redazione il torinese

Stare bene nel parco

EDUCAZIONE ALIMENTARE: GIROTONDI DI REMISE EN FORME

Lunedì 10 luglio – Ore 18.30/20

Parco della Pellerina – ritrovo ore 18.20 all’ingresso principale di Corso Appio Claudio (altezza semaforo)

Lo sapevate che Torino è l’unica italiana tra le città del mondo con più alberi? Al tredicesimo posto (davanti a Londra e Parigi!) tra le città più “green”, Torino conta oltre 320 km di viali alberati, 65 mila alberi, circa 15 m² di verde per abitante e ben 25 parchi cittadini e collinari uno dei quali, quello della Pellerina, si è aggiudicato il titolo del più grande parco urbano d’Italia con i suoi oltre 840 mila m².  StayDo – il motore di ricerca che permette di creare viaggi o weekend decisamente su misura – lo sa bene e per questa estate ha organizzato unciclo di incontri benessere nei più importanti parchi torinesi. Per tutta l’estate i parchi del Valentino, della Pellerina e della Colletta ospiteranno lezioni all’aperto con insegnanti professionisti di Iyengar Yoga, pilates, wellness Walking ed educazione alimentare. Educazione alimentare con “I Girotondi di Remise En Forme” sono incontri di gruppo studiati per ottenere in gruppo il massimo dei risultati. Richiedono impegno ma offrono risultati duraturi perché agiscono sulle abitudini quotidiane, usando tecniche che aiutano a perdere peso e contribuiscono a un’evoluzione personale. Come correggere i pensieri negativi, valorizzare i propri talenti, depurare l’organismo e scegliere gli alimenti sono solo alcuni degli elementi trattati durante gli incontri assieme al gruppo e alla coach Monica Sparti (istruttrice di Wellness Coaching, Esucatrice Alimentare e Life Caoch). Info sull’evento: http://www.staydo.it/eventi/201-educazione-alimentare

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Aperti a tutti coloro che desiderano unire l’attività fisica alla riscoperta delle bellezze naturali della città, i corsi StayDo sono una sana abitune per un’estate all’insegna del benessere di corpo e mente.

 

www.staydo.it

“La montagna che non c’è”

Dopo la tappa di Borgate dal Vivo – Festival letterario delle Borgate Alpine, di sabato 8 luglio, che ha visto la presentazione del libro “Essere Nanni Moretti” di Beppe Culicchia, domenica 9 luglio al Museo della Resistenza, rame, lavoro, astronomia, alle ore 15, si tiene una nuova presentazione letteraria, “La montagna che non c’è” di Anna Torretta, alpinista e scrittrice. Il libro è edito da Piemme. In caso di maltempo il luogo dispone di una tensostruttura al coperto.

Massimo Iaretti

Molinette, ricostruzione della laringe con i muscoli del collo

Per la prima volta in Italia è stata effettuata la ricostruzione della laringe (laringoplastica) con i muscoli del collo, dopo asportazione parziale della stessa per motivi oncologici. Questo intervento é una vera rivoluzione nel campo della patologia oncologica della laringe ed i benefici per i pazienti sottoposti a questa tecnica sono enormi: ripresa fonatoria e deglutitoria in tempi rapidissimi, rispetto a quelli che che si hanno con la tecnica utilizzata fino ad oggi.

Il tumore maligno della laringe è il più frequente tumore del distretto testa – collo. Rappresenta circa il 2,5% di tutte le neoplasie maligne nell’uomo e lo 0,5% nella donna. In Italia attualmente vengono diagnosticati circa 5.000 nuovi casi di tumore della laringe ogni anno (circa 250 solo a Torino e provincia), interessando per lo più soggetti con età compresa tra 50 e 70 anni.

 

Le modalità di trattamento (Radioterapia – Chemioterapia e Chirurgia) variano a seconda della sede e delle dimensioni del tumore. Si possono effettuare interventi conservativi con il laser, se il tumore è di piccole dimensioni, oppure, se le dimensioni sono più estese, sono indicati interventi di laringectomie parziali (dette subtotali), dove, una volta asportata la parte di laringe affetta dal tumore, si ricostruisce la laringe stessa unendo le strutture residue. Questo tipo di intervento, pur portando a guarigione il paziente in un’alta percentuale dei casi (70-80%), è gravato da una lenta ripresa deglutitoria. In alcuni casi la deglutizione può rimanere alterata per tutta la vita.

Presso l’Otorinolaringoiatria universitaria dell’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino, diretta dal professor Roberto Albera, è stato eseguito per la prima volta in Italia un intervento rivoluzionario per la cura dei tumori della laringe dal professor Giancarlo Pecorari.

A differenza degli altri interventi di laringectomia subtotale, questa innovativa tecnica chirurgica prevede la completa ricostruzione della laringe con i muscoli del collo. Viene effettuata una plastica laringea (laringoplastica). Questa operazione consente al paziente di riprendere a parlare, bere e mangiare in tempi rapidissimi, senza danni permanenti e con una altissima percentuale di guarigione.

Questo intervento, che è stato possibile grazie alla collaborazione con l’Università di Lione, ha consentito di operare un paziente di 73 anni, affetto da recidiva di tumore laringeo. Questo paziente, che fino a poco tempo fa sarebbe stato sottoposto all’asportazione subtotale o totale della laringe, con i vari deficit funzionali inerenti a questi interventi, è tornato dopo circa 10 giorni dall’operazione alla sua normale attività lavorativa e di relazione. Il ricovero in ospedale è stato più che dimezzato rispetto alla tecnica tradizionale e la ripresa deglutitoria è stata rapida ed efficace con un ridottissimo disagio psicologico ed emotivo sia per il paziente che per i suoi familiari.

 

(foto: il Torinese)

“Gli apprendisti stregoni”

La Fondazione Donat-Cattin, il prossimo 10 luglio, alle ore 17,30, invita alla presentazione del volume scritto da Paolo De Luca che ha come sottotitolo “Mappa del populismo in Europa”. A parlarne, con l’autore, saranno Ettore Boffano, capo redattore centrale del Fatto Quotidiano, Giorgio Merlo, giornalista della Rai, già parlamentare e Marco Brunazzi, vicepresidente dell’Istituto Salvemini di Torino, docente di Storia Contemporanea. Moderatore, Giorgio Aimetti.

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Populismo, discussione utile e necessaria.

di Giorgio Merlo

Il dibattito sul ruolo e sul peso del populismo nel nostro paese a volte è un po’ stucchevole, ma è sempre un’operazione necessaria. E ciò per due motivi di fondo. Innanzitutto i partiti attuali, tutti i partiti, sono diventati “partiti personali” o “partiti del leader”. E nei partiti che hanno questo profilo, la democrazia interna – almeno come veniva praticata nel passato – viene semplicemente sospesa e archiviata. Conta il “capo”, decide il “capo”, è il “capo” che parla direttamente al popolo o all’elettorato. Senza mediazioni e senza filtri politici, culturali edorganizzativi. Nei partiti personali c’è una sorta di “pensiero unico” e manca del tutto il confrontointerno come molti di noi lo hanno conosciuto nella prima e agli inizi della seconda repubblica.

In secondo luogo, in un contesto dove la cultura politica scarseggia e la solidità’ ideale e programmatica dei partiti e’ quasi evaporata, il ruolo di questi soggetti politici resta quello dicavalcare strumentalmente ciò’ che la pubblica opinione – o presunta tale – trasmette ed evidenzia. E quindi non si governano i processi ma si rincorrono; si sposano tesi contraddittorie l’una con l’altra pur di accontentare fette di elettorato. Si potrebbe fare l’elenco dei temi al centro dell’agenda politica che subiscono questa evoluzione. È, questa, una deriva populista? Certamente sì.

Ma la vera questione è la profonda crisi della politica e, di conseguenza, l’eccessiva leggerezza dei partiti e di quegli strumenti che dovrebbero intercettare le domande che provengono dalla società civile cercando, al contempo, di dare loro una risposta politica e di governo.

Ecco perché discutere di populismo oggi nella politica italiana, e non solo, e’ utile e forse anche indispensabile. Perché offre l’opportunità di allargare l’orizzonte e di verificare la profondità della crisi della politica e dei suoi strumenti di rappresentanza, cioè i partiti. E, al contempo, di misurare anche la qualità della classe dirigente che resta sempre un elemento decisivo per valutare la credibilità e l’autorevolezza della politica nella società contemporanea.

Rivoli, ecco la collezione Cerruti

Un importante accordo, siglato da Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e Fondazione Francesco Federico Cerruti per l’Arte, conferisce al primo museo dell’Arte Contemporanea italiano la cura, lo studio, la valorizzazione e la gestione di una straordinaria collezione sconosciuta ai più restituendo in tal modo alla collettività un patrimonio inestimabile, frutto della vita discreta e riservata di Francesco Federico Cerruti (Genova, 1922 – Torino, 2015), imprenditore e collezionista scomparso nel 2015 all’età di 93 anni.

Un progetto ambizioso che prevede la ristrutturazione e la messa in sicurezza della villa che lo stesso Cerruti aveva fatto costruire a Rivoli, a pochi passi dal Castello, per custodire le sue opere e che diventerà nel gennaio 2019 la sede della Collezione Cerruti.

 

Quasi trecento opere scultoree e pittoriche che spaziano dal medioevo al contemporaneo, a cui si aggiungono quasi duecento libri rari e antichi, legatorie, fondi d’oro, e più di trecento mobili e arredi tra i quali tappeti e scrittoi di celebri ebanisti: un viaggio nella storia dell’arte, dai mobili alle arti antiche, dal Rinascimento all’Ottocento fino alla modernità, per una collezione privata di altissimo pregio, difficilmente paragonabile ad altre in Europa e nel mondo. Capolavori che vanno dalle opere di Segno di Bonaventura, Bernardo Daddi e Pontormo a quelle di Renoir, Modigliani, Kandinsky, Klee, Boccioni, Balla e Magritte, per arrivare a Bacon, Burri, Warhol, De Dominicis e Paolini. Una collezione iniziata a metà degli anni Cinquanta del secolo scorso che va vista nella sua interezza com’era nei desideri dello stesso Cerruti che, dopo una vita spesa a custodire gelosamente i suoi capolavori, affida ai posteri il compito di farla scoprire nella sua bellezza e complessità. Nello statuto della Fondazione, Cerruti ha scritto esplicitamente come avesse “deciso di volgere a beneficio della collettività nazionale e internazionale” la sua Collezione nell’auspicio “di poter perpetuare i valori che lo avevano animato, nonché il senso di mecenatismo, così da contribuire a rendere la Collezione Cerruti realtà sempre viva e motore di crescita culturale”.

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Andreina Cerruti, Presidente della Fondazione Francesco Federico Cerruti per l’Arte, afferma: “Siamo felici che il sogno di Francesco Federico, di poter vedere la sua casa collezione aperta al pubblico, possa oggi avverarsi grazie all’unione con il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. Questa iniziativa del Museo di Rivoli e della nostra Fondazione apre al mondo la straordinaria collezione d’arte di mio fratello – aprire al mondo così diceva e voleva lui –. La collezione è anche un racconto di vita, il dischiudersi della propria vita nel linguaggio esclusivo che è proprio dell’arte e della poesia”.

Antonella Parigi, Assessora alla Cultura e Turismo Regione Piemonte, dichiara: “Si tratta di un accordo inedito e di grandissimo rilievo, che dimostra l’impegno della Regione Piemonte nell’ambito dell’arte e quanto il Castello di Rivoli si stia affermando sempre di più come un centro culturale di assoluta importanza, capace di dialogare efficacemente con numerosi soggetti e istituzioni. In questo contesto, la collaborazione con la Fondazione Francesco Federico Cerruti per l’Arte rappresenta un risultato straordinario, che restituirà alla collettività un patrimonio di immenso valore, nonché la testimonianza del punto di vista di un grande amante dell’arte. Il nostro lavoro, al fianco delle istituzioni coinvolte, proseguirà quindi per garantire la valorizzazione della Collezione e, grazie anche alla riapertura della villa rivolese di Francesco Federico Cerruti, amplierà l’offerta culturale e artistica del nostro territorio”.

Il Castello di Rivoli, primo luogo di interscambio tra arte contemporanea e sperimentazione di nuovi linguaggi, vuole dimostrare proprio attraverso questa importante collaborazione che conferisce la gestione della Collezione e della casa al Museo, come sia possibile e fruttuoso il dialogo fra l’arte contemporanea e il suo passato. Questo importante lascito, come dice il direttore del Castello di Rivoli nonché della Fondazione stessa, Carolyn Christov-Bakargiev, sarà “un motore di creatività per il Museo, in un dialogo inedito tra antico e contemporaneo, attraverso programmi educativi, artistici e curatoriali. Dietro a questa straordinaria collezione c’è la figura ideale di un amante dell’arte come Francesco Federico Cerruti, un uomo discreto e riservato, poco incline alla rumorosità del mondo che ricercava nel silenzio del suo museo privato il trasalimento e lo stupore dinanzi all’enigma della creazione artistica. Pur frequentando la casa di Rivoli e curandone la disposizione delle opere e degli arredi in un equilibrio che facesse convivere la prossimità e la lontananza delle opere, Cerruti scelse di non abitarvi, continuando a vivere in un alloggio semplice nei pressi della sua fabbrica LIT (Legatoria Industriale Torinese) a Torino. La sensibilità e la generosità del collezionista Cerruti, la trama nascosta della sua passione sono ora parte integrante del nuovo polo museale, unico nello scenario italiano e internazionale, uno spazio straordinario che sarà aperto al pubblico con visite guidate e che vedrà la partecipazione di artisti, scrittori, filosofi, storici dell’arte, filmmaker, impegnati in un dialogo serrato per cogliere la voce nascosta, le sfumature, le vibrazioni che si celano nelle pieghe dell’arte capace di accogliere l’eredità del passato, il suo respiro, il suo ritmo e di collocarli nel cuore pulsante del tempo presente. Nella nostra era digitale, innovativa, tecnologica ma proiettata all’archiviazione acritica del passato, i musei enciclopedici come il Metropolitan a New York, l’Hermitage a San Pietroburgo e il Louvre a Parigi aprono sezioni dedicate all’arte contemporanea; il Castello di Rivoli sceglie un percorso diverso – nella consapevolezza del legame ineludibile tra le opere del passato e del presente, di un cammino come quello dell’arte che è oltrepassamento di ogni soglia spazio temporale – e vuole essere il primo museo d’arte contemporanea al mondo che, grazie a questo accordo, apre una sezione dedicata all’arte del passato”.

Francesco Federico Cerruti, la sua vita e la sua collezione, sono il tema dell’incontro tenutosi oggi al Castello di Rivoli per presentare questa straordinaria figura e il nuovo corso del Museo.

Inaugurato il 18 dicembre 1984, il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea è ospitato all’interno di una Reggia Sabauda progettata dall’architetto Filippo Juvarra. Nel 1960 il Castello è inserito in un programma per il restauro dei monumenti più rappresentativi dell’area piemontese e nel 1967 si inizia il lavoro di recupero. Nel 1979, su incarico della Regione Piemonte, l’architetto Andrea Bruno inizia i lavori di restauro. Dal 1997 il Castello di Rivoli è iscritto nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO. Quando nel 2000 anche la Manica Lunga restaurata apre al pubblico, tutto l’edificio torna a rivivere. Il Castello di Rivoli raccoglie una prestigiosa collezione di opere dal secondo dopoguerra ad oggi e al suo interno è conservata una delle più importanti raccolte di Arte povera al mondo.

Movida, al via le nuove regole. Chiusura anticipata dei dehors e steward per la vigilanza

Questa sera entra  in vigore il nuovo regolamento dei dehors della movida torinese. Scatta così per tre settimane a Vanchiglia, San Salvario e piazza Vittorio il divieto di servire cocktail e cibi ai tavoli al di fuori dal locale dopo le 3 di notte il  sabato e la domenica, alle 2 del venerdì e all’1,30 del  lunedì, martedì, mercoledì e giovedì. Una multa da 50 a 300 euro per chi non rispetta il divieto e, se le  violazioni  sono reiterate, è prevista la chiusura fino a 15 giorni. Altra novità quella  delle assistenti in pettorina gialla, così da riconoscere chi si occupa di assistenza alla clientela, un servizio obbligatorio da questa sera. Inoltre ogni locale dovrà prestare particolare attenzione a quello che accade nell’area antistante anche assoldando steward come già avviene da tempo a San Salvario.

 

(foto: il Torinese)

Lavazza fra le finaliste del premio sul miglioramento continuo

Martedì 11 luglio si tiene a Bologna la finale del Kaizen Award, primo premio nazionale sul miglioramento continuo. Ecco le 12 finaliste selezionate per le tre categorie in gara. Fra queste anche la Lavazza. 
Per le aziende sotto i 250 dipendenti, Amcor di Soliera (Modena), Polidoro di Schio (Vicenza) e Interroll di Cornaredo (Milano). Per le imprese con più di 250 dipendenti: Pietro Fiorentini di Arcugnano (Vicenza), Lavazza di Gattinara (Vercelli), Metal Work di Concesio (Brescia), Carpigiani di Anzola dell’Emilia (Reggio Emilia), Electrolux di Forlì (Forlì-Cesena).

Per le organizzazioni sanitarie: Fondazione Poliambulanza di Brescia, Azienda Ospedaliera – Universitario Senese di Siena, Ente Ospedaliero Ospedali Galliera di Genova e Asl Toscana Centro di Firenze.I vincitori saranno selezionati martedì 12 luglio nell’auditorium Biagi della biblioteca Salaborsa di Bologna, da una giuria composta da  Fabio Storchi, presidente e amministratore delegato di Comer Industries Spa e di Federmeccanica. In giuria con lui Carlo Rafele, professore del Politecnico di Torino, Barbara Ganz, giornalista del Sole24Ore, Andrea Vivi, general manager TÜV InterCert, oltre a Bruno Fabiano e Carlo Ratto di Kaizen Institute.

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Finalista Lavazza

 

Lo stabilimento di Gattinara ha avviato un percorso di profonda riorganizzazione volto al raggiungimento dei target prefissati. I problemi ora vengono affrontati dai team naturali di reparto durante il DK1, incontro di routine giornaliero dove si analizzano le performance e si intraprendono azioni con metodo del Pdca. I problemi che non possono essere risolti, al livello 1, fanno escalation verso il management nel DK2, in Obeya Room. La modalità ed efficacia della conduzione del Dk1, da parte del team leader, vengono ciclicamente misurate dalla direzione attraverso un momento di hansei che termina con l’attribuzione di un punteggio. Il miglioramento continuo del nostro Gemba e delle nostre persone passa attraverso dei momenti di audit nei quale diffondiamo metodo e cultura. Siamo partiti da una situazione in cui gli audit erano organizzati per argomento, su grandi aree, con poco coinvolgimento dei team di reparto. Il cambiamento vincente è stato quello di creare un unico momento di audit, su piccole aree dello stabilimento, coinvolgendo il team leader e il tecnologo. Il risultato è legato a una diminuzione dei tempi di chiusura delle NC, attraverso la proattività del team di reparto. Per ottenere un’organizzazione del lavoro in grado di raggiungere gli obiettivi di efficienza prefissati e consolidarli nel tempo, occorre continuare ad investire sullo sviluppo delle persone. È necessario che il personale addetto al confezionamento sia in possesso di tutte le competenze necessarie ad una conduzione autonoma e qualificata degli impianti produttivi, coerente con l’attuale evoluzione tecnologica e dei processi.   Questo obiettivo si è concretizzato attraverso un percorso di formazione, basato sul metodo TWI, che ha trasferito alcune semplici attività PILS agli operatori con l’obiettivo di prevenire difetti e guasti, aumentando la conoscenza dei propri impianti. Il manutentore, a tendere, si occuperà della manutenzione professionale e del miglioramento continuo di impianti e processi.

 

(foto: il Torinese)

Da Caselle a San Pietroburgo

La compagnia aerea S7 Airlines continua ad investire all’Aeroporto di Torino e aggiunge una nuova destinazione: San Pietroburgo


E’ la prima volta che la città russa viene servita con volo diretto di linea dall’aeroporto piemontese. Il nuovo collegamento sarà a disposizione, oltre che dei numerosi turisti russi che scelgono le Alpi per le loro vacanze invernali, anche dei piemontesi che decideranno di cogliere questa straordinaria opportunità del volo diretto per visitare San Pietroburgo, uno dei più affascinanti centri artistici e culturali d’Europa. Il collegamento sarà operativo ogni domenica a partire dal 24 dicembre con il seguente orario, espresso in ora locale:

Torino San Pietroburgo 09:00 14:20 domenica
San Pietroburgo Torino 06:40 08:10 domenica

Il volo,  della durata di circa 3 ore e mezza, verrà operato con Airbus A319 da 144 posti.

S7 Airlines incrementa inoltre i voli diretti tra Torino e l’aeroporto di Mosca Domodedovo: nella prossima stagione invernale effettuerà fino a 4 frequenze settimanali nel periodo delle vacanze di Natale e successivamente due frequenze settimanali, aggiungendo al volo del sabato attualmente operato una nuova frequenza il martedì. Mosca Domodedovo rappresenta inoltre la base principale del vettore, dalla quale è possibile proseguire per numerose destinazioni in Russia e verso i Paesi limitrofi. Il nuovo volo con San Pietroburgo e l’aumento delle frequenze per Mosca daranno nuovo impulso ai flussi turistici su entrambe le direttrici e offriranno un nuovo collegamento utile alle aziende del territorio con interessi nell’area. I biglietti del nuovo volo per San Pietroburgo e per Mosca possono già essere acquistati attraverso il sito della compagnia www.s7.ru o in qualsiasi agenzia di viaggio con tariffe a partire da 65 euro (tariffa soggetta a disponibilità e non comprensiva di tasse e supplementi).

Conti regionali in rosso, avviato il risanamento ma il disavanzo è di quasi 8 miliardi

Poco meno di 8 miliardi di euro, 7,9 per la precisione. E’ questo il disavanzo nelle casse della Regione Piemonte, rilevato dalla relazione del pg della Corte dei Conti, Giancarlo Astegiano. Il documento è stato reso noto oggi a Torino in occasione del giudizio di parificazione del rendiconto generale dell’Ente per l’esercizio dell’anno  2016. secondo il magistrato si tratta di fine dell’emergenza poiché  e’ “presumibilmente”ì conclusa l’operazione di disvelamento  del passivo accumulato negli anni” intrapresa con l’approvazione del rendiconto del 2013 e della legge di assestamento del bilancio di previsione 2016-2018. Nella relazione si attesta che ci sono stati interventi mirati a invertire l’andamento  negativo che ha caratterizzato la gestione finanziaria degli ultimi dieci anni. Anche se la  situazione “continua a presentare notevoli criticità”.

Dagli studenti del Poli oggetti per bambini con disabilità

Per il secondo anno alcuni studenti del Politecnico di Torino iscritti al corso di “Tecnologie per la Disabilità”, partecipando ad Hackability@TecDi al posto del tradizionale esame, hanno lavorato insieme a maker, designer e famiglie seguite dalla Fondazione Paideia per provare a rispondere alla richiesta di presidi e oggetti progettati o adattati in base alle esigenze delle persone con disabilità.


Hackability è un format nato a Torino nel 2015 e adottato dal corso di “Tecnologie per la Disabilità” nel 2016, con l’obiettivo di usare la co-progettazione come occasione di empowerment e inclusione e costruire un ambiente dove maker, designer e persone con disabilità possano arrivare alla prototipazione e alla realizzazione personalizzata e in piccoli numeri di presidi e oggetti a basso costo in grado di supportare le persone con disabilità nella vita quotidiana.

Hackability@TecDi è stato realizzato dal Team Studentesco Hackability@Polito, nato dagli studenti che l’anno scorso hanno partecipato all’iniziativa, grazie al supporto del Politecnico di Torino, di Hackability, del Laboratorio Nazionale AsTech del Consorzio CINI e di Fondazione Paideia.

Lorenzo, uno dei genitori che ha partecipato al progetto, ha raccontato così la sua esperienza: “Per progettare un triciclo in grado di garantire più sicurezza e stabilità rispetto alle normali biciclette con le rotelle per mio figlio Simone abbiamo pensato insieme agli studenti a un sistema simile a quello degli scooter a tre ruote, con il corpo pedali con catena rimovibile che diventa un triciclo a spinta e a sua volta si trasforma praticamente in un passeggino e grazie al supporto per iPad gli permette di stare comodamente seduto a guardare i cartoni animati”.

Giuseppe Airò, che per conto di Hackability ha seguito il progetto, ha aggiunto: “Per il secondo anno, grazie a Fondazione Paideia e al lavoro del Team Studentesco riusciamo a calare gli studenti in un’esperienza che permetta loro di co-progettare, lavorare in team, sviluppare competenze trasversali partendo da bisogni concreti, un’esperienza non solo di studio e di lavoro, ma anche umana”.