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Deliziosi biscottini da tè farciti all’uva fragola

Rubrica a cura de La Cuoca Insolita 

Settembre è il mese dell’uva fragola. Lo sa bene chi vive in campagna o chi fa la spesa al mercato dai contadini. La sua fama non è solo dovuta al fatto che è buonissima, ma anche perché nell’800 fu la salvezza del nostro patrimonio di vigneti. In quel periodo infatti le radici di molte vigne europee furono gravemente danneggiate da un insetto, la Fillossera. Le radici della pianta di uva fragola (o vite americana), invece, non erano vulnerabili a questo parassita. Fu così che si diffuse rapidamente la tecnica dell’innesto, ancora oggi in uso, con la quale si impianta la vite europea sull’apparato radicale della vite americana.

Ma veniamo alla tavola: l’uva fragola può essere usata per produrre il fragolino, ma è buona da mangiare anche come frutta (anche se è un po’ difficile separare i semi dalla polpa) oppure può essere impiegata per preparare il succo o per tante ricette dolci. Qui la vediamo qui protagonista di una confettura. E siccome una confettura così buona e naturalmente dolce (l’uva fragola contiene circa il 17% di zuccheri) non poteva restare tutta sola in un barattolo, ecco la ricetta dei biscottini farciti all’uva fragola. Un connubio delizioso, dove la dolcezza della confettura e una leggera nota di acidità dovuta al succo di limone sono contrastati dal profumo delle mandorle della pasta frolla. Biscotti saporiti, morbidi e molto leggeri, perché senza burro e preparati con soli due cucchiai di zucchero. L’ideale per una merenda sana e golosa (anche per i bambini) o per una coccola pomeridiana, magari davanti ad una tazza di tè.

 

vasetti di confettura uva fragola biscottini

Tempi: Preparazione (30 min); Cottura (15 min)

Attrezzatura necessaria: Estrattore di succo o centrifuga (oppure un passaverdure), casseruola media da 1 L circa e coperchio, vasetti di vetro per la confettura, contenitore a bordi alti, matterello, taglia-biscotti rotondo, teglia e carta da forno.

Difficoltà (da 1 a 3): 1 Costo totale: 6,50 €

Ingredienti per 1 kg di biscottini farciti

Per 500 g di confettura:

Per i biscottini di pasta frolla speciale:

  • 160 g di farina di riso integrale
  • 120 g di farina di mandorle
  • 120 g di fecola di patate
  • 2 uova intere
  • il lato dolce: 60 g eritritolo+ 30 g dolcificante alla stevia* + 30 g di zucchero
  • 50 g di olio di girasole o di oliva
  • 1 bustina di vanillina + scorza di meno di mezzo limone
  • 1/4 di cucchiaino di lievito per dolci (1 g)

* dolcificante alla stevia: lo potete trovare anche nei supermercati, insieme agli altri dolcificanti. È una polvere bianca, che ha lo stesso aspetto dello zucchero. Sarebbe meglio usare le foglie di stevia essiccate, più naturali (potete produrle anche a casa vostra https://lacuocainsolita.it/ingredienti/stevia/), ma darebbero alla pasta frolla un colore meno invitante e in questa ricetta, quindi, non le consiglio.

Succo di limone (facoltativo) – 15 g

Perché vi consiglio questa ricetta?

  • Valori nutrizionali: rispetto ad una confettura di uva fragola preparata con lo zucchero, la ricetta de La Cuoca Insolita ha meno 60% di calorie e meno 60% di carboidrati.
  • È una confettura senza zuccheri aggiunti. Se quindi avete qualche problema con la glicemia, è certamente più indicata rispetto a quelle che si trovano in commercio. Non abusatene però, perché l’uva fragola ha comunque un alto contenuto di zuccheri.
  • È ottima anche per preparare una merenda ai vostri bambini: L’uva fragola è ricca di vitamine (gruppo A e B, C, potassio, ferro, fosforo, calcio, manganese e magnesio).
  • Il kuzu ha proprietà alcalinizzanti sul nostro corpo.
  • L’agar-agar è un’alga – un prodotto naturale- ed è ricca di calcio e vitamine. Oltre a questo, il vantaggio di usarla al posto della pectina sta nel fatto che l’agar-agar non ha bisogno di zucchero per formare la gelatina (la pectina invece sì).
  • I biscottini di pasta frolla sono senza glutine, senza burro né latte e con solo 30 g di zucchero in totale. Gli altri dolcificanti (stevia ed eritritolo) sono a zero calorie.

Approfondimenti e i consigli per l’acquisto degli “ingredienti insoliti” a questo link).

Preparazione dei biscottini farciti all’uva fragola

FASE 1: LA PREPARAZIONE DEL SUCCO DI UVA FRAGOLA

Lavate l’uva fragola sotto l’acqua corrente e sgranate gli acini. Se avete un estrattore o una centrifuga, non vi resta che versare gli acini nella macchina per ottenere il succo. Se decidete di fare più di mezzo litro di succo, vi consiglio di ripulire la macchina almeno una volta a metà lavoro, perché i semi potrebbero rovinare la macchina o intasarla. Potete aggiungere il succo di limone, eliminando i semi (il limone da un po’ più di acidità che equilibra il sapore dolce dell’uva, ma è facoltativo).

Se non avete l’estrattore, mettete nella casseruola gli acini e schiacciateli con le mani in modo che si rompano il più possibile. Aggiungete il succo di limone. Accendete il fuoco a calore moderato e lasciate cuocere per circa 20 minuti. Passate quindi tutto al passaverdure per eliminare buccia e semi.

prova del cucchiaino uva fragola biscottiniFASE 2: LA COTTURA

Ponete il succo e l’agar-agar nella casseruola, date una mescolata veloce e portate a bollore. Quando vedete le bollicine, abbassate il calore al minimo e lasciate cuocere per 10 minuti, coperto. Intanto sciogliete il kuzu in due cucchiai di acqua a temperatura ambiente. Passati i primi dieci minuti di cottura, aggiungete il kuzu sciolto nella casseruola, mescolate subito velocemente e fate cuocere ancora per 5 minuti a calore molto basso, sempre coperto. Se volete provare a vedere che la marmellata sia pronta, potete fare il test del cucchiaino o del piattino: metteteci un po’ di confettura e verificate dopo poco se, raffreddandosi, si è addensata. Versate quindi nei vasetti di vetro, chiudeteli e aspettate che si raffreddi del tutto (ci vorranno un paio d’ore).

FASE 3: I BISCOTTINI E LA FARCITURA

Mescolate insieme tutti gli ingredienti della pasta frolla fino a formare una palla morbida e compatta. Se l’impasto si divide, aggiungete pochissimo latte di riso. Lasciate riposare per mezz’ora in frigorifero, coperto con la pellicola. Stendete in strato spesso poco più di mezzo centimetro con un matterello, su un piano di lavoro infarinato con farina di riso. Formate dei biscottini rotondi e infornate a 160° C per circa 15 minuti. Resteranno morbidi e saranno irresistibili.

Ora, quando tutto sarà ben raffreddato (confettura e biscotti), spalmate su una metà di biscotto mezzo cucchiaino di confettura e poi chiudete con l’altra metà di biscotto.

Buon appetito!

Torta di mele impossibile, la ricetta de La Cuoca Insolita

Rubrica a cura de La Cuoca Insolita

Dedico questa torta di mele morbida e profumata a tutti voi: a piccoli e grandi golosi, a chi cerca un dolce buonissimo ma molto più light del solito, a chi è attento alla linea. Ma la lista continua: questa torta è anche per chi è allergico a latticini, uova o ha problemi con il glutine, e (dulcis in fundo) a chi vuole concedersi un dolce senza preoccuparsi della glicemia. Lo so che penserete “ma non è possibile, come fa ad essere buona?”. Ero scettica anche io. Lo ammetto. Ma poi mi sono ricreduta. Vedrete, succederà anche a voi.

 

Tempi: Preparazione (20 min); Cottura (50 min – 1 h max);
Attrezzatura necessaria: Robot tritatutto o minipimer, sbattitore elettrico con le fruste, 2 contenitori rotondi a bordi alti, teglia da forno da 24 cm (ciambella o teglia rotonda), forno, frusta a mano, cucchiaio.
Ingredienti per una torta da 12 persone:

1 Barattolo di Ceci (meglio in vetro) – vi serviranno 110 g del liquido interno

Mele pelate – 670 g (circa 5 mele)

Olio extra vergine di oliva – 60 g

Per dolcificare*: Eritritolo (80 g) + Polvere di foglie di stevia essiccate (1,5 g = 1 cucchiaino raso) + zucchero (35 g = 4 cucchiai)

Farine senza glutine: Farina di riso bianca o integrale (120 g) + farina di mandorle (90 g) + fecola di patate (90 g)

Lievito vanigliato (22 g = 1 bustina + 1 cucchiaino pieno)

Vanillina – 1 bustina

 

*La somma dei tre dolcificanti equivale a 150 g di zucchero

Difficoltà (da 1 a 3): 1 Costo totale: 6 €/kg
·     Solo 4 cucchiai di zucchero in tutta la torta!

·     Le calorie sono il 25% in meno rispetto ad una tradizionale torta di mele.

·     I grassi saturi sono il 75% in meno (i grassi saturi sono quelli che contribuiscono ad innalzare il livello del colesterolo cattivo).

·     La metà del peso di questa torta è fatta di mele! Vitamine e tante fibre.

·     Adatta a chi ha il diabete o vuole tenere la glicemia sotto controllo

·     l’Eritritolo e la Stevia sono due dolcificanti a zero calorie e zero zuccheri semplici. La stevia è una pianta che si può anche coltivare a casa.

·     Adatta in caso di allergia a latticini e uova: in questa ricetta non ce n’è traccia

·     Senza glutine: via libera anche in caso di celiachia.

Approfondimenti e i consigli per l’acquisto degli “ingredienti insoliti” a questo link.

In caso di allergie…

Allergeni presenti: uova, frutta a guscio (mandorle)

Preparazione della torta di mele impossibile

Fase 1: PREPARAZIONI PRELIMINARI

Pelate le mele ed eliminate il torsolo. Del peso totale indicato in ricetta, prendetene 350 g che taglierete a spicchi sottilissimi (che immergerete poi nell’impasto della torta). Lasciate in grossi pezzi il resto delle mele (315 g).

Prendete il barattolo di ceci e scolate in un recipiente alto e rotondo il liquido interno (si chiama Aquafaba: leggete qui come è stato scoperto il suo impiego dallo chef Joël Roessel ). Riponetelo qualche minuto in freezer in modo che si raffreddi bene e poi, con lo sbattitore elettrico, montate a neve questo liquido insieme a un pizzico di sale, proprio come se fosse il bianco d’uovo! Non è incredibile cosa succede? Conservate l’Aquafaba montata in frigorifero fino all’uso.

foto procedimento torta di meleFASE 2: L’IMPASTO

Frullate con il minipimer o il robot le mele (solo la parte che avevate lasciato a grossi pezzi) insieme all’olio, fino a ottenere una crema. Trasferite il composto nel contenitore rotondo e aggiungete i dolcificanti. Mescolate bene con lo sbattitore elettrico. Aggiungete quindi le farine, la vanillina, il lievito e mescolate bene.
Ora aggiungete al vostro composto l’Aquafaba montata a neve, versandola poco alla volta e mescolandola delicatamente dal basso verso l’alto con un cucchiaio di legno.
Versate tutto nella tortiera, già unta di olio e infarinata (farina di riso). Aggiungete ora le mele tagliate a fettine sottilissime, immergendole nell’impasto ma cercando di lasciarle in piedi. Spingetele verso il fondo della tortiera delicatamente con le dita.

FASE 3: LA COTTURA DELLA TORTA DI MELE

Nel forno già caldo a 170° C (meglio in modalità statica, non ventilata) mettete a cuocere la vostra torta di mele impossibile per circa 50 min (1h max). Fate la prova dello stecchino alla fine.
Lasciatela raffreddare completamente prima di sformarla. Cospargetela di zucchero a velo (potete prepararlo anche voi a casa, partendo dallo zucchero semolato o anche con l’eritritolo, frullandolo molto finemente).

CONSERVAZIONE

A temperatura ambiente: 3 giorni

In frigorifero: 1 settimana.

Plumcake salato di spinaci freschi e noci

Rubrica a cura de La Cuoca Insolita

Diciamoci la verità: comprare gli spinaci freschi è scomodo, perché spesso sono sporchi di terra e si impiega tanto tempo a lavarli. Poi occupano molto volume e, quando devono cuocere, non ci stanno nella pentola. Alla fine, ne avevamo un sacchetto pieno, ci abbiamo messo un sacco di tempo per lavarli e, una volta cotti, ci resta solo una piccola pallina. Tutto vero, ma riavvolgiamo il film: proviamo a comprarli freschi lo stesso e a prepararli proprio come ho appena descritto. Poi assaggiamoli e confrontiamoli con quelli surgelati in busta. Quali sono i più buoni? Se poi vogliamo provarli crudi in insalata, conditi con olio, senape e succo di limone, non avremmo più alcun dubbio nella scelta. Ecco, questo è già un buon motivo per comprarli freschi. Ma ce n’è un altro: questa ricetta di plumcake salato si fa solo con quelli freschi e, guardando quella fetta, si capisce subito perché.

Tempi: Preparazione (15 min); Cottura (45 min); Difficoltà (da 1 a 3): 1

Attrezzatura necessaria: mezzaluna o coltello a lama liscia, tagliere, frusta da cucina o sbattitore elettrico, 1 ciotola grande, 1 teglia per plumcake, forno

Ingredienti per il plumcake salato di spinaci freschi e noci

  • Farina di grano tipo 2 + farina di farro integrale – 200 g (si può fare metà e metà
  • 3 uova intere
  • Spinaci freschi – 150 g
  • Latte di soia o latte di canapa – 100 ml
  • Olio extra vergine di oliva – 60 g
  • Lievito alimentare in scaglie – 50 g
  • Pomodori secchi interi – 4 o 5
  • Ceci cotti – 100 g
  • Noci sgusciate – 50 g
  • Lievito per torte salate – 7 g
  • Sale – 3 o 4 pizzichi

Perché vi consiglio questa ricetta?

  • Valori nutrizionali: La ricetta della Cuoca Insolita a confronto con la stessa porzione di un tramezzino farcito salato (valore medio di tramezzini assortiti misti confezionati) conta il 20% in meno di calorie e il 50% in meno di grassi saturi.
  • Sapevate che gli spinaci, oltre ad essere noti per il loro contenuto di Ferro, sono ricchi di sostanze antiossidanti? In particolare, è stato dimostrato da una ricerca scientifica che all’Università dell’Arkansas che proprio a inizio primavera, quando il sole è più caldo, aumenta la concentrazione di queste preziose sostanze.
  • Il lievito alimentare in scaglie è ottenuto dal lievito di birra ma non provoca gonfiore di pancia! E’ ricco di Vit. B, fibre e Ferro. E’ un’ottimo sostituto del formaggio, per chi di formaggio non può sentir parlare.
  • Le noci sono un alleato della nostra salute, specialmente per il sistema cardiovascolare, perché aiutano a mantenere in equilibrio i livelli del colesterolo nel sangue. Se volete conoscere qualche curiosità a proposito di come acquistare le noci migliori, cliccate qui.

Preparazione del plumcake salato di spinaci freschi e noci

FASE 1: IL LIEVITO PER TORTE SALATE

Mettete ad idratare in un dito d’acqua per qualche minuto il lievito per torte salate e lasciate riposare a temperatura ambiente.

FASE 2: LE VERDURE E LA PREPARAZIONE DELL’IMPASTO

Lavate e tritate grossolanamente gli spinaci freschi. Tagliate a piccoli pezzetti i pomodori secchi e sminuzzate le noci a pezzetti. Per tutte queste cose vi consiglio una mezzaluna o un coltello a lama liscia, come ho usato io nella videoricetta.

Rompete le uova in una grande ciotola e sbattetele con la frusta o lo sbattitore. Unite il latte, mescolate ancora e poi unite l’olio, continuando a mescolare con la frusta. Unite quindi il lievito alimentare in scaglie e i pomodori secchi tagliati a pezzetti. Infine, unite la farina e amalgamate il tutto insieme al sale.

Ora aggiungerete le noci tritate sminuzzate, i ceci e infine gli spinaci. Mescolate anche con un cucchiaio.

FASE 3: LA COTTURA

Trasferite il composto in una teglia da plumcake unta (io ho usato l’olio) e infarinata. Livellate bene e infornate a 180° C (modalità statica) per 40-45 min. Lasciate raffreddare completamente prima di tagliare.

CONSERVAZIONE

Conservate in frigorifero, coperto, per 5 giorni.

La Cuoca Insolita propone: gnocchi di ceci saltati in padella

Si può immaginare un piatto di gnocchi fatti in casa senza patate e senza uova, con un condimento povero di grassi e adatti anche a chi ha bisogno di tenere sotto controllo gli sbalzi di glicemia?

Questa ricetta di gnocchi di ceci saltati in padella è proprio così. Ma cosa ci sarà dentro allora? Tutta quella verdura non è lì solo per dare colore. Verdura di stagione. Fresca e piena di vitalità. Gnocchi molto saporiti, che piaceranno anche ai bambini. E c’è anche un altro vantaggio: sono compatti al punto giusto e, quando si mescolano, non si attaccano mai tra di loro.

Tempi: Preparazione 30 minuti;

Cottura 2-3 minuti;

Attrezzatura necessaria: Minipimer o robot tritatutto, pelapatate, tagliere legno grande per fare gli gnocchi, coltello a lama liscia, forchetta, schiumarola, pentola per cuocere gnocchi, matterello (non essenziale), padella antiaderente di circa 30 cm diam., 1 cucchiaio di legno

Difficoltà (da 1 a 3): 1

Costo totale: 2,71 € (3,31 €/kg)

Ingredienti (per 4 persone – circa 200 g a testa):

Per gli gnocchi di ceci:

  • Farina di tipo 2 (o metà 00 e metà integrale) – 240 g
  • Zucchine cotte con olio e aglio – 160 g
  • Piselli cotti in padella – 100 g
  • Ceci lessati o in scatola – 100 g
  • Sale fino integrale di Sicilia – 1 cucchiaino
  • Farina semola per spianatoia

Per il condimento:

  • Zucchine cotte in padella – 120 g
  • Carote crude tagliate finissime – 40 g
  • Pangrattato – 40 g
  • Foglie di basilico – una decina grandi
  • Olio e.v.o. – 3 cucchiai
  • Aglio – 1 spicchio
  • Sale, pepe

Perché vi consiglio questa ricetta?

  • Problemi di colesterolo alto? Questa ricetta ha il 95% in meno di grassi saturi rispetto ai classici gnocchi di patate conditi con burro e parmigiano!
  • Altro vantaggio: hanno il triplo delle fibre (guardate la tabella nutrizionale sotto).
  • Gli gnocchi sono preparati solo con farina integrale e senza patate!!! Usiamo invece tanti legumi, più adatti al controllo della glicemia e ricchi di proteine. Il nostro primo piatto è più completo dal punto di vista nutrizionale.
  • Non usiamo latte né uova: perfetta quindi per chi ha allergie o non vuole mangiare prodotti di origine animale.

Approfondimenti e i consigli per l’acquisto degli “ingredienti insoliti” a questo link: https://www.lacuocainsolita.it/ingredienti/).

In caso di allergie…

Allergeni presenti: Cereali contenenti glutine

Preparazione

Fase 1: GLI INGREDIENTI PER IL SALTO IN PADELLA

Lavate e asciugate le foglie di basilico e tritatele finemente insieme al pangrattato. Se avete del pane secco, potete mettere pane e basilico insieme nel robot tritatutto.

Pelate le carote e con il pelapatate formate delle listarelle sottili.

Tenete tutto da parte, per il condimento degli gnocchi.

Fase 2: L’IMPASTO DEGLI GNOCCHI

Mettete zucchine, piselli e ceci nel contenitore del robot tritatutto e frullate fino a quando avrete ottenuto un impasto omogeneo, il più possibile senza pezzi. Aggiungete ora la farina di tipo 2 (o altra farina, ad esempio metà farina 00 e metà farina integrale di grano o di farro integrale) e il sale e amalgamate fino a quando si formerà una palla omogenea. Aggiungete altra farina (poca alla volta) se la palla risulta ancora un pochino appiccicosa. Chiudete in un foglio di pellicola e lasciate riposare mezz’ora.

Infarinate la spianatoia con la semola e formate un rettangolo di spessore di circa 1 cm (potete usare un matterello per rendere lo spessore più omogeneo). Con il coltello a lama liscia tagliate a listarelle parallele, di 2 cm di larghezza. Ora separate leggermente tra loro le strisce, giratele su un lato e cospargetele leggermente di farina di semola. Con il coltello tagliate tutte le listarelle insieme, formando degli gnocchi di forma circa quadrata. Ora, se volete e avete tempo, rigateli con la forchetta, aiutandovi con il polpastrello del pollice. Se non ne avete voglia, potete anche lasciarli a forma di quadrato!

Fase 3: LA COTTURA E IL SALTO IN PADELLA

Intanto portate a bollore l’acqua nella pentola e poi salate. Buttate gli gnocchi, rigirateli con la schiumarola e aspettate che vengano a galla (ci vorranno circa 2-3 minuti). Scolateli con la schiumarola e poneteli nella padella antiaderente, dove avete già fatto scaldare l’olio extra vergine e avete fatto insaporire lo spicchio d’aglio. Girate velocemente gli gnocchi con il cucchiaio di legno, quindi unite il pangrattato aromatizzato al basilico, le strisce finissime di carote crude e le zucchine cotte. Mescolate bene per un paio di minuti, quindi unite sale e pepe. Mangiateli subito!

CONSERVAZIONE

Gnocchi crudi: 6 mesi in congelatore. Separateli tra loro, ben infarinati con la semola. Una volta induriti potete metterli in un sacchetto gelo e tenerli per 6 mesi. Per usarli, buttateli ancora gelati direttamente nell’acqua di bollitura.

In frigorifero: 2 giorni

Chi è La Cuoca Insolita

La Cuoca Insolita (Elsa Panini) è nata e vive a Torino. E’ biologa, esperta in Igiene e Sicurezza Alimentare per la ristorazione, in cucina da sempre per passione. Qualche anno fa ha scoperto di avere il diabete insulino-dipendente e ha dovuto cambiare il suo modo di mangiare. Sentendo il desiderio di aiutare chi, come lei, vuole modificare qualche abitudine a tavola, ha creato un blog (www.lacuocainsolita.it) e organizza corsi di cucina. Il punto fermo è sempre questo: regalare la gioia di mangiare con gusto, anche quando si cerca qualcosa di più sano, si vuole perdere peso, tenere a bada glicemia e colesterolo alto o in caso di intolleranze o allergie alimentari.

Tante ricette sono pensate anche per i bambini (perché non sono buone solo le merende succulente delle pubblicità). Restando lontano dalle mode del momento e dagli estremismi, sceglie prodotti di stagione e ingredienti poco lavorati (a volte un po’ “insoliti”) che abbiano meno controindicazioni rispetto a quelli impiegati nella cucina tradizionale. Usa solo attrezzature normalmente a disposizione in tutte le case, per essere alla portata di tutti.

Calendario corsi di cucina ed eventi con La Cuoca Insolita alla pagina https://www.lacuocainsolita.it/consigli/corsi/

Chi è Cinzia Loiodice, AD di Bricks 4 Kidz® Italia

Rubrica a cura di Progesia Management Lab

Laureata in Scienze della Comunicazione e con una specializzazione in Business Communication, Cinzia Loiodice per anni ha svolto diversi ruoli manageriali in importanti agenzie di comunicazione e successivamente in Bosch. La sua decennale esperienza nella multinazionale tedesca le ha permesso di constatare la difficoltà nel reperire professionisti, ma soprattutto professioniste, con una laurea in materie S.T.E.M. (Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Approfondendo l’argomento ha scoperto che già in prima o seconda media i ragazzi e le ragazze hanno chiaro se intraprendere un percorso scientifico o umanistico e, appassionandosi al tema, ha cercato informazioni per portare le nuove generazioni verso le discipline del futuro. Dopo un’intensa attività di scouting ha conosciuto la realtà di Bricks 4 Kidz® ed ha deciso di portare in metodo in Italia. Di cosa si tratta? I bambini e i ragazzi dai 3 ai 16 anni possono apprendere le materie S.T.E.M. realizzando, con speciali kit didattici contenenti parti tecniche e motori Lego®, oltre 300 progetti che consentono di approfondire il programma didattico ministeriale. In sintesi, come cita il claim, imparano, costruiscono e giocano unendo il divertimento con la pratica e la teoria. Nel 2017 Cinzia Loiodice e la socia Olivia Musso, ricercatrice al Politecnico di Torino, hanno costituito la Kidding s.r.l. – startup innovativa a vocazione sociale e composizione femminile – che ha acquisito la master license per l’Italia di Bricks 4 Kidz® e aperto il primo centro italiano a Torino. Recentemente la società Kiwi, specializzata nell’organizzazione di eventi e nella produzione di spettacoli per famiglie, ha rilevato una consistente quota societaria, con l’obiettivo di dare un forte impulso alla diffusione di Bricks 4 Kidz® in Italia, dove ad oggi sorgono 6 centri didattici. L’AD di Kiwi, Andrea Sammarco, è inoltre da anni impegnato in attività per il contrasto del gender gap, tematica in focus nell’ambito S.T.E.M.

Che cos’è Bricks 4 Kidz®?

È un metodo proprietario nato nel 2008 a Saint Augustine, in Florida, da un team di architetti e ingegneri che unisce la teoria alla pratica e si basa sull’utilizzo dei mattoncini Lego® per imparare le materie scientifiche. Si rivolge ai bambini dai 3 anni, per i quali usiamo i Duplo®, fino ai ragazzi della seconda superiore con i quali si studia la robotica educativa, il web design ed altre discipline in ambito S.T.E.M.

Le attività core di Bricks 4 Kidz® si basano sull’utilizzo da parte degli studenti di speciali kit didattici sviluppati dai colleghi americani, che contengono parti tecniche e motori Lego® con cui realizzare oltre 300 progetti che consentono di approfondire il programma didattico ministeriale: pannelli solari, molecole del DNA, giostre in movimento per approfondire le leggi della fisica, e molto altro. La parte pratica – che permette di migliorare competenze come il pensiero orientato al processo, il problem solving, le abilità visuo spaziali – è preceduta da una parte teorica erogata con modalità interattive dai tutor Bricks 4 Kidz®, studentesse e studenti provenienti da facoltà scientifiche. Il Kit didattico non è in vendita e prescinde da qualsiasi tipo di rapporto commerciale con la Lego®. Noi andiamo spesso nelle scuole per portare la nostra metodica che si compone di 3 step: we learn, we build, we play. Durante la lezione interattiva di 20 minuti, concepita in base alle diverse età degli studenti, i bambini e i ragazzi costruiscono una pala eolica o un pannello solare o una pompa per l’estrazione del petrolio o altri tra i 300 progetti realizzabili seguendo apposite istruzioni sviluppate dalla sede americana. L’attività manuale è fondamentale perché serve per capire concretamente molte regole della fisica. Il nostro obiettivo è creare la passione per le materie scientifiche ed insegnarle in modo esperienziale e coinvolgente”.

Oltre alle attività con i Lego® e alla robotica educativa, la sede italiana ha sviluppato una serie di percorsi aggiuntivi come l’utilizzo dei videogiochi (es. Minecraft) per le attività didattiche, lo sviluppo di competenze di web design, l’apprendimento della progettazione CAD attraverso programmi basati sui Lego®.

Quali sono i plus del vostro metodo?

Grazie ad esso le materie S.T.E.M. – spesso considerate discipline da fanatici della tecnologia e dell’informatica di appannaggio maschile – diventano interessanti e divertenti, ma soprattutto alla portata di tutti e tutte. Anche chi ha disturbi specifici dell’apprendimento e dell’attenzione in questo modo impara e, così facendo, aumenta la propria autostima perché in 20 minuti porta a termine un progetto funzionante in totale autonomia”.

Quali attività svolgete?

“Anche se abbiamo 6 sedi che si trovano a Torino, Milano, Monza Brianza, Napoli, Lecce e Catanzaro, tendenzialmente siamo noi ad andare nelle scuole. Organizziamo workshop in orario curriculare, corsi pomeridiani, campi estivi, eventi e feste di compleanno, formazione per gli insegnanti.

Avete anche attività per aziende?

“Si, l’area B2B ha una forte rilevanza. Ci occupiamo di team building aziendali, di percorsi per il miglioramento della comunicazione e per lo sviluppo della creatività all’interno dei team, e abbiamo come clienti sia importanti multinazionali sia aziende di piccole e medie dimensioni. Offriamo inoltre eventi aziendali e family days rivolti ai figli dei dipendenti, per sviluppare nelle nuove generazioni l’interesse per le materie scientifiche”.

Come sono organizzati i summer camp per i ragazzi?

I nostri campi estivi sono vere e proprie full immersion con una preponderante parte ludica, necessaria soprattutto in questi ultimi 2 anni in cui la pandemia ha costretto i bambini e i ragazzi alla staticità e allo scarso contatto sociale. I campi sono un mix fra laboratori S.T.E.M. e giochi/attività di animazione all’esterno, che veicolano in modo divertente concetti scientifici. I temi dei camp variano: ad esempio ce n’è uno dedicato allo spazio in cui i ragazzi costruiscono razzi, Mars e Lunar Rover, modelli di orbita, si parla di propulsione, si organizzano giochi all’esterno che simulano la posizione dei pianeti o i training degli astronauti.  Altri che portano i ragazzi in un viaggio attraverso l’evoluzione e le teorie di Darwin, altri ancora che permettono ai ragazzi di approfondire l’archeologia e la storia egizia tramite Minecraft.

Dal 30 agosto e per due settimane saremo in una location d’eccezione, il campus ONU di corso Unità d’Italia a Torino. Con i partecipanti, che avranno età comprese tra i 6 e i 13 anni, parleremo di futuro sostenibile e di materie scientifiche. In quell’occasione affronteremo il tema dei 17 goals della sostenibilità e i ragazzi faranno un viaggio nella cooperazione e nella pace dei popoli. Avremo il contributo di alcuni esponenti che lavorano per le Nazioni Unite e approfondiremo aspetti scientifici come le fonti rinnovabili e il riciclo, sempre con l’utilizzo dei Lego®. Nel corso della seconda settimana faremo un viaggio virtuale nelle Olimpiadi dall’antica Grecia ad oggi e parleremo dell’energia che brucia il corpo durante l’attività sportiva, della fisica dietro le discipline sportive – come le forze che consentono all’atleta di girare sulle parallele – e racconteremo storie virtuose di cooperazione tra sportivi di paesi diversi. L’evento eccezionale è che l’International Training Centre of the ILO normalmente ospita per i summer camp bambini i cui genitori lavorano nel campus, mentre in questo caso ci saranno anche ospiti esterni”.

IL FOCUS DI PROGESIA

L’obiettivo principale del nostro metodo è la valorizzazione dei talenti, spiega Cinzia Loiodice, AD di Bricks 4 kidz®. È evidente che il sistema scolastico di oggi non garantisce ai nostri bambini la possibilità di esprimere pienamente attitudini e potenzialità. Di conseguenza in Italia c’è un notevole calo di interesse dei giovani verso le materie e le professioni scientifiche, considerate poco gratificanti e stimolanti. Solo facendo divulgazione in effetti, è possibile mostrare che le attività scientifiche e tecniche permettono di esprimere una forte componente di creatività, che implica originalità e fluidità di pensiero nell’applicazione di soluzioni e idee innovative.

La nostra prospettiva di diffusione della conoscenza, prevede l’organizzazione di laboratori destinati ai bambini, che attraverso il gioco sperimentano un nuovo modo di interpretare la realtà e di esprimere i propri talenti. La creatività e il gioco diventano uno strumento fondamentale per conoscere se stessi, entrare in contatto con la propria sfera emozionale e abbattere le barriere cognitive e culturali che spesso condizionano la nostra vita di adulti e non solo quella dei bambini.

Siamo consapevoli del forte impatto del nostro approccio su allievi e famiglie. E come mostrano i risultati concreti delle nostre attività, i bambini che seguono i nostri laboratori sviluppano e migliorano le proprie competenze e conoscenze. Nei disturbi dell’attenzione aumenta in modo esponenziale la capacità di concentrazione e di problem solving.

Il risultato più importante però lo riscontriamo nell’educazione e nella consapevolezza delle bambine, che attraverso il gioco superano gli stereotipi tradizionali di genere e di immagine sociale. La sfida, in particolare per le nostre allieve, è quella di sviluppare autostima e fiducia in se stesse”.

Come mostra una recente ricerca della Lego Play Well Study, il 73% dei genitori crede che le differenze di genere siano guidate più dalle aspettative della società che dalla biologia.

Insieme agli Organismi Internazionali e alle aziende sensibili al Gender Gap, Bricks 4 kidz®, si pone l’obiettivo di contrastare gli stereotipi della società, educando i bambini a raggiungere ideali e aspettative personali.

 

Coordinamento: Carole Allamandi
Intervista: Barbara Odetto

Chi è Silvia Merlo, AD del Gruppo Merlo e Presidente Saipem

Rubrica a cura di Progesia Management Lab

La Merlo S.p.A. è un’industria metalmeccanica di Cervasca (CN) che conta circa 1.500 dipendenti e ha una rete di distribuzione composta da 6 filiali ed oltre 600 concessionari che le consentono un posizionamento internazionale. L’Amministratore Delegato di questa azienda leader che opera nel settore dei sollevatori telescopici, autobetoniere auto caricanti, sistemi e tecnologie per la movimentazione e il sollevamento, è Silvia Merlo che ricopre cariche anche nei Consigli di Amministrazione di altre società appartenenti al Gruppo. Laureata in Economia Aziendale, è stata componente del Consiglio di Amministrazione di Erg S.p.A. oltre che membro del Consiglio di Amministrazione, del Comitato Controllo Rischi e Sostenibilità, del Comitato per le Operazioni con Parti Correlate e Presidente del Comitato Remunerazione di Sanlorenzo S.p.A e a fine aprile è stata nominata Presidente di Saipem, il colosso petrolifero tra i più importanti fornitori di servizi a livello mondiale del settore della costruzione e manutenzione delle infrastrutture al servizio dell’industria energetica, con una operatività nei cinque continenti.

Infaticabile e competente, ha inoltre ricoperto incarichi di consigliere di amministrazione e di membro di comitati interni in diverse altre società tra cui Leonardo S.p.A., BNL Banca Nazionale del Lavoro S.p.A., GEDI Gruppo Editoriale S.p.A. e Banca CRS Cassa di Risparmio di Savigliano S.p.A. Per il Gruppo Merlo, e dunque per lei, al centro di tutto c’è la persona. Per questo l’azienda si impegna a rispettare l’ambiente e a rendere più sicuro e confortevole il lavoro degli operatori. Non stupisce quindi che nel 2014 Silvia Merlo sia stata insignita della Mela d’Oro nell’ambito del premio Donne ad Alta quota della Fondazione Marisa Bellisario per la sezione imprenditoria e che nel 2017 abbia ricevuto il Premio Amelia Earhart su iniziativa dello Zonta Club Alba-Langhe e Roero.

Con Intesa Sanpaolo avete sottoscritto una collaborazione a sostegno della filiera per fronteggiare la crisi causata dal Covid-19. Un’azione importante per i clienti e i fornitori?

“All’inizio di questa pandemia, anche memori delle precedenti crisi, è stata nostra cura mettere in sicurezza e portare valore aggiunto alla filiera per cui i clienti e i fornitori hanno potuto avere accesso ad una convenzione che abbiamo sottoscritto noi come gruppo e che ha permesso loro di godere di una serie di benefit. Utilizzando un canale semplificato con interlocutori dedicati e con un iter ragionato prima, chi ne ha avuto bisogno ha potuto accedere ad una serie di fondi che probabilmente avrebbe fatto difficoltà ad ottenere. Noi per loro abbiamo dettato i tempi di risposta della banca, che sono stati di circa 5 giorni, abbiamo concordato un tasso predefinito e abbiamo strutturato a priori l’iter procedurale. Tutto ciò ha portato dei grandi benefici e ci risulta che la filiera abbia usufruito di più di 140 milioni di erogazioni per cui sicuramente un aiuto lo abbiamo dato. Parlo al plurale perché Intesa Sanpaolo è stato un partner attento, rapido nella risposta e flessibile”.

Siete un gruppo con una visione di lungo termine. Parlando di sostenibilità, quale ruolo svolgeranno le energie rinnovabili nel nostro futuro?

“Tutto ciò che è sostenibile ci vede impegnati e attenti e anche se questo è il tema del momento noi, non seguendo le mode ma essendo dei precursori, nel 2013 abbiamo esposto il nostro primo sollevatore telescopico ibrido al quale abbiamo iniziato a lavorare già nel 2009. Nel 2020 abbiamo presentato nella nostra gamma il primo sollevatore telescopico full electric. Siamo interessati al tema della sostenibilità sia nel prodotto sia nei processi di produzione e per noi il concetto di energy saving è fondamentale perché la sostenibilità passa anche per il non spreco e per l’ottimizzazione delle energie e dei materiali”.

Da sempre il Gruppo Merlo mette al centro la persona. Con quali attività avete maggiormente sostenuto i vostri dipendenti?

“Sosteniamo e facciamo un’azione quasi di push verso i nostri collaboratori. Esiste un’associazione coordinata dagli stessi dipendenti che sostiene e promuove tutta una serie di iniziative, che vanno dalle gite alla formazione, passando per l’attenzione ai giovani. Sono iniziative legate al tempo libero, ma sono fondamentali per creare aggregazione e sentirsi parte di un gruppo, un requisito per noi fondamentale. Da sempre a Natale organizziamo una festa per i figli dei dipendenti: svuotiamo un capannone e lo riempiamo di giostre di grandi dimensioni come ottovolanti e trenini. Realizziamo molte iniziative, alcune anche legate al welfare, ma soprattutto ogni giorno diamo attenzione alle persone cercando di farle sentire non dei numeri, ma ognuno importante per la crescita della società. Perché ciascuno di loro non è un ruolo, ma un individuo con le proprie peculiarità”.

Rientrano in quest’ottica anche il Centro Formazione e Ricerca Merlo e il Master Universitario di secondo livello che organizzate con il Politecnico di Torino?

“Collaboriamo da molto tempo con il Politecnico di Torino, ma sono particolarmente affezionata a quest’ultimo progetto che riguarda la formazione di alto apprendistato di 12 ingegneri neolaureati che sono stati selezionati e assunti per essere formati attraverso un master organizzato in collaborazione con la Regione Piemonte e il Politecnico. Il master è durato 2 anni e la docenza è stata sia del Politecnico sia nostra.   Il primo corso si è tenuto in parte a Cuneo e in buona parte a Torino e, quando non seguivano le lezioni, i ragazzi con il loro tutor erano all’interno dell’organizzazione aziendale. Abbiamo inserito 12 ingegneri in 12 aree differenti del gruppo e, terminato l’apprendistato di alto apprendimento, sono stati tutti assunti. Il risultato è stato così soddisfacente che anche quest’anno abbiamo deciso di assumere ulteriori 12 ingegneri con la stessa formula, e lo abbiamo fatto a prescindere dal Covid-19 per lungimiranza, perché crediamo che questi studenti saranno dei pilastri importanti per l’azienda di domani. Abbiamo la volontà di guardare avanti e vogliamo dare un segnale forte sia dentro che fuori dal gruppo: vogliamo puntare sul futuro e sulle giovani generazioni. La nostra è un’azienda che parla di innovazione e che ha insita quella curiosità che è tipica dei giovani, ma anche dei non giovani. Mio padre, ad esempio, è un ragazzino di 85 anni ed è una persona estremamente innovativa e curiosa”.

Donna per lei significa?

“Non mi sono mai posta la questione uomo-donna, ma mi sono chiesta dove fossero le competenze, a prescindere dal genere. Io ho avuto il privilegio di poter fare un certo percorso, anche se non è stato facile. Ha iniziato ad essere meno dura quando ho deciso di andare diritta verso la meta senza farmi problemi sul fatto che fossi donna. È stato complicato, ma credo che sia importante avere un’attitudine più legata alla direzione e alla meta e meno alla differenza tra maschile e femminile. Sarò contenta quando smetterò di parlare ad una platea di sole donne. Se ce la raccontiamo tra di noi, a cosa serve? Soprattutto se a prendere le decisioni sono gli uomini”.

IL FOCUS DI PROGESIA

Il Gruppo Merlo è un importante gruppo industriale a conduzione familiare, leader italiano delle macchine operatrici, con un forte spirito internazionale e al tempo stesso con un forte legame con il territorio dove sorge l’azienda.

Al centro del progetto c’è l’essere umano e l’impegno del Gruppo a rispettare l’ambiente e rendere più funzionale, sicuro e confortevole il lavoro di chi utilizza macchine operatrici a marchio Merlo e di chi, ogni giorno in azienda, si dedica al costante miglioramento dell’efficienza e delle performance dei prodotti.

L’AD del gruppo, Silvia Merlo, sottolinea che la Merlo è un’azienda di famiglia a tutti gli effetti e che ci lavorano tutti quotidianamente all’interno; proprio per questo il riconoscimento ottenuto nel 2014 con l’iscrizione nel Registro delle Imprese Storiche è per tutti loro motivo di grande orgoglio; l’attività dell’azienda inizia nel 1911 con Giuseppe Merlo (nonno di Silvia) che apre un’officina per la lavorazione del ferro di soli 250 metri quadrati e quindi nel 2011 la Merlo Spa entra ufficialmente nella ristretta cerchia di aziende centenarie che hanno fatto la storia d’Italia e della provincia di Cuneo.

Oggi nella sede di San Defendente di Cervasca lavorano circa 1500 persone e nei loro confronti l’azienda attua numerose politiche di welfare, gestite da un apposito ente interno, nella convinzione che dipendenti e i collaboratori siano parte fondamentale di un’impresa e con il loro lavoro quotidiano contribuiscano a concretizzare i valori imprenditoriali.

Spiega Silvia Merlo: “la nostra scelta di welfare non è dettata dalla necessità di avere ritorni di indice, ma è legata ad una decisione della mia famiglia che sente molto forte la responsabilità di essere un’azienda del territorio e che vuole contribuire attivamente e concretamente al benessere dei nostri 1500 dipendenti e delle loro famiglie. Perché, nonostante la forte vocazione internazionale che ci contraddistingue, siamo ancora oggi un’azienda a misura d’uomo e di donna”.

Questo modello di welfare aziendale, evoluto e personalizzato, permette al Gruppo Merlo di rafforzare la propria immagine come datore di lavoro (employer branding) e al tempo stesso di fidelizzare i collaboratori aumentando il loro benessere e il senso di appartenenza. In questo modo si coniuga il welfare aziendale con la responsabilità sociale d’impresa e con l’incentivazione della forza lavoro, facendo sentire i collaboratori parte integrante dell’azienda in cui lavorano.

 

Coordinamento e Focus: Carole Allamandi
Intervista: Barbara Odetto

Dove mangiare le 10 pizze più buone di Torino

Le pizze più buone di Torino secondo noi? Tempo fa avevamo fatto una lista che ora vi riproponiamo. Ma vi chiediamo di aggiornare l’elenco segnalandoci le vostre pizzerie preferite!

Pizzeria Da Cristina, le pizze come una volta

In zona Barriera di Milano si trova una delle più antiche pizzerie di Torino. E’ un locale a gestione familiare e si percepisce anche dal servizio e dall’arredo. Insomma, un posto dove non si bada a fronzoli e si pensa alla sostanza. Uno dei migliori luoghi in cui assaporare una delle prime pizze napoletano arrivate a Torino.
Corso Palermo 101, Torino

Chi è Federico Buratti, amministratore di Grand Hotel Sitea e Royal Palace Luxury Suites

Aziende di Valore, rubrica a cura di Progesia Management Lab

Nel cuore di Torino, incastonato in uno di quei palazzi tutelati come patrimonio artistico che rendono la città sofisticata ed elegante, sorge il Grand Hotel Sitea che da quattro generazioni accoglie gli ospiti con savoir-faire per trasformare il loro soggiorno in un’esperienza indimenticabile. Locale Storico d’Italia, dagli Anni ’30 ad oggi le sue stanze hanno ospitato con discrezione musicisti, attori, premi Nobel e protagonisti dello sport. I fratelli Federico e Niccolò Buratti – rispettivamente Amministratore e Responsabile della parte Food & Beverages dell’albergo – hanno proseguito con successo la tradizione famigliare. Sotto la loro guida il Grand Hotel Sitea ha riconfermato l’allure e lo charme che lo contraddistinguono, il rinomato Ristorante Carignano ha ottenuto la prestigiosa stella Michelin grazie allo Chef Fabrizio Tesse e accoglie non solo gli ospiti dell’albergo ma anche i Torinesi, il bistrot Carlo e Camillo, adiacente al ristorante e all’hotel, propone una ristorazione che unisce raffinatezza e informalità. Ma l’interpretazione più sofisticata dell’art de vivre torinese dei fratelli Buratti trova il suo apice nel Royal Palace Hotel & Spa: sei suites extra luxury destinate ad una clientela che ama la privacy e un servizio personalizzato che punta sull’eccellenza più esclusiva. Un progetto originale per Torino, ma che è stato capito e accolto con entusiasmo dai turisti italiani e stranieri.

Federico, ripercorriamo i momenti salienti della vostra lunga tradizione nell’hôtellerie?

“Mio fratello Niccolò ed io rappresentiamo la quarta generazione Buratti alla guida del Grand Hotel Sitea e la nostra Famiglia è anche proprietaria dell’immobile. Nel 1925 mio nonno acquistò la Società Esercizio Alberghi Torino S.p.A. che gestiva le terme all’interno degli alberghi. Eccetto nel periodo in cui venne sequestrata dalle SS per utilizzarla come base a Torino, abbiamo sempre gestito la conduzione della struttura. Negli anni ‘90-2000 abbiamo effettuato un importante lavoro di ristrutturazione durante il quale fu costruito il quinto piano in cui si trovano le 8 suites che vennero utilizzate come sede degli uffici della Coca Cola, main sponsor dei Giochi Olimpici invernali del 2006. Da sempre il Grand Hotel Sitea è riconosciuto come l’albergo degli artisti perché ha ospitato ed ospita personaggi quali il trombettista Louis Armstrong, la soprano Maria Callas, il regista Dario Argento, il Premio Nobel Rita Levi Montalcini, la scrittrice Banana Yoshimoto e di recente l’attore Kevin Spacey. Considerandolo un aspetto fondamentale per assicurare agli ospiti un’esperienza indimenticabile, nel 2017 abbiamo deciso di inaugurare il ristorante gourmet Carignano a cui si è affiancato successivamente il bistrot Carlo e Camillo. Grazie alla maestria dell’Executive Chef Fabrizio Tesse, già stellato alla Locanda di Orta, nel 2018 il ristorante ha ricevuto la stella Michelin, mentre il bistrot è un mix di raffinatezza, informalità e storia piemontese. Entrambi i locali sono aperti agli ospiti dell’albergo a 5 stelle, ma anche a coloro che vogliono godere dell’art de vivre torinese. Poiché non ci fermiamo mai, abbiamo anche inaugurato il Carignano banqueting per soddisfare una clientela di alto livello che può rivolgersi a noi per curare eventi aziendali, matrimoni, feste private e business lunch, mentre nel 2019 abbiamo iniziato i lavori del Royal Palace Hotel & Spa”.

Il Royal Palace Hotel & Spa ha una filosofia che punta sull’extra luxury e sull’eccellenza. Di cosa si tratta e quale tipo di accoglienza offre agli ospiti? 

“La filosofia è far sì che il palazzo storico in cui sorgono le Royal Suite De Luxe sia un prolungamento della propria casa. Per questa ragione garantiamo la massima riservatezza e una personalizzazione del servizio. Ogni suite è in versione modulare per poter creare un’ambientazione di oltre 500 metri quadrati adatta alla nobiltà, al mondo dello show biz e ai più facoltosi imprenditori di tutto il mondo che soggiornano a Torino da soli o con la famiglia o con lo staff al seguito. Gli ospiti possono usufruire dei servizi di un butler che si è diplomato all’International Butler Academy, la prestigiosa scuola olandese per diventare maggiordomi. All’interno delle suites è possibile anche concordare uno show cooking firmato dallo chef stellato Fabrizio Tesse ed usufruire in maniera esclusiva della SPA composta da doccia emozionale, cromoterapia, sauna e bagno turco”.

Chi soggiorna al Royal Palace Hotel può usufruire dei servizi offerti dal Grand Hotel Sitea?

“La vicinanza al Grand Hotel Sitea garantisce a tutti i clienti la possibilità di utilizzare la palestra che si trova all’interno dell’albergo, il raffinato ristorante Carignano, il bistrot Carlo e Camillo per un pranzo informale o un aperitivo di lusso, l’American Bar per un piacevole dopo cena e di tutto ciò che caratterizza la nostra arte di accogliere”.

Cosa vi ha indotti a concepire questo spazio esclusivo destinato ad un target altamente selezionato?

“Il raggiungimento di certi standard qualitativi legati a piccoli numeri ci ha fatto pensare che Torino, dove ci sono immobili stupendi legati alla nostra storia, fosse la location ideale. Il Royal Palace Hotel & Spa sorge in quella che fu la casa di Emanuele Luserna di Rorà, Sindaco quando la città perse il ruolo di capitale d’Italia. La nostra idea era creare delle sinergie che valorizzassero sia Torino, con i suoi palazzi storici e raffinati, sia il territorio e recuperare quei patrimoni che sono dei piccoli musei ricchi di fascino e storia. Conosciamo i numeri del capoluogo e sappiamo che a molti può sembrare un azzardo, ma eravamo consapevoli che in città c’era questo mercato di nicchia e volevamo rispondere alle sue esigenze. Abbiamo acquistato l’edificio nel 2018 e abbiamo impiegato un anno per ristrutturarlo. Nel 2019 abbiamo terminato la quinta suite delle sei in progetto e benché non abbiamo pubblicizzato nulla, abbiamo subito ottenuto buoni risultati. Nel 2020, durante il lockdown causato dal Covid-19, un petroliere è rimasto bloccato a Torino e ha affittato le suites per la famiglia e il suo staff e prossimamente il Royal Palace Hotel & Spa sarà la sede di uno dei prestigiosi sponsor degli ATP Finals che si terranno a Torino”.

IL FOCUS DI PROGESIA

“Lasciare un’esperienza memorabile ai nostri clienti è l’obiettivo del progetto delle Royal Suite De Luxe, ci racconta Federico Buratti. “Abbiamo riservato una location d’eccezione, il Palazzo Luserna Rorengo, ai clienti che amano e vogliono vivere un’esperienza di soggiorno circondati dalla creatività e dalle opere d’arte”.

La struttura, controllata dalla sovraintendenza delle Belle Arti, richiama gli sfarzi e la cultura di 100 anni di storia. Un pieno tuffo nel passato, ma con uno sguardo rivolto all’innovazione e alla cura dei dettagli per migliorare la qualità della vita e stravolgere in maniera positiva il significato di accoglienza e benessere delle strutture ricettive di oggi.

“I nostri clienti hanno l’opportunità di respirare l’arte attraverso un’esperienza autentica, densa di significato storico e culturale. Non solo quindi un servizio, ma un percorso genuino che si apprezza attraverso i 5 sensi, potendo usufruire di un maggiordomo dedicato e di un servizio personalizzato di show cooking.

Il progetto di hotellerie, spiega Federico Buratti, “è formulato per garantire la privacy agli ospiti delle suite e, allo stesso tempo, mostra un’attenzione al servizio quasi sartoriale. Ogni dettaglio è costruito su misura per rispondere alle specifiche esigenze dei nostri visitatori. Nulla viene lasciato al caso”.

“La relazione con il cliente, ci racconta Federico Buratti, si costruisce a partire dal primo contatto, che sia la risposta ad una mail o ad una telefonata. Compatibilmente con le caratteristiche dei nostri ospiti, creiamo un percorso che possa supportarli e renderli partecipi di un’esperienza memorabile per tutta la durata del viaggio. Per questo è fondamentale conoscere e anticipare le esigenze di chi sceglie di vivere per un breve periodo in una città come Torino, considerata la meta principale per visitare e curiosare le bellezze del territorio piemontese e non solo”.

Quali sono quindi gli strumenti per migliorare la pianificazione di un viaggio e contribuire a creare una Customer Experience di successo?

“E’ molto importante, ci spiega Federico Buratti, offrire informazioni sulla città, dando la possibilità di sentirsi come a casa, sperimentando in tranquillità le curiosità e le caratteristiche del territorio; inoltre è fondamentale creare e suggerire una mappa dei percorsi itineranti a seconda delle attività preferite (musei, concerti, mostre, ecc..).

E per concludere, aiutare gli ospiti a stabilire una connessione emotiva con le persone e con il luogo, facendoli sentire coccolati e accompagnati in una dimensione di comfort e sicurezza”.

 

Coordinamento: Carole Allamandi
Intervista: Barbara Odetto
Focus: Daniela Argentina

Chi è Anna Ferrino, CEO di Ferrino&C specializzata in attrezzatura outdoor

Rubrica a cura di Progesia Management Lab

Da sempre il brand Ferrino evoca vacanza, avventura, spazi incontaminati e alte vette. Il suo business è legato alle tende da campo, agli equipaggiamenti tecnici per la montagna, al trekking e ai viaggi più estremi. Da Reinhold Messner – che con i materiali Ferrino ha scalato l’Himalaya e tutti i 14 Ottomila della terra – all’esploratrice, scrittrice e documentarista Carla Perrotti sono tanti gli ambassador che hanno contribuito a rendere leader e leggendario il marchio torinese. Ma Ferrino – che è presente in Europa, Sud America e Asia – è anche sinonimo di sostenibilità. L’azienda, altamente proattiva in questo ambito, è alimentata a energia solare, è promotrice di progetti ambientali prima che diventassero una moda e pone grande attenzione nei confronti dei collaboratori e delle collaboratrici. Anna Ferrino, CEO dell’azienda, ci ha raccontato che da tempo l’impresa adotta una serie di best practices e redige un Bilancio di Sostenibilità che si ispira all’impostazione proposta dalla Global Reporting Initiative (GRI). Lo scopo è contribuire a rispondere alle questioni internazionali affrontate dalle Nazioni Unite all’interno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile del Millennio (SDG): punti di riferimento per tutte le organizzazioni che, a vario livello, intendono affrontare con fermezza le sfide ambientali e socioeconomiche del nostro pianeta.

Dal 1870 siete i protagonisti dell’outdoor. Ricordiamo le date più significative della vostra storia?

“Ferrino è nata a Torino in via Nizza 107. Cesare Ferrino, mio trisavolo, aveva un laboratorio di vernici e ideò una formula per impermeabilizzare i tessuti. Intuendo il potenziale di questo prodotto rivoluzionario creò dei manufatti, come ad esempio le coperture per il mondo del lavoro. Si occupò anche di vestiario, teloni e tende cerate per uso militare, ma sin da subito equipaggiò gli esploratori e gli alpinisti piemontesi. Durante la Seconda guerra mondiale la sede, essendo un obiettivo sensibile perché produceva tende per l’esercito, venne bombardata e così fu trasferita vicino a Chivasso, alle porte di Torino, per garantire gli approvvigionamenti. Nel dopoguerra il destino del marchio si incrociò con quello di Torino e dell’Italia e la tenda Ferrino divenne sinonimo di vacanza. Quando mio padre Alberto entrò in azienda si ispirò agli esempi europei e fece diventare il brand un punto di riferimento per il campeggio degli Anni ’50-‘60. Per espandere il business, nel 1970 mio padre cedette delle quote alla Famiglia Rabajoli e da allora la conduzione dell’azienda è doppia. Nel 1986 Reinhold Messner si rivolse a noi per scalare le 14 vette più alte del pianeta e richiese equipaggiamenti leggeri e trasportabili in autonomia: nacque così una stretta collaborazione e il successo di Messner fu tale che l’alpinismo passò da fenomeno d’élite a fenomeno di massa. Ferrino divenne sempre più un’azienda focalizzata sull’alpinismo, anziché sul camping e questo è ancora oggi il nostro posizionamento. Il core business è l’escursionismo, ma il brand è specializzato anche nel mondo della montagna e del camping”.

I prodotti Ferrino sono distribuiti in Italia e all’estero: quanto ha influito la pandemia nel vostro settore e come l’avete gestita?

“Ferrino non è solo outdoor, ma è anche un player rilevante del settore professionale. Collaboriamo infatti con le principali organizzazione umanitarie, con il Corpo Nazionale di Soccorso Alpino, con la Protezione Civile e durante la pandemia abbiamo lavorato per garantire le tende agli ospedali da campo. Anche l’outdoor ha tenuto bene e sta registrando un trend di crescita perché la vita all’aria aperta e la montagna sono considerate sicure”.

Sostenibilità è tra le keywords di Ferrino: in che modo la declinate?

“Come molte PMI abbiamo valori sociali e ambientali molto forti. Non ci occupiamo solo di business, ma di come si fa il business. Siamo attenti alle buone pratiche e diamo valore ai collaboratori e all’ambiente. Spesso siamo stati precursori di iniziative volte a sensibilizzare le persone verso la natura: nel 2005, quando ancora pochi la usavano, abbiamo promosso il progetto Adotta una borraccia. Nel 2008 Ferrino è stata tra le prime aziende ad installare gli impianti ad energia solare sul tetto e nel 2018 abbiamo ritenuto che fosse importante avere un approccio strutturato pubblicando il Report Sostenibilità redatto secondo le Sustainability Reporting Guidelines. Per noi ambiente, sociale e supply chain in termini di impatto prodotto da noi o dai fornitori sono capisaldi imprescindibili. In questi anni abbiamo creato un approccio strutturato cercando di selezionare principalmente fornitori certificati ed abbiamo eliminato i PFC da tutte le categorie di prodotto: una sfida lunga e tecnicamente laboriosa che però ha dato risultati qualitativamente eccellenti. Un ulteriore passo avanti è l’utilizzo di tessuti riciclati e certificati non solo per le tende, la categoria di prodotto più importante per noi, ma anche per alcuni zaini e sacchi a pelo dalla prossima collezione estiva. Il 70% dei nostri collaboratori è donna ed abbiamo una policy HR senza distinzione di genere anche dal punto di vista retributivo. La nostra politica di assunzioni punta sui giovani, reclutati dal Politecnico di Torino e dalle Università, che spesso dopo un primo percorso di stage vengono inseriti in azienda. Inoltre prediligiamo sostenere progetti coerenti con la filosofia del turismo responsabile che abbiamo da anni sposato. Ferrino è stato infine partner tecnico del progetto scientifico Sulle tracce dei ghiacciai che con la spedizione Alpi 2020 ha concluso il suo ciclo decennale per rilevare gli effetti dei cambiamenti climatici sulle masse glaciali mondiali negli ultimi cento anni ed è stato partner della successiva mostra Sulle tracce dei ghiacciai – On the Trail of the Glaciers che Ferrino ha sponsorizzato in occasione del 150° anniversario al Museo della montagna di Torino”.

Alcune vostre referenze sono frutto di una progettazione consapevole. Cosa significa?

“Negli anni abbiamo cercato di avere un approccio legato all’ecodesign. Uno dei cardini del nostro modo di operare è allungare il ciclo di vita dei nostri prodotti e renderli facilmente riparabili. Pensando a questo già nella fase di progettazione lavoriamo per una riduzione degli sprechi, perché il rischio di rottura sia minimo e perché la riparazione sia semplice o addirittura eseguibile dal cliente finale. La nostra attrezzatura è progettata in base alla funzionalità, al tipo di avventura e all’utilizzo perché, ad esempio, una tenda da mare è diversa da una da montagna. Per questo abbiamo ideato Tent Set: un progetto strutturato di ecodesign grazie al quale non solo è possibile adeguare la composizione della tenda all’utilizzo, ma in caso di rottura si possono salvare alcune dotazioni e acquistare solo quelle che servono così da evitare gli sprechi. Questo è un cambiamento epocale e stiamo cercando di farlo conoscere e capire ai consumatori”.

Alpinisti, esploratori, viaggiatori, freeriders. Quali sono i requisiti per essere ambassador Ferrino?

“Siamo un’azienda che opera nell’outdoor a 360 gradi: dalla spedizione sull’Himalaya al campeggio per le famiglie. Da sempre il nostro fil rouge è legato agli alpinisti per i quali realizziamo prodotti sartoriali in base alle specifiche esigenze. Nel 2006 abbiamo lanciato il marchio nell’ambito del turismo responsabile e creiamo dei cluster tematici tramite i quali scegliamo dei progetti che rispondano alla nostra idea concettuale e li sosteniamo. In questo ultimo periodo ci siamo concentrati sul sentiero CAI Italia supportando tre progetti. Tra questi c’è Va’ Sentiero ideato da Yuri Basilicò, Sara Furlanetto e Giacomo Riccobono che percorrono il Sentiero Italia CAI: itinerario di 6.880 chilometri che attraversa le due grandi dorsali montuose della penisola italiana e che è rinato nel 2019 per volontà del Club Alpino Italiano. Il loro obiettivo è dare voce alle terre alte per far conoscere la bellezza e il piacere del cammino ai più giovani e Ferrino li accompagna in questo percorso”.

IL FOCUS DI PROGESIA

Condividere valori per creare esperienze di valore è una delle mission che guida la società Ferrino, specializzata in attrezzature outdoor. “Il nostro Gruppo, racconta Anna Ferrino, CEO dell’azienda, possiede due anime: una di queste è dedita ad accompagnare lo spirito di avventura degli appassionati di montagna e di alpinismo. Un’altra anima, invece, ha la finalità di affiancare chi opera in prima linea nel pronto intervento e nelle situazioni di emergenza territoriale. “La Ferrino SpA ha mantenuto una gestione tipica dell’azienda familiare, in parte influenzata dal suo posizionamento e dal settore di riferimento. Un’azienda importante, che opera in un mercato di nicchia e in forte crescita, come quello delle attività outdoor”. “Lavorare per gli sportivi e per la comunità, racconta Anna Ferrino, ha da sempre costituito la leva principale per attrarre in primo luogo i nostri collaboratori e di conseguenza una clientela sempre più appassionata e attenta ai dettagli tecnici dei nostri prodotti. Riusciamo a realizzare la giusta alchimia che ci permette di avere un gruppo di dipendenti che condividono passioni, ideali e la stessa cura nella gestione del cliente. “Il nostro gruppo di lavoro, spiega Anna Ferrino, possiede un approccio positivo alla vita e alle opportunità che il mercato e il contesto attuale offrono.

In fase di inserimento delle nuove risorse quindi, molta attenzione viene prestata alle soft skills: competenze trasversali che rendono una persona adatta a contribuire alla creazione di un business di successo. “Come per tutte le PMI, le funzioni aziendali non sono rigorosamente verticalizzate. In ufficio è normale dover passare da una mansione all’altra, per questo cerchiamo di coltivare un approccio flessibile dal punto di vista organizzativo e allo stesso tempo friendly nei confronti del cliente. “Le nostre risorse interne, prosegue la Ferrino, possiedono la capacità di saper costruire relazioni stabili con i propri partner, che siano fornitori, clienti o ambassador. Mi capita spesso di ricevere, da parte dei clienti, feedback molto positivi che confermano la validità del nostro approccio.”

“Crediamo e investiamo nelle HR: a partire dai giovani, strutturiamo un percorso di crescita studiato secondo le esigenze dell’area aziendale e le caratteristiche della persona. Interveniamo con la formazione e l’aggiornamento tecnico, in particolare per coloro che ricoprono ruoli di specializzazione.”

La filosofia dell’azienda Ferrino è quella di dar voce e ascoltare i bisogni di chi contribuisce con il proprio lavoro alla realizzazione di un prodotto che va oltre la qualità e che ispira le generazioni di oggi e quelle di domani.

“Per realizzare questo, ci spiega Anna Ferrino, è necessario coinvolgere le risorse aziendali e renderle partecipi di un progetto comune. Periodicamente e in modo sistematico, inoltre, valutiamo e monitoriamo la qualità interna dell’ambiente di lavoro e la chiarezza di trasferimento delle strategie aziendali. Quando rileviamo delle criticità, cerchiamo di intervenire in modo puntuale, migliorando la comunicazione interna e i momenti di confronto con il nostro personale.

Per questo parliamo di risorse e non solo di dipendenti, perché sono loro i primi ambasciatori del brand e l’elemento trainante per l’organizzazione e la crescita aziendale.”

 

Coordinamento: Carole Allamandi
Intervista: Barbara Odetto
Focus: Daniela Argentina