Se n’è andato a 86 anni , il 16 giugno di nove anni fa, sul finire della primavera. Mario Rigoni Stern aveva descritto in un libro, “Stagioni”, cosa significasse per lui lo scorrere del tempo. Se dell’inverno ricordava la legna secca che brucia nelle cucine, il freddo e la neve, dell’estate rammentava i salti sui mucchi di fieno e le cacce ai nidi di calabroni mentre l’autunno era stagione di rientro delle greggi, delle cacce, delle escursioni tra i boschi. In primavera, invece, partivano gli emigranti stagionali per la Prussia o la Boemia, ma era anche il momento del risveglio della natura e del ritorno dei rondoni, oltre che il periodo migliore per morire, come avvenne al nonno di Mario, a sua madre e a lui stesso. Morire mentre rinasce la vita. Forse è anche per questo che il tempo che scorre non affievolisce la voce che esce dalle pagine che ci ha lasciato. Una voce potente che si può udire leggendo la raccolta di 27 interviste fra le tante concesse dallo scrittore di Asiago nell’arco di tempo compreso fra il 1963 ( quando vinse il Bancarellino con “Il sergente nella neve”) e il 2007, l’anno prima della
sua morte. Le pubblicò Einaudi col titolo ”Il coraggio di dire no”, a cura di Giuseppe Mendicino.I testi si suddividono in quattro parti : “La vita”, “I libri”, “Le guerre”, “La natura, le montagne, la caccia”, riassumendo la biografia e l’orizzonte etico-culturale di Mario. Rigoni Stern non si è mai considerato un vero e proprio romanziere ma semmai un narratore, un testimone, un “cancelliere della memoria”, come lo definì acutamente Corrado Stajano. La raccolta inizia con un monologo dello stesso scrittore, che racconta il suo grande “rifiuto”, dopo essere stato fatto prigioniero dai nazisti e internato in un lager in Masuria, vicino alla Lituania. Scrive, Rigoni Stern: “Dopo quattro o cinque giorni, ci proposero di arruolarci nella repubblica di Salò, ossia di aderire all’Italia di Mussolini. Eravamo un gruppo di amici che avevano fatto la guerra in Albania e in Russia. Eravamo rimasti in pochi. Ci siamo messi davanti allo schieramento, e quando hanno detto «Alpini, fate un passo avanti, tornate a combattere!», abbiamo fatto un passo
indietro. Gli altri ci hanno seguito… Abbiamo resistito.. Avevamo imparato a dire no sui campi della guerra. È molto piú difficile dire no che sí.”. La sua narrazione è chiara, calda, antiretorica. Trasmette per intero il suo codice etico dove trovano spazio il senso di giustizia, il coraggio, l’amore per la natura, la generosità verso gli altri, l’indipendenza di giudizio, la passione civile. In un colloquio del 2004 per “La Regione Ticino”,Rigoni Stern mise in luce il suo lato ironico, raccontando di una specie di scherzo che faceva con Giulio Einaudi andando in giro per le librerie e rivoltando verso l’interno i dorsi dei libri che non gradivano. In questa come in tutte le sue opere, Mario Rigoni Stern riflette l’immagine di una persona saggia, severa con se stesso prima ancora che con gli altri, ma capace anche di grande ironia. E di una forza che, per fortuna, attraverso i libri, non ha mai smesso di parlarci e farci compagnia.
Marco Travaglini
Di Patrizia Polliotto*
* Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori
Oggi a Genova si è svolto un incontro in Comune tra i sindaci di Torino e del capoluogo ligure per discutere del futuro di Iren,

A Rivalta è stato arrestato un nigeriano di 42 anni, richiedente protezione internazionale, perchè avrebbe violentato una 17enne, di origini rom,
Il 29 e il 30 luglio scorsi si è tenuto ad Alleghe il Test Event Junior Grand Prix, un anticipo della stagione di gare, al quale hanno preso parte atleti della Nazionale italiana, finalizzato alla selezione dei pattinatori e delle pattinatrici che rappresenteranno l’Italia in alcune tappe di Grand Prix junior.
rappresenta un toccante omaggio all’Olocausto con le musiche di “Schlinder’s List”. Il primo posto conquistato nel Test Events Junior Grand Prix, sommato agli ottimi piazzamenti della scorsa stagione, ha portato Lucrezia Beccari, all’età di 13 anni, all’assegnazione della Tappa di Grand Prix Junior di Minks, in Bielorussia, che si terrà dal 20 al 24 settembre. In questo appuntamento di grande importanza la pattinatrice di Rivoli rappresenterà i colori azzurri e si troverà a gareggiare contro grandi atlete di livello internazionale della categoria junior. Continua la scia di successi per l’Ice Club Torino asd, diretto da Claudia Masoero, che si sta confermando, da anni, come una delle scuole di pattinaggio più importanti d’Italia e che inaugurerà una nuova stagione di corsi per tutte le fasce d’età sulle piste di pattinaggio del Pala Tazzoli e del Palavela di Torino e dello Stadio del Ghiaccio di Pinerolo.
E’ di Francesco Coda Zabet, noto socialista craxiano negli anni ’80
Prosegue alla Casa degli archi “Martino Poletti” di Bureglio di Vignone (Vb) la mostra di pittura “I Longoni” , con le opere di Alberto Longoni e Lidia Josepyszyn.
figlia Elisa. Nato a Milano nel 1921 e morto a Miazzina, sulle colline del Verbano, nel 1991, Alberto Longoni è stato un artista completo. Scrittore e illustratore di libri (tra i quali “Il gioco delle perle di vetro” di Hermann Hesse, una delle opere che contribuirono ad attribuire all’autore di “Siddharta” il Nobel per la letteratura ) eseguì incisioni, graffiti, dipinti, illustrò riviste italiane e straniere, copertine di dischi, ceramiche, sculture e collaborò all’architettura di giardini. Durante la guerra, militare a Creta, fu fatto prigioniero dei tedeschi e internato in Germania nel campo di concentramento di Buchenwald, a pochi chilometri da Weimar, la città di
intellettuale e artistico della Germania e d’Europa. Lì, nel lager sulla collina dell’Ettersberg,
Mafalda di Savoia – che si può leggere proprio nella prima sala del Museo al Deportato di Carpi, dove si trova un suo graffito grande come tutta la parete che raffigura centinaia di deportati così come essi diventavano nel campo: magri, ridotti a pelle e ossa, con gli occhi vuoti e privi di espressione, senza bocca. Nel 2006 è stata pubblicata,a cura del comune di Verbania, in occasione di una mostra sulle opere di Alberto Longoni a Villa Giulia, la favola “Il cavaliere che non sapeva di essere cavaliere”, scritta dalla figlia Elisa e impreziosita dalle illustrazioni in bianco e nero del padre Alberto.