Il Piemonte è flagellato dagli incendi. Non voglio fare polemica strumentale. Questo è un gioco che non mi è mai piaciuto. Però la gestione del fenomeno non può essere fatta prevalentemente in termini di comunicazione come stiamo assistendo per l’ennesima volta da parte di Chiamparino. Non serve a molto la foto con la camicia a scacchi e la pacca sulla spalla. Come mai si è aspettato prima di chiedere lo stato di calamità e comprendere la gravità della situazione? Non si poteva intervenire in modo più massiccio per evitare questo inferno? Qual è la strategia da seguire per salvare il nostro patrimonio boschivo ed agire, se possibile, in prevenzione? Per esempio, farsi carico di un sistema di monitoraggio capillare attraverso la protezione civile. Ancora, approvare un programma per incentivare un’azione di pulizia che da anni non viene fatta.Cento anni fa i nostri boschi erano più puliti di oggi perché i proprietari li curavano. Sono degli esempi , però, la sola visita nelle zone colpite non basta.
Roberto Cota


“L’artigianato torinese e piemontese chiede il sostegno delle istituzioni per semplificare la burocrazia e per poter creare lavoro e sviluppo”.


degerazioni di un sistema di potere che si andava velocemente e visibilmente insediando, opaco e per questo pericoloso, come un virus. Un sistema opaco, dove era evidente a chiunque avesse un minimo di cognizione di causa che c’erano finti ruoli formali – gli Assessori, i Consiglieri Comunali – chiamati a ratificare in silenzio e ruoli sostanziali, veri. Altro che “onestà” e “trasparenza”. Altro che “casa di vetro”. Si stava insediando a Palazzo Civico un sistema decisionale inedito, in cui i tradizionali pesi e contrappesi tra forze politiche e tra Giunta e Consiglio, che sono comunque a mio parere un bene necessario per la democrazia e per evitare le degenerazioni, erano saltati, trascinati via dal “nuovo corso”. Liste di proscrizione per i dirigenti comunali “cattivi” e “riottosi” e anche qualche cambio di casacca di basso profilo per evitare ritorsioni e conservare pezzi di potere e
qualche piccolo privilegio. In questi mesi abbiamo visto tollerare urla e scenate isteriche del Capo di Gabinetto, ora ex, e talvolta umiliazioni pubbliche di dirigenti e assessori comunali in riunioni interne e con esterni. Tutto concesso, tutto permesso. Colpevolmente. Concesso dai consiglieri comunali del
soprattutto su quanto fosse fragile il sistema di pesi e contrappesi politici, di come siano fragili alcune persone che rivestono ruoli di responsabilità in questa Città, Assessori e Consiglieri, che in questi mesi non avevano nessun bisogno di chinare la testa e baciare la pantofola del sedicente “Richelieu” de noartri. Lo stesso da cui oggi prendono le distanze con disinvoltura e in alcuni casi malcelata soddisfazione. Si sono liberati di un peso, ma non basterà purtroppo a mascherare il vuoto di proposte forti e l’inadeguatezza. I problemi sono tutti lì, sul tavolo. E non è l’uscita di scena di Giordana che li risolverà. Anzi, forse li aggraverà pure. La crisi strutturale di Appendino, la sua inadeguatezza al ruolo che ricopre e soprattutto la mancanza di visione e soluzioni per il futuro di Torino restano lì. Purtroppo per noi e per Torino. Si apre adesso una nuova fase, inedita, della vita della Città. Una Città in difficoltà, alla quale dobbiamo dare una mano. Questo uno dei compiti, il principale, che in questo momento ci compete. Pensare al futuro di Torino. Giordana è (forse) passato. Appendino passerà, come sono passati altri prima di loro e come capiterà ai loro successori. Torino invece resta, ed è a Torino e al suo futuro che dobbiamo guardare coinvolgendo in questo lavoro le energie positive economiche, sociali e politiche e tutti coloro che non vogliono arrendersi al declino.
Inizia oggi la mia collaborazione con il Torinese. Per questo spazio settimanale, dove poter scrivere in completa libertà ed autonomia, ringrazio l’editore.
via Facebook, è sottoposta ad un procedimento penale per “falso ideologico in atto pubblico”. In pratica è accusata di aver nascosto dal Bilancio un debito di 5 milioni di euro, che invece secondo chi ha presentato un esposto in procura (i consiglieri Morano e Lorusso) andava invece iscritto.
invece che l’insidia di questa indagine sia politico-contabile. Accendere i riflettori sul bilancio vuol dire aprire gli occhi su come i Comuni in questi anni di tagli e mancati trasferimenti dello Stato abbiano chiuso i loro conti. Stime di entrata ottimistiche e voci di spesa sottovalutate. Siamo sicuri che la dirigenza comunale sia ancora disponibile ad assecondare previsioni di bilancio poco realistiche? Chi certifica il bilancio e lo “stato” finanziario della città sarà probabilmente più critico e severo.La politica stessa compiendo un’azione di verità di bilancio avrà le risorse per affrontare la crisi e le esigenze della città? Non sarebbe più serio ammettere lo stato di difficoltà e mettere intorno a un tavolo Regione e Governo per salvare la prima capitale d’Italia?
Stufo?


“In queste ore ho incontrato numerosi sindaci del torinese che hanno fronteggiato o stanno ancora affrontando incendi sul loro territorio.
stanno facendo un lavoro fondamentale come ho avuto modo di verificare parlando con il Prefetto. C’è sicuramente molta preoccupazione per domani, quando é previsto di novo vento forte, confido che si riesca nel più breve tempo possibile a limitare i danni attraverso l’organizzazione che la Regione Piemonte si è data e che è sempre stata all’avanguardia nell’affrontare le emergenze e calamità naturali. La morte di un giovane a Cantalupa deve farci aumentare gli sforzi per superare questo difficile momento e se fosse necessario diventa fondamentale precettare le componenti non ancora attivate, come l’esercito”.
A un anno dallo sblocco del turn over
Sindacato dalle Aziende, riferiti all’anno 2015, dicono che gli infermieri piemontesi hanno generato in un anno più di un milione di ore straordinarie e accumulato più di 220 mila giornate di ferie residue. Insomma, gli infermieri stanno lavorando anche per 1500 unità che non ci sono. Inoltre, in questi ultimi anni l’età media del popolo infermieristico piemontese ha raggiunto i 50 anni, il che significherebbe che a 60 anni si continua a turnare anche di notte. “È importante che le ASL abbiano recepito dai
sindacati l’indicazione di limitare forme precarie di lavoro e stabilizzare il personale, come l’Assessore Saitta ha fatto sapere” – dichiara il Segretario di Sinistra Italiana Grimaldi. – “L’Assessore ha sollecitato le aziende sanitarie a fornire le informazioni necessarie. Ora sappiamo anche che l’ASLTO1 assumerà 85 infermieri entro l’anno e che l’ASLTO5 ne assumerà 25. Tuttavia non è possibile che, a ormai un anno dallo sblocco del turn over, non siano chiari i termini e i tempi del piano assunzioni, né si possa disporre di una mappatura ASL per ASL delle carenze rispetto alle reali esigenze, che possa garantire un rapporto infermiere/paziente ottimale ed evitare il sovraffollamento dei DEA”.