LIFESTYLE- Pagina 63

Tradizione e spettacolo al carnevale di Roccagrimalda

Rocca Grimalda si prepara a vivere uno degli appuntamenti più attesi dell’anno: il Carnevale 2026, in programma sabato 7 e domenica 8 febbraio. Due giornate dedicate alla tradizione, al divertimento e alla cultura popolare che da secoli caratterizzano il borgo.

Leggi l’articolosu piemonteitalia.eu: https://www.piemonteitalia.eu/it/eventi/dettaglio/carnevale-di-rocca-grimalda-tradizione-e-spettacolo

Lo spezzatino, un classico sempre apprezzato

Un secondo completo, sano, sostanzioso ed economico, questo e’ l’intramontabile spezzatino di vitello con patate. Un piatto gustoso, autunnale, tipico della tradizione casalinga. Teneri bocconcini di carne di vitello che cuociono lentamente in un cremoso sughetto aromatico.

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Ingredienti

600gr. di polpa di vitello

400gr. di salsiccia

4 patate medie

1 carota

1 sedano

1 cipolla

1 spicchio di aglio

1 bicchiere di vino rosso

2 bicchieri di brodo

1 bicchiere di passata di pomodoro

Olio evo, sale, pepe q.b.

Erbe aromatiche q.b. (rosmarino, alloro, timo ecc.)

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In una padella con poco olio, preparare il soffritto con la carota, il sedano, la cipolla e l’aglio tritati. Aggiungere i bocconcini di carne e la salsiccia tagliata a pezzi, salare, pepare e rosolare a fuoco vivace poi, sfumare con il vino rosso. Lasciar evaporare il vino e coprire con il brodo caldo, aggiungere le erbe aromatiche e la passata di pomodoro. Lasciar cuocere a fuoco lento, mescolando di tanto in tanto per almeno un’ora. Pelare e lavare le patate, tagliarle a tocchetti ed aggiungerle alla carne. Lasciar cuocere sino a quando saranno morbide, eventualmente aggiustare di sale. Servire caldo.

Paperita Patty

Il Caffè Mulassano celebra i 100 anni del tramezzino

TORINO 1926 – 2026

Dai tramezzini stellati del centenario al ritratto di Angela, dal cibo come valore identitario al contest con i giovani dell’alberghiero, ecco alcune novità promosse dal Caffè Mulassano per celebrare il centenario.

  
Il Caffè Mulassano di Torino celebra i 100 anni del sandwich più famoso e copiato al mondo, creato nel 1926 da Angela Demichelis Nebiolo conosciuta come “La Signora del Mulassano”. Sotto i portici di Piazza Castello dal 1879, scrigno di bellezza e di storia, il Caffè Mulassano promuove una serie di iniziative culturali e gastronomiche per esaltare la bontà e la versatilità del tramezzino, un piccolo ma grande snack amato da tutti, che nei suoi cento anni è stato reinventato ovunque in mille gusti, farciture e preparazioni.

Nell’anno in cui si celebra l’anniversario il famoso locale torinese che per primo nella storia ha offerto il tramezzino dedica un tributo ad Angela Demichelis Nebiolo, pioniera dell’importazione del gusto e delle mode americane nel primo Novecento.

Angelina è una donna italiana straordinaria per il suo tempo, una figura femminile che sarebbe da inserire nella storia delle donne del Novecento per le sue iniziative e la sua personalità. A quindici anni parte per Detroit dove sposa Onorino Nebiolo e con lui condivide anni di gestione di ristoranti e locali negli Stati Uniti. È una delle prime donne in assoluto a prendere la patente e a guidare una macchina. Una donna caparbia e intraprendente che ha vissuto in pieno il periodo del proibizionismo negli States.

Nel 1926 Angelina, con Onorino e i suoi due figli, Felice e Gloria, rientra in Italia, uno dei pochi casi di emigrante al contrario, proprio negli anni in cui i flussi dall’Italia verso gli Stati Uniti erano notevoli. È un’italiana che torna da Detroit a Torino, un’imprenditrice del mondo che oggi chiamiamo food & beverage e che crea un modello nuovo di “fast food” mutuato dal “toast” americano, pure quest’ultimo importato dall’imprenditrice piemontese. Angela seppe stupire la città sabauda con quei “paninetti” che Gabriele D’Annunzio battezzò col nome di “tramezzini”.

La Signora del Mulassano capisce che il gusto dei torinesi, abituati ad una cucina raffinata e di buongusto, non può fermarsi al “toast”, pure molto apprezzato, anche perché il toast è realizzato con il pane riscaldato, e dunque limita l’utilizzo di molti ingredienti, così Angela, dietro al bancone dove i clienti erano abituati a vederla intuisce che lo stesso pane – un pane con una speciale maglia glutinica, lo stesso che si utilizza ancora oggi – può essere ancor più apprezzato se utilizzato per accompagnare svariate farciture, tra cui quei gusti tradizionali molto amati dai torinesi, come i celeberrimi tramezzini con la bagna cauda o il tartufo, tra i più apprezzati anche cento anni dopo.

Il tramezzino gourmandise, è un prodotto identitario del Caffè Mulassano, nasce come accompagnamento per l’aperitivo che a quel tempo era rappresentato dal Vermouth, altro prodotto identitario del Caffè Mulassano, tant’è che l’attività della ditta Mulassano comincia nella seconda metà dell’800 con l’apertura di una bottiglieria in via Nizza, e prosegue nel 1907 con l’apertura del Caffè sotto i portici di piazza Castello dov’è tutt’ora. Quest’anno, tra l’altro, ricorrono 240 anni dalla creazione del Vermouth, liquore che sta conoscendo una forte fase di rinascita, sempre più richiesto nel mondo della mixology ma anche liscio.

Il Caffè Mulassano, che fa parte dell’Associazione dei Locali Storici d’Italia e dell’Associazione Caffè Storici di Torino e Piemonte, quale custode di questa bella storia promuove da aprile a settembre 2026 una serie di iniziative volte a raccontare, celebrare e reinventare il panino farcito per eccellenza.

Nasceranno in tre momenti diversi i tramezzini del centenario dedicati a quelle tre persone che ne hanno fatto la storia: “Angelina” in primis, omaggio alla sua creatrice, “D’Annunzio” dedicato al poeta che ne decretò il nome e “Nebiolo’s” dedicato a Onorino ma che vuole ricordare attraverso il genitivo sassone la loro vicenda d’oltreoceano con il locale “Nebiolo Cafè Dine e Dance” di Detroit, Nebiolo ricorda, inoltre, uno dei migliori vini piemontesi (pur con una b mancante).

Tre chef stellati si dedicheranno alla creazione di una farcitura speciale per questo importante anniversario, ognuno dedicando la propria creazione ad una singola figura. Le creazioni rappresenteranno l’essenza di quella “torinesità” e “piemontesità” che ha fatto da cornice a questa storia di gusto che, partendo da una cultura d’oltreoceano, ha raccontato come poche altre il genio della cultura alimentare italiana, oggi felicemente nominata Patrimonio Unesco. Le tre nuove creazioni saranno presentate al pubblico e alla stampa una al mese nei mesi di aprile, maggio e giugno 2026 al Caffè Mulassano alla presenza degli Chef che racconteranno la loro creazione per il centenario.

Oggi esiste solo una piccola targa che ricorda come nel 1926 Angela Demichelis Nebiolo inventò il tramezzino. Ma per il centenario uno dei più grandi ritrattisti italiani viventi realizzerà un ritratto di Angela che verrà collocato permanentemente all’interno del Caffè Mulassano accolto tra i suoi straordinari arredi storici. L’opera verrà svelata e presentata nel mese di giugno

A settembre lo scrittore e biografo di Angela, che ha raccolto tutta la storia de “La Signora del Mulassano” raccontandone vicende e aneddoti “tra whisky e tramezzini da Detroit a Torino”, incontrerà il pubblico per far conoscere ancor più e ricordare questa donna straordinaria.

In un compleanno come questo, dove si celebrano i cento anni di un prodotto che nella sua semplicità ha saputo conquistare il mondo, il Caffè Mulassano promuove un contest dedicato ai giovani dell’Istituto Alberghiero di Torino, che saranno coinvolti in una discussione creativa insieme ai loro Docenti sul valore del cibo come prodotto identitario e come spazio per la libera creatività. Anche i giovani si cimenteranno nella creazione di nuove farciture e nuove creazioni in una gara libera sul gusto torinese e piemontese tra passato e futuro. Questo appuntamento si svolgerà a settembre e chiuderà le iniziative del Caffè Mulassano per il centenario del tramezzino.

Mi ci vorrebbe un altro di quei golosi tramezzini” esclamò un giorno D’Annunzio in visita al Mulassano. È quello che tutti i giorni clienti abituali e turisti da ogni parte del mondo ripetono seduti su quegli stessi tavolini dove, nel tempo, si fermavano Achille Mario Dogliotti, Luigi Spallanzani, Italo Cremona, Macario, Mario Soldati e Gianandrea Gavazzeni.

    

Animali e comunità: una risorsa che cura

Un Forum a Palazzo Lascaris sul valore sociale degli animali tra terapia, assistenza e inclusione

Il legame tra animali, salute e inclusione sociale entra nel cuore del dibattito pubblico con il Forum “Il valore sociale degli animali dalla terapia all’assistenza”, in programma venerdì 6 febbraio 2026, dalle 9 alle 13, nella Sala Viglione di Palazzo Lascaris. Un appuntamento che intende andare oltre la semplice testimonianza, per interrogarsi in modo strutturato sul ruolo che gli animali possono svolgere nel welfare contemporaneo, nelle pratiche terapeutiche, educative e assistenziali. Promosso dal Garante regionale dei Diritti degli animali del Piemonte, l’evento nasce con l’obiettivo di mettere in dialogo istituzioni, mondo sanitario, università e terzo settore, valorizzando esperienze già attive e aprendo nuove prospettive di collaborazione. Ad aprire e coordinare i lavori sarà Paolo Guiso, Garante regionale, che guiderà il confronto tra i diversi ambiti coinvolti. “Il Forum – sottolinea – vuole essere uno spazio concreto di proposta, capace di stimolare innovazione e sinergie nel campo degli animali sociali”. Il programma attraversa discipline e competenze differenti: dalla cinofilia di assistenza alla pediatria, dalla riabilitazione alla psicoterapia, fino alle riflessioni sull’etica pubblica e alle scienze criminologiche. A portare contributi ed esperienze saranno Susanna Coletto, Paolo Manzoni, Marco Calegari, Katia Olocco, Franco Manti e Marzia Bauco, chiamati a raccontare casi concreti e pratiche già sperimentate sul campo. Accanto alle potenzialità, il Forum non elude le questioni più delicate: la formazione degli operatori, la tutela del benessere animale, i confini etici degli interventi e il rischio di una strumentalizzazione impropria degli animali. Una tavola rotonda conclusiva offrirà uno spazio di confronto diretto tra operatori e promotori dei progetti, favorendo uno scambio aperto e critico. Le conclusioni saranno affidate a Fulvio Cerutti, direttore de “La Zampa”. In chiusura, le principali realtà di supporto al terzo settore presenteranno le proprie iniziative, mettendo in luce come una collaborazione consapevole tra tutti gli attori coinvolti possa tradursi in un miglioramento concreto della qualità della vita delle persone più fragili e in un uso più responsabile e rispettoso degli animali come risorsa sociale.

cane

 

“Giaveno in Love” diventa partecipato con le iniziative di San Valentino

Per San Valentino torna  “ Due cuori e un campanile”, l’iniziativa che trasforma Giaveno nella città dei due cuori  e dell’amore. Dal 6 al 15 febbraio  si terranno proiezioni a tema luminose sulla torre degli orologi  e in piazza San Lorenzo, il mercatino dell’amore domenica 8 febbraio e vi sarà anche un punto fotografico per immortalarsi dentro a un grande cuore rosso.
Torna, così,  per il secondo anno consecutivo, ‘Giaveno in Love’, un progetto diffuso che trasforma le vie della città in un percorso di riflessione,  partecipazione attiva e emozione.
L’iniziativa si compone di 26 cuori con parole chiave dedicate alle diverse sfumature dell’amore, non solo quello romantico, ma anche l’amore per sé stessi, per gli altri, per i legami quotidiani e le comunità.  Parole semplici ed essenziali, capaci di parlare a  tutti e di lasciare spazio all’interpretazione personale.

Accanto a questi il percorso include dieci cuori interattivi che invitano i cittadini a compiere un’azione. Leggere una frase, completarla sul proprio schermo dopo averla fotografata con il proprio pensiero e, se lo desiderano, condividerla con una persona significativa. Un gesto semplice che trasforma l’osservatore in protagonista.  A completare l’installazione un pannello autoportante invita direttamente alla partecipazione scritta con una domanda centrale “Che cos’è per te l’amore?” Attorno cuori vuoti accolgono parole, frasi, pensieri e dediche lasciate dai cittadini. Il pannello è  pensato come uno spazio aperto, inclusivo e collettivo, dove ciascuno può lasciare qualcosa di sé.

“Giaveno in Love non è  soltanto un’installazione visiva, ma un’esperienza condivisa . Un invito a fermarsi, pensare, scrivere, ricordare e riconoscersi. Un modo per vivere San Valentino come momento comunitario, in cui l’amore diventa linguaggio comune e patrimonio di tutti.” afferma il consigliere Andrea Bertotti che ha curato il progetto.
“Si tende a pensare a San Valentino soltanto in termini romantici – aggiunge il sindaco Stefano Olocco – ma una giornata dedicata all’amore  in senso più estensivo è utile per ricordarci di voler bene a noi stessi e agli altri in generale. Ben venga questa iniziativa che esorta i cittadini a lasciare un pensiero”.

Mara Martellotta

Coppa deliziosa alle fragole

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Fragole che passione!  Offriamo a fine pasto ai nostri ospiti questo scenografico dolce delizioso e di semplice realizzazione

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Dosi per 4 persone:

½ Kg.di fragole

1 Banana

4/5 biscotti savoiardi

2 bicchierini di limoncello

200 ml di panna da montare

Crema pasticcera

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Sul fondo di una coppa in vetro trasparente mettere i savoiardi spezzettati bagnati con 1 bicchierino di limoncello (allungato con un bicchierino di acqua). Preparare una crema pasticcera con 3 tuorli, ½ litro di latte, 1 bustina di vanillina, 20gr. di farina, 60 gr.di zucchero e 1 bicchierino di limoncello. Lasciar raffreddare.

Tagliare le fragole ben pulite e la banana a fettine. Iniziare a decorare la circonferenza della coppa con le fette di fragole, quando terminato mettere le restanti fragole nella coppa livellando la superficie e procedere nello stesso modo con la banana.

Montare la panna con un poco di zucchero a velo.

Stendere sullo strato di banane la crema pasticcera raffreddata e completare con uno strato di panna montata. Decorare a piacere.

PaperitaPatty

 

Paccheri al rustico ragù di coniglio

Il ragu’ di coniglio e’ un sugo rustico, gustoso e profumato perfetto per condire i paccheri. Un’idea fiziosa per riciclare in modo creativo gli avanzi di coniglio arrosto.

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Ingredienti

Avanzi di carne di coniglio arrosto

1 piccola cipolla

1 spicchio di aglio

1 carota

1 gambo di sedano

Polpa di pomodoro q.b.

Olio, sale q.b.

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Spolpare bene gli avanzi di coniglio, sminuzzare la carne con il coltello. In un tegame soffriggere con due cucchiai di olio la cipolla, l’aglio, la carota ed il sedano tritati,  unire la carne di coniglio con l’eventuale sugo avanzato e lasciar cuocere a fuoco basso. Aggiungere la polpa di pomodoro, aggiustare di sale e lasciar cuocere per trenta minuti. Cuocere i paccheri, scolarli al dente e farli insaporire bene nel ragu’ di coniglio. Servire cosparsi di abbondante parmigiano grattugiato.

Paperita Patty

Sua maestà la bagna cauda

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Esistono numerose varianti  della ricetta tradizionale che prevede esclusivamente l’utilizzo di pochi ingredienti di ottima qualita’: acciughe, aglio e olio

La Bagna Cauda e’ senza dubbio uno dei pilastri della cucina piemontese, ed ha origini lontane nel tempo. E’ una ricetta semplice ricca di gusto e passione che esalta la convivialita’, un rito simbolo di amicizia ed allegria poiche’ in genere la “bagna” si consuma in compagnia. Esistono numerose varianti  della ricetta tradizionale che prevede esclusivamente l’utilizzo di pochi ingredienti di ottima qualita’: acciughe, aglio e olio. Vi propongo la mia variante modernizzata per “addolcire” l’intingolo.

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Ingredienti per 4 persone:

2 teste d’aglio intere

1 etto di acciughe “rosse” di Spagna sotto sale a persona

200ml di olio evo

200ml di latte intero

200ml di panna da cucina

acqua e aceto q.b.

Verdure fresche di stagione a piacere (cardo gobbo, cavolo verza, topinambur, peperoni arrostiti, patate lesse, cipolle al forno, barbabietola ecc.)

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Dissalare velocemente le acciunghe in acqua e aceto e ridurre a filetti. Preparare l’aglio eliminando il germoglio centrale di ogni spicchio poi, affettare sottilmente. Far cuocere a fuoco lentissimo l’aglio in 100ml di latte sino a quando e’ tenerissimo, scolare il latte e ridurre in poltiglia. In una terrina di coccio (“fojot” in piemontese) versare l’olio e quando e’ caldo mettere le aggiughe e la crema di aglio, rimestare con un cucchiaio di legno sino a quando e’ tutto sciolto infine, aggiungere la panna ed il rimanente latte. La salsa e’ pronta per essere servita bollente in ciotole di terracotta singole per ogni commensale. Abbinamento perfetto con un giovane barbera vivace.

 

Paperita Patty

 

La Candelora, ponte tra l’inverno e la primavera

Ogni anno il 2 febbraio la Chiesa cattolica celebra la Festa della Candelora, che rappresenta un “ponte” tra l’inverno e la primavera.
In questa giornata vengono benedette le candele che simboleggiano Cristo come luce che illumina il mondo.
La Candelora chiude il tempo di Natale e per tradizione in questa giornata nelle chiese viene tolto il presepe.
Questa festa ricorda la Presentazione al tempio di Gesù; secondo la Legge di Mosè ogni primogenito maschio era considerato offerto al Signore e andava quindi riscattato con un sacrificio. Una donna dopo il parto era inoltre considerata impura per un certo periodo di tempo: 40 giorni se il figlio era maschio, 66 se era femmina.
Il 2 febbraio, 40 giorni dopo il Natale, sono avvenute quindi l’offerta di Gesù e la purificazione di Maria.
Questa festa ha sostituito quella pagana dei Lupercali, una celebrazione in onore del Dio Fauno, protettore del bestiame dall’attacco dei lupi, che cadeva ogni anno a metà febbraio perché era questo il periodo in cui i lupi, affamati per la scarsità di cibo dovuta alla brutta stagione, si avvicinavano agli ovili e minacciavano le greggi.
Anche la denominazione Candelora deriva dai Lupercali, in occasione dei quali venivano organizzate delle grandi fiaccolate rituali. Le due celebrazioni hanno come fulcro la purificazione.
Nel VI secolo la festa è stata anticipata al 2 febbraio dall’Imperatore Giustiniano I e anche in questo caso ha sostituito diverse celebrazioni pagane, tra le quali quella celtica di Imbolc, che cadeva il primo febbraio e segnava il passaggio tra l’inverno e la primavera e quella romana della Dea Februa.
Il 2 febbraio per tradizione vengono benedette le candele che il giorno seguente, quando si ricorda San Biagio di Sebaste, protettore della gola, verranno utilizzate per benedire quella parte del corpo.
Un tempo le candele venivano in seguito appese sopra il letto o riposte nel cassetto della biancheria; si riteneva infatti che proteggessero dalle forze del male. Le si accendeva in occasione delle nuove nascite e al capezzale dei defunti; quando qualcuno in casa soffriva di mal di gola, il capofamiglia le incrociava sotto quella parte del corpo e gliele faceva baciare.
Alcuni pezzi di candela benedetta venivano sciolti in un cucchiaio d’ottone, ottenendo così un valido rimedio per curare i geloni ed il Fuoco di Sant’Antonio. Quando scoppiava un temporale le donne bruciavano l’ulivo benedetto la Domenica delle Palme con la candela benedetta il 2 febbraio per scongiurare la grandine, vero e proprio flagello per le culture.
In base al meteo del 2 febbraio sarebbe possibile stimare quando finirà l’inverno: secondo un proverbio se quel giorno nevica o piove dell’inverno siamo fuori, ma se c’è il sole o tira vento, dell’inverno siamo dentro.
Se per la Candelora il tempo è bello molto più vino avremo che vinello” afferma un altro proverbio.
La tradizione vuole che le galline in questo giorno ritornino e fare le uova. Anche le giornate si allungano, infatti “
per la Candelora un’ora intera: mezza la mattina e mezza la sera”.
In Francia e in Belgio il 2 febbraio si mangiano le crespelle, cialde morbide e sottili che vengono cotte su una superficie rovente tonda. La tradizione è stata introdotta da Papa Gelasio I, il quale, nel V secolo, in questo giorno le faceva distribuire ai pellegrini che arrivavano a Roma. In epoca precedente, in occasione dei Lupercali gli antichi romani offrivano al Dio Fauno frittelle fatte con il grano della mietitura dell’anno precedente per propiziarsi quella dell’anno a venire.
Le crespelle, con la loro forma tondeggiante e dorata, richiamano il sole, che dopo il buio e il freddo dell’inverno, torna a splendere nel cielo.
Un rito propiziatorio consiste nel far saltare le crêpes con la mano destra, tenendo in quella sinistra una moneta d’oro o una banconota.
Per far si che i raccolti dell’anno siano abbondanti, la prima crêpe deve essere conservata nel ripiano più alto di un armadio.
In Germania la Candelora fin dall’antichità è associata all’agricoltura: in questo giorno cominciava infatti l’anno contadino e si poteva riprendere il lavoro nei campi, mentre si concludeva “l’anno del servo”. I domestici ricevevano il resto della loro retribuzione annuale e potevano, o dovevano, cercare un nuovo lavoro o prolungare il proprio impiego presso il precedente datore di lavoro per un altro anno. Il tutto si concludeva con una stretta di mano. Era diffusa anche l’usanza di regalare alla servitù un paio di scarpe come ricompensa per il suo operato.
Negli Stati Uniti il 2 febbraio si celebra il Giorno della marmotta, reso famoso dal film “Ricomincio da capo”, una commedia del 1993 diretta da Harold Allen Ramis. La protagonista delle celebrazioni è una marmotta di nome Phil, che vive a Punxsutawney, in Pennsylvania. Essa viene fatta uscire dalla sua tana la mattina del 2 febbraio: se vede la sua ombra e rientra nella sua tana, perché la giornata è soleggiata, l’inverno durerà altre sei settimane. Se invece rimane fuori, perché non vede l’ombra, l’inverno finirà prima.

ANDREA CARNINO

Al via il 98esimo Carnevale storico della Città di Saluzzo

Il Carnevale Storico della Città di Saluzzo, dopo l’importante lavoro fatto negli anni passati con la costruzione di un circuito che ha saputo unire prima Rivoli e Barge, infine Nichelino, oggi si propone di iniziare una nuova avventura. A tre anni dal centenario Saluzzo ha proposto ai carristi e alle maschere un percorso da costruire insieme, un ‘gran premio’, una sfida tra carri che, anno dopo anno, ci porterà alla festa del 2028 da un lato e ad un progetto di memoria e archivio, tra immagini, suoni e canzoni, per una narrazione di maschere e storie comuni che affondano le loro radici nella tradizione. E allora che la Gran Baldoria abbia inizio.
Il Carnevale è pronto a tornare protagonista del Marchesato e non solo.
Date, programmi e ospiti del 98esimo Carnevale di Saluzzo e del nono carnevale degli oratori della Diocesi di Saluzzo, ottavo Carnevale delle due province sono stati svelati lunedì 12 gennaio scorso nella Sala degli Specchi dalla Fondazione Amleto Bertoni, dalla Pro Loco di Rivoli, dal Comune di Barge e dal Comune di Nichelino.

Il primo grande appuntamento sarà domenica 1 febbraioalle 10 presso il palazzo comunale di Saluzzo, in via Macallé. Vi si svolgerà la presentazione ufficiale, con annessa consegna delle chiavi della Città alla nuova Castellana, accompagnata dall’immancabile Ciaferlin, dalle damigelle e dai Ciaferlinot.
Sempre domenica 1 febbraio, a seguire, si scenderà in piazza e per le strade per presentare le maschere e brindare con loro.
Confermata e rinnovata la liason con il 72esimo Carnevale della città di Rivoli.

Per maggiori informazioni sugli appuntamenti consultare il sito www.fondazionebertoni.it

Mara Martellotta