Chieri, il nuovo gestore dell’area Scotti

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APPROVATO ANCHE IL PROGETTO DI FATTIBILITÀ TECNICO-ECONOMICA PER LA RIQUALIFICAZIONE DELL’AREA VERDE ESTERNA

È stato individuato dall’apposita Commissione selezionatrice l’Ente del Terzo settore con il quale l’Amministrazione comunale avvierà un percorso di co-progettazione al fine di predisporre il progetto definitivo per la gestione del complesso dell’areaScotti: si tratta dell’ATS-Associazione Temporanea di Scopo, che vede come capofila EXEAT ed è composta da Croce Rossa Italiana Comitato di Chieri, La Contrada, Aldente Lab, Frequenze, Fondazione della Comunità Chierese, Coop. Sociale Agricola Settimomiglio.

A tale soggetto saranno assegnati in gestione alcuni degli spazi riqualificati, ovvero: il bar/ristorante, la piazza coperta, la sala polifunzionale per attività di pubblico spettacolo, conferenze ed iniziative pubbliche e attività comunitarie, il desk informativo ed un locale a disposizione, per eventuale ampliamento al fine della sostenibilità della gestione.

Il Gestore sarà tenuto a garantire la piena valorizzazione degli spazi, la custodia, la pulizia e il mantenimento del decoro degli stessi, provvedendo alla manutenzione ordinaria. Si farà carico dell’apertura e della chiusura dei locali della “Piazza delle Associazioni” (ovvero gli spazi che ospiteranno le associazioni chieresi e che saranno assegnati attraverso un apposito bando) e della valorizzazione e cura dell’area verde esterna. Il Gestore dovrà provvedere agli interventi di adeguamento, allestimento o miglioramento degli spazi assegnati. Gli spazi saranno assegnati a titolo gratuito, senza il pagamento di un canone/corrispettivo, e non verranno erogati contributi economici ordinari per la gestione corrente (è previsto un contributo di 150mila euro in conto capitale per sostenere l’investimento iniziale di completamento e allestimento dei locali).

L’ATS, che ha presentato il progetto “Hub di Comunità”, riunisce soggetti con comprovata esperienza nella gestione di servizi sociali, culturali, formativi e di somministrazione, con una forte e consolidata presenza sul territorio chierese. La cooperativa Exeat, che fa da capofila, da dodici anni opera nella ristorazione sociale presso l’Ex Mattatoio; il Comitato CRI di Chieri è attivo dal 1972 e titolare di un Training Center accreditato NAEMT a livello internazionale; la cooperativa sociale La Contrada è impegnata da anni in servizi educativi e socio-assistenziali; Aldente Lab è attiva nella promozione culturale e nella progettazione partecipata; Frequenze opera nell’’organizzazione di eventi e nella gestione di attività culturali; la Fondazione della Comunità Chierese è un soggetto consolidato nella promozione di iniziative filantropiche e di sviluppo locale; la cooperativa sociale agricola Settimomiglio è attiva nell’ambito dell’agricoltura sociale e dell’inclusione lavorativa. Tutti soggetti il cui profilo garantisce continuità operativa, capacità progettuale e radicamento territoriale. Il loro progetto si articola su tre pilastri (ristorazione inclusiva, polo formativo ed eventi, agorà giovanile), dimostra una forte attenzione all’inclusione sociale, alle giovani generazioni e alla dimensione comunitaria e presenta una visione strategica chiara e coerente con gli obiettivi dell’Avviso pubblico, efficacemente sintetizzata nel concetto di “fabbrica di welfare generativo”.  La programmazione culturale proposta è ampia e diversificata, con un’offerta orientata a pubblici differenziati e a un bacino sovracomunale. Il piano economico-finanziario è elaborato e articolato. Inoltre, la proposta dedica attenzione alla valorizzazione integrata degli spazi interni ed esterni, prevedendo una continuità funzionale tra la Piazza Coperta e il parco circostante, con estensione all’aperto delle attività aggregative, culturali e di ristorazione. L’area verde è concepita come palcoscenico naturale per festival ed eventi estivi di respiro sovracomunale. Un elemento molto importante di questo progetto è la capacità di costruzione di reti territoriali da parte dei vari soggetti dell’ATS, dalla rete dell’agricoltura sociale e della food policy a quella del welfare e della salute fino all’innovazione giovanile e all’istruzione. Al termine del percorso di co-progettazione, sarà poi stipulata una convenzione per regolare i rapporti tra l’Amministrazione e l’Ente gestore.

 

Nel frattempo, la Giunta comunale ha approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica relativo al recupero e alla sistemazione dell’area esterna del complesso dell’area Scotti, con apertura del parco ad un utilizzo da parte della cittadinanza, per un importo di 580.000 euro.

La trasformazione dell’ex caserma Scotti in un “polo della socialità”, un presidio civico permanente aperto alla comunità e destinato a funzioni sociali, culturali e associative, viene ad interessare anche l’area verde circostante, che diventerà un parco pubblico a disposizione dei cittadini e dove potranno svolgersi attività ed eventi.

Il progetto prevede interventi di rinnovo e valorizzazione del patrimonio arboreo e vegetazionale, con la messa a dimora di nuove alberature (selezionate in base alla maggiore resilienza e adattabilità climatica), la realizzazione di 600 metri di siepi perimetrali ed il rifacimento delle superfici a prato.

Sono poi previsti nuovi camminamenti pedonali, strutture leggere per l’aggregazione e l’inserimento di nuovi elementi di arredo urbano (panchine, cestini portarifiuti, fontanelle d’acqua potabile, arredi per picnic, totem informativi). Inoltre saranno installati sistemi di videosorveglianza e antintrusione, realizzato un nuovo impianto di illuminazione esterna e costruita una nuova cabina per potenziare le forniture elettriche e la gestione fotovoltaica.

Dichiara il Sindaco Alessandro Sicchiero: «Terminato come da cronoprogramma il cantiere ed avviata la co-progettazione con l’Ente gestore, ora avviamo un’altra importante fase, finalizzata a migliorare l’accessibilità, la sicurezza, la qualità paesaggistica e la fruibilità pubblica dell’area verde esterna alla Scotti. Chieri avrà così a disposizione un nuovo importante polmone verde».

Il Festival di Architettura Torino apre le porte dell’Ex Mercato Ittico di Porta Palazzo

 

Dal 7 al 9 luglio, ogni giorno dalle 17.30 alle 22.30, l’ex Mercato Ittico di Porta Palazzo si trasforma nella casa del Festival di Architettura Torino. Tre giorni, una domanda: chi abiterà le case vuote?Un’edizione pensata per architetti e professionisti ma aperta a tutta la città: come si abita, dove, e a quali condizioni.

Il programma, tra talk, installazioni, laboratori e proiezioni, prende le mosse da una suggestione di Ettore Sottsass, tra i più grandi architetti e designer italiani del Novecento, e la trasforma in chiave contemporanea: il vuoto delle case non come assenza, ma come spazio di possibilità. Perché dietro quella domanda c’è un paradosso che l’Italia fatica ad affrontare. Quasi una casa su tre, in Italia, non è occupata: secondo l’ultimo Censimento ISTAT sono 9,58 milioni su 35,3 milioni di abitazioni censite, un dato confermato anche nell’aggiornamento 2023. A Torino il paradosso si legge ancora meglio nei numeri elaborati dal CRESME: tra il 2019 e il 2024 la città ha perso quasi 4.700 abitanti, ma ha guadagnato oltre 13.500 famiglie. Meno persone, più domanda di case. Case vuote da una parte, domanda abitativa che cresce dall’altra: è il cortocircuito che il Festival mette al centro, con il contributo di Regione Piemonte, Città di Torino, Città Metropolitana di Torino e CNAPPC, il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo e di Camera di commercio, il supporto speciale di Banca Reale, e la collaborazione di Dierre, Fresia Alluminio, Idrocentro, Sikkens e Traiano Luce 73.L’Housing Advisory Board della Commissione Europea lo dice chiaramente da tempo: la casa va trattata come infrastruttura sociale, non come emergenza da tamponare. Ma il tema delle case vuote non è solo un problema da risolvere: è anche un’occasione progettuale enorme, capace di attivare rigenerazione, valore culturale ed economico nei territori. È su questo doppio binario, urgenza sociale e opportunità di progetto, che il Festival costruisce il proprio programma, mettendo in rete università, istituzioni e città europee alle prese con le stesse sfide.

Gli storici banchi dell’Ex Mercato Ittico diventano spazi espositivi e raccontano il tema dell’abitare attraverso linguaggi e prospettive differenti: dalla mostra dei tre progetti vincitori della call internazionale Future Homes Europe, dedicata ai progettisti under 35, alla grande installazione effimera e partecipata La fragilità della bellezza genera responsabilità di Raffaele Salvoldi; dalla mostra fotografica Costruire case, fare città, realizzata a partire dall’Atlante dell’Architettura Contemporanea del Ministero della Cultura, a Chi abita le 167?, dedicata all’impatto della legge 167/1962 sul paesaggio residenziale torinese; fino a The Struggle for Housing, con i fotoromanzi del Gruppo Strum esposti al MoMA nel 1972, e la video installazione Dal pieno al vuoto. Andata e ritorno di Lorena Alessio con Kong-Ki Wong, che prende come caso studio la città di Taichung, a Taiwan.Le tre giornate del Festival si articolano lungo traiettorie tematiche distinte: la prima giornata è dedicata al fabbisogno abitativo in Italia e in Europa e alle sue implicazioni sociali e demografiche; la seconda approfondisce il rapporto tra progetto dell’abitare, intelligenza artificiale e innovazione digitale; la terza esplora casi studio, modelli e sperimentazioni dalle città europee impegnate nella trasformazione delle politiche abitative. Ogni giornata si conclude con un keynote speech affidato a protagonisti della scena architettonica internazionale, chiamati a confrontarsi sulle nuove forme dell’abitare contemporaneo.

A inaugurare la rassegna  dei Talk il 7 luglio è Lorenzo Bellicini, Direttore del CRESME, che introduce l’interrogativo cruciale “Quante case servono? Quali case servono?”, moderato da Alessandra Siviero, Presidente della Fondazione per l’Architettura Torino. La serata prosegue addentrandosi nel cuore tematico della manifestazione con il primo dei tre Keynote Speech dedicati al tema-guida “Chi abiterà le case vuote?”: a dare la prima risposta è Umberto Napolitano, co-founder di LAN (Local Architecture Network), introdotto dal Consigliere della Fondazione Luca Molinari.

L’8 luglio il Festival si sposta decisamente sulla frontiera dell’innovazione con un Talk che esplora il nesso tra “Progetto dell’abitare e intelligenza artificiale”. Qui la voce di Barbara Caputo, Direttrice dell’Hub sull’AI del Politecnico di Torino e tra gli autori della Strategia Nazionale Italiana sull’AI 2021-2023, si intreccia alle prospettive internazionali di Agostino Nickl (TU Delft) e Andrea D’Antrassi (Associate partner per l’Europa di MAD Architects). Più tardi il keynote speech vede protagonista Raul Forsoni, Associate/Senior Architect di UNStudio, con l’introduzione di Roberta Ingaramo, Presidente dell’Ordine Architetti Torino.

Il 9 luglio il cerchio si chiude allargando l’orizzonte verso le “Geografie dell’abitare contemporaneo”. Il talk dedicato a casi, modelli e sperimentazioni mette a confronto Ezio Micelli (Professore allo IUAV di Venezia e unico italiano tra i membri dell’EU Housing Advisory Board), Michael Obrist (TU Wien e curatore del padiglione austriaco alla Biennale di Venezia 2025) e Joan Cambronero Fernández (Direttore esecutivo dell’Area Urbanistica e Abitazione del Comune di Barcellona), con la moderazione del Vicepresidente della Fondazione Emanuele Piccardo.

L’atto conclusivo del Festival è affidato ad Anna Puigjaner, co-founder di MAIO, introdotta da Francesca Canfora, Consigliera Ordine Architetti Torino, per l’ultimo, suggestivo sguardo sulle politiche e il futuro dell’abitare europeo.Il programma non si ferma all’Ex Mercato Ittico ma si allarga alla città con i laboratori per bambine e bambini di SOU, la scuola di architettura della Fondazione per l’architettura / Torino, un momento musicale in collaborazione con Fondazione per la Cultura di Torino e la rassegna cinematografica di cinque titoli al bistrot culturale Il Ramo d’Oro.

Il Festival dedica inoltre uno spazio speciale alle nuove generazioni con la premiazione dei vincitori di Future Homes Europe, la call internazionale che invita i progettisti under 35 a ripensare la casa non solo come spazio fisico, ma come dispositivo sociale, culturale e ambientale.Per gli architetti professionisti, il Festival offre inoltre la possibilità di accreditarsi ai talk sul sito della Fondazione e ricevere Crediti Formativi Professionali (CFP).

Il programma completo, con orari e dettagli su ospiti e proiezioni, è disponibile online QUI

Nato per accendere i riflettori sul ruolo dell’architettura nell’evoluzione urbana, il Festival ne affronta la trasformazione in modo inclusivo, con una forte attenzione alla dimensione rigenerativa. Un punto di partenza che si apre al coinvolgimento di tutti i soggetti disposti a collaborare, questo Festival si proietta nel futuro, con l’obiettivo di contribuire in modo strategico alla candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura 2033.

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Via Pietro Cossa chiusa al traffico la notte tra il 7 e l’8 luglio

La sostituzione dei portali semaforici all’altezza del civico 280 di via Pietro Cossa, poco oltre il ponte su corso Regina Margherita, comporterà la chiusura della via tra le 22 di martedì 7 e le 4 di mercoledì 8 luglio.

L’intera carreggiata sarà occupata dai mezzi di cantiere: pertanto durante l’esecuzione dei lavori non saranno percorribili, in direzione sud, il tratto tra piazza Cirene e la bretella di ingresso di corso Regina Margherita; e in direzione nord, il tratto tra la bretella di uscita di corso Regina Margherita e piazza Cirene. Rimarranno chiusi al traffico veicolare anche gli accessi ai civici 280 e 293.

L’intervento è affidato a Iren Smart Solutions e si è reso necessario dopo che alcune verifiche tecniche hanno rilevato fenomeni di corrosione sui portali e sui pali che sostengono i semafori che devono quindi essere sostituiti per garantire la sicurezza.

Agli automobilisti si raccomanda di prestare attenzione alla segnaletica temporanea presente sul posto e, per le ore in cui saranno in corso i lavori, di valutare in anticipo percorsi alternativi.

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Turismo, Piemonte sul podio della crescita nazionale: nel primo semestre 2026 arrivi in aumento del 9,22%

Il Piemonte si conferma tra le regioni italiane più dinamiche sul fronte turistico. Nei primi sei mesi del 2026 gli arrivi sono cresciuti del 9,22% rispetto allo stesso periodo del 2025, un risultato che colloca la regione al terzo posto della classifica nazionale, alle spalle di Calabria e Umbria, ben al di sopra della media italiana, che si attesta al +4,5%.

I dati, resi noti dal Ministero del Turismo sulla base delle rilevazioni della banca dati Alloggiati Web del Ministero dell’Interno, fotografano un settore in forte espansione. Il sistema raccoglie le comunicazioni obbligatorie che le strutture ricettive, alberghiere ed extralberghiere, trasmettono alle questure con i dati degli ospiti entro 24 ore dal loro arrivo, offrendo così un quadro aggiornato dei flussi turistici.

L’assessore regionale al Turismo Paolo Bongioanni sottolinea il significato del risultato raggiunto: «Sorridiamo alla crescita del turismo nazionale, con un +4,8%, e in questo brillano i dati di un Piemonte che traina e fa la differenza come terza regione d’Italia con un importantissimo +9,22%: testimone che il sistema di azioni che abbiamo avviato – di promozione internazionale, di brandizzazione, di intersezione di sistema fra l’agroalimentare, i nostri grandi vini e l’offerta turistica – sta funzionando, e quindi fa scuola rispetto alle altre regioni italiane. Sono dati che rafforzano la convinzione che dobbiamo andare proprio in questa direzione e verso la differenziazione dei mercati. Abbiamo lanciato una campagna di comunicazione per l’estate che sta circolando in questi giorni sulle reti tv nazionali Rai e Mediaset, calibrata su un target a misura di spostamento su gomma e rotaia proprio per incrementare i flussi in arrivo dal medio e corto raggio: da quelle aree, cioè, che territorialmente sono più vicine e sono meno influenzate da situazioni geopolitiche e crisi internazionali».

A sostenere la crescita è anche il mercato estero. Nel primo semestre dell’anno gli arrivi internazionali in Piemonte sono aumentati del 10,38%, un incremento sensibilmente superiore alla media nazionale, ferma al 6,45%. Un dato che conferma l’attrattività della regione anche oltre i confini italiani e l’efficacia delle iniziative di promozione rivolte ai mercati esteri.

Secondo Bongioanni, la strategia regionale punta a consolidare sia i bacini di prossimità sia quelli di lungo raggio: «Accanto ai mercati di medio e corto raggio, stiamo preparando la ripartenza a più lungo termine anche sulle rotte globali, con azioni promozionali imponenti come quella con cui, pochi giorni fa, a New York abbiamo presentato a “Summer Fancy Food” l’agroalimentare e il vino piemontese, che si confermano fra i più straordinari traini turistici del nostro territorio».

Mondiali 2026: il torneo entra nel vivo!

 

Il Mondiale 2026 è entrato nella fase a eliminazione diretta e le emozioni non stanno mancando. Diverse nazionali hanno già conquistato i quarti di finale, tra cui Francia, Spagna, Belgio, Inghilterra, Marocco e Norvegia. Tra le sorprese più grandi del torneo c’è l’eliminazione del Brasile, sconfitto dalla Norvegia.
Oggi, 7 luglio, si disputano le ultime due gare degli ottavi di finale: Argentina-Egitto e Svizzera-Colombia. Le vincitrici completeranno il quadro dei quarti, che prenderanno il via nei prossimi giorni.
Con le grandi favorite ancora in corsa e alcune rivelazioni pronte a stupire, il Mondiale entra ora nella sua fase decisiva. Ogni partita può fare la differenza e la corsa verso la finale del 19 luglio si preannuncia sempre più spettacolare.

Enzo Grassano

Trovato morto in casa con una profonda ferita alla testa. Si indaga per omicidio

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Macabra scoperta a Torino da parte dei vigili del fuoco. All’interno di un appartamento è stato rinvenuto il corpo di una persona in avanzato stato di decomposizione.

In un primo momento gli investigatori avevano ipotizzato una nuova tragedia legata all’isolamento sociale, anche alla luce di un episodio analogo avvenuto nelle stesse ore in città. I successivi accertamenti hanno però evidenziato una profonda ferita alla testa, elemento che ha orientato le indagini verso l’ipotesi di una morte violenta.

L’identità della vittima non è ancora stata ufficialmente confermata. Nell’alloggio risiedeva un uomo di 55 anni e gli inquirenti stanno verificando se il corpo appartenga a lui. La procura ha aperto un fascicolo per omicidio, al momento a carico di ignoti. Le indagini sono affidate ai carabinieri.

Il cadavere è stato trovato in un’abitazione di via Verolengo, nel quartiere  di Lucento.

“Carte da decifrare” … il ritorno!

Ritorna – con un doppio appuntamento – nella cuneese Busca, la rassegna firmata da “Fondazione Artea”

Domenica 12 e sabato 18 luglio

Busca (Cuneo)

Letteratura e musica dal vivo “tra arte e natura” con reading, nuove esperienze musicali e visite guidate “per portare il pubblico a scoprire con occhi nuovi le meraviglie del territorio”. Quest’è “Carte da decifrare”, la Rassegna che abbiamo ben imparato a conoscere, giunta quest’anno alla sua nona edizione, e come sempre organizzata dalla cuneese “Fondazione Artea”, in collaborazione con il “Comune di Busca” ed il “Salone Internazionale del Libro di Torino”, con il contributo di “Regione Piemonte”, “Fondazione CRC” e “Fondazione CRT”. Due gli appuntamenti organizzati per i prossimi giorni e cinque gli ospiti invitati: gli scrittori Donatella Di Pietrantonio e Nicola Lagioia, insieme ai musicisti Teho TeardoEnrico Gabrielli e Alessandro Grazian. Per il primo reading, con Donatella Di Pietrantonio, è confermata la location della Collezione di arte moderna e contemporanea “La Gaia” mentre, novità di quest’edizione, il Centro Culturale “Parco Museo dell’Ingenio” ospiterà il secondo appuntamento della kermesse, in omaggio al profondo legame del Complesso con la tradizione francescana, nell’anno dell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi.

Ma andiamo per ordine. Domenica 12 luglioalle 18, presso “La Gaia” – importante spazio espositivo (oltre 2.500 le opere raccolte) nato negli anni Settanta sulla collina di Busca grazie alla passione per l’arte di Bruna e Matteo Viglietta – la scrittrice abruzzese Donatella Di Pietrantonio (di professione dentista pediatrica) proporrà “Le età fragili”, un incontro che si preannuncia di grande intensità emotiva, tratto dalla sua ultima opera “L’età fragile” (Einaudi), vincitrice del “Premio Strega 2024”, accompagnata dalle musiche del compositore, musicista e sound designer Teho Teardo. In un intreccio di passato e presente, tra segreti familiari, ferite che attraversano le generazioni e il difficile rapporto tra madri e figlie, il romanzo della Di Pietrantonio – romanzo emozionalmente intenso, sulla paura, sulla memoria e sulla possibilità di ricostruirsi quando si è più esposti al mondo – racconta la vulnerabilità che accompagna ogni età della vita e il confronto con un passato che non smette di chiedere ascolto. L’esperienza include anche una breve visita guidata alla “Collezione d’arte contemporanea” e il pubblico verrà suddiviso in due gruppi che partiranno con navetta da piazza F.lli Mariano a Busca, alle 16,45 e alle 17,30.

Sabato 18 luglioalle 20,30, invece, presso il “Parco Museo dell’Ingenio”, Centro Culturale aperto nel 2018 negli spazi dell’antico “Convento dei Frati Cappuccini” profondamente legato con la tradizione francescana (e dedito alla tutela e alla valorizzazione del “Complesso Conventuale”), l’autore Nicola Lagioia – tra i più importanti scrittori ed animatori culturali, già direttore del “Salone Internazionale del Libro” dal 2017 al 2023 – offrirà al pubblico una lezione su “Come si diventa ciò che non si è” e sull’“Imparare a fare le cose”, accompagnato dalle musiche originali di Enrico Gabrielli, fondatore dei “Calibro 35”, in duo con il cantautore e compositore Alessandro Grazian.

Biglietti su www.ticket.it oppure presso la biglietteria del “Parco Museo dell’Ingenio”, la sera dello spettacolo, dalle ore 19,30, salvo esaurimento posti. Biglietto intero 18 euro, under 19 e persone con disabilità 12 euro, under 10 e accompagnatori delle persone con disabilità gratuito con prenotazione obbligatoria fino a esaurimento posti, scrivendo a info@fondazioneartea.org. È possibile acquistare il carnet delle due giornate di rassegna al costo di 28 euro, solo su www.ticket.it (salvo esaurimento posti).

“La scelta del ‘Parco Museo dell’Ingenio’ come una delle sedi di ‘Carte da decifrare’ rappresenta – dichiara Davide De Luca , direttore di ‘Fondazione Artea’ – una significativa novità per la rassegna. La storia e l’identità di questo luogo si inseriscono con naturalezza nello spirito del progetto, che nasce dall’incontro tra luoghi, comunità e narrazioni. Essere ospiti di questo spazio, in un anno particolarmente significativo per la sua storia, significa valorizzarne il patrimonio culturale e creare nuove occasioni di dialogo tra passato e presente. Giunta alla sua nona edizione, la rassegna conferma così la propria vocazione a creare esperienze culturali originali, capaci di valorizzare la ricchezza e la pluralità del patrimonio attraverso il contributo di autori e musicisti tra i più autorevoli del panorama italiano”.

Per info: www.fondazioneartea.org

g.m.

Nelle foto: Collage – In alto Donatella Di Pietrantonio e Teho Teardo. In basso Nicola La Gioia, Enrico Gabrielli e Alessandro Grazian; “Parco Museo dell’Ingenio”: Davide De Luca

Elisabetta di Baviera e l’ombrellaio di Sovazza

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Argante Dorini aveva dimostrato la sua abilità fin da giovane, dotato com’era di una manualità fine e di un ragguardevole ingegno. Da Sovazza, dov’era nato e dove viveva con la moglie e i due figli quando non era in cammino sulle strade di mezz’Europa, aveva interpretato con passione l’arte del lusciàt, dell’ombrellaio ambulante. Mestiere duro ma senza alternative che Argante condivideva con l’amico Filippo Filippi, un tipo segaligno di Carpugnino. Insieme, macinando chilometri su strade polverose o in mezzo al fango, lontano da casa, s’arrangiarono a raccogliere il loro magro guadagno riparando ombrelli e parasole. Rimanevano mesi e mesi lontani da casa, risparmiando il risparmiabile per sostenere le famiglie, ricorrendo il più delle volte per cibo e alloggio a soluzioni di fortuna. Spesso non riuscivano a mettere insieme il pranzo con la cena e dormivano dove capitava.

 

Quante volte si erano appisolati, stanchi morti, sotto il cielo stellato nella buona stagione o in qualche fienile quando tirava vento o scrosciava la pioggia. Eppure, mai una lamentela perché la loro vita era così: prendere o lasciare. Il figlio Fulgenzio apprese a sua volta il mestiere, girovagando per le pianure piemontesi e lombarde per sfuggire alla miseria. Il lavoro l’aveva “rubato” a tal punto da diventare uno dei migliori nell’arte di vendere e riparare ombrelli. Accompagnato da Nino, il fratello più piccolo, giravano come dei nomadi gridando a gran voce “donne, donne, à ghè l’ombrelè!”, portando a tracolla la barsèla, la cassetta nella quale erano riposti  tutti i ferri del mestiere del lusciàt: dai ragozz, le stecche degli ombrelli, a lusùra, flignànza, tacugnànza e tacòn, ramé, cioè forbici,  rocchetti di refe, pezze varie, bastoni di legno. Con quell’armamentario erano in grado di cucire, limare, intagliare il legno, incollare e sagomare stoffe. Se c’era da riparare un ombrello lo accomodavano, racimolando qualche soldo; se invece si trattava di confezionarne uno nuovo, era festa grande. Girovagavano per le vie guardando porte e finestre, in attesa del cenno di chi era disposto ad affidar loro un parapioggia tartassato dai troppi acquazzoni, contorto dal vento o vittima della voracità delle tarme.

Ogni lavoro era buono e non si rifiutava mai, mettendosi subito alacremente al lavoro, e in silenzio. Stessa vita riservò all’unico figlio maschio, Mario. Per arrotondare il magro guadagno accompagnavano il mestiere con la costruzione e la vendita di altri manufatti in legno e in fil di ferro come gabbie, trappole per topi, insalatiere, setacci. Anche Mario, diventato uomo, si avvalse di un apprendista, Giacomino Dentici, un ragazzino di dieci anni, sveglio come un passero e rapido come una saetta. Come da tradizione il giorno di Capodanno, sulla piazza di Carpugnino, si incontravano a parlare d’affari e preparare la nuova annata degli ombrellai. In quell’occasione le famiglie più povere affidavano i loro figli piccoli agli artigiani ambulanti, nella speranza che avrebbero imparato un mestiere, sconfiggendo povertà e indigenza. “Al prumm dal lungon a Carpignin, a truà l’ Casér senza an bergnin”, che tradotto equivaleva a “il primo dell’anno a Carpugnino, a cercar padrone, senza un soldino”, come recita un’epigrafe che fa mostra di sé ancor oggi  nella piazza del piccolo paese del Vergante. Reclutata così la manodopera, gli ombrellai si mettevano in cammino alla ricerca dei guadagni necessari a garantire un futuro migliore. Bisogna dire che l’apprendista entrava quasi a pieno titolo nella famiglia dell’ombrellaio che provvedeva a lui in tutto e per tutto. Per fortuna i tempi erano cambiati e non s’andava più a piedi, consumando scarpe e sudore, ma in bicicletta. E che biciclette! Due Maino purosangue, modello anni venti con il doppio carter e senza una macchia di ruggine nonostante fossero di seconda mano. Mario le aveva ottenute da un ciclista in cambio di una serie di lavori, tra i quali un paio d’ombrelli nuovi di zecca. In fondo non erano proprio a buon mercato ma la comodità di pedalare lesti e di non scarpinare più dall’alba al tramonto n’era valsa la pena. Così Mario e Giacomino lavorarono a lungo, lontano da casa e dai propri cari, accompagnandosi nel tragitto con i canti in quella particolare lingua che si parlava tra lusciàt: il tarùsc. Tra di loro, per tradizione e abitudine, comunicavano in quel gergo difficile, quasi del tutto incomprensibile, dalla pronuncia piuttosto secca e dura. Facilitati dalla stessa provenienza territoriale, cioè dai paesi dell’alto Vergante, gli ombrellai potevano intendersi con rapidità e segretezza, scambiandosi notizie e commenti nella certezza di non essere capiti. L’idioma era un misto di dialetto e parole di altre lingue, dallo spagnolo al francese al tedesco, rielaborate con arguzia e duttilità. Così, tanto per fare due esempi, l’avvocato era un “denciòn” e il cuoco un “brusapignat”.

“Al lusciàt caravaita a gria i lusc”, dicevano gli anziani. L’ombrellaio ambulante ripara gli ombrelli perché la ghéna, la fame, era tanta e ci si poteva considerare brisòld (ricchi) solo quando si riusciva a mettere su la prima bottega con un banchetto e l’insegna di due cupole d’ombrello a spicchi bianchi e rossi e la scritta “luscia, el lusciat piòla” che, più o meno, si poteva tradurre in piove, l’ombrellaio si prende una sbornia. Infatti, quando il cielo diventava scuro, la terra cambiava odore e l’acqua iniziava a scrosciare, fosse temporale estivo o pioggia autunnale, si brindava alla fortuna perché con la pioggia si lavorava di più. Quando tornava a casa Mario raccontava le avventure della sua vita randagia. Era orgoglioso di quel lavoro dove la fatica e i sacrifici erano ricompensati dalla passione per un mestiere che richiedeva non solo molta abilità ma anche una buona dose di creatività. Soprattutto quando l’ombrello andava costruito nuovo di zecca e venivano usate le sagome per tagliare le stoffe. Qui la differenza di censo balzava all’occhio immediatamente: i benestanti e i nobili sceglievano la seta, per gli altri tutt’al più c’era il cotone. Il racconto più straordinario risaliva all’epoca in cui suo nonno confezionò un paio d’ombrelli per la principessa Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, bavarese di nascita, diventata imperatrice d’Austria, regina apostolica d’Ungheria e regina di Boemia e Croazia, oltre che consorte di Francesco Giuseppe d’Austria. Celebre ovunque in Europa con il nome di Principessa Sissi (anche se dalle sue parti di esse ne usavano una sola). Argante Dorini non era tanto dell’idea di riverire la nobildonna, non foss’altro perché il fratello di suo padre, lo zio Luigi,aveva combattuto contro gli austriaci con il grado di tenente dell’esercito franco-piemontese durante la seconda guerra di indipendenza italiana, perdendo la vita nella battaglia di Solferino, il 24 giugno del 1859. Una pallottola aveva centrato in pieno petto Luigi Dorini proprio durante le ultime scaramucce di quella che fu una delle più grandi battaglie dell’Ottocento, con più di duecentomila soldati in campo. Il papà di Mario, antiaustriaco pure lui, teneva in tasca una vignetta dove un soldato asburgico era raffigurato come un maiale. E diceva sempre che “il Cecco Beppe al ma stà sui ball”.

 

Ma si sa, il lavoro è lavoro, e quando una delle dame di corte della Principessa prese contatto con lui mentre si trovava a Madonna di Campiglio nel 1889 chiedendogli di confezionarle un ombrello, non disse di no. Argante, nonostante la giovanissima età, era già uomo di poche parole e di buon senso,  e sosteneva che dove c’erano tanti ricchi e tanti nobili  c’era anche “tanta grana” e qualche corona in saccoccia non faceva certo male. Per questo si era sobbarcato quel viaggio lunghissimo verso est, in cerca di fortuna. A quel tempo la perla delle Dolomiti di Brenta era una delle mete predilette dall’aristocrazia europea e anche l’imperatrice Elisabetta aveva deciso di trascorrervi un periodo di villeggiatura, risiedendo all’Hotel des Alpes. Presa in carico l’ordinazione si dedicò alla fattura del parasole per la moglie di “quel crucco del Cecco Beppe”, mettendoci tutta la sua arte. Si trattò di un lavoro laborioso che consegnò alla dama nel tempo di due settimane, senza trascurare altri incarichi. La Principessa Sissi fu talmente soddisfatta che, esattamente due anni dopo, mentre soggiornava a Cap Martin, in Costa Azzurra, venuta a conoscenza dalla stessa dama del suo seguito della presenza di quell’italiano (“der italiener”) così abile a costruire ombrelli, ne commissionò un altro. Anche quella volta il nonno di Mario diede il meglio di se per soddisfare la vanitosa Elisabetta che, ossessionata dal culto della propria bellezza, teneva molto anche ad abiti e accessori. Secondo le cronache le occorrevano quasi tre ore per vestirsi, poiché gli abiti le venivano quasi sempre cuciti addosso per far risaltare al massimo la snellezza del corpo. E l’ombrello era un oggetto di complemento molto importante. L’Imperatrice d’Austria amava fare lunghe camminate e il lusciàt Argante, a tempo di record, le offrì un modello slanciato che poteva essere utilizzato anche come bastone da passeggio. Lungo 77 centimetri (Sissi era alta un metro e settantadue), manico e puntale in legno invecchiato, calotta in taffetas color ruggine con passamanerie e fodera avorio. Un vero gioiello! Un raro bijoux! La principessa Sissi, per la seconda volta, apprezzò l’arte di Argante e, oltre a una generosa ricompensa, gli fece avere un attestato in cui lo si indicava come “fornitore ufficiale della Casa d’Asburgo”. Non gli avrebbe aperto le porte di Schönbrunn ma era comunque un atto di stima importante. In fondo, pur essendo antiaustriaco, non gli dispiacque quell’onorificenza e quando il 10 settembre del 1898 l’Imperatrice, sempre vestita di nero dopo il suicidio del figlio Rodolfo, celando il viso dietro l’ombrellino, perse la vita a Ginevra pugnalata al petto dall’anarchico italiano Luigi Lucheni, il nonno di Mario portò a lungo il nastro nero sul braccio in segno di lutto. E s’arrabbiò quando il suo coscritto Valerio Rabaini, detto Bakunin, vedendo quel nastro, gli diede una bella pacca sulle spalle, sentenziando: “Bravo,Argante. Sei anche tu dei nostri, a quanto vedo. Avremmo preferito un capo di Stato, ma l’Imperatrice d’Austria, in mancanza di meglio, è andata bene lo stesso”.

 

Sinceramente addolorato guardò storto il Rabaini che si guadagnò pure un calcio nel sedere e una scarica di improperi che non è il caso di riportare. Questa storia si è tramandata e ai Dorini capitò spesso di raccontarla ai ragazzi che però ascoltano svogliati, a volte per dovere, presi come sono dal loro mondo. I bambini invece, soprattutto le femmine, sono curiosi e fanno tante domande. Beata ingenuità: chiedono perché il nonno di Mario non sposò “la Sissi”, domandano se non le piacesse, se la trovava brutta o non si erano capiti per colpa della lingua. Chissà, forse è stato tutto colpa del destino che ha voluto far andare le cose così. Anche se, persino nell’ultimo istante della sua vita, l’affascinante Elisabetta, portò con sé l’opera d’arte confezionata dall’italiener Argante, ombrellaio ambulante di Sovazza.

Marco Travaglini

Caravaggio. Una vita difficile

MUSEI REALI DI TORINO | PALAZZO REALE

Sala da ballo | secondo piano

 

MARTEDÌ 7 LUGLIO 2026, ORE 17.30

 

 

CONFERENZA DI

FRANCESCA CAPPELLETTI

Direttrice Generale della Galleria Borghese di Roma

CARAVAGGIO. UNA VITA DIFFICILE

 

 

Uno degli appuntamenti del public program che accompagna la mostra

La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo

 

 

“La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo”; Musei Reali di Torino, 2026; installation view; ph. Giuliano Berti per Musei Reali di Torino

I Musei Reali di Torino proseguono il percorso di collaborazione con alcune delle più importanti istituzioni culturali italiane, promuovendo un dialogo fondato sullo scambio di capolavori, sulla condivisione di competenze e sulla valorizzazione comune del patrimonio attraverso incontri, conferenze e progetti condivisi.

 

Martedì 7 luglio 2026, alle ore 17.30, la Sala da ballo al secondo piano di Palazzo Reale a Torino ospita la conferenza di Francesca Cappelletti, Direttrice Generale della Galleria Borghese di Roma, dal titolo Caravaggio. Una vita difficile.

 

L’incontro è uno degli eventi collaterali che accompagnano la mostra La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo, in corso fino al 15 settembre 2026 nello Spazio Scoperte dei Musei Reali di Torino, al secondo piano della Galleria Sabauda, che propone un approfondito confronto tra due protagonisti del primo Cinquecento veneto e lombardo: Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1556/1557) e Giovanni Girolamo Savoldo (Brescia?, 1480/1485 circa – Venezia, post 1548).

Attraverso il dialogo tra la Sacra Famiglia con santa Caterina d’Alessandria di Lorenzo Lotto, in prestito dall’Accademia Carrara di Bergamo, l’Adorazione dei pastori (1522-1523) e l’Adorazione del Bambino tra san Girolamo e san Francesco d’Assisi (1525-1530) di Savoldo, appartenenti alle collezioni della Galleria Sabauda, l’esposizione indaga le radici di quella “luce del vero” che anticipa la rivoluzione caravaggesca.

 

 

 

Conferenza

Francesca Cappelletti. Caravaggio. Una vita difficile

Torino, Palazzo Reale | Sala da Ballo, secondo piano (Piazzetta Reale, 1)

Martedì 7 luglio 2026, ore 17.30

 

Ingresso compreso nel biglietto dei Musei Reali di Torino, fino a esaurimento dei posti disponibili.

Prenotazioni al link:

https://forms.zohopublic.eu/intranetmuseireali/form/ConferenzelegateallamostradossierLottoeSavoldo/
formperma/ReaEOEegGYgSrK_Bpxk5MW8-dmEg12lrxayHfY98ocg

 

 

Mostra

La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo

Torino, Musei Reali, Galleria Sabauda | Spazio Scoperte (Piazzetta Reale, 1)

30 maggio – 15 settembre 2026

Orari: dal giovedì al martedì, 9.00-19.00 (la biglietteria chiude alle ore 18.00)

Chiuso il mercoledì

 

La mostra dossier è a cura di Annamaria Bava e Alessandro Uccelli

Progetto allestitivo Stefania Dassi e Barbara Vinardi

Progetto grafico Paolo Mamino

Filmato prodotto da Stefano P. Testa per Lab80 Film su un testo di Alessandro Uccelli

 

I Musei Reali di Torino ringraziano

L’Accademia Carrara di Bergamo

La Biblioteca Marciana di Venezia

La Fondazione Roberto Longhi di Firenze

 

Ingresso alla Galleria Sabauda compreso nel biglietto dei Musei Reali

Intero € 15,00; Ridotto: € 2,00 (ragazzi di età dai 18 ai 25 anni). Gratuito: minori di 18 anni; persone con disabilità e un loro accompagnatore; Insegnanti con scolaresche; Guide turistiche con gruppi; Personale del Ministero della Cultura; Possessori di Abbonamento Musei, Torino + Piemonte Card, tessera ICOM; Giornalisti regolarmente iscritti all’Ordine.

 

Web

https://museireali.beniculturali.it/