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Chi è Marisa Delgrosso, che promuove e supporta l’imprenditoria femminile

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Delgrosso associazione AIDDA

Rubrica a cura di ScattoTorino

Delgrosso sorrideProduzione totalmente italiana e management famigliare: è questa la filosofia di Delgrosso SRL, l’azienda che dal 1951 produce sistemi per filtrazione nel settore automotive, agricolo e movimento terra e che sin dagli Anni ’80 ha sviluppato una rete commerciale per il brand Clean Filters per le vendite all’estero e in Italia diretto e gestito da donne. Amministratore Delegato dal 2000, Marisa Delgrosso gestisce la società con lungimiranza e intraprendenza puntando sull’imprenditorialità femminile, sulla ricerca, sull’innovazione e sulla sostenibilità ambientale. Il risultato è una realtà imprenditoriale di successo nella quale 60% delle maestranze è composta donne, soprattutto in aree strategiche come il commerciale, l’amministrazione, le risorse umane e gli acquisti. Una realtà che nel 2011 ha ottenuto il riconoscimento di “Azienda al femminile” da parte della Consigliera di Parità della Regione Piemonte.

Poiché le sfide sono nel suo DNA, da sempre Marisa Delgrosso crede nell’importanza di fare rete tra donne e il suo impegno in AIDDA – la prima Associazione italiana nata per valorizzare e sostenere l’imprenditoria al femminile, il ruolo delle donne manager e delle professioniste – ne è la dimostrazione. La Presidente della Delegazione Piemonte e Valle d’Aosta promuove e supporta non solo l’imprenditoria femminile, ma anche le giovani donne che in questo momento di crisi sono il nuovo motore dell’economia piemontese e di tutto il Paese. Dal 2018, infine, è Presidente dell’Associazione PiemonteAfrica che ha la finalità di svolgere, su base regionale, un’attività di stimolo economico verso l’Africa per le imprese piemontesi, in particolare verso i paesi dell’Africa Sub Sahariana.

Qual è il core business di Delgrosso SRL e Clean Filters?

“La nostra azienda nel 2021 compirà 70 anni e si è sempre distinta nel settore metalmeccanico: nata nel 1951 per produrre accessori per la Lambretta, sin dagli Anni ‘60 produce filtri. Ieri come oggi il nostro core business è la produzione di filtri aria, olio, gasolio e carburante per ogni tipo di veicolo sia nel settore automotive che in quello industriale. Sono orgogliosa di poter dire che produciamo esclusivamente in Italia e che dalla fine degli Anni ‘70 il nostro mercato di riferimento è l’export”.

Nel 2011 la sua impresa manifatturiera ha ricevuto il riconoscimento di “Azienda al femminile”. Un traguardo importante?

“La proprietà è sempre stata per metà femminile: prima c’era mia madre e dopo io. Inoltre tutti i ruoli apicali dell’azienda sono ricoperti da donne. Ci distinguiamo per essere un’impresa produttrice flessibile, sensibile alle esigenze e alle richieste della clientela. Abbiamo ricevuto il riconoscimento da parte della Regione Piemonte perché, dai dati statistici rilevati dalla Camera di Commercio, è apparso che a livello apicale e operativo il comparto femminile da noi era molto elevato rispetto al settore e alla tipologia di azienda. Questo aspetto ci caratterizza ancora oggi e continuiamo ad avere valide collaboratrici”.

Qual è la mission dell’Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda, di cui lei presiede la Delegazione Piemonte e Valle d’Aosta?

AIDDA, nata nel 1961 in Italia, è la prima associazione femminile creata per sostenere le imprenditrici; fa parte dell’organizzazione internazionale FCEM, Femmes Chefs d’Enterprises Mondiales, e le nostre socie operano in vari settori dell’economia: dal commercio all’industria, dall’agricoltura ai servizi, senza dimenticare le libere professioniste. Più di un terzo di AIDDA è composto da imprese manifatturiere e il nostro fatturato supera i 900 milioni di Euro con circa 200.000 addetti. La nostra mission è essere strumento di partecipazione che incoraggi e sostenga una significativa presenza della donna negli organi decisionali presso i poteri pubblici e privati; inoltre diffondiamo e promuoviamo la partnership con altre associazioni femminili del territorio con il focus di raggiungere obiettivi comuni. Un esempio è SAFE, un progetto di innovazione sociale rivolto alle aziende basato su un fundraising destinato a finanziare attività educative contro la violenza di genere. La mission di AIDDA nei prossimi tre anni è favorire il passaggio generazionale e di competenze tra donne imprenditrici in modo da garantire un ricambio efficace nelle posizioni apicali e favorire le giovani imprenditrici che si affacciano al mondo del lavoro; inoltre vogliamo promuovere l’internazionalizzazione delle aziende in paesi come l’Africa, che offre uno scenario di sviluppo molto interessante per il futuro”.

Il prossimo anno AIDDA compirà 60 anni di attività. Cosa succederà?

“Il compleanno di AIDDA verrà celebrato a Torino e abbiamo una serie di progetti importanti che vogliamo offrire alla città. Personalmente sto lavorando con chi rappresenterà l’Italia nel W20 perché il nostro Paese sarà sede del Women 20 e AIDDA sarà a capo della delegazione italiana e ospiterà nel capoluogo piemontese un convegno dedicato”.

Delgrosso

Quali sono i progetti della delegazione piemontese per il suo secondo mandato, iniziato quest’anno?

“Il consiglio nazionale di AIDDA richiede di svolgere dei progetti omogenei per favorire lo scambio tra delegazioni e unire le forze per portare sul tavolo di Ministeri, come quello delle Pari opportunità, delle istanze concrete da sviluppare. Quest’anno e nel 2021 saremo impegnate nell’ applicazione sul territorio dei progetti nazionali, continuando anche le azioni per favorire l’accesso e la presenza femminile nei CdA pubblici e privati”.

Cafid, il network tra associazioni di impresa e dirigenza femminile, dimostra che le sinergie hanno un ruolo chiave per dare voce alle donne?

“Nata a Torino per volontà di Giovanna Politano Boschis e Rossella Maggiora, rispettivamente ex presidenti di Apid e AIDDA, Cafid ha lo scopo di riunire altre associazioni femminili del territorio. Attualmente ne fanno parte, oltre a Aidda e Apid, Confagricoltura e Confartigianato e con loro cerchiamo di portare avanti programmi trasversali come SAFE. Grazie a Cafid organizziamo e promuoviamo progetti che, essendo creati in sinergia, hanno maggiore visibilità e coinvolgono un numero maggiore di donne. Credo infatti che solo in team si riescano a fare dei progressi e sono molto soddisfatta dei risultati che stiamo raggiungendo”.

Torino per lei è?

“Una città che sta cercando, e dal 2006 ci sta riuscendo, di crearsi un’identità che va oltre a quella che l’ha sempre caratterizzata. Il capoluogo ha tante risorse e bellezze, ma per anni è stata la città dell’automobile. Torino si sta muovendo per essere più accogliente e per rendere i torinesi più aperti. Il turismo è fondamentale per dare vitalità al capoluogo che, lo voglio ricordare, oggi è anche sinonimo di innovazione grazie ad eccellenze quali il Politecnico e il Polo ICT di innovazione dell’intelligenza artificiale, e grazie a numerose startup”.

Un ricordo legato alla città?

“Le Olimpiadi invernali del 2006 hanno dimostrato che siamo capaci di fare bene. Ricordo la gente sorridente che aveva piacere di uscire e partecipare all’evento”.

Carcaveja, conosci il significato di questa parola piemontese?

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castello spettrale Carcaveja

Rubrica a cura del Centro Studi Piemontesi

Carcaveja. Non è un esercizio noioso curiosare tra le pagine dei dizionari: porta sempre a scoprire parole che da anni non capitava di sentire o di leggere. Facendo una ricerca sul REP (Repertorio Etimologico Piemontese, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2015) mi sono imbattuta in Carcaveja: una parola che ricordo in uso in anni lontani e poi scomparsa, e per forse per questo conserva una specie di magia. La traduzione è: incubo, spettro, fantasma; miraggio; aria piena di vapori delle giornate di gran caldo estivo…. Leggiamo dal REP: “voce di uso domestico, versione piemontese dell’espressione ‘calca la vecchia’, derivata da un’antica e diffusa credenza secondo la quale l’incubo è l’anima di un mostro o di una strega che, nelle sembianze di una vecchia, ‘calca, schiaccia’ nel sonno il dormiente disturbandone la quiete…”.

Che pizza! Al taglio e al padellino ecco 5 pizzerie torinesi top

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pizza
Rotonda, a tranci, a fette, a spicchi, in piedi o a tavola, fuori o a casa, purché sia ottima: la pizza è un piatto universale. A Torino la scelta tra i locali è davvero ampia perchè la vera pizza è alimento povero e nobile, simbolo e rito, momento di aggregazione e di golosità.
Daniela Roselli

Deliziosi biscottini da tè farciti all’uva fragola

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Biscottini uva fragola cuoca insolita

Rubrica a cura de La Cuoca Insolita 

Settembre è il mese dell’uva fragola. Lo sa bene chi vive in campagna o chi fa la spesa al mercato dai contadini. La sua fama non è solo dovuta al fatto che è buonissima, ma anche perché nell’800 fu la salvezza del nostro patrimonio di vigneti. In quel periodo infatti le radici di molte vigne europee furono gravemente danneggiate da un insetto, la Fillossera. Le radici della pianta di uva fragola (o vite americana), invece, non erano vulnerabili a questo parassita. Fu così che si diffuse rapidamente la tecnica dell’innesto, ancora oggi in uso, con la quale si impianta la vite europea sull’apparato radicale della vite americana.

Ma veniamo alla tavola: l’uva fragola può essere usata per produrre il fragolino, ma è buona da mangiare anche come frutta (anche se è un po’ difficile separare i semi dalla polpa) oppure può essere impiegata per preparare il succo o per tante ricette dolci. Qui la vediamo qui protagonista di una confettura. E siccome una confettura così buona e naturalmente dolce (l’uva fragola contiene circa il 17% di zuccheri) non poteva restare tutta sola in un barattolo, ecco la ricetta dei biscottini farciti all’uva fragola. Un connubio delizioso, dove la dolcezza della confettura e una leggera nota di acidità dovuta al succo di limone sono contrastati dal profumo delle mandorle della pasta frolla. Biscotti saporiti, morbidi e molto leggeri, perché senza burro e preparati con soli due cucchiai di zucchero. L’ideale per una merenda sana e golosa (anche per i bambini) o per una coccola pomeridiana, magari davanti ad una tazza di tè.

 

vasetti di confettura uva fragola biscottini

Tempi: Preparazione (30 min); Cottura (15 min)

Attrezzatura necessaria: Estrattore di succo o centrifuga (oppure un passaverdure), casseruola media da 1 L circa e coperchio, vasetti di vetro per la confettura, contenitore a bordi alti, matterello, taglia-biscotti rotondo, teglia e carta da forno.

Difficoltà (da 1 a 3): 1 Costo totale: 6,50 €

Ingredienti per 1 kg di biscottini farciti

Per 500 g di confettura:

Per i biscottini di pasta frolla speciale:

  • 160 g di farina di riso integrale
  • 120 g di farina di mandorle
  • 120 g di fecola di patate
  • 2 uova intere
  • il lato dolce: 60 g eritritolo+ 30 g dolcificante alla stevia* + 30 g di zucchero
  • 50 g di olio di girasole o di oliva
  • 1 bustina di vanillina + scorza di meno di mezzo limone
  • 1/4 di cucchiaino di lievito per dolci (1 g)

* dolcificante alla stevia: lo potete trovare anche nei supermercati, insieme agli altri dolcificanti. È una polvere bianca, che ha lo stesso aspetto dello zucchero. Sarebbe meglio usare le foglie di stevia essiccate, più naturali (potete produrle anche a casa vostra https://lacuocainsolita.it/ingredienti/stevia/), ma darebbero alla pasta frolla un colore meno invitante e in questa ricetta, quindi, non le consiglio.

Succo di limone (facoltativo) – 15 g

Perché vi consiglio questa ricetta?

  • Valori nutrizionali: rispetto ad una confettura di uva fragola preparata con lo zucchero, la ricetta de La Cuoca Insolita ha meno 60% di calorie e meno 60% di carboidrati.
  • È una confettura senza zuccheri aggiunti. Se quindi avete qualche problema con la glicemia, è certamente più indicata rispetto a quelle che si trovano in commercio. Non abusatene però, perché l’uva fragola ha comunque un alto contenuto di zuccheri.
  • È ottima anche per preparare una merenda ai vostri bambini: L’uva fragola è ricca di vitamine (gruppo A e B, C, potassio, ferro, fosforo, calcio, manganese e magnesio).
  • Il kuzu ha proprietà alcalinizzanti sul nostro corpo.
  • L’agar-agar è un’alga – un prodotto naturale- ed è ricca di calcio e vitamine. Oltre a questo, il vantaggio di usarla al posto della pectina sta nel fatto che l’agar-agar non ha bisogno di zucchero per formare la gelatina (la pectina invece sì).
  • I biscottini di pasta frolla sono senza glutine, senza burro né latte e con solo 30 g di zucchero in totale. Gli altri dolcificanti (stevia ed eritritolo) sono a zero calorie.

Approfondimenti e i consigli per l’acquisto degli “ingredienti insoliti” a questo link).

Preparazione dei biscottini farciti all’uva fragola

FASE 1: LA PREPARAZIONE DEL SUCCO DI UVA FRAGOLA

Lavate l’uva fragola sotto l’acqua corrente e sgranate gli acini. Se avete un estrattore o una centrifuga, non vi resta che versare gli acini nella macchina per ottenere il succo. Se decidete di fare più di mezzo litro di succo, vi consiglio di ripulire la macchina almeno una volta a metà lavoro, perché i semi potrebbero rovinare la macchina o intasarla. Potete aggiungere il succo di limone, eliminando i semi (il limone da un po’ più di acidità che equilibra il sapore dolce dell’uva, ma è facoltativo).

Se non avete l’estrattore, mettete nella casseruola gli acini e schiacciateli con le mani in modo che si rompano il più possibile. Aggiungete il succo di limone. Accendete il fuoco a calore moderato e lasciate cuocere per circa 20 minuti. Passate quindi tutto al passaverdure per eliminare buccia e semi.

prova del cucchiaino uva fragola biscottiniFASE 2: LA COTTURA

Ponete il succo e l’agar-agar nella casseruola, date una mescolata veloce e portate a bollore. Quando vedete le bollicine, abbassate il calore al minimo e lasciate cuocere per 10 minuti, coperto. Intanto sciogliete il kuzu in due cucchiai di acqua a temperatura ambiente. Passati i primi dieci minuti di cottura, aggiungete il kuzu sciolto nella casseruola, mescolate subito velocemente e fate cuocere ancora per 5 minuti a calore molto basso, sempre coperto. Se volete provare a vedere che la marmellata sia pronta, potete fare il test del cucchiaino o del piattino: metteteci un po’ di confettura e verificate dopo poco se, raffreddandosi, si è addensata. Versate quindi nei vasetti di vetro, chiudeteli e aspettate che si raffreddi del tutto (ci vorranno un paio d’ore).

FASE 3: I BISCOTTINI E LA FARCITURA

Mescolate insieme tutti gli ingredienti della pasta frolla fino a formare una palla morbida e compatta. Se l’impasto si divide, aggiungete pochissimo latte di riso. Lasciate riposare per mezz’ora in frigorifero, coperto con la pellicola. Stendete in strato spesso poco più di mezzo centimetro con un matterello, su un piano di lavoro infarinato con farina di riso. Formate dei biscottini rotondi e infornate a 160° C per circa 15 minuti. Resteranno morbidi e saranno irresistibili.

Ora, quando tutto sarà ben raffreddato (confettura e biscotti), spalmate su una metà di biscotto mezzo cucchiaino di confettura e poi chiudete con l’altra metà di biscotto.

Buon appetito!

Tosca, la cagnolina dolce e arruffata!

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qua la zampa

Qua la zampa!

La dolce cagnolina Tosca, che guarda curiosa il suo padrone Andrea! Inviateci le foto dei vostri animali domestici, le pubblicheremo sul Torinese.

Arte, scienza e tecnologia: lo Share Festival torna a Torino!

in CULTURA E SPETTACOLI
share festival

“Unicorni tech crollano in fiamme per la vergogna, e persino gli ultra-ricchi piangono tremanti in pubblico; abbondano i linciaggi di folle social, mentre scienziati illuminati fuggono dai troll; agli sconvolgimenti si oppone un silenzio nefasto mentre la connessione di Internet viene stesa su province vaste e sinistre. Il tenue tessuto del mondo civile viene fatto a brandelli mentre gli agenti della repressione colpiscono i passanti a caso, e scoppi convulsi di passione incosciente e puro malcontento mandano i frantumi lo specchio a senso unico dello status quo. La sorveglianza viene raddoppiata e il sorvegliato non ce la fa neanche a comportarsi come si deve; “fraternizzare” è un atto di ostilità dissimulata, mentre “apprezzare” è demodé. Un tumulto non è una rivoluzione o una riforma, ma è uno scoppio convulso che si conclude in uno sconcerto malinconico.

E tuttavia: eccoci qui. Questa è, la condizione sociale. Potrebbe essere ovunque, potrebbe essere chiunque. Cosa possiamo fare di questo? Che ne sarà di noi?” Bruce Sterling Direttore Artistico di Share Festival.

 

share festival

Da quindici anni Share Project, piattaforma cross-disciplinare per la promozione di arte e cultura contemporanea nell’epoca digitale produce Share Festival, anche quest’anno, sotto la direzione artistica di Bruce Sterling e la curatela di Jasmina Tesanovic si svolge dal 17 al 20 settembre 2020 insieme a Torino Maker Faire a Toolbox, via A. da Montefeltro 2 To, sarà come sempre lo spazio in cui la forza creatrice dell’arte capace di trasformare una crisi in opportunità di miglioramento e successo, cercherà di mostrare come la bellezza può salvare il mondo.

“L’edizione “Riots” di Share Festival è di certo il nostro evento più inconsueto soprattutto a causa delle condizioni che condividiamo con tutti gli altri festival del mondo. In anni senza pandemie globali, siamo un festival globale. Siamo specializzati nel mostrare al pubblico Torinese opere d’arte tecnologica provenienti da tutto il pianeta. Ogni anno selezioniamo sei opere scelte, assegniamo lo Share Prize e invitiamo a Torino ospiti internazionali alle nostre mostre, panels e discussioni artistiche. 

Nello Share Festival amiamo la kinetic art, device art, net.art, software art, e i lavori prodotti dall’Intelligenza Artificiale. Quindi siamo un festival d’avanguardia di modeste proporzioni ed interessi specializzati. Tuttavia nel 2020 ci sentiamo più vicini, come non lo siamo mai stati prima, al mondo dell’arte convenzionale dei musei, delle gallerie, dello spettacolo e delle biennali.

Non perché siamo più simili a loro – ma perché loro sono più simili a noi.” Bruce Sterling

share festival

Nell’attuale situazione è necessario sognare un nuovo modo di vivere, attraverso l’arte le intuizioni diventano materia. Gli artisti di Share sono stati più bravi che mai, le loro opere sono la rappresentazione della possibilità del buono attraverso la bellezza. A Share Festival i RIOTS muovono e commuovono, l’arte è la migliore delle medicine, un balsamo per il cuore perché è via d’accesso prioritaria a quella parte di eternità che è un diritto inalienabile di ogni essere vivente, la felicità non effimera. I nostri artisti doneranno al pubblico l’opportunità di sperimentare il moto rivoluzionario che abbatte muri, recinzioni, barriere, confini, diseguaglianze e mette tutti allo stesso livello, per entrare nello spazio i cui tutto il buono e il bello non solo sono possibili, sono un dovere necessario per rispetto alla dignità umana. Share non solo è riuscito a resistere alle difficoltà per voi, grazie all’arte, è riuscito ad aprire una breccia, uno squarcio su un panorama del tutto nuovo, Here We Are, eccoci!, ci siamo!, # kalòskaiagathòs. Quest’anno è d’obbligo venire a vedere le meraviglie che i nostri artisti hanno creato per voi, i tumulti a Share Festival spazzano il malessere e portano la cura #laculturacura.

Trovate il programma completo qui

“Ombra giaja”, conoscete quest’espressione piemontese?

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primavera ombra giaja centro studi piemontesi

Rubrica a cura del Centro Studi Piemontesi

Ombra giaja. Anche: ombra gaja (vedi Renzo Gandolfo, Da ‘n sla riva…, Torino, Centro Studi Piemontesi- Ca dë Studi Piemontèis, 1998, p. 37). Riposarsi a l’ombra gaja o giaja, significa cercare un luogo sotto gli alberi, dove può filtrare tra le foglie qualche raggio di sole: un’ombra “chiazzata”.  Giaj vuol dire anche lentigginoso, striato, cosparso di chiazze, variegato, maculato…. Alla voce Giaja, il vocabolario di Gianfranco Gribaudo (Ël Neuv Gribàud. Dissionari piemontèis, Torino, Daniela Piazza, 1996), dà varie indicazioni tra cui: “aggettivo e nome dato alle vacche di pelo nero”; “creta, terra secca e bruciata”. Da Giaj poi derivano giajèt, giajolà, giajolura…un mondo di parole e di cose. Chi vuole approfondire etimi e significati deve prendere i diversi dizionari a partire dal REP, che sempre citiamo in questa rubrica, e sfogliarseli con calma all’ombra giaja.

Arriva il corso di cucina della Cuoca Insolita!

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Vi segnaliamo il corso di cucina della Cuoca Insolita.

Martedì 22 settembre impareremo 3 ricette deliziose per una merenda sana e nutriente.

Farai passo-passo tutte le ricette. Scoprirai che si possono fare miracoli con attrezzi da cucina semplicissimi, che sicuramente hai già anche a casa tua. L’atmosfera è amichevole e rilassata: qui non c’è nessuna competizione! Alla fine assaggerai tutto quello che hai cucinato tu!
Sarai accolto con un piccolo aperitivo di benvenuto, riceverai tutto il materiale didattico, il grembiule e un omaggio a fine corso

 

Siete pronti a imparare 3 che faranno impazzire grandi e piccini?

1) Pangoccioli: i panini dolci al cioccolato buoni e soffici come tutti li conosciamo

2) Nuvolette in padella: delle focaccine morbidose buone così o da farcire, preparate con lievito naturale.

3) Tacchino al forno: con 5 minuti di preparazione e senza sporcare neanche la teglia, resterà morbidissimo e facile da tagliare, pronto per il panino!

Ci vediamo il 22 settembre, dalle 19 alle 22, da STUDIOFOOD33, in Via dei Mille 33 a Torino, clicca qui per scoprire tutto sul corso e iscriverti. In omaggio riceverai una shopping bag firmata de La Cuoca Insolita e uno sconto del 10% in tutti i negozi del Torino Outlet Village.

Chi è la Cuoca Insolita

Elsa Panini, biologa, esperta in Igiene e Sicurezza Alimentare, in cucina da sempre per passione, qualche anno fa ha scoperto di avere il diabete. Sentendo il desiderio di aiutare chi, come lei, vuole cambiare abitudini a tavola, ha creato un blog e organizza corsi di cucina a tema. Il punto fermo è sempre regalare la gioia di mangiare con gusto, anche quando si cerca qualcosa di più sano (anche per i bambini), si vuole perdere peso, tenere a bada glicemia e colesterolo alto o in caso di allergie. Restando lontano dalle mode del momento e dagli estremismi, sceglie materie prime di stagione e ingredienti poco lavorati (a volte un po’ “insoliti”) che abbiano meno controindicazioni rispetto a quelli impiegati nella cucina tradizionale.

Le 5 piole dove assaporare la vera cucina piemontese

in LIFESTYLE
bistro osteria cucina piemontese

La piola (l’equivalente piemontese dell’osteria o della trattoria)  è una vera e propria istituzione a Torino.

Locali storici, spesso a conduzione familiare dove mangiare piatti tipici della gastronomia piemontese accompagnati da vino rosso sfuso e da amari a fine pasto. Il tutto, ovviamente, a ottimi prezzi. Le piole sono amate dai torinesi e anche dai turisti, che le cercano per scoprire i sapori – e la cultura – della città.
Ecco perché abbiamo selezionato per voi 5 piole dove poter gustare la migliore cucina piemontese: tradizionale, autentica e saporita!

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