STORIE DI CITTA’ di Patrizio Tosetto
solo per i no, ma anche per i sì. Ho capito quali sono i no, ma francamente non ho capito quali sono i sì. Soprattutto quelli che attraggono investimenti produttivi nella nostra città. Persino il Chiampa ha capito che Fiat e Marchionne stanno facendo i furbi e sono disinteressati alla città. TNE proprietaria di Mirafiori è in concordato preventivo. Anticamera al fallimento o liquidazione. Costituita una dozzina di anni fa avrebbe dovuto rilanciare l’attività produttiva. Milioni di euro pubblici buttati via. Ora ci saranno un centro commerciale coop e una società per il design, bassissima l’occupazione. Ovviamente questa giunta non è responsabile di tali non politiche e forse il treno dello sviluppo è già
passato ma teorizzare la cosiddetta decrescita felice mi sembra molto azzardato. E ci risiamo. Quando si è all’ opposizione possono essere sufficienti i no. Non quando si governa. In passato ci siamo permessi di dirlo. Governare vuol dire scegliere e non mi sembra che questa giunta brilli per scelte. Parliamoci chiaro, sta vivacchiando. Poi subentra una falsa coscienza della realtà. Dice Chiara: non è vero che Torino è in declino. Scusate? Ne siete voi i notai teorizzando appunto la decrescita felice . Siete voi che accettare il declino con la parola felice dandone una accezione positiva. Intanto cresce la povertà. Cresce l’accattonaggio. Una vostra giustificazione è continuare nel chiamare in causa chi vi ha preceduti. Ma voi dove volete andare, dove state andando? Ho paura che manco voi lo sappiate. Prima forse scelte sbagliate, dipende dai gusti, ma sempre scelte. Ora l’inerzia e l’incapacità di cogliere le occasioni. Diremmo la mazzata finale. Ora sono proprio pessimista.

di essere spinoso,come lui ama dire, anzi direi coraggioso. “La Stampa” anche di fronte al massacro umano e mediatico di piazza San Carlo si è barcamenata,come per il G7. Un giornale che voglia esprimere la Città deve avere il coraggio di schierarsi se la Città cade in mano ai Visigoti e agli incapaci. La Spina l’ha fatto. Ma l’aver chiuso subito il dibattito aperto pubblicando una replica del Sindaco è un errore. L’articolo di La Spina meritava approfondimenti da parte di forze politiche,sociali,culturali della città,se possibile, non sempre le stesse e soprattutto non sempre i soliti dispensatori di sentenze scontate. Il giornale ha strozzato il dibattito in culla,dando la parola al Sindaco che ha risposto con banalità. Altri quattro anni di Appendino e sarà la morte di questa città. Credo che tutte le persone pensanti ne siano ormai irrimediabilmente convinte.
Ius soli, digiuno e trasformismo
80 milioni di tagli
ha un perché . Uno degli aspetti che più mi colpiscono sono l’impotenza dell’Ordine e l’incapacità del sindacato (che spesso si limita a far politica)rispetto alla disoccupazione e alla sottooccupazione giornalistica. L’abusivismo sanzionato con severità dall’Ordine in passato con sospensioni e cancellazioni, oggi è diventato
in quello nazionale c’erano pubblicisti come Emilio R. Papa e Bruno Segre, tanto per citare due nomi. I pubblicisti erano quasi l’anima colta dell’Ordine. Oggi ,mi sembra, da persona che segue da lontano, che tutto sia molto cambiato.
Cavour, Bergamo, un medico gentiluomo
Il perché è semplice, al di là’ di certa faziosità congenita :la storia non si ripete mai, come diceva Guicciardini e confondere la Spagna con l’Italia è un errore. Posso solo dirle che Vittorio Emanuele III non fu solo a cedere al fascismo perché buona parte della classe dirigente italiana lo fece insieme a lui.
Eco
sovranazionale per prepararle ad essere cittadine e cittadini di un’Europa unita in un mondo interdipendente. Il concorso consiste nella svolgimento di uno dei due temi proposti. Nel primo, basandosi sulla recente decisione della Gran Bretagna di uscire, dopo l’esito del referendum, dall’Unione europea e sulle ipotizzabili conseguenze di tale decisione, viene richiesta ai partecipanti la stesura di una lettera aperta ad una coetanea o ad un coetaneo del Regno Unito esponendo loro le proprie opinioni sull’argomento. Nel secondo, riflettendo sull’ art. 3 del Trattato di Lisbona che impegna l’Unione europea a perseguire la piena occupazione e il progresso sociale, rilevando come in Italia il tasso di disoccupazione, specie giovanile, sia preoccupante, pone ai partecipanti tre domande: se sono a conoscenza che l’Unione Europea offre loro molte opportunità per studiare e cercare lavoro in altri paesi europei; se conoscono le politiche intraprese dall’Unione Europea per combattere la disoccupazione; quali nuove iniziative dovrebbe intraprendere l’Unione per affrontare più adeguatamente il problema.
Al fine di illustrare i temi proposti è stata organizzata una giornata formativa che si terrà a Torino presso la sede del Consiglio regionale del Piemonte mercoledì 25 ottobre 2017 e un fitto ciclo di 19 conferenze – dal 24 ottobre al 7 dicembre- nelle scuole per preparare le studentesse e gli studenti al concorso.
Domenica 8 ottobre il centro cittadino, nell’area della Ztl Centrale, sarà chiuso al traffico di auto e moto per la seconda “Domenica per la sostenibilità”, 
sentiva dai tempi di George W. Bush. I toni si sono riaccesi all’improvviso e, tra minacce, insulti e lancio di missili, il duello tra Teheran e Washington è ripreso caldissimo, sul modello nordcoreano, preoccupando la comunità internazionale. La mano tesa di Obama all’Iran, che ha portato all’accordo sul nucleare iraniano del 14 luglio 2015, è stata recisa da Trump che non si fida degli ayatollah per tanti motivi e non crede all’impegno dell’Iran a rinunciare all’arma atomica, fino a mettere in discussione l’intesa di due anni fa. La definisce non solo “pessima e imbarazzante” ma “una delle peggiori intese che gli Stati Uniti abbiamo mai sottoscritto” ricevendo l’approvazione entusiastica di Israele e dei falchi di Teheran. Si torna dunque all’antica nei rapporti tra la potenza americana e il Paese degli ayatollah, uno scontro a suon di parole pesanti, accuse e provocazioni che ricorda la stagione di Bush e Ahmadinejad. Trump afferma tra l’altro che “l’Iran deve mettere fine alla sua ricerca di morte e di armi di distruzione di massa”. I leader iraniani, Rouhani e Khamenei, rispondono che le parole di Trump sono “ignoranti, assurde e
piene di odio”. Rispuntano anche le famose armi di sterminio di massa che nell’Iraq di Saddam Hussein erano chimiche e non furono mai trovate e che secondo Bush sarebbero servite agli iracheni per dominare il Medio Oriente e terrorizzare il mondo. Ora invece sarebbe l’Iran a produrre segretamente armi nucleari. Nuove nubi si affacciano sul tempestoso rapporto tra due grandi Paesi che non si sopportano dagli anni Cinquanta e che riporta alla luce una delicata questione che sembrava ricomposta dopo anni di lungo e faticoso negoziato. Si torna al muro contro muro, la piccola potenza persiana che si oppone alla forza della più grande potenza del pianeta. Trump e gli ayatollah vestono i panni di Bush e Ahmadinejad. Straccerà Trump l’accordo di Vienna? Il presidente americano detesta il regime iraniano ma all’interno della sua amministrazione le colombe sembrano prevalere sui falchi e pochi sono favorevoli a cancellare la storica intesa sul controverso progamma atomico. Il fronte
europeo, guidato da Macron, rischia di dividersi. Uscire dall’intesa, si sostiene a Bruxelles, sarebbe un errore ma si accusa l’Iran di esercitare troppa pressione nella regione e di esagerare con i test missilistici. Trump invece vuole riaprire un vecchio capitolo di politica estera che ha segnato le relazioni internazionali e i rapporti tra le grandi potenze per tanti anni rischiando di portare il mondo vicino a un conflitto dalle conseguenze imprevedibili. Azzerare l’accordo e ricominciare da capo? Rinegoziare una nuova intesa? Trump deve chiarire entro il 15 ottobre al Congresso, che non ha mai ratificato l’accordo, se l’Iran sta rispettando o meno il patto firmato due anni fa. Probabilmente ha già deciso perchè considera l’Iran inadempiente rispetto alle condizioni poste dall’accordo. In questo caso
lancio di un missile con una gittata superiore ai 2000 chilometri, in grado di portare diverse testate nucleari, in disaccordo quindi con la risoluzione votata all’unanimità dal Consiglio di sicurezza dell’Onu che prevede (il testo tuttavia non è molto chiaro su questo punto) la possibilità di sperimentare missili non in grado di caricare bombe nucleari. Il lancio del vettore
del regime, ordinarono il lancio di alcuni missili in Siria contro postazioni dei jihadisti dello “Stato islamico”. Il nucleare iraniano diventa quasi un pretesto per scagliarsi contro un Paese “che continua a esportare terrorismo, violenza e caos”, che combatte in prima linea in Siria per sostenere Assad, a fianco dei russi e che sostiene Hezbollah, il partito di Dio libanese, nella lotta contro i gruppi jihadisti. E mentre aumenta il suo peso politico e militare nell’Iraq sciita, gli iraniani cercano di arrivare al potere anche nello Yemen sul Golfo di Aden dove armano e finanziano i ribelli sciiti in lotta contro un governo, cacciato dagli insorti, ma alleato dell’Arabia Saudita intervenuta militarmente al suo fianco. É l’ombra nera, cupa e minacciosa che gli ayatollah proiettano con successo all’estero a preoccupare la Casa Bianca. É l’Iran il grande nemico da
affrontare, oltre alla Siria di Assad e alla Corea del Nord. Non è tanto il nucleare iraniano che torna a far paura uscendo improvvisamente dai bunker delle montagne iraniane in cui è stato confinato due anni fa dalla diplomazia internazionale ma il nuovo ruolo di primo piano che l’Iran ha assunto nella regione e di fronte al consesso mondiale dopo essere riemerso dall’isolamento internazionale e aver riacquistato credibilità e forza dopo anni di sanzioni. Ora che Teheran è rientrata nella comunità internazionale a tutti gli effetti è bene che ci rimanga. Le sue mosse vanno controllate attentamente, l’intesa prevede il ripristino delle sanzioni in qualsiasi momento ma isolarla di nuovo porterebbe su una strada sbagliata.
Gli analisti parlano di un “effetto anestetizzante”, di una retorica autocelebrativa che ha esaltato le piazze-salotto del centro, le migliaia di turisti ai musei, la movida
La Croce Verde Torino celebra il suo 110° anniversario di fondazione. Nella notte di sabato 7 ottobre l’illuminazione in verde della Mole Antonelliana introdurrà la cerimonia ufficiale dei 110 anni Croce Verde Torino in programma domenica 8 ottobre, ore 9.45, al Teatro Alfieri con la premiazione dei volontari alla presenza delle autorità cittadine.
E’ affetto da una grave cardiopatia congenita
Il Museo Nazionale del Risorgimento è in assoluto il museo di Torino in cui si respira più profumo di storia
In occasione delle celebrazioni per i centocinquanta anni dell’unità d’Italia è stato studiato un allestimento che, anche a distanza di qualche tempo, continua ad essere accattivante e si contraddistingue perché riesce a combinare alla perfezione rigore scientifico e esigenze divulgative. La scelta vincente di dare vita a un racconto cronologico scandito dalla successione delle sale, ciascuna delle quali di un colore differente dalle altre, si accompagna all’utilizzo di contributi multimediali e nuove tecnologie che rendono la visita più coinvolgente. Oltre alla sala cinema, lungo il percorso sono presenti video e tavoli interattivi che consentono di approfondire i temi trattati, mentre i contenuti dell’app, scaricabile gratuitamente in museo e disponibile in ben nove differenti lingue, rappresentano una efficace evoluzione delle più tradizionali schede di sala.
due secoli scorsi. Dalla quarta sala ha inizio invece la narrazione degli eventi che hanno segnato la storia piemontese, italiana e internazionale, a partire dalle grandi rivoluzioni della seconda metà del Settecento, quella industriale inglese e quella politica francese, che costituiscono le basi da cui si sviluppano i movimenti nazionali ottocenteschi. Il viaggio nelle pagine della storia continua con il racconto delle imprese di Napoleone Bonaparte che, occupando anche la penisola italiana, riesce a dare vita a un vero e proprio impero, della cui estensione rende conto la bellissima carta d’Europa intagliata nel pavimento della settima sala. Le sale successive raccontano invece la Restaurazione, seguita al crollo dell’impero di Napoleone nel 1814, la nascita delle società segrete e le prime insurrezioni che anticipano i moti del 1830 e poi degli anni 1848-1849.
Subalpino si riunisce in Palazzo Madama, le sedute dei deputati si tengono a Palazzo Carignano nella splendida aula della Camera Subalpina, visibile esattamente a metà del percorso. Le sale successive alla grande aula parlamentare raccontano le vicende che determinato la nascita dell’Italia unita e gli eventi che segnano i primi anni di vita della nazione, dal 1861 sino alle soglie della Prima guerra mondiale. A chiudere la visita è l’immensa sala che avrebbe dovuto ospitare la Camera dei Deputati del Regno d’Italia e che invece oggi conserva le gigantesche tele dedicate all’epica militare, osservando le quali non si può non condividere il pensiero di Alessandro Manzoni che, in apertura dei Promessi Sposi, definisce la storia come «una guerra illustre contro il Tempo».