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A Torino la Settimana dei Diritti

 

Nella Sala Congregazioni di Palazzo Civico, è stata ufficialmente presentata la Settimana Internazionale Diritti, Ambiente e Culture 2025, un’iniziativa promossa dall’Associazione Mosaico – Azioni per i Rifugiati e patrocinata dalla Città di Torino in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato del 20 giugno.

Alla conferenza hanno partecipato Maria Grazia Grippo, Presidente del Consiglio Comunale, Jacopo Rosatelli, Assessore alle Politiche Sociali, Diritti e Pari Opportunità, Abdullahi Ahmed Abdullahi, Presidente della Commissione Consiliare per il Contrasto ai Fenomeni di Intolleranza e Razzismo, Massimo Gnone in rappresentanza dell’UNHCR, e Berthin Nzonza, Direttore di Mosaico.

Durante la presentazione è stato illustrato il programma della manifestazione, che si svolgerà fino al 21 giugno coinvolgendo tutta la città con mostre, laboratori, performance artistiche, incontri e proiezioni. Al centro dell’evento vi sarà il protagonismo diretto delle persone rifugiate, che hanno contribuito attivamente alla progettazione e alla conduzione delle attività.

Il momento principale della programmazione sarà l’appuntamento del 20 giugno nella Sala Rossa di Palazzo Civico, con la commemorazione istituzionale della Giornata Mondiale del Rifugiato, che celebra l’approvazione, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1951 a Ginevra, della Convenzione sullo status dei rifugiati.

«Dall’inizio del mandato, per il quarto anno consecutivo, ospitiamo in Sala Rossa la celebrazione della Giornata Mondiale del Rifugiato, venerdì 20 giugno – dichiara Maria Grazia Grippo, Presidente del Consiglio Comunale di Torino –. Si tratta di una scelta che non è semplicemente simbolica, bensì culturale oltre che, nel senso più alto del termine, politica, perché rappresenta un’esplicita condivisione di valori e un impegno pubblico. Viviamo in un tempo difficile, in cui il tema delle migrazioni è stato eletto come spazio retorico in cui giocarsi la partita del consenso. Anche il recente esito del quesito referendario sulla cittadinanza ha mostrato quanto sia fragile questo terreno; eppure a renderlo fragile davvero non sono le sfide dell’accoglienza ma le politiche di esclusione. Su questo le amministrazioni locali devono tenere la barra dritta, continuando a costruire coesione e momenti di partecipazione».

«La Giornata del rifugiato ci ricorda l’importanza del sistema internazionale di tutele e garanzie adottato dopo la Seconda guerra mondiale, oggi messo in discussione da molti governi – afferma Jacopo Rosatelli, assessore alle Politiche sociali e Diritti della Città di Torino –. Dobbiamo ricordare che ciò che questi attacchi mettono in pericolo è la nostra umanità. All’inizio del nostro mandato amministrativo abbiamo sottoscritto la Carta per l’integrazione dei rifugiati proposta da UNHCR. Le abbiamo dato attuazione, sia con l’esperienza dello Spazio comune, lo sportello multifunzionale attivo presso il Servizio stranieri, sia attraverso una delibera, cofirmata col collega Tresso, che innova le modalità per l’iscrizione anagrafica delle persone rifugiate, garantendo il diritto d’accesso alle misure di welfare locale. Abbiamo anche costituito il Coordinamento Torino Antirazzista e Plurale e promosso un percorso di coprogrammazione del Sistema di accoglienza e integrazione cittadino, che ci ha permesso di disegnare in modo partecipativo il futuro delle nostre politiche di accoglienza. Tutte azioni concrete per migliorare la vita di tutti, perché se stanno bene le persone straniere e rifugiate, sta meglio tutta la società».

La Settimana si sviluppa intorno a tre temi fondamentali: la promozione dei diritti umani e della protezione internazionale, le connessioni tra crisi ambientali e migrazioni forzate, e la cultura come leva di coesione sociale e cittadinanza attiva.

Con questa iniziativa, Torino si conferma punto di riferimento nazionale per la promozione di una cultura dei diritti, dell’inclusione e della partecipazione attiva, in una prospettiva che intreccia migrazioni, sostenibilità ambientale e cittadinanza culturale.

PROGRAMMA

Lunedì 16 giugno

Visita guidata e workshop sui cambiamenti climatici
Museo “A come Ambiente” (Corso Umbria 90) | 17:00–18:30
Attività dedicata a famiglie con background migratorio, con laboratori partecipativi per approfondire temi ambientali. Prenotazione obbligatoria.

Mercoledì 18 giugno

Laboratorio sul benessere psicologico per studenti rifugiati
Salone Casa Valdese (Corso Vittorio Emanuele II 23) | 17:00–19:00
Sessione di condivisione rivolta a studentə rifugiatə e internazionali, in collaborazione con Università di Torino, Politecnico, UNHCR e altre realtà.

Giovedì 19 giugno

Proiezione del film “Into Paradiso”
Sa Lolla (Corso Umbria 28) | 21:30
Evento gratuito con la presenza della regista Paola Randi, che introdurrà il film.

Venerdì 20 giugno

Commemorazione istituzionale della Giornata Mondiale del Rifugiato
Sala Rossa Comune di Torino (Piazza Palazzo di Città 1) | 11:00–13:00
Interventi di rappresentanti istituzionali, associazioni e studenti rifugiati. Prenotazione obbligatoria.

Masterclass sul cinema documentario e proiezione “Oltre la valle”
InformaGiovani Il Punto (Via Fagnano 30/2) | 18:00–22:00
Dalle 18:00 masterclass con la regista Virginia Bellizzi, seguita dalla proiezione del film (80’).

Evento “Io sono Benvenuto”
Museo Egizio (Via Accademia delle Scienze 6) | dalle 19:00
Stand informativo di Mosaico e musica per un’atmosfera multiculturale.

Sabato 21 giugno

Mostra artistica, spettacolo musicale e cena sociale “Sentirsi a casa”
Centro Culturale Dar al Hikma (Via Gianfrancesco Fiochetto 15) | dalle 17:00
Inaugurazione della mostra con opere di artistə rifugiatə, esibizione del coro “Gli Abbaini” e cena sociale condivisa. Saluti istituzionali e informazioni sul programma “Community Matching”. Prenotazione obbligatoria per la cena.

Maggiori dettagli sono disponibili su https://mosaicorefugees.org/gmr_2025

TORINO CLICK

 

Referendum: sì, no, boh?

Si sono tenuti la settimana scorsa i referendum (anche se al plurale sarebbe meglio dire referenda) su cinque temi.

Io mi reco alle urne dal 1981 quando fummo chiamati ad esprimerci, come ora, su 5 referendum che videro un’affluenza di oltre il 79% degli aventi diritto.

Nel corso degli anni, l’istituto referendario è stato più volte utilizzato per i temi più svariati; partendo dal 1946, che vide vincere la scelta repubblicana, ebbero notevole eco quello del 1974 sul divorzio, del 1978 (in particolare quello sul finanziamento pubblico dei partiti) e via così con il nucleare, l’aborto, il porto d’armi, l’ergastolo e via dicendo.

Ad ogni referendum, però, l’affluenza è diminuita (tranne un picco positivo nel 2011) a dimostrazione che l’istituto referendario non è probabilmente più idoneo a raccogliere la volontà dei cittadini.

Quest’ultimo ha poi dimostrato diverse pecche: gli organizzatori sono gli stessi che avevano approvato la legge della quale hanno chiesto l’abrogazione, i comitati promotori hanno fatto pochissima propaganda, specie sui tabelloni fuori dai seggi, cosicché moltissime persone ignoravano che si tenessero i referendum.

Sicuramente a favore dell’astensionismo ha giocato il cambiamento da certificato elettorale consegnato a casa a tessera elettorale, perché il primo comunicava inequivocabilmente che si tenesse una qualche forma di elezione, quando, dove, ecc.

Inoltre, spesso il referendum pone quesiti decisamente riservati ad un pubblico di esperti o, quantomeno, di persone con cultura medio-alta, per cui il quesito può non essere compreso correttamente e la scelta essere dettata dall’ ignoranza circa il quesito posto.

In quest’ultimo caso, poi, è saltato subito agli occhi che il referendum poteva essere l’unica forma per modificare la legge, stante che il Governo gode di ottima salute e le possibilità che i promotori possano un domani salire al Governo e, ipso facto, modificare la legge risultano essere bassissime.

All’indomani della debacle di questi referendum molti si sono posti la domanda se questo istituto sia ancora valido, se realmente possa rappresentare la volontà popolare in un periodo storico in cui le percentuali di elettori degli anni ’60 e ’70 sono solo un lontano ricordo.

Consideriamo che un referendum ha dei costi folli: parliamo di poco più di 88 milioni di euro solo per l’emolumento dei componenti dei seggi, ai quali vanno aggiunti gli straordinari di tutti i dipendenti comunali (i Municipi effettuano apertura straordinaria dal sabato al lunedì) e di quelli dei Tribunali, la stampa delle schede, la realizzazione delle urne, l’illuminazione continua dei seggi (di notte la luce deve restare accesa per sicurezza) giungendo così a oltre 350 milioni di euro.

Qualcuno parla di democrazia ma, stante che non viviamo in una dittatura, è il Parlamento, eletto dai cittadini, che eventualmente modifica le leggi o ne approva di nuove abrogative di quelle precedenti.

Se il popolo decide di eleggere chi non intende modificare le leggi vigenti, va da sé che un eventuale referendum ha scarse probabilità di riuscita.

Qualcuno, nella settimana appena trascorsa, ha avanzato l’ipotesi di addebitare i costi dei referendum ai comitati referendari; è evidente che, nella stragrande maggioranza dei casi, nessuno potrebbe affrontare quei costi vanificando, dunque, ogni tentativo di modifica della legislazione vigente tramite referendum.

Quel che preoccupa, però, è la scarsa partecipazione che accompagna le consultazioni, non solo referendarie: gli elettori danno per scontato l’insuccesso, sono disillusi dalla politica o non sono interessati da quei quesiti?

Fatto sta che quei 350 milioni avrebbero potuto essere impiegati per la sanità, la sicurezza sul lavoro, l’istruzione, l’occupazione o per chissà cosa.

Se aumentassimo il nostro senso civico? Se evitassimo di promulgare leggi che dopo pochi anni necessitano di essere sottoposte a referendum perché palesemente frutto di incapacità governativa o dell’entusiasmo del momento?

Sergio Motta

Se si parla di quattrini, i numeri sono più chiari di indicatori o giri di parole

A cura di lineaitaliapiemonte.it

Di Carlo Manacorda

Riferendosi alla situazione economica, la politica usa forme astratte e termini piuttosto fumosi quando sarebbe meglio, giacchè si tratta di soldi dei cittadini, usare i numeri, in modo che tutti possano facilmente capire di cosa si parla. Ad esempio ci si riferisce spesso agli “indicatori” che sono strumenti complessi ben difficilmente comprensibili ai comuni cittadini. E, per la verità, capita che spesso inciampino anche i politici. Ecco un sintetico vademecum e il caso dell’aumento delle spese per la difesa…

Leggi l’articolo completo👇

https://www.lineaitaliapiemonte.it/2025/06/04/leggi-notizia/argomenti/editoriali/articolo/se-si-parla-di-quattrini-i-numeri-sono-piu-chiari-di-indicatori-o-giri-di-parole-di-carlo-manacor.html

Come preparare l’ingresso in RSA

Informazione promozionale

Trasferirsi in una residenza sanitaria assistenziale segna l’inizio di una quotidianità nuova, spesso sicura e stimolante, ma comunque carica di emozioni forti per chi parte e per chi resta.

Prepararsi con metodo e (perché no) con un po’ di creatività, può aiutare a trasformare la tensione in fiducia e a far sentire l’anziano protagonista del proprio percorso.

Come preparare l’ingresso in RSA: prima di tutto, condividere la decisione

Il primo passo è parlare apertamente con il futuro ospite, spiegando perché optare per una struttura bene nota del territorio, come ad esempio una RSA Torino e provincia per i residenti nel capoluogo piemontese, può assicurare assistenza continua, un ricco programma di attività e la comodità di rimanere vicino ai propri affetti.

Discutere senza fretta dei benefici riduce la sensazione di distacco e permette all’anziano, laddove possibile, di esprimere le proprie preferenze: una camera singola, un giardino accessibile, la presenza di fisioterapia quotidiana, specifiche attività ecc.

Quando è possibile, una visita in anteprima agli spazi, con incontro diretto dello staff, è capace di trasformare la struttura da luogo astratto ad ambiente concreto, già un po’ familiare.

Organizzare documenti e cure

Nelle settimane che precedono l’ingresso conviene raccogliere tutta la documentazione sanitaria: referti recenti, piani terapeutici, schede delle allergie, esenzioni e tessera sanitaria. La cartella completa velocizza l’elaborazione del Piano di Assistenza Individuale e aiuta medici e infermieri a impostare correttamente terapie e controlli.

Allo stesso tempo è utile preparare un elenco di contatti: medico di base, specialisti, farmacista di fiducia, numeri dei parenti di riferimento.

Infine, se l’anziano segue diete particolari, conviene fornire al nutrizionista della struttura indicazioni puntuali su intolleranze, consistenze gradite e orari abituali dei pasti.

Come preparare l’ingresso in RSA: fare la valigia, tra comfort e ricordi

Una volta definita la data, si passa al bagaglio. I vestiti devono essere facili da indossare, in fibre naturali e con chiusure a zip o velcro, evitando bottoni minuscoli e tessuti che irritano. Pigiami, tute, biancheria e un paio di scarpe robuste con suola antiscivolo possono coprire comodamente la quotidianità. Può essere aggiunto anche un completo più elegante che servirà per feste o ricorrenze.

Nel beauty case spazio a spazzolino, dentifricio, creme idratanti, pettine, set barba o trucco leggero, forbicine a punta tonda: curare l’aspetto alimenta l’autostima e aumenta il benessere generale.

Non meno importanti sono gli oggetti del cuore: una cornice con le foto di famiglia, il libro preferito, un plaid fatto a mano, magari il piccolo laptop o il tablet usato per videochiamare i nipoti.

Infine, bisogna ricordarsi di etichettare capi e dispositivi con nome e cognome per ridurre il rischio di smarrimenti negli spazi comuni.

Dopo il trasferimento in RSA mantenere il legame

Il giorno dell’ingresso è bene accompagnare l’anziano, aiutarlo a sistemare le sue cose e restare qualche ora per condividere il primo pranzo o una passeggiata nel corridoio. Nei giorni successivi si possono fare visite brevi ma frequenti; anche messaggi o fotografie scambiate via chat sostengono il senso di continuità affettiva.

Se la struttura lo consente, organizzare piccoli rientri a casa per un compleanno o un pranzo domenicale rafforza l’idea che l’ingresso in RSA non sia un distacco, ma una base sicura da cui muoversi in libertà.

È bene ricordare sempre che occorre costruire un ponte di fiducia tra vecchie abitudini e nuova quotidianità, con una comunicazione onesta e un legame familiare che resta vivo: solo in questo modo la residenza può diventare un luogo di qualità dove vivere con dignità e protezione.

Parla con Me: quando un like può costare il lavoro

Social e dovere di lealtà

Nel mondo del lavoro digitale di oggi, anche un semplice “like” o una battuta sui social possono trasformarsi in fonte di rischio. È ancora possibile distinguere la vita professionale da quella online? E cosa dice il diritto?

A queste domande risponderà la nuova puntata di Parla con Me®, il format ideato e condotto da Simona Riccio, in programma giovedì 12 giugno alle ore 18.00, in diretta su LinkedIn, Facebook e YouTube.

Titolo della puntata: “Social network, dovere di lealtà e diritto alla comunicazione”


Ospite: Avv. Alessia Ledda, Esperta in diritto del lavoro e tutela aziendale | Consulente ed esperta in materia di parità di genere UNI/PdR 125:2022 | Founder Galilex Studio Legale Associato

La diretta affronterà casi concreti e attuali: dal dipendente che commenta ironicamente un post aziendale su LinkedIn, fino a chi pubblica contenuti polemici su policy interne non ancora ufficiali.


Si parlerà dell’articolo
2105 del Codice Civile, di licenziamenti confermati dai tribunali e dell’importanza di una social media policy chiara anche nelle PMI.


Non mancherà uno sguardo costruttivo sull’
employee advocacy e sulla formazione integrata tra marketing, privacy e diritto.

I social non sono più strumenti privati. Sono spazi visibili, pubblici e intrecciati con la reputazione aziendale. Serve consapevolezza, ma anche cultura organizzativa”, sottolinea l’Avv. Ledda.

Una puntata fondamentale per imprenditori, responsabili HR, consulenti, comunicatori e chi lavora nella gestione della reputazione aziendale.

📌 DIRETTA SU:

  • LinkedIn – profilo Simona Riccio
  • Facebook – Simona Riccio
  • YouTube – urly.it/3144rz

Crocetta, il cuore residenziale di Torino. Parla Massimiliano Valdini, agente Gabetti: “Un quartiere che continua a crescere”

Eleganza, vivibilità e solidità del mercato immobiliare: la Crocetta continua a confermarsi tra le zone più prestigiose e richieste di Torino. Ma qual è oggi lo stato di salute del mercato in questo quartiere storico? Quali sono i trend, chi compra, chi vende e con quali aspettative?

Per fare il punto, ci siamo adati a una voce autorevole: Massimiliano Valdini, titolare dell’agenzia Gabetti Crocetta e profondo conoscitore del tessuto urbano torinese. Con oltre trent’anni di esperienza nel settore, Valdini ore un’analisi chiara e dettagliata della situazione, arricchita da dati concreti, osservazioni sul campo e consigli utili per chi vuole investire o vendere casa in Crocetta.

Le opinioni espresse nell’intervista riflettono la visione professionale e personale dell’intervistato e non necessariamente la posizione uciale del marchio Gabetti a livello nazionale.

Perché Crocetta è considerata una delle zone più ambite di Torino?

Massimiliano Valdini – “La Crocetta è da sempre un quartiere d’élite. A renderla così attrattiva sono diversi fattori: l’architettura elegante, i viali alberati, la presenza di una vivace zona pedonale e del rinomato mercato rionale. Inoltre, la vicinanza al centro, la sicurezza percepita, la qualità dei servizi scolastici e la prossimità al Politecnico la rendono una scelta privilegiata sia per famiglie che per investitori.”

Qual è l’attuale andamento del mercato immobiliare in zona?

Valdini – “È un mercato dinamico e reattivo. Gli immobili ben posizionati e correttamente valutati si vendono in tempi molto brevi. La domanda resta alta, soprattutto per le soluzioni di pregio.”

Chi sono oggi gli acquirenti in Crocetta?

Valdini – “La clientela è composta principalmente da famiglie, liberi professionisti e investitori. Negli ultimi tempi, abbiamo registrato un ritorno deciso di quest’ultimi, interessati all’acquisto per poi attare, soprattutto a studenti universitari, vista la vicinanza con il Politecnico.”

E sul fronte dei venditori?

Valdini – “Spesso si tratta di eredi o persone che cambiano abitazione, magari per motivi familiari o professionali. Si tratta generalmente di un pubblico maturo, molto attento al reale valore di mercato dell’immobile.”

Che prospettive intravede per i prossimi mesi?

Valdini – “Positive. La Crocetta manterrà la sua attrattività grazie alla qualità della vita che ore e alla stabilità del suo mercato. È una zona che continua a essere percepita come un investimento sicuro.”

Quali consigli darebbe a chi vuole acquistare casa nel quartiere?

Valdini – “Il consiglio principale è muoversi con tempestività. Gli immobili più interessanti non rimangono a lungo sul mercato. Per questo è fondamentale adarsi a un professionista esperto del territorio, in grado di guidare l’acquirente con competenza e rapidità nelle scelte migliori.”

Aurora, “Club Silencio” prende casa in Città

“Casa Silencio”, in corso Cirié a Torino, verrà inaugurata ufficialmente nel cuore del non facile quartiere 

Venerdì 6 giugno, ore 18,30/21,30

Tra i suoi progetti più noti, vi è “Una notte al Museo”, che dal 2017 ad oggi, ha portato più di 280mila giovani in oltre 50 Musei tra Piemonte, Liguria e Lombardia. Parliamo di “Club Silencio”, Fondazione culturale torinese da anni impegnata “in progetti esperienziali che stimolino la partecipazione attiva dei giovani under 35 alla vita culturale, sociale e democratica del proprio territorio”. Ebbene, la bella notizia è che, venerdì 6 giugno (dalle 18,30 alle 21,30) la Fondazione (e con essa tutta la folta schiera dei giovani che ne fanno parte, aderendo alle sue innumerevoli proposte di “saggia” creatività) inaugura ufficialmente “Casa Silencio”, il suo“primo spazio permanente a Torino”, in corso Ciriè 25D, nel cuore del “quartiere Aurora”, a pochi passi dal mercato di Porta Palazzo, un luogo-laboratorio urbano in cui coltivare idee, sviluppare progetti, sperimentare nuovi linguaggi, pensato per accogliere incontri, mostre, laboratori e pratiche artistiche condivise”.

Momento clou dell’inaugurazione, l’evento speciale di chiusura di “BEYOND 2025”, Conferenza europea sulla cultura e il futuro delle politiche culturali promosse da “Culture Action Europe”evento multidisciplinare a ingresso gratuito , che intreccia arte, musica, esperienze immersive e momenti partecipativi.

Sottolinea Alberto Ferrari, presidente “Fondazione Club Silencio”: “Con ‘Casa Silencio’ abbiamo voluto dare forma a un’idea semplice ma radicale: che la cultura possa maturare ovunque, purché ci siano ascolto, fiducia e libertà di espressione. Non è un caso che questo spazio nasca in Aurora, il quartiere più giovane di Torino, dove da anni lavoriamo per costruire connessioni, possibilità e immaginari. È un gesto di restituzione, ma anche di fiducia nel futuro”.

Ricco e quanto mai vario il programma pensato per la serata inaugurale che, dopo il momento istituzionale (alla presenza dei rappresentanti della conferenza “Beyond” e di “Club Silencio”) dedicato al racconto della genesi e del significato del nuovo “spazio” in “Aurora”, vedrà l’arte protagonista di primo piano con varie, significative proposte.

La mostra “Baracca (n.4) / Narrazioni al margine” presenterà una restituzione della “residenza” che “Fondazione Club Silencio” (insieme a Innesto APS) ha sviluppato con l’artista Roberto Alfano e un gruppo di giovani del quartiere “Aurora” a dicembre 2024. La mostra, realizzata nell’ambito del progetto “Aurora Sogna”, offre “uno sguardo profondo e corale sulla periferia, sulle sue fragilità e sulla sua potenza generativa”. Verranno presentati al pubblico anche una selezione di frammenti dell’“installazione originaria”, accompagnati dalla mostra fotografica di Filtenso che ne racconta il processo creativo e dal video documentario di Giulia Ronzani. Non mancherà uno spazio dedicato all’attivismo visivo con la presentazione del progetto “Storie della Buona Notte” , una serie di manifesti d’autore nati da un percorso con giovani torinesi e sviluppato da “Club Silencio” con l’obiettivo di “ripensare la notte come luogo di rispetto e possibilità”.

A seguire: “A Room for the Future”,performance interattiva a cura di Enchiridion , che inviterà i visitatori a riflettere su quali tracce del nostro presente meritano di essere tramandate, per poi rendere l’atmosfera ancora più vibrante con i Changemakers , gruppo giovane che ha accompagnato il percorso di “Beyond 2025”, con una serie di attività laboratoriali e creative (come “Anatomia di un Changemaker”) , dove ciascun partecipante potrà contribuire alla costruzione di una figura simbolica di cambiamento.

A scandire la serata, sarà la selezione musicale di Sunny Levi , artista turco di base a Torino, capace di attraversare i generi e “creare paesaggi sonori eclettici e coinvolgenti”.

Presto saranno disponibili sui canali ufficiali tutte le informazioni per accedere a “Casa Silencio” e proporre i propri progetti e attività, oltreché conoscere i prossimi appuntamenti programmati e le modalità di partecipazione.

Per partecipare alla serata inaugurale è possibile accreditarsi sul sito della “Fondazione Club Silencio” nella sezione Prossimo Evento : www.clubsilencio.it

g.m.

Nelle foto: Grand Opening “Casa Silencio”; Immagine guida “BEYOND 2025”; Alberto Ferrari

Le “Generazioni” di Passepartout

Il tema 2025 della XXII edizione del Festival Passepartout, organizzato dalla biblioteca “Faletti” con la Città di Asti e la Regione Piemonte è “Generazioni”

Il dialogo tra i tempi, la visione del futuro attraverso gli occhi di diverse generazioni e la creazione del domani sono alla base dei confronti di questo Festival. Il tema Generazioni guiderà un programma ricco di spunti, che affronterà l’intelligenza artificiale, il ruolo dell’informazione e le trasformazioni della politica internazionale. Non potrà esimersi da una riflessione sul linguaggio della politica, della divulgazione scientifica e della parità di genere, con uno sguardo al futuro della cultura e alle sfide della letteratura. Come negli anni passati, Passepartout accoglierà protagonisti della cultura, del giornalismo, della scienza e dell’arte e le loro parole, autorevoli e necessarie, daranno forma a un dialogo tra generazioni, nel segno della riflessione e del cambiamento.

Autorevoli esperti si alterneranno sul palco della biblioteca astense, con ingresso da via Carducci 64. In caso di maltempo i dibattiti si terranno sul palco 19, in via Ospedale 19, ad Asti. Saranno introdotti da Roberta Bellesini Faletti, Presidente della biblioteca. Dopo gli interventi martedì 3 giugno di Alessandro Cassieri, Alan Friedman e Andrea Malaguti, mercoledì 4 giugno sono in programma gli incontri con le giornaliste Anna Lena Benini e Agnese Pini. Il Festival ha il suo cuore nella biblioteca astense e reca una storia bellissima, a partire dalle stagioni nelle quali ospitò i più noti scrittori latinoamericani a quella che ha portato ad Asti i maggiori storici, romanzieri, artisti, critici d’arte, magistrati scienziati e due ministri dell’attuale governo, Crosetto e Nordio. Passepartout è diventato uno dei più quotati appuntamenti di cultura, di pensiero e di progetto, e altrettanto quotato appuntamento nazionale da 15 anni è il Premio d’Appello, rinato dall’idea affidata da Paolo Conte a Passepartout. Il Festival nei suoi 22 anni ha dimostrato di possedere energie e attrarre competenze che giovano al ritmo e al futuro della città. In un mondi in rapido cambiamento, le sfide globali, le disuguaglianze sociali e le tensioni geopolitiche richiedono un dialogo aperto e costruttivo tra le diverse fasce d’età, tutelando quel valore che è la capacità di aspirare e proiettare i propri desideri nel futuro.

Giovedi 5 giugno saliranno sul palco Giovanni Maria Flick, Presidente della Consulta dal 2008 al 2009, Professore emerito di Diritto Penale alla LUISS di Roma, Luigi Chiappero, avvocato, dello studio Chiusano, venerdì 6 giugno sarà la volta dell’insegnate di scrittura creativa e professioni dell’editoria all’Università di Pavia Guido Bosticco, Gianfranco Fini e il giornalista Carlo Cerrato.

MARA MARTELLOTTA

Ritiro di Pentecoste con Enzo Bianchi

Il periodo estivo presso la fraternità monastica di Enzo Bianchi è costellato da numerosi eventi.
Questa domenica, 8 giugno, si terrà il ritiro di Pentecoste: l’occasione per celebrare insieme la rinascita dello Spirito che, come dice il Vangelo di Giovanni, “soffia dove vuole, non sai né di dove viene né dove va”.
Una frase profonda, che rimanda al Mistero della Fede e all’impossibilità di possedere, racchiudere in concetti o dominare la grandezza di Dio, che resta sempre qualcosa di più grande, che va al di là della nostra comprensione. Lo Spirito arde oltre i confini del pensiero umano e si rivela solo nel silenzio dei nostri cuori.
La Pentecoste rappresenta un momento di trasformazione interiore: nel racconto degli Atti degli Apostoli (2,1-13), gli apostoli, riuniti nel cenacolo, ricevono lo Spirito Santo sotto forma di lingue di fuoco che simboleggia la trasformazione degli uomini impauriti in testimoni coraggiosi e il manifestarsi di un’energia spirituale che unisce e va oltre le differenze (gli apostoli parlano lingue diverse ma si comprendono) e questo sancisce la nascita della Chiesa come comunità viva: un senso di vitalità che si respira e viene rinnovato quotidianamente tra le mura della Casa della Madia.
Il ritiro presso la fraternità monastica di Enzo Bianchi, rappresenterà un momento di riflessione comune, di ricerca di sé e di ascolto di quel soffio, più profondo del nostro stesso respiro.
La giornata sarà scandita da due meditazioni, una al mattino e una al pomeriggio; la celebrazione eucaristica e l’omelia verranno presiedute da Don Piero Agrano ed è possibile ancora riservare il proprio posto al ritiro. La fraternità monastica offre questi momenti di celebrazione durante i passaggi significativi dell’anno liturgico, a partire dall’Avvento, e la Pentecoste rappresenta l’ultima di queste tappe significative.
Parteciparanno al ritiro ospiti da diverse regioni d’Italia tra cui Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto ed Emilia-Romagna.
Un’occasione per ritrovarsi insieme a Padre Bianchi e ai monaci della Madia per ricercare quel respiro che abita e arde nelle profondità del nostro essere.
È possibile prenotare inviando una mail a info@casadellamadia.it oppure telefonando al numero +39 375 507 0733.
IRENE CANE

Essere giovani in un mondo fragile

Al Festival Internazionale dell’Economia continuano i numerosi incontri con il contributo, tra gli altri, di economistisociologi, statisticidemografi, scrittori e psicologi a confronto sulle grandi sfide che il nostro tempo ci riserva e che le generazioni più giovani dovranno vivere e affrontare. Il titolo di questa edizione del Festival è infatti “Le nuove generazioni del mondo” 

Ieri mattina al Teatro Carignano Viola Ardone, docente, scrittrice, editorialista de La Stampa in dialogo con la giornalista Letizia Tortello ha offerto il suo punto di vista sfaccettato nell’incontro dal titolo “Essere giovani in un mondo fragile”.

Letizia Tortello apre con un affondo netto: Tra l’instabilità globale crescente di cui non si vede la fine, le guerre, siamo passati attraverso una pandemia, una diseguaglianza economica stabile, una crisi climatica, i legami sociali che si in deboliscono sempre di più. Ecco, vorrei partire dai numeri del sondaggio del Global Flourishing Study di Harvard che racconta la felicità delle nostre generazioni. È un sondaggio aggiornato all’anno scorso, ma insomma direi che le cose non sono tanto cambiate in meglio per alcuni fattori. Risulta che la visualizzazione plastica della felicità è sempre stata quella di una U. Quindi da giovani felici poi nell’età adulta con dei problemi, quindi la curva appunto discendente, per poi risalire nell’età più matura con una ritrovata nuova felicità, una stabilità maggiore. E invece da questo sondaggio molto recenteviene fuori che quasi la metà della generazione Z dice di sentirsi spesso o sempre ansioso. Cioè, i giovani dicono di essere più stressati rispetto agli anziani. E questo non lo dicono loro, ma sono i numeri che lo dimostrano e più soli rispetto alle generazioni precedenti e quindi questa U si trasforma in una J. E allora volevo proprio chiederti questo: che cosa ci raccontano, che cosa ti raccontano i giovani di questo mondo che gli abbiamo impacchettato e infiocchettato per venire al mondo?

Viola Ardone ci offre con la sua risposta una contronarrazione:

Intanto il titolo che ho voluto dare a questa chiacchierata è un po’provocatorio, per immaginare anche una contro narrazione rispetto a quello che è diventato uno stereotipo dei giovani fragili dei giovani bamboccioni, dei giovani violenti che sono tutti bulli, menefreghisti che sono tutti ossessionarti dal telefonino, non hanno prospettive. Questa fragilità dei giovani che è diventata anche un po’ un alibi, una foglia di fico. Ma è una narrazione che serve più a noi adulti che a loro. Come a dire: non siamo noi che gli abbiamo consegnato una scatola vuota, un pupazzo senza corda, nel futuro, ma sono loro che sono fragili e quindi la colpa è loro che sono tarati male e hanno una fragilità intrinseca e quindi di fronte alle difficoltà vanno in pezzi. Io siccome sono una grande sponsor dei ragazzi della nuova generazione, perché li io osservo, li vedo perché ne conosco anche un po’ tutte le criticità come tutte quelli che lavorano nella scuola come me. Chi ha figli adolescenti anche, conoscendoli vediamo un po’ che il paradigma è molto diverso. Ovvero, il mondo si è un po’ infragilito per le cose che dicevi tu, anche perché quella autostrada del futuro che era prospettata alle altre generazioni in cui c’era più o meno un iter definito, il conseguimento di alcuni titoli di studio, la laurea, l’ingresso nel mondo del lavoro, l’ingresso nel mondo della famiglia, tutto questo è diventato più fluido. Il nostro poi è un paese in decrescita ormai dal punto di vista demografico. Quindi in questo mondo che è diventato un po più instabile loro secondo me si stanno fortificando. Cioè non è fragilità la loro, è una capacità di assorbire colpi in maniera diversa. Anche la questione dei telefonini e dei social, io sono molto d’accordo con la proposta fatta anche ultimamente da Macron e altri leader europei di vietare il telefonino fino ai 13 anni. Però è anche vero che poi la proibizione per chi passa? Passa sempre per le famiglie. È vero e i ragazzi hanno un legame spesso patologico con i telefonini efaticano a distaccarsene. Loro vengono raggiunti dalle stesse notizie, sollecitazioni che raggiungono noi adulti, mentre per le generazioni precedenti non era così, cioè c’erano una bolla d’infanzia e una bolla di adolescenza per cui poi tramite l’acquisto del giornale, il quotidiano, il telegiornale si parlava in famiglia e si entrava nelle problematiche più adulte gradualmente e se ne parlava a scuola. Ora, quella bolla dì protezione non c’è più perché come arrivano a me le notizie anche inquietanti e tremende, così arrivano anche a loro. E questo in qualche modo li rende anche più tosti più forti.

GIULIANA PRESTIPINO