Per gli utenti che viaggiano su bus, tram e metropolitana di GTT-Gruppo Torinese Trasporti
L’iniziativa è il frutto di una collaborazione tra GTT e il Comitato Resistenza e Costituzione della Regione Piemonte.
Lo spot audio è trasmesso nelle stazioni della metropolitana attraverso Radio GTT.
Il video, realizzato in occasione del centenario della strage, è invece trasmesso sui monitor presenti sui bus e nelle stazioni della metropolitana.
«Sin da subito GTT si è messa a disposizione delle diverse iniziative che rievocano il centenario della strage fascista del 18 dicembre 1922. Le strutture di Gtt, al servizio degli utenti, in questo caso hanno lavorato al servizio delle memoria storica di questi tragici eventi.
Oltre a supporto tecnico, l’Azienda ha fornito un aiuto in termini di strumenti di comunicazione, tema fondamentale quando si parla di costruzione di una corretta memoria, in questo caso di eventi drammatici.
In questi anni, a partire dal 2006 quando la stazione “XVIII Dicembre” venne inaugurata, abbiamo purtroppo notato come questa data per gran parte dei viaggiatori che utilizzano la metropolitana automatica, non rivestisse un particolare significato di memoria storica. Siamo sicuri che le iniziative di quest’anno consentiranno, anche nel breve spazio di un passaggio in metro, di dare il giusto e importante significato, tragicamente evocativo, alla data cui la piazza e la stazione sono intitolate».
Serena Lancione
Amministratore Delegato GTT
«Sono grato a GTT per la disponibilità che ha reso possibile questa iniziativa. Per molti torinesi il 18 dicembre è solo il nome di una stazione della Metro e di una piazza. Per questo abbiamo pensato, tramite lo spot ed il video, di richiamare l’attenzione degli utenti, segnalando loro il sito www.strage18dicembre.it, che abbiamo creato in occasione del centenario, dove possono leggere in modo sintetico i fatti avvenuti e trovare il programma delle tante iniziative che si svolgeranno nelle prossime settimane. Inoltre, con questo video per la prima volta viene reso pubblico il nuovo logo del Comitato Resistenza e Costituzione, che è stato ripensato per renderlo più diretto e accattivante, in particolare per i più giovani».
Daniele Valle
Vicepresidente Consiglio regionale del Piemonte
Presidente del Comitato Resistenza e Costituzione della Regione Piemonte
Così le stesse persone passano da locali riscaldati a locali praticamente freddi per molte ore al giorno. Anche certe strutture pubbliche sono lasciate al freddo o stranamente eccessivamente al caldo. Il numero di ore consentito penalizza gravemente bambini, anziani e malati. Ed è strano che nella società liquida dei diritti ad ogni costo nessuno protesti e non rivendichi il diritto alla salute in un momento in cui il Covid sta riprendendo. E’ fuor di dubbio che il dovere di garantire la salute pubblica sia prioritario, specie se consideriamo che chi gode di un riscaldamento autonomo si regola come vuole. Ci sono interi condomini che non hanno deliberato in modo democratico e chiaro l’accensione dei caloriferi, delegando la cosa agli
amministratori. E nei condomini c’è gente che punta solo al più lercio risparmio, colpendo i diritti degli altri. E’ una situazione non più tollerabile che un governo serio non può trascurare. Tra la politica della lesina sulla pelle degli altri e il minimo benessere necessario per vivere deve prevalere quest’ultimo senza eccezioni. E’ strano che in città si illuminino obsolete luci di artista che non attraggono più nessuno, e si imponga il desco deserto e il focolare spento. Tornare al clima di guerra di cui ci raccontavano i nostri nonni o al gelo sovietico del dottor Zivago non penso sia una prospettiva accettabile.
Il Mose funziona, finalmente, come si deve, dopo una montagna di denaro speso e innumerevoli rinvii. È un sistema di dighe mobili molto sofisticato, necessita di manutenzione continua e di tanti soldi e speriamo naturalmente che continui a funzionare. Se tutto filerà liscio, Venezia non sprofonderà più grazie ad una delle più grandi opere di ingegneria che tutto il mondo ci invidia. Qualche giorno fa le condizioni di vento e di marea erano peggiori di quelle dell’acqua alta del 2019 e hanno tenuto tutti quanti con il fiato sospeso. Senza il Mose oltre l’80% della città sarebbe stato allagato, le previsioni davano un picco di 170 centimetri, il terzo della storia dopo il disastro del 4 novembre 1966 (194 centimetri) e del 12 novembre 2019 (187). Il Mose, e non è questa la prima volta, è emerso dalla laguna come un mostro marino, un Leviatano del terzo millennio, la città non è finita sott’acqua e la basilica di San Marco è rimasta all’asciutto grazie anche alla barriere di vetro erette in questi mesi intorno alla chiesa. Una “cintura di vetro”, soluzione temporanea, ancora non inaugurata ma che ha funzionato alla grande salvando dall’acqua i pavimenti a mosaico della basilica, già fortemente danneggiati dal sale marino. Il Mose e la barriera di vetro, ma bisognava aspettare così tanto per salvare la città più bella del mondo? Filippo Re