La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Quaglino nuovo Plutarco delle vite parallele che si incontrano – Cavour e Roma capitale – Ugo Pero e il logo del Salone – Paolo Granzotto dieci anni dopo – Lettere

Quaglino nuovo Plutarco delle vite parallele che si incontrano
Il prof . Pietro Quaglino è ordinario di Dermatologia  all’ Università di Torino e direttore della clinica universitaria che i vecchi torinesi identificavano con il San Lazzaro. E’ uno scienziato con centinaia di pubblicazioni. Recentemente ha pubblicato il libro “Incroci di strade – Incroci di storie“ edito da Laterza. Gli incroci sono quelli delle vie torinesi che Quaglino rende vive, facendo interloquire i personaggi a cui esse sono dedicate. Plutarco ci raccontò le vite parallele destinate a non incontrarsi mai. Quaglino riesce a  farle incontrare, anche se tra Vittorio Emanuele II e il giudice Falcone non ci fu rapporto di sorta per evidenti ragioni temporali.
La fantasia dell’autore, pur ancorata ad una robusta cultura storica, riesce a compiere il miracolo. E così accade per tanti altri personaggi che hanno posto nella toponomastica torinese. Quaglino è un grande innamorato di Torino e con l’aiuto delle sue due figlie, ha messo su un libro che merita di essere letto . La brillante prefazione di Guido Curto illustra bene il senso dell’opera. Sono tanti i medici scrittori , da Carlo Levi a Tobino ,ma Quaglino è  innanzi tutto un uomo fuori ordinanza a cui da storico concedo la libertà  di inserire la fantasia nella storia che così rinasce a nuova vita. La storia è spesso vulnerata dalle visioni ideologiche, Quaglino crede in grandi valori” non negoziabili”, ma non è mai irrigidito sulle vulgate che sono estranee agli scienziati. E’ innamorato della città come lo fu Mario Soldati.
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Cavour e Roma capitale
Giovedì ho presentato al Salone del libro di Torino il volume “Da Cavour alla Repubblica” edito da Pedrini , l’editore amico, figlio di un mio altro grande amico, Ennio Pedrini senior, che fu anche editore dei settimanali su cui feci il mio apprendistato giornalistico prima del 1968, quando entrai nell’Ordine  dei giornalisti di cui temo di essere ormai diventato un decano che però continua a scrivere. Carmine Festa, redattore capo del Corriere della sera, a cui collaboro da parecchi anni, è stato un mio  validissimo e colto interlocutore.
Il libro mette in evidenza anche  un aspetto storicamente  non secondario, pubblicando il testo del discorso  di Cavour su Roma capitale. Non ho avuto modo di dirlo perché il discorso ha seguito una piega diversa (i temi del libro sono moltissimi perché riguardano un secolo e mezzo di storia). Il tema riguarda Cavour, accusato da certi dilettanti di una storiografia superficiale e non documentata  di volersi limitare ad  un regno del Nord Italia . Un’accusa sciocca perché il gran Conte voleva Roma capitale e anche il suo ruolo a sostegno della spedizione dei Mille di Garibaldi fu fondamentale, malgrado le necessarie prudenze diplomatiche . I buoni rapporti con l’Inghilterra ,decisiva per l’impresa garibaldina in Sicilia, furono creati dal “gioco di squadra” Cavour, Vittorio Emanuele e d’Azeglio.
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Ugo Pero e il logo del Salone
Viene sempre ricordato Armando Testa come autore del primo logo, poi sostituito, del Salone del libro. L’attuale logo è opera dell’agenzia fondata da Ugo Pero, un creativo colto che seppe ritirarsi nei tempi giusti  per vivere una vita serena. Pero che ho conosciuto e frequentato  e che ricordo come un saggio, va citato  anche perché ha fatto tanto altro.
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Paolo Granzotto dieci anni dopo
Sono esattamente dieci anni che è mancato Paolo Granzotto giornalista libero , senza collare , come scrissi quando mancò. Era figlio d’arte, ma  lui fu tanto diverso  da suo padre Gianni, irrigidito in ruoli ufficiali che lo resero  sempre compassato e, per molti anni in Rai, anche un po‘ conformista. Paolo invece era fuori dagli schemi, amava la battuta ed era ironico e spesso graffiante. Sposò Sanzia Ghislieri, discendente dell’unico papa piemontese, Pio V, e si stabilì in una casa di via Cesare Balbo affacciata sul Po dove Paolo coltivava anche piante da frutto. Testimone del suo matrimonio fu Mario Soldati e quindi il nostro rapporto fu anche legato alla nostra amicizia comune. Amava tantissimo il suo cagnolino, a tal punto da farsi ritrarre insieme a lui per la fotografia inserita nella sua bella ed arguta rubrica sul “Giornale“ di cui fu vicedirettore con Indro  Montanelli  direttore che, quando venne al Centro “Pannunzio“ nel 1988 e nel 1991 si fece sempre accompagnare da Paolo. Altri hanno vantato di aver accompagnato Indro in quelle occasioni, ma hanno scritto il falso, pur  di offendermi personalmente. Paolo era l’uomo di fiducia di Indro, anche se nel 1994, quando Berlusconi mise Montanelli nella  condizione di andarsene, rimase al Giornale soprattutto perché non voleva andare con la cattiva compagnia che seguì Montanelli.
Ho conosciuto  abbastanza Paolo per dire che non  fu un berlusconiano, ma un liberale vero per stile e cultura che poteva apprezzare Enzo Ghigo, ma  non poteva andare oltre.  Egli fu un anticonformista a tutto tondo, incapace di piegarsi alla vulgata radical – chic  sempre così presente a Torino, da molto tempo non più città operaia e non più città borghese.
Nel 1999 fondò a Torino “ Il giornale del Piemonte” che con lui direttore divenne una voce autorevole nel panorama giornalistico subalpino. Senza di lui quel quotidiano incominciò a decadere fino a diventare  un semplice raccoglitore pubblicitario o poco più. Nel 2006 ricordammo insieme a Torino Oriana Fallaci. Nel 2011 su mia richiesta coordinò il convegno nazionale tenutosi al Teatro Carignano per i  150 anni dell’ Unità d’ Italia promosso dall’Accademia italiana della Cucina. Paolo amava la storia, specie quella antica, e tra i suoi libri  importanti resta una trilogia omerica. Scrisse anche una bella biografia di Montanelli, incredibilmente premiata a Capalbio, centro del peggiore vippume vacanziero. Non l’ho frequentato abbastanza e mi rammarico di questo  perché avrei potuto imparare molto da lui . Era un gran signore di delicati e alti sentimenti oltre che un giornalista con una penna a volte “cattiva”, ma sempre onesta. Era diventato torinese per amore di Sanzia , ma non si adattò  mai al grigiore di una certa Torino  perbenista e sinistrorsa che ha il suo epicentro nel Museo egizio e si ritrova in certi salotti che lui considerava “intriganti  tinelli” . E’ stato un maestro di giornalismo e di vita che, a dieci anni dalla sua morte, ci  rivela l’arte di  un mestiere che non può mai  allinearsi al potere in nome del quieto vivere. Paolo seppe steccare nel coro e pago ‘ anche le conseguenze di una linearità  mai ostentata , ma sempre vissuta con grande onestà intellettuale.
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LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

Umberto II di Savoia, chi ha ragione?
Allora, gentile professore Quaglieni, chi ha ragione su Umberto II ?  Lei, Cardini, Barberis, Oliva o Denis Mack Smith? Appena ho letto su “il Torinese” il suo Commento su Umberto II di Savoia salito al trono il 9 maggio di 80 anni fa, ho ripreso in archivio due interviste sui Savoia rilasciate due anni fa a La Stampa da Franco Cardini e da Walter Barberis, pochi giorni dopo la morte di Vittorio Emanuele di Savoia. Ebbene, Lei parla benissimo di Umberto II eppure altri autorevoli storici lo trattano decisamente male. O lei esagera o gli altri storici sono troppo cattivi nei confronti dell’ultimo Re d’Italia. Per esempio, in sintesi, lo storico del Medioevo Franco Cardini scrive: “mi sento profondamente ostile alla dinastia sabauda e non al solo Vittorio Emanuele III per le leggi razziali del 1938…. A proposito del “Re di Maggio”, Umberto II, meglio è tacere per carità di patria”. (intervista a La Stampa il 7 febbraio 2024). Walter Barberis, storico di professione e presidente dell’editrice Einaudi ha scritto: “Vittorio Emanuele III non ferma la marcia di Mussolini su Roma, firma le leggi razziali, abbandona l’Italia a se stessa: una caricatura e poi la dinastia è finita. Umberto II è un personaggio da café chantant”. (intervista a La Stampa 8-2-2024). Alessandro Barbero, credo che sui Savoia la pensi più o meno come Cardini. Decisamente meglio invece lo storico e giornalista Gianni Oliva che nel suo libro “I Savoia, Novecento anni di una dinastia” scrive a proposito di Umberto II: “ostenta in ogni occasione il suo lealismo costituzionale, si legittima con un comportamento misurato e corretto riconosciutogli anche da convinti repubblicani come Nenni e Parri. Certo, non può fare altro ma regna con l’onesta intenzione di restaurare un’immagine compromessa”. Alla fine chi ha ragione professore?    Filippo Re
 Io non voglio aver ragione e rispetto tutte le opinioni. Ma la prevenzione antisabauda  degli storici che lei cita, forse ha loro impedito un giudizio più sereno. Lo storico deve capire prima di giudicare. Qui siamo  di fronte ad affermazioni che si rivelano preconcette. Ho cercato di esprimere una valutazione complessiva di Umberto II re ed esule. Come ho scritto ho conosciuto il re e ho parlato con lui. Ho avuto anche scambi epistolari diretti o tramite Falcone Lucifero. Io non sono prevenuto su Casa Savoia, forse questa è la vera differenza. Oliva nei suoi libri dimostra una volontà di capire che gli altri nominati non hanno.
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Burocrazia digitale
Caro professore, leggo sui social: “Una società che obbliga un novantenne a usare uno smartphone per accedere ai propri diritti non è “moderna”, è una società che ha deciso di sbarazzarsi dei propri padri. Siamo nel 2026 e tutto è diventato un’app, un codice, un portale. Ma provate a mettervi nei panni di chi ha costruito questo Paese con la fatica delle mani e oggi si ritrova analfabeta in casa propria. Se per prenotare una visita medica o pagare una bolletta devi avere un nipote o un figlio esperto, allora il sistema è fallito. Chi progetta queste barriere si sente un genio dell’innovazione, ma è solo un miserabile che ignora la realtà della carne e delle ossa. Non è evoluzione se lasciamo indietro chi ci ha preceduto. La tecnologia deve essere un aiuto, non un esame di ammissione per avere diritto alla salute o alla dignità. Stiamo togliendo la voce a chi ha più esperienza di noi, nascondendo dietro lo schermo la nostra incapacità di prenderci cura delle persone.” Cosa ne pensa?   Rita Felice
Scrivendo, da molti anni mi sono dovuto convertire al Pc perché i giornali si erano digitalizzati e richiedevano i pezzi battuti al computer. Poi in tempi successivi dal 2009 mi sono dovuto iscrivere a Facebook perché i giovani che promossero la pagina del Centro Pannunzio chiedevano la mia partecipazione. Adesso c’è chi mi considera un influencer. Invece tutte le incombenze per prenotare e agire su piattaforme mi è faticoso e a volte mi fa perdere la pazienza. Il disagio che la lettrice lamenta e’ reale e obbliga gli anziani a farsi aiutare o ad essere esclusi. Capisco il progresso, ma esso dovrebbe aiutare, non creare problemi. I temi che lei evidenzia sarebbero da dibattere. C’è materia per una battaglia politica, ma la politica non credo che si interessi degli anziani.
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Suvvia dott Mattia Feltri…..legge da ” Ayatollah”?
Mi riferisco al  <buongiorno> che  considera le proposte di bacchettare / punire con <meno dolcezza> i giornalisti   che troppe volte dimenticano di menzionare le assoluzioni dopo aver evidenziato con enfasi anche solo le ipotesi di colpa dei cittadino qualunque. Dal modesto tinello di casa con gli amici abbiamo commentato fatti e nomi più o meno eccellenti che sono andati sotto il vecchio piombo della stampa. Pubblicare tutto, free speach, Costituzione sta bene ma anche rettificare o indicare le novità  positive (esempio le assoluzioni) e attenzione  con la stessa impaginatura e carattere. Credo che una esemplare punizione a coloro che  con molto ardore ci vanno pesanti sull’ implicato  indagat / ….. debba essere una corretta riprovazione per  la diffusione di notizie poi risultate vaghe o false. Vero che la legge già punisce e l’Ordine verifica e censura, ma troppe volte la voglia di notiziare e stupire i lettori supera la  serietà di una onesta informazione. Sbaglio? Grazie e buon lavoro, cosa ne pensa?       Renata Franchi
Pubblico volentieri perché Mattia Feltri è uno dei pochi giornalisti indipendenti, colti, non settari che difendono valori liberali veri. Concordo con Lei che le accuse non provate vanno riparate, anche se certi processi mediatici distruggono l’animo e lasciano lividi permanenti. Con tutte le condanne ricevute, il direttore del “Fatto” non ha mai ricevuto sanzioni dall’Ordine nazionale dei giornalisti  e dall’organo di disciplina.

Sequestro di eroina a San Donato: un arresto

a Polizia di Stato ha arrestato, nei giorni scorsi nel quartiere San Donato di Torino, un cittadino marocchino di 56 anni per detenzione di sostanza stupefacente.
L’attività investigativa, condotta dalla Squadra Mobile, ha riguardato un appartamento di Corso Tassoni, all’esterno del quale è stato predisposto un servizio di appostamento in relazione a una presunta attività di spaccio.
A seguito degli accertamenti effettuati, gli investigatori hanno avuto modo di vedere entrare e uscire diverse volte dallo stabile un uomo sospetto; pertanto, si sono recati a controllarne l’alloggio: sul pianerottolo, una volta qualificatisi come appartenenti alla Polizia di Stato, hanno percepito provenire dall’interno dei rumori sospetti, dovuti probabilmente a movimenti improvvisi dell’occupante.
Riusciti ad entrare nell’appartamento, i poliziotti hanno sorpreso il cinquantacinquenne mentre cercava di nascondere alcuni involucri contenenti sostanza stupefacente all’interno di un cappello di lana appoggiato sul tavolo della cucina.
Nell’abitazione sono stati rinvenuti e sequestrati un panetto di eroina e numerosi involucri termosaldati contenenti la medesima sostanza già suddivisa in dosi, per un peso complessivo di quasi 600 grammi. Inoltre, sono stati sequestrati un bilancino di precisione, materiale per il confezionamento e 250 euro in contati, ritenuti provento dell’attività di spaccio.
Al termine delle attività, l’uomo è stato arrestato e, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari.

Antonio Maglione, televisione e iniziative sociali

RITRATTI TORINESI

Antonio Maglione è un conduttore televisivo su GRP Televisione Canale 15 e organizzatore di eventi sociali che sostiene finanziariamente e con i quali cerca di sensibilizzare il pubblico sui temi contemporanei della violenza e dell’indifferenza, oltre a trasmettere i veri valori della vita in una società sempre più superficiale e insensibile. Il suo impegno si dirama anche attraverso i social, che lo vedono seguito da oltre 60mila persone, e dal suo gruppo virtuale di Facebook che egli definisce come “la grande famiglia virtuale di Antonio Maglione”, che conta quasi 10mila follower e, attraverso la quale, cerca di trasmettere valori come quelli della famiglia, l’amicizia, l’amore, la solidarietà, l’onestà, la sincerità e il rispetto, empatizzando con i meno fortunati invece di rincorrere modelli superficiali che la società, e alcuni programmi televisivi, trasmettono.

“Il 6 gennaio scorso, in occasione dell’Epifania, ho organizzato un grande spettacolo pomeridiano con maghi e cantanti, per portare un sorriso ai bambini ricoverati nel Dipartimento di Patologia e Cura del bambino e di Pediatria Specialistica all’ospedale Regina Margherita di Torino, portando doni da me elargiti – ha spiegato Antonio Maglione – Da oltre 4 anni realizzo le puntate televisive su GRP TV coinvolgendo come ospiti magistrati, psicoterapeuti, professori universitari, avvocati cassazionisti, professionisti e politici, trattando soprattutto tematiche sociali”.

Le tematiche approfondite da Antonio Maglione durante le puntate del suo programma, in onda su GRP TV, sono molteplici, tra queste ricordiamo alcune delle più importanti, tra cui “Il tumore, male del secolo”, insieme al prof. Massimo Di Maio, professore di Oncologia Medica del Dipartimento dell’Università di Torino, direttore dell’Oncologia Medica 1 della Città della Salute e Presidente eletto AIOM-Associazione Italiana di Oncologia Medica; “Ospedali ieri e oggi” con la prof.ssa Franca Fagioli, direttore dell’Ospedale Regina Margherita; “I disastri della guerra” con il Generale Luigi Chiapperini; “Il malessere dei giovani” insieme al prof. Lino Grandi, direttore generale delle scuole Adleriane, con il quale ha trattato anche “L’eccessiva violenza tra i giovani: l’ansia e l’autostima”; “La bellezza della fede” con Mauro Rivella, parroco del santuario di Santa Rita da Cascia; “L’abuso di alcol tra i giovani” con l’alcologo Alessandro Gramoni; “L’amore che salva” con Padre Carmine Arice, Superiore Generale del Cottolengo; “I nuovi poveri a Torino” con Pierluigi Dovis, direttore Caritas di Piemonte e Valle d’Aosta; “Fare volontariato” con Luciano Dematteis, Presidente del Volontariato di Torino; “Sicurezza urbana in Piemonte”, con il Generale di Divisione Andrea Paterna, Comandante della Legione Carabinieri Piemonte e Valle d’Aosta, il Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte Davide Nicco e con l’avvocato Maurizio Scialò, penalista e cassazionista del Foro di Torino. Un’altra puntata è stata dedicata al Sermig – Arsenale della Pace con la sua responsabile, Rosanna Tabasso.

“Organizzo inoltre eventi di spettacolo – ha proseguito Antonio Maglione – coinvolgendo tanti bambini e genitori e trattando sempre le tematiche che mi stanno maggiormente a cuore. Il 12 febbraio del 2025 ho ricevuto dal Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte, Davide Nicco, un riconoscimento su pergamena per il mio impegno costante nel sociale”.

Mara Martellotta

 

 

 

 

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In bus da Torino a Superga con la nuova linea Gtt

COLLEGAMENTO DIRETTO TRA IL CENTRO E LA BASILICA

A partire da domenica 17 maggio, GTT attiva la nuova linea bus sperimentale Superga Express, nata per offrire a cittadini e turisti un collegamento diretto e confortevole tra il cuore della città e uno dei suoi simboli più amati.

Il nuovo servizio collegherà direttamente Piazza Vittorio Veneto con il piazzale della Basilica di Superga. La sperimentazione avrà una durata di 6 mesi.

I dettagli

  • Giorni di servizio: esclusivamente nelle giornate festive

  • Orari: le corse saranno programmate in coerenza con gli orari di apertura e chiusura della Basilica, nella fascia oraria 10.00-18.00

  • Intervalli di passaggio: 40 minuti

  • Prime partenze: da Piazza Vittorio, ore 9.30; da Superga, ore 10.20

  • Ultime partenze: da Piazza Vittorio, ore 19.30; da Superga, ore 20.20

  • Variazioni alla rete: il Superga Express sostituirà temporaneamente la linea 79b festiva per l’intera durata della sperimentazione

 

Con il “Superga Express”, GTT e Città di Torino intendono potenziare l’offerta turistica e favorire una mobilità sostenibile verso la collina torinese, agevolando l’accesso a uno dei poli storici e panoramici più importanti del territorio. Inoltre, la linea transita vicino al Parcheggio Fontanesi dove è possibile lasciare l’auto, la fermata è Ricasoli.

LINEA SUPERGA EXPRESS – Fermate

Direzione P.le della Basilica di Superga

2691 BASILICA DI SUPERGA CAP.

2692 GEISSER NORD

3323 GEISSER

2693 TETTI ROCCO

2694 PIAN GAMBINO

2695 VILLA CLARA

2630 STRADA SUPERGA N.101

2631 MODENA

572 RICASOLI

478 VITTORIO VENETO

571 RICASOLI

2685 SASSI CAP.

2686 STRADA SUPERGA N.90

2642 STRADA SUPERGA N.99

2687 VILLA CLARA

2688 PIAN GAMBINO

2689 TETTI ROCCO

2690 GEISSER

2691 BASILICA DI SUPERGA CAP.

 

Tutti gli orari dettagliati e le frequenze delle corse saranno consultabili sul sito gtt.to.it e sui canali informativi ufficiali.

Hope Color di Chivasso: certi eventi non si raccontano, si vivono

 

Cresce l’attesa per la seconda edizione della camminata più colorata e inclusiva di sempre: l’appuntamento di sabato 23 maggio a Chivasso sarà un’autentica festa a cielo aperto di sport, amicizia, divertimento, condivisione e solidarietà

 

Ci sono eventi che si vivono e altri che si ricordano per sempre. Sabato 23 maggio la Hope Color Chivasso torna per la sua seconda edizione con ancora più entusiasmo, energia e voglia di regalare emozioni autentiche a tutta la città.Organizzata da ASD Hope Running APS e Volley Fortitudo Chivasso con il patrocinio della Città di Chivasso, questo pomeriggio speciale sarà molto più di una semplice camminata colorata e inclusiva di 5 chilometri: sarà una vera festa di sport, amicizia, divertimento e condivisione, aperta a grandi e piccoli, famiglie, gruppi di amici, sportivi e a chiunque abbia voglia di lasciarsi travolgere dalla magia dei colori e della musica.

Dopo il successo della prima edizione, quest’anno l’evento si rinnova con grandi novità: la prima è sicuramente il percorso diverso, studiato per far vivere ai partecipanti un’esperienza ancora più coinvolgente e immersiva. La Hope Color attraverserà ancora più angoli suggestivi e bellezze naturalistiche del territorio chivassese, regalando momenti unici tra natura, allegria e spettacolari esplosioni di colore alla partenza e all’arrivo nella centralissima piazza d’Armi.

Non da meno la cerimonia di premiazione della Borsa di Studio “Fabio Santa”, iniziativa promossa dalla stessa Hope Running insieme ai famigliari e agli amici di Fabio che vuole tradurre il ricordo in un gesto concreto di fiducia nel futuro, offrendo un’opportunità reale a giovani che si distinguono per il loro impegno scolastico e per la capacità di mettersi al servizio degli altri. Prima dell’inizio della Hope Color verranno infatti premiati i tre giovani meritevoli premiati dalla giuria e scelti tra le candidature pervenute negli scorsi mesi. Un momento di sport che si trasforma in un atto di restituzione alla comunità, trasformando il movimento in solidarietà e la partecipazione in speranza.

Ogni passo della Hope Color sarà accompagnato da sorrisi, emozioni e dalla straordinaria energia che solo eventi come questo riescono a creare. Non conta il tempo sul cronometro, non conta arrivare primi: conta divertirsi insieme, condividere emozioni e vivere un evento capace di unire persone di tutte le età in un clima di festa e positività. Un’atmosfera fantastica resa possibile grazie alla partecipazione e all’impegno di tante realtà del territorio che anche quest’anno non faranno mancare la loro presenza: Accendi lo Spirito di Settimo Torinese, Palestra Mirabai di Volpiano, Pro Loco di Gassino Torinese, Croce Rossa Italiana – Comitato di Chivasso, Wolontari Clown di Cirié, Insieme per Matilde e Margherita, ANFFAS di Rivarolo Canavese, Il Nido di Ale e Laura, Amici del Po di Chivasso e non solo. Una menzione speciale va spesa per la Libertas Nuoto Chivasso, che parteciperà con un nutritissimo gruppo alla Hope Color grazie alla sensibilità mostrata dal tecnico Valentina Ferraioli. Una partecipazione straordinaria che può rappresentare il primo passo di un percorso comune finalizzato al sostegno delle persone con disabilità ed al loro accesso alla pratica sportiva.

E quando la camminata finirà, inizierà uno dei momenti più attesi! Ad animare il post evento arriverà infatti l’incredibile XXL Party in piazza d’Armi: musica, drink, colori e tantissima energia trasformeranno il cuore di Chivasso in una grande festa a cielo aperto tutta da vivere.
La Hope Color Chivasso è un evento unico nel suo genere, capace di trasformare un pomeriggio di fine maggio in un ricordo speciale. È il momento perfetto per stare insieme, divertirsi, liberarsi dalla routine e lasciarsi contagiare da un’ondata di felicità, sport e condivisione. Ma non solo: iscrivendovi all’evento contribuirete alla raccolta fondi indetta da Hope Running e Volley Fortitudo Chivasso che servirà per alimentare i progetti sociali e sportivi di entrambe le realtà fortemente impegnate nel tessuto associazionistico chivassese.

L’imperativo è non prendersi impegni per il pomeriggio di sabato 23 maggio: preparatevi a camminare, ballare, divertirvi e colorarvi di emozioni. Hope Running e Volley Fortitudo Chivasso vi aspettano per la seconda edizione della Hope Color: certi eventi non si raccontano, si vivono.

 

All’evento ci si può iscrivere online sul portale Endu al link https://www.endu.net/it/events/hope-color-chivasso/ oppure nei punti di iscrizione fisici presenti sul territorio, che riportiamo qui sotto:

Chivasso
1) Hope Running

Corso Galileo Ferraris 60

Orari: lun. 08,30-13,00; mer. 14,00-16,00; ven. 08,30-12,00.

Tel. 371 517 2531

2) Volley Fortitudo Chivasso

Via Paleologi 22 c/o Palestra Liceo Isaac Newton

Orari: lun.-mar.-gio.-ven. 17,00-20,00;

Via Favorita 120 c/o PalaLancia

Orari: mer. 18,30-21,00

Tel. 347 977 2895 – 328 546 5356

3) XXL Cafè

Piazza del Castello 8

Orari: mar.-mer.-gio. 17,00-21,30; ven.-sab. 17,00-02,00; dom. 17,00-21,30

Tel. 347 522 1741

4) Bottega d’arte

Via Torino 13

Orari: da mar. a sab. 09,00-12,00 e 15,30-19,00

Tel. 340 372 9617

5) CartaFesta Chivasso

Via Po 22

Orari: da lun. a ven. 08,00-12,30 e 15,30-19,00; sab. 08,30-12,30 e 16,00-19,00

Tel. 375 845 6539

6) Esteticamente

Corso Galileo Ferraris 56

Orari: da mar. a ven. 08,00-18,00; sab. 08,00-14,00

(Chiuso il primo sabato del mese)

Tel. 011 910 1161 – 392 564 5524

7) Tabaccheria Cerato

Piazza dell’Assunta 17 – frazione Castelrosso

Orari: da lun. a sab. 07,30-12,30 e 16,00-19,00

Tel. 011 910 9694

8) Un Diavolo Per Capello

Via Santa Maria 3 – frazione Castelrosso

Orari: mar.-gio.-ven. 08,45-18,00; mer. 13,00-20,45; sab. 08,00-18,00

Tel. 011 917 3341

Gassino Torinese
1) Associazione Turistica Pro Loco Gassino

Via Dovis 1

Tel. 011 1911 6270

Volpiano
1) Palestra Mirabai

Via Torino 42/D

Orari: lun.-mar.-gio. 09,30-21,00; mer. 10,00-21,00; ven. 10,00-21,30; sab. 09,30-14,00

Tel. 011 995 3278

 

Questi i costi di iscrizione comprendenti il kit evento (maglietta ufficiale, sacca colorata, bustine di polveri di colore e gadgets) e le relative scadenze delle tariffe promozionali:

– Adulti

€ 15 → Prenotazione dal 30 marzo al 17 maggio 2026

€ 20 → Prenotazione dal 18 maggio al 23 maggio 2026

– Bambini (tra i 3 e i 12 anni d’età) → € 10 (valido sempre)

– Bambini (sotto i 3 anni) → gratuito (valido sempre)

– Pacchetti Famiglia (validi sempre nei punti di iscrizione)

1 adulto + 1 bambino → € 21 (invece di € 25)

1 adulto + 2 bambini → € 30 (invece di € 35)

2 adulti + 1 bambino → € 32 (invece di € 40)

1 adulto + 3 bambini → € 40 (invece di € 45)

2 adulti + 2 bambini → € 41 (invece di € 50)

3 adulti + 1 bambino → € 42 (invece di € 55)

1 adulto + 4 bambini → € 48 (invece di € 55)

2 adulti + 3 bambini → € 51 (invece di € 60)

3 adulti + 2 bambini → € 52 (invece di € 65)

4 adulti + 1 bambino → € 54 (invece di € 70)

2 adulti + 4 bambini → € 60 (invece di € 70)

3 adulti + 3 bambini → € 61 (invece di € 75)

4 adulti + 2 bambini → € 63 (invece di € 80)

Per gruppi superiori alle 7 persone contattare il 371 517 2531

 

 Vol.To, le “Parole del volontariato”

Il Salone del Libro si prepara ad accogliere nuovamente le “Parole del volontariato”, il grande spazio dedicato al racconto dell’impegno civico e del Terzo Settore, dal volontariato che entra negli ospedali attraverso la pet therapy ai percorsi di inclusione per i figli dei detenuti, dalla rigenerazione dei beni confiscati alla mafia fino ai temi dell’economia sociale, della partecipazione giovanile e della certificazione delle competenze.
Anche quest’anno Vol.To, insieme al Centro di Servizio per il Volontariato del Piemonte, coordinati da CSV net Piemonte  ETS , da CSV Valle d’Aosta e Csv Net, sarà presente all’interno di uno degli appuntamenti culturali più importanti, con un ricco calendario di incontri, testimonianze e dialoghi.
Lo stand del volontariato, Padiglione  Oval stand T130-U129, diventerà  per tutta la durata del Salone un luogo di confronto e di partecipazione,  dove il Terzo  Settore potrà raccontare il proprio impegno quotidiano attraverso esperienze concrete, storie di comunità  e riflessioni sul presente e sul futuro della cittadinanza attiva.
Ampio spazio sarà dedicato alla valorizzazione delle competenze maturate nel volontariato, alla costruzione di territori più sostenibili e inclusivi, al rapporto tra sport e impegno sociale, al potere della musica come strumento di relazione e comunità, fino ad arrivare al ruolo dei media nel raccontare il volontariato e alla partecipazione attiva dei giovani alla vita pubblica. Vi saranno anche momenti dedicati alla clownterapia, alla prevenzione sanitaria e all’educazione di primo soccorso, come riflessioni sulla comunicazione interculturale e sull’importanza delle parole nella costruzione di relazioni autentiche e inclusive.
All’interno dello spazio “Le parole del volontariato” Vol.To ETS porterà al Salone del Libro alcune esperienze associative del territorio torinese,  con un calendario di incontri dedicato a cura, prevenzione, comunicazione,  solidarietà e partecipazione giovanile.
Tra gli appuntamenti da segnalare particolare attenzione merita il talk in programma lunedì 18 maggio dalle 12 alle 13.30 dal titolo “Partecipare per cambiare”, che vedrà  protagonisti i Giovani della Consulta Provinciale degli Studenti e i delegati Piemontesi del Servizio Civile Universale, chiamati a confrontarsi sul valore della partecipazione giovanile alla vita sociale, civica e comunitaria. Saranno relatori  Francesco Colaianni, rappresentante nazionale della Macroarea Nord, Federico Priolo, rappresentante regionale del Piemonte e Aurora Pizzimenti, vice rappresentante regionale del Piemonte. Una riflessione sul valore della comunicazione, come attività non scontata, sarà al centro dell’incontro curato da Intercultura lunedì 18 maggio, dalle 11 alle 12, con relatrici Laura Barilari e Claudia Chiaperotti.

“La presenza di Vol.To ETS al Salone del Libro – spiega il Suo presidente Stefano Meneghello – rappresenta ormai una consuetudine significativa, perché  porta il volontariato  dentro uno dei luoghi culturali più importanti del nostro territorio e del Paese. “Le parole del Volontariato” non sono soltanto uno spazio espositivo e un calendario di incontri, ma un’occasione  per raccontare quanto il Terzo Settore sia parte viva della comunità,  nei luoghi di cura, nelle scuole, nelle relazioni di prossimità, nei percorsi di inclusione e nelle esperienze quotidiane di cittadinanza attiva.
Quest’anno abbiamo voluto rivolgere particolare attenzione al tema dei giovani, perché il futuro del volontariato passa dalla loro capacità di sentirsi protagonisti della vita sociale. Il talk “ “Partecipare per cambiare” con la Consulta Provinciale degli Studenti  e i delegati piemontesi del Servizio Civico Universale, va proprio nella direzione di ascoltare le nuove generazioni, valorizzare le loro esperienze e costruire con loro spazi concreti di partecipazione.  Come Vol.To ETS crediamo che il volontariato sia anche questo, una palestra di responsabilità, relazione e comunità,  capace di formare cittadini più consapevoli e attenti al bene comune”.

Mara Martellotta

 Caccia stambecco, Avetta (PD) : “Si colpisce la ragione stessa per cui esiste il Parco”

«Lo stambecco, che oggi la destra vorrebbe inserire tra le specie cacciabili, è esattamente la ragione per cui esiste il più antico parco nazionale italiano. Senza lo stambecco non esisterebbe il Parco Nazionale del Gran Paradiso. È il suo simbolo, la sua ragione storica e culturale. Aprire alla possibilità di cacciarlo, come prevede uno specifico emendamento al cosiddetto DDL Malan (n. 1552), è una scelta scellerata da ogni punto di vista: un danno a una specie protetta, che il Parco ha salvato all’estinzione, e al Parco stesso, che da oasi amata dai turisti diventerebbe una riserva di caccia. Ora vogliamo capire se la Regione Piemonte sia stata coinvolta nel percorso legislativo approdato in Senato, oppure se tutto sia avvenuto all’insaputa della Giunta Cirio. Nel qual caso, Cirio non può fare finta di  nulla». Lo afferma il consigliere regionale Alberto Avetta (PD), che ha presentato un’Interrogazione sull’argomento. «L’apertura della caccia allo stambecco rischia di vanificare gli sforzi decennali di conservazione fatti dal Parco, che hanno salvato la specie dall’estinzione (sul versante alpino italiano si contano 15mila esemplari). La Regione Piemonte deve assumere una posizione e aprire una discussione nelle Commissioni consiliari per approfondire con estrema attenzione l’opportunità di questa scelta e le sue ricadute sul patrimonio faunistico del Parco».

Il sabato del Salone tra lunghe code e sale prese d’assalto

Alla terza giornata del Salone Internazionale del Libro di Torino il Lingotto ha mostrato ancora una volta il suo doppio volto: quello della grande arena pubblica attraversata dalla politica, dall’attualità e dai nomi capaci di richiamare folle oceaniche, e quello più intimo della letteratura che continua a scavare nelle fragilità private, nei legami familiari e nelle inquietudini del presente.
Il sabato del Salone è sempre il giorno più affollato, ma quest’anno la sensazione è stata ancora più evidente. Lunghissime code agli ingressi, corridoi saturi di persone, sale prese d’assalto molto prima dell’inizio degli incontri. E la folla non si è fermata ai padiglioni: anche all’esterno, tra i food truck e le aree allestite fuori dal Lingotto, migliaia di persone si sono trattenute per mangiare, discutere, aspettare gli eventi successivi. A tratti muoversi tra gli stand è sembrato quasi come stare a un concerto rock, trascinati lentamente dal flusso continuo dei visitatori. Ma proprio quell’energia un po’ caotica racconta il successo di un Salone che continua ad allargare il proprio pubblico, soprattutto tra i più giovani.
La giornata è stata dominata dai grandi ospiti. Da Roberto Saviano a Bernie Sanders, passando per Alberto Angela e Abraham Verghese, il Lingotto ha alternato letteratura, impegno civile e riflessione politica. Grande attenzione per Saviano, protagonista dell’incontro “Gomorra vent’anni dopo”, un ritorno sul libro che ha cambiato il modo di raccontare la criminalità organizzata in Italia e che, a distanza di due decenni, continua a interrogare il presente tra memoria, minacce e necessità di testimonianza pubblica.
Alberto Angela ha invece accompagnato il pubblico in un viaggio dentro il mondo romano, riportando al centro la figura di Giulio Cesare e il “De Bello Gallico”. Tra storia, archeologia e antropologia, il suo incontro ha trasformato la divulgazione in racconto, mostrando ancora una volta la capacità di rendere il passato sorprendentemente vicino e contemporaneo. Attesissimo soprattutto Sanders, protagonista di uno degli incontri più affollati dell’intera giornata insieme al giornalista Francesco Costa. Una folla di giovanissimi ha riempito gli spazi del Salone per ascoltare il senatore americano parlare di democrazia, disuguaglianze e futuro politico degli Stati Uniti. Un entusiasmo quasi inatteso per un protagonista della politica internazionale, accolto però come una vera rockstar culturale.
Accanto ai grandi eventi mediatici, però, il cuore del Salone è rimasto quello dei libri e delle storie. Lo spagnolo Manuel Vilas, autore del bestseller “In tutto c’è stata bellezza”, ha presentato “Se non ho nessuno accanto il mondo si fa tenebra”, romanzo che affronta con lucidità e malinconia la fine di un amore. Dopo undici anni insieme, Ada confessa al marito di non amarlo più. Da quel momento il protagonista ripercorre il proprio matrimonio tra depressione, rancore e nostalgia, mentre incombe persino una crociera in Islanda già prenotata e diventata improvvisamente il simbolo di una relazione ormai svuotata. Vilas continua così la sua personale esplorazione delle fragilità umane, con quella scrittura intima e dolorosa che lo ha reso uno degli autori europei più letti degli ultimi anni.
Di tutt’altro respiro, ma ugualmente personale, l’incontro con Abraham Verghese, medico e scrittore amatissimo per “Il patto dell’acqua”. Nella sua figura convivono tre paesi — India, Etiopia e Stati Uniti — e tre continenti, che ritornano continuamente anche nella sua letteratura. Al Salone ha raccontato una scrittura capace di contenere il mondo, intrecciando esperienze biografiche, migrazioni, medicina e memoria familiare.
Tra gli autori italiani più seguiti della giornata anche Daniele Mencarelli, che con “Quattro presunti familiari” si confronta con il noir senza rinunciare alla sua attenzione per le ferite interiori. Tutto parte dal ritrovamento di uno scheletro nei boschi di Norma, nel basso Lazio. Quattro persone vengono convocate per il test del Dna: chi troverà una corrispondenza potrà finalmente dare un nome a una sparizione rimasta senza risposta per anni. Ma il romanzo, più che sull’indagine, sembra interrogarsi sul vuoto lasciato dalle assenze e sul modo in cui il dolore attraversa le famiglie e la provincia italiana.
Memoria, identità e silenzi familiari hanno attraversato invece l’incontro con Lea Ypi. In “Dignità”, una fotografia in bianco e nero pubblicata quasi casualmente sui social riapre una ferita rimasta nascosta per decenni. Nell’immagine compaiono i nonni dell’autrice, giovani, eleganti e innamorati durante la guerra. Da quello scatto prende forma un’indagine familiare che diventa anche una riflessione sulle rimozioni della storia europea e sulle eredità invisibili lasciate dal Novecento.
Grande attenzione del pubblico anche per la siciliana Cristina Cassar Scalia, tornata con il vicequestore Vanina Guarrasi ne “Le terme dell’Indirizzo”. In una torrida Catania d’agosto, il ritrovamento del corpo semicarbonizzato di un clochard nelle antiche terme romane apre un’indagine intricata che affonda le radici in una sparizione avvenuta dieci anni prima. Un noir che mescola mistero, atmosfera e legame con il territorio siciliano, elementi che hanno reso la serie di Vanina Guarrasi amatissima dai lettori.
Tra le voci internazionali più osservate anche Yael van der Wouden, candidata al Premio Strega Europeo con “Estranea”. Ambientato nell’Olanda degli anni Sessanta, il romanzo racconta la vita silenziosa e ordinata di Isabel, incrinata dall’arrivo di Eva, fidanzata del fratello, figura magnetica e ambigua destinata a mettere in discussione ogni equilibrio. Un libro che lavora sulle tensioni sotterranee, sui desideri repressi e sulle inquietudini nascoste dietro la calma apparente della vita domestica.
Il Salone continua così a vivere di questo equilibrio particolare: da una parte i grandi nomi che attirano folle enormi e trasformano gli incontri in eventi collettivi, dall’altra i libri che, anche lontano dai riflettori principali, riescono ancora a raccontare paure, desideri e trasformazioni del presente. E mentre il pubblico continua a riversarsi nei padiglioni e negli spazi all’aperto, Torino si conferma ancora una volta il centro di una comunità enorme e appassionata, unita dalla stessa inesauribile fame di storie.
GIULIANA PRESTIPINO

Allevamenti avicoli, Bartoli: “Aggiornare la normativa regionale”

In merito alla problematica ambientale che interessa il Comune di San Giusto Canavese e i comuni limitrofi, nonché alle numerose segnalazioni pervenute da cittadini e amministrazioni locali, il Consigliere Regionale e Presidente della V Commissione Ambiente Sergio Bartoli comunica di essersi attivato per avviare un percorso di revisione della normativa regionale attualmente vigente.

La decisione è maturata a seguito dell’incontro istituzionale tenutosi martedì 5 maggio con ARPA Piemonte, Città Metropolitana e Direzione Ambiente della Regione Piemonte, dal quale è emersa, attraverso una successiva concertazione tra gli enti coinvolti, la necessità di intervenire su una legge regionale ferma ormai all’anno 2000 e oggi ritenuta non del tutto adeguata rispetto alle attuali problematiche ambientali e alle esigenze dei territori.

“Occorre lavorare con equilibrio e responsabilità – dichiara Bartoli – introducendo strumenti normativi più moderni, chiari ed efficaci, capaci di garantire la tutela dei cittadini e della qualità della vita, ma anche di salvaguardare le aziende che operano correttamente nel rispetto delle regole. Serve una normativa che favorisca maggiore trasparenza, confronto tra enti e prevenzione delle criticità ambientali.”

Bartoli evidenzia inoltre come il tema debba essere affrontato evitando contrapposizioni ideologiche, attraverso un dialogo concreto tra istituzioni, enti tecnici, amministrazioni locali e realtà produttive del territorio.

“L’obiettivo – conclude – deve essere quello di trovare soluzioni serie, sostenibili e condivise, che permettano di coniugare tutela ambientale, salute pubblica e continuità produttiva.

Alcide Pierantozzi e il dolore senza finzione: “La malattia va dove vuole lei”

 

Al Salone del Libro, nello spazio di Giulio Einaudi Editore delle 12.45, Alcide Pierantozzi ha portato qualcosa che andava oltre la presentazione di un romanzo. Lo sbilico si è imposto come uno dei casi letterari più forti dell’anno perché non cerca protezione nella finzione: espone il disagio psichico, la psicosi, gli psicofarmaci, il rapporto con la madre, il corpo e il linguaggio senza alleggerimenti né maschere narrative.

Definito da molti “il libro italiano dell’anno”, Losbilico è un’opera che attraversa memoria, malattia e identità con una scrittura nervosa e poetica insieme, capace di trasformare le parole in sintomi, visioni e materia viva.

Durante l’incontro abbiamo rivolto allo scrittore tre domande sul senso del raccontare oggi la sofferenza mentale.

Nel libro lei rinuncia quasi completamente alla finzione e mette il lettore davanti a una verità emotiva molto nuda, persino scomoda. In un’epoca in cui spesso ci si protegge dietro l’ironia o la costruzione narrativa, quanto è stato difficile esporsi così radicalmente? E pensa che oggi la letteratura abbia ancora il coraggio di “dire tutto”, anche a costo di destabilizzare?

“Secondo me è possibile ed è anche il campo editoriale a dimostrarlo: il racconto del disagio, anche violento, interessa molto. Il discorso sulle terapie e sul disagio va raccontato per quello che è, altrimenti le persone non ci credono. Sono cose che vivono in tanti, o in prima persona o indirettamente attraverso i familiari. Si spera che la letteratura, creando una narrazione, possa fare stare meglio le persone che quel disagio lo vivono”.

Ti senti di aver creato un varco verso una narrazione diversa della malattia mentale?

“Io non riesco a sentirlo davvero, però penso che molte persone si siano aggrappate al mio libro per mettere in evidenza il fatto che oggi ci sia il bisogno di parlare di questi temi in modo chiaro. Non è il libro in sé il punto, ma il fatto che possa far emergere qualcosa di immenso. Però la malattia ti può spingere a perdere tantissimo tempo dietro ciò che non esiste. Anzi, la maggior parte delle volte è così. Tutto quello che la malattia mentale ti sta dicendo molto spesso è irreale e per questo bisogna pensare di più a come certe psicosi si instaurano, non tanto ai contenuti. Perché se io inizio a interpretare quello che vedo e sento diventa pericoloso. Io sono uno psicotico e questo può essere un rischio: scavare troppo”.

Nel libro emerge spesso l’idea che la malattia non sia qualcosa di esterno da combattere, ma una parte di sé con cui si è costretti a convivere. Lei ha raccontato che dopo Lo sbilico la sofferenza è persino aumentata. A quel punto che cosa rappresentano oggi le parole?

“Sono state un tentativo. Ma la malattia va verso quello che vuole lei e anche se ne scrivi o ne parli quei mostri ti riattaccano. Il fatto di condividerli non cambia davvero le cose”.

È forse qui che Lo sbilico colpisce più profondamente: nel rifiuto di trasformare il dolore in una favola di guarigione. Pierantozzi non offre consolazione né redenzione narrativa. Racconta invece la fragilità mentale come una zona instabile, uno “sbilico” permanente in cui realtà e irrealtà continuano a contaminarsi.

Nel silenzio attentissimo della sala Einaudi, l’impressione era quella di assistere non solo a una presentazione letteraria, ma a qualcosa di più raro: un tentativo collettivo di trovare parole nuove per dire ciò che, troppo spesso, resta impronunciabile.

Valeria Rombolá