Torino Città per le Donne, l’iniziativa per una città a misura di donna

Rubrica a cura di ScattoTorino

torino città per le donneImprenditrici, libere professioniste, dirigenti, artiste, docenti, commercianti e tante altre: sono le protagoniste dell’economia e della cultura cittadina che hanno aderito al manifesto Torino Città per le Donne, un progetto senza finalità politica, che non si identifica con alcuna corrente politica e che si rivolge all’universo maschile e a quello femminile. Fondata dalla Manager culturale Antonella Parigi, dalla Docente di fisica del Politecnico di Torino Arianna Montorsi, dall’Amministratore Delegato di Socialfare Laura Orestano e dalla neurologa della Città della Salute e della Scienza Maria Claudia Vigliani, Torino Città per le Donne si basa su un programma articolato che nasce da un’analisi puntuale del presente. Un presente che, a tutti i livelli, necessita di un cambiamento inteso come esigenza primaria da tanti cittadini e cittadine. In molti, infatti, avvertono la necessità di operare in un contesto politico, sociale e culturale che favorisca l’inclusione, metta al centro la persona e il pianeta, ponga attenzione al benessere dell’essere umano ed operi pensando anche alle generazioni future. Consapevoli che le donne – per skill, empatia, know-how e sensibilità – possono essere il delta che fa la differenza per promuovere una nuova visione della politica e del sociale, il gruppo promotore di Torino Città per le Donne ha redatto un manifesto. L’obiettivo è far sì che l’universo femminile venga maggiormente coinvolto nei processi decisionali e lavorativi a tutti i livelli e in tutti i settori così da soddisfare i requisiti basilari necessari a vivere bene. Per questa ragione sono stati individuati 8 verbi emblematici: lavorare, abitare, decidere, educare, amministrare, convivere, curare, promuovere benessere. Ad oggi i numeri di TOxD sono molto lusinghieri: 55 aderenti al comitato promotore, circa 400 aderenti ai tavoli, 557 sottoscrizioni del Manifesto, pagina Facebook seguita da quasi 2000 persone e 23000 visualizzazioni della Maratona delle Idee. ScattoTorino ha incontrato le quattro fondatrici per approfondire questo tema così importante.

Come è nata l’iniziativa e per quali ragioni?

Arianna Montorsi: “L’iniziativa è nata formalmente a ottobre, ma è in embrione da più tempo e personalmente mi occupo di questo tema da diversi anni. Ciò che vogliamo per il capoluogo piemontese è portare avanti un piano che abbia come punto di riferimento una città per le donne. È un’iniziativa importante che va a coinvolgere cambiamenti auspicabili che puntano su una città inclusiva a 360 gradi”.

Laura Orestano: “Il progetto è nato come tessitura perché Antonella Parigi ha messo insieme sensazioni e riflessioni che ognuna di noi aveva già condiviso con lei. Lei ha creato la tela e siamo contente di essere state incluse in questa tessitura”.

Maria Claudia Vigliani: “L’iniziativa è nata dopo la prima ondata del Covid-19 perché la pandemia ha cambiato il modo di vedere le cose e ha stressato le grandi differenze di genere, di età, di possibilità educative e culturali mostrando che le donne, in quel periodo come in questa seconda fase dell’emergenza sanitaria, si sono impegnate per gestire tutte le situazioni. Che si trattasse di cassiere, infermiere, dottoresse, insegnanti o imprenditrici, tutte hanno dovuto gestire figli, casa, scuola, anziani e lavoro. Questo ci ha fatto capire che è importante porre attenzione alle caratteristiche femminili che, purtroppo, sono troppo poco messe in luce. In questo momento storico le donne vogliono fare, ma anche apparire per dimostrare che un mondo retto da loro può fare bene agli anziani, ai bambini e agli uomini. Il Covid-19 ha messo in evidenza soprattutto la mancanza di respiro e Torino oggi è asfittica. Per questo vorremmo raccogliere il respiro dei Torinesi ed essere delle catalizzatrici per portare il nostro contributo in modo da ridare voce a questa città”.

Antonella Parigi: “Per me l’iniziativa nasce da una visione più complessiva perché da tempo guardo una serie di dati che fanno pensare ad una difficoltà delle donne in Italia. Considerando i numeri, ho visto che noi siamo sotto la media europea per quanto riguarda lavoro, leadership e altri temi. Siamo a 20 punti da nazioni quali Gran Bretagna, Francia e i Paesi nordici. In Italia le donne fanno ancora molta fatica ad emergere e questo è un grosso limite per la nostra società e per lo sviluppo del paese, perché metà della popolazione non viene valorizzata. Questa considerazione parte anche dalla vita di tutte noi e questo progetto nasce dal fatto che tra amiche si parla di questioni femminili irrisolte e si evidenziano i nodi cruciali. Le donne possono portare un approccio diverso per concimare il terreno di questo paese e di questa città, un approccio che porta con sé valori di comunità, solidarietà e cura. Riguardo a Torino, credo che ci sia molto da fare, ma che ci sia una forza vivace che va messa in rete e valorizzata perché è nel pensiero e nella volontà che abbiamo una grande opportunità. La Programmazione europea 2014-2020 dovrebbe avere anche il punto di vista femminile per rendere la città a misura di donna e quindi a misura di chi ruota attorno alle donne: figli, anziani, compagni”.

Qual è la vostra mission?

Arianna Montorsi: “Vorremmo arrivare a scrivere il progetto raccogliendo le idee della città in modo da presentarlo ai futuri candidati Sindaco/a nel febbraio del 2021. Le proposte specifiche verranno arricchite nei prossimi mesi coinvolgendo chi crede che la chiave del cambiamento sia al femminile. L’interazione avverrà attraverso la rete e i social”.

Laura Orestano: “Essere da lente per riflettere e far riflettere sul ruolo chiave del mondo femminile. Fare delle cose a misura di donna in una città significa fare delle cose a misura dei più perché il nostro modo di pensare e il nostro modo di essere multitasking permea molto di ciò che succede in ogni contesto urbano”.

Maria Claudia Vigliani: “La nostra mission è cercare di coagulare delle forze e arrivare a proporre una visione di Torino al femminile per i prossimi candidati Sindaco/a perché crediamo che una città per le donne possa essere più adatta a tutti”.

Antonella Parigi: “Vogliamo fare un cambiamento culturale perché la società è pensata per un maschio bianco, facoltoso, cattolico ed eterosessuale, mentre oggi tutto è più variegato e dunque si deve pensare ad una società diversa”.

Avete sviluppato un programma che punta su 8 verbi: lavorare, abitare, decidere, educare, amministrare, convivere, curare, promuovere benessere. Cosa rappresentano?

Arianna Montorsi: “La scommessa è dimostrare che le donne, così come ogni tipo di diversità, sono una risorsa per Torino ed escluderle dalle decisioni significative per la città significa far girare un motore in modalità ridotta. Questi 8 verbi sintetizzano i nostri obiettivi”.

Laura Orestano: “Gli 8 verbi sono delle caratterizzazioni, degli step nella vita delle persone. Sono gli ambienti che attraversiamo nella giornata e nelle fasi della vita. Per noi era importante individuare ciò che conta realmente”.

Maria Claudia Vigliani: “Il programma inizialmente era partito dal verbo curare e poi, attraverso il contributo delle oltre 50 persone che fanno parte della lista, lo abbiamo implementato”.

Antonella Parigi: “Volevamo arrivare con delle proposte concrete e mettere in rete questa forza viva che c’è a Torino. Il nostro sito e i social sono già mission, programma e risultato”.

Quali saranno i prossimi step?

Arianna Montorsi: “Dopo la Maratona delle idee dello scorso 28 novembre, per 2 mesi i diversi tavoli di lavoro opereranno per elaborare i contenuti da presentare a febbraio.  Voglio ricordare che l’iscrizione ai tavoli di lavoro è gratuita, ma limitata e che saremo aperte alle diverse proposte che perverranno”.

Laura Orestano: “Il mio punto di vista, che è complementare a quello delle altre, è creare la consapevolezza di un’opportunità. Come queste possano essere colte dai più o accelerate da noi in modo che diventiamo tanti, è ancora tutto da capire. Il tema vero è: Torino Città per le Donne è una lente che ci rende meno monofocali rispetto a ciò che normalmente accade ed è un’opportunità che l’amministrazione cittadina può cogliere”.

Maria Claudia Vigliani: “I prossimi step sono catalizzare energie, motivare le persone e mostrare che c’è speranza. Vorremmo raggiungere tutta la città e non solo un gruppo di donne che possono accedere facilmente a tante cose. I tavoli sono aperti a tutti e naturalmente speriamo di avere il contributo anche degli uomini. Ogni tavolo lavorerà per sviluppare il progetto legato al verbo scelto tra gli 8 perché più affine al proprio sentire”.

Antonella Parigi: “L’obiettivo è arrivare ad una proposta programmatica e a confrontarci con i candidati Sindaco/a. Spero che la rete si mantenga viva e già adesso abbiamo incontrato persone fantastiche. Per me gli step sono anche verificare e monitorare che il programma abbia continuità”.

Torino per voi significa?

Arianna Montorsi: “Per me la parola che la caratterizza è understatement, in positivo e in negativo. Questa città ha tante risorse poco utilizzate ed è un peccato, anche se con le Olimpiadi invernali era riemersa e aveva mostrato le sue qualità nascoste”.

Laura Orestano: “Per me significa moltissimo. Sono nata a Roma e in molti mi presentarono Torino come buia e gelida. In effetti quando arrivai fu così, ma da subito ebbi un’accoglienza fantastica. Questo per me è un luogo di opportunità ed è per questo che credo in Torino come generatrice di possibilità anche per chi non è nato qui. A Torino c’è sempre fermento sotto la cenere, inoltre è una città di avanguardie e di scoperte”.

Maria Claudia Vigliani: “Sono arrivata a 18 anni da Trieste e a Porta Nuova mi ha accolta una città umida e piena di nebbia. Subito sono stata presa dallo scoramento, ma non ho mai rimpianto la scelta di trasferirmi qui per gli studi. Avevo appena compiuto 18 anni e per fortuna una zia che mi ha ospitata mi ha dato la possibilità di inserirmi in questa città, che ho sempre trovato accogliente. È molto seria, ma sa essere vicina nei momenti di difficoltà”.

Antonella Parigi: “Sono totalmente torinese e molto radicata nella mia città. Io stessa penso di avere i pregi e i difetti tipici della torinesità. Il nostro capoluogo non sa esprimere i propri valori, ma ha una vena di originalità e follia che serpeggia in maniera nascosta. Noi Torinesi siamo abituati a lottare sin da quando abbiamo perso la capitale d’Italia, ma saper combattere ci ha permesso di avere sempre un punto di vista originale rispetto alle cose”.

Un ricordo legato alla città?

Arianna Montorsi: “La sorpresa e l’orgoglio di mostrare Torino agli amici durante le Olimpiadi e dopo il 2006. È la stessa sorpresa che ho provato durante la prima riunione tra le partecipanti a Torino Città per le Donne che si è tenuta al Circolo dei Lettori. Eravamo 30 donne e non ci conoscevamo tutte, ma ognuna di noi ha detto ciò che aveva in mente circa il progetto e per ore abbiamo discusso su temi altissimi”.

Laura Orestano: “Con la mia famiglia arrivai a Torino da Los Angeles, dove avevamo vissuto. Era febbraio e la città ci accolse con la neve e davvero sembrava un luogo sconosciuto e freddo. Di Torino ricordo soprattutto i contrasti tra la narrazione che avevo avuto e ciò che mi accadde realmente”.

Maria Claudia Vigliani: Non sono torinese, ma l’ho scelta all’epoca dell’università perché credo che le città siano come le persone che ami e scegli. L’ho frequentata sin da bambina ed ho deciso di viverci perché è una fucina di idee, un laboratorio che ha portato a molti risultati: dall’unione nazionale alla nascita della Rai. Torino è in grado di proporre grandi progetti, è una città di pensiero e sa rinascere dalle proprie ceneri. Ecco perché spero che iniziative ambiziose come la nostra possano attecchire”.

Antonella Parigi: “Il mio ricordo è di una Torino che c’è stata e che rievoca quella attuale: un luogo desolato e solitario, ma con una grande energia che ha permesso di farla diventare la città olimpica che tutti hanno amato. Spero che in questo momento, sotto i portici vuoti e le serrande chiuse, stia covando la stessa energia di allora, anche se oggi abbiamo perso i giovani e purtroppo non li abbiamo rimpiazzati. Uno degli obiettivi di Torino Città per le Donne è proprio far emergere i giovani che ci sono all’ombra della Mole”.

 

Coordinamento: Carole Allamandi
Intervista: Barbara Odetto

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