Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Cathleen Schine “Io sono l’altra” -Mondadori – euro 19,00
Identiche, eppure diverse, unite ma anche in conflitto: è questo il nocciolo duro della vita delle gemelle omozigoti Lauren e Daphne. Una l’esatta copia dell’altra: capelli rosso fiammante, pelle eburnea, apparentemente indistinguibili tanto che possono scambiarsi le vite e ingannare tutti. Però questa è solo la superficie, perché nell’intimo covano sentimenti contrastanti. Tanto per cominciare Lauren è nata prima di Daphne e odia questo breve strappo temporale che le rinfaccia “Tu hai vissuto 17 minuti senza di me. Io non ho mai vissuto senza di te”.
Inizialmente sono unitissime, tanto che da piccole sviluppano un loro esclusivo linguaggio incomprensibile agli altri. Un bel giorno il padre porta a casa un dizionario e, senza saperlo, segna il loro destino e scatena la loro rivalità. Entrambe sviluppano un immenso amore per le parole che però finirà per allontanarle.
Dapprima una fa la giornalista e l’altra la maestra d’asilo che scrive poesie. Poi le loro carriere si definiscono meglio e decollano. Diventano entrambe esperte linguiste, curano rubriche dal tono opposto, entrano in competizione e sposano due uomini che sembrano più che altro un pallido corollario alle loro esistenze.
Crescendo, quello che era stato un rapporto esclusivo vira in incomprensioni e conflitto: Lauren e Daphne ingaggeranno un’accesa battaglia professionale ed affettiva.
E’ pieno di verve questo romanzo di Cathleen Shine che, con toni leggeri, mette a nudo temi alti e profondi, ritrovando in parte la magia del suo libro di esordio “La lettera d’amore” del 1995.
Il titolo originale di “Io sono l’altra” è “The Grammarians” e rende meglio l’idea di quello che ha ispirato l’autrice: scrivere una satira sulla sfida realmente esplosa tra due gemelle con rubriche simili su giornali rivali. Ambientata a New York negli anni 80, che la Shine conosce bene perché era una giornalista del “Village Voice” e poi editor a Newsweek. Un tema affascinante sul quale innesta quello ancora più intrigante dei gemelli e del loro rapporto unico.
Donato Carrisi “La casa delle voci” -Longanesi- euro 22,00
Inizia con un incendio e i confusi ricordi una bambina questo coinvolgente e raffinato ultimo libro del re italiano del thriller Donato Carrisi… e non vi molla più; enigmatico fino all’ultima pagina, senza delitti ma con tanto mistero.
Al centro della vicenda c’è l’ipnotista Pietro Gerber: la sua specialità è ipnotizzare bambini dal vissuto difficile, aiutarli a riportare a galla traumi ed emozioni che ne hanno segnato le vite, svelare le ragioni più profonde dei loro comportamenti e risolvere così anche intricati casi giudiziari.
Siamo a Firenze dove Gerber, conosciuto come “l’addormentatore di bambini”, è il migliore nel suo campo; consulente della polizia, collabora spesso con l’esperto magistrato, in odor di pensione, Anita Baldi.
La sua vita viene sconvolta dalla telefonata di una fantomatica collega australiana che
dall’altra parte del mondo gli chiede di seguire una paziente adulta. Si chiama Hanna Hall, è una donna trascurata e apparentemente insignificante,
tormentata dall’idea di aver commesso un terribile omicidio. Dalle prime sedute di ipnosi tornano a galla elementi inquietanti dal lontano passato di Hanna: come le 5 regole che la piccola “principessa” di 10 anni doveva rispettare per non essere rintracciata dal mondo. Così le hanno insegnato i genitori in continua fuga, arroccati per brevi periodi in casali fatiscenti e in aree abbandonate. Gi estranei li inseguono perché vogliono la piccola cassa con inciso il nome Ado che loro si portano dietro in ogni spostamento. Ma chi è davvero Hanna? Cosa c’è di tanto terribile nel suo passato? Quanto è pericolosa e come sconvolgerà la vita di Pietro Gerber?
Carrisi fa centro ancora una volta con una storia mozzafiato in cui l’alchimia miscela bambini rapiti in fasce o dati in adozione, vite spezzate e famiglie divise, ospedali psichiatrici abbandonati, follia e desiderio di maternità e tanto altro ancora che l’ipnotista riesce a strappare dalla nebbia di ricordi confusi e dolorosi per riportare a galla passati indicibili.
Isaac Bashevis Singer “Il ciarlatano” – Adelphi- euro 20,00
E’ un piccolo capolavoro questo romanzo dello scrittore polacco Isaac Bashevis Singer (1902-1991) nato in una famiglia di rabbini, diventato cittadino americano nel 1943 e Premio Nobel per la Letteratura nel 1978.
Il ciarlatano in questione è il velleitario Hertz Minsker, personaggio che in più punti troverete irritante e inconcludente ai massimi livelli, spietato nella sua insensibilità verso i sentimenti altrui, Don Giovanni incallito, ma in qualche modo irresistibile.
La storia è ambientata nel 1940 e racconta le vicende di un gruppo di ebrei polacchi scampati alla furia di Hitler, sbarcati a New York con il miraggio di una vita migliore. C’è che ha avuto successo, come Morris Kalisher, ebreo devoto e bigotto che, in poco tempo, ha fatto fortuna investendo oculatamente nel fiorente mercato immobiliare. E’ sposato con Minna, che per lui -e la sicurezza economica- ha abbandonato marito e figli, cova sogni di gloria come poetessa, ma di fatto è alquanto ignorante e infingarda.
La sua strada incrocia quella del “ciarlatano” per eccellenza. E’ Hertz Minsker, povero in canna, senza un lavoro, sedicente filosofo e cabalista, per anni ha vagato da una capitale all’altra senza mai concludere qualcosa, eterno studente mai laureato che, si dice, stia lavorando a un capolavoro che però non vedrà mai la luce. La sua unica abilità è riuscire a scroccare denaro e ospitalità ad amici ricchi come Morris –che per lui stravede ritenendolo un genio- oppure campare alle spalle delle donne che riesce a fare innamorare di sé.
E’ sposato con Bronia che per fuggire con lui ha lasciato marito e figli, senza mai perdonarselo. Ma a Hertz non basta, perché la sua vera specialità è sedurre le donne, compresa quella del suo amico, Minna, che per lui perde la testa e soffoca di gelosia. Hertz non può fare a meno delle avventure, di tramare tradimenti, accendersi di passioni fulminanti che si stemperano in pochi attimi. E molte saranno le vittime che miete durante il suo cammino, sempre sfruttandole e abbandonandole per nuovi miraggi, stravolgendo le loro esistenze senza pietà
Tutto raccontato con la maestria e l’acume di un grandissimo scrittore come Singer.
L’intervista del Corriere mi ha fatto ricordare un comizio, si facevano ancora, per le elezioni europee del maggio del 2009, in Piazzetta Cerignola. Prima di iniziare, ero insieme all’allora Sindaco Sergio Chiamparino e mi sembra Sergio Cofferati, alcuni cittadini che mi conoscevano, essendo cresciuto in quel quartiere, con un fare accorato e già allora disilluso mi segnalarono tutti i problemi di convivenza e di abbandono.
classico della sinistra fighetta, di quella “gauche caviar” che tanti danni ha fatto e continua a fare, per la presenza dei blindati di esercito e carabinieri. Certo che non si risolve solo con quelli ma prima bisogna garantire un minimo di legalità. Gli assembramenti prima durante e dopo le limitazioni per il Covid 19 erano e sono principalmente di spacciatori e loro amici. Avere permesso certe concentrazioni senza controllo è una delle principali responsabilità. Non è un problema di ”abitabilità”, gli extracomunitari che si sono inseriti, come i meridionali immigrati allora, hanno un livello di adattamento e sopportazione superiore a chi spesso ne parla e chiedono solo di potere lavorare e vivere in pace tranquillamente nel rispetto delle regole. I primi ad essere danneggiati sono proprio loro. Alla “Barriera” ci sono affezionato e lì c’ho lasciato il cuore da quel lontano 14 luglio 1967 quando arrivai a Torino con la mia famiglia e come tanti altri andammo ad abitare in quel quartiere popolare. Così quando leggo in cronaca dei giardini di Via Padre D’Enza, dove ho frequentato la scuola media, mi scatta un moto di rabbia per l’abbandono in cui da decenni versa la “Barriera”. Senza un piano serio di investimenti in lavoro, servizi, asili e legalità la situazione non potrà che peggiorare. Mi sono soffermato a parlare del passato perché è impossibile parlare del presente in quanto l’attuale amministrazione, dopo avere fatto lì il pieno di voti, semplicemente non ha fatto nulla. Il prossimo anno ci saranno, almeno sono previste, le elezioni amministrative per eleggere il Sindaco e rinnovare il Consiglio Comunale ed i quartieri popolari faranno la differenza e se ne ritornerà a parlare. Urge un piano vero per quei quartieri. Alla sinistra è evidente che non possono bastare centro, collina e crocetta.




radici. Ma Yuki ha appena conosciuto la splendente e spregiudicata Odile e non vuole partire; ottiene di restare promettendo di proseguire gli studi e si trasferisce a casa dell’amica e della madre. Sono gli anni in cui la modella Twiggy impera, la Guerra del Vietnam divampa, e il mondo sta cambiando. Odile sogna una carriera come quella della top model “grissino” e va decisa in quella direzione; Yuki invece ha velleità artistiche e sperimenta -senza particolare successo- pittura e fotografia. Poi la vita accelera e Yuki passa da una relazione squilibrata e umiliante a un matrimonio sonnolento con il rassicurante Edison. Si trasferiscono in Connecticut e mettono al mondo un figlio; ma la vita da casalinga a Yuki va stretta, così li abbandona per seguire i suoi sogni.
Maxim Biller “Sei valigie” -Sellerio – euro 15,00
