Sabato 25 aprile si terrà la terza attività ufficiale del 2026 del Comitato istituito dal Comune e dall’Associazione Internazionale Regina Elena Odv per ricordare Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna, nel 150° anniversario dalla sua dipartita avvenuta a Sanremo l’8 novembre 1876. A questo Comitato ha aderito anche la Città Metropolitana di Torino.
Quel giorno, in occasione della Festa della Liberazione, si terrà un incontro dedicato alla riflessione sull’importanza della pace, della libertà, della democrazia e del coraggio di chi ha lottato per un futuro migliore.
Dopo la deposizione di una corona d’alloro e la commemorazione dei caduti di Reano che si terrà alle ore 10,30 presso il Cippo di Via del Cimitero, alle ore 11, nella Pagoda del Moncuni Park, la cerimonia proseguirà con una conferenza sulle donne partigiane attive nel nostro territorio durante l’occupazione nazista. Seguirà una rappresentazione teatrale a testimonianza del loro impegno e coraggio. Parteciperanno il Gruppo Alpini, la Compagna TeatrAli, la Proloco e l’AIB di Reano.
Dopo oltre 15 anni di attesa, prende concretamente avvio il percorso di rinnovamento del Pronto Soccorso dell’ospedale Molinette di Torino. Come previsto dal cronoprogramma annunciato lo scorso dicembre, iniziano i lavori della Fase 0, primo passo del cantiere.
Questa fase preliminare riguarda l’adeguamento degli spazi situati al piano terra, nei locali della Cardiologia universitaria, e consentirà lo spostamento dell’angiografo biplano attualmente collocato nell’attuale Pronto Soccorso. I locali oggi occupati dallo strumento saranno infatti interessati dai lavori nelle fasi successive del progetto.
Le operazioni di smontaggio dell’angiografo in uso alla Cardiologia universitaria sono previste nelle giornate del 23 e 24 aprile 2026. L’avvio effettivo dei lavori è fissato per lunedì 27 aprile 2026, con una durata stimata di circa quattro mesi.
Durante questo periodo, le attività sanitarie normalmente svolte nella sala angiografica al piano terra saranno trasferite e riassorbite presso le sale angiografiche situate al terzo piano del Padiglione Clinica Medica.
Il Progetto di Fattibilità Tecnico Economica (PFTE), sviluppato da SCR – Società di Committenza Regionale, ha definito una strategia che garantirà la continuità operativa del Pronto Soccorso per tutta la durata dei lavori, evitando il trasferimento completo del servizio in sedi esterne. Saranno comunque necessari alcuni spostamenti mirati di funzioni essenziali e una temporanea riduzione della capacità ricettiva.
L’intervento complessivo avrà una durata di circa due anni e mezzo e sarà articolato in tre fasi principali, precedute dalla Fase 0, di competenza CDSS. Il costo complessivo dell’opera è pari a 13,56 milioni di euro.
Nel dettaglio, la Fase 0 prevede:
- lo sgombero delle aree interessate dai lavori;
- lo spostamento dell’angiografo biplano;
- lo svuotamento dell’ala ovest;
- la realizzazione di un nuovo box triage esterno;
- il trasferimento del blocco operatorio;
- la collocazione temporanea del Pronto Soccorso chirurgico nel nuovo blocco operatorio;
- il trasferimento dell’area di degenza per pazienti critici presso il Padiglione Abegg Chirurgia.
Al termine di questa fase prenderanno il via i lavori della Fase 1, sempre sotto la regia di SCR.
Parallelamente, sono in fase di completamento gli interventi di rifacimento delle rampe di accesso, con la posa del nuovo manto stradale e l’installazione dell’illuminazione notturna.
Tra le principali criticità da gestire durante il cantiere vi saranno:
- la gestione dei flussi, considerando che nel 2024 si sono registrati circa 70.000 accessi al Pronto Soccorso;
- l’adeguamento degli impianti, da rinnovare garantendo al contempo la piena operatività delle strutture;
- la separazione delle aree di cantiere da quelle sanitarie, per evitare qualsiasi interferenza o rischio di contaminazione.
«Questo intervento rappresenta uno degli obiettivi prioritari che mi ero posto sin dal mio insediamento, avvenuto il 1° settembre, subito dopo l’approvazione del bilancio 2024. In quell’occasione decisi simbolicamente di entrare in Azienda passando dal Pronto Soccorso, con l’impegno di restituire centralità e valore al principale DEA della città di Torino e della regione Piemonte. Stiamo rispettando i tempi e le promesse: nei prossimi giorni prenderà il via la Fase 0», dichiara Livio Tranchida.
Farsi Male. Vittorio Lingiardi alla Casa della Madia
L’incontro di sabato 18 aprile alla Casa della Madia, ha visto come ospite Vittorio Lingiardi, psichiatra, psicoanalista e docente di Psicologia dinamica alla Sapienza di Roma.
Il suo ultimo libro, dal titolo “Farsi male. Variazioni sul masochismo”, ha ispirato la tematica di questa giornata, cercando di offrire una visione unitaria della dimensione clinica e di quella soggettiva. Lingiardi ha sottolineato come una diagnosi possa essere utile, ma mai sufficiente nel restituire la complessità di una persona; gli esseri umani, sono molto di più di una semplice etichetta diagnostica e sarebbe riduttivo descrivere qualcuno seguendo un manuale clinico. Il lavoro importante è quello di osservare la persona al di là dei suoi sintomi, per poter capire chi c’è dietro quella sofferenza e che cosa, quel dolore, vuole esprimere.
Buona parte dell’intervento di Lingiardi è stato dedicato ai disturbi della personalità; descritti come un irrigidimento di specifici tratti che, in forma meno invasiva e più flessibile, ritroviamo in tutte le persone. Per fare degli esempi: la diffidenza può sfociare nella paranoia, il bisogno di riconoscimento può trasformarsi in narcisismo patologico, il desiderio di mantenere l’ordine può irrigidirsi in una struttura ossessiva.
Il punto dirimente, però, non è la presenza di uno specifico tratto, quanto la sua pervasività: nel momento in cui quel tratto arriva ad invadere la vita della persona e a compromettere le sue relazioni e la sua quotidianità, possiamo dire che ha superato la soglia che conduce alla presentazione di un disturbo.
Tra i temi affrontati, un rilievo particolare hanno avuto il narcisismo, il trauma e l’attaccamento, insistendo soprattutto su quelle ferite precoci, che non sempre coincidono con degli eventi eclatanti e facilmente identificabili. Tra queste ferite non compaiono solo l’abuso o il maltrattamento, ma anche forme di trascuratezza, la mancanza di sintonizzazione con la figura di accudimento, il desiderio non soddisfatto di riconoscimento: il bisogno primario del bambino, infatti, non è soltanto quello di essere nutrito, ma anche di sentirsi accolto, contenuto e riconosciuto.
Su questo sfondo, si colloca il tema centrale del suo ultimo libro. Lingiardi ha precisato di voler affrontare il masochismo come assetto psichico e relazionale e il punto che sottolinea è la tendenza a restare in situazioni che fanno soffrire, anche quando esisterebbero delle alternative. In questo senso, il masochismo è stato presentato come una dinamica complessa e tra gli esempi concreti riportati ci sono le relazioni sentimentali che si trascinano per anni, nell’attesa di una promessa mai mantenuta; i ruoli lavorativi vissuti come umilianti, ma ai quali non si rinuncia mai; delle modalità di sacrificio che diventano identità.
In questi casi, ciò che tiene la persona dentro la sofferenza non è solo la paura del cambiamento, ma anche il legame profondo con una grammatica affettiva antica, nella quale ci si è abituati a sentire l’amore come il risultato di una conquista.
Nel pomeriggio, Vittorio Lingiardi si è confrontato con il pubblico presente, lasciandosi stimolare dalle domande e dagli interventi che gli hanno consentito di riprendere e approfondire temi emersi nel suo ampio intervento del mattino.
Ciò che resta di questo incontro è un invito a guardare con più attenzione quelle modalità con cui le persone costruiscono la propria sofferenza e, talvolta, vi si affezionano. Forse è proprio questo uno degli aspetti più forti emersi dalla mattinata: il fatto che il lavoro psichico non consista nel semplificare l’esperienza umana, ma nel darle parola e provare a trasformare insieme, con consapevolezza, ciò che altrimenti resterebbe, soltanto, un modo di funzionare, ripetuto nel tempo.
IRENE CANE
A Bardonecchia e Sestriere è boom di presenze
Se il turismo in Piemonte ha chiuso il 2025 con numeri positivi – gli arrivi hanno superato quota 6 milioni e 630 mila, e le presenze sono state 18 milioni e 770 mila – le località montane di Bardonecchia e Sestriere non sono da meno. Bardonecchia è il secondo Comune della Provincia di Torino dopo il capoluogo torinese per presenze, e al quinto posto in Piemonte. Sestriere si posiziona al terzo posto. Bardonecchia, una delle sedi sciistiche e dello sci alpinismo più antiche d’Italia, ha registrato 431 mila 892 presenze, mentre Sestriere, il Comune più alto d’Italia, ha chiuso il 2025 con 364 mila 843 presenze. Un ottimo risultato per un territorio che conta poco più di 10 mila abitanti, e che per i due comuni sede degli impianti sciistici dell’Alta Valle di Susa e Chisone ha contato un milione e 321 mila 593 presenze e 300 mila e 700 turisti, con una media di pernottamento di 4,4 notti ciascuno.
“Dati lusinghieri per le nostre montagne – sottolinea Maurizio Vitale, Presidente di Turismo Torino e Provincia – trainati dall’offerta sciistica ampia e moderna, ma anche da una crescente attività delle Montagne Olimpiche, come meta di turismo estivo all’insegna dell’outdoor grazie al prezioso supporto in termini di promozione e accoglienza da parte della nostra ATL”.
Particolarmente important la performance di Bardonecchia, dove si è passati dalle 297 mila 913 presenze del 2024 alle 431 mila 892 presenze del 2025, attestando la conca come la quinta destinazione turistica del Piemonte dopo Torino e le destinazioni lacustri di Verbania, Stresa e Baveno.
“Essere il secondo Comune della Provincia di Torino per flussi turistici, subito dopo il capoluogo, e la quinta destinazione a livello regionale, ci rende molto orgogliosi e testimonia la forza e la resilienza della nostra ‘Bardo’ – dichiara Chiara Rossetti, sindaco di Bardinecchia – siamo passati dalle circa 298 mila presenze del 2024 ad oltre 431 mila. Si tratta di un incremento vertiginoso che premia gli investimenti fatti nelle nostre infrastrutture e nell’accoglienza. Se la nostra storia di patria dello sci e sede di prestigiosi sci club resta il nostro cuore pulsante, questi dati riflettono il successo della nostra offerta outdoor estiva, unitamente alla continuativa offerta culturale, e Bardonecchia si sta avvicinando ad essere una meta viva 365 giorni l’anno. Inoltre, con una media di oltre 5 notti per turista, si dimostra che chi sceglie Bardonecchia non lo fa per un mordi e fuggi, ma per vivere un’ esperienza completa e immersiva nel nostro territorio. Questi dati non sono frutto del caso, ma dell’impegno instancabile dei nostri operatori, dei maestri di sci, degli albergatori, dei commercianti e di tutti i cittadini che con il loro lavoro rendono Bardonecchia una destinazione eccellente. Il supporto di Turismo Torino e Provincia è stato fondamentale per promuovere le nostre montagne, ma il merito principale va a chi ogni giorno accoglie i turisti con il sorriso che ci contraddistingue. Guardiamo al futuro con ottimismo, e continueremo a lavorare per rendere il nostro Comune sempre più sostenibile, moderno e attrattivo, mantenendo fede a quella tradizione sportiva e montana che ci ha resi grandi”.
“È un risultato estremamente significativo quello che emerge dall’analisi di questi dati – spiega il Presidente del Consorzio Turismo Bardonecchia e del Superconsorzio Turin Alps, Giorgio Montabone – essere la prima località turistica dopo Torino, dà a Bardonecchia l’entusiasmo e la forza necessari per continuare a investire sui valori della nostra comunità. Numeri in crescita, ed è positivo per tutti anche grazie a tante seconde case, che sempre più vengono gestiti a rotazione e contribuiscono ad aumentare l’offerta. La forza di Bardonecchia è la doppia stagionalità. L’inverno appena concluso, è stato uno dei migliori degli ultimi anni. Ora lo sguardo è rivolto alla prossima estate. Ci prepariamo a vivere una stagione calda, che speriamo ci permetta di ottenere risultati molto alti anche nei periodi estivi, consolidando ulteriormente il posizionamento di Bardonecchia come destinazione top per tutto l’anno. È necessario continuare a lavorare in sinergia con il Comune, l’Associazione Albergatori, la Pro Loco e la neonata Associazione Commercianti. Numeri altissimi anche da parte di Setriere, Sauze d’Oulx e tutte le Turin Alps. Come territorio Val di Susa e Val Chisone stiamo mettendo a punto le strategie per il prossimo futuro in piena sinergia come territorio unitario.
Mara Martellotta
Ventisette istituti scolastici hanno presentato i loro progetti sviluppati a partire dallo studio dei messaggi del Senatore americano Robert Francis Kennedy durante l’evento “Bridges of hope- parole che cambiano il mondo”. RFK Italia, con il patrocinio della Regione Piemonte e della Città di Torino, è stata supportata dalla Fondazione CRT, OGR Torino, Ufficio Scolastico territoriale, Ambito Quinto di Torino, USR Piemonte e Blooming. Al centro delle di esse performance artistiche presentate dai giovani, tra cui podcast e rappresentazioni teatrali, sono stati I temi della giustizia, della solidarietà e della Costituzione. La presenza della Presidente Onoraria della RFK Italia, Kerry Kennedy, sono stati premiati i primi tre classificati della quinta edizione delle Olimpiadi dei Diritti Umani in lingua inglese, che nel corso degli anni ha coinvolto 1000 studenti, 160 scuole e 270 studenti. “Parole che cambiano il mondo” è l’iniziativa che a Torino ha coinvolto circa 500 studenti provenienti da 27 scuole differenti. Si tratta di ragazze e ragazzi di istituti di diversi gradi (primarie e secondarie di primo o secondo grado), provenienti da Piemonte, Lombardia, Toscana, Lazio, Abruzzo, Campania e Calabria, oltre che da San Marino e dalla Spagna (le scuole iberiche hanno inviato i loro lavori in mostra). Il tutto a chiusura di un percorso iniziato lo scorso anno in occasione del centenario della nascita del senatore americano Robert F. Kennedy, figura ancora oggi di riferimento per le generazioni contemporanee, dato il suo indiscutibile impegno per i diritti umani. L’iniziativa della RFK Italia mira a valorizzare i temi di giustizia, solidarietà, diritti umani e impegno civico, promuovendo progetti capaci di generare un impatto concreto sul territorio di riferimento e la comunità scolastica. Attraversp lo studio e la conoscenza di discorsi iconici di Robert Kennedy e della sua attività, i giovani hanno presentato progetti innovativi sotto forma di diverse declinazioni artistiche: da podcast a videoclip, passando per testi musicali e recitazione teatrale. Solo per citarne alcuni, ricordiamo la “Declamatio” del famoso discorso di Robert Kennedy tenuto all’Università del Kansas il 18 marzo 1968, noto come “il discorso sul PIL”. Sono stati recitati sotto la forma di una rappresentazione teatrale I primi tre articoli della Costituzione Italiana, ed è stato realizzato un cortometraggio in tedesco, a testimonianza dell’universalità dei diritti umani.
Mara Martellotta
Accoltellato in piazza Baldissera: quattro in manette
I militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Torino, con il supporto
dei reparti territorialmente competenti, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di
custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro persone, ritenute responsabili di tentato omicidio
in concorso. L’operazione si è svolta venerdì 17 aprile nei comuni di Torino, Leinì, Settimo Torinese e
Biella.
L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torino, trae origine da
un’aggressione avvenuta la sera del 19 dicembre 2024, quando il personale del Nucleo Radiomobile
era intervenuto, a Torino, all’intersezione tra via Stradella e piazza Baldissera a seguito
dell’accoltellamento di un cittadino marocchino di 53 anni. La vittima aveva riportato gravi lesioni,
tra cui la recisione dell’arteria femorale, refertate con 45 giorni di prognosi.
Le indagini, delegate al Nucleo Investigativo e condotte attraverso testimonianze, attività tecnica e
l’analisi delle immagini di videosorveglianza, hanno permesso di ricostruire l’esatta dinamica del
delitto e di identificare i ruoli ricoperti dai quattro arrestati. Tra questi, figura, come mandante, un
46enne di origine nordafricana, residente da tempo a Torino, che per l’esecuzione materiale si
sarebbe avvalso di due giovani, entrambi 25enni. Tra i complici, anche un pensionato di 78 anni,
originario di Catania, accusato di aver accompagnato l’esecutore sul posto e di averne garantito la
fuga. Alla base dell’aggressione ci sarebbe un debito di 30.000 euro non onorato dalla vittima.
Gli arrestati sono stati tradotti presso le case circondariali di Torino e Ivrea, fatta eccezione per il
78enne, già ristretto per altra causa presso la casa circondariale di Biella.
Producevano e detenevano sostanze stupefacenti ai fini di spaccio: due arresti. È successo nei giorni scorsi nel quartiere Aurora, in via Cigna. L’attività è stata svolta dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Torino, come parte dei controlli sul territorio per prevenire e contrastare i reati legati agli stupefacenti.
Arrestati nel loro appartamento un 32enne di origini marocchine e una donna. Nel corso di un controllo in zona gli agenti hanno percepito un intenso odore di cannabinoidi provenire da un’abitazione. Dopo aver dichiarato la loro identità senza ottenere alcuna reazione, hanno verificato la presenza della coppia dentro e sono intervenuti. Nel corso delle operazioni di verifica, il trentaduenne ha opposto resistenza per sottrarsi al controllo, ma è stato bloccato dagli agenti.
Dalle perquisizioni sono state trovate diverse sostanze stupefacenti: marijuana, hashish, cocaina, MDMA, ketamina, metanfetamina ed ecstasy, per un totale di circa 9 kg. Sempre all’interno dell’abitazione è stata scoperta anche una coltivazione di funghi allucinogeni. Gli agenti hanno posto sotto sequestro bilancini di precisione, attrezzi per la lavorazione, il confezionamento e la coltivazione, oltre a denaro contante frutto dell’attività illecita. I due arrestati sono stati inoltre denunciati per resistenza a pubblico ufficiale.
VI.G
Hanno portato una bara e una bombola d’ossigeno davanti al Consiglio regionale. Sullo striscione la scritta “Piemonte cambia, ci manca l’aria”. Così ieri gli attivisti di Extinction Rebellion hanno manifestato davanti a Palazzo Lascaris, contro l’inquinamento atmosferico e facendo riferimento al caso Delmastro. “Ogni anno muoiono 4 mila persone per lo smog”, hanno denunciato i manifestanti.
“Le donne che hanno cambiato il mondo non hanno mai avuto bisogno di mostrare nulla se non la loro intelligenza”.
Oggi, 22 aprile, si celebra la nascita di Rita Levi-Montalcini, una delle più grandi scienziate del Novecento e figura simbolo di rigore intellettuale, indipendenza e impegno civile. Nata a Torino nel 1909, ha attraversato un secolo di storia mantenendo sempre una straordinaria lucidità e una curiosità inesauribile. La sua vita è stata segnata da scelte controcorrente, a partire dalla decisione di intraprendere la carriera medica in un’epoca in cui alle donne erano spesso preclusi i percorsi scientifici. Durante gli anni delle leggi razziali fasciste, fu costretta a lasciare l’università e a proseguire le sue ricerche in condizioni precarie, allestendo un laboratorio nella propria abitazione. Dopo la guerra si trasferì negli Stati Uniti, dove sviluppò gli studi che l’avrebbero portata alla scoperta del fattore di crescita nervoso (NGF), una pietra miliare nelle neuroscienze, che le valse nel 1986 il Premio Nobel per la medicina. Accanto all’attività scientifica, Levi-Montalcini ha sempre mantenuto un forte impegno culturale e sociale, sostenendo l’istruzione, in particolare quella femminile, e promuovendo la diffusione del sapere come strumento di emancipazione. La sua formazione non si limitava alla scienza: la sua biblioteca comprendeva anche testi di politica, letteratura, poesia e femminismo, a testimonianza di una visione ampia e interdisciplinare del sapere. Nonostante la fama internazionale, non amava l’esposizione mediatica né la spettacolarizzazione del proprio ruolo. Ha sempre privilegiato la sostanza alla visibilità, mantenendo uno stile sobrio e una forte autonomia di pensiero. Dotata di una sottile ironia e di una grande disciplina, considerava anche le difficoltà come occasioni di crescita e trasformazione. La sua lunga vita, conclusasi a Roma il 30 dicembre 2012 all’età di 103 anni, è stata un esempio concreto della sua convinzione che il cervello umano possa continuare a svilupparsi e a creare per tutta l’esistenza. Nel ricordarla nel giorno del suo compleanno, emerge una figura che va oltre il profilo della scienziata: una donna capace di unire intelligenza, etica e libertà, lasciando un’eredità che continua a parlare al presente.
Maria La Barbera

Regio Parco, un quartiere in equilibrio
Tra trasformazioni graduali, case ancora accessibili e la Dora come possibile asse verde, un pezzo di Torino che cerca la sua forma tra continuità e cambiamento.
Regio Parco, inserito nella sesta circoscrizione, è uno dei quartieri più intermedi di Torino: non abbastanza periferia da essere raccontato come margine, non abbastanza centro da essere pienamente compiuto. È uno spazio urbano di passaggio, dove la trasformazione è reale ma non ancora leggibile come sistema. E proprio in questa condizione sospesa si giocano oggi le sue criticità, le sue richieste e le sue potenzialità. Dal punto di vista urbano e immobiliare, i dati confermano questa natura ibrida. Il valore medio degli immobili si colloca ancora sotto la media cittadina, oscillando indicativamente tra 1.300 e 1.800 euro al metro quadro, con punte più alte nelle aree prossime agli assi principali. A confronto, la media di Torino si aggira intorno ai 2.200 euro al metro quadrato. Questo scarto racconta un quartiere ancora accessibile, ma non fermo: alcune micro-zone stanno risalendo, altre restano stagnanti. Il risultato è una geografia economica frammentata, dove bastano poche strade per cambiare completamente scenario. Anche il tessuto commerciale riflette questa instabilità, non esistono dati pubblici continuativi di aperture e chiusure per il singolo quartiere, ma gli indicatori immobiliari e la morfologia urbana mostrano un elemento ricorrente: turnover elevato e presenza intermittente di negozi sfitti, alternati a micro-attività locali ed etniche. Il commercio non appare consolidato, ma reattivo, spesso legato a cicli brevi di apertura e chiusura e questo e’ un segnale chiaro di un’economia di prossimità ancora in cerca di stabilità. Il paesaggio urbano è un altro elemento decisivo, Regio Parco, infatti, è segnato dalla presenza di ex aree industriali, capannoni riconvertiti solo in parte e vuoti urbani che interrompono la continuità del tessuto residenziale. Questa frammentazione non è solo estetica: incide sulla percezione quotidiana del quartiere, che appare spesso come non finito. La trasformazione avviene, ma a macchia di leopardo, senza una regia unitaria evidente. Accanto alle criticità strutturali, la Dora Riparia rappresenta uno dei principali asset non ancora pienamente valorizzati; il fiume attraversa il quartiere ma resta in molti tratti una presenza laterale più che centrale; la caratteristica di convergenza la propone anche il paesaggio dove i fiumi Po e Stura confluiscono, all’interno del parco della Colletta. Le richieste dei cittadini sono ricorrenti: maggiore accessibilità delle sponde, continuità dei percorsi ciclopedonali, manutenzione e integrazione con gli spazi pubblici. In un quartiere frammentato, la Dora potrebbe diventare un elemento di ricucitura urbana, ma oggi rimane un potenziale inespresso. Ed è proprio qui che emerge l’eccellenza più significativa del quartiere: la possibilità concreta di trasformarsi in un corridoio verde lineare costruito attorno alla Dora Riparia, una struttura naturale già presente che potrebbe diventare asse continuo di connessione tra quartieri, mobilità e qualità ambientale. Questa è un’ eccellenza potenziale: pochi quartieri dispongono ancora di spazi così ampi e continui lungo un corso d’acqua non completamente urbanizzato. La Dora, in questo senso, non è solo un elemento paesaggistico, ma una vera infrastruttura urbana in attesa di compimento.
Sul piano sociale, Regio Parco è un mosaico di popolazioni: famiglie storiche, nuovi residenti attratti da prezzi ancora accessibili, studenti e lavoratori. Questa diversità è un dato strutturale, ma non sempre si traduce in integrazione. Mancano centralità forti, luoghi pubblici continui, spazi di aggregazione capaci di trasformare la convivenza in identità condivisa. Il quartiere è abitato, ma non sempre intrecciato. A questo si aggiunge il tema della mobilità e della connessione urbana. Pur non essendo distante dal centro, Regio Parco è spesso percepito come quartiere di attraversamento più che di destinazione. La rete dei collegamenti e la qualità degli spazi pubblici contribuiscono a questa sensazione di intermittenza urbana. Eppure, proprio nella sua natura incompiuta si trova il punto più interessante, Regio Parco conserva una caratteristica rara: non ha ancora subito una trasformazione definitiva, e’ ancora un quartiere aperto, dove la direzione del cambiamento non è del tutto scritta. La domanda che emerge dai dati e dall’osservazione diretta è quindi duplice: come trasformare una crescita frammentata in un progetto urbano coerente, e come evitare che l’intermedio diventi semplicemente indefinito. Perché oggi Regio Parco non è un quartiere in declino né un quartiere in ascesa compiuta: è un sistema urbano in equilibrio instabile. Come diceva Italo Calvino “La città non è mai finita: è sempre in una fase di trasformazione.”
Di Maria La Barbera
