Michele Grio Emergenza

Chi è Michele Grio, in prima linea all’ospedale di Rivoli per l’emergenza

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Rubrica a cura di ScattoTorino 

È stato in prima linea durante l’emergenza causata dal Covid-19 e con la sua équipe ha lavorato incessantemente, al di là dei turni e della fatica, spesso in condizioni estreme. Si definisce un caterpillar e, dice, come tutti gli anestesisti è un po’ pazzo. Soprattutto, aggiungiamo noi, è un medico che sa unire testa e cuore e che nel dramma di quelle giornate non ha avuto paura di piangere e lottare per aiutare i suoi pazienti. Nato in provincia di Mantova, da piccolo si è trasferito a Roma con la famiglia e ha vissuto all’ombra del Colosseo. Si è laureato all’Università degli Studi di Roma – La Sapienza, dove si è specializzato in Anestesia e Rianimazione, e successivamente ha conseguito un Master Universitario di II Livello in Direzione e Management delle Aziende Sanitarie. Dopo un breve periodo di lavoro presso l’Ospedale Santo Spirito in Sassia, il più antico del mondo, è approdato in ASL TO3 dove dirige la Struttura Complessa di Anestesia e Rianimazione di Rivoli che comprende gli Ospedali di Rivoli, Susa e Venaria Reale. Torinese d’adozione, ama da vent’anni la stessa donna e lo dice con orgoglio. Parlando di sé non può non raccontare dei suoi tre figli, che definisce meravigliosi: Edoardo di 5 anni, Arianna di 3 anni (nata precipitosamente al settimo mese di gestazione, mentre lui era di guardia in Ospedale, ricoverata in Terapia Intensiva Neonatale per un mese, ma ora in perfetta salute) e Fabio, nato pochi mesi prima dell’inizio della pandemia di Covid-19. Infine, ci tiene a sottolineare, sono tutti tifosi della Roma.

Non c’è che dire: il Direttore della Struttura complessa di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale di Rivoli prima che medico è un uomo. E questo fa di lui un professionista empatico e il dottore che tutti vorremmo incontrare in caso di pericolo.

Michele Grio EmergenzaEsercitare la professione per lei significa?

Il medico è un professionista che ha studiato per tanti anni e che continuerà a studiare per tutta la vita, ma che non può esercitare la professione senza la giusta caratura umana ed una spiccata predisposizione al prossimo. La medicina non è una scienza esatta, anche se le persone sembrano pretendere questo, ma una scienza statistica basata sulle evidenze scientifiche: noi medici studiamo continuamente per conoscere approfonditamente tali evidenze e ci confrontiamo con tutto il mondo attraverso l’aggiornamento con la letteratura scientifica, ma non siamo medici se non abbiamo la capacità di entrare in sinergia ed empatia con i nostri pazienti e con i loro familiari. Limitandoci a trattare le patologie, ci limitiamo ad essere tecnici della scienza medica; siamo medici solo completando le competenze tecniche e dedicando la nostra vita al trattamento dei pazienti, della persona che abbiamo di fronte ed anche delle loro famiglie. Se non fosse così, basterebbe un corso online, che trasmetterebbe in qualche modo concetti e nozioni, senza consentire di creare un modo di essere, una modalità di vita, che è appunto quella che io valuto essere la mia professione di medico”.

L’ospedale di Rivoli e il reparto da lei diretto sono stati in prima linea durante il Covid-19. Quanto è stato complesso gestire l’emergenza?

La Rianimazione dell’Ospedale di Rivoli, come d’altronde tante altre realtà ospedaliere e territoriali, nei rispettivi ambiti, hanno dovuto improvvisamente ed inaspettatamente confrontarsi con una minaccia che forse mai si era palesata in questi tempi. In poche ore e pochi giorni abbiamo avuto la necessità di trasformarci e reinventarci per gestire al meglio e dare le giuste risposte cliniche al caos che ci ha investiti: tutti si sono rimboccati le maniche e hanno lasciato che le nuove modalità di lavoro li investissero e che le stesse mutassero continuamente con il passare dei giorni. Nella nostra piccola realtà, il Dr. Flavio Boraso, Direttore Generale dell’ASL TO3, ci ha consentito di passare da una disponibilità di 5 posti letto ad un adeguamento fino a 19 posti letto in Terapia Intensiva, in soli tre giorni, fornendoci tutto il supporto necessario per costruire un piccolo miracolo organizzativo: questo ci ha permesso di riuscire a dare risposta ad un numero sempre crescente di pazienti gravi in una condizione in cui tutti i posti letto di Terapia Intensiva della Regione Piemonte si erano saturati sia in termini logistici che di personale e tecnologie. In pochi giorni siamo riusciti a definire i percorsi interni che ci hanno consentito di fornire la migliore assistenza ai nostri pazienti e di dare le giuste protezioni al personale sanitario ed indirettamente alle loro famiglie che aspettavano a casa. I risultati che stiamo elaborando in queste settimane mi inorgogliscono immensamente e sono la prova provata che mi onoro di dirigere un gruppo di professionisti di indiscutibile caratura sia umana che professionale, nonché di lavorare in un’Azienda Sanitaria che si staglia nel panorama delle migliori realtà di Sanità Pubblica a cui il cittadino italiano può rivolgersi con la certezza che per lui possiamo fare il meglio”.

A livello personale, cosa le ha lasciato questa esperienza?

“Anche se già da due anni dirigo la Rianimazione di Rivoli, quest’esperienza ha coinciso con l’assunzione definitiva dell’incarico di Direttore di Struttura Complessa ed il banco di prova è stato particolarmente violento: ne esco rafforzato e molto motivato, tranquillo per l’enorme valore del lavoro fatto da tutto il gruppo. Ho avuto l’occasione di vivere le più disparate emozioni, passando dal pianto per situazioni umane estremamente coinvolgenti, alla tristezza per i pazienti che non siamo riusciti a salvare e per le loro famiglie che non hanno potuto essere loro accanto, alla gioia per tutti i successi di cura ed all’esaltazione per aver messo la maggior parte di loro in piedi, riuscendo anche a portare qualcuno a casa, restituendolo direttamente all’affetto dei propri cari, che poi rappresenta la migliore riabilitazione per queste persone dopo settimane di allettamento e cure intensive”.

Michele Grio EmergenzaQuali accorgimenti dobbiamo avere per vivere un’estate in sicurezza?

“All’inizio di quest’esperienza ho sottolineato pubblicamente che nessuno di noi ne sarebbe uscito come prima e mi riferivo anche alle abitudini che, necessariamente, dovranno modificarsi alla luce di nuove regole igieniche e comportamentali: il distanziamento sociale, l’utilizzo delle mascherine e le norme igieniche quali il lavaggio delle mani continueranno a farci compagnia anche in futuro, probabilmente diventeranno aspetti automatici della nostra vita, e ci consentiranno di tornare in sicurezza a rimpossessarci di situazioni ed emozioni che questo virus ci ha tolto e di cui ci ha fatto sentire la mancanza. Torniamo quindi alla nostra vita, con speranza e motivazioni forti, senza derogare all’atteggiamento di prudenza che abbiamo imparato ad avere e che considero un valore aggiunto per la nostra società”.

Il virus sta scomparendo o dobbiamo mantenere alta l’allerta?

Il virus non è scomparso e non dobbiamo fare l’errore di abbassare la guardia: è un virus pericoloso e molto contagioso, che però abbiamo imparato a riconoscere, a contenere nella sua trasmissione e a trattare nelle sue complicanze cliniche anche mortali. Non siamo ancora in grado di annullarlo con terapie specifiche, ma sono fiducioso che la scienza ci saprà dare anche questa volta i giusti strumenti per farlo. Nel frattempo siamo riusciti a ridurre enormemente il tasso di mortalità ed il numero di pazienti che hanno bisogno di cure intensive, e questo è dovuto da una parte alle competenze acquisite, dall’altra al ruolo del nostro sistema immunitario che sa fare il suo lavoro in nostra difesa”.

Torino per lei è?

“Questa è la città in cui è nata mia moglie Antonella, che ho sposato nel 2005, ma che già dal 2000 ho imparato a conoscere ed apprezzare per lei. Poi è inaspettatamente diventata mia, anche se vivo a Rivoli, dove lavoro da dieci anni e dove sono nati i miei tre figli. Sono originario di Castel Goffredo in provincia di Mantova, sono cresciuto e ho studiato a Roma, mi sono completato realizzandomi umanamente e professionalmente a Torino. Il legame con il Piemonte e con il capoluogo è solido, provo riconoscenza per le opportunità offertemi e raccolte, per l’affetto e la stima che continuo a registrare e per l’accoglienza niente affatto fredda che ho ricevuto sin dall’inizio”.

Un ricordo legato alla città?

“Ricordi ne ho moltissimi, sono emozionalmente legato a via Roma ed in particolare a Piazza San Carlo, che per anni sono stati i miei luoghi preferiti. Proprio in Piazza San Carlo, anni addietro, abbiamo organizzato con l’attuale Associazione Lorenzo Greco Onlus una manifestazione con centinaia di bambini e ragazzi che, all’unisono, eseguivano correttamente il massaggio cardiaco e defibrillavano in sicurezza. Un’esperienza unica, meravigliosa, a suggello del fatto che tutti possiamo e dobbiamo essere in grado di soccorrere un’inaspettata vittima di arresto cardiaco in ambito extraospedaliero, rappresentando probabilmente la sua unica speranza di vita. Siamo tuttora impegnati con queste finalità su tutto il territorio piemontese ed in particolare su quello di riferimento della nostra Azienda Sanitaria, con le diverse edizioni di EVVIVA l’ASLTO3, che molti di voi conoscono e che continuano a chiederci di organizzare nelle varie città”.

 

Coordinamento: Carole Allamandi
Intervista: Barbara Odetto

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