole  tra le dieci  italiane contrassegnate con il bollino rosso del ministero della Salute che segnala un’emergenza caldo con il massimo livello di rischio per la popolazione.

 

(foto: il Torinese)

Palazzo in fiamme, tutti salvi. Anche un micio che si lancia da dieci metri

Oggi un incendio è divampato a Torino, in un appartamento al terzo piano di un edificio in via Monte di Pietà. Sono intervenute  tre squadre dei vigili del fuoco con autoscale e due mezzi di supporto. Diversi inquilini si erano rifugiati sul balcone e sono stati messi in salvo, tre persone sono state trasportate dal 118 in ospedale lievemente intossicate. Le  cause dell’incendio sono ancora da stabilire. In  salvo anche quattro gattini: uno di loro si è lanciato dal balcone da circa dieci metri, tra le braccia della proprietaria.

Oggi al cinema

LE TRAME DEI FILM

NELLE SALE DI TORINO

A cura di Elio Rabbione

 

A casa nostra – Drammatico. Regia di Lucas Belvaux, con André Dussolier e Émilie Dequenne. In una piccola città del Nord della Francia, la storia di Pauline, una infermiera a domicilio, divorziata, con due figli e vecchio padre a carico. Un partito di estrema destra la vorrebbe capolista alle municipali, lei, convinta per l’occasione di poter fare del bene alla sua gente, accetta. Tema attualissimo, racconto, nelle corde del regista, per scoperchiare i falsi metodi di rispettabilità e buone maniere che stanno da una certa parte politica: all’uscita francese ne febbraio scorso, grandi rimostranze nella destra; da noi “la Repubblica” gli ha riconosciuto uno sguardo “preciso e clinico” senza tuttavia nascondere il difetto “di essere troppo dimostrativo, troppo didascalico”. Durata 95 minuti. (Classico)

 

All’ombra delle donne – Commedia drammatica. Regia di Philippe Garrel, con Clotilde Courau, Antoinette Moya, Stanilas Merhar e Jean Pommier. Non se la passano troppo bene Pierre e Manon e per sopravvivere nella vita quotidiana girano dei documentari con pochi mezzi e svolgono piccoli lavori. Pierre una giovane regista, Elisabeth, che diverrà la sua amante; ma l’uomo non vuole abbandonare Manon e preferisce mantenere entrambi i rapporti. Un giorno Elisabeth scopre che anche Manon ha un amante. Durata 73 minuti. (Classico V.O.)

 

Aspettando il re – Commedia drammatica. Regia di Tom Tykwer, con Tom Hanks e Tom Skerritt. Periodo non felice per Alan Clay (ha appena divorziato dalla moglie, è senza casa e non ha il becco di un quattrino per pagare la retta della scuola della figlia, rischia persino il lavoro se non porterà a casa in grosso contratto) è inviato dalla sua società di informatica in Arabia Saudita per ottenere l’appalto dei servizi telematici nella città che si sta costruendo nel deserto. La burocrazia temporaggia e il sovrano imprenditore si fa attendere. Alan avrà così tutto il tempo per fare un bilancio della propria esistenza. Durata 98 minuti. (Massaua, Greenwich sala 2, Uci)

 

Baywatch – Commedia. Regia di Seth Gordon, con Zac Efron e Dwayne Johnson. Al cinema i vecchi quanto gloriosi telefilm con il divo David Hasselhoff e la procace Pamela Anderson (dal ’93 al 2001 sui teleschermi di casa nostra), tra sole e spiagge, muscoli e bikini ridotti, avventure e indagini in cui cui si misurano Mitch, capitano dei lidi di Santa Monica, e le giovani reclute alle sue dipendenze. Durata 116 minuti. (The Space, Uci)

 

Civiltà perduta – Avventura. Regia di James Gray, con Charlie Hunnam, Robert Pattinson e Sienna Miller. L’autore mai troppo lodato di film intimisti o immersi in un ambiente noir ottimamente descritto come “I padroni della notte” e “Two lovers” si affida oggi ad un diverso genere cinematografico, quello dell’avventura, ma anche qui quell’”avventura” che mina allo stesso tempo il corpo e la mente. La storia di Percival Fawcett, ufficiale di carriera britannico, che all’inizio del Novecento ha l’incarico dalla Società Geografica Reale di recarsi al confine tra Brasile e Bolivia per effettuale importanti rilievi cartografici. La società, la famiglia, le difficoltà, la malattia, l’ossessione della ricerca di una città perduta, tutto contribuisce a rendere un ritratto e un film forse d’altri tempi ma comunque autentico, avvincente, degno della storia di un regista che amiamo. Durata 141 minuti. (Ambrosio, Eliseo Grande, The Space, Uci)

 

Fortunata – Drammatico. Regia di Sergio Castellito, con Jasmine Trinca, Stefano Accorsi e Alessandro Borghi. Presentato aCannes nella rassegna “Un certain regard”, il film porta la firma alla sceneggiatura di Margaret Mazzantini ed è la storia di una donna estremamente vitale, la Fortunata del titolo, che sta per separarsi da un marito in odore di stalking e di brutalità ben maggiori, che sogna di aprire un piccolo negozio di parrucchiera tutto suo, che alleva con ogni premura una figlia e che sogna un migliore avvenire nell’amore per un giovane psicologo. Ogni cosa ambientata e vissuta nella cornice di una pasoliniana Tor Pignattara. Ogni cosa filmata tra un ricordo del precedente, autenticissimo “Non ti muovere” ed un altro, pieno d’affetto, per “Mamma Roma”. (Eliseo Blu)

 

Io danzerò – Commedia drammatica. Regia di Stéphanie Di Giusto, con Soko e Gaspard Ulliel e Lily-Rose Depp. La vicenda di Loïe Fuller, nella Parigi dei primi del Novecento, protagonista di quelle danze che, sempre composte e ricomposte ai limiti di un perfezionismo pronto a raggiungere quei risultati che mettevano in serio pericolo la salute della donna, il pubblico seguiva con estrema passione, rimanendone come ipnotizzato. Fu simbolo di un’epoca e di una generazione e la sua vita non soltanto artistica venne fortemente cambiata dall’incontro con Isadora Duncan. Durata 108 minuti. (Ambrosio sala 2, Due Giardini sala Ombrerosse)

 

Lady Macbeth – Drammatico. Regia di William Oldroyd, con Florence Pugh, Christopher Fairbank e Cosmo Jarvis. Una delle opere più belle e convincenti viste all’ultimo Torino Film Festival, che fortunatamente la distribuzione di Teodora ha portato nelle sale. Ricavandone la vicenda dal romanzo “Lady Macbeth nel distretto di Mtsensk” scritto dal russo Nikolaj Leskov e portato poi nel mondo lirico da Shostakovich, qui trasportata da quei panorami alle brughiere dell’Inghilterra del 1865, la diciassettenne Katherine è costretta dalla volontà del padre a un matrimonio senza amore con un uomo più anziano di lei, che non la desidera e apertamente la trascura. Soffocata dalle rigide norme sociali dell’epoca, all’allontanamento del marito per questioni di lavoro, inizierà una relazione clandestina con un giovane stalliere alle dipendenze del marito, ma l’ossessione amorosa la spingerà in una spirale di violenza dalle conseguenze sconvolgenti, nell’eliminazione di chiunque voglia cancellare quella passione. L’autore è un giovane, trentasettenne, drammaturgo che ambienta la sua storia nel chiuso opprimente nelle stanze del grande palazzo, con pochissime concessioni all’esterno, scavando appieno ed egregiamente nei tanti caratteri, in specialmente in quello della sua protagonista, anti-eroina perfettamente lucida e sanguinaria. Durata 89 minuti. (Nazionale sala 1)

 

Metro Manila – Drammatico. Regia di Sean Ellis, con Jake Macapagal e John Arcilla. Un uomo lascia le risaie poste al nord del paese con tutta la famiglie per recarsi a Manila, dove trova un lavoro. Diventa agente di sicurezza dei blindati che trasportano importanti somme di denaro e valori ma la sua nuova attività gli riserverà parecchi problemi. Durata 114 minuti. (Centrale V.O.)

 

La mummia – Avventuroso. Regia di Alex Kurtzman, con Tom Cruise, Russell Crowe, Sofia Boutella e Annabelle Wallis. Nell’antichità, una principessa egizia in odore di divenire faraone fino al giorno in cui il padre ebbe generato il figlio maschio: grande ecatombe e vendetta della suddetta ma anche vendetta dei dignitari di corte che la seppelliscono viva e la trasportano in una sontuosa tomba al centro del lontano territorio persiano. Nei tempi nostri, la sempre suddetta principessa Ahmanet si risveglia tra gli sconquassi delle guerre orientali e porta distruzione sino a Londra, tra pugnali e pietre preziose e riti che coinvolgono l’appassito e rintontito ex eroe Tom Cruise che per stare a galla dello star system è costretto ancora una volta a ingarbugliarsi nelle sue solite mission impossible, in una lotta tra bene e male che cerca di nobilitarne il personaggio di soldato fanfarone e truffaldino. Il bello (si fa per dire) della storia affidata per il 99% alle dinamiche dei computer e per il restante all’espressività degli attori è di prendere la decisione sul finale di tener aperta la porta di un sequel che se ancora interesserà il pubblico potrà riempire un’altra volta le tasche di divo e divette. Durata 107 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 1, Reposi, The Space, Uni)

 

La notte che mio padre ammazzò mio padre – Drammatico. Regia di Inés Paris, con Eduard Fernandez e Belen Rueda. Campione d’incassi in Spagna. Una cena tra amici, una tavolata attorno alla padrona di casa, un’attrice quarantenne, che ha invitato tra gli altri un famoso attore argentino nella speranza di spingerlo a partecipare ad un importante film. Ma nel corso della serata un omicidio verrà ad agitare ferocemente la serata. Durata 94 minuti. (Centrale V.O., F.lli Marx sala Harpo)

 

Nerve – Azione. Regia di Henry Joost e Ariel Schulman, con Juliette Lewis, Emma Roberts e Dave Franco. Il titolo del film si ricollega ad un gioco, uno di quei giochi clandestini che spopolano su Internet, cui quasi per scommessa s’affida la giovane e problematica Vee. Imprese che mettono alla prova il tuo coraggio e cascate di dollari in caso di vittoria. All’inizia tutto sembra indicare la vittoria finale ma man mano che la sfida prosegue non tutto ha l’odore del successo. Durata 96 minuti. (Greenwich sala 3, Reposi, The Space, Uci)

 

Parigi può attendere – Commedia drammatica. Regia di Eleanor Coppola, con Diane Lane, Arnaud Viard e Alec Baldwin. L’americana Anne accetta un passaggio in macchina da Cannes a Parigi da parte di un socio in affari del marito, troppo preso dal suo lavoro: con il suo nuovo accompagnatore la donna trascorrerà giornate da ricordare, scoprirà ancora una volta (finalmente) luoghi da sogno, non rinuncerà alle tentazioni della buona cucina. Opera prima della ottantenne moglie di Francis Ford Coppola, alle spalle un esclusivo passato di documentarista. Durata 102 minuti. (Nazionale sala 2, Uci)

 

Parliamo delle mie donne – Commedia drammatica. Regia di Claude Lelouch, con Johnny Hallyday e Sandrine Bonnaire. Il regista francese (com’è lontano il ’66 quando apparve sulla ribalta internazionale del successo con “Un uomo, una donna”) viaggia da decenni con le sue stelle comete della vita e dell’amore, dell’amicizia, dei piccoli e grandi tradimenti, con gli amori che si ritrovano, della famiglia, tra immagini sontuose e sceneggiature che gironzolano qua e là disseminando sentenze. Prendere o lasciare: ma “Les una et les autres” – “Bolero” da noi” – non si dimentica. Lelouch continua la sua filosofia di vita in questo secolo ormai più che avviato, questa volta radunando, grazie all’amico medico Frédéric, attorno alla tavola del fotoreporter Jacques Kaminsky – un rispolverato Hallyday -, eclissatosi tra i bellissimi panorami delle Alpi, le quattro figlie avuto parecchio distrattamente da altrettante diverse unioni. Il film è del 2014, arriva oggi qui da noi, un’occasione anche per chi ha (persino) dimenticato il nome di Lelouch o chi non lo ha mai scoperto. Durata 124 minuti. (Due Giardini sala Nirvana, F.lli Marx sala Chico e Harpo, Massimo 1)

 

Pirati dei Caraibi: La vendetta di Salazar – Avventura. Ragia di Joachim Ronning e Espen Sandberg, con Johnny Depp, Javier Bardem, Orlando Bloom e Geoffrey Rush. Cambio di regia e quinto episodio per Jack Sparrow e le sue avventure attraverso i mari, questa volta alle prese con la ricerca di un tridente magico che ha il potere, per chi ne viene in possesso, di assicurargli il comando dell’oceano e di fare piazza puliti di precedenti incantesimi. Se la dovrà vedere contro una squadraccia di letali marinai fantasma fuggiti dal Triangolo del Diavolo e guidati dall’orripilante Capitano Salazar e dovrà chiedere l’aiuto di un’affascinante astronoma e e di un ardimentoso quanto giovane marinaio. Durata 129 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi, The Space, Uci)

 

Quando un padre – Commedia drammatica. Regia di Mark Williams, con Gerald Butler e Willem Dafoe. Con la malattia del figlio che irrompe improvvisa nella sua esistenza, un uomo dovrà fare i conti con se stesso e con quell’attività che gli ha fatto mettere troppe volte in secondo piano la famiglia. Durata 108 minuti. (Uci)

 

Quello che so di lei – Commedia drammatica. Regia di Martin Provost, con Catherine Deneuve e Catherine Frot. L’incontro tra due donne: Béatrice è scomparsa da circa trent’anni e alle spalle s’è lasciata una storia con un uomo sposata, Claire è la figlia di quell’uomo. Durata 117 minuti. (Ambrosio sala 3, Due Giardini sala Ombrerosse)

 

Sognare è vivere – Drammatico. Regia di Natalie Portman, con Gilad Kahana, Amir Tessler e Natalie Portman. Difettosa opera prima di un’attrice già premio Oscar. L’infanzia dello scrittore israeliano Amos Oz, la fuga della sua famiglia tra gli anni Trenta e Quaranta, gli orrori della guerra in Europa, il filo di speranza che legava il padre alla Storia, la figura della madre che inventava storie per il piccolo Amos, la povertà affettiva e intellettuale, la malattia, la fine prematura: il tutto raccontato con un difficile inizio, con un avventurarsi nella vicenda che non è certo migliore, costruita con sprazzi di narrazione, con scene monche o movimentate con incertezza, con piccole presunzioni che non riescono a costruire concretamente il pensiero dell’autrice, ambizioni di chi pensa di aver già raggiunto la padronanza di un linguaggio cinematografico. Il tutto rimane enormemente lontano da noi e non ne restiamo coinvolti neppure per un attimo. Durata 95 minuti. (Ambrosio sala 3)

 

The Habit of beauty – Drammatico. Regia di Mirko Pincelli, con Francesca Neri, Vincenzo Amato e Noel Clarke. Elena ed Ernesto hanno perso in un incidente d’auto il loro unico figlio dodicenne, hanno visto il loro matrimonio andare a pezzi, compromesso per lo meno. Dopo anni sono entrambi a Londra, lei è una gallerista di successo, lui un fotografo capace di rinunciare a tutto e disposto a ricominciare daccapo. Ma chiede aiuto a Ian, un ragazzo conosciuto in carcere e da poco tornato libero, per preparare quella mostra che nella mente di Ernesto dovrà essere l’ultima. Durata 89 minuti. (Greenwich sala 1)

 

Transformers – L’ultimo cavaliere – Fantasy. Regia di Michael Bay, con Mark Wahrlberg, Stanley Tucci e Anthony Hopkins. L’origine degli alieni e della loro presenza nel nostro mondo sta ben ancorata nel tempo di Re Artù, dei Cavalieri della Tavola Rotonda e di Mago Merlino che ha nascosto nella propria tomba un segreto di cui l’uomo di oggi dovrà venire a conoscenza se vorrà salvare il mondo da creature non poco pericolose. Poi, oggi, ci sono i transformers, coloro pronti a mutarsi in mostruose automobili o in robot altrettanto terrificanti, una colonia di alieni in cui si nascondono buoni e cattivi che l’uomo dovrà comunque conoscere sino in fondo. Durata 150 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 2, Reposi, The Space anche in 3D, Uci anche in 3D e in V.O.)

 

Tutto quello che vuoi – Commedia. Regia di Francesco Bruni, con Giuliano Montaldo, Donatella Finocchiaro e Andrea Carpenzano. Tratto liberamente dal romanzo “Poco più di niente” di Cosimo Calamini, è la storia del giovane Alessandro, romano di Trastevere, che vive le proprie giornate tra il bar, lo spaccio e l’amante che è la madre di un suo amico. Sarà l’incontro con un “non più giovane” poeta dimenticato a fargli riassaporare socialmente e culturalmente il gusto per la vita, in un bel rapporto che si va a poco a poco costruendo, senza lasciarsi alle spalle tutta la rabbia e quella speranza che i due si portano inevitabilmente appresso. Durata 106 minuti. (Eliseo Rosso, Greenwich sala 3)

 

Una doppia verità – Thriller. Regia di Courtney Hunt, con Keanu Reeves, Jim Belushi e Renée Zellweger. L’avvocato Ramsey ha deciso di difendere il giovane Mike dall’accusa di aver ucciso il padre. Ma il verdetto sembra già scritto, il ragazzo è stato trovato accanto al cadavere con un coltello in mano e ora si trincera dietro un silenzio assoluto. Nuove prove, interrogatori, assolute certezze, la reticenza di una vedova, depistaggi, ambigui personaggi, depistaggi, le regole di quelle storie ambientate in un’aula di tribunale più che rispettate: ma forse quello che appare è ben lontano dalla verità. Diretto dall’autrice dell’indimenticabile “Frozen River” girato otto anni fa. Durata 93 minuti. (Lux sala 3, The Space, Uci)

 

Virgin Mountain – Commedia drammatica. Regia di Dabur Kari, con Gunnar Jonsson e Siguriòn Hjartansson. Fùsi è un quarantenne che deve ancora trovare il coraggio di entrare nel mondo degli adulti. Conduce una vita monotona, dominata dalla routine. Nel momento in cui una donna con la sua bambina di otto anni entrano inaspettatamente nella sua vita, Fùsi è costretto ad affrontare un grande cambiamento. Durata 94 minuti. (Due Giardini sala Ombrerosse)

 

Wonder Woman – Fantasy. Regia di Patty Jenkins, con Chris Pine e Gal Gadot. La principessa amazzone Diana passa dalle spiagge dell’isola di Themyscira al conflitto della Prima Guerra mondiale che sta distruggendo l’Europa. Tratto dal fumetto di William Marston. Durata 141 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 1, Reposi, The Space, Uci)

 

G7 del Lavoro, le minoranze chiedono che non venga fatto a Torino

Alberto Morano (Lista Civica Morano), Osvaldo Napoli (Forza Italia ), Fabrizio Ricca (Lega Nord),  Roberto Rosso (Direzione Italia) lunedì a Palazzo Civico  presenteranno la mozione che verrà depositata per la discussione in Consiglio Comunale per chiedere lo spostamento in un’altra città italiana  del G7 sui temi dell’economia e del lavoro  in programma a Torino dal 26 al 30 settembre. Spiega il notaio-consigliere Morano:

“Purtroppo non sussistono più le condizioni per poter organizzare un evento come il G7 nella nostra Città. Le gravi minacce di Askatasuna riportate da La Stampa, la contiguità tra alcuni esponenti della maggioranza Cinque Stelle ed il movimento Askatasuna, l’ambiguità del Sindaco Appendino che non ha il coraggio e la forza di prendere le distanze dai centri sociali e l’incapacità della Giunta in relazione al tema sicurezza, drammaticamente messa in evidenza dai fallimenti nell’ultimo mese, non lasciano adito a dubbi. Torino non può permettersi in alcun modo di diventare un’altra Genova e non si può chiedere ai Torinesi di vivere nella paura e nell’angoscia di un assedio dagli esiti imprevedibili”.

“Lunedì – aggiunge Morano – presenterò in Consiglio Comunale una mozione con cui chiederò che il grande meeting in programma tra il 25 settembre e il 1 ottobre, venga spostato in un’altra città italiana per evidenti e innegabili ragioni di ordine pubblico, tutela e incolumità dei cittadini e della cosa pubblica. Il centro Città messo a ferro e fuoco da black block e antagonisti e la possibilità di scontri tra forze dell’ordine e centri sociali è un’ipotesi folle e da allontanare in ogni modo”.

Taxi verso una nuova protesta

I tassisti sono nuovamente in agitazione e se il Governo “non manterrà gli impegni assunti” presto si terrà una nuova mobilitazione, anche a Torino. Lo annunciano tutte  sigle sindacali della categoria. “I ministri competenti non solo non hanno mantenuto gli impegni assunti a febbraio – scrivono in una nota congiunta  – ma non rispondono nemmeno più alle continue richieste di incontro che abbiamo formulato. Se questo Governo pensa che ignorandoci resteremo zitti si sbaglia di grosso e ci troverà pronti alla mobilitazione nazionale. A forza di aspettare i tavoli promessi, il mobilificio sta morendo, a buon intenditore…”, affermano i rappresentanti sindacali che aggiungono: “Il Governo non ci punti il dito addosso visto che il primo a non mantenere i patti è lui”.

 

 

 

(foto: il Torinese)

“ANCHE QUEST’ANNO NON E’ CAMBIATO UN RAZZO!”

Riceviamo e pubblichiamo

COME SOTTO L’AMMINISTRAZIONE FASSINO, ANCHE QUEST’ANNO LA SERA DEL 24 GIUGNO SI TRASFORMERA’ IN UN INCUBO PER ANIMALI E PERSONE INDIFFICOLTA’, COSTRETTI A SUBIRE ESPLOSIONI AD ALTO IMPATTO SONORO, IN CONTRASTO CON IL REGOLAMENTO N. 320. LAV: “VANO L’APPELLO ALLA NUOVA GIUNTA AD UTILIZZARE FUOCHI A BASSO IMPATTO, AFFINCHE’ GLI ANIMALI VALESSERO FINALMENTE PIU’ DI UN BOTTO”. L’edizione 2017 della festa patronale di San Giovanni a Torino vedrà ancora protagonisti i fuochi artificiali ad alto impatto sonoro, nonostante i comprovati danni recati agli animali, il fastidio causato a molte persone (neonati, anziani e malati, in particolare), la palese incoerenza con il Regolamento comunale n.320 per la tutela degli animali, l’esistenza di alternative semplici e più economiche. La Giunta Appendino, già sotto l’occhio del ciclone per il mancato contrasto all’apertura del nuovo zoo e nonostante le promesse elettorali, non ha infatti agito in maniera convincente al fine di eliminare le forti esplosioni dei fuochi d’artificio del 24 giugno. «A dispetto degli slogan elettorali e delle sterili chiacchiere, la nuova giunta non ha mosso un passo per evitare agli animali, selvatici e domestici, l’inutile sofferenza dei fuochi artificiali ad alto impatto sonoro di San Giovanni. Non siamo affatto soddisfatti delle risibili riduzioni dell’impatto sonoro che sono state preannunciate, che, per così dire… “non cambiano un razzo” rispetto ai soliti fuochi d’artificio tanto dannosi per gli animali – dichiara Gualtiero Crovesio, responsabile della Lav a Torino». Le esplosioni pirotecniche, come ogni anno, si terranno nella zona pre-collinare e fluviale, comportando un inevitabile impatto, di forte intensità, sulla fauna selvatica che vive sulle sponde del Po e nella zona della collina adiacente a Piazza Vittorio Veneto, oltre che sugli animali domestici, sui neonati e sulle persone in condizioni di difficoltà. Se fino ad alcuni anni fa le gravi conseguenze dei fuochi artificiali tradizionali sugli animali non erano comprovate, oggi abbiamo a disposizione relazioni tecnico-scientifiche che dimostrano quanto i rumori prodotti dai botti possano essere fonte di terrore, con tutto ciò che ne consegue. Il documento scientifico redatto dal dott. Enrico Moriconi nel 2014, così come lo studio del 2011 di un gruppo di ricercatori dell’Università di Amsterdam, dimostrano che gli scoppi improvvisi e ripetuti dei fuochi artificiali ad alta emissione di decibel causano agli animali gravi conseguenze. La LAV fa nuovamente appello ai cittadini affinché vengano segnalati alle autorità competenti i casi di ferimento di animali e vengano allertati immediatamente i centri di recupero di zona per salvare le vittime dei botti. Le alternative per festeggiare nel rispetto di tutti esistono, sono già praticate in altre città italiane e sono state sostenute dalle migliaia di torinesi che hanno sottoscritto la petizione lanciata dalla LAV nel dicembre 2014, senza tuttavia suscitare alcun interesse concreto nelle istituzioni cittadine.

Unico numero telefonico centralino ospedali

Molinette, Sant’Anna e Infantile Regina Margherita della Città della Salute di Torino

 

L’Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino comunica che dal 30 giugno 2017 il numero telefonico 011 313 4444 del Servizio Centralino degli ospedali Sant’Anna e Infantile Regina Margherita non sarà più attivo. Il nuovo numero sarà: 011 633 1633, unificato e coincidente con quello dell’ospedale Molinette.

APPENDINO NON SIA LA SINDACA DEI CENTRI SOCIALI

 

Benvenuti a Gotham City

Dopo l’ennesima guerriglia urbana scatenata  martedì 20 Giugno dai centri sociali in Piazza Santa Giulia, area che rientra nel divieto della vendita di alcolici da asporto dalle ore 20.00 in seguito alla oramai famosa ordinanza n. 46 del Sindaco Appendino “(…) con particolare riferimento alle esigenze di tutela della tranquillità e del riposo dei residenti,da attuarsi anche attraverso la disciplina degli orari di vendita di bevande alcoliche nell’ambito di alcune aree delimitate della città.”   in cui dei normali controlli delle Forze dell’Ordine sfociati in una serata di violenza ai danni dei gestori dei locali e di chi pacificamente consumava una cena all’aperto (coi tramonti negli occhi), il Sindaco e l’amministrazione del Movimento Cinque Stelle hanno rilasciato dichiarazioni sull’episodio. Per il Sindaco Appendino: «è anche vero tuttavia che i nodi, a un certo punto, vengono al pettine. Dalle zone della movida torinese sono emerse e stanno tutt’ora emergendo delle criticità, ignorate per anni, che abbiamo il dovere di affrontare» Mentre per il Presidente del Consiglio Comunale Fabio Versaci: “non è possibile che le forze dell’ordine, nel far rispettare le regole, mettano a repentaglio l’incolumità dei cittadini inermi che si trovavano nella piazza. Spero si chiarisca quanto prima ciò che è successo»«Non risponderò alle provocazioni da chi cerca di tirarci per la giacchetta, invito tutti a una sana riflessione anche a quelle parti politiche che hanno amministrato questa città che ora danno soluzioni a problemi che hanno creato loro» . Ma davvero il serio e inquietante problema di ordine pubblico che campeggia in Città negli ultimi mesi può essere addossato ad un’amministrazione che non governa da oltre un anno? Qual è il nesso in questo specifico caso? E ancora, è accettabile per un paese civile che un Presidente del Consiglio Comunale asserisca che le Forze dell’Ordine mettono a repentaglio l’incolumità dei cittadini? Le istituzioni targate Movimento Cinque Stelle, ad oggi, hanno mostrato di non  avere alcun tipo di controllo sui processi di governo della Città,nonché sulla sicurezza dei cittadini stessi. Le passerelle mediatiche nelle occasioni pubbliche e mondane, giovano all’immagine solo se questa nel tempo dimostra credibilità, affidabilità, dando un resoconto concreto sul profitto che la Città può trarne. Altrimenti e’ pura compiacenza e tutti i nodi vengono al pettine, appunto. Un sindaco che non condanna senza se e senza ma, gli attacchi e le provocazioni violente dei centri sociali, anche se parte della sua maggioranza consiliare è stata eletta grazie al supporto di questi ultimi, non può reputarsi un tutore dei cittadini che rappresenta. Ogni volta il Sindaco Appendino rassicura i Torinesi dicendo che quello che è accaduto non accadrà più. Ma i fatti drammatici di Piazza San Carlo sono ancora freschi nella mente di chi ha riportato lesioni permanenti e non solo. Ha perso la vita una ragazza di 38 anni, una donna ancora ricoverata alle Molinette rischia la paralisi mentre il marito è ospedalizzato al Giovanni Bosco anch’egli in gravi condizioni e ancora, altre persone portano addosso le cicatrici di operazioni subite e organi danneggiati, oltre al calvario della riabilitazione degli arti. E oggi si scopre che il Comune non e’ nemmeno coperto da assicurazione per i danni causati. Altra voragine. Su chi tenterà di far ricadere la colpa l’amministrazione grillina? Dopo aver fatto scivolare la questione  sulla psicosi di attentati terroristici, incolpando indirettamente  di “paura” i presenti in piazza per il disastro avvenuto, spostando così l’attenzione sulla vera causa scatenante della sciagura,il fallimentare (se mai sia stato predisposto) piano di sicurezza e piano di tutto ciò che l’amministrazione Cinque Stelle intendesse per la buona riuscita  dell’ ”evento” , siamo nuovamente a raccontare episodi di terrore e violenza a scapito dei Torinesi. E’ inaccettabile l’atto di accusa verso le Forze dell’Ordine per gli episodi accaduti.  Intanto il sindacato di Polizia Siap, attraverso il Segretario Gianni Tonelli scrive, una lettera aperta e molto chiara al Sindaco Appendino: ” Noi Polizia di Stato restiamo chiusi nelle questure e lei si sbriga la questione dell’ordine e della sicurezza pubblica in città, visto che e’ più brava. Piazza San Carlo docet. Poi però, se malauguratamente dovesse accadere qualcosa, vorrei che, come ha fatto in questo momento con i miei colleghi, puntasse con la stessa solerzia il dito verso se stessa assumendosi le sue responsabilità. (…) un interesse veramente squallido di politica e di consenso”. Torino,la sua storia,la sua dignità e i Torinesi, non meritano l’immagine di un sindaco che si adopera per accompagnare i morti, vittime di incidenti assurdi, nel loro ultimo viaggio. Ci vuole un atto di umiltà, da parte di molti, per il bene di tutti.

CV

(Foto: il Torinese)