“In senso maggioritario e uninominale. Da tre anni giace in Consiglio la nostra petizione”
Il 7 gennaio 2015 i cittadini piemontesi Gloria Benincasa e Igor Boni depositarono presso il Consiglio regionale del Piemonte il testo di una petizione popolare per la riforma elettorale regionale in senso uninominale e maggioritario, con la contestuale abolizione del listino, del sistema proporzionale e delle preferenze.
In particolare, la petizione propone: il mantenimento dell’elezione diretta del Presidente della Regione; l’abolizione del listino collegato al candidato alla presidenza; la suddivisione dell’intero territorio regionale in 50 collegi uninominali nei quali eleggere con sistema maggioritario un consigliere per collegio, seguendo un criterio di suddivisione che contemperi numero di abitanti ed estensione territoriale.
I primi dieci firmatari della petizione (con relative cariche politiche del 2015) : Gloria Benincasa (Direzione regionale PD); Igor Boni (presidente associazione Aglietta); Davide Ricca e Mario Sechi (segreteria regionale PD); Alfonso Badini Confalonieri (coordinatore provinciale Scelta Civica); Marco Bussone (UNCEM); Luigi Brossa (Libertà Eguale); Giulio Manfredi (segretario associazione Aglietta); Dino Barrera (Verdi); Marco Carena (Torino Viva).
Igor Boni e Giulio Manfredi (esponenti di Radicali Italiani) sostengono:
“Non ci risulta che la Prima Commissione e il Consiglio Regionale abbiano trattato la nostra petizione, come previsto dagli art. 113 e 114 del Regolamento consiliare. Non appena il Consiglio Regionale avrà effettuato il restyling post elettorale – eleggendo il nuovo Presidente, il nuovo Ufficio di Presidenza e ratificando i consiglieri subentranti – chiederemo di essere auditi dalla Prima Commissione sulla nostra petizione.
Ricordiamo che nel luglio 2016 l’UNCEM (Unione nazionale Comuni e Comunità Montane) ha presentato in Consiglio Regionale una proposta di riforma elettorale maggioritaria. Il rischio che vaste zone del Piemonte rimangano prive di rappresentanza a Palazzo Lascaris è concreto ed è concreto il rischio che il Piemonte rimanga intrappolato nel sistema proporzionale a preferenze.
Malgrado siano passati quasi 4 anni c’è ancora tempo per arrivare a una legge elettorale giusta, che garantisca a ciascun cittadino piemontese uguale peso nella scelta sia del Presidente della Regione sia dei consiglieri regionali.
La modifica della legge elettorale regionale sarà una delle priorità che porteremo all’auspicabile tavolo programmatico del centrosinistra, preannunciato da Sergio Chiamparino.”
“La Regione s’impegni per dare ad Ivrea un nuovo ospedale” lo chiede il presidente del gruppo regionale del Movimento nazionale per la sovranità Gian Luca Vignale, che nei giorni scorsi ha visitato l’ospedale di Ivrea insieme ai sindaci di Burolo, Franco Cominetto, di Settimo Rottaro, Massimo Ottogalli, di Montalenghe, Valerio Grasso, e di Ozegna, Sergio Bartoli. 
destra. E questo perché, secondo un’anacronistica interpretazione, rappresenterebbe il grande “contenitore centrista” del nostro paese. Altri ancora, per fortuna in minoranza, attribuiscono una certa similitudine del Pd alla vecchia Dc. Forse per il motivo, abbastanza futile, che in quel partito si riconosce un pezzo della antica casta democristiana. Ma quello che colpisce maggiormente e’ la similitudine tra il movimento 5 stelle e, appunto, la Democrazia Cristiana. Ora, al netto delle diversità storiche, politiche, culturali e di costume di quegli anni rispetto all’attualità, mi volete spiegare dove ci sarebbe questa somiglianza? Provo a indicare alcuni punti, a mio parere tra i più importanti ed evidenti. Vogliamo paragonare la classe dirigente democratico cristiana con quella grillina? Fermiamoci qui, per carità di patria. In che cosa consisterebbe la somiglianza del progetto politico grillino con quello democristiano? Un partito che si vanta di essere “oltre la sinistra, il centro e la destra” evidenzia, del tutto legittimamente, una ostentata assenza di cultura politica e di precisi riferimenti ideali che porta questo movimento – e questo però lo si deve pur riconoscere – ad avere un consenso che prescinde da qualsiasi valutazione politica e culturale. L’esatto opposto della Dc che nella sua lunga storia, seppur tra alti
e bassi, si è sempre caratterizzata con una politica “di centro che guarda a sinistra”. Per dirla con una celebre definizione di De Gasperi e poi proseguita, nella concretezza delle scelte e degli orientamenti politici, da tutti i principali leader democristiani che si sono succeduti sino all’esaurimento del partito nel 1993. In ultimo, per fermarsi solo ai dati più macroscopici, la “cultura delle alleanze”. Un elemento essenziale e decisivo nella cinquantenne esperienza della Democrazia Cristiana. Un accidenti da cui liberarsi per il movimento 5 stelle che fa proprio della sua autosufficienza e del suo isolamento gli elementi decisivi per caratterizzare la sua presenza nello scenario politico italiano. Ecco perché, forse, e’ sufficiente un pizzico di memoria storica per arrivare ad una banale conclusione: quando si vogliono fare confronti e paragoni storici si abbia almeno il pudore di non pigliare lucciole per lanterne. E per evitare ciò, basta un pizzico di conoscenza politica del proprio paese per non diventare ridicoli agli occhi della storia e patetici a quelli della società contemporanea.
La Conferenza dei Capigruppo, presieduta da Fabio Versaci, ha stabilito nei giorni scorsi le date in cui il Consiglio comunale si riunirà
LA VERSIONE DI GIUSI di Giusi La Ganga

escogitare a tavolino. E cioè, elaborazione culturale, assunzione di responsabilità, classe dirigente, rigore morale e soprattutto un progetto politico da mettere in campo. Se tutto ciò non capita e ci si limita a descrivere solo ciò che non va e ciò che si dovrebbe fare, non potremmo poi lamentarci se la presenza politica dei cattolici italiani e’ un fatto che riguarda solo la storia del nostro paese. Un fatto, cioè, che riguarda solo ed esclusivamente gli storici e gli amanti del passato. Un vuoto, quindi, che adesso va riempito. E per centrare questo obiettivo, che sarà lungo e complesso, serve però l’apporto di tanti. Dall’associazionismo cattolico di base nelle sue varie e multiformi espressioni alla vitalità del laicato cattolico, dai “maestri” del passato a tutti coloro che mal sopportano questa situazione anomala nei vari partiti e schieramenti, dai pochi intellettuali e uomini di cultura alle moltissime persone che si sentono “orfane” in questo contesto storico. Serve, cioè, uno scatto d’ala di questi mondi vitali capace di portare un contributo di rinnovamento, di cultura e di freschezza ad uno stanco e ripetitivo dibattito politico. Sempre più arido, sempre più demagogico e sempre più proteso alla sola occupazione del potere a prescindere da valori e principi che, seppur con alterne vicende, hanno comunque accompagnato la crescita e il consolidamento della democrazia nel nostro paese.
STORIE DI CITTA’ di Patrizio Tosetto
rappresentare i deboli ed oppressi grazie al loro essere garantiti. Ma forse c’è dell’altro. Si favoleggia di un accordo sotterraneo tra i nostri professionisti del no e qualche leghista italiano (pensate, fino a tre mesi fa leghista e italiano era un ossimoro. Come cambiano velocemente i tempi) per portarle nelle Dolomiti. Prova generale per accordi tra Salvini e Di Maio? Magari stupidaggini che comunque confermano che tutto in una certa classe politica é diventato polemica. Le sorti di Torino dovrebbero essere superiori a tutto per i politici locali.E stavolta l Appendino ha tenuto botta e, seppure a fatica, ha rispettato l’accordo con Chiamparino. Mi sembra così elementare: il Sindaco di Torino desidera i Giochi e lavora per realizzare qui le Olimpiadi. Il Presidente della Regione desidera lo stesso e lavora per realizzare le Olimpiadi nel capoluogo piemontese. Federalismo? Anche, ma soprattutto logica e buon senso di amministratori torinesi e piemontesi. Ma non basta. Il Coni piemontese ci sembra assente, la Federazione piemontese del ghiaccio ci sembra assente. Sbaglieremo ma non vediamo le dovute pressioni politiche per ottenere l’evento. Lecitamente, sia ben chiaro, visto che gli interessi dei torinesi e dei piemontesi sono leciti. Si perdono nella notte dei tempi le affermazioni vallettiane: ciò che va bene per la Fiat va bene per la città e per l Italia. Anche perché non non c’è più la Fiat né a Torino né in Italia. Rimangono gli urlanti sindacati che ritmicamente sostengono: dare lavoro é una questione anche morale. Vero, anche morale. Ma si crea lavoro se c’ é sviluppo. Ecco il perché della candidatura. Sarà più facile perché ci sono già le strutture.Sarà più difficile perché non c’è più l’ avvocato Agnelli. E, si sa, Marchionne vive più negli States che qui.Ma vale la pena tentare. Con noi torinesi che abbiamo voglia di lottare anche per i nostri figli.
Lui é rimasto saldamente in sella per un biglietto per la Camera dei deputati, marcando stretto Renzi con il risultato d’aver piazzato i suoi. Hanno rottamato i vecchi Pd costringendoli all’esilio come Piero Fassino. E l’ hanno chiamato deserto. Proprio difficile il confronto. Ma molti si vogliono iscrivere nuovamente al partito ricordando Clark Gable in Via con Vento, un debole per le cause perse. Tutto è perduto? Scuserete la banalità ma fin che c’è speranza c’é vita. Però la botta per loro è stata dura. Nel giro di quattro anni passare dal 40 al 18 % non é da tutti. Segnali positivi ci sono: Luciano Salizzoli si candida nelle liste del Pd nella sua natia Ivrea. Comunista da sempre. Famoso per la sua bravura di chirurgo ha rinunciato a molti soldi per essere fedele ai propri principi. A Settimo Pd ed Mdp vorrebbero fare insieme la festa dell Unità. Prove di riunificazione? Presto per dirlo. Anche se sarebbe un percorso logico, ma culturalmente la sinistra ha bisticciato con la logica. E poi tanti ma tanti odi personali. Sì, Proprio odi che rendono difficile la ricomposizione, impossibile anche all’interno dello stesso partito. Molti affermano: basta con la gestione famigliare. In questo partito esistiti solo se appartieni. Non ci sono idee comuni. Io mi limito nell’ osservare: partito? Da un po’ di tempo, più che partito é un ologramma. Forse è figlio dei tempi. Forse è figlio di un totale disinteresse verso la forma partito, non esiste più l’orgoglio di appartenenza. Ora ci sono tre poli. Destra grillini e forse sinistra. Questa è la scommessa di un possibile nuovo Pd e di tutta la sinistra sbrindellata. Un sistema uninominale a doppio turno aiuterebbe. Come un animale anfibio che deve scegliere se vivere solo in acqua o solo sulla terra il Pd dovrà scegliere prima che cosa vuole essere e poi vedere se sarà possibile.
responsabilità da parte di tutti i partiti al fine di creare una maggioranza in Parlamento comunque 
