A Sarajevo è stato inaugurato un enorme murales dedicato a David Bowie: misura 13 metri per 10,5 ed è ritenuto attualmente il più grande al mondo. Dipinto su un edificio del campus universitario della città, l’ex caserma Maresciallo Tito, a breve distanza dalla strada nota come Sniper Alley, il viale dei cecchini durante la guerra è stato inaugurato sulle note di “Space oddity”. Sul graffito si legge la scritta “La moda cambia ma voi sarete sempre i miei eroi'”. L’iniziativa si deve a un gruppo di artisti di Sarajevo e dal gruppo “Bowie Team Sarajevo”. Gli schizzi sono stati realizzati dall’illustratore di fumetti della Marvel, Enis Cisic, e trasformati in murales dal pittore Zoran Herceg, che ha impiegato un mese e mezzo per completarlo. A promuovere l’iniziativa di un graffito che ritraesse Bowie, morto di cancro lo scorso 10 gennaio a 69 anni, è stato il musicista locale Vedad Trbonja. David Bowie non visitò Sarajevo, ma durante la guerra ( 1992-95) utilizzò la sua fama per provare ad aumentare la consapevolezza su quel dramma e per raccogliere denaro a fini umanitari.
Marco Travaglini
A quindici anni dalla guerra in Kosovo, la popolazione di etnia serba e quella
albanese vivono in un regime di tregua. Ed è proprio tra le pieghe di questa fragile sospensione che prende spunto il docufilm “Nella terra dei merli – Kosovo tra passato e futuro“,
responsabile del mantenimento della sicurezza e del ristabilimento della pace dopo la cessazione delle ostilità nel 1999. Il film è un viaggio attraverso il Kosovo di oggi, in compagnia di tre unità LMT (liaison monitoring team) dell’Esercito Italiano, che si occupano di monitorare le necessità, le richieste ma anche le proteste della popolazione. Partendo dal Villaggio Italia, sede del Multi National Battle Group-West della KFOR, attraversa da nord a sud il paese per raccontare la situazione complessa di questo piccolo paese. Prodotto da Good Day Films di Michele Bongiorno, in collaborazione con Sky Cinema e diretto da Andrea Bettinetti,
Si ritorna in un’aula di giustizia per l’ennesima tappa del processo contro Stephan Schmidheiny per le morti da mal d’amianto, Eternit bis. Martedì 31 maggio la Corte Costituzionale dovrà decidere la questione di legittimità

Il presidente del Consiglio regionale del Piemonte ha ricevuto lunedì 30 maggio a Palazzo Lascaris una delegazione del Comitato difesa dell’Ospedale e dei servizi sanitari di Omegna (Vco) che gli ha consegnato le prime 9.685 firme
Che lavoro farete da grandi? In un mondo che cambia velocissimo è difficile dirlo, ma il libro
L’agile volume analizza le trasformazioni subite, e ancora in divenire, del mercato del lavoro e fa alcune ipotesi sulle competenze che saranno sempre più strategiche e richieste nel futuro prossimo. E qui c’è una prima nota dolente: la scuola non le ha ancora colte appieno ed è proprio da lì che bisogna partire. Quindi urge riconsiderare i modelli didattici e pedagogici fin’ora adottati e, nelle scuole italiane, si deve iniziare a parlare maggiormente di business ed imprenditorialità.
All’alba di questa mattina una singolare protesta ha visto coinvolti alcune tassisti di Torino e la proprietaria di un bar situato all’angolo tra via Po e piazza Castello. Nove tassisti, che rappresentano le sigle sindacali Fast/Confusal Ugl, Fedetaxi, Usb, Cna, Cgil, dopo varie discussioni, hanno deciso di occupare con le loro auto bianche l’area di sosta che per tradizione è sempre appartenuta a loro ma che ultimamente, è stata occupata dal dehors turistico del bar situato sotto i portici.
Nessun abusivismo da parte della proprietaria del bar, nessuna prepotenza da parte dei tassisti: l’aerea in questione, di fatto, “appartiene” a entrambi in quanto il Comune di Torino ha rilasciato un regolare permesso per poter installare i tavolini e le sedie del nuovo dehors ma contemporaneamente, non ha mai revocato con un ordinanza l’autorizzazione dei tassisti a parcheggiare in quell’area di sosta. “ E’ un pasticcio degli uffici comunali ”- come ha spiegato alle cronache torinesi di “Repubblica” Federico Rolando, presidente piemontese di Federtaxi – “ Nessuno ci ha mai informato che quest’area non era più nostra, per spostarci altrove devono ovviamente prima consultarci ” – ed aggiunge – “ l ‘amministrazione ha creato questo pasticcio e ora lo deve risolvere ”.
Per calmare la situazione, diventata a un certo punto abbastanza critica, è dovuta intervenire una pattuglia della polizia accompagnata dai vigili. Vi sono due titolari di permesso regolare sulla stessa identica zona (la proprietaria del bar per il dehors e i taxi per parcheggiare), pochi metri quadri (spazio troppo piccolo per una convivenza) in una delle piazze centrali di Torino e una comunicazione mancata o mal interpretata tra gli uffici comunali : questi sembrano tutti gli elementi necessari per creare -come si suol dire- un bel pasticcio “all’italiana”. Intanto questa mattina al posto dei tavolini per il caffè e i croissant sono rimaste le auto bianche. E se a Torino si può cenare su un tram in movimento, aspettando l’intervento di chi di dovere, chi lo sa, forse potremmo anche abituarci a fare colazione su un taxi.
