ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 617

Il Manifesto di Macron

Il discorso tenuto il 26 settembre scorso da Emmanuel Macron alla Sorbona di Parigi può essere considerato un autentico Manifesto programmatico per il futuro dell’Europa

All’indomani del risultato elettorale tedesco, il Presidente francese, coerentemente con il programma liberale ed europeista con cui ha vinto le elezioni, è assurto a figura strategica per il cambiamento dell’Unione Europea, necessario affinché il progetto comunitario sia rinvigorito e recuperi i valori del Manifesto di Ventotene. Quanto da egli detto nella storica università parigina è una nitida Dichiarazione di intenti a cui fare riferimento per la tanto auspicata unione politica del Vecchio Continente.

Antieuropeisti, populisti e demagoghi sono stati serviti dall’unica forza capace di creare l’argine contro chi vuole disgregare: il metodo liberale. Metodo di cui Macron è importante rappresentante e della cui implementazione avrà la piena responsabilità, dato il ruolo che egli ricopre. Il politico francese ha il compito di portare avanti quella Révolution con cui ha intitolato il suo libro. Una Rivoluzione ispirata, si legge nelle sue pagine, ai principi repubblicani e liberali, dopo essersi avvicinato, “fugacemente, a un Partito socialista in cui non mi ritrovavo“.

Il suo desiderio di superamento della dicotomia destra-sinistra, caratterizzata dalle “stesse facce e gli stessi uomini, oramai da tanti anni“, nonostante l’apparente alternanza, riporta alla mente il pensiero crociano sul ruolo che i liberali devono avere a livello politico. Il Liberalismo non può appartenere ai due poli opposti e pertanto, come scrisse nel 1951 il filosofo abruzzese, un partito liberale “è l’unico partito di centro a cui si possa pensare“.

Macron ne ha talmente chiaro il concetto da averlo inserito in ogni pagina del suo volume. E la traduzione di tutto ciò è proprio il discorso tenuto alla Sorbona, ispirato dalla “idea di fraternità più forte della vendetta e dell’odio“, e caratterizzato da punti ben chiari e propositivi:

 

Nuova Europa: addio alla tecnocratica UE così lontana dai popoli. L’Europa di Macron è “unita e democratica” con un’unica forza di difesa e di intervento, bilancio e tasse comuni, una procura europea anti-terrorismo. Finanche un ufficio per il diritto di asilo e una politica di cooperazione tra Nazioni sorelle (Giuseppe Mazzini ne sarebbe felice) affinché chi è in difficoltà per i flussi migratori di questi anni non venga lasciato solo. Finalmente! Non idee vaghe, ma proposte concrete!

 

Ambiente: il grave problema dell’inquinamento e le riflessioni sulle problematiche conseguenti ai cambiamenti climatici non possono che essere affrontati insieme. Le politiche adottate da un singolo Stato non servono a nulla. Possibile soluzione? La creazione di una forza europea di protezione civile.

 

Generazioni future: cittadini europei bilingue e nuove università europee. Progetto ambizioso, da portare a termine entro il 2024! Il dialogo tra cittadini può essere favorito solo dalla cultura. E la cultura, si sa, rende liberi.

 

Mediterraneo: il Presidente francese riporta al centro dell’Europa l’antico Mare Nostrum. E lì che si deve concentrare la politica estera comunitaria e l’Africa non deve essere più terra di conquista, ma di confronto e di scambi commerciali. David Ricardo può tornarci utile.

 

Questo programma, impreziosito dall’oratoria del politico di Amiens, è stato annunciato mentre, all’esterno, come hanno riportato molti giornali, si teneva una contestazione da parte di molti studenti. Una contestazione, organizzata non a caso da gruppi di destra e di sinistra, possibile nella Democrazia che proprio Macron vuole difendere a tutti i costi. Chi ha ascoltato le sue parole, all’interno, lo ha compreso benissimo. I giovani presenti, in particolare, lo hanno applaudito in maniera entusiastica.

I timori dell’avanzata dei populismi antieuropeisti possono essere confortati dal Manifesto della Sorbona. Ieri, è stato rispolverato il sogno liberale e mazziniano, quello che portò alla Rivoluzione contro l’Ancient Régime. Una nuova Rivoluzione ci aspetta e ne saremo protagonisti, se saremo compatti e coerenti con gli ideali in cui tutti, liberali, repubblicani e democratici, crediamo.

La fiducia in uomini come Macron non può essere di tipo personalistico. Quel tipo di adesione politica è appannaggio delle destre e delle sinistre, storicamente attaccate più alle singole figure, spesso dittatoriali, che ai contenuti. La fiducia di tipo liberale, in uomini come Macron, è di tipo programmatico e di metodo, come i Padri del Liberalismo ci hanno insegnato.

En Marche!

 

Massimiliano Giannocco

 

Aggiornamenti in anestesia

L’anestesia è una pratica terapeutica finalizzata all’abolizione del dolore conseguente a manovre cruente o incruente effettuate a scopo terapeutico o diagnostico. Nel primo caso si tratta ovviamente di terapia chirurgica, nel secondo caso di procedure o esami specialistici che indagano e vengono eseguiti a scopo diagnostico, in cui e’ necessaria la sedazione anestesiologica

Da molto tempo alcuni dei farmaci usati per via endovenosa a scopo anestesiologico vengono anche utilizzati in rianimazione per mantenere il paziente sufficientemente sedato, nei casi in cui questa pratica e’ necessaria, ma questo argomento lo approfondiro’ in un un’altra occasione. Oggi vorrei approfondire il significato di Anestesia Generale o Narcosi nonche’ le problematiche ad essa relative.Come prima cosa vorrei chiarire il concetto di rischio operatorio: la frequenza del manifestarsi delle complicanze legate all’anestesia e’ influenzata da patologie pre-esistenti che fanno aumentare la possibilità di insorgenza delle complicanze stesse sia durante l’intervento chirurgico (tempo intraopertorio) che nel post-operatorio (dal risveglio del paziente alla sua dimisssione).

 

Secondo la CLASSIFICAZIONE ASA ( American Society of Anestesiologists ), la classificazione di rischio più adottata a livello internazionale, che valuta il rischio anestesiologico in base alle condizioni del paziente, esistono diverse classi in funzione delle condizioni del paziente al momento della visita anestesiologica, queste sono:

Classe ASA I….trattasi di soggetto sano

Classe ASA II….soggetto che presenta una malattia sistemica senza nessuna limitazione funzionale

come nei seguenti esempi:

bronchite cronica o

obesità’ moderata o

diabete ben controllato o

ipertensione moderata.

Classe ASA III…soggetto che presenta una malattia sistemica grave con limitazione funzionale di grado moderato ad esempio:

angina pectoris ben controllata dalla terapia o

diabete insulinodipendente o

obesità’ patologica o

insufficienza respiratoria moderata.

Classe ASA IV…soggetto che presenta una malattia sistemica grave che costituisce un pericolo costante per la sopravvivenza come ad esempio.

Insufficienza cardiaca severa o

angina pectoris “instabile”poco sensibile al trattamento o

inssufficienza respiratoria, renale, epatica.od endocrina di grado avanzato.

E sta per Emergenza, si riferisce ad ogni intervento chirurgico non dilazionabile e quindi viene aggiunta tale lettera al rischio definito quando si tratta di intervento chirurgico da effettuare in situazione di urgenza clinica ad esempio Classe ASA I E significa che si tratta di soggetto sano che deve essere sottoposto ad Anestesia per un intervento chirurgico urgente, non procrastinabile.

Approfondiamo ora la nostra conoscenza sulla…

ANESTESIA GENERALE

Come ho già accennato in un mio precedente articolo e’ caratterizzata dalla perdita di coscienza e di sensibilità’ dell’ intero organismo. Questo tipo di anestesia si ottiene con la somministrazione per via endovenosa di anestetici che inducono il sonno profondo che vengono anche nominati “Ipnoinduttori” cioè’ induttori del sonno o “Starter” (dall’inglese to start che significa iniziare); gli stessi anestetici possono anche essere utilizzati per il mantenimento dell’anestesia ed allora parleremo di “anestesia completamente endovenosa o di anestesia pulita” perché’ non associata all’uso di Gas anestetici o Gas Medicali, e quindi non inquinanti. I Gas anestetici in genere vengono utilizzati per il mantenimento dell’anestesia durante tutto il tempo operatorio; a volte, anche se raramente ormai, anche per l’induzione cioe’ per la fase “Start”.

 

Quando l’anestesia viene effettuata con l’associazione di anestetici sia venosi che gassosi, insieme agli analgesici oppure associata all’utilizzo di altre tecniche insieme come il posizionamento di un cateterino peridurale a scopo analgesico l’anestesia viene definita “Bilanciata”.

 

Sia gli anestetici endovenosi che quelli gassosi raggiungono l’encefalo ed i centri nervosi attraverso il sangue: quelli gassosi attraverso un primo passaggio nei polmoni,quelli endovenosi direttamente. Durante l’anestesia oltre agli anestetici endovenosi o gassosi vengono utilizzati anche gli analgesici oppioidi che servono a controllare il dolore durante l’intervento chirurgico e i curari che sono dei potenti miorilassanti, questi ultimi riducono la contrattilità e permettono all’Anestesista di provvedere all’intubazione del paziente tutte le volte che questa manovra e’ necessaria, permettono anche al chirurgo di effettuare l’intervento nelle condizioni di migliore miorisoluzione.

I curari quando vengono somministrati provocano un blocco della respirazione ed è per questo motivo che il paziente viene intubato, cioe’ si introduce un tubo in trachea , mentre il pz è addormentato e poi lo si assiste nella ventilazione con l’utilizzo di un “Apparecchio di Anestesia o Respiratore” che permette all’Anestesista di controllare l’apparato respiratorio per tutto il tempo dell’intervento.

L’intubazione la si effettua con uno strumento che si chiama “Laringoscopio” che permette di visualizzare la laringe durante la manovra.

A volte si possono anche utilizzare presidi diversi dal tubo tracheale che non richiedono l’utilizzo del laringoscopio ( ad esempio la maschera laringea ). Gli Anestetici endovenosi e quelli gassosi sono sostanze ad alto potenziale di complicanze se non utilizzati correttamente in quanto il loro organo bersaglio e’ l’encefalo, con essi si induce uno stato di coma farmacologico che deve essere continuamente monitorato. Nell’anestesia generale si riconoscono varie fasi che possono essere paragonate al volo di un aereo. Infatti vi e’ un decollo, che corrisponde all’induzione dell’anestesia ,il raggiungimento di una quota di volo che corrisponde al mantenimento di un piano di anestesia adeguata al tipo di intervento e al tipo di paziente ed infine un atterraggio che corrisponde al risveglio. Come un pilota deve garantire il massimo di sicurezza e di comfort per i passeggeri durante le fasi del volo, così l’anestesista deve saper “pilotare” molto bene l’anestesia in modo che il paziente sia sempre in sicurezza.

Come un pilota controlla tutti i parametri di volo con la strumentazione di bordo, così l’anestesista attraverso l’osservazione clinica e l’utilizzo di sofisticate apparecchiature controlla tutte le funzioni vitali del paziente quindi la pressione arteriosa, il tracciato elettrocardiografico e quindi la frequenza cardiaca, il battito cardiaco, lo stato di ossigenazione del sangue, la temperatura corporea, le perdite ematiche, l’idratazione, lo stato di coagulazione e/o di anemizzazione, la profondità’ dell’anestesia, lo stato di miorisoluzione (con apparecchiature sofisticate), in modo da intervenire velocemente e correggere le variazioni che si verificano di volta in volta con i farmaci adeguati e/o i giusti accorgimenti.

 

In qualche caso, per procedure brevi si effettua una cosiddetta “sedazione” più’ o meno profonda che in realtà’ altro non e’ che una anestesia generale senza intubazione, dove comunque l’anestesista assicura la ventilazione attraverso l’utilizzo di una maschera facciale. Questa e’ una metodica che si sposa bene solo a procedure che durano poco e durante le quali vi e’ accesso da parte dell’anestesista alle vie aeree. E’ una pratica che solo l’anestesista può’ mettere in atto perche’ tale situazione può’ comportare una ipoossigenazione e ridotta ventilazione e puo’ richiedere una intubazione immediata. In caso di anestesia generale si percepirà’ prima un piacevole senso di intorpidimento seguito da un sonno irresistibile: la perdita di coscienza avviene molto velocemente. La scelta del tipo di anestesia viene effettuata dopo che l’anestesista ha visitato il paziente , ha preso visione della visita anestesiologica e quindi delle condizioni cliniche del paziente ed ha discusso insieme al chirurgo il tipo di intervento da eseguire cioe’ sede, durata presumibile, particolari esigenze etc.

Solo quando è sufficiente un’anestesia locale circoscritta, per esempio per un piccolo intervento ambulatoriale, a decidere ed a eseguire l’anestesia e’ lo stesso chirurgo. In tutti gli altri casi a decidere e’ solo l’anestesista che eseguirà poi l’anestesia stessa, perché è’ il solo a conoscere dettagliatamente gli effetti degli anestetici e le loro interferenze con le funzioni vitali dell’organismo, ed il solo in grado di utilizzare le apparecchiature necessarie all’esecuzione dell’anestesia e al controllo delle funzioni vitali e di eventuali reazioni avverse. Il principio generale e’ di assicurare al paziente il massimo possibile di sicurezza e comfort.

Dott.ssa Tiziana Inversi

Anestesista presso Citta’ della Salute e della Scienza sede Molinette

 

A proposito del Salone Nautico

OBIETTIVO ITALIA Si sta concludendo il Salone Nautico 2017 di Genova, arrivato alla 57esima edizione, a detta degli esperti con il segnale di una timida ripresa del settore; questo non può che far piacere come punto di ripartenza dopo le ultime edizioni assai deludenti, ma si deve lavorare ancora molto tutti insieme nell’obiettivo di raggiungere i livelli pre-crisi e non solo nel numero di visitatori. Passeggiando all’interno della fiera, infatti, si respira un’aria frizzante, ma non ancora assimilabile a quella del sogno ad occhi aperti che connotava verosimilmente la manifestazione fino a qualche anno fa, con quegli yacht cabinati dalle linee d’avanguardia con hostess, non sempre preparate nei dettagli tecnici delle imbarcazioni, ma pronte ad accoglierti dentro gli stand con quei sorrisi e dai quali rimanevi stordito per poi non notare fisici da topmodel, con le quali avresti sicuramente un pomeriggio di sole di Agosto al largo, magari di Portofino, lasciandoti dondolare dalle piacevoli onde del mare.In fondo si sa: la barca è un prodotto prettamente maschile, e il genere femminile non ne abbia a male se, inevitabilmente, il commento rischia di cadere nel machismo! In fondo quante relazioni sentimentali sono finite per la colpa del mal di mare del quale soffre una buona parte del gentil sesso!

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Ma torniamo con i piedi per terra: entrando, superata la biglietteria sulla destra, c’è una simpatica area che merita, per gli appassionati, di essere visitata poiché dedicata ai motoscafi Aquarama d’epoca, anche in funzione della dedica/intitolazione della manifestazione a Carlo Riva, recentemente scomparso, con i primi esemplari prototipi degli anni Trenta, fino a quelli conosciuti a livello mondiale degli anni Cinquanta e Sessanta; chi in fondo di quella generazione non ha mai agognato un giro in barca con una certa Brigitte Bardot?Superata questa piccola ma pregevole area il percorso naturale porta al “padiglione blu” di Jean Nouvel, dove sono ubicati al piano inferiori i motori fuoribordo delle principali case costruttrici e un’infinità di gommoni e lance; al piano superiore si incontrano i fornitori del mondo nautico, dagli accessori, alle vernici, ai detergenti.Il Salone trova naturalmente maggior slancio nella parte a mare dove vengono ormeggiate centinaia di barche che, però, abbondano forse eccessivamente nei prodotti gonfiabili, per quanto in voga specialmente nel mondo della subacquea, a discapito della classe open tra i 38’ e i 45’ piedi, simboli per antonomasia della motonautica. Proprio in questa taglia si notano grandi lacune: a parte la procedura fallimentare che ha colpito i prestigiosi Cantieri Baia la mancanza del grande escluso Ferretti, a oggi di proprietà cinese, si fa sentire; e che dire dei Cantieri di Sarnico, anch’essi non presenti?

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La diaspora che ha colpito l’associazionismo nautico è nota a tutti, ma appare altrettanto evidente che il mondo del diporto nostrano può ritrovare una sua posizione di prestigio a livello internazionale solo se unito: Cantieri Navali San Lorenzo, negli anni, ha sviluppato imbarcazioni di successo di dimensione sempre maggiore, ma un Salone che vuole essere veramente di grande interesse non può privarsi di una scelta di megayacht tale da attirare il pubblico ricco proveniente dall’estero; Perini deve ritornare a Genova, è un nome di prestigio che non può mancare! Lungo le banchine che si articolano parallelamente rispetto al padiglione blu trovano ormeggio anche molte barche a vela, secondo i puritani del mare, l’archetipo dell’imbarcazione, ma certamente, secondo i businessman, l’articolo tendenzialmente più economico per chi voglia dedicarsi a qualche mini-crociera, sicuramente sprovvisto di tutti i comfort che la tecnologia riserva al mondo dei motoscafi.

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La città nel suo complesso ha cercato di creare, specialmente tra i privati, una propositiva sinergia di intenti: i centri integrati di via, specialmente quelli del centro, si sono adoperati al meglio allestendo nella serata di Sabato una Via Roma a festa, con negozi aperti ove veniva offerto a clienti e turisti un raffinato aperitivo in presenza di modelle vestite dai migliori atelier locali, impegnate a sfilare tra le auto d’epoca gentilmente messe a disposizione dagli iscritti del Veteran Club ligure. La volontà da parte dei genovesi a mantenere l’evento si è vista anche con un certo affetto; ora diventa fondamentale lavorare, in previsione dell’anno prossimo, per ricompattare le confederazioni di categoria nautica perché dall’estero la concorrenza è forte e sembra quasi che gli italiani, a partir dall’epoca del Comuni, facciano fatica a trovare un amalgama, forse per piccole invidie campanilistiche che, però, alla fine agevolano sempre gli stranieri che, in questo caso, si chiamano francesi, popolo anch’esso dalla forte tradizione marinaresca e, soprattutto, da una consolidata esperienza recettiva, se si parla di turismo e di traffico aereo specialmente su Nizza, città della Costa Azzurra da sempre all’avanguardia su questi aspetti. Buon vento!

 

Carlo Carpi

Russo, il giornalista che difese l’eredità di Pannunzio

di Pier Franco Quaglieni

La morte a 92 anni a Roma di Giovanni Russo priva il giornalismo italiano di una delle sue figure importanti che  tuttavia non sono riuscite a diventare firme note al grosso pubblico dei lettori. Salernitano di nascita, si riteneva lucano come formazione e cultura, anche se da 70 anni abitava a Roma. Ebbe notorietà soprattutto come “meridionalista” ,un termine che l’ultimo Russo diceva  che non gli  apparteneva .Una volta mi disse, scherzando, che avrebbe querelato di chi lo avesse definito meridionalista. Aveva denunciato con grande lucidità , nel suo primo libro “Baroni e contadini” che raccoglieva gli articoli pubblicati sul “Mondo” di Pannunzio, la grande arretratezza del Mezzogiorno e le profonde ingiustizie sociali che lo portarono a condividere le battaglie  di Carlo Levi ,anche se Russo rimase sempre nell’ambito laico-repubblican-socialista e non oltrepassò mai la linea di demarcazione che portò tanti intellettuali democratici a sostenere il PCI, “andando in soccorso  al vincitore”, per dirla con il suo amico Flaiano. Va rilevato il fatto, che gli fa  molto onore, di aver difeso i valori del Risorgimento sia rispetto a certo sudismo nostalgico di Franceschiello ,sia rispetto alla Lega che vedeva nel Mezzogiorno solo corruzione e assistenzialismo. Russo ebbe anche l’onestà di vedere gli sprechi di certo meridionalismo parolaio e demagogico che creò le famose “cattedrali nel deserto” invece di promuovere il turismo e la cultura come elemento di riscatto dell’economia meridionale.

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 Scrivendo “Flaianite” ebbe una maggiore notorietà perché finì di essere l’interprete quasi unico di un genio come Ennio Flaiano che gli dedicò un epigramma che gli diede una sia pur  effimera notorietà negli Anni ’50 ,quando vinse il Premio Viareggio che, allora ,era un riconoscimento di grande prestigio :”Alle cinque della sera/sulla piazza di Matera/da una millecento lusso /scende Giovanni Russo,/redattore viaggiante/del Corriere della Sera”/Che successo! Che carriera!”.  Di questi versi Russo andava molto fiero, ma Flaiano una volta che gli citai ,  en passant, Giovannino come lo chiamavamo noi suoi amici, mi disse che il suo intendimento era quello di “sfottere”(mi disse proprio così) la boria  del meridionale che era diventato abbiente; mi aggiunse impietosamente  che la carriera di Russo si era fermata alla millecento lusso.  Sicuramente un giudizio ingiusto perché l’attività di giornalista  e anche di scrittore di Russo meritavano e meritano attenzione, anche se non venne mai letto dal grosso pubblico.  Era un po’ vanaglorioso, ma si trattava ,tutto sommato, di un peccato veniale.  Quando Mario Soldati divenne un po’ troppo anziano e non si muoveva volentieri dalla sua Tellaro,venne nominato vice  presidente del  Centro Pannunzio e svolse con scrupolo la sua funzione di numero 2. Quando nel 1997 poi Soldati chiese di passare la mano, Russo aspirava alla presidenza, ma venne preferita a lui Alda Croce. Fu imbarazzante per me incontrarlo casualmente  in un albergo di Napoli lo stesso giorno in cui ero stato da Alda Croce a comunicarle la notizia della sua elezione a presidente. Russo incassò il colpo, ma non la prese bene. Ovviamente non accettò di restare vicepresidente e si fece da parte. 

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 Dopo due anni, prendendo spunto da un mio articolo su Croce e la storia contemporanea ,mi attaccò pesantemente sul “Corriere della Sera” ,dicendo che il mio articolo avrebbe fatto arrossire Pannunzio. Evitai di telefonargli. Qualche anno dopo ci trovammo alla biblioteca del Senato  per un ricordo di Spadolini e, come se  non fosse capitato nulla ,mi salutò e mi abbracciò affettuosamente davanti a Marcello Pera che allora presiedeva il Senato della Repubblica.  Ebbe un grande dolore con la  morte prematura del figlio e con la fine di un amore importante con una signora svizzera molto avvenente cui Giovannino teneva molto. Scrisse nel 1995 un libretto dal titolo ”Perché la sinistra ha eletto Berlusconi “ in cui analizzò le arretratezze culturali e politiche della gioiosa macchina da guerra occhettiana. Un libretto che anche oggi dovrebbero rileggersi in particolare d’Alema e Bersani.  Lo presentammo a Torino e vennero  anche Romiti e Bertinotti  a parlare del libro . Una volta vidi il limite dell’uomo ,quando venne insieme a  Enzo Bettiza a ricordare Pannunzio nel 1998,sostituendo Alberto Ronchey indisposto.Gettò sulla scrivania della segretaria del Centro Pannunzio almeno venti e più scontrini, chiedendo il rimborso anche di cene e  caffè consumati a Roma giorni addietro. Quando la segretaria molto imbarazzata gli obiettò che non c’entravano con la sua venuta a Torino(di norma i relatori che parlano al Centro Pannunzio non godono di rimborsi di sorta ),disse che era una vecchietta pidocchiosa perché ai grandi inviati speciali di un grande giornale come il “Corriere” i rimborsi sono  sempre forfettari. Solo dopo l’attacco nei miei confronti la segretaria mi disse di quell’episodio. Piccola nota negativa per un uomo che ebbe sicuramente dei meriti giornalistici indiscutibili, anche non  adeguatamente riconosciuti. Il suo giornale, il “Corriere della Sera”, gli ha dedicato ieri un grande spazio nelle pagine della cultura, nel silenzio di tanti quotidiani italiani che, nel loro ingiustificato  oblìo, sono stati ingiusti verso un giornalista che superava di gran lunga tutti i giornalistini odierni che ci rovinano le serate televisive con le loro meditazioni  polemiche  ed autoreferenziali  da grilli parlanti ,dalla Gruber o da Floris. Rispetto a loro Russo fu grandissimo, ma egli ebbe la sorte di  misurarsi   con Montanelli, Pannunzio, Flaiano, Longanesi e non poté reggere ad un simile confronto.

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Una volta lui stesso mi raccontò che prese una vignetta di Mino Maccari tra quelle che il maestro disegnava nella redazione del “Mondo” e che aveva scartato, gettandola per terra. Non fu mai protagonista di quella redazione che lui stesso definì il salotto letterario più importante dell’Italia di allora.Era un uomo venuto dal Sud che i raffinati intellettuali del “Mondo” videro sempre con un qualche distacco, anche per il suo vistoso accento meridionale. Russo si distinse invece  nel difendere l’eredità di Pannunzio e del “Mondo” con coerenza, opponendosi, sia pure in modo ovattato, all’ invadente  vulgata scalfariana”. Al “Mondo  erano di casa il barone Francesco Compagna futuro deputato e ministro repubblicano e il proprietario terriero conte Nicolò Carandini. I liberali del “Mondo” non erano così snob come, a prima vista ,sembrava perché anche un altro meridionale, il giovane calabrese Eugenio Scalfari ebbe grande accoglienza delle stanze di via Campo Marzio dove ebbe sede il giornale . Solo i comunisti ritennero quel gruppo degli snob irrecuperabili. Pannunzio ebbe il merito, tra l’altro, di pubblicare i primi articoli di Russo e di farlo conoscere.

quaglieni@gmail.com

Santi sociali torinesi modello per i ministri del G7

Esiste un sottile fil rouge tra I temi trattati in questa settimana dai ministri del Lavoro del G 7, in corso alla Reggia di Venaria, vale a dire l’innovazione e il lavoro, e la tradizione per cui Torino è nota in questo campo, dalla rivoluzione industriale ottocentesca ai più recenti sviluppi nell’innovazione di tipo aerospaziale e ingegneristico, come nel settore di eccellenza del Politecnico

L’Ucid ha organizzato lunedì 25 ottobre scorso un incontro al Collegio degli Artigianelli, in concomitanza con la settimana del G 7 e in vista della 48esima Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, che si riunirà a Cagliari a fine ottobre per discutere sul tema ” Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo, solidale”. Tema dell’incontro promosso dall’Ucid è stato quello sull’attualità dei Santi sociali torinesi, possibile e auspicabile modello per i ministri del G7 riuniti alla Venaria Reale. Sono intervenuti don Danilo Magni, direttore dell’ Opera Torinese del Murialdo, che ha sede nel Collegio degli Artigianelli, don Andrea Bonsignori, direttore delle Scuole del Cottolengo, e don Stefano Mondin, delegato per la Pastorale giovanile dei Salesiani del Piemonte e Valle d’Aosta. Moderatore il presidente dell’Ucid, ingegner Alberto Carpinetti. “L’intuizione geniale dei Santi sociali torinesi – ha affermato don Andrea Bonsignori – è stata quella di individuare i soggetti sociali fragili e di fare delle loro fragilità dei punti di forza. La scuola presente all’interno del Cottolengo è aperta alla multiculturalita’ e sviluppa le potenzialità e specificità delle persone con disabilità, valorizzandone la loro unicità. Purtroppo nella nostra società violenza e discriminazione vanno di pari passo. Il grande gesto innovativo che ha compiuto il beato Cottolengo è stato anche quello di raccogliere per strada le ragazze disabili e quelle che avevano subito violenza, raggruppandole in un ordine di suore. Al contempo non si fece mai intimidire dalla corruzione presente anche alla sua epoca tra le classi agite e la combatte’ fortemente”. “Il Murialdo – ha affermato Danilo Magni – è stato un altro Santo sociale torinese molto attento a salvare i ragazzi di strada, promuovendo con il Collegio degli Artigianelli la fondazione di una scuola che potesse affiancare a un’educazione religiosa quella pratica di apprendimento di un mestiere. Oggi sarebbe auspicabile rivedere, prima ancora dei modelli lavorativi, quelli educativi e puntare sulla formazione, per arginare il dilagare dei cosiddetti “neet”, le persone di età compresa tra i 20 e i 30 anni, assolutamente demotivati nei confronti dello studio, ma anche di una scelta lavorativa”. Esiste poi anche una precisa responsabilità da parte delle realtà imprenditoriali. Secondo Don Bosco, per esempio, i talenti, dono di Dio, debbono essere posti al servizio della comunità e del bene comune, come ha dimostrato un lavoro comune di collaborazione attuato di recente tra diversi professionisti e il collegio degli Artigianelli, coadiuvato dalla Fondazione Agnelli.

 

Mara Martellotta

Il “libero pensare” di Bruno Segre, decano degli avvocati

Il 99° compleanno di Bruno Segre, decano degli avvocati torinesi e protagonista delle più importanti battaglie per i diritti civili, è stato  festeggiato con un bel  libro a lui dedicato:  “Libero pensare, una giornata nello studio dell’avvocato Bruno Segre”. Un omaggio, a cura di Marisa Quirico, composto da 18 scatti in bianco e nero del fotografo Renzo Carboni, accompagnati da una prefazione di Davide Manzati e dagli interventi (in rigoroso ordine alfabetico) di Luciano Boccalatte, Nino Boeti, Carlo Greppi, Nico Ivaldi, Maria Mantello, Pietro Polito, Donatella Sasso e Guido Vaglio. Alberto Bolaffi, nella dedica al libro, offre un sintetico e autentico profilo di Segre: “Caro Bruno, parafrasando Giovannino Guareschi, penso che tu sia uno dei migliori interpreti del suo pensiero quando, da prigioniero in Germania, scrisse che libertà esiste ovunque esiste un cervello libero ”. Nato a Torino il 4 settembre 1918, due mesi prima della fine della Grande guerra, ultimo allievo di Luigi Einaudi, laureato in legge nel 1940 e discriminato dalle leggi razziali nei confronti degli ebrei, Bruno Segre venne arrestato una prima volta nel dicembre del 1942 per “disfattismo politico” e una seconda nel settembre del ’44, quando venne catturato e rinchiuso nella caserma di via Asti e poi trasferito nelle carceri “Le Nuove” da dove , fortunosamente,  riuscì a fuggire qualche tempo dopo. Un’esperienza a cui ha dedicato un libro-memoriale , “Quelli di via Asti”, scritto nell’estate del 1946 ma pubblicato solo nel 2013. Partigiano nelle file  di Giustizia e Libertà, antifascista, irriducibile paladino delle battaglie per la laicità, Bruno Segre è stato protagonista delle più importanti vicende lungo un secolo intero. Una su tutte: la difesa, davanti al Tribunale militare di Torino nel 1949,  di Pietro Pinna, il primo obiettore di coscienza in Italia. Le due passioni della sua vita sono coincise con le professioni che l’hanno visto per decenni sulla ribalta della vita torinese e italiana: l’avvocatura e il giornalismo. Infatti, oltre ad indossare la toga per settant’anni – con memorabili e appassionate arringhe – dopo aver collaborato a numerose, prestigiose testate ha fondato “L’Incontro” nel 1949. Un mensile indipendente, con un programma politico culturale “ ispirato alla pace, alla difesa dei diritti civili, al laicismo, all’opposizione a razzismo e antisemitismo”. Quattro grandi pagine con un formato su nove colonne e la testata in rosso che, ininterrottamente, da 68 anni da voce a quest’uomo straordinario, mai rassegnato  e sempre pronto – con un’invidiabile lucidità e un’arguta dialettica – a dar battaglia per i suoi ideali libertari e socialisti, per la laicità delle istituzioni e per i diritti umani. Bruno Segre é tutto questo e molto altro, così come tanti sono gli impegni e gli interessi che lo vedono ancora protagonista attivo e presente alla soglia dei cent’anni. Le foto di Carboni, scattate nello studio dell’avvocato, al n.11 di via della Consolata, offrono un’immagine di questawunderkammer  tra imponenti schedari e tanti libri. E’ lì, al secondo piano di un antico palazzo del settecento, che – entrando nello studio di Segre – il fotografo ha avuto l’impressione di “attraversare lo specchio di Alice”. E’ lì che si respira l’aria di una storia che ha visto e vede protagonista un uomo che, parlando di se stesso e parafrasando il titolo di una suo libro-intervista, non ha timore a dire “non mi sono mai arreso”.

Marco Travaglini

Una mostra-laboratorio contro l’inquinamento marino 

“Siamo condannati a vivere con tutti gli scarti plastici che abbiamo prodotto e riversato nell’ambiente fino a ieri, e andrà sempre peggio in futuro, se i nostri comportamenti continueranno a non cambiare. Per arrivare al cambiamento è necessario però prendere consapevolezza degli effetti disastrosi che abbiamo contribuito a produrre. Ed è compito delle istituzioni favorire in questo senso una cittadinanza attiva, facendo in modo che le informazioni di cui siamo in possesso, investano e condizionino le nostre scelte”. Così ha affermato il presidente del Consiglio regionale, Mauro Laus, durante la presentazione della mostra Ocean Plastics Lab, evento che si terrà in piazza Solferino dal 27 settembre al 7 ottobre incentrato sul tema dell’inquinamento della plastica nei mari e negli oceani. La mostra è promossa dal Ministero federale dell’educazione e della ricerca della Germania, in collaborazione con il Consorzio tedesco per la ricerca marina (Konsortium Deutsche Meeresforschung, KDM) e con il supporto della Commissione europea con l’obiettivo non solo di sensibilizzare la popolazione sugli effetti dell’inquinamento provocato dalla plastica dispersa nei mari ma anche con la volontà di creare un dialogo tra scienza e società. L’evento è itinerante: Torino è la prima tappa, a seguire, tra le varie città: Parigi, Bruxelles, Washington e Berlino. Julia Schnetzer, coordinatrice scientifica del consorzio ha spiegato che l’esposizione, caratterizzata da un forte grado di interattività, avverrà all’interno di quattro container normalmente utilizzati per il trasporto marittimo, ciascuno dei quali ospiterà la riflessione intorno a una tematica differente. Nel primo saranno presenti installazioni che consentiranno di vivere un’esperienza immersiva nei rifiuti, nel secondo i visitatori potranno vestire i panni degli scienziati conducendo analisi su campioni e provette, scoprendo che cosa fa la ricerca in questo campo. Nel terzo container emergeranno gli effetti dannosi della plastica sulla flora e la fauna marina, mentre nel quarto saranno rappresentate le possibili soluzioni proposte a vari livelli, con la partecipazione anche del progetto italiano di Legambiente. Alla presentazione della mostra era presente anche il vicepresidente del Consiglio regionale Nino Boeti.

 

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Studenti ambasciatori del Consiglio regionale

“Il Consiglio regionale si apre ancora più agli studenti avviando percorsi di alternanza scuola-lavoro, l’espressione più compiuta dell’integrazione tra il mondo della scuola e quello delle istituzioni. Si tratta di un investimento formativo importante in termini di risorse umane che coinvolgerà le classi del triennio degli istituti professionali, tecnici e dei licei della nostra regione”.  Con queste parole il presidente del Consiglio regionale Mauro Laus ha aperto la cerimonia della sigla del protocollo triennale d’intesa con il direttore dell’Ufficio scolastico regionale Fabrizio Manca per la diffusione delle iniziative dell’Assemblea legislativa piemontese destinate alle scuole e la realizzazione delle attività di alternanza scuola lavoro.

“Avviare tali percorsi – ha proseguito Laus – vuol dire contribuire alla realizzazione di una società competente ed efficace, costruendo le fondamenta di una generazione di professionisti che voglia arricchire il proprio bagaglio culturale e professionale attraverso programmi di studio di qualità. Gli studenti e le studentesse saranno insigniti e insignite del titolo di ambasciatori e ambasciatrici del Consiglio regionale. Spetterà infatti a loro, in una seconda fase del percorso di alternanza, far conoscere ai ragazzi più piccoli delle suole elementari e medie, attraverso il metodo di ‘educazione tra pari’, i progetti da loro proposti nei diversi ambiti del Consiglio e le attività svolte dalle Consulte, i Comitati e i diversi settori dell’Assemblea regionale”.

Prima Regione in Italia, il Piemonte con il Consiglio regionale e l’Ufficio scolastico regionale sperimenta infatti questo nuovo modello di alternanza scuola-lavoro. Gli studenti di terza, quarta e quinta superiore potranno così diventare ambasciatrici e ambasciatori del Consiglio. Il progetto, infatti, ha l’obiettivo di educare e formare i giovani, per trasmettere ad altri studenti e studentesse, attraverso i metodi dell'”educazione tra pari” e dell'”apprendimento cooperativo”, conoscenze e competenze relative ai temi trattati dagli Organi, dagli Organismi e dagli Osservatori del Consiglio regionale del Piemonte.

“E per dicembre – ha annunciato il presidente Laus – dovrebbe vedere la luce un nuovo progetto che coinvolgerà il Comitato regionale per i diritti umani, che presiedo, e l’Ufficio scolastico regionale”.

“L’Ufficio scolastico regionale – ha dichiarato Manca – ha voluto con questo Protocollo d’intesa istituzionalizzare la collaborazione, già peraltro in atto e consolidata, con il Consiglio regionale del Piemonte che in questi anni ha contribuito in modo sostanziale e sinergico alla diffusione nelle Istituzioni scolastiche dell’educazione civica e della cittadinanza attiva, dei diritti umani, della lotta contro le discriminazioni, della  cultura della legalità. Esprimendo l’apprezzamento per l’opportunità offerta dal Consiglio regionale alle scuole del nostro territorio, ritengo importantissima la promozione di percorsi che forniscano opportunità di crescita personale e professionale alle studentesse e agli studenti, favorendo altresì lo sviluppo di una cittadinanza attiva e consapevole fondata su diritti e valori condivisi”.

Gli Istituti interessati firmeranno un’apposita convenzione con l’Assemblea regionale.

Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il vicepresidente del Consiglio regionale Nino Boeti, i componenti dell’Ufficio di presidenza Angela Motta Giorgio Bertola, i garanti regionali dell’infanzia, dei detenuti e dei diritti degli animali Rita TurinoBruno Mellano ed Enrico Moriconi, il presidente del Corecom Piemonte Alessandro De Cillis, il difensore civico regionale Augusto Fierro e i vicepresidenti del Comitato regionale per i Diritti umani Giampiero Leo e della Consulta femminile regionale Marilena Bauducco.

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Progetto “Connettiti con l’italiano”

È stato approvato dalla Giunta regionale del Piemonte il sostegno al progetto “Connettiti con l’italiano” presentato dalla Rete dei Centri provinciali per l’Istruzione degli adulti. La deliberazione è in linea con il lavoro svolto fino a oggi dalla Regione Piemonte in ambito delle politiche per l’accoglienza dei migranti sul territorio piemontese

«La conoscenza della lingua a nostro avviso è un passaggio obbligato per facilitare i processi di inserimento sociale dei profughi ed è per questo che promuoviamo corsi di lingua e cultura italiana, oltre che progetti finalizzati al recupero scolastico. Per l’inserimento dei profughi la conoscenza della lingua è diventata una pre condizione fondamentale. Il progetto “Petrarca”, che è il Piano regionale per la formazione civico linguistica dei cittadini di Paesi terzi che è giunto alla sua quinta edizione e che è finanziato a valere sul fondo europeo FAMI, non prevede tra i beneficiari i richiedenti asilo. Per questo motivo la Regione ha deciso di sostenere la Rete dei Centri provinciali per l’Istruzione degli adulti che ha presentato il progetto sperimentale “Connettiti con l’italiano” che potenzia l’attività normalmente svolta nei confronti dei richiedenti asilo» – ha dichiarato Monica Cerutti, assessora all’Immigrazione della Regione Piemonte.

Il progetto verrà realizzato nell’anno scolastico 2017/2018 e si articola in due fasi: la prima progettuale che prevede il monitoraggio del territorio, l’analisi dei bisogni e la progettazione di un intervento specifico; la seconda che prevede azioni di tutoraggio, docenza di sostegno e corsi di italiano. La sperimentazione si svolgerà prevalentemente nel territorio di Torino e provincia. Il costo del progetto è pari a 70.000 euro.

Al Lingotto il festival del Lavoro

Dal 28 al 30 settembre 2017 la città di Torino sarà al centro delle riflessioni sul lavoro e il futuro del Paese in occasione della VIII edizione del Festival del Lavoro, la manifestazione organizzata dai Consulenti del Lavoro divenuta ormai centrale nel dibattito nazionale sui temi economici, lavoristici, fiscali e sociali. La tre giorni, in programma al Lingotto Fiere, avrà come filo conduttore il “lavoro 4.0” e le sue trasformazioni sulla società e vedrà presentare con l’hashtag #TUTTIALLAVORO la “ricetta” della Categoria per l’occupazione di domani, in linea con le riflessioni del G7 Lavoro che si terrà alla Reggia di Venaria Reale. Numerose le occasioni di dibattito e confronto che animeranno il Festival e che vedranno autorevoli rappresentanti del panorama istituzionale, politico, imprenditoriale e sindacale interloquire con i Consulenti del Lavoro sulle riforme importanti per il Paese. Tra gli ospiti in calendario: i due vicepresidenti della Camera dei Deputati, Simone Baldelli e Luigi Di Maio, il sottosegretario al Ministero del Lavoro, Luigi Bobba, il presidente INPS, Tito Boeri, i presidenti delle Commissioni Lavoro della Camera e del Senato, Cesare Damiano e Maurizio Sacconi, il presidente ANPAL, Maurizio Del Conte, il consigliere economico alla Presidenza del Consiglio, Marco Leonardi, il direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro, Paolo Pennesi, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, il presidente INAPP, Stefano Sacchi e tanti altri. I temi affrontati durante la tre giorni così come tutte le informazioni sul Festival sono disponibili sul sito www.festivaldellavoro.it e su “Festival del Lavoro”: l’App ufficiale della kermesse scaricabile da App Store e Play Store. La conferenza stampa di presentazione dell’evento si terrà il 27 settembre alle ore 11.00 presso la Sala delle Colonne del Comune di Torino  in Piazza Palazzo di Città n.1 alla presenza del Sindaco di Torino, Chiara Appendino, del Presidente della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca, della Presidente del Consiglio provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Torino, Luisella Fassino e dell’Assessore al Lavoro del Comune di Torino, Alberto Sacco.