redazione il torinese

Passo di montagna. Val d’Ossola, autunno 1944

IL RACCONTO  di Marco Travaglini

Il silenzio è rotto solo dal fischio delle marmotte e dai campanacci delle ultime vacche al pascolo. L’acqua scorre attraversando il prato, sgorgando chiara e fresca da una sorgente ai piedi di un enorme masso erratico, circondato dai larici. S’incanala, in fretta e con un allegria vivace, in rivolo per poi  rapidamente crescere in poche centinaia di metri, gorgogliando via veloce. Evitiamo il guado con i sassi e i ciottoli resi scivolosi dal muschio bagnato. Attraversiamo il ponticello, costituito da due malferme travi di legno, risalendo il pendio erboso , segnato dalle tracce del passaggio delle vacche,  fin sopra le baite. Da lì è un attimo guadagnare rapidamente quota, entrando nell’ampio valloncello che conduce al Lago Nero. Martino si rivolge  me con uno sguardo che sembra d’implorazione ma non parla. Ha le gambe dure, pesanti ma dalla sua bocca non esce un solo lamento. Vorrebbe fermarsi, posare lo zaino, magari togliersi gli scarponi mezzo sfondati e sdraiarsi sull’erba. Vorrebbe tirare il fiato, mettersi lì di schiena, a pancia in su, con le braccia sotto la testa a guardare quelle nuvole che viaggiano veloci, spinte dai venti in quota. Lo vorrebbe tanto ma è consapevole che non si può. Per quattro volte in tre giorni abbiamo rischiato di farci beccare dei tedeschi che cercano di tagliarci la strada, presidiando i sentieri che vanno verso il confine con la Svizzera. La zona libera dell’Ossola è caduta. A Domodossola hanno mandato i bambini oltre confine, al riparo, nel “paese del pane bianco”. In Svizzera ci sono andati anche una parte dei cittadini e i fascisti avranno un’amara sorpresa:troveranno la città semivuota, fredda, ostile. Per parte nostra ci siamo battuti con onore ma non potevamo fare di più ed ora, insieme a Gianni , Riccardo e Carmine cerchiamo di sganciarci e di guadagnare il passaggio della frontiera. Un tempo qui attorno, sotto le testate dei monti, si vedevano parecchie bestie al pascolo. Non moltissime, per la verità, ma in numero sufficiente per garantire agli alpigiani di che vivere. Le praterie di alta quota sfoggiano  ancora una rigogliosa flora ma le vacche si possono contare sulla dita di una mano, forse due, non di più. In questi tempi di fame guerra  la miseria è cosa seria. Il sentiero diventa un corridoio sassoso e s’avverte la ghiaia scricchiolare sotto gli scarponi. Si sale, arrancando, con il mitra a tracolla e lo zaino che, zuppo d’acqua, è diventato pesante al punto che verrebbe voglia di toglierselo di dosso e lasciarlo lì. Il temporale di ieri ha buttato giù pioggia a secchiate  e quando abbiamo trovato riparo eravamo già fradici fino al midollo. Buttar via lo zaino, liberarsi del suo peso sarebbe una gran cosa ma non si può e , stringendo i denti, bisogna tener duro. Passo dopo passo, masticando fiato e fatica, ci lasciamo alle spalle i monti di Devero. Quelli che hanno scelto l’alta Formazza saranno già in salvo, oltre Passo San Giacomo, in Val Bedretto. Noi invece ci siamo infilati quassù e non possiamo deviare verso est.  Martino è il più giovane di noi, con i suoi diciassette anni ancora da compiere. Si volta e tira un lungo sospiro. Con la manica della camicia si frega gli occhi ma non riesce a nascondere le lacrime. Anch’io sento un nodo in gola. Mi dice: “Marco, torneremo ancora a vedere le aguzze cime del Cornera? E il Cervandone, al fianco dalla Punta della Rossa? E là dietro,la mole  nera e incombente dell’Helsenhorn? E il Cistella?Ho paura che queste montagne, le nostre Lepontine, non le vedremo più”. La sua voce si spezza nel pianto. Gli stringo le spalle. Cerco di consolarlo ma non ho una risposta. I crucchi sono dappertutto e noi siamo rimasti in pochi. Io e Martino della IIª Divisione d’Assalto Garibaldi “Redi”, Carmine della “Valdossola” e i due fratelli Grondini della “Valtoce”. In giro ce ne saranno senz’altro degli altri, ma dove? Faccio segno ai miei compagni di fermarci. Martino ha bisogno di riprendere fiato. Il larice al quale m’appoggio emana una fragranza di resina che inebria. Più in là, dove la macchia arborea è più fitta, la luce disegna dei giochi in chiaroscuro. Giù, più in basso, il grande ovest del Devero pare ci voglia salutare con dei colori da brivido in quest’autunno che sembra non voler lasciare il passo alla cattiva stagione. La sosta è breve e , doloranti, si riparte. Davanti a noi ci sono la Scatta d’Orogna e il Passo di Valtendra. Solo le cime più alte hanno già incontrato la neve ma sappiamo bene che basta un vento malefico ad ammassare nuvole e aria fredda. Si sale ancora e poi, dal passo si scende lungo il ripido pendio di erba e detriti fino al Pian Sass Mor. Non c’è tempo per fiatare e via, verso la sorgente dove possiamo bere e riempirci le borracce. E poi giù ancora, veloci e col passo lungo verso  il Pian dul Scricc  e da lì, in mezzo ai faggi, in direzione del grande pianoro dell’Alpe Veglia. E’ l’ora del Vespro, la luce s’affievolisce nel crepuscolo e siamo sfiniti. “In campana, ragazzi. I tedeschi non si fidano a venir qui ma non si può esserne del tutto certi. Prima delle case di Cornù bisogna tenere gli occhi aperti. Aspettiamo a muoverci dopo il tramonto, scendiamo all’alpe e ci attestiamo vicino alla sorgente dell’acqua minerale”. Così facciamo. Con cautela, attenti a dove mettiamo i piedi prendiamo possesso, se così si può dire, della vecchia casera del Nando Denti, un alpigiano di Varzo che conosco da prima della guerra. Il tetto è malmesso ma per fortuna non piove. L’acre odore selvatico delle capre è tremendo ma nemmeno noi, dopo una marcia forzata di giorni, profumiamo di bucato. Gianni  e Riccardo crollano sulla poca paglia del pavimento e quasi all’istante ronfano come due gattoni. Martino sembra in catalessi e, qualche minuto dopo, con la schiena appoggiata al muro, s’addormenta pure lui. Carmine e io montiamo di guardia. Dei crucchi non c’è nemmeno l’ombra, a quanto pare. Ma è meglio non fidarsi. Ho ancora del trinciato forte e, sinceratomi che il tabacco non s’è bagnato, mi arrotolo una sigaretta. La fumo tenendo le braci nascoste tra le mani. Carmine, intanto, mi racconta di quando i ferrovieri avevano sabotato la ferrovia giù a Villadossola, qualche mese dopo l’insurrezione popolare dell’8 novembre 1943. Lui ed altri tre si erano dati da fare, sbullonando i binari dalle traversine appena fuori della stazione,  e la locomotiva era deragliata, portandosi appresso i  primi due vagoni del convoglio che trasportavano materiale bellico della Wehrmacht, rovesciandosi su un fianco tra le stoppie del granoturco appena tagliato nel campo del Giosuè Merico.“I tedeschi hanno fatto un casino del boia, minacciando di fucilare tutti ma poi, convintisi che era opera dei partigiani di Barbarossa, hanno pensato che in fondo noi ferrovieri gli tornavamo utili per far girare i treni”. Carmine era “salito al Nord” da piccolo, dalla Campania, quand’aveva due o tre anni ed era “figlio d’arte” essendo anche il padre un macchinista ferroviere. E così, pure lui,  era entrato a far parte della grande famiglia dei “musi neri”. Sempre in piedi nella piccola cabina aperta, a far correre la macchina a vapore in ogni stagione e con qualsiasi clima. Il volto esposto al calore del forno e al vento della corsa, sotto la luce accecante del sole o  nell’oscurità della notte, con l’occhio sempre vigile ai segnali e nelle orecchie il possente respiro della macchina e il continuo martellare dei giunti. Carmine, ad un certo punto, aveva scelto di salire in montagna perché non ce la faceva più a starsene lì con le mani in mano. Ed era diventato partigiano con Superti. Fazzoletto verde al collo, fucile a tracolla, zaino affardellato e via, con passo lesto sui sentieri di montagna a “dar filo da torcere” ai fascisti e ai loro amici germani. La preoccupazione più grande era però legata a sua moglie, Antonietta. Infermiera al San Biagio, aveva scelto di rimanere nel nosocomio domese per curare i feriti che riempivano i reparti. Era una donna coraggiosa e Carmine era orgoglioso di lei, anche se la sua decisione di non salire sull’ultimo treno verso la Svizzera l’aveva reso nervoso, preoccupato. La stanchezza si fece sentire e  un poco alla volta la voce di Carmine s’affievolì e, di punto in bianco, s’addormentò anche lui. Con il mitra tra le gambe, seduto sull’uscio della casera, guardai le stelle. Un’infinità di astri luccicanti riempiva ogni angolo del cielo. Erano talmente tante e tanto luminose che sembrava potessero riscaldare l’aria di questa notte di fine ottobre. Così, ricorrendo i pensieri fin quasi alle prime luci dell’alba, anche i miei occhi si fecero pesanti e, ricevuto il cambio da Riccardo, il più giovane dei fratelli Grondini, m’addormentai come un sasso. Tre ore più tardi, Gianni, mi svegliò scuotendomi un braccio. Suo fratello e Carmine avevano perlustrato la zona e non c’era ombra dei nemici. Così, decidemmo cosa fare. Gianni ,Riccardo e Martino sarebbero saliti alla bocchetta d’Aurona e da lì, scendendo sulle pietraie fino al Passo del Sempione, avrebbero raggiunto l’Ospizio dove i canonici della Congregazione del Gran San Bernardo non rifiutavano di certo l’accoglienza che s’usava con viandanti e  pellegrini. E lì si era già in territorio svizzero. Ma bisognava far presto perché la neve aveva appena incipriato le vette ma di lì a poco sarebbe stata un’altra storia e, con le prime nevicate vere, il passaggio sarebbe diventato pressoché impossibile. Io e Carmine, invece, saremmo scesi per il sentiero verso Ponte Campo e da lì, costeggiando la strada, a San Domenico e Varzo. Ci accomiatammo con un lungo abbraccio, reprimendo a fatica l’emozione e ricacciando indietro le lacrime che invece scesero a fiotti sul volto disperato di Martino che voleva tornare a valle per combattere. Non volli sentir ragioni e dopo un’ultima stretta di mano, ci separammo. Senza fare brutti incontri, dopo una marcia di alcune ore, anche noi due, raggiunta la periferia di Varzo, ci salutammo, imboccando strade diverse. Carmine, grazie ad alcuni suoi amici ferrovieri, intendeva recarsi a Domodossola e da lì, con sua moglie, salire in Valle Vigezzo dove, passato il confine a Ribellasca, si sarebbero consegnati alle guardie rossocrociate di Camedo. Io, dopo aver preso contatto con due boscaioli che appoggiavano la resistenza, avevo un ordine da eseguire: raggiungere il capitano Mario e i suoi uomini della 85° brigata Garibaldi “Valgrande Martire”. Iniziava una nuova avventura. O forse, più semplicemente, era quella di prima  che non era ancora finita.

Ottobrata torinese, trionfa il bel tempo. Giovedì massime quasi estive sui 25 gradi

Il bel tempo e l’alta pressione africana sono presenti anche in pieno ottobre, ampliando il periodo di siccità e favorendo temperature superiori alla norma, con massime tra i 23 e i 25 gradi. Questo  il quadro meteorologico che secondo Arpa si presenterà soprattutto da giovedì, quando anche lo zero termico salirà a quote estive fino a 4.000 metri. Le massime in molte località hanno raggiunto o superato già ieri i 25 gradi, la massima registrata in centro di Torino. Solo qualche nube mercoledì.

 

(foto: il Torinese)

Al via “Rights on the movie”

“Il cammino verso la conquista dei diritti umani ha bisogno non solo della volontà di vedere rispettati i principi di uguaglianza e dignità di ogni singola persona, vicina e lontana, ma richiede anche la conoscenza e la condivisione delle storie, delle diverse realtà, delle culture in cui quei diritti devono e possono essere rispettati e affermati”. È con questo spirito, dichiara il presidente del Consiglio regionale e del Comitato Diritti umani Mauro Laus che il Comitato organizza, anche quest’anno – in collaborazione con Agiscuola – la rassegna cinematografica Rights on the Movie, che si apre lunedì 9 ottobre alle 10.30 al cinema Monterosa di via Brandizzo 65, a Torino, con la pellicola Boyhood di Richard Linklater. Giunta alla terza edizione, l’iniziativa, dedicata agli studenti delle scuole secondarie di primo e di secondo grado e ai cittadini, si focalizza quest’anno sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. “Un’occasione – prosegue il presidente Laus – per capire cosa siano i diritti e quando vengano negati, per conoscere la realtà di oggi in diversi contesti e paesi del mondo. Abbiamo scelto di farlo raccontando le vite di uomini, donne e bambini che sperimentano sulla propria pelle la negazione dei più importanti diritti. Dare visibilità a questi temi, ai diritti fondamentali, sanciti dalla Costituzione e dai Trattati internazionali, significa denunciare le situazioni di crisi, ma anche e soprattutto far conoscere percorsi reali per affermare una nuova e più rispettosa coscienza civile e sociale nella vita di tutti i giorni, nella politica, nell’economia e nella società civile”. Rights on the Movie prevede, a cadenza quindicinale dal 9 ottobre al 20 novembre, la proiezione mattutina di quattro pellicole per gli studenti e, dal 10 ottobre al 5 dicembre cinque proiezioni serali per la cittadinanza.

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Questi i film e gli orari delle proiezioni

– Boyhood di Richard Linklater, che affronta il tema dei genitori separati, lunedì 9 ottobre alle 10.30 al cinema Monterosa di via Brandizzo 65 e martedì 10 alle 20.30 al cinema Massimo di via Verdi 18, a Torino;

– Un bacio di Ivan Cotroneo, sul bullismo, lunedì 23 ottobre alle 10.30 al cinema Massaua di piazza Massaua 9 e martedì 24 alle 20.30 al cinema Massimo, a Torino;

 Vai e vivrai di Radu Mihaileanu, sui temi dell’adozione e dell’integrazione, lunedì 6 novembre alle 10.30 ai cinema Monterosa di via Brandizzo 65 a Torino, Cristallo di via Battisti 7 ad Acqui Terme (Al), Lumiere di corso Dante 188 ad Asti, Verdi di via Pozzo 2 a Candelo (Bi), Vittoria di via Cavour 20 a Bra (Cn), Pellico di piazza Cattaneo 24 a Trecate (No), Sociale di via Carducci 2 a Omegna (Vco) e Lux di via Calderini 9 a Borgosesia (Vc) e martedì 7 alle 20.30 al cinema Massimo di via Verdi 18, a Torino;

– Vado a scuola di Pascal Plisson, sul diritto allo studio, lunedì 20 novembre alle 10.30 al cinema Monterosa di via Brandizzo 65 e martedì 21 alle 20.30 al cinema Massimo, a Torino.

La rassegna si conclude martedì 5 dicembre alle 20.30 al cinema Massimo di Torino con la proiezione di Mustang di Deniz Gamze Ergüwen sul tema dell’autodeterminazione femminile.

Tutte le proiezioni sono ad ingresso gratuito, fino a esaurimento posti.

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Trenitalia – Regione, ecco l’accordo per rinnovare le ferrovie e migliorare il servizio

Investimenti in nuovo materiale per 102 milioni di euro, maggior controllo e monitoraggio da parte di Regione e Agenzia, un più efficace sistema di penali a tutela dell’utenza, il superamento del “Catalogo” e la possibilità di scorporare linee per affidarle ad altri gestori. E’ quanto prevede l’accordo tra Trenitalia e Agenzia per la mobilità piemontese, che  hanno sottoscritto un “contratto ponte” quadriennale per il periodo 2017-2020. L’obiettivo è garantire la continuità in attesa dell’esito delle procedure di affidamento del Servizio ferroviario metropolitano e del servizio dei treni regionali, attualmente in corso secondo le modalità del confronto competitivo e che si prevede si concluderanno entro i primi mesi del prossimo anno.

Ecco gli aspetti più significativi dell’accordo :
· impegno di Trenitalia per investire nel rinnovo e nell’adeguamento del materiale rotabile (effettuando nell’immediato gli ordini di fornitura) per 42 milioni di euro, mentre ulteriori 60 milioni saranno finanziati dall’Amp grazie ai trasferimenti della Regione; i treni acquistati con queste risorse saranno completamente di proprietà della Regione e rimarranno nella sua disponibilità anche alla scadenza;
· un più stringente sistema di monitoraggio e controllo sulla qualità del servizio attraverso determinati indicatori di puntualità e parametri qualitativi, a tutela dell’utenza, anche in linea con le direttive dell’Autorità di regolazione dei trasporti;
· un sistema di penali che garantirà maggior potere sanzionatorio all’Amp in caso di mancato raggiungimento degli standard minimi di qualità definiti;
· obbligo di Trenitalia a fornire dati essenziali come i ricavi da traffico (debito informativo);
· superamento del sistema a catalogo con un meccanismo più flessibile che consentirà alla Regione e all’Amp una migliore programmazione del servizio, pur garantendo l’equilibrio economico-finanziario al gestore;
· facoltà per Regione di scorporare alcune linee ed affidarle a gestori terzi.

“L’intento della Regione – spiega l’assessore ai Trasporti, Francesco Balocco – è arrivare prima della scadenza del contratto ponte al nuovo assetto del sistema ferroviario, sia per il nodo torinese e l’SFM, sia per il lotto dei regionali veloci con le sue adduzioni, e alcune linee cosiddette secondarie potranno rientrare nelle gare integrate di bacino con il  sistema gomma o essere scorporate ed affidate a operatori diversi. Lo stesso dicasi per le linee sospese. Interventi più significativi ed innovativi saranno certamente oggetto dei contratti che scaturiranno dalle procedure di confronto competitivo”.

Il contributo regionale sarà stabile fino al 2019 e verrà incrementato nel 2020. Sono previsti aumenti da ricavi nel quadriennio del 9%, dovuti sia a incrementi da traffico (maggior utenza e maggior controllo all’evasione), sia ad un diverso ed innovativo sistema tariffario che favorisca ed incentivi l’utilizzo continuativo dei mezzi pubblici.

 

(foto: il Torinese)

 

Guida per 10 km contromano e urta due auto

Alla guida di una  utilitaria, nel pomeriggio ha percorso contromano più di dieci chilometri di autostrada, sulla Torino-Pinerolo, urtando  due auto. Un automobilista di 67 anni, con problemi di salute, è stato denunciato dalla polizia stradale e gli è stata revocata la patente .Dopo l’incidente, ha fatto inversione di marcia ed è fuggito nel senso corretto, ma la polizia stradale è riuscita a bloccarlo a Moncalieri.

Piano paesaggistico. Legambiente: “Ottima notizia, ora i Comuni lo recepiscano rapidamente”

Il Piemonte è la terza regione italiana, dopo Puglia e Toscana, a dotarsi di un piano paesaggistico regionale

 

 

Dopo Puglia e Toscana è il Piemonte la terza regione italiana a dotarsi di un piano paesaggistico regionale. Il Piano, frutto di un lavoro decennale, è stato approvato dal Consiglio regionale martedì 3 ottobre. “L’approvazione del Piano paesaggistico, a cui abbiamo contribuito negli anni con diverse osservazioni, è un’ottima notizia per il nostro territorio. Ora bisogna far sì che non resti nei cassetti della Regione ma che venga recepito dal territorio come un utile strumento per una corretta gestione del suolo volta alla salvaguardia del paesaggio piemontese -dichiarano Fabio Dovana e Flavia Bianchi, rispettivamente presidente e membro del consiglio di presidenza di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. Ci auguriamo che nel più breve tempo possibile i Comuni avviino un processo di aggiornamento dei piani comunali per recepire gli indirizzi del Piano paesaggistico regionale. Oggi infatti abbiamo la necessità non solo di evitare che nuovi piani regolatori aggiungano ulteriori aree edificabili ma di far sì che quelli esistenti vengano rivisti cancellando aree edificabili già previste, coniugando in questo modo la sicurezza del territorio con la salvaguardia di zone di prestigio ambientale e paesaggistico”.

Mobilità condivisa: progetto al Valentino

Prende avvio ufficialmente al Castello del Valentino con l’incontro di kick-off il progetto europeo STARS – Shared mobility opporTunities And challenges foR European citieS. Il progetto, finanziato dal programma Horizon 2020 nel quadro del Pilastro “Societal Challenges – Smart, Green And Integrated Transport”, vede come capofila il Politecnico di Torino, con il coordinamento del professor Marco Diana del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture.

 

STARS nasce dal bisogno di una riflessione approfondita sui servizi di mobilità condivisa in Europa. Il car sharing sta infatti crescendo rapidamente nel nostro continente, con più di 2,2 milioni di utenti stimati nel 2014 (+79% rispetto al 2012). Tuttavia molti aspetti devono ancora essere chiariti per poter orientare lo sviluppo di tali servizi verso la massimizzazione dei potenziali benefici per le collettività. Per questo il progetto mira a individuare scenari futuri di mobilità condivisa, valutarne i relativi benefici potenziali e sviluppare per i policy-maker strumenti decisionali utili a raggiungerli.

 

“Gli impatti reali dei servizi di car sharing – in termini di riduzione della congestione, di impronta ambientale e di inclusione sociale – sono mediati sia dalle preferenze individuali che dai modelli di innovazione sociale”, spiega il professor Diana. Per questo verranno impiegate congiuntamente conoscenze e metodi di ricerca propri dell’ingegneria dei trasporti, della psicologia sociale e dell’economia ambientale al fine di comparare i modelli di business e le innovazioni sociali esistenti e di valutare le implicazioni degli schemi di car sharing per l’industria e per le comunità locali. “Vogliamo da un lato identificare nuovi modelli di business a supporto del settore industriale e dall’altro fornire ai policy-maker degli strumenti utili a individuare la combinazione più appropriata di misure per raggiungere il mix modale ottimale, dato un dichiarato obiettivo di politica dei trasporti”.

 

Le attività saranno svolte nell’arco di 30 mesi da un consorzio composto da 9 partner di 6 diversi Paesi europei, tra cui GM Global Propulsion Systems – Torino come partner industriale.

 

(foto: il Torinese)

Cairo: “La sconfitta nel derby? Non è la fine del mondo”

Il presidente del Toro, Urbano Cairo, parla nuovamente con l’agenzia Ansa della  sconfitta nel derby con la Juventus: “Non è stato uno spartiacque, abbiamo giocato in 10, non fa molto testo così come per la Nazionale non deve fare testo il ko in Spagna. Una partita non è la fine del mondo. Ora pensiamo a riprendere la strada intrapresa nelle precedenti partite e a fare bene, tornando a vincere”. 

 

(foto: il Torinese)

Sospetto tetano per una bimba non vaccinata

Si sospetta il tetano all’ospedale Regina Margherita di Torino, dove una bimba di sette anni, colpita da spasmi e convulsioni, è attualmente ricoverata in Rianimazione. La piccola è sedata e in prognosi riservata. I medici ritengono che i sintomi siano  compatibili con un’infezione da tetano, ma la conferma arriverà soltanto nei prossimi giorni all’esito degli esami. La bambina è stata sottoposta alla profilassi contro il tetano, per cui non è risultata vaccinata (il vaccino contro il tetano è tra i dieci antidoti classificati come obbligatori per la frequenza scolastica dal decreto Lorenzin)  e un  campione di sangue è stato inviato all’ospedale Amedeo di Savoia di Torino, specializzato nelle malattie infettive.

“Tristano e Isotta” apre al Regio

La stagione lirica 2017-18 del Regio di Torino si apre nel segno e sulle note di Wagner, con quella che si preannuncia una vera e propria sfida operistica, il “Tristano e Isotta”?, che inaugurerà il 10 ottobre prossimo, alle 19, il cartellone di quest’anno. “Si tratta di un’opera che ha cambiato la storia della musica – afferma il maestro Gianandrea Noseda, che la dirigerà per la prima volta e che ha terminato il suo studio completo pochi giorni fa – il Tristano si può .definire, non a torto, “un’opera intossicante”, tanto che la sua prima esecuzione, nel 1865, seguì una fase di precedenti rifiuti, essendo stata giudicata troppo difficile”. Il 4 ottobre, alle 17.30, il direttore artistico del Teatro   egio, Gaston Fournier Facio tiene una conferenza sul tema dal titolo “Un viaggio rivoluzionario attraverso la trasfigurazione”, cui seguirà un ciclo di interessanti incontri, tra cui quello previsto al Goethe Istitut il 16 ottobre prossimo, alle 17.30, sulle figure di Richard Wagner e Franz Liszt. A chiudere il ciclo il convegno in programma il 19 ottobre, alle 14.30, presso la Sala Lauree del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’ Università degli Studi di Torino, sul tema ” Wagner e la passione “.

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Il Tristano e Isotta viene definita “opera risanatrice” dal celebre filosofo Nietzsche e in breve tempo sarà destinata a divenire l’opera simbolo che lo condurrà alla devozione per questo compositore. Quest’opera, infatti, lo soggiogo’ con il suo fascino pericoloso, per la sua “dolce e tremenda infinitezza” di una musica senza il canto, che il filosofo ebbe modo di leggere e rileggere al pianoforte. Quei suoni e quelle armonie rapprrsentavano, per lui, “la sintesi estrema di un anelito vitale che suscita somma eccitazione”. Il Tristano e Isotta, su libretto dello stesso compositore, nasce come progetto nella mente di Wagner già dal lontano 1864, quando egli ne parlò all’amico Liszt e, dopo aver letto il componimento cavalleresco “Tristan” di Von Strassburg, decise di mettere in musica il soggetto medievale, seppure in dimensioni ridotte. In realtà l’opera coinvolgerà totalmente Wagner, dopo la lettura di “Il mondo come volontà e rappresentazione” di Schopenhauer, filosofo tedesco anti idealista. L’opera, anche per la fine della burrascosa relazione del compositore con Mathilde Wasendonck,   esprimerà la sublime infelicità dell’amore più elevato e i lamenti del più doloroso rapimento. Oggi il Tristano è   considerato un insieme di musica romantica e, al tempo stesso, l’inizio di un’era nuova per la musica e per le sue atonalità. Nel ruolo di Tristan, nipote di Marke e amante di Isolde, il tenore Peter Seiffert; in quello di Isolde, la principessa irlandese promessa di Marke, la soprano Ricarda Merbeth, nel ruolo di Marke, re di Cornovaglia, il basso Steven Humes. L’allestimento dell’opera, nella sua prima italiana al Teatro Regio, è dell’Opernhaus Zurich. L’Orchestra e il Coro del Teatro Regio.

Mara Martellotta