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Chi è Anna Ferrino, CEO di Ferrino&C specializzata in attrezzatura outdoor

Rubrica a cura di Progesia Management Lab

Da sempre il brand Ferrino evoca vacanza, avventura, spazi incontaminati e alte vette. Il suo business è legato alle tende da campo, agli equipaggiamenti tecnici per la montagna, al trekking e ai viaggi più estremi. Da Reinhold Messner – che con i materiali Ferrino ha scalato l’Himalaya e tutti i 14 Ottomila della terra – all’esploratrice, scrittrice e documentarista Carla Perrotti sono tanti gli ambassador che hanno contribuito a rendere leader e leggendario il marchio torinese. Ma Ferrino – che è presente in Europa, Sud America e Asia – è anche sinonimo di sostenibilità. L’azienda, altamente proattiva in questo ambito, è alimentata a energia solare, è promotrice di progetti ambientali prima che diventassero una moda e pone grande attenzione nei confronti dei collaboratori e delle collaboratrici. Anna Ferrino, CEO dell’azienda, ci ha raccontato che da tempo l’impresa adotta una serie di best practices e redige un Bilancio di Sostenibilità che si ispira all’impostazione proposta dalla Global Reporting Initiative (GRI). Lo scopo è contribuire a rispondere alle questioni internazionali affrontate dalle Nazioni Unite all’interno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile del Millennio (SDG): punti di riferimento per tutte le organizzazioni che, a vario livello, intendono affrontare con fermezza le sfide ambientali e socioeconomiche del nostro pianeta.

Dal 1870 siete i protagonisti dell’outdoor. Ricordiamo le date più significative della vostra storia?

“Ferrino è nata a Torino in via Nizza 107. Cesare Ferrino, mio trisavolo, aveva un laboratorio di vernici e ideò una formula per impermeabilizzare i tessuti. Intuendo il potenziale di questo prodotto rivoluzionario creò dei manufatti, come ad esempio le coperture per il mondo del lavoro. Si occupò anche di vestiario, teloni e tende cerate per uso militare, ma sin da subito equipaggiò gli esploratori e gli alpinisti piemontesi. Durante la Seconda guerra mondiale la sede, essendo un obiettivo sensibile perché produceva tende per l’esercito, venne bombardata e così fu trasferita vicino a Chivasso, alle porte di Torino, per garantire gli approvvigionamenti. Nel dopoguerra il destino del marchio si incrociò con quello di Torino e dell’Italia e la tenda Ferrino divenne sinonimo di vacanza. Quando mio padre Alberto entrò in azienda si ispirò agli esempi europei e fece diventare il brand un punto di riferimento per il campeggio degli Anni ’50-‘60. Per espandere il business, nel 1970 mio padre cedette delle quote alla Famiglia Rabajoli e da allora la conduzione dell’azienda è doppia. Nel 1986 Reinhold Messner si rivolse a noi per scalare le 14 vette più alte del pianeta e richiese equipaggiamenti leggeri e trasportabili in autonomia: nacque così una stretta collaborazione e il successo di Messner fu tale che l’alpinismo passò da fenomeno d’élite a fenomeno di massa. Ferrino divenne sempre più un’azienda focalizzata sull’alpinismo, anziché sul camping e questo è ancora oggi il nostro posizionamento. Il core business è l’escursionismo, ma il brand è specializzato anche nel mondo della montagna e del camping”.

I prodotti Ferrino sono distribuiti in Italia e all’estero: quanto ha influito la pandemia nel vostro settore e come l’avete gestita?

“Ferrino non è solo outdoor, ma è anche un player rilevante del settore professionale. Collaboriamo infatti con le principali organizzazione umanitarie, con il Corpo Nazionale di Soccorso Alpino, con la Protezione Civile e durante la pandemia abbiamo lavorato per garantire le tende agli ospedali da campo. Anche l’outdoor ha tenuto bene e sta registrando un trend di crescita perché la vita all’aria aperta e la montagna sono considerate sicure”.

Sostenibilità è tra le keywords di Ferrino: in che modo la declinate?

“Come molte PMI abbiamo valori sociali e ambientali molto forti. Non ci occupiamo solo di business, ma di come si fa il business. Siamo attenti alle buone pratiche e diamo valore ai collaboratori e all’ambiente. Spesso siamo stati precursori di iniziative volte a sensibilizzare le persone verso la natura: nel 2005, quando ancora pochi la usavano, abbiamo promosso il progetto Adotta una borraccia. Nel 2008 Ferrino è stata tra le prime aziende ad installare gli impianti ad energia solare sul tetto e nel 2018 abbiamo ritenuto che fosse importante avere un approccio strutturato pubblicando il Report Sostenibilità redatto secondo le Sustainability Reporting Guidelines. Per noi ambiente, sociale e supply chain in termini di impatto prodotto da noi o dai fornitori sono capisaldi imprescindibili. In questi anni abbiamo creato un approccio strutturato cercando di selezionare principalmente fornitori certificati ed abbiamo eliminato i PFC da tutte le categorie di prodotto: una sfida lunga e tecnicamente laboriosa che però ha dato risultati qualitativamente eccellenti. Un ulteriore passo avanti è l’utilizzo di tessuti riciclati e certificati non solo per le tende, la categoria di prodotto più importante per noi, ma anche per alcuni zaini e sacchi a pelo dalla prossima collezione estiva. Il 70% dei nostri collaboratori è donna ed abbiamo una policy HR senza distinzione di genere anche dal punto di vista retributivo. La nostra politica di assunzioni punta sui giovani, reclutati dal Politecnico di Torino e dalle Università, che spesso dopo un primo percorso di stage vengono inseriti in azienda. Inoltre prediligiamo sostenere progetti coerenti con la filosofia del turismo responsabile che abbiamo da anni sposato. Ferrino è stato infine partner tecnico del progetto scientifico Sulle tracce dei ghiacciai che con la spedizione Alpi 2020 ha concluso il suo ciclo decennale per rilevare gli effetti dei cambiamenti climatici sulle masse glaciali mondiali negli ultimi cento anni ed è stato partner della successiva mostra Sulle tracce dei ghiacciai – On the Trail of the Glaciers che Ferrino ha sponsorizzato in occasione del 150° anniversario al Museo della montagna di Torino”.

Alcune vostre referenze sono frutto di una progettazione consapevole. Cosa significa?

“Negli anni abbiamo cercato di avere un approccio legato all’ecodesign. Uno dei cardini del nostro modo di operare è allungare il ciclo di vita dei nostri prodotti e renderli facilmente riparabili. Pensando a questo già nella fase di progettazione lavoriamo per una riduzione degli sprechi, perché il rischio di rottura sia minimo e perché la riparazione sia semplice o addirittura eseguibile dal cliente finale. La nostra attrezzatura è progettata in base alla funzionalità, al tipo di avventura e all’utilizzo perché, ad esempio, una tenda da mare è diversa da una da montagna. Per questo abbiamo ideato Tent Set: un progetto strutturato di ecodesign grazie al quale non solo è possibile adeguare la composizione della tenda all’utilizzo, ma in caso di rottura si possono salvare alcune dotazioni e acquistare solo quelle che servono così da evitare gli sprechi. Questo è un cambiamento epocale e stiamo cercando di farlo conoscere e capire ai consumatori”.

Alpinisti, esploratori, viaggiatori, freeriders. Quali sono i requisiti per essere ambassador Ferrino?

“Siamo un’azienda che opera nell’outdoor a 360 gradi: dalla spedizione sull’Himalaya al campeggio per le famiglie. Da sempre il nostro fil rouge è legato agli alpinisti per i quali realizziamo prodotti sartoriali in base alle specifiche esigenze. Nel 2006 abbiamo lanciato il marchio nell’ambito del turismo responsabile e creiamo dei cluster tematici tramite i quali scegliamo dei progetti che rispondano alla nostra idea concettuale e li sosteniamo. In questo ultimo periodo ci siamo concentrati sul sentiero CAI Italia supportando tre progetti. Tra questi c’è Va’ Sentiero ideato da Yuri Basilicò, Sara Furlanetto e Giacomo Riccobono che percorrono il Sentiero Italia CAI: itinerario di 6.880 chilometri che attraversa le due grandi dorsali montuose della penisola italiana e che è rinato nel 2019 per volontà del Club Alpino Italiano. Il loro obiettivo è dare voce alle terre alte per far conoscere la bellezza e il piacere del cammino ai più giovani e Ferrino li accompagna in questo percorso”.

IL FOCUS DI PROGESIA

Condividere valori per creare esperienze di valore è una delle mission che guida la società Ferrino, specializzata in attrezzature outdoor. “Il nostro Gruppo, racconta Anna Ferrino, CEO dell’azienda, possiede due anime: una di queste è dedita ad accompagnare lo spirito di avventura degli appassionati di montagna e di alpinismo. Un’altra anima, invece, ha la finalità di affiancare chi opera in prima linea nel pronto intervento e nelle situazioni di emergenza territoriale. “La Ferrino SpA ha mantenuto una gestione tipica dell’azienda familiare, in parte influenzata dal suo posizionamento e dal settore di riferimento. Un’azienda importante, che opera in un mercato di nicchia e in forte crescita, come quello delle attività outdoor”. “Lavorare per gli sportivi e per la comunità, racconta Anna Ferrino, ha da sempre costituito la leva principale per attrarre in primo luogo i nostri collaboratori e di conseguenza una clientela sempre più appassionata e attenta ai dettagli tecnici dei nostri prodotti. Riusciamo a realizzare la giusta alchimia che ci permette di avere un gruppo di dipendenti che condividono passioni, ideali e la stessa cura nella gestione del cliente. “Il nostro gruppo di lavoro, spiega Anna Ferrino, possiede un approccio positivo alla vita e alle opportunità che il mercato e il contesto attuale offrono.

In fase di inserimento delle nuove risorse quindi, molta attenzione viene prestata alle soft skills: competenze trasversali che rendono una persona adatta a contribuire alla creazione di un business di successo. “Come per tutte le PMI, le funzioni aziendali non sono rigorosamente verticalizzate. In ufficio è normale dover passare da una mansione all’altra, per questo cerchiamo di coltivare un approccio flessibile dal punto di vista organizzativo e allo stesso tempo friendly nei confronti del cliente. “Le nostre risorse interne, prosegue la Ferrino, possiedono la capacità di saper costruire relazioni stabili con i propri partner, che siano fornitori, clienti o ambassador. Mi capita spesso di ricevere, da parte dei clienti, feedback molto positivi che confermano la validità del nostro approccio.”

“Crediamo e investiamo nelle HR: a partire dai giovani, strutturiamo un percorso di crescita studiato secondo le esigenze dell’area aziendale e le caratteristiche della persona. Interveniamo con la formazione e l’aggiornamento tecnico, in particolare per coloro che ricoprono ruoli di specializzazione.”

La filosofia dell’azienda Ferrino è quella di dar voce e ascoltare i bisogni di chi contribuisce con il proprio lavoro alla realizzazione di un prodotto che va oltre la qualità e che ispira le generazioni di oggi e quelle di domani.

“Per realizzare questo, ci spiega Anna Ferrino, è necessario coinvolgere le risorse aziendali e renderle partecipi di un progetto comune. Periodicamente e in modo sistematico, inoltre, valutiamo e monitoriamo la qualità interna dell’ambiente di lavoro e la chiarezza di trasferimento delle strategie aziendali. Quando rileviamo delle criticità, cerchiamo di intervenire in modo puntuale, migliorando la comunicazione interna e i momenti di confronto con il nostro personale.

Per questo parliamo di risorse e non solo di dipendenti, perché sono loro i primi ambasciatori del brand e l’elemento trainante per l’organizzazione e la crescita aziendale.”

 

Coordinamento: Carole Allamandi
Intervista: Barbara Odetto
Focus: Daniela Argentina

Chi è Laura Orestano, AD di Socialfare, Center for Social Innovation

Rubrica a cura di Progesia Management Lab

Laura Orestano incarna alla perfezione il concetto di passione e concretezza perché il suo amore per ciò che fa porta a risultati precisi. È Amministratore Delegato di SocialFare, primo Centro per l’Innovazione Sociale in Italia e Presidente di SocialFare Seed, primo veicolo di seed impact investing in Italia. E’ anche membro del Consiglio di Amministrazione del Cottino Social Impact Campus, primo campus formativo completamente dedicato alla creazione di social impact culture. Vanta inoltre una lunga esperienza industriale in business strategy e innovazione sociale ed ha lavorato in UK, USA, Lussemburgo e Germania. Tra i suoi numerosi titoli ed incarichi ricordiamo: EU Social Innovation Expert, Fellow of the Royal Society of Arts (UK), Jury Member della EU Social Innovation Competition. Nel 2016 ha ricevuto il premio Women Economic Forum “Trailblazer Innovative Woman of the Decade” e nel 2018 è divenuta Partner di ActionAid Onlus. Perché quando cuore e testa dialogano tra loro, i risultati sono eccezionali e Laura Orestano ne è la dimostrazione.

Laura Orestano SocialfareQual è la mission di SocialFare e quali sono i progetti futuri?

“SocialFare ha una mission precisa: costruire innovazione sociale. Cosa significa? Significa sviluppare soluzioni innovative per rispondere alle sfide sociali contemporanee; lo facciamo attraverso l’accelerazione di conoscenza e di impresa a impatto sociale, cioè supportando con competenze e consulenza esperta chi voglia sviluppare nuovi prodotti, modelli e servizi rilevanti per le persone, per la comunità e creare quindi nuova economia a impatto sociale. L’impatto sociale è al centro della nostra impresa: è l’effetto positivo che ci poniamo come intenzione delle nostre azioni, per il miglioramento della qualità della vita, per la lotta alle disuguaglianze, per sostenere l’inclusione sociale, per generare innovazione davvero utile e rilevante per le persone. Per analizzare e rendere concrete queste intenzioni, abbiamo bisogno di know-how esperto, di un approccio sperimentale, di partnership ibride e di finanza coraggiosa e paziente. Le persone e le comunità diventano co-progettisti delle soluzioni per le sfide che devono, che dobbiamo, affrontare tutti i giorni, sono coinvolte nello sforzo progettuale e sono parte della soluzione. Questa visione, la visione dell’innovazione sociale, non è speculazione astratta, teorizzazione di pochi ma accade in Italia e nel mondo in modo sempre più definito, evoluto e apprezzabile attraverso sperimentazioni che davvero migliorano la vita delle persone, creano nuova impresa sostenibile, concentrandosi su ciò che conta davvero nella nostra vita quotidiana. Tutto questo richiede studio, sperimentazione, iterazione, rischio, passione e sinergie”.

Quando è nata SocialFare?

“SocialFare è nata come impresa sociale nel 2013 e attraverso il lavoro di una bellissima squadra è cresciuta nella reputazione, nei risultati, nel fatturato ma soprattutto nella qualità delle attività fatte insieme a tanti partner diversi e accompagnando tante nuove imprese a impatto sociale verso traguardi non scontati. Imprese fatte soprattutto da giovani con un obiettivo preciso: giocare il proprio ruolo nel mondo con gli altri e per gli altri grazie all’innovazione e all’intenzionalità di generare impatto sociale positivo attraverso l’azione imprenditoriale. Ne cito solo alcune, senza fare torto alle tante che abbiamo e stiamo accompagnando: UnoBravo, Restorative NeuroTechnologies, Epicura, Synapta, Kalatà, HumusJob, BonusX. Questa è la nuova “prateria” nella quale correre: l’Unione Europea con NextGenerationEU pone un forte accento e risorse considerevoli sulla coesione sociale, la sostenibilità integrale, l’impresa impact-driven che attrae talenti e passione; anche la finanza sta scoprendo il mondo impact e inizia ad investire e a creare fondi dedicati all’impresa a impatto sociale. Torino è un punto chiaro in questa nuova prateria”.

In cosa consiste l’approccio human-centered? 

“L’approccio human-centered o meglio il cosiddetto human-centered design fa parte dell’expertise di SocialFare. È un approccio progettuale che coinvolge la prospettiva della persona in tutte le fasi del processo di risoluzione di un problema. Le necessità e i comportamenti delle persone diventano centrali per analizzare e progettare soluzioni innovative. In SocialFare lavoriamo affinché la conoscenza tacita che c’è nelle comunità possa divenire esplicita e partecipare al processo di sviluppo di soluzioni rilevanti per i più”.

Che cos’è FOUNDAMENTA?

“Per arrivare ai nostri potenziali innovatori, a coloro che intenzionalmente vogliono creare impresa a impatto sociale, SocialFare ha lanciato già a fine 2015 la prima call per startup a impatto sociale, appunto, Foundamenta, che oggi è alla sua dodicesima edizione e che raccoglie, due volte l’anno, più di 400 candidature da tutta Europa. SocialFare seleziona tra tutte le candidature pervenute, quelle sulle quali ritiene di poter lavorare apportando competenze e valore aggiunto e le accompagna in un percorso intensivo di 4 mesi per farle divenire investibili e scalabili. Ma il primo passo lo facciamo noi, investiamo nelle startup che selezioniamo, attraverso il nostro veicolo di investimento SocialFare Seed. Sono orgogliosa di poter dire oggi che il modello e le competenze di accompagnamento messe in campo funzionano e lo dicono i risultati raggiunti dalle startup stesse”.

SocialFare ha supportato Restorative Neurotechnologies, la startup che ha ideato i dispositivi medici per la riabilitazione e il potenziamento cognitivo. Un traguardo importante per la telemedicina?

“Ecco, Restorative Neurotechnologies è un esempio di successo: non solo un traguardo importante in termini di soluzione innovativa, riabilitazione neurologica e cognitiva attraverso specifiche lenti ed esercizi digitali, ma anche in termini di scalabilità. Restorative NT ha raccolto recentemente investimenti per oltre 1 milione di euro da investitori diversi e importanti e il team è super concentrato sui prossimi passi: quindi un traguardo importante anche come modello di impresa a impatto sociale, forte in tecnologia, managerialità e capitali”.

Donna per lei significa?

“Significa ricchezza, molteplicità: essere donna significa essere ricca di potenzialità e aperta alla molteplicità del mondo, perché pronta ad includere con fiducia e concretezza. Come donna penso che la scelta di senso che diamo a questa ricchezza e molteplicità nel corso della nostra vita è quello che dovrebbe fare la differenza per noi stesse e per gli altri, impegnandoci per un futuro più equo, giusto e inclusivo”.

IL FOCUS DI PROGESIA

Foundamenta è la call di SocialFare, che raccoglie le candidature italiane da parte di start up, aziende a impatto sociale che vengono selezionate e portate nel programma di accelerazione dal Centro di Innovazione.

Due volte l’anno, attraverso questa call, i progetti delle giovani realtà imprenditoriali hanno l’opportunità di essere supportati nel proprio percorso di crescita e nella formulazione di servizi nuovi da immettere sul mercato.

Laura Orestano, Ceo di SocialFare, ci spiega quali sono le caratteristiche che devono possedere le start up innovative ad impatto sociale. “Le start up devono affrontare delle sfide sociali contemporanee, avendo molto chiara una teoria del cambiamento e sviluppando una risposta innovativa alla sfida sociale in corso. Al tempo stesso devono poter proiettare le proprie metriche verso e per una sostenibilità economica della propria proposta”.

“Faccio un esempio: una delle ultime start up che abbiamo selezionato e accompagnato nel nostro programma di accelerazione si chiama Unobravo, una piattaforma di psicoterapia online per italiani residenti all’estero, che abbiamo supportato nella sua crescita.  Oggi questa start up ha un fatturato notevolissimo, è molto attrattiva e ha già raccolto molti investimenti.

Qual è l’impatto sociale che crea? “Un miglioramento del benessere e della qualità di vita delle persone”, spiega Laura Orestano. “La popolazione target, come quella dei connazionali all’estero, ha l’opportunità di beneficiare di servizi di psicoterapia in lingua madre, disponibile secondo il fuso orario di propria localizzazione, per agevolare l’esperienza nel paese ospitante e favorire l’integrazione nel tessuto sociale.

Inoltre, spiega la Dott.ssa Orestano, “la start up, attraverso i suoi ricavi è riuscita a raggiungere una sostenibilità economica importante e di lungo periodo. Questo significa che il mercato valorizza e premia le soluzioni innovative e facilmente fruibili da parte degli utenti target”.

Quali sono dunque le best practice che aiutano le start up innovative a raggiungere risultati concreti? SocialFare ci propone delle indicazioni da seguire:

  • Presentare un progetto che risponda in modo innovativo alle sfide sociali contemporanee;
  • Organizzare un team dedicato, con specifiche competenze; un team che crede in quello che fa e vuole provare e testare la propria idea, raccogliendo metriche ed evidenze di funzionamento e market fit;
  • Acquisire e sviluppare know-how che permetta di iterare e sperimentare le versioni del prodotto/servizio/modello;
  • Applicare strumenti e metodologie universalmente riconosciute: human-centered design, design sistemico, design-thinking, agile & lean;
  • Presentarsi ad un network di investitori a impatto sociale per i quali la soluzione d’impresa possa rappresentare un’interessante sperimentazione e un modello attrattivo nel quale investire per favorirne la scalabilità.

“Un mix di creatività, spirito di iniziativa, empatia e coraggio costituiscono, infine, il motore del cambiamento e la capacità di trovare soluzioni fuori dagli schemi tradizionali, davvero rilevanti per le persone e le comunità”.

 

Coordinamento: Carole Allamandi
Intervista: Barbara Odetto
Focus: Daniela Argentina

Chi è Maria Carola Gullino, AD di Gullino Srl

Rubrica a cura di Progesia Management Lab

Brillante, competente e molto occupata: in sintesi, Maria Carola Gullino. Originaria di Saluzzo, in provincia di Cuneo, si è laureata in Economia Aziendale a Torino e successivamente ha frequentato due corsi con attestato presso la SDA Bocconi. Dopo alcune esperienze professionali, nel 2009 è approdata nell’azienda di famiglia dove lavora anche il fratello Giovanni. Fondato dal padre Attilio nel 1969, il Gruppo Gullino si occupa della commercializzazione di prodotti ortofrutticoli e ad oggi comprende la società commerciale Gullino Import Export srl e la società cooperativa Union Kiwi, che a sua volta associa sette aziende agricole e si conferma una delle prime in Italia nel settore dell’esportazione. In Piemonte e più precisamente a Cuneo, Saluzzo, Revello e Savigliano, le aziende certificate secondo lo standard GLOBAL-GAP coltivano le prestigiose varietà di pesche e nettarine, le famose mele rosse di Cuneo, le prugne e sempre qui crescono le actinidia dalle quali nascono i kiwi. Nel Lazio, nella zona di Latina, sorgono invece le aziende della Gullino Union Kiwi. Anche in questo caso le aziende sono tutte certificate secondo lo standard GLOBAL-CAP e NATURE CHOISE e il 50% sono certificate biologiche. Attenta sin dagli Anni ’90 alle tematiche ambientali ed ecosostenibili, nel 2017 l’azienda saluzzese ha aumentato la specializzazione nel biologico convertendo la sua azienda melicola di Cuneo completamente al biologico.

Maria Carola Gullino srl
Maria Carola Gullino, AD Gullino srl

Il suo obiettivo è quello di diventare nel giro di qualche anno un’azienda bio al 100%. Nello stesso anno Maria Carola Gullino si è fatta promotrice di un progetto che punta ad insegnare ai bambini l’importanza della corretta alimentazione e l’azienda ha realizzato il libro di favole Le avventure di Kiwito e Galita che è stato distribuito nelle scuole e il cui ricavato delle vendite è stato donato alla Lega Italiana per la Lotta Contro i Tumori. Amministratore Delegato della Gullino srl, questa donna curiosa, attenta ai cambiamenti e dall’energia inesauribile fa anche parte dell’Associazione Nazionale Donne dell’Ortofrutta fondata da un gruppo di imprenditrici ed esperte di tutta la filiera produttiva. Protagoniste di Valore l’ha incontrata per conoscere meglio questa realtà virtuosa e di successo.

Da anni il Gruppo Gullino si è convertito al biologico. Una scelta vincente?

“Dagli Anni ‘90 ci occupiamo di biologico e biodinamico: prima ci siamo specializzati con i kiwi e poi con le mele e ad oggi il 50% della nostra produzione è bio, ma l’obiettivo è aumentare ulteriormente questa percentuale. La frutta viene trattata esclusivamente con sostanze di origine naturale e minerale e le nostre aziende agricole sono certificate e garantiscono la totale tracciabilità delle materie prime; inoltre effettuiamo un monitoraggio costante affinché lo standard del biologico sia assicurato sempre e ovunque. Il nostro metodo di lavoro è garantito da numerose certificazioni tra le quali lo standard globale Leaf Marque, un sistema di garanzia che qualifica le produzioni agricole sostenibili. La nostra è una filosofia di vita perché pensiamo che il terreno sia stato troppo sfruttato negli anni e che numerose malattie siano causate proprio dalla scarsa attenzione all’ambiente. Ritornare ad un’agricoltura più naturale è una forma di rispetto verso le piante e le persone. Inoltre i consumatori vogliono conoscere il prodotto e mangiare sano ed è giusto fornire loro tutte le informazioni. Da questa consapevolezza è nata la campagna dedicata ai temi del futuro e della sostenibilità Future Lovers for Generations che presenta un modo di produrre nuovo e a basso impatto ambientale. Stiamo per lanciare una nuova campagna Gullino Loves People allo scopo di continuare a diffondere conoscenze sul legame fra uomo e natura. Non ci tiriamo mai indietro quando si tratta di comunicare e i social rappresentano il modo più diretto che abbiamo per far conoscere il nostro marchio e la salubrità dei nostri prodotti.”

Siete anche promotori di azioni mirate a limitare le immissioni di CO2, SO2 e NOX. Un atto d’amore per le vostre terre?

“Negli anni abbiamo attuato una serie di iniziative nel rispetto del territorio e dell’ambiente. Ad esempio, abbiamo installato degli impianti fotovoltaici sopra i capannoni grazie ai quali produciamo un megawatt di energia e il 60% di ciò che realizziamo lo consumiamo. Anche in campagna utilizziamo il fotovoltaico per produrre l’energia impiegata per attivare le pompe di irrigazione. Inoltre abbiamo eliminato l’amianto dai capannoni, abbiamo sostituito le lampade per sprecare meno energia elettrica, l’acqua per raffreddare le celle refrigeranti è in ricircolo e viene riutilizzata e abbiamo delle vasche per raccogliere l’acqua piovana”.

È membro dell’Associazione Nazionale Donne dell’Ortofrutta: quanto è importante dare voce alle donne in un settore prettamente maschile?

“È basilare. L’associazione è stata fondata nel dicembre del 2017 da 30 imprenditrici ed esperte di tutta la filiera produttiva e Alessandra Ravaioli ne è la Presidentessa. Sono una delle socie fondatrici e a breve ci saranno le nuove nomine e sono stata candidata a far parte del CdA. L’idea di creare un network di professioniste è nata per presentare progetti, organizzare eventi ed essere parte attiva nella comunicazione del settore con una visione al femminile. La nostra mission è diffondere la voce e le idee delle donne nell’ambito dell’ortofrutta, appannaggio prevalentemente del mondo maschile”.

Durante l’emergenza sanitaria dello scorso anno siete stati promotori di alcune azioni. Quali?

“Per insegnare ai bimbi a consumare la frutta, nel 2017 abbiamo realizzato il libro di favole Le avventure di Kiwito e Galita e durante il lockdown abbiamo lanciato un’iniziativa: chiunque avesse fatto una donazione per la Croce Verde di Saluzzo o per il presidio ospedaliero locale avrebbe ricevuto il nostro libro in dono. Inoltre ci siamo confrontati con l’ospedale cittadino per capire di cosa avesse bisogno e abbiamo acquistato dei monitor portatili. Ci sembrava importante aiutare il territorio in un momento difficile e di grande sofferenza”.

Donna per lei significa?

“Essere donna è sicuramente una grande responsabilità. Come madre di tre maschi ho il dovere di insegnare loro l’uguaglianza e il rispetto nei confronti dell’universo femminile. Inoltre ritengo che nel mondo del lavoro noi donne abbiamo una sensibilità diversa che ci permette di vedere certe sfaccettature che forse gli uomini non notano”.

IL FOCUS DI PROGESIA

I Valori dell’azienda Gullino sono:

  • Sviluppo sostenibile;
  • Educare e comunicare il rispetto dell’ambiente e del territorio.

 

Appassionata di tematiche ambientali, Maria Carola Gullino, AD della Gullino srl, ha avviato da diversi anni interventi di ristrutturazione ambientale sugli stabilimenti di proprietà, valorizzando l’impiego delle energie rinnovabili come fonte primaria di alimentazione delle aziende agricole.

La nostra missione, spiega Maria Carola, è quella di tornare a coltivare seguendo i ritmi della natura. Per fare questo abbiamo realizzato una comunicazione ad hoc che possa “raccontare” questo messaggio direttamente al consumatore. Attraverso le favole del nostro libro puntiamo al target genitore-bambino per avvicinare i più giovani ad un’alimentazione sana e rispettosa dell’ambiente. Così i due protagonisti, i supereroi Kiwito e Galita, impersonificano i prodotti principali della filiera aziendale e aiutano i più piccoli a guarire dai malanni di stagione”.

“Il risultato che abbiamo riscontrato coinvolgendo i più giovani, spiega Maria Carola Gullino, è stata una maggiore richiesta di frutta, sostenuta da un cambiamento del regime alimentare a favore di una scelta più etica e sostenibile delle abitudini quotidiane”.

La formazione ludica, che passa sia attraverso il web che sulle pagine di Facebook, accompagna alla scoperta di un’alimentazione sana e allo stesso tempo divertente, raggiungendo una platea di pubblico sempre più ampia.

L’impegno in termini di chiarezza e trasparenza dei processi da parte del produttore e del distributore, che coinvolge il consumatore in tutte le fasi della filiera, rende la piena consapevolezza della naturalità del prodotto. Innovare e promuovere prodotti salutari risulta quindi una strategia molto attuale e vincente per le aziende del settore.

 

Coordinamento: Carole Allamandi
Intervista: Barbara Odetto
Focus: Daniela Argentina

Chi è Monica Pereno, Socia dello Studio Legale Ravinale Baldassarre Pereno Toninello

Rubrica a cura di Progesia Management Lab

Lo scrittore francese Antoine Albalat sosteneva: “Avere del talento significa capire che si può fare di meglio”. Questa citazione rappresenta pienamente l’Avvocato Monica Pereno, professionista impegnata e capace che lavora costantemente per raggiungere nuovi obiettivi. Laureata in giurisprudenza presso l’Università di Torino con lode e dignità di stampa, successivamente ha conseguito la Specializzazione in Diritto del Commercio e degli Scambi Transnazionali presso l’università di Torino. Iscritta all’albo degli Avvocati di Torino, ha ottenuto l’abilitazione professionale con riconoscimento del premio Toga d’oro, ed è Cassazionista. La sua esperienza è incentrata su questioni, contenziose e non, di diritto fallimentare e concorsuale, societario e commerciale e in questo ambito presta assistenza sia agli Organi delle Procedure concorsuali preposti dal Tribunale, sia a clienti privati. È inoltre iscritta nell’elenco dei gestori della crisi da sovraindebitamento istituito presso il Ministero della Giustizia ai sensi della legge 3/2012 e del dm 202/2012. Nell’ultimo decennio Monica Pereno si è occupata, in particolare, della gestione della crisi d’impresa e dell’individuazione di soluzioni alternative alla dichiarazione di insolvenza, con il ruolo di assistenza legale dell’impresa e coordinamento delle professionalità coinvolte nei processi di accesso alle procedure concorsuali e para-concorsuali alternative al fallimento. Cura inoltre la contrattualistica di imprese che operano in ambito internazionale, con particolare riferimento all’assistenza nella trattativa e nella redazione di contratti di fornitura e distribuzione commerciale anche con imprese multinazionali. Incuriosita dagli impatti dell’evoluzione digitale sul mondo del diritto, ha appena frequentato un corso privato di approfondimento in materia di tech law e digital transformation.

Il vostro Studio Associato ha ottenuto l’accreditamento UNI EN ISO 14001 relativo all’adozione di un Sistema di Gestione Integrato Qualità e Ambiente. Cosa vi ha spinto a richiedere questo riconoscimento?

“Come studio siamo partiti dalla necessità di riflettere su noi stessi per ripensare al modo in cui esercitiamo la professione e al rapporto con i clienti e i collaboratori. Con l’aiuto di consulenti esterni abbiamo quindi deciso di misurarci con le norme ISO. Prima ci siamo concentrati sui servizi legali, nell’ottica di perseguire la massima efficienza ed efficacia nell’assistenza ai nostri clienti; successivamente, confrontandoci con i nostri collaboratori più giovani, abbiamo lavorato sulla sensibilità ambientale. La nostra attività ha un impatto ambientale relativo, ma per noi è diventato simbolico certificare l’impegno in modo da mantenerlo e implementarlo nel tempo. Questo ha comportato la sostituzione del fornitore di energia a favore di uno green, una revisione degli impianti di riscaldamento e dell’aria condizionata e ci ha indotto a sviluppare delle pratiche nuove come la sostituzione della carta con quella riciclata, l’uso della stampante fronte e retro, l’impiego di bottigliette e bicchieri non in plastica nel distributore di bevande, l’installazione di un impianto di acqua potabile fornita dal Comune di Torino, la somministrazione di borracce in metallo ai collaboratori. Sono piccole azioni che però fanno la differenza perché con la certificazione ci siamo assunti l’impegno di portare avanti questo percorso e cercheremo altre iniziative per ridurre l’impatto della nostra attività nell’ambiente. Quello della certificazione è stato un approccio non consueto per il nostro settore, ma è uno strumento che ci ha consentito di riflettere su di noi e di darci un’impostazione di studio adeguata alle nuove sfide della professione”.

Come declinate questo sistema e quali altre buone pratiche adottate all’interno dello studio?

“Tutta l’organizzazione dello studio si ispira all’efficienza e alla programmazione. Può sembrare banale, ma per un avvocato non lo è perché la programmazione non è sempre congeniale con la nostra attività, se si fa eccezione, ovviamente, per il rispetto delle scadenze processuali. Abbiamo quindi lavorato molto sull’organigramma dello studio coinvolgendo i collaboratori, anche i più giovani, perché in questo modo ci siamo focalizzati tutti sugli obiettivi comuni. Abbiamo individuato diverse funzioni con i relativi responsabili e referenti, ad esempio in materia di IT o di comunicazione, e abbiamo costituito gruppi di lavoro per individuare le soluzioni più adatte e condivise”.

Cos’è Angels4Women, l’associazione della quale è membro?

“Si tratta di un’associazione della quale fanno parte solo donne che si pongono l’obiettivo di finanziare dei progetti di startup innovative in cui sia predominante l’imprenditoria femminile o la destinazione del prodotto alle donne. L’universo femminile gioca quindi su un doppio piano: da un lato le donne sono coloro che investono risorse, anche economiche, in iniziative imprenditoriali, dall’altro sono le ideatrici dei progetti che necessitano di supporto economico. Esistono diverse associazioni di questa natura e sono tutte necessarie per supportare le startup con i capitali, ma la particolarità di Angels4Women è la totale presenza femminile. L’associazione è nata a Milano e si è estesa a Torino e oltre al finanziamento accompagna le startup nelle fasi iniziali di vita”.

Di cosa si occupa come Business Angel?

“Mi sono iscritta all’associazione nel febbraio del 2020 e sono contenta di farne parte perché è un momento di incontro e confronto tra donne che hanno una vocazione verso l’imprenditoria. Purtroppo l’emergenza sanitaria non ha favorito il contatto diretto e l’interazione tra di noi. Tramite LinkedIn ho però ricevuto contatti di startup che si sono rivolte a me per essere presentate ad altri incubatori o ad Angels4women. Le iniziative imprenditoriali devono essere avviate e condotte in modo da essere conoscibili e appetibili per gli investitori, in quest’ottica avere un Business Angel è importante. Mi è parso un modo, raggiunta una certa maturità professionale, e con maggiore disponibilità di tempo rispetto agli impegni familiari (mio figlio ha 25 anni), di convogliare le mie risorse, di tempo, intellettuali, professionali e, perché no, economiche, a sostegno dell’imprenditoria femminile nei settori più innovativi, e di promuovere presso altre donne l’attività di angel investing, per colmare il gender gap che caratterizza anche il settore degli investimenti finanziari”.

Donna per lei significa?

“Essere donna oggi significa saper svolgere diversi ruoli con la capacità di alleggerire il carico, soprattutto mentale, che deriva proprio dalla molteplicità degli impegni. Spesso dobbiamo occuparci di tanti aspetti che non sono solo lavorativi e ci dobbiamo confrontare con realtà che non sono tagliate su misura per noi; ecco che allora essere donna vuol dire cercare di portare la nostra visione nelle attività che svolgiamo senza appiattirci su modelli tipicamente maschili. Anche se, va detto, dagli uomini dovremmo utilmente imparare ad acquisire una visione più ampia; talvolta ci perdiamo nel particolare senza allargare lo sguardo, mentre gli uomini sono abituati da secoli alla gestione al vertice e a pensare a livello di strategia e non solo di operatività. Essere donna significa quindi anche aprire lo sguardo e avere una visione più strategica del nostro ruolo e del contesto. Sotto questo aspetto, credo che il momento di crisi sanitaria ed economica che stiamo vivendo, che ci impone un ripensamento generale del nostro modo di vivere, rappresenti un’occasione imperdibile per spenderci ancora di più, come donne, a disegnare un mondo diverso”.

IL FOCUS DI PROGESIA

I Valori dello Studio Legale Ravinale Baldassarre Pereno Toninello sono:

  • Sviluppo sostenibile;
  • Valorizzazione dei collaboratori e dei dipendenti;
  • Massima attenzione e soddisfazione delle aspettative dei clienti.

La sensibilità ambientale e il contributo dei collaboratori più giovani

“L’input sulla sostenibilità ambientale è partito proprio dai più giovani”. Esordisce così Monica Pereno nel descrivere   l’inizio del percorso di certificazione, che ha portato ad attivare una serie di azioni concrete per ottimizzare l’organizzazione interna e la gestione dello Studio legale di cui è socia fondatrice.

Nell’avviare questo processo sono stati coinvolti tutti i collaboratori e sono state organizzate periodiche sessioni di brainstorming per esprimere e condividere le idee del gruppo.  Incontro dopo incontro il team ha raggiunto la consapevolezza dell’esigenza di apportare delle modifiche alle abitudini dello Studio e sono emerse proprio da parte dai più giovani l’attenzione e la sensibilità alle tematiche ambientali.

“Il mio ruolo” racconta Monica Pereno “è stato quello di sistematizzare questa istanza, far sì che la sensibilità dei più giovani diventasse una mission formale dello Studio, con degli impegni finalizzati al raggiungimento di determinati risultati. E così è stato!”

Lo Studio ha adottato due nuovi strumenti di indirizzo per una convivenza ad impatto zero sull’ambiente e per l’ottimizzazione dell’organizzazione e dei risultati: il manuale della qualità e il regolamento. “All’interno di questi documenti, spiega Monica Pereno, abbiamo declinato la nostra politica ambientale. Man mano che sono state introdotte nuove misure da adottare le abbiamo inserite e queste sono diventate da subito una buona pratica da seguire. È un continuo work in progress!”

È possibile affermare che il successo dell’iniziativa è dovuto al contributo creativo e all’impegno dei più giovani, che resta fondamentale per raggiungere i traguardi prefissati dallo Studio e per supportare una piccola rivoluzione delle abitudini a vantaggio di un sistema di norme e comportamenti più sostenibile e meno impattante sull’ambiente.

Strumenti per ottimizzare il lavoro e il risultato con i clienti

La riorganizzazione dello Studio Legale inizia dall’attenzione verso le risorse umane e dal supporto di strumenti per migliorare la qualità del lavoro. “Recentemente abbiamo implementato le attività di monitoraggio dello svolgimento delle pratiche, chiedendo ai professionisti, compresi i soci, di esplicitare la strategia dell’approccio adottato e le tempistiche di realizzazione. Questo strumento ha l’obiettivo di aumentare la comprensione dei processi, soprattutto nel caso in un cui la pratica venga delegata ad altri collaboratori o praticanti.  È un momento in cui ci si sofferma tanto sugli aspetti strettamente giuridici, quanto su quelli gestionali, nell’ottica del raggiungimento del miglior risultato” spiega Monica Pereno. “Un altro strumento recentemente adottato dal nostro Studio consiste nell’introduzione di un momento di autovalutazione che ogni collaboratore è invitato annualmente a svolgere, al fine di acquisire maggiore consapevolezza del lavoro svolto e anche al fine di avviare il confronto interno finalizzato agli avanzamenti di ruolo nell’ambito dello Studio”.

Diversi studi evidenziano l’importanza dei sistemi di autovalutazione per migliorare le performances: il metodo adottato dallo Studio Legale richiede una riflessione puntuale sul lavoro e aumenta la consapevolezza rispetto alle aree da migliorare. L’utilizzo di strumenti attraverso i quali è possibile valutare i progressi e le competenze messe in campo, permette alle organizzazioni professionali di svolgere le attività con efficienza e garantire un risultato finale soddisfacente, che il cliente percepisce come valore aggiunto.

 

Coordinamento: Carole Allamandi
Intervista: Barbara Odetto
Focus: Daniela Argentina

Da domani tamponi rapidi gratuiti a Torino

Test sempre più capillari e accessibili, ecco dove

Test sempre più capillari e accessibili. Senza alcun costo, limite di età o prescrizione medica chiunque può sottoporsi al tampone antigenico rapido nelle tensostrutture allestite dalla Croce Rossa. Grazie al Gruppo Fs che ha messo gli spazi a disposizione della CRI, dal 15 maggio 2021 sarà possibile effettuare i test anche a Torino alla Stazione di Porta Nuova (ingresso lato via Nizza).

I test sono già partiti nelle stazioni di Roma Termini e Milano Centrale e oltre a Torino Porta Nuova, interesseranno le stazioni di altre 9 città: Bari, Bologna, Cagliari, Firenze Santa Maria Novella, Genova Porta Principe, Napoli Centrale, Palermo, Reggio Calabria, e Venezia Santa Lucia. L’iniziativa, resa possibile grazie al finanziamento della Commissione Europea, consente a pieno regime di effettuare fino a 3mila test antigenici al giorno su tutto il territorio nazionale.

I tamponi rapidi gratuiti alla Stazione Porta Nuova di Torino, si effettuano tutti i giorni dalle 10 alle 18 all’ingresso di via Nizza.
Il progetto ha come obiettivo quello di rafforzare le capacità dei Paesi Europei di tracciare il Covid-19 attraverso l’incremento del numero di tamponi rapidi effettuati gratuitamente. I costi sono sostenuti dalla Croce Rossa Italiana grazie al contributo della Commissione Europea (Direzione Generale per la Salute e la Sicurezza Alimentare) che, attraverso un accordo con la Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, ha destinato 35,5 milioni di euro alle attività di screening in sette Paesi europei (Austria, Germania, Grecia, Italia, Malta, Portogallo e Spagna) effettuate dalle rispettive Società Nazionali della Croce Rossa.

L’inaugurazione del centro per i tamponi gratuiti avverrà sabato 15 maggio alle 12 presso l’ingresso di via Nizza della Stazione di Porta Nuova. All’inaugurazione sarà presente anche Giuseppe Vernero, presidente del Comitato di Torino della Croce Rossa Italiana che sarà disponibile a rispondere alle vostre domande.

 

Voglia di birra artigianale? Ecco le 6 migliori birrerie artigianali di Torino

Birra artigianale: una lista delle migliori birrerie artigianali di Torino, da provare almeno una volta 

In Piemonte, si sa, si beve bene. Oltre ai vini piemontesi esportati in tutto il mondo, come il Barolo, Barbaresco, Dolcetto e il Nebbiolo, nella cultura del buon bere non manca la birra artigianale. Non si contano a Torino i birrifici artigianali, che servono e raccontano le loro birre con passione. Abbiamo stilato una lista che vi aiuti ad orientarvi tra le birrerie artigianali migliori della città, ma se la vostra preferita non è tra queste non esitate a segnalarcelo!

La famosissima birra artigianale dell’Open Baladin

La sua fama lo precede: le birre di questo birrificio si trovano anche in altre regioni d’Italia che ne apprezzano il gusto e la struttura. La birra viene prodotta in provincia di Cuneo, a Piozzo. Ma potete gustarle in pieno centro, in Piazzale Valdo Fusi: un ambiente informale dove assaporare delle birre artigianali e di nicchia sia alla spina che in bottiglia, accompagnate da ottimi panini. Oltre alle famose Isaac e Wayan, vi consigliamo di provare la Nora 

Piazzale Valdo Fusi s.n.c.
011 835 863

Cheers Birreria Gourmet, una vasta selezione di birre artigianali

A due passi dal parco della Tesoriera si trova questa birreria, che sembra uscita da una cartolina inglese d’altri tempi (o almeno, dall’esterno). Sì, perché al suo interno c’è moltissimo spazio e soprattutto una varietà di birre artigianali, sia alla spina che in bottiglia, da far impallidire chiunque. Come se non bastasse la cucina è davvero ottima: vanno provati i panini, ma anche i primi non scherzano.

Corso Francia, 211
011 305 32 54

birra artigianale - pinte di birra

Birrificio La Piazza, nella Piazza dei Mestieri

Visitare il Birrificio La Piazza vale la pena per diversi motivi: per il restauro delle ex concerie Fiorio, perché la Piazza dei Mestieri, dove si trova il birrificio, accoglie e dà la possibilità a ragazzi di apprendere un mestiere. Non potete non assaggiare la celebre Chellerina, armoniosa e agrumata, ma vi segnaliamo anche una White IPA, la Throppycal.

Via Jacopo Durandi, 13
011 1970 9642

Birrificio San Paolo Brewpub

Nascosto tra le vie di Borgo San Paolo, storico quartiere operaio della città, per giunta lontano dalla movida, c’è un brewpub dov’è possibile gustare delle buone birre artigianale, magari accompagnandole con piatti insoliti. Vi sapranno consigliare la birra artigianale più adatta ai propri gusti, ma noi segnaliamo la Ipè, American pale ale, la Robinia al miele e la BlackFir, prodotta con malto d’orzo e segale.

Via Airasca, 11/B, Torino
011 372 1443

Dogana Torino: ottima birra artigianale in zona Campidoglio

È un’eccezione perché non producono loro le birre, ma hanno una selezione di birre artigianali ricchissima! Un posto nascosto, fuori dai circuiti del centro, ma assai accogliente e molto familiare. Le birre alla spina, come ogni birreria che si rispetti, cambiano a rotazione. Anche la cucina regala gioie quasi inaspettate: panini di alta qualità combinati con formaggi e salumi selezionati. 

via Rocciamelone, 12
011 1958 0798

Birrificio San Michele

Il birrificio artigianale San Michele si trova in pieno centro: il locale è un po’ angusto, ma la qualità della birra vale assolutamente la pena! Tra le birre artigianali che consigliamo di provare ci sono la Norma, aromatizzata alle castagne e la Turandot che è scura, e se vi piacciono le birre affumicate non perdetevi l’Aida.

Via Piave 5, Torino
Telefono: 011 019 3587

Street food, alle origini di un evento diventato moda

Articolo a cura di Somewhere Tour & Events.

Prepariamoci in attesa della fine dell’emergenza!

Lo Street Food reinventa il rapporto millenario di una cultura con il proprio cibo e con le proprie radici in forma innovativa, sorprendente, pratica e soprattutto gustosa. Parliamo continuamente del “cibo da strada”, complici fiere ed eventi che lo portano in ogni angolo del nostro paese. D’altronde la tendenza non sembra conoscere crisi e confini, perché è una vera e propria arte, tutta da conoscere ed apprezzare. Morso dopo morso!

Anche l’occhio vuole la sua parte. Ed ecco che il Food Truck, il mezzo attrezzato alla vendita di queste prelibatezze, diventa anche “veicolo” d’immagine. Certo, oltre all’apparenza esteriore, alla base deve esserci un concept di assoluta solidità e le parole d’ordine devono essere sempre freschezza e qualità della materia prima.

Ma come è nato il trend culinario che sta spopolando nel nuovo millennio? Le tracce più antiche di cibo preparato e cucinato per strada risalgono ai greci ed agli egizi, che avevano l’usanza di friggere il pesce e venderlo sul momento. Da qui, la tradizione si è diffusa nel mondo degli antichi romani, arricchendosi e trasformandosi in innumerevoli varianti, considerando che le classi urbane meno abbienti vivevano in abitazioni per la maggior parte sprovviste di cucina.

Questo è forse il grande equivoco che riguarda questa tipologia culinaria: poiché nasce povera, dall’esigenza di nutrire il popolo a poco costo, è sempre stata considerata di poco conto. Invece, con il processo della globalizzazione, è diventato l’ultimo baluardo della tradizione e dell’identità di un territorio. Lo Street Food ci identifica e ci distingue, mantenendo vivo un aspetto tra i più importanti della nostra cultura, quello del costume alimentare.

Lo Street Food rappresenta quindi una grande opportunità per chi ha creatività e voglia di fare e non ha paura di mettersi in gioco. Il sogno è aperto a tutti, perché l’investimento iniziale è più modesto rispetto ad un ristorante “tradizionale” e perché ciò che conta è soprattutto quanto sei bravo ed originale, quanto è buono il tuo prodotto e quanto sei in grado di comunicarlo alle persone.

Oggi il cibo di strada ha assunto uno stile più nobile, con eventi dedicati che vedono tante persone interessate ed incuriosite dalle numerose proposte, sempre in più varianti, italiane ed etniche, per celebrare le rispettive tradizioni.

 

Plumcake salato di spinaci freschi e noci

Rubrica a cura de La Cuoca Insolita

Diciamoci la verità: comprare gli spinaci freschi è scomodo, perché spesso sono sporchi di terra e si impiega tanto tempo a lavarli. Poi occupano molto volume e, quando devono cuocere, non ci stanno nella pentola. Alla fine, ne avevamo un sacchetto pieno, ci abbiamo messo un sacco di tempo per lavarli e, una volta cotti, ci resta solo una piccola pallina. Tutto vero, ma riavvolgiamo il film: proviamo a comprarli freschi lo stesso e a prepararli proprio come ho appena descritto. Poi assaggiamoli e confrontiamoli con quelli surgelati in busta. Quali sono i più buoni? Se poi vogliamo provarli crudi in insalata, conditi con olio, senape e succo di limone, non avremmo più alcun dubbio nella scelta. Ecco, questo è già un buon motivo per comprarli freschi. Ma ce n’è un altro: questa ricetta di plumcake salato si fa solo con quelli freschi e, guardando quella fetta, si capisce subito perché.

Tempi: Preparazione (15 min); Cottura (45 min); Difficoltà (da 1 a 3): 1

Attrezzatura necessaria: mezzaluna o coltello a lama liscia, tagliere, frusta da cucina o sbattitore elettrico, 1 ciotola grande, 1 teglia per plumcake, forno

Ingredienti per il plumcake salato di spinaci freschi e noci

  • Farina di grano tipo 2 + farina di farro integrale – 200 g (si può fare metà e metà
  • 3 uova intere
  • Spinaci freschi – 150 g
  • Latte di soia o latte di canapa – 100 ml
  • Olio extra vergine di oliva – 60 g
  • Lievito alimentare in scaglie – 50 g
  • Pomodori secchi interi – 4 o 5
  • Ceci cotti – 100 g
  • Noci sgusciate – 50 g
  • Lievito per torte salate – 7 g
  • Sale – 3 o 4 pizzichi

Perché vi consiglio questa ricetta?

  • Valori nutrizionali: La ricetta della Cuoca Insolita a confronto con la stessa porzione di un tramezzino farcito salato (valore medio di tramezzini assortiti misti confezionati) conta il 20% in meno di calorie e il 50% in meno di grassi saturi.
  • Sapevate che gli spinaci, oltre ad essere noti per il loro contenuto di Ferro, sono ricchi di sostanze antiossidanti? In particolare, è stato dimostrato da una ricerca scientifica che all’Università dell’Arkansas che proprio a inizio primavera, quando il sole è più caldo, aumenta la concentrazione di queste preziose sostanze.
  • Il lievito alimentare in scaglie è ottenuto dal lievito di birra ma non provoca gonfiore di pancia! E’ ricco di Vit. B, fibre e Ferro. E’ un’ottimo sostituto del formaggio, per chi di formaggio non può sentir parlare.
  • Le noci sono un alleato della nostra salute, specialmente per il sistema cardiovascolare, perché aiutano a mantenere in equilibrio i livelli del colesterolo nel sangue. Se volete conoscere qualche curiosità a proposito di come acquistare le noci migliori, cliccate qui.

Preparazione del plumcake salato di spinaci freschi e noci

FASE 1: IL LIEVITO PER TORTE SALATE

Mettete ad idratare in un dito d’acqua per qualche minuto il lievito per torte salate e lasciate riposare a temperatura ambiente.

FASE 2: LE VERDURE E LA PREPARAZIONE DELL’IMPASTO

Lavate e tritate grossolanamente gli spinaci freschi. Tagliate a piccoli pezzetti i pomodori secchi e sminuzzate le noci a pezzetti. Per tutte queste cose vi consiglio una mezzaluna o un coltello a lama liscia, come ho usato io nella videoricetta.

Rompete le uova in una grande ciotola e sbattetele con la frusta o lo sbattitore. Unite il latte, mescolate ancora e poi unite l’olio, continuando a mescolare con la frusta. Unite quindi il lievito alimentare in scaglie e i pomodori secchi tagliati a pezzetti. Infine, unite la farina e amalgamate il tutto insieme al sale.

Ora aggiungerete le noci tritate sminuzzate, i ceci e infine gli spinaci. Mescolate anche con un cucchiaio.

FASE 3: LA COTTURA

Trasferite il composto in una teglia da plumcake unta (io ho usato l’olio) e infarinata. Livellate bene e infornate a 180° C (modalità statica) per 40-45 min. Lasciate raffreddare completamente prima di tagliare.

CONSERVAZIONE

Conservate in frigorifero, coperto, per 5 giorni.