Author

Redazioneweb

Redazioneweb has 105 articles published.

Croissants di pasta brisée alle zucchine

in Rubriche
La cuoca insolita Croissants

Rubrica a cura de La Cuoca Insolita

Eh sì, in questi giorni non possiamo raggiungere il nostro adorato bar per fare colazione. Dobbiamo affrontare il “problema” con una soluzione casalinga. Ecco quindi la ricetta dei croissants alle zucchine di pasta brisée. Per non rinunciare al piacere delle cose buone, in questi giorni difficili. Croissants salati, perfetti a colazione o per uno spuntino, anche per i bambini. Buoni come quelli del bar, ma con il 35% di grassi e calorie in meno. Ci sono riuscita sostituendo il latte, il burro e le uova con altri ingredienti… insoliti. Se a casa vi manca qualche ingrediente, non c’è problema: vi ho messo anche delle alternative!

Perché vi consiglio questa ricetta?

  • Rispetto ad un croissant “industriale”, farcito con salumi, la ricetta della Cuoca Insolita ha il 72% in meno di grassi saturi (un buon motivo per sostituire il burro con l’olio ) e il triplo di fibre.
  • Bene quindi per tenere a bada il colesterolo alto!
  • Questi croissants alle zucchine di pasta brisée sono senza burro, senza uova e senza formaggio. Eppure buonissimi!

Qualche curiosità sulla Canapa sativa: è perfetta per preparare il latte di canapa in ricette salate (guardate qui come ho fatto io) ed è piena di proprietà benefiche: potente antinfiammatorio, è composta per il 20-25% circa da proteine che contengono tutti gli otto aminoacidi essenziali (quelli che il nostro organismo non è in grado di sintetizzare da solo per comporre le proteine che servono per tutte le funzioni vitali). Nei semi di Canapa sativa il rapporto tra gli acidi grassi precursori degli Omega 6 e degli Omega 3 è di circa 3:1, che è considerato il rapporto ottimale secondo le più recenti ricerche scientifiche. I semi di canapa sono composti da 25-30% di fibre.

Tempi: Preparazione (40 min); Lievitazione (30 min), Cottura (10 min per ripieno + 20 in forno)

Attrezzatura necessaria: Robot mixer tritatutto (non essenziale), contenitore rotondo di medie dimensioni, tagliere e coltello a lama liscia o mandolina, padella da 24 cm diametro, casseruola piccola, mattarello da 40 cm, grosso tagliere di legno o tappetino in silicone 40 x 60 per stendere la pasta brisée (non essenziali), cucchiaio di legno, frusta.

Difficoltà (da 1 a 3): 2

Costo totale: 2,64 € (4,44 €/kg)

Ingredienti per 8 croissants:

Per la pasta brisée:

  • Farina manitoba – 75 g
  • Farina di farro tipo 1 (o altra farina adatta alla panificazione) – 75 g
  • Olio di girasole o di oliva – 3 cucchiai
  • Acqua – 55 g
  • Sale fino integrale –5 pizzichi
  • Lievito di birra disidratato – 1 cucchiaino da caffè (o lievito di birra fresco)
  • Semi di sesamo – 2 cucchiai

Per il ripieno di verdure:

  • Zucchine pulite – 85 g
  • Tofu (o ricotta) – 70 g
  • Porro (o scalogno o cipolla) – 20 g
  • Olio e.v.o. – 1 cucchiaino
  • Zenzero in polvere – 1/4 di cucchiaino
  • Sale fino integrale – 3 pizzichi abbondanti

Per la besciamella:

  • Latte di soia o di canapa (o di mucca) – 125 g
  • Farina di farro integrale (o altra farina) – mezzo cucchiaio
  • Olio e.v.o. – 1 cucchiaio
  • Sale fino integrale – 4 pizzichi
  • Lievito alimentare in scaglie (o parmigiano) – 1,5 cucchiai

Per la doratura dei cornetti:

  • Latte di soia – 50 g
  • Malto di orzo – 1 cucchiaino (20 g)
    (Oppure spennellato con rosso d’uovo)

Approfondimenti e i consigli per l’acquisto degli “ingredienti insoliti” a questo link.

In caso di allergie…

Allergeni presenti: Cereali contenenti glutine, soia, sesamo

La cuoca insolita CroissantsPreparazione dei croissants

FASE 1: LA PASTA BRISEE

Mescolate tutti gli ingredienti (tranne i semi di sesamo) in una terrina rotonda e impastate per 2-3 minuti. Lasciate riposare l’impasto, coperto da un canovaccio, per circa 30 minuti.

FASE 2: LE VERDURE DEL RIPIENO

Sbriciolate a pezzettini molto piccoli il tofu con il robot tritatutto o con le mani. Lavate e tagliate le zucchine a fiammifero, in pezzetti lunghi circa 2-3 cm.

Nella padella mettete l’olio a scaldare a calore sostenuto. Intanto tagliate il porro finemente e fatelo rosolare nell’olio caldo. Quando ha preso colore versate un dito d’acqua e lasciate evaporare completamente. Versate nella padella il tofu e fatelo insaporire per 3 minuti. Aggiungete le zucchine e mescolate. Abbassate il fuoco e fate cuocere per 5 minuti, girando ogni tanto. Verso la fine aggiungete il sale e lo zenzero.

FASE 3: LA BESCIAMELLA

In un pentolino mettete olio e farina e sale e amalgamateli tra loro. Scaldate il latte a parte e versatelo a poco a poco nel mix di farina e olio. Intanto mescolate con la frusta in modo che non si formino grumi. Unite quindi il resto del latte e mettete a cuocere a calore moderato fino a quando la besciamella inizia ad addensarsi (ci vorranno un paio di minuti al massimo). Spegnete il fuoco, aggiungete il lievito alimentare in scaglie e date un’ultima mescolata. Unite la besciamella alle verdure del ripieno (in proporzione circa 1:1).

FASE 4: STENDERE LA PASTA BRISEE E PREPARARE I CORNETTI

Disponete farina in abbondanza sul tagliere o sul tappetino di silicone (se non avete nessuno dei due, basta un piano di lavoro ben infarinato). Spolverate quindi con i semi di sesamo (vedi ingredienti pasta brisée) e stendete la pasta brisée (tutta in una volta per una porzione da 6 croissants), cercando di darle una forma rotonda. La pasta dovrà essere stesa sottile il più possibile (circa un disco da 40 cm diam). Con un coltello tagliate la pasta in 8 spicchi.

Disponete nella parte superiore di ogni spicchio il preparato per il ripieno (verdure e besciamella già mescolate). Bagnate i lati lunghi del triangolo con dell’acqua (o del rosso d’uovo). Chiudete il triangolo, cercando di non stringere troppo la parte in cui c’è il ripieno (gonfierà durante la cottura). Lasciate riposare i cornetti per almeno 2-3 ore in forno spento e chiuso, mettendo dentro un pentolino con dell’acqua bollente. Il volume dovrà quasi raddoppiare.

In una ciotolina sciogliete il malto d’orzo nel latte di soia e spennellate la superficie dei cornetti. A fine cottura resteranno dorati, quasi come se aveste usato il rosso d’uovo!

FASE 5: LA COTTURA

Fate cuocere a 170° C (ventilato) per 25 minuti.

Chi è La Cuoca Insolita

La Cuoca Insolita (Elsa Panini) è nata e vive a Torino. E’ biologa, esperta in Igiene e Sicurezza Alimentare per la ristorazione, in cucina da sempre per passione. Qualche anno fa ha scoperto di avere il diabete insulino-dipendente e ha dovuto cambiare il suo modo di mangiare. Sentendo il desiderio di aiutare chi, come lei, vuole modificare qualche abitudine a tavola, ha creato un blog e organizza corsi di cucina. Il punto fermo è sempre questo: regalare la gioia di mangiare con gusto, anche quando si cerca qualcosa di più sano, si vuole perdere peso, tenere a bada glicemia e colesterolo alto o in caso di intolleranze o allergie alimentari.

Tante ricette sono pensate anche per i bambini (perché non sono buone solo le merende succulente delle pubblicità). Restando lontano dalle mode del momento e dagli estremismi, sceglie prodotti di stagione e ingredienti poco lavorati (a volte un po’ “insoliti”) che abbiano meno controindicazioni rispetto a quelli impiegati nella cucina tradizionale. Usa solo attrezzature normalmente a disposizione in tutte le case, per essere alla portata di tutti.

 

Chi è Cristina Di Bari, imprenditrice e attenta al sociale

in Rubriche
Cristina Di Bari Imprenditrice

Rubrica a cura di ScattoTorino

Cristina Di Bari è un’imprenditrice di successo che sa unire testa e cuore. La passione per il lavoro, trasmessa prima dal papà Nicola e poi dallo zio Giovanni Cottino, unita alla costanza e all’impegno in qualsiasi progetto la veda protagonista, sono il leit motiv della sua vita. Dopo gli studi, a 25 anni subentra al padre nella conduzione dell’azienda che operava nel settore del commercio e nel 1994 è chiamata dallo zio a creare e dirigere un’altra azienda di famiglia, la TRA.SMA Spa che si occupa di produzione di fili di rame trafilati, della quale oggi è Socio e Amministratore Unico.

Infaticabile ed entusiasta, ricopre con successo altri ruoli apicali: è infatti Vice Presidente della Fondazione Giovanni ed Annamaria Cottino, del Cottino Social Impact Campus e di Unionchimica Torino, è Membro del Comitato di indirizzo della Fondazione CRT, Consigliere di Amministrazione di Corep e Confapifidi oltre che Membro della Commissione Finanza di Confapi nazionale. Imprenditrice, donna sensibile e attenta al sociale. Cristina Di Bari agisce con etica e savoir-faire in tutti i settori e crede fermamente che il futuro si costruisca oggi.

TRA.SMA S.p.A., della quale è Amministratore Unico, opera ponendo attenzione alle politiche ambientali e sociali. In che modo?

“Io appartengo alla seconda generazione di questa azienda, che è un’eccellenza nel suo settore. È infatti una delle prime tre in Italia e una delle prime cinque in Europa. Nella gestione della società ho avuto la fortuna di poter esprimere non solo attenzione al profitto economico, essenziale per ogni impresa, ma anche alle politiche ambientali e sociali. Da 20 anni abbiamo ottenuto la certificazione ambientale e in azienda ormai è una prassi collaudata per tutti operare nel rispetto di tali norme.

Cristina Di Bari Imprenditrice

Abbiamo poi installato due cogeneratori per l’autoproduzione di energia elettrica da gas metano ottenendo efficienze energetiche anche per il riscaldamento ed il raffrescamento dello stabilimento e degli uffici, ma siamo orgogliosi di poter attuare anche una significativa politica di inclusione sociale. Collaborando con il Sermig di Torino, e grazie alla sensibilità sviluppata all’interno del team, abbiamo oggi presenti in azienda lavoratori di tante etnie diverse– filippini, rumeni, africani, italiani – e abbiamo sperimentato anche l’inclusione di detenuti in semilibertà. È una bella soddisfazione offrire l’opportunità a noi e ai nostri dipendenti di convivere con persone di altre culture e diversi stati sociali”.

Ci presenta la Fondazione Cottino, della quale è Vice Presidente?

La Fondazione nasce nel 2002 per volontà dei miei zii Annamaria Di Bari e Giovanni Cottino per realizzare l’ideale di restituzione rispondendo ai bisogni semplici del territorio in termini di assistenza ai più deboli. E’ stato poi avviato un percorso evolutivo verso la così detta filantropia strategica che, ispirandosi a modelli imprenditoriali a noi cari, mira a essere propulsore di sviluppo. Questo tipo di filantropia opera in tre diverse aree: Formazione Trasformativa, Charity e Territorio, Ricerca & Innovazione.

Rispetto alla prima area, l’iniziativa più recente e rilevante è l’istituzione del Cottino Social Impact Campus che è il primo campus in Europa dedicato ad un’offerta formativa innovativa per la creazione di worldmakers for social impact. L’area Charity & Territorio è quella che costituisce da sempre il DNA del nostro ente. Operiamo direttamente e sosteniamo organizzazioni che agiscono sul territorio a favore dei più fragili per il bene delle famiglie, dei bambini e degli anziani. È l’area di tanti interventi tra i quali quelli della ricostruzione, dopo il sisma del 2016, della scuola dell’infanzia del Comune di Loro Piceno e della costruzione, nel 2018, del nuovo oratorio Onda Giovane Salus di Torino. Innovazione e Ricerca, infine, è l’area di focus che vede la Fondazione Cottino direttamente coinvolta nel percorso di sviluppo: dall’idea all’impresa. Attraverso molteplici strumenti e forme di intervento, l’obiettivo è quello di promuovere e sostenere progetti imprenditoriali che con l’innovazione tecnologica e la ricerca siano in grado di valorizzare il capitale umano, la sostenibilità e l’impatto sociale. È l’area del fare e del fare impresa, del Premio Applico, di H4O (Hackathon for Ophthalmology) e dell’Ospedalizzazione a Domicilio (OAD)”.

Il Cottino Social Impact Campus è un progetto nuovo: di cosa si tratta?

“Sono due le anime innovative in gioco ed entrambe hanno in comune il modello di intervento di stampo imprenditoriale. Una è relativa alla costruzione del futuro Cottino Learning Center del Politecnico di Torino, un centro di quasi 4.000 mq che verrà realizzato all’interno della Cittadella politecnica con un esempio innovativo di progettazione e realizzazione condivisa pubblico-privato e l’altra è relativa alla realizzazione di un Social Impact Campus che sarà il primo centro in Europa ad occuparsi di Impact Education”.

La filosofia del Campus si basa sulla cultura trasformativa. Approfondiamo il tema?

“Si tratta di un progetto attraverso il quale generare un cambiamento sistemico attraverso la cultura. Vogliamo contribuire a formare giovani, imprenditori, manager, professionisti e organizzazioni in grado di rispondere alle sfide sociali contemporanee e immaginare nuove soluzioni. Vogliamo portare una cultura – oggi di nicchia – ad essere di massa per generare un vero cambiamento. Attraverso un percorso di apprendimento e sperimentazione unico ed altamente distintivo, il Campus Cottino formerà queste figure dotandole di nuovi strumenti, metodologie e prospettive perché sappiano produrre nei rispettivi ambiti di lavoro un impatto sociale positivo.

Vogliamo offrire una visione che coniughi la redditività economica alla sostenibilità economica, ambientale e soprattutto sociale. Non si tratta di classiche lezioni in aula, ma di reali esperienze dove la teoria si integra alla pratica con progetti concreti su cui docenti e studenti si confrontano. Grazie alle partnership strategiche con il Politecnico di Torino, l’Opera Torinese del Murialdo, Social Fare e anche con Torino Social Impact, Assifero, EVPA, ESCP Business School – realtà tutte eccezionali e di esposizione internazionale per una proposta ben oltre i confini locali – svilupperemo veri e propri Impact Leader”.

Da imprenditrice, qual è il suo ruolo nel direttivo di APID?

“Sono molti i miei impegni associativi sia a livello locale che nazionale. Per più di 8 anni sono stata Vice Presidente Vicario di Api Torino e oggi sono parte della governance a livello nazionale. Apid è il luogo dove ho mosso i primi passi associativi e dove ho sperimentato l’importanza ed il valore del dialogo, del confronto e della rete tra imprenditori condividendo le parole della past President Giovanna Boschis: “da soli siamo invisibili, insieme siamo invincibili”.

Noi donne abbiamo un’incredibile innata capacità di fare le cose bene e velocemente e più di altri abbiamo la sensibilità, il coraggio e la resilienza per affrontare i cambiamenti e gestire la rivalità. Il mio ruolo è fare squadra ed essere complementare per lo studio e la realizzazione dei progetti, ma anche fare squadra per condividere momenti di socialità e divertimento”.

Quali sono le parole chiave per la Torino di domani?

Cristina Di Bari ImprenditriceInnovazione tecnologica e sociale, formazione, investimenti. Torino deve diventare un laboratorio di innovazione grazie ai nuovi progetti creati in sinergia sul territorio tra università, imprese e fondazioni. Abbiamo delle eccellenze rappresentate dalle Università e dal Politecnico di Torino che devono essere implementate per offrire una formazione nuova come la making school e come gli Itis professionali, perché oggi c’è bisogno di nuove figure. Occorre anche attrarre nuovi investimenti per far sì che la città possa offrire lavoro, e quindi residenza, ai tanti che popolano le nostri eccellenti università in modo che possano restare, mettere su famiglia e vivere in un contesto ottimale dal punto di vista sociale e ambientale. Come imprenditrice credo che occorra creare una Torino nuova che punti sulla cultura e sul rilancio attraverso grandi eventi che attraggano il turismo”.

Torino per lei è?

È la mia casa. Qui c’è la mia grande famiglia. Ci sono mio marito Nicola, mio figlio Edoardo, mia mamma, i miei nipoti, i cugini e i diversi parenti. Qui ho mosso i primi passi imprenditoriali seguendo le orme di mio padre prima e di mio zio successivamente. Ho avuto modo, grazie ai miei impegni istituzionali, di vedere Torino sotto tanti aspetti: imprenditoriale, culturale, politico, sociale. Questa è una città che ha radici solide nei suoi cittadini e un potenziale di sviluppo e di crescita enorme. È sempre stata un grande incubatore di innovazione: basta pensare alle tante cose che sono nate a Torino e a quelle che ancora oggi stanno nascendo. Infine è la città ideale per vivere e per lavorare e può diventare un modello per il futuro”.

Un ricordo legato alla città?

“Ho la fortuna di abitare in una posizione dove posso godere di tre viste ogni mattina: la collina, le montagne e la città. Ognuno di questi panorami suscita in me dei ricordi passati e presenti. La bellezza delle passeggiate in bici o a piedi nel verde della collina o in riva al fiume sin da quando ero bambina, la forza che mi ispira ogni giorno il Monviso con le sue cime innevate e il cielo azzurro e la città, con i suoi palazzi storici, i suoi portici e i grattacieli e poi la bellezza delle persone, il valore degli amici in una dimensione tutt’altro che da bugia nen”.

 

Coordinamento: Carole Allamandi
Intervista: Barbara Odetto
Foto Cristina Di Bari e Campus – Ph: MybossWas e Nicola Gaudiomonte

La lotta al maggiolino giapponese per proteggere le nostre colture

in Rubriche
maggiolino giapponese

Rubrica a cura di IPLA – Istituto per Piante da Legno e per l’Ambiente

Rinvenuto in Italia, nel Parco del Ticino, per la prima volta nel 2014, questo coleottero, scientificamente chiamato Popillia japonica, sta divenendo un problema importante per la nostra agricoltura. Ne sanno qualcosa gli abitanti del Novarese e del Vercellese orientale che lo hanno già sul loro territorio. Gli adulti del maggiolino giapponese, assai voraci e numerosi, si nutrono collettivamente a spese di molte specie coltivate e spontanee. Le larve, invece, vivono nel terreno cibandosi degli apparati radicali delle specie erbacee. L’UE ha inserito questo insetto nelle cosiddette “specie da quarantena”, contro le quali la lotta è obbligatoria.

L’IPLA e l’impegno per contrastare il maggiolino giapponese

L’Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente (IPLA SpA) segue per conto del Settore Fitosanitario da 3 anni le attività di contrasto, che negli anni scorsi hanno compreso l’immissione nelle aree di riproduzione di una particolare specie di nematode e una di un fungo, capaci di parassitizzare le larve. E dallo scorso anno la disposizione sul territorio complessivamente di migliaia di trappole per gli adulti.

maggiolino giapponeseLe trappole per la lotta a questo coleottero così invasivo

Per andare nello secifico, nell’estate 2019 sono state installate 600 trappole a cattura massale degli adulti (già utilizzate dall’inizio in collaborazione con il Parco del Ticino), le quali vengono svuotate periodicamente. Solo nel 2018 con questa modalità sono stati catturati 24 milioni di adulti. Sono inoltre state posizionate 400 trappole per la disseminazione di un fungo entomopatogeno che agisce sull’insetto, causandone la morte. Non solo: sono state posizionate altre 1500 trappole a rete insetticida per l’abbattimento diretto degli adulti del maggiolino giapponese. Queste ultime possono possono abbattere fino a 26.000 adulti per trappola al giorno.
Tutte le trappole suddette sono innescate con un attrattivo a due componenti: il feromone sessuale femminile (che attira i maschi) e un’essenza floreale (che attira entrambi i sessi) proprio per condurre gli insetti nella trappola. Le trappole sono installate secondo schemi precisi e in modo da evitare di attirare il coleottero in zone ancora indenni e limitare quindi il più possibile l’espandersi dell’infestazione. Durante i mesi primaverili-estivi sul territorio sono in azione numerose squadre per la gestione e il monitoraggio delle trappole, anche per evitare eventuali azioni di vandalismo.

Quali progetti per la lotta al maggiolino giapponese?

Per l’annata 2020 le azioni di contenimento sono già programmate e saranno essenzialmente concentrate nella disposizione sul territorio infestato di circa 2500 trappole a ombrello, progettate e realizzate secondo le direttive tecniche dell’IPLA e del Settore Fitosanitario della Regione Pimeonte, che hanno dimostrato una efficacia maggiore rispetto ad analoghe trappole utilizzatein altri territori.
Per approfondire il tema si può consultare la pagina dedicata sul sito della Regione Piemonte.
Per approfondire le schede tecniche e le caratteristiche della Popillia ma anche di altri patogeni inseriti nella lista delle specie da quarantena individuate dalla UE si può consultare la seguente pagina sul sito istituzionale dell’IPLA.

Chi è Luca Vicini, bassista dei Subsonica, producer e scrittore

in Rubriche
Luca Vicini bassista dei Subsonica

Rubrica a cura di ScattoTorino

Non si può parlare di musica a Torino senza parlare dei Subsonica. Grazie alla band, infatti, la nostra città – un tempo simbolo industriale – si è fatta conoscere anche per le sue sonorità. I “5 di piazza Vittorio” hanno saputo segnare una svolta nel panorama musicale italiano e internazionale, come dimostrano i tanti riconoscimenti: dal disco di platino per Microchip Emozionale (2000), Amorematico (2002) e Terrestre (2005) ai due MTV Music Awards come Best Italian Act (nel 2000 e nel 2002). ScattoTorino ha incontrato Luca Vicini, in arte Vicio, che oltre ad essere il bassista dei Subsonica è anche un producer affermato e autore di due libri: Il silenzio tra le note, edito da Ultra, e Quattro corde pubblicato da Arcana.

L’amore per la musica quado è nato?

“Mia madre dice che a quattro anni imitavo Riccardo Cocciante e cantavo Bella senz’anima. A otto anni una cugina mi ha fatto scoprire Message in a bottle dei Police e sono impazzito. Mi piaceva il rock e avevo un animo da dj: mi divertivo a far sentire la musica agli altri e con un amico giocavamo alla radio”.

Luca Vicini bassista dei Subsonica

E la passione per il basso?

“Ero al liceo e seguivo gruppi dark e punk, ma soprattutto metal. Suonavo la chitarra, ma mi piacevano le band dove il basso era in evidenza e così ho cambiato strumento. Sono entrato in un gruppo, ma ero autodidatta. Solo in seguito ho studiato al Centro jazz di Torino”.

L’avventura Subsonica come è iniziata?

“Quando sono nati i Subs il bassista era Pierfunk. Poi lui ha abbandonato la band mentre io ero in Spagna con una persona amica del loro fonico che mi ha suggerito di farmi avanti. Ho chiamato Boosta (il tastierista n.d.r.), che conoscevo, e da lì è nato tutto”.

Ci presenti il Punto V?

È il mio studio di registrazione. Un luogo accogliente in bassa Valle di Susa in cui io, ma anche tanti musicisti, possiamo creare, arrangiare e registrare. Ci sono sintetizzatori analogici, strumenti etnici, percussioni, e naturalmente bassi di ogni tipo”.

Da lì sono nati tanti progetti. Ce ne segnali qualcuno?

“All’interno del Punto V hanno preso forma produzioni come i singoli The Color Inside Her di Jeffrey Jey, Show Me The Way To Heaven di Raf, la traccia su album La sedia di Lillà di Antonella Ruggero. Ho collaborato con Ermal Meta a La vita migliore che è nell’album Vietato morire e sono passati dal Punto V artisti come Antonello Venditti e Zero Assoluto”.

Il tuo ultimo libro è Quattro corde. Di cosa tratta?

Il sottotitolo è Passato, presente, futuro e Subsonica. È uscito a fine febbraio e si compone di dodici capitoli che prendono spunto da alcune canzoni cruciali per il mio sviluppo come persona e come bassista dei Subsonica. Sono canzoni che oggi non hanno più un significato specifico per me e che sono fuori dal tempo. Quelle che racconto sono storie singole e storie che si intrecciano. Sono ricordi semplici, divertenti e a volte dolorosi, ma che fanno parte di me. Descrivo anche come sono arrivato ai Subsonica e i primi momenti di condivisione con la band. Attimi simili ad un amore, fatto di sentimenti positivi e negativi, di avvicinamenti e allontanamenti, ma anche parentesi di stabilità come quello che sto e stiamo vivendo adesso. Purtroppo lo scenario nazionale attuale ha imposto di far slittare le presentazioni del libro. Quando si tornerà alla normalità ricomincerò a promuoverlo e sarà bello condividere senza essere ad un metro di distanza”.

Luca Vicini bassista dei SubsonicaHai altri progetti extra Subsonica?

Come producer sto curando il primo lavoro da solista di Linda Messerklinger e tutto sta procedendo velocemente e in maniera entusiasmante. Si tratta di un progetto musicale che dedicherà molta attenzione a ciò che ognuno di noi è chiamato a vivere quotidianamente. Tra le tracce ci sono alcuni mash up di brani rivisitati in chiave nuova, che potete ascoltare su Spotify, Apple Music e su tutte le principali piattaforme di streaming: Enjoy the silence dei Depeche mode con Moments in love degli Art of noise e In our sleep di Laurie Anderson con All is full of love di Bjork. Ci saranno anche pezzi inediti scritti da lei e accompagnati da me per la parte musicale: il primo è Voyage dans la lune il cui titolo si rifà al film di George Meliès e che presto sarà accompagnato da un video curato da Alla Chiara Luzzitelli e Linda Messerklinger in cui si parla di temi contemporanei: dall’utilizzo delle biotecnologie alla sostenibilità. Tra i protagonisti ci saranno il designer Piergiorgio Robino, il filosofo Leonardo Caffo, il sottoscritto e molti altri personaggi di rilievo del panorama italiano”.

Torino per te è?

“Anche se da tempo ho scelto di vivere in Valle di Susa, ci ho abitato dai 30 ai 37 anni. Mi piace stare vicino alla natura, ma ho comunque bisogno di avere una metropoli accanto perché ho costantemente contatti con la cultura, con l’arte e con tutto ciò che è in fermento all’ombra della Mole. Per me è fondamentale uscire, andare ai concerti, scoprire nuovi luoghi in cui bere un aperitivo e ritrovare un ambiente stimolante dove spesso nascono le idee, i progetti artistici e le stesse unioni che servono per far crescere la società. Non potrei mai stare troppo lontano da Torino”.

Un ricordo legato alla città?

“Ero single e vivevo nella zona del Balon. Una sera doveva passare da me Maurizio Lobina degli Eiffel 65, che si è presentato a casa alle 2.30 del mattino. Decisamente molto dopo rispetto all’orario che mi aveva detto. Insieme siamo usciti per andare ai Murazzi e siamo rientrati alle 8. Quel ricordo è legato ad un momento nostalgico, un periodo leggero in cui la musica era sempre dietro l’angolo e insieme abbiamo composto molti lavori. Un altro ricordo è legato a piazza Vittorio quando ancora il parcheggio era sterrato. Era la piazza dove c’era Casasonica, ma anche il simbolo di un tempo passato, di una Torino diversa e meno sterile”.

 

Coordinamento: Carole Allamandi
Intervista: Barbara Odetto
Foto Luca Vicini in bianco e nero – Ph: Luca Carlino
Foto Subsonica – Ph: Pasquale Modica

 

Contacc, una parola piemontese per indicare il contagio

in Rubriche
Contacc Centro Studi Piemontesi

Rubrica a cura del Centro Studi Piemontesi 

Contacc! Parola che negli anni ha assunto un significato “quasi” simpatico, come espressione di meraviglia, o dispetto. Pensiamo alla poesia Ij Bogianen di Angelo Brofferio; all’uso che ne fecero Cavour o Massimo d’Azeglio (se ne trova traccia nei rispettivi Epistolari).
Letteralmente da tradurre con Contagio! “Espressione divulagata in ambiente medico e sanitario e riferita al pericolo di pestilenza, soprattutto durante le epidemie di peste del 1559 e del 1630, disatrose anche in Piemonte…” (per storia e etimologia vedi REP Repertorio Etimologico Piemontese, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2015).

Canto popolare… una storia senza fine!

in Rubriche

Rubrica a cura di Mamme in Sol

Da sempre la musica è sinonimo di condivisione e crescita per adulti e bambini. Incredibile strumento utilizzato per tramandare, insegnare e divertire, racchiude in un repertorio vastissimo sia espressioni sonore indirizzate ai bambini, come le ninna nanne o i giochi infantili, che espressioni utilizzate dagli adulti, come le rime, le conte o le filastrocche.

Il rapporto tra genitore e figlio si crea anche grazie a questo: basti pensare che una delle prime forme di contatto sonoro tra mamma e bambino è proprio la ninna nanna.

Il canto per tranquillizzare il bambino, ma non solo

L’aspetto più difficile da cogliere è che il gesto del cantare al proprio bimbo svolge molte più funzioni di quelle che pensiamo. Non solo la mamma (o chi per lei) riesce spesso a tranquillizzarlo, ma questo consente anche al bambino di apprendere inconsapevolmente insegnamenti e un buon numero di vocaboli legati alla vita quotidiana e comprendere situazioni a lui vicine.

Il canto popolare… e i bambini!

L’intento del canto popolare è quello di esprimere il proprio stato d’animo, narrare o insegnare. Le canzoni popolari nascono insieme alla civiltà umana e con essa si sviluppano nel corso del tempo, giungendo fino a noi grazie ai nostri antenati che le hanno tramandate oralmente. All’inizio era soltanto suono, forse solo una nota, arricchita poi dalla voce umana che ha iniziato a modulare vari intervalli e linee melodiche.

Il canto popolare è da sempre molto presente nella vita quotidiana poiché viene accostato a occasioni come rituali, imprese eroiche, attività lavorative da cui scaturiscono filastrocche, ninne nanne, inni.

Mamme in sol accompagna le mamme nella vita quotidiana

Il percorso di accompagnamento delle mamme nella loro vita di tutti i giorni è seguito da “Mamme in Sol”, il dolcissimo libro che fa da cuore pulsante di tutta l’associazione, e che, canzone dopo canzone, aiuta i genitori nei loro difficili compiti di tutti i giorni offrendo momenti di spensieratezza tutti da cantare!

Mamme in Sol Canto PopolareStelle frittelle: il vecchio canto popolare da cantare ai bimbi

Tra le tante, la simpatica filastrocca “Stelle frittelle” riprende il vecchio canto popolare. Ottima da cantare in cucina, da sempre luogo d’incontro e condivisione per eccellenza. Può però trasformarsi facilmente anche in momento di gioco e divertimento per i più piccoli!

L’inizio del brano è molto caratteristico, e conduce subito gli ascoltatori in cucina. I suoni, infatti, sono stati registrati con veri utensili da cucina, per ricreare l’atmosfera della tradizionale balera di paese e dare l’idea di un luogo familiare, sicuro.

Da ritmare, cantare o sussurrare, la filastrocca può essere accompagnata da un ovetto musicale o un tamburello, per poi concludersi con un momento di suspence e allegria! Attraverso questi semplici trucchi, la mamma crea le basi per una vera interazione con il bambino, che lo stimoleranno al gioco e alla partecipazione, rendendolo attento e reattivo allo stimolo musicale della mamma.

Ascolta qui Stelle Frittelle

 

Quando i torinesi dicono sì. Le sfide e i tour di Somewhere Tour&Events

in Rubriche
Somewhere Tour & Events

Rubrica a cura di Somewhere Tour & Events

La nostra zona di comfort, come Somewhere Tours&Events, è sempre stata nel turismo e nella passione per la Torino esoterica. In questi 22 anni di lavoro abbiamo cercato di uscire sempre di più da questa zona, seppur per noi più sicura. Ed ecco che abbiamo iniziato a condividere la nostra passione con i torinesi, cercando un codice linguistico adeguato, un percorso faticoso ma interessante, grazie anche al confronto con scrittori come Giuditta Dembech e Renzo Rossotti, che ha deciso di lasciare a noi il suo archivio, come eredità culturale. Così è nato ad esempio il tour Torino Magica®.

Ogni tour una nuova sfida

A quali forze ed energie abbiamo attinto per accettare le sfide dei nostri sì che hanno portato alla nascita degli altri nostri tours? Lo ha raccontato molto bene Laura Audi – socia fondatrice di Somewhere Tours and Events insieme a Nicoletta Ambrogio, durante l’intervista rilasciata ai nostri amici di Rotta su Torino, nella rubrica i TorineSì.

Sicuramente rifiutare è sempre più facile che accettare, poiché il rifiuto non comporta mai decisioni e rischi.
Dire di no dà sicurezza, ma non permette di andare avanti, soprattutto in un mondo in costante evoluzione come quello del turismo. Rifiutare spesso non significa solo non avanzare, ma anche retrocedere, perdere terreno nei confronti degli altri.

La Notte Bianca del 2000 al Balon

Ci sono sì che possono essere detti istintivamente ed altri sui quali è necessario meditare.
Il sì più folle pronunciato da Somewhere è stato quello detto al Comune di Torino per organizzare la Notte Bianca del 2000, al Balon. È stata la prima a Torino, non si sapeva come sarebbe andata ed è stata un grande rischio, ma alla fine è stato un successo incredibile. Possiamo considerarlo come il primo segno di cambiamento di Torino, che da quel momento ha iniziato lentamente ad aprirsi e a rinnovare la sua identità. Ma non è sempre tutto così facile.

Il tour della Torino Sotterranea

Il sì più faticoso è stato l’invenzione della Torino Sotterranea: abbiamo inventato la sera come momento turistico. Prima di noi, quali musei o luoghi accettavano di aprire dopo cena e chi usciva di casa per andare a scoprire la propria città alla sera? È stato un successo strabiliante, molto amato dai torinesi, oltre che dai turisti. Un altro sì importante è stato quello alle Olimpiadi, con l’accettazione di un rischio: Torino ha dovuto cambiare pelle nel momento in cui la Fabbrica non assicurava più le certezze di prima.

Un nuovo turismo culturale

Sono anche tanti gli enti pubblici e privati che vogliono uscire dalla propria zona comfort, per creare un nuovo turismo culturale. E proprio in questa categoria di consensi rientra l’ultimo sì di cui siamo particolarmente orgogliosi: quello della preziosa collaborazione di cui facciamo parte e che ha portato all’apertura straordinaria serale dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. L’Accademia è stata la prima scuola d’arte d’Italia ed ora intende farsi conoscere non solo come il Museo che è, ma anche come scuola, con visite guidate serali anche alle sue aule, generalmente non aperte al pubblico, che proponiamo in diverse occasioni durante l’anno.

Un incredibile e saporito ragù senza carne!

in Rubriche
Ragù senza carne

Rubrica a cura de La Cuoca Insolita

Chi mi conosce già, sa che io non sono vegana, né vegetariana, né… Insomma, non posso essere definita con un’etichetta. Cerco solo di proporre delle alternative ad alcuni ingredienti che, si sa, è meglio mangiare con moderazione. Prendiamo ad esempio la carne rossa: a me piace molto, ma ne mangio poca. Questa volta ho voluto vedere se riuscivo a fare un buon ragù, escludendo però il famigerato ingrediente: proprio la carne tritata. Ho così dato il nome a questo sugo, che secondo me ha veramente un sapore, un colore e una consistenza incredibilmente paragonabili al ragù della tradizione italiana. Come al solito vi dico “provare per credere”. 

Perché vi consiglio questa ricetta?

  • Contiene la metà dei grassi e il 77% di grassi saturi in meno rispetto alla ricetta tradizionale fatta con la carne. Le calorie sono il 23% in meno.
  • Grazie alle numerose verdure impiegate, questo ragù è ricchissimo di fibre (quattro volte in più a confronto con la ricetta tradizionale).
  • Stenterete a credere che non sia fatto con la carne per il suo sapore così intenso. La ricetta è adatta anche a chi segue una dieta vegana.

Tempi: Preparazione (20 min); Cottura (50 min);
Attrezzatura necessaria: Tegame antiaderente diam. 24 cm, tagliere e coltello a lama liscia, robot tritatutto per piccole quantità.
Difficoltà (da 1 a 3): 2
Costo totale: 3,89 €

 

Ragù senza carneIngredienti per 500 g di ragù senza carne

(4 porzioni da 125 g)

  • Granulare di soia – 70 g 
  • Passata di pomodoro – 300 g
  • Carote – 50 g
  • Cipolla – 75 g
  • Sedano – 1/2 gambo 
  • Aglio – 1/2 spicchio grande 
  • Rosmarino – 1 rametto grande
  • Salvia – 10 foglie medie 
  • Olio extra vergine di oliva – 2 cucchiai 
  • Acqua – 100 g
  • Vino rosso – 50 ml
  • Sale fino integrale – 1 cucchiaino raso 
  • Pepe – alcune macinate generose, se gradito

Approfondimenti e i consigli per l’acquisto degli “ingredienti insoliti” a questo link.

In caso di allergie… Allergeni presenti: Soia, sedano, anidride solforosa e solfiti (da vino)

Preparazione del ragù senza carne

Fase 1: L’ammollo della soia

Mettete in ammollo in acqua di rubinetto il granulare di soia per almeno 30 minuti. Quando la soia sarà reidratata, strizzatela bene con le mani per eliminare l’acqua in eccesso.

Fase 2: Il pomodoro e le altre verdue

Lavate il sedano, pulite e sbucciate la cipolla e la carota e tritate finemente queste tre verdure insieme. Separate le foglioline di rosmarino dai rametti e tritatele insieme a salvia e aglio

Fase 3: La cottura

Mettete un cucchiaio di olio in una pentola antiaderente e fatelo scaldare, quindi soffriggete per pochi secondi il trito di erbe aromatiche e aglio; aggiungete poi le tre verdure tritate e fate rosolare per 5 minuti a calore sostenuto. Versate la soia reidratata nella pentola e fatela insaporire per altri 5 minuti, aggiungendo l’acqua e un cucchiaio di olio. Versate il vino rosso e fatelo evaporare. Aggiungete la passata di pomodoro, salate e pepate. Fate cuocere a calore molto basso e coperto per 35 minuti. Se resta ancora un po’ di liquido sul fondo della pentola proseguite ancora la cottura senza coperchio per il tempo necessario.

In estate, al posto della passata di pomodoro, questa ricetta si può preparare con i pomodori freschi, spelati e tagliati a dadini.

Chi è La Cuoca Insolita?

La Cuoca Insolita (Elsa Panini) è nata e vive a Torino. E’ biologa, esperta in Igiene e Sicurezza Alimentare per la ristorazione, in cucina da sempre per passione. Qualche anno fa ha scoperto di avere il diabete insulino-dipendente e ha dovuto cambiare il suo modo di mangiare. Sentendo il desiderio di aiutare chi, come lei, vuole modificare qualche abitudine a tavola, ha creato un blog e organizza corsi di cucina. Il punto fermo è sempre questo: regalare la gioia di mangiare con gusto, anche quando si cerca qualcosa di più sano, si vuole perdere peso, tenere a bada glicemia e colesterolo alto o in caso di intolleranze o allergie alimentari.

Lotta alle zanzare, individuata nuova specie in Piemonte

in Rubriche
Zanzare IPLA

Rubrica a cura di IPLA – Istituto per le Piante da Legno e per l’Ambiente

Proprio in queste settimane è in fase di discussione l’avvio del progetto di lotta alle zanzare per l’anno 2020. Le temperature miti dell’inverno favoriscono una partenza dei cicli biologici delle zanzare anticipata rispetto agli anni passati. Occorre quindi monitorare e partire con le azioni di lotta tempestivamente.

Lotta alle zanzare

Nella scorsa annata, nell’ambito del progetto regionale di monitoraggio e lotta contro le zanzare, l’Istituto per le Piante da Legno e l’Ambiente di Torino (IPLA SpA) che dal 2007 gestisce il progetto di contrasto alle zanzare per conto della Regione Piemonte, ha individuato alcuni esemplari di Aedes japonicus, una specie di zanzara fino a ora non presente in regione, giunta da noi dal vicino Canton Ticino dove è segnalata dal 2017. Questa nuova specie di zanzara è stata individuata in 6 comuni della provincia del Verbano-Cusio-Ossola (Verbania, Cannero Riviera, Oggebbio, Stresa, Crodo e Gravellona Toce) ma il suo areale è sicuramente più ampio di quello che è stato possibile accertare. L’indagine è tuttora in corso e proseguirà.

Aedes japonicus, una specie invasiva

Aedes japonicus è considerata una delle specie più invasive, tanto da essere stata inclusa nella lista del Global Invasive Species Database. Originaria delle zone temperate dell’estremo oriente, ha raggiunto gli Stati Uniti orientali alla fine del secolo scorso probabilmente con il commercio dei copertoni usati. Da allora è stata segnalata in più di 30 stati degli USA e in Canada. La prima segnalazione per l’Europa risale al 2000, in Francia, dopodiché è stata rinvenuta in numerosi Paesi, tra cui Belgio, Paesi Bassi, Svizzera, Germania, Austria, Slovenia, Ungheria e Croazia.

Il primo esemplare in Italia nel 2015

In Italia il primo esemplare è stato trovato nel 2015 in provincia di Udine, non distante dal confine con l’Austria. Da lì ha colonizzato almeno 58 comuni tra le province di Udine e Belluno, ad un’altitudine compresa tra i 99 e i 1263 m slm, anche in zone finora precluse alla zanzara tigre (Aedes albopictus). Le sue larve sono state ritrovate in varie tipologie di focolai: copertoni, vasi, sottovasi, tombini, vasche di fontane e recipienti di varie dimensioni.

Si tratta di una specie che dimostra una buona adattabilità e che è capace di colonizzare aree e ambienti anche differenti da quanto fatto finora dalla zanzara tigre. Essendo di recente introduzione, occorrerà considerare anche gli effetti di competizione nei focolai larvali con le specie autoctone o di precedente introduzione.

Le zanzare veicolano patologie

Aedes japonicus è considerata un vettore di patologie poco importante rispetto ad altre sue congeneriche, quali la zanzara tigre. Nonostante ciò, in laboratorio è stato possibile accertare la sua competenza per la trasmissione di nematodi (filarie) e alcuni virus che possono colpire l’uomo. Se il progetto sarà approvato dalla Regione Piemonte, le azioni di monitoraggio e lotta che realizzeremo saranno anche volte alla verifica della diffusione di questa nuova specie e al suo contenimento.

Per maggiori informazioni sulla lotta alle zanzare.

Torototela, qual è il significato di questa parola piemontese?

in Rubriche
Nino Costa poesia Torototela quadro "Trebbiatura nella campagna romana"

Rubrica a cura del Centro Studi Piemontesi

Torototela: È il titolo di una bella poesia di Nino Costa (1886-1945). La traduzione potrebbe essere “cantastorie”; così lo cita in esergo di poesia Costa: “Menestrello campagnolo, estroso e vagabondo, di cara e giocosa memoria. Nelle feste e nelle baldorie paesane improvvisava, non senza grazia, la poesia la canzone e la satira di circostanza”.

Ma anche “antico e rozzo strumento musicale”. Il REP (Repertorio Etimologico Piemontese, Torino, Centro Studi Piemontesi-Ca dë Studi Piemontèis, 2015) spiega come etimologia “Voce imitativa…dei ritornelli delle canzoni popolari e del suono dello strumento con cui il cantastorie si accompagnava”. E cita una fonte che affianca questo strumento al “corrispondente arabo Arababbah”.

1 2 3 11
Da qui si Torna su