Occorre maggiore flessibilità e capacità di programmazione per sostenere la genitorialità e la funzione educativa e sociale delle scuole.
In una Regione a forte tasso di invecchiamento e riduzione delle nascite come il Piemonte, mi sarei aspettata qualche reazione in più sull’innovativa misura adottata dalla Regione Emilia-Romagna, che quest’anno aprirà in forma sperimentale le scuole primarie il 31 agosto, con attività extrascolastiche sportive, culturali ed educative realizzate in collaborazione con un primo gruppo di Comuni, affiancati dal Terzo Settore, nell’attesa di rendere la misura strutturale nel 2027.
E’ un grosso segnale di attenzione per le famiglie, che a fine estate non hanno centri estivi ed altri servizi a cui appoggiarsi. La sperimentazione emiliano romagnola consiste in progetti realizzati da 42 Comuni e Unioni di Comuni e sostenuti dalla Regione con 3 milioni di euro, con un’offerta che comprende laboratori, sport, musica, creatività, gioco, assistenza.
L’Emilia-Romagna aveva già dimostrato grande capacità di innovazione con la misura ‘Scuole aperte’, attività extracurriculari pomeridiane realizzate nelle scuole secondarie.
In un contesto sociale molto cambiato, in cui tante famiglie non godono della presenza dei nonni o non hanno i soldi per la baby sitter, anche il mondo della scuola deve cambiare e rispondere ai nuovi bisogni, diventando spazio aperto alla comunità, anche nei periodi tradizionalmente vacanzieri.
Prima o poi andrà rivisto il calendario scolastico, ma intanto iniziative come quella della Giunta De Pascale sono un forte contributo alla conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro delle famiglie e alla funzione educativa della scuola oltre le attività curricolari, un contributo necessario quanto l’assegno unico, le politiche della casa e l’aumento dei salari, per sostenere natalità e genitorialità.
Da un lato c’è l’Emilia-Romagna che mette in piedi un progetto strutturale rivolto potenzialmente a tutti i bambini della scuola primaria. Dall’altro c’è il Piemonte che fa la lotteria del bonus Vesta, rivolto a una platea ristretta di bambini 0-6. In mezzo c’è una differente capacità di fare programmazione e di lavorare insieme ai comuni e al Terzo Settore.
Cosa ne pensa la neo assessora Cameroni?
Monica CANALIS – consigliera regionale PD
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