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Miss Italia Piemonte Valle d’Aosta 2026, due torinesi pronte per la finalissima

Si è tenuta domenica 30 agosto scorso, nella suggestiva cornice dell’Anfiteatro Romano dello Zoom di Cumiana, la finalissima regionale di Miss Italia Piemonte Valle d’Aosta, che ha decretato le prime due finaliste di Miss Italia 2026. A vincere il titolo di Miss Piemonte 2026 è stata la bellissima Francesca Rita Longobardi, vent’anni, di Torino; solare ed elegante la sua figura, che è stata paragonata alla Miss Italia 2004, piemontesissima, Cristina Chiabotto. Modella per passione, sogna di entrare nel mondo del cinema. Il titolo di Miss Valle d’Aosta è andato invece a Emily Zoe Pugliese, 19 anni, dì Ciriè, bellissima e dai grandi occhi blu, che studia medicina e sogna di entrare nel mondo dello spettacolo. Entrambe accedono di diritto alla finale nazionale in Academy, a Roma, presso il Castello di Santa Severa, a Santa Marinella, prevista il 21 settembre prossimo. Con le finaliste saranno presenti undici prefinaliste che, in questi giorni, stanno affrontando la giuria di Roma per poter accedere alle finali nazionali. Sono Miss Social, Miss Chef in Famiglia, Miss Eleganza, Miss Cinema, Miss Miluna, Miss Givova, Miss Mont Blanc, Miss Torino Fashion Week, Miss Torino, Miss Framesi e Miss Sorriso. La serata è stata presentata da Andrea Beltramo e Alycia Ferrero, ed è stata caratterizzata da momenti di moda, musica e spettacolo con la direzione di Tony Brera, che ha accompagnato diverse fasi della manifestazione fino al momento più atteso: la proclamazione delle nuove reginette regionali.

“Portare le finaliste di Miss Italia Piemonte e Valle d’Aosta in una location come quella di Zoom rappresenta un motivo di grande orgoglio – dichiara Mirella Rocca, esclusivista regionale di Miss Italia per Piemonte e Valle d’Aosta – abbiamo voluto regalare alle nostre ragazze e al pubblico una serata speciale, capace di valorizzare non solo la bellezza, ma anche il talento, le capacità e il legame con il nostro territorio. Per le concorrenti questa finalissima rappresenta il coronamento di un percorso fatto di impegno, emozioni e crescita personale”.

La scelta di Zoom Torino ha inoltre sottolineato la volontà di valorizzare il Piemonte attraverso una delle realtà più originali e conosciute, creando un incontro tra spettacolo e natura all’interno di uno scenario particolarmente scenografico. Con la serata di Cumiana si conclude così il percorso regionale di Miss Italia Piemonte e Valle d’Aosta, iniziato nei mesi scorsi con numerose selezioni e finali territoriali che hanno coinvolto ragazze provenienti da tutto il Piemonte e la Valle d’Aosta. Si tratta di una stagione ricca di appuntamenti, pubblico ed emozioni che ha portato ancora una volta Miss Italia ad animare piazze, città e territori, trasformando ogni selezione in un’occasione di spettacolo e di valorizzazione delle eccellenze locali.

Mara Martellotta

Davvero squisite le frittelle di zucchine

Velocissime da preparare le frittelle sono amate da grandi e piccini, servite calde appena fatte poi, sono nella loro semplicita’, irresistibili. Le frittelle di zucchine sono una proposta adatta a tutte le occasioni, un  gustoso secondo vegetariano, uno sfizioso antipasto o un croccante contorno.

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Ingredienti

 

3 zucchine con il fiore

2 uova intere

4 foglie di basilico

50gr. di parmigiano grattugiato

40gr. di farina

Sale, pepe, olio di oliva q.b.

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Tagliare a rondelle sottilissime le zucchine e i fiori precedentemente lavati. In una ciotola sbattere le uova, unire la farina setacciata, il parmigiano, le foglie di basilico tritate, il sale ed il pepe. Aggiungere le zucchine e i fiori, mescolare bene. In una padella portare a temperatura l’olio e versare a cucchiaiate l’impasto di zucchine formando delle frittelle. Lasciar cuocere girandole piu’ volte sino a doratura completa. Scolare su carta assorbente e servire belle calde.

Paperita Patty

“Summer Never Ends!”: All’Ippodromo di Vinovo arriva “La Festa della Birra”

Dal 3 al 6 settembre quattro giorni di musica live, street food, birra e divertimento a ingresso gratuito.

Dopo il successo del Pasta Music Fest, dal 3 al 6 settembre l’area verde dell’Ippodromo di Vinovo torna a essere il cuore pulsante dell’intrattenimento di fine estate con “La Festa della Birra”. L’evento è organizzato da Bis Eventi, in collaborazione con Soulfood Music Factory e To Radio, al motto di “Summer Never Ends!”. Un appuntamento pensato per prolungare le good vibes estive, accogliendo in compagnia il mese di settembre e il ritorno del pubblico torinese dalle vacanze.

ORARI E INGRESSO

L’ingresso sarà gratuito per tutti, per rendere l’evento assolutamente adatto a famiglie e gruppi di amici. L’apertura dei cancelli e dell’area ristoro è prevista ogni sera alle ore 19:00, mentre alle 21:00 si accenderanno i riflettori sul palco principale, che ospiterà ogni sera un concerto live. L’atmosfera conviviale sarà l’ingrediente fondamentale per quattro serate di puro divertimento e relax.

FOOD & BEVERAGE E PRENOTAZIONI

Otto tipi di birre – tra le più popolari e apprezzate dagli appassionati – saranno le indiscusse protagoniste, insieme a un ricco menù di offerte gastronomiche per tutti i palati. Tra le proposte: hamburger, pulled pork, succulenti panini con le polpette, pinse, fino a un tocco di tradizione romana con la pasta alla carbonara e la cacio e pepe, a cura di Savurè – Pastificio con cucina. Sarà attivo un comodo servizio al tavolo per rendere lo spazio ancora più accogliente, con possibilità di prenotare il proprio tavolo in anticipo chiamando il numero dedicato: 347/6637059.

IL PROGRAMMA MUSICALE

La proposta artistica si fonda su tre obiettivi – interattività, coinvolgimento ed energia – confezionando un cartellone live ad altissimo impatto, affiancato da coinvolgenti DJ set prima e dopo i live per accompagnare drink e cene fino a tarda sera. Sul palco si alterneranno quattro band trascinanti:

  • Giovedì 3 – EXPLOSION BAND: L’apertura della rassegna è affidata all’energia travolgente della prima e più quotata energy disco show band italiana. Uno spettacolo dinamico e senza pause, arricchito da scenografie, cambi d’abito e una scaletta esplosiva che spazia dai grandi successi dance internazionali alle hit più ballate di sempre.
  • Venerdì 4 – ORONERO BAND in “L’Emilia del Rock”: Un tributo straordinario a Vasco e Ligabue, le anime rock dell’Emilia Romagna. Due carismatici frontmen si alternano sullo stesso palco supportati da un’unica e potente band, dando vita a più di due ore di spettacolo con una scaletta ad altissima tensione: brani iconici, riff leggendari e ritornelli da cantare a squarciagola.
  • Sabato 5 – LADIES’ GROOVE: Il sabato sera si tinge di carisma ed eleganza con una formazione tutta al femminile per far scatenare la pista sotto le stelle. Uno show ricco di groove, capace di unire tecnica, fascino e una scaletta di successi pop, funk e dance degli ultimi quarant’anni, con coreografie curate e frequenti cambi d’abito.
  • Domenica 6 – FUNK IT: Gran finale all’insegna del ritmo sincopato e del groove più nero. Un viaggio sonoro irresistibile che attraversa la storia della musica da ballo, dalle radici del funk e della disco music anni ’70/’80 fino alle sonorità club e nu-disco più moderne. Per un appuntamento dal sound elegante e irresistibilmente ballabile.

LE PAROLE DEGLI ORGANIZZATORI

“Dopo l’esperienza positiva di Restate al Parco Porporati con 54 serate nel verde cittadino di Grugliasco e la prima edizione del Pasta Music Fest che ha visto anche il pubblico di Vinovo rispondere con entusiasmo, torniamo con un week-end di festa per chiudere in bellezza il periodo delle vacanze estive. Quando si è ancora rilassati dopo le ferie è necessario un rientro soft alla quotidianità e per questo abbiamo puntato su un classico: la festa della birra rimane sempre un evergreen, capace di far divertire un pubblico di tutte le età. Abbiamo scelto ancora l’Ippodromo di Vinovo perché crediamo in un progetto a lungo termine di valorizzazione di quell’area che vanta la bellezza del parco, la facilità logistica nel raggiungerlo in auto e l’ampia area parcheggi.”

INFO E CONTATTI

Per ulteriori dettagli sull’evento e prenotazione tavoli: 347/6637059.

Rientro dalle vacanze, la tre giorni di Ikea

Dal 4 al 6 settembre in store attività gratuite per tutta la famiglia, giochi e sorprese

Torino, 01 settembre 2026 – Con il rientro dalle vacanze e la ripresa della quotidianità, settembre diventa il momento ideale per rimettere in ordine in casa e fare spazio a nuove abitudini, passioni e progetti. Del resto, le nostre case raccontano chi siamo: secondo l’IKEA Store & Organise Report 2026[1], l’82% delle persone conserva oggetti per ragioni puramente sentimentali, anche quando non vengono più utilizzati o restano nascosti dalla vista. Organizzare gli spazi, quindi, non significa rinunciare a ciò che conta, ma trovare il giusto equilibrio tra funzionalità e ricordi. Per aiutare i torinesi a fare spazio a ciò che amano e rendere la casa più adatta alla vita di tutti i giorni, IKEA li invita a partecipare a tre giorni di eventi, giochi e attività dedicate all’organizzazione della casa.

Ad aprire il fine settimana di appuntamenti sarà “FRAKTA: fai spazio al blu che ti premia“, l’iniziativa dedicata all’iconica borsa blu di IKEA che quest’anno compie 30 anni. Dal 4 al 6 settembre, tutti i visitatori di IKEA Torino sono invitati a portare in negozio un oggetto blu[2] e metterlo alla prova con il “FRAKTOMETRO”. Se il colore corrisponde alle tonalità di blu della borsa simbolo di IKEA, in cambio riceveranno una FRAKTA con due buoni dedicati: uno per un piatto da 8 polpette, da scegliere tra carne, falafel, pesce o vegetali, valido fino al 6 settembre presso il Ristorante svedese, e un buono sconto di €20 a fronte di €100 di spesa, valido in negozio fino al 30 settembre.

Non solo, sempre dal 4 al 6 settembre, il negozio di Torino sarà animato da un ricco programma di attività e di offerte pensate per tutta la famiglia, tra laboratori creativi, giochi e sfide ispirate al tema dell’organizzazione della casa, per scoprire come rendere gli spazi domestici più funzionali senza rinunciare a creatività e divertimento.

Per maggiori informazioni sulle attività nei singoli store: https://www.ikea.com/it/it/campaigns/fai-spazio-a-cio-che-ami-in-negozio-pub8b1feb90/

CALENDARIO APPUNTAMENTI

“Conta, indovina, vinci!”: dal 4 al 6 settembre, una piramide realizzata con i contenitori trasparenti SAMLA sarà protagonista di un’attività dedicata al mondo dell’organizzazione della casa. All’interno della struttura, saranno raccolti prodotti, oggetti e accessori. La sfida? Indovinare il numero esatto di prodotti contenuti nella piramide.

“Alla ricerca dell’ordine perduto”sabato 5 e domenica 6, una divertente caccia al tesoro per mettere alla prova i più piccoli.

Spazi pensati per vivere meglio“: venerdì 4 settembre, un workshop per stimolare nuove idee e soluzioni per trasformare ogni spazio in modo funzionale e organizzato.

“Una scatola GLIS tutta mia”sabato 5 e domenica 6 settembre, un laboratorio creativo dedicato ai più piccoli, che riceveranno in omaggio una scatolina GLIS, da personalizzare con colori e disegni.


[1] Il rapporto IKEA Store & Organise Report 2026 ha coinvolto 31.488 persone in 31 mercati

[2] Sono esclusi accessori e indumenti indossati, ad eccezione dei capi indossati nella parte superiore del corpo, come magliette, top e camicie

Psicologia del meteo

Caldo, temporali e l’ ansia da previsioni.

C’è stato un tempo in cui, per sapere che giornata sarebbe stata, bastava guardare fuori dalla finestra. Oggi spesso facciamo il contrario: prima ancora di alzarci dal letto controlliamo l’app del meteo, poi la ricontrolliamo a metà mattina, magari guardiamo il radar delle precipitazioni e, se compare una macchia rossa, cominciamo a cambiare programmi. Il temporale arriverà davvero? Quanto durerà? E il caldo? Saranno 34 o 38 gradi? Il tempo atmosferico non è soltanto qualcosa che accade fuori, in una certa misura, entra nella nostra mente e modifica l’umore, i comportamenti, la percezione del rischio e il modo in cui programmiamo la giornata.

Il caldo di quest’anno ha accentuato ancora di più questa forma di controllo creando più tensione di quanto non ne avrebbe creato la temperatura bollente da sola. Tra gli effetti dell’esposizione alle alte temperature c’è l’irritabilità, la stanchezza, la debolezza, il mal di testa e difficoltà legate allo stress termico. La letteratura scientifica sta studiando sempre di più il rapporto tra temperature estreme e salute mentale. Si sono individuati, tra i possibili meccanismi, aumento del nervosismo, disturbi del sonno, affaticamento, isolamento sociale e quella che viene definita “health anxiety”, l’ansia legata alla propria salute. Non è quindi soltanto una sensazione: quando il corpo fatica a raffreddarsi, anche la mente può risentirne. Uno studio tedesco, basato su quasi mezzo milione di chiamate a servizi di supporto psicologico, ha rilevato che, rispetto alle giornate con temperature moderate, le chiamate aumentavano del 3,4% nei giorni con temperatura media superiore ai 25 °C e del 5,1% quando scendeva sotto lo zero. Il fenomeno merita attenzione anche perché il caldo non sarà più un evento eccezionale come un tempo. Secondo il rapporto “Il clima in Italia nel 2025” di ISPRA e SNPA, il 2025 ha registrato in Italia una temperatura media di 1,03 °C superiore alla media 1991-2020. L’estate è stata la quarta più calda dal 1961, con un’anomalia di +1,46 °C.

Ma c’è un altro elemento, più sottile: l’attesa del fenomeno. Un conto è trovarsi sotto un temporale improvviso. Un altro è sapere da tre giorni che “sta arrivando una bomba d’acqua”. La previsione modifica la nostra percezione prima ancora che cambi il cielo. Una ricerca pubblicata su Risk Analysis, condotta su 550 persone, ha mostrato che il modo in cui vengono comunicate probabilità e gravità di un evento modifica la percezione del rischio, la preoccupazione e la propensione ad adottare comportamenti protettivi. È il potere psicologico delle parole e dei colori: giallo, arancione, rosso. Sono strumenti indispensabili per comunicare un pericolo, ma inevitabilmente producono anche una risposta emotiva. Un “codice rosso” non viene percepito come una semplice informazione meteorologica: diventa immediatamente un segnale di minaccia.

Questo non significa che le allerte siano sempre un problema, al contrario, i sistemi di allerta precoce sono fondamentali e, secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, possono salvare vite e ridurre le perdite provocate dagli eventi estremi. Il punto è un altro: come il nostro cervello riceve quell’informazione e come la interpreta; e qui entrano in gioco anche i media.

Quando arriva un’ondata di calore, i titoli si moltiplicano: “caldo record”, “giorni infernali”, “bollino rosso”, “temperature da record”. Quando arriva un temporale: “nubifragio”, “bomba d’acqua”, “grandine devastante”. Le immagini delle strade allagate, degli alberi abbattuti e delle auto danneggiate sono molto più potenti di una carta meteorologica.

Non è una colpa dell’informazione giornalistica, ovviamente, spesso sono proprio i media a trasformare una previsione tecnica in un’informazione comprensibile e utile. Ma la comunicazione può avere anche un effetto collaterale: può aumentare la percezione del pericolo. Uno studio di qualche tempo fa, che ha analizzato la copertura mediatica di un tornado, ha rilevato che, dopo l’esposizione alle notizie sull’evento, aumentavano la percezione del rischio e le intenzioni di adottare comportamenti protettivi. È una dinamica umana, il cervello presta maggiore attenzione a ciò che può minacciarci e una sequenza di immagini drammatiche può far sembrare vicino, probabile e personale un evento che magari riguarda una parte limitata del territorio. Così nasce una curiosa contraddizione della nostra epoca: siamo contemporaneamente più informati sul tempo e più preoccupati dal tempo. Abbiamo previsioni molto più precise, radar in tempo reale, notifiche sul telefono e sistemi di allerta sofisticati, eppure controlliamo continuamente il cielo digitale. Non guardiamo più soltanto le nuvole: guardiamo la loro probabilità di agire in una certa direzione. Probabilmente dovremmo imparare a distinguere meglio tra informazione e allarme, rischio e certezza, previsione e realtà. Un’allerta non significa necessariamente che il peggio accadrà sotto casa nostra, ma che esiste una probabilità di condizioni potenzialmente pericolose e che, in determinate circostanze, è prudente comportarsi di conseguenza. I

Inoltre il rapporto con il tempo atmosferico è profondamente personale: c’è chi ama il caldo e chi aspetta l’autunno come una liberazione, chi davanti a un temporale prova serenità e chi cancella immediatamente ogni programma. Il meteo, insomma, è diventato una specie di termometro emotivo collettivo. Ma forse la vera sfida non è smettere di preoccuparci del tempo, ma imparare a non farci governare dalla previsione del tempo.

 Maria La Barbera

Torino torna sulle tracce di Dario Argento

Il 6 settembre il “Torino d’Argento Tour Locations” con Mario Pirrello e Antonio Tentori

TORINO – Una giornata interamente dedicata al cinema di Dario Argento, tra passeggiate nei luoghi che hanno fatto la storia del thriller italiano, incontri con gli ospiti del film Occhiali neri, approfondimenti e la tradizionale cena con il premio per l’argentiano dell’anno. È questo il programma del Torino d’Argento Tour Locations, che torna domenica 6 settembre 2026 con un’edizione speciale dedicata all’ultimo lungometraggio del Maestro.

L’iniziativa accompagnerà i partecipanti alla scoperta delle locations torinesi utilizzate da Dario Argento nel corso della sua carriera, offrendo un viaggio tra cinema e città attraverso alcuni dei luoghi più iconici apparsi nei suoi film.

Ospiti della giornata saranno Mario Pirrello, tra i protagonisti di Occhiali neri, e Antonio Tentori, sceneggiatore e storico collaboratore di Dario Argento, oltre che uno dei maggiori studiosi italiani del cinema di genere.

Durante il percorso verranno visitate le locations dei sette film girati a Torino: Il gatto a nove code4 mosche di velluto grigioProfondo rossoNon ho sonnoTi piace Hitchcock?La terza madre e Giallo. Un itinerario che negli anni è diventato un appuntamento fisso per gli appassionati del regista e per chi desidera riscoprire Torino attraverso il grande cinema.

La partecipazione al tour è a offerta libera e comprende anche la tavola rotonda con gli ospiti, in programma alle ore 18, dedicata a Occhiali neri e all’opera di Dario Argento.

Il ritrovo è fissato alle ore 9.00 in piazzale Duca d’Aosta, di fronte al Politecnico di Torino. Da lì partirà una lunga passeggiata che attraverserà la città seguendo le tracce lasciate dal regista nei suoi film. Gli organizzatori, Pupi Oggiano e Gabriele Farina, consigliano ai partecipanti di indossare abbigliamento e calzature comode e invitano tutti al massimo rispetto dei luoghi visitati.

La giornata si concluderà con una cena alla quale prenderanno parte anche Mario Pirrello e Antonio Tentori. Nel corso della serata si svolgerà inoltre il tradizionale quiz, quest’anno dedicato a Occhiali neri: il vincitore riceverà il premio direttamente dalle mani di Mario Pirrello.

Per partecipare all’intera giornata è sufficiente presentarsi domenica 6 settembre alle ore 9.00 in piazzale Duca d’Aosta a Torino.

Il Torino d’Argento Tour Locations si conferma così un appuntamento unico nel panorama italiano, capace di unire la passione per il cinema, la valorizzazione del patrimonio urbano torinese e l’incontro diretto con protagonisti e autori che hanno contribuito alla storia del cinema di genere.

Dettagli e informazioni sull’evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1047082398251891

Il ragioniere di Baveno

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“Ragioniere, buongiorno. Anche oggi, il solito?”. Così lo salutava ogni mattina, dal lunedì al sabato, il signor Alfredo. All’anagrafe Alfredo Tichetti, di professione bigliettaio addetto allo scalo della Navigazione Lago Maggiore, in servizio all’imbarcadero di Baveno.

E il “solito” non era una consumazione al bar ma semplicemente il biglietto del battello che da Baveno lo portava in giro per il lago. A volte verso Intra dove, dopo gli scali all’Isola Madre, a Pallanza e a  Villa Taranto ( ma solo d’estate), aveva a disposizione un quarto d’ora scarso per imbarcarsi sul traghetto che faceva la spola con Laveno, sulla sponda lombarda del Verbano. A volte verso le isole Pescatori e Bella, Stresa, Santa Caterina del Sasso e la parte bassa del Maggiore, verso Angera e Arona. Il ragioniere era Teobaldo Lucciconi di anni sessantasei, celibe. Per quelli che lo conoscevano era semplicemente “il ragioniere”, tant’è che il suo nome non lo usava più nessuno e, se non fosse scritto sui registri del municipio, avrebbe potuto anche pensare di cancellarlo. Lucciconi era stato ragioniere contabile, impiegato alla filiale bavenese della Banca d’Intra al n. 5 di corso Giuseppe Garibaldi, a pochi passi dal piazzale dell’imbarcadero e dei moli d’attracco dei battelli e dei motoscafi. Aveva passato più di trent’anni dietro a quello sportello, intento a contare i soldi degli altri, a darne e riceverne. In tutto quel tempo gli sono passati davanti agli occhi i fatti privati e pubblici, le gioie e le tristezze di diverse generazioni. Altro che il confessionale del prete, su alla parrocchiale! Era in banca che ci si scambiava un saluto e si ricevevano confidenze, dovendo anche dare – se richiesto – qualche utile consiglio. Ma giunto al tempo della pensione, non ci pensò un minuto di troppo. Si levò le mezze maniche e, sempre con garbo (il che non guasta mai), salutò tutti e se ne andò senza rimorsi. Non che stesse male, anzi: aveva degli amici sinceri lì, e in fondo era stata la sua famiglia per tanto tempo. Vivendo da solo si era affezionato a quell’ambiente ma, come in tutte le cose, cercava di non vivere di ricordi e malinconie. Così aveva pensato che, dopo tanti anni passati tra casa e ufficio, ufficio e casa, era venuto il momento di prendere un poco d’aria fresca, guardandosi intorno. E sul lago di cose da vedere ce n’erano davvero tante. Così, a volte a piedi e altre utilizzando i mezzi pubblici (dal treno alla corriera passando, ovviamente, dal battello), iniziò a girare i paesi del lago su entrambe le sponde, la piemontese e la lombarda senza tralasciare la parte più a nord, in territorio elvetico, dedicandosi a frequentare le amicizie e a ripercorrere, con la memoria, le tante storie dei tipi originali con cui ha avuto a che fare. E vi possiamo assicurare che sono tanti che nemmeno vi immaginate. Ma soprattutto ebbe occasione e tempo per riscorire Baveno e le sue frazioni. ” Ma guarda tu”, pensava “E chi l’avrebbe mai detto che vivevo in un posto così bello e non ci avevo quasi mai fatto caso”. Era una delle sue riflessioni ricorrenti da quando era andato in pensione. Per tanti, troppi anni era stato “preso” dal lavoro e non alzava quasi mai lo sguardo sopra lo sportello. Arrivava in banca al mattino presto, portandosi da casa la “schisceta”. Eh, sì. Voi come la chiamate? Baracchino, pietanziera, gamelin, gavetta, gamella? Da noi quella pentolina di metallo a strati, con un coperchio ben chiuso per evitare perdite, indispensabile per scaldare su un termosifone un poco di pasta avanzata del giorno prima, una minestra di verdura o una fetta di carne, era la schisceta. Del resto da single, come si usa dire al giorno d’oggi, cosa andava a casa a fare? Non aveva nessuno ad aspettarlo o che cucinasse per lui e allora gli avanzi della sera prima erano più che sufficienti per mettere insieme un pasto economico da consumare sul posto di lavoro. Usciva di casa che era buio e ritornava a sera inoltrata perché spesso si fermava a dare una mano al direttore nel disbrigo dei conti e delle chiusure di cassa. Eh, un tempo non si guardava mica l’orologio. Prima il lavoro, poi il lavoro e poi ancora la famiglia. E lui che era praticamente tutta la sua famiglia quando andava a casa si fermava qualche minuto ad accarezzare il gatto della signora Maria, la vecchia lavandaia che abitava in cima a quel rione che chiamavano “il baeton”. Si faceva accarezzare perché gli dava sempre qualche pelle di salame, crosta di formaggio e cotiche avanzate. Il Tigre (si chiamava così per il pelo rosso striato di grigio e non certo per il carattere intraprendente visto che stava sempre sdraiato al sole, sullo zerbino di casa, a ronfare) manifestava la sua riconoscenza sfregandosi alle gambe con un sonoro ron-ron. Le giornate del ragioniere scorrevano così, senza troppe emozioni e senza andar di fretta. Poteva permetterselo, facendo una vita tanto regolare da far invidia a un orologiaio svizzero. Ogni giorno gli capitava di veder gente correre qua e là, sempre indaffarata, quasi avessero addosso tutti l’argento vivo. E lui? Niente. Si era guadagnato il diritto alla flemma. Gli capitava, come accade a tutti, qualche episodio dove la frenesia prendeva il sopravvento e bisognava darsi da fare ma erano, per fortuna, momenti piuttosto rari. Così, pur non mancando ai suoi doveri, cercava di tenere un passo che fosse, come dire, il più lento e ragionato possibile. E, bene o male, ci riusciva. Al Circolo Operaio bavenese ci andava soprattutto il lunedì mattina, giorno di mercato, dopo aver bighellonato tra le bancarelle. Gli piaceva quel brulicare di persone che chiacchieravano e contrattavano le merci esposte con un vociare che metteva allegria. Quando c’erano i turisti, dalla tarda primavera alla fine dell’estate, era una vera e propria babele di lingue. Sarà stato perché pativa la solitudine o perché gli piaceva iniziare una nuova settimana con un poco di movimento dopo l’ozio domenicale, ma far due passi al mercato era proprio divertente. Non che ci andasse per comprare qualcosa. Gli capitava raramente e solo per alcuni capi di vestiario. Per i generi alimentari andava in uno dei due piccoli supermercati.

Anzi, per non far torto a nessuno, stava ben attento a fare la spesa sia in uno che nell’altro. Così, pensava, nessuno ne avrà a male. Tanto più che al giorno d’oggi i prezzi sono più o meno uguali e anche la qualità non si discosta di molto. Ma, compere a parte, il mercato lo metteva di buon umore. Confessava che rimpiangeva quando era in centro, occupando la piazzetta tra le scuole elementari, il retro del municipio e pure la via principale che costeggiava la scalinata della chiesa. In seguito, per non intralciare il traffico e agevolare la viabilità, venne spostato sul viale del ponte che attraversava il torrente Selvaspessa tra Baveno e Oltrefiume, piò meno all’altezza del punto dove in passato c’era la vecchia passerella. Era sì più funzionale al traffico ma anche più decentrato e, quindi, un po’ più scomodo. Comunque, ora che era in pensione, quella passeggiata era piacevole e, terminato il giro verso le dieci e mezza, si avviava pigramente alla volta del Circolo. Passava sotto il ponte della ferrovia, svoltando a destra sul viale alberato e scendeva a fianco della stazione ferroviaria proprio davanti all’entrata dell’imponente Casa del Popolo. Fuori, nella bella stagione, c’era sempre qualcuno che si sfidava sui campi da bocce, mentre gli altri avventori si dividevano tra coloro che sbirciavano la partita, leggevano il giornale commentando i fatti del paese o si lasciavano prendere la mano dal turbinio delle carte da ramino o da scopa. E lui, il ragioniere, dopo aver chiesto un bicchiere di spuma o, più raramente, una cedrata, rispondeva di buon grado ai quesiti di natura finanziaria che gli venivano posti. Del resto, come gli aveva detto il cavalier Borloni dandogli una pacca sulla schiena, anche se a riposo “si è sempre ragionieri, no?”.

Marco Travaglini

Coppa deliziosa alle fragole

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Fragole che passione!  Offriamo a fine pasto ai nostri ospiti questo scenografico dolce delizioso e di semplice realizzazione

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Dosi per 4 persone:

½ Kg.di fragole

1 Banana

4/5 biscotti savoiardi

2 bicchierini di limoncello

200 ml di panna da montare

Crema pasticcera

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Sul fondo di una coppa in vetro trasparente mettere i savoiardi spezzettati bagnati con 1 bicchierino di limoncello (allungato con un bicchierino di acqua). Preparare una crema pasticcera con 3 tuorli, ½ litro di latte, 1 bustina di vanillina, 20gr. di farina, 60 gr.di zucchero e 1 bicchierino di limoncello. Lasciar raffreddare.

Tagliare le fragole ben pulite e la banana a fettine. Iniziare a decorare la circonferenza della coppa con le fette di fragole, quando terminato mettere le restanti fragole nella coppa livellando la superficie e procedere nello stesso modo con la banana.

Montare la panna con un poco di zucchero a velo.

Stendere sullo strato di banane la crema pasticcera raffreddata e completare con uno strato di panna montata. Decorare a piacere.

PaperitaPatty

 

Dolci della tradizione: i baci di dama

Tostate in forno le mandorle e le nocciole. Pelatele, riducetele a granella fine e mescolatele con lo zucchero e la vaniglia fino a ottenere una farina granulosa. Incorporate delicatamente il burro ammorbidito a temperatura ambiente, maneggiando l’impasto il meno possibile, solo il necessario per amalgamare gli ingredienti.

Leggi la ricetta su piemonteitalia.eu: https://www.piemonteitalia.eu/it/enogastronomia/ricette/baci-di-dama

“Un calice di Erbaluce”

Venerdì18 settembre alle 21.00 a Burolo

Debora Bocchiardo a Villa Pasta presenta: “Un calice di Erbaluce”

In sala 16 autori raccontano l’oro del Canavese

Debutto in grande stile, venerdì 18 settembre alle 21, nel salotto di Villa Pasta, a Burolo (To), in via Parrocchia n. 15, per l’antologia: “Un Calice di Erbaluce” (Edizioni Pedrini).

Con la curatrice della silloge, la giornalista e autrice Debora Bocchiardo, interviene il direttore editoriale della Edizioni Pedrini con gli autori del primo libro che propone una miscellanea letteraria sul pregiato vino autoctono del Piemonte e che leggeranno in presenza parti della loro opera.

Nel corso della presentazione sono previsti l’intervento di Franco Cominetto, nella doppia veste di sindaco di Burolo e di presidente del Distretto del Cibo e del Vino del Mombarone, Serra Morenica e Naviglio di Ivrea, e della professionista Caterina Andorno sommellier e già presidente del Consorzio dell’Erbaluce di Caluso, Carema e Canavese.

Alla serata, inoltre, saranno presenti diversi produttori del Distretto del Cibo e del Vino, con esposizione della propria produzione di Erbaluce.

L’antologia sull’Erbaluce è nata da un’idea di Debora Bocchiardo. In un volume, composto da 16 racconti di generi diversi, autori con varie esperienze e stili narrativi spesso molto distanti, hanno raccolto l’invito a partecipare a questo progetto e rendono omaggio ad uno dei prodotti simbolo del Canavese, delle sue tradizioni e della sua storia.

L’Erbaluce diventa la protagonista non solo della tavola ma, anche, di un autentico banchetto letterario. Un’idea editoriale che incontra l’enologia, la vocazione agricola di una terra, i sentimenti di appartenenza che orgogliosamente la caratterizzano, in un “menu” completo di emozioni, per esaltare i mille sapori della vita, in ogni senso.