POLITICA- Pagina 80

Castello (Lista Cirio): “Educare i giovani alla prevenzione della violenza”

Passo fondamentale contro i femminicidi e altre forme inaccettabili di prevaricazione

Una mattinata dedicata ai ragazzi delle scuole di Pianezza per analizzare, insieme a esperti di livello nazionale, il fenomeno del cyberbullismo. E’ uno degli eventi che il Comune ha organizzato nell’ambito dell’iniziativa “Pianezza contro la violenza sulle donne”: tra i relatori, i referenti nazionale e regionale dell’Osservatorio Violenza e Suicidio, Stefano Callipo e Ludovica Franchini, l’attrice e conduttrice Emanuela Tittocchia, Ivano Zoppi, Segretario generale della fondazione Carolina, e Cristina Seymandi, Coordinatrice Italia Economy.

Ad aprire il dibattito, moderato dalla giornalista Adele Piazza, Mario Salvatore Castello (Lista Civica Cirio Presidente PML), Consigliere segretario dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale del Piemonte: “Coinvolgere i giovani in una seria riflessione sulla violenza – ha affermato Castello -, è indispensabile per prevenire eventi ancora più gravi: se uno dei nostri obiettivi è prevenire la violenza sulle donne e i femminicidi, non possiamo che passare dai giovani, condividendo con loro una seria riflessione sulle dinamiche culturali che vi sono sottese. Nell’ambito della mia delega al Corecom, che si occupa anche di prevenzione del bullismo e cyberbullismo, sottolineo l’importanza dell’attivazione del patentino per i giovani per l’utilizzo di dispositivi elettronici, in modo che siano formati e anche preparati ai rischi che si possono correre online: il nostro dovere, come istituzioni e come adulti, è tutelare le vittime e aiutare anche chi è autore di episodi di cyberbullismo, intervenendo quanto prima”.

“Non posso che ringraziare il Comune di Pianezza e tutti i Comuni piemontesi che in questi giorni stanno organizzando eventi, momenti di riflessione e testimonianza – conclude Mario Salvatore Castello -; è compito anche di tutti noi che siamo impegnati nelle Istituzioni offrire modelli alternativi di società e di comportamento, evitando azioni e soprattutto parole, anche nel dibattito, che possano essere travisate o trascendere il normale livello della dialettica fra le parti. Come componente dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale mi propongo di essere particolarmente attento e sensibile proprio a questi aspetti: a volte è sufficiente una parola non adeguata o non collocata al posto giusto, nella foga della discussione, per rendere meno efficaci molteplici sforzi e costante impegno per la prevenzione”.

Geopolitica, il vuoto di potere dura poco

IL PUNTASPILLI di Luca Martina

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Un principio chiave della geopolitica è che il vuoto di potere non dura mai a lungo. Quando un territorio perde controllo o influenza da parte di un attore, un altro (spesso avversario) tende a colmare immediatamente quel vuoto. La Cina ne è l’esempio più evidente, avendo saputo sfruttare questa dinamica per estendere la propria influenza su un insieme sempre più ampio e variegato di Paesi, rappresentato dall’evoluzione, intervenuta negli ultimi anni, del gruppo dei “BRIC”, irresistibile polo di attrazione per una nuova generazione di Paesi “non allineati” (coloro che durante la Guerra Fredda non si schieravano formalmente con nessuno dei grandi blocchi di potere nelle relazioni internazionali)… con l’Occidente.
Il termine “BRIC” è stato coniato nel 2001 da Jim O’Neill, economista di Goldman Sachs nel suo articolo “Building Better Global Economic BRICs”. L’acronimo BRIC indicava: Brasile, Russia, India e Cina. La tesi proposta da O’Neil era che queste economie emergenti avrebbero dominato l’economia globale entro il 2050 grazie alla loro crescita rapida, popolazione numerosa e risorse naturali abbondanti.
Risale a qualche anno dopo, nel 2006, il primo incontro informale tra i ministri degli esteri dei BRIC all’Assemblea Generale ONU al 2009 il primo vertice ufficiale a Ekaterinburg (Russia), dove fu formalizzata la cooperazione. Nel 2010 avviene poi l’ingresso del Sudafrica, trasformando il gruppo in BRICS. Dal primo gennaio 2024, il mondo ha a che fare con una versione riveduta ed allargata dei BRICS: ai cinque membri originari (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) si sono infatti aggiunti Egitto, Etiopia, Iran, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Indonesia (l’Argentina ha declinato l’invito). Il BRICS+, così viene ora definito, rappresenta oltre il 46% della popolazione mondiale, produce circa il 37% del PIL globale a parità di potere d’acquisto (grafico seguente, aggiornato a fine 2022) e controlla quasi la metà della produzione petrolifera mondiale e una quota significativa di materie prime strategiche. Agli 11 Paesi membri si sono aggiunti recentemente altri 10 “Paesi partner” (categoria introdotta nel 2024): Bielorussia, Bolivia, Cuba, Kazakistan, Malesia, Nigeria, Thailandia, Uganda, Uzbekistan e Vietnam.
Questi ultimi non sono membri a pieno titolo, ma partecipano ai vertici, alle riunioni ministeriali e possono contribuire ai documenti ufficiali.
Sebbene non costituiscano una minaccia diretta, le forme alternative di cooperazione Sud-Sud sono spesso meno trasparenti e più bilaterali: l’UE, per esempio, non ha un rapporto unitario con i BRICS+ ma solo relazioni con i singoli Paesi (ad es. accordi con India, Brasile, Sudafrica).La volontà di creare una valuta comune (o di accrescere l’utilizzo di valute locali) potrebbe inoltre indebolire il sistema di pagamenti internazionali (SWIFT) ed il dollaro, con effetti indiretti sul commercio internazionale. Si corre così il rischio di perdere influenza e rapporti economici nei Paesi emergenti, dove la New Development Bank (NDB) e la cooperazione BRICS+ offrono alternative più rapide e a condizioni meno restrittive. La NDB, fondata nel 2015 con sede a Shanghai, è il braccio finanziario dei BRICS e con l’allargamento del BRIC ha ampliato la sua base di capitali e membri ed ha come obiettivo quello di finanziare importanti progetti infrastrutturali nei Paesi membri, offrendo un’alternativa alla Banca Mondiale e al FMI, promuovendo gli scambi in valute locali e riducendo la dipendenza dal biglietto verde.
I principali finanziatori della NDB sono i Paesi fondatori dei BRICS, che hanno contribuito in modo paritario alla sua costituzione con un capitale autorizzato di 100 miliardi di dollari (versato per 52,7). Ogni Paese fondatore ha quote uguali e diritti di voto paritari, a differenza di istituzioni come il FMI o la Banca Mondiale (dove il peso dipende dalla quota detenuta ed è maggiore per i Paesi più importanti).La NDB ha inoltre creato il Contingent Reserve Arrangement (CRA) “si tratta di una piattaforma di sostegno finanziario reciproco alla quale i membri dei BRICS possono ricorrere in caso di difficoltà nella bilancia dei pagamenti. Il CRA è pienamente operativo ed è accessibile in qualsiasi momento su iniziativa di uno dei membri. Attraverso il CRA, i membri si impegnano a fornire riserve internazionali per un importo complessivo fino a 100 miliardi di dollari USA, così ripartiti: Cina (41 miliardi USD), Brasile (18 miliardi USD), India (18 miliardi USD), Russia (18 miliardi USD) e Sudafrica (5 miliardi USD). I nuovi membri dei BRICS possono richiedere l’adesione al CRA, che sarà valutata dal Consiglio Direttivo dell’organismo, in conformità al Trattato per l’istituzione del BRICS Contingent Reserve Arrangement, datato 15 luglio 2014. Ad oggi, nessun Paese partecipante ha dovuto richiedere risorse al CRA.”
Dal 2021, la NDB ha accolto nuovi membri che partecipano anche finanziariamente ma non hanno diritto di veto e la governance rimane equamente distribuita tra i fondatori: Bangladesh, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Algeria, Colombia e Uzbekistan.
Questi Paesi non hanno lo stesso peso decisionale dei fondatori ma contribuiscono al capitale e possono accedere ai finanziamenti. I principali progetti (120) finanziati dalla NDB dal 2016 sono stati pari a circa di 35 miliardi di dollari, ancora poca cosa rispetto ai 120 miliardi erogati nel solo 2025 dalla World Bank ma sono certamente destinati a crescere esponenzialmente nei prossimi anni. Ciò che deve preoccupare maggiormente l’occidente è il fatto che non si tratta della “semplice” creazione di un’area di libero scambio bensì di sistema commerciale e finanziario alternativo a quello attuale, dominato dal dollaro, con evidenti intenti da parte della Cina di coalizzare intorno a sé un sempre maggior numero di Paesi, con conseguenze potenziali di ampia portata (non solo economica). La globalizzazione ha prodotto certamente degli effetti indesiderati (e passi frettolosi, come l’ammissione della Cina nel WTO) ma ha comunque consentito una crescita economica accelerata ed una riduzione della povertà globale che l’ascesa dei movimenti populisti e l’accresciuta importanza dei Paesi non allineati con i valori rappresentati dall’Europa e gli Stati Uniti rischia ora di ostacolare. Compito dei Paesi occidentali sarà quello di seguire con attenzione quanto sta avvenendo e contribuire a riportare tutto nell’alveo di una corretta competizione tra aree fisiologicamente concorrenti ma comunque parti di un sistema di scambi sempre più integrato e produttivo di reciproci benefici.
Non riuscirci ci esporrà ad un futuro sempre meno stabile e difficile da prevedere.

Pentenero (PD): “Cirio tratta l’autonomia come un tema elettorale”

17 novembre 2025 – “Ancora una volta il presidente Cirio affronta un tema delicatissimo come l’autonomia differenziata con fretta e superficialità, piegandolo alle esigenze della campagna elettorale. È evidente che la sua accelerazione sia dettata più dalle imminenti elezioni regionali in Veneto che da una reale visione per il futuro del Piemonte. L’autonomia differenziata dovrebbe essere invece un tema di confronto, approfondimento e convergenza” dichiara la Presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale, Gianna Pentenero, commentando la notizia della firma delle pre-intese da parte del ministro Calderoli con le Regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria dei prossimi giorni.

“L’autonomia è una questione che comporta rischi enormi e, solo se ben gestita, qualche possibile opportunità. Ma è troppo importante per essere trattata come un passaggio burocratico o un atto di propaganda. Non esiste autonomia differenziata senza garanzie di uguaglianza e senza risorse certe: altrimenti si rischia di creare cittadini di serie A e di serie B, indebolendo la coesione nazionale e penalizzando proprio i territori più fragili” prosegue la Presidente del Gruppo Pd.

 “Il Partito Democratico ribadisce che la fretta è una cattiva consigliera e che non si dovrebbe ridurre un tema cruciale a una bandiera elettorale. Il Piemonte merita serietà, trasparenza e un confronto vero, non scorciatoie dettate dalla campagna elettorale” conclude Gianna Pentenero.

Scanderebech (Fi): “Piazza Sofia, situazione insostenibile”

La Capogruppo del Gruppo consiliare di Forza Italia, Federica Scanderebech, è intervenuta  in Consiglio Comunale per denunciare la situazione ormai insostenibile del parcheggio sotterraneo GTT di piazza Sofia, da anni teatro di vandalismi, furti e danneggiamenti che colpiscono decine di cittadini. L’interpellanza ha riportato al centro del dibattito una ferita aperta della mobilità torinese, un nodo strategico quotidianamente utilizzato da pendolari, lavoratori e famiglie.

 “Tra il 30 e il 31 maggio, e poi ancora a fine luglio 2025, decine di auto sono state devastate e saccheggiate. È solo l’ennesima replica di una situazione che va avanti da anni e che riguarda non solo piazza Sofia, ma anche altri parcheggi GTT come piazza Abba e l’area Stura. Non parliamo di episodi isolati: è un fenomeno ricorrente, conosciuto e mai affrontato con decisione. I cittadini pagano un servizio pubblico, ma vengono lasciati in balìa dei vandali.”

 “La discussione di oggi ha riportato risposte non del tutto soddisfacenti. L’Amministrazione deve finalmente assumersi la responsabilità di una scelta chiara: considerare piazza Sofia un parcheggio di interscambio strategico – e quindi garantirgli misure adeguate di sicurezza, monitoraggio e manutenzione – oppure dichiarare apertamente che non è una priorità.”

Conclude SCANDEREBECH : “Accogliamo positivamente l’ipotesi di un presidio di sicurezza fisso: è un primo passo, un risultato che chiediamo da tempo. Ma non deve diventare un alibi per fermarsi. La città vive un’escalation di vandalismi che colpisce troppi parcheggi e zone sensibili. Questo dimostra che l’attuale gestione non è più sufficiente. Servono investimenti veri, tecnologie efficaci e controlli costanti. Le istituzioni devono prendere in mano la situazione con coraggio e determinazione, restituendo ai torinesi il diritto di muoversi, vivere e lavorare senza paura. Basta interventi tampone: è il momento delle soluzioni strutturali.”

Molinari (Lega): “Firma Autonomia differenziata passo in avanti”

“La pre-intesa tra Stato e Regione Piemonte che sarà firmata mercoledì dal Ministro Calderoli e dal Governatore Cirio rappresenta un tassello fondamentale nel percorso verso la concreta applicazione dell’Autonomia differenziata, risultato fortemente perseguito dalla Lega a supporto dello sviluppo dei nostri territori e, ricordiamolo, previsto dalla nostra Costituzione. Protezione civile, Previdenza complementare integrativa, Professioni, Coordinamento della finanza pubblica in ambito sanitario sono le prime quattro materie (le prime tre non Lep, la quarta Lep) su cui il Piemonte è al lavoro da tempo, in parallelo a Veneto, Lombardia e Liguria. Autonomia e sussidiarietà sono un vantaggio per tutti, e una forma di riequilibrio importante per una Regione come il Piemonte, che vanta nei confronti dello Stato un residuo fiscale annuo di circa 10 miliardi di euro.

Non solo: una volta ottenuta l’Autonomia, l’obiettivo deve essere trasformare l’Italia in uno Stato federale, con un numero maggiore di competenze legislative esclusive per le Regioni e uno Stato sempre più snello. Avvicinare le decisioni sempre di più ai cittadini e ai territori è la nostra missione. Questo è un passaggio che arriva dopo anni di battaglie parlamentari del nostro Gruppo, dopo due referendum in Lombardia e Veneto, dopo svariati tentativi sempre bloccati dallo Stato centrale. Grazie al Ministro Calderoli e al Segretario Salvini per averci portato fin qui.  E un pensiero a Umberto Bossi, a cui tutti noi ci ispiriamo nella nostra battaglia autonomista”.

Così l’on. Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera e segretario della Lega in Piemonte, commenta la firma della pre-intesa tra Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie e Regione Piemonte.

Il referendum sulla Magistratura

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

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Pier Franco Quaglieni
Ho letto con attenzione la Legge Nordio che genererà un referendum confermativo  sulla separazione delle carriere dei magistrati. Non sono entusiasta della legge che non completa affatto la riforma Vassalli che aveva ben altro spessore. E’ una legge minore ,non confrontabile con la legge Cantabria ottenuta a prezzo di duri compromessi. Nella legge Nordio manca soprattutto la responsabilità civile dei giudici che è il vero spartiacque tra una legge giusta e una corporativa. Come presidente del Centro Pannunzio eserciterò il mio ruolo di garante,  favorendo civili e pacati confronti tra sostenitori del sì e del no. E quindi garantirò un Centro bipartisan, non luogo privilegiato per nessuno. Questo è lo stile Pannunzio. L’unica volta che ci impegnammo fu nel 1974 contro il referendum abrogativo del divorzio. Se vedo oggi come è ridotto il matrimonio e come il divorzio italiano è diventato,  simile a quello  fulmineo e poco serio degli USA, come non si sarebbe mai immaginato, credo che  sarei stato più cauto nel 1974.
Volevo  limitarmi a  seguire il dibattito, anche se ero  deciso a votare sì per distinguermi da chi voterà  no e  e che suscita in me un dissenso e un’antipatia anche  umana quasi intollerabile .A decidermi ad impegnarmi è stato il prof. Zagrebelski con il suo settarismo fino ad ora mai raggiunto che in pulloverino  kashmir ha lanciato parole d’ordine che porteranno tanti a votare sì. L’eterogenesi dei fini che riesce benissimo al vecchio professore torinese. Io ho rapporti di stima e quasi di amicizia  con tanti magistrati  esemplari che apprezzo. Non sono quelli che vanno in Tv e dominano sui giornali come fossero delle dive . E questi magistrati che lavorano in silenzio ritengo che vadano rispettati e considerati. Sono vittime dei giudici politicizzati.  Ho forti riserve invece  su una certa magistratura che ha avuto il suo simbolo deteriore in quello che Cossiga considerava più una marca di tonno che un cognome umano. Debbo aggiungere che anche il sì di Di Pietro  mi dà fastidio. Provoca  in me  un forte dissenso   il comitato messo su dalla Fondazione romana “Einaudi“ che è una replica  di quella che fu presieduta da Malagodi e da Badini Confalonieri. Il  suo Comitato appare abbastanza raffazzonato. Fa quasi pensare ad una piccola armata Brancaleone, almeno nel momento della sua  costituzione. Detta Fondazione non va confusa con quella di Torino voluta dalla famiglia di Luigi Einaudi che non scenderebbe mai in contese politiche di parte. A quel comitato non avrei mai potuto aderire. Ho invece volentieri accolto l’invito ad entrare nel Comitato per il sì Pannella, Sciascia, Tortora, tre nomi che da sempre suscitano in me stima e ammirazione.
Tutti e tre sono stati seriamente impegnati per una giustizia giusta e Tortora fu vittima di quella ingiusta. Per Tortora mi sono battuto per la sua innocenza e a fianco di Francesca Scopelliti perché ne fosse tramandato il ricordo non come sterile rievocazione , ma come impegno a cambiare le cose in Italia. Non credo che il sì al referendum possa cambiare molto, un diluvio di sì può però costringere i supponenti sostenitori del no per ragioni corporative  a più miti e ragionevoli consigli. Ci vorrebbe Forattini per predisporre un’altra bottiglia di champagne come nel 1974. Il tappo potrebbe avere un volto torinese o siciliano o anche di altre regioni meridionali. Non farò molto perché l’attivismo non è la mia passione in quanto prediligo pensare e scrivere liberamente. Ma darò una mano insieme ad un giovane amico, Mario Barbaro, che stimo molto. Anche lui è uomo che ama gli studi senza i quali la politica è mero attivismo.

Elezioni regionali di Novembre: Si profila un 2 a 1, ma per chi?

Le elezioni regionali del 23 e 24 novembre in Campania, Puglia e Veneto si avvicinano come uno dei passaggi politici più significativi dell’autunno. L’apertura delle urne, esattamente tra una settimana, segnerà l’avvio di tre sfide profondamente diverse tra loro, ma unite dalla sensazione che il risultato finale si chiuderà con un prevedibile 2 a 1. Resta solo da capire a vantaggio di chi.

Leggi l’articolo su L’identità:

Elezioni regionali di Novembre: Si profila un 2 a 1, ma per chi?

Nord, Castelli chiarisce la sua posizione

di Massimo Iaretti

Il Nord sembra essere tornato nuovamente al centro del dibattito politico soprattutto con l’evoluzione della Lega in un partito nazionale vero e proprio. Inevitabilmente questa indicazione geografica si va inflazionando e, a fronte di situazioni diverse, c’è anche il rischio di fare confusione, tra partiti, movimenti e ruoli. Al punto che Roberto Castelli, già ministro della Giustizia e viceministro delle Infrastrutture, oggi segretario del Partito Popolare del Nord ha voluto fare chiarezza su quella che è la posizione sua e del suo partito e quella del Patto del Nord. “Sono venuto a conoscenza – dice – di affermazioni che tendono a confondere la mia posizione. Di qui la necessità di fare estrema chiarezza: io sono segretario del Partito Popolare del Nord che è cosa ben diversa dal Patto per il Nord, nato come associazione di associazioni. Sono stato socio fondatore di questo, quando il Partito Popolare del Nord esisteva già, e sia io che il Partito Popolare del Nord ce ne siamo staccati successivamente. Non capisco perché ogni volta debba essere tirato in ballo senza alcun motivo”..

Il Partito Popolare del Nord, fondato da Roberto Castelli è ufficialmente riconosciuto in Gazzetta Ufficiale, , non alimenta confusioni, non guarda

al passato, non è il partito degli ex leghisti arrabbiati. E’ un progetto politico nuovo, con un padre nobile nello storico esponente nordista ed ex Ministro della Giustizia che recentemente ha depositato in Corte di Cassazione cinque proposte di legge di iniziativa popolare, di cui tre di modifica ad articoli della Carta Costituzionale e due ad articoli del codice Penale. Si tratta di un progetto che guarda al futuro e chi ha aderito sinora non lo ha fatto perché in attesa o alla ricerca di poltrone, essendo tutti consci che la strada che si dovrà percorrere non sarà fatta di petali di rosa ma di corone di spine per le difficoltà da intraprendere su un progetto che guarda al futuro e non al presente o alle ambizioni di bottega o di una candidatura facile. Con queste premesse il PPN prepara un Congresso Politico – economico a Lecco, il 29 novembre dal titolo è “Oltre i centralismi di Roma e di Bruxelles: progettare il futuro del Nord sullo scenario internazionale”, nel quale uno spazio verrà riservato alla Confederazione del Nord che vede la partecipazione del PPN e di altri movimenti piemontesi, emiliani, romagnoli e di altre realtà regionali che, ognuno nella sua autonomia, condividono questi obiettivi.

In occasione del Congresso interverranno relatori quali economisti, giornalisti, docenti universitari, imprenditori con i quali daremo voce alla visione politica ed economica del Partito in merito al futuro del Nord; solo a titolo indicativo, la riflessione spazierà dagli scenari

macroeconomici e dalla crisi industriale dell’Unione Europea ai temi più specifici quali l’energia, il green deal, il ruolo dei dazi e la necessità di proteggere la nostra industria manifatturiera, l’automotive, l’agricoltura, le politiche industriali, il comparto turistico, i costi e il futuro della sanità, la natalità.

Giachino: “Giaccone come Moro? Un odio che viene da lontano”

Caro Direttore,
Chi  ha sottovalutato, coperto, usato…. le violenze anche solo verbali in questi anni ha creato il terreno per MINACCE ASSURDE, GRAVI. Sono parole delle BR.
E’ ora che dai giornali, dai partiti, dai pulpiti si dicano cose precise sul rispetto della persona e di chi la pensa diversamente 
Da vent’anni e più, in una Valle bellissima cui il Paese deve essere grato perché di lì passano infrastrutture di interesse nazionale, c’è una violenza verbale e fisica contro chi non è contrario alla TAV, assurda e antidemocratica. L’ho vista negli occhi di tanti che insultano sul web, che Ti guardano con odio solo perché sei a favore della TAV . L’ho vista persino in un ragazzo di sedici anni l’altro giorno sotto i portici di via Cernaia quando gli ho chiesto quali erano gli obiettivi del corteo e lui mi ha parlato di Ambiente. Quando gli ho detto che la TAV diminuirà l’inquinamento perché toglierà traffico merci e passeggeri dalla strada , mi ha risposto con un tono che io a sedici anni non avevo , assolutamente. In questi anni si è assaltato ripetutamente un cantiere , tirando bombe , pietre come fosse una protesta democratica e civile.  Sono arrivati scrittori, artisti vari ai Festival organizzati a due passi dal cantiere che regolarmente si concludevano con la marcia al cantiere assaltandoli con bombe pietre etc.etc.  Un giorno in piazza Castello chiesi a una Signora, medico di famiglia della Valle, cosa ne pensava dei lanci di bombe al cantiere e lei seraficamente mi disse che erano utili alla causa . Certo la lentezza dei lavori ha favorito e favorisce il crescere di un clima pesante.  L’Avvenire pubblica la lettera dei Cattolici NOTAV e non pubblica la nostra posizione di Cattolici SITAV…Basta rileggersi gli articoli di qualche mese fa attorno alle prime minacce contro la Professoressa Giaccone rea di aver pensato a una collaborazione del Liceo Ferrari con la TELT per favorire uno sbocco lavorativo al cantiere e si capisce bene come menti bacate ieri si siano sentite tranquille nello scrivere GIACCONE come MORO. Molti neanche si indignarono.
Non c’è bisogno di aver studiato Freud per sapere che chi compie atti inconsulti cerca la giustificazione nelle cose dette da qualcuno più o meno autorevole. E’ ora che i Social non accettino nomi di fantasia con i quali gente senza scrupoli deride, insulta e minaccia i Sitav. E’ ora che in Valle, chi  ha testa e cuore la metta e prenda posizione prima di tutto contro le violenze verbali e poi contro le violenze fisiche …Sui giornali , dalle cattedre , dai pulpiti si abbia il coraggio di dire che la violenza è fascista sia se proviene da destra che provenga da sinistra ed è contro la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza . Resistenza che vide insieme democristiani, socialisti, liberali e comunisti. Le minacce alla Professoressa non sono mafiose ma sono minacce che hanno una matrice politica precisa. Una matrice che il 7 agosto 2019 il Senato ha bocciato votando a stragrande maggioranza la mozione NOTAV e dichiarando la TAV un’opera di interesse nazionale .
Nel 1857  quando si discuteva del primo Traforo alpino Vittorio Emanuele II dopo aver ascoltato le prime critiche ti rivolse preoccupato a Cavour che gli rispose; Maestà noi dobbiamo governare anche per quelli che non capiscono.
Mino Giachino 
SITAV SILAVORO

Il futuro del sindacato? La Cisl

LO SCENARIO POLITICO  di Giorgio Merlo

A fronte del concreto dibattito che caratterizza il sindacato italiano in questa precisa fase storica e politica, possiamo dire tranquillamente che c’è una grande opportunità per dimostrare, oggi, che cosa dev’essere concretamente il sindacato. E questa opportunità oggi ha un nome e cognome. Si chiama Cisl. E questo non lo dico per antica, nonchè convinta, appartenenza politica, culturale e valoriale allo storico “sindacato bianco”. Ma per la semplice ragione che, “allo stato dei fatti” – per dirla con una felice espressione di Carlo Donat-Cattin – una parte consistente del sindacato italiano ha assunto posizioni che sono, oggettivamente, persino imbarazzanti da commentare. Se ci fermiamo, ad esempio, alla principale organizzazione sindacale italiana, cioè la Cgil, non possiamo non sottolineare che quella sigla ha cambiato radicalmente la sua reale collocazione nella vita pubblica del nostro paese. Certo, tutti noi conosciamo lo storico profilo politico, culturale e sociale della Cgil, cioè di un sindacato che per moltissimi anni è stato la storica e strutturale “cinghia di trasmissione” con il partito di riferimento. Prima il Pci e poi i partiti che sono succeduti al Pci stesso. E cioè, il Pds, poi i Ds e infine il Pd. Ma mai si era arrivati alla radicale trasformazione del sindacato in un soggetto politico da un lato e, dall’altro, ad un’azione tutta e solo concentrata sui temi politici. E non è un caso che, se nel passato era il partito che dettava l’agenda politica al sindacato, adesso è l’esatto contrario. E cioè, è il sindacato che detta l’agenda politica e programmatica al partito di riferimento e, di conseguenza, all’intera coalizione di sinistra e progressista. Se, cioè, sui temi della giustizia è l’ANM, di fatto, che condiziona la politica del cosiddetto ‘campo largo’, sui temi economico/sociali e sulla stessa politica estera è il sindacato che fissa i paletti rispetto alla concreta azione politica dell’alleanza di sinistra e progressista. Una trasformazione radicale che ha portato alla rottura verticale con la Cisl e persino con la Uil e addirittura con gli estremisti dei sindacati di base. Che sono e restano i veri concorrenti politici della nuova Cgil di Landini.

Ed è proprio all’interno di questa concreta cornice, che può e deve emergere il ruolo e la stessa ‘mission’ di chi continua a declinare l’azione di un sindacato. E cioè, centralità della contrattazione a livello nazionale e locale; dialogo e confronto con le parti sociali; nessuna pregiudiziale ideologica o preclusione politica nei confronti del Governo di turno con cui si deve dialogare e, possibilmente, stringere accordi per migliorare la condizione di vita dei lavoratori, dei ceti popolari e dei meno abbienti; e, infine, avere una bussola riformista, concreta, pragmatica e non ideologica nell’affrontare i temi che sono sul tappeto. Per queste ragioni, semplici ma oggettive, è proprio la Cisl, e la sua storica cultura di riferimento, nonchè lo “stile” che hanno caratterizzato i suoi principali esponenti e leader nelle diverse fasi storiche, che oggi può svolgere e declinare concretamente un ruolo importante e decisivo per la credibilità e l’autorevolezza del sindacalismo italiano.

C’è, di conseguenza, una doppia responsabilità per la Cisl. Fare sino in fondo il sindacato e, al contempo, continuare a difendere le ragioni concrete dei lavoratori e dei ceti popolari. Non attraverso le pregiudiziali ideologiche e politiche ma affrontando i temi che sono concretamente sul tappeto. Tutti i giorni. Ecco perchè, oggi, ci aspettiamo ancora di più dalla Cisl e da chi la dirige.