ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 617

Ambiente, ricerca del Poli contro il rischio cancro

Uno studio del Politecnico di Torino – Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture pubblicato sulla prestigiosa rivista “Scientific Reports” del gruppo “Nature”

 

 Riuscire a rimuovere contaminanti cancerogeni dalle acque sotterranee mediante l’iniezione controllata di nanoparticelle di ferro in falda. Questo è il risultato raggiunto dal gruppo di ricerca di Ingegneria degli Acquiferi del Politecnico di Torino (Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture – DIATI), guidato dal prof. Rajandrea Sethi. La ricerca, svolta nell’ambito del progetto europeo “Reground” (Programma quadro Horizon 2020), è stata pubblicata in questi giorni su Scientific Reports – prestigiosa rivista del gruppo Nature – tra i gruppi editoriali di maggior spicco nell’ambito della comunità scientifica internazionale. Le acque sotterranee rappresentano una delle risorse idriche più importanti, per qualità ed abbondanza: costituiscono circa il 30% delle acque dolci sfruttabili dall’uomo, mentre il restante 68% si trova accumulato nei ghiacciai e soltanto il 2% è disponibile in corpi idrici superficiali. La bonifica ed il ripristino ambientale dei sistemi acquiferi contaminati rappresenta quindi un tema di grande interesse ed attualità. Il team di ricercatori del Politecnico di Torino, composto da Carlo BiancoJanis PatiñoTiziana Tosco e Alberto Tiraferri, coordinati dal Prof. Rajandrea Sethi, svolge da anni ricerca di frontiera nell’ambito delle nanotecnologie applicate alla bonifica di falde inquinate, la cosiddetta Nanoremediation. Quest’ultima rappresenta uno degli approcci più innovativi ed avanzati oggi disponibili per la rimozione di contaminanti tossici e cancerogeni, quali solventi clorurati e metalli pesanti. Le nanoparticelle, grazie alla loro ridotta dimensione, vengono iniettate nel sottosuolo in corrispondenza dell’area contaminata, dove generano una “zona reattiva” in grado di rimuovere gli inquinanti dall’acqua di falda in tempi ridotti e con un’efficacia superiore rispetto agli approcci tradizionali. Se la reattività delle nanoparticelle nella rimozione dei contaminanti è comprovata, il controllo della fase di iniezione e quindi la formazione della zona reattiva rappresentano ancora uno degli aspetti critici e dei principali fattori limitanti nell’applicazione di questa tecnologia su vasta scala. In molti casi non è possibile controllare in modo efficace se e dove le particelle si depositeranno: una mobilità troppo limitata non consente una buona distribuzione delle nanoparticelle all’interno della zona reattiva, una mobilità eccessiva causa una perdita anche significativa di materiale, che si disperde nel sottosuolo senza venire a contatto con gli inquinanti. Lo studio pubblicato su Scientific Reports, dal titolo “Controlled Deposition of Particles in Porous Media for Effective Aquifer Nanoremediation”, presenta una strategia di iniezione innovativa capace di superare questo limite, consentendo pertanto di migliorare notevolmente il processo di Nanoremediation. “L’approccio che proponiamo – spiega Carlo Bianco – sfrutta l’iniezione sequenziale e modulata di una sospensione stabile di nanoparticelle e di un agente destabilizzante, che induce una migrazione ottimale delle nanoparticelle in falda e successivamente una deposizione controllata nella zona desiderata”. Un modello matematico, sviluppato dai ricercatori, supporta la progettazione delle fasi di iniezione, consentendo di adattare la procedura all’applicazione specifica. L’approccio è stato applicato con successo a scala di laboratorio per ottenere la deposizione controllata di nanoparticelle di ossido di ferro, materiale innovativo sviluppato nell’ambito del progetto europeo “REGROUND” per la bonifica di acquiferi contaminati da metalli pesanti. Il metodo proposto rappresenta un importante passo in avanti nel campo della Nanoremediation, in quanto, per la prima volta, è stato possibile controllare la distribuzione spaziale di nanoparticelle in mezzi porosi. Se applicato su scala reale, il metodo sviluppato permetterebbe una distribuzione controllata delle nanoparticelle in prossimità della zona contaminata, limitando la perdita di materiale reattivo con conseguente riduzione dei costi totali di bonifica e con un aumento dell’efficacia dell’intervento.

“Il Dialogo-Al Hiwar”. Ecco il nuovo numero

Focus su Arabia Saudita e le petromonarchie del Golfo Persico. La Turchia a un anno e mezzo dal fallito golpe in Turchia contro Erdogan, tra repressione e proteste internazionali. Il punto sul jihadismo nei Paesi musulmani e in Occidente. Che ne sarà del Kurdistan iracheno dopo il referendum di settembre, la ripresa di Kirkuk da parte dell’esercito iracheno e la fine del sogno dell’indipendentismo curdo. Sono questi alcuni degli argomenti trattati nel nuovo numero della rivista “Il Dialogo-Al Hiwar” del Centro Federico Peirone specializzato nello studio dei Paesi arabo-musulmani e sulla realtà plurale e complessa del mondo islamico allo scopo di favorire una proficua integrazione dei musulmani nella società italiana e di condividere con i lettori le iniziative di dialogo cristiano islamico in atto. Ampio spazio viene dedicato nella rivista alle nuove e timide riforme che avanzano in Arabia Saudita promosse dal giovane principe ed erede al trono dei Saud, Mohammed Bin Salman, figlio dell’anziano re Salman. Il Centro Federico Peirone è un organismo della Diocesi di Torino e ha sede in via Mercanti 10 a Torino. Fondato nel 1995 è dedicato alla figura di padre Federico Peirone, missionario della Consolata, docente di lingua araba e del pensiero islamico all’Università di Torino, antesignano del dialogo islamo-cristiano. É possibile abbonarsi alla rivista o acquistare i singoli numeri presso la sede del Centro Peirone.

 

Il Comune: “segnalate le persone senza dimora”

Il Comune di Torino, attraverso la pagina Facebook di Torino Click, invita i cittadini a segnalare “la  presenza di persone senza dimora che, per qualunque motivo, si trovino  in situazione di evidente difficoltà e abbiano bisogno di aiuto,  telefonando alla Polizia Municipale al numero 011.0111 oppure inviando  una mail ai servizi sociali della Città all’indirizzo  adulti@comune.torino.it ”   E’ l’invito rivolto ai torinesi  dall’assessora comunale al Welfare, Sonia Schellino, affinché – grazie a  una più stretta collaborazione tra cittadini e servizi pubblici,  associazioni di volontariato, organizzazioni del privato sociale e forze  dell’ordine –   si possa intervenire tempestivamente per aiutare coloro  che vivono quotidianamente in strada in condizioni difficili e di  marginalità, evitando per quanto possibile che accadano fatti come  quello che si è verificato nelle scorse notti nel giardino Madre Teresa di  Calcutta. La responsabile delle politiche sociali comunali  ricorda anche che nelle prossime settimane scatterà il piano invernale  di Palazzo Civico che prevede il rafforzamento dei servizi per i senza  dimora, con il raddoppio dei posti letto in strutture di accoglienza  notturna e l’incremento delle attività finalizzate al sostegno e  all’inclusione. Mentre, per quanto riguarda il lavoro svolto in strada, è  previsto il potenziamento della Boa Urbana Mobile (il servizio  itinerante notturno che contatta, monitora e offre assistenza) e dei  servizi dell’ambulatorio sociosanitario “Roberto Gamba” di via Sacchi  49, a poche centinaia di metri dalla Stazione ferroviaria di Porta Nuova  e gestito in collaborazione con l’Asl.  “Con il rafforzamento  delle attività per il periodo invernale – spiega Sonia Schellino –,  dalla seconda metà del mese di novembre alla fine di marzo  l’Amministrazione comunale intende attivare un insieme di azioni che,  accanto all’indispensabile potenziamento dei servizi di accoglienza  notturna, permettano non solo di tutelare e di offrire una risposta ai  bisogni primari degli homeless, come un luogo coperto e pulito dove  passare la notte e qualcosa da mangiare, ma anche di accompagnarli con  progetti che li sostengano lungo un percorso di affrancamento dalla  condizione di senza dimora, aiutandoli a uscire da un modo di vivere  che, per i più diversi motivi e spesso non per scelta propria,  li  colloca in una condizione di estrema marginalità”.
(foto: il Torinese)

E.commerce e pagamenti, che cosa dice la legge

Di Patrizia Polliotto*

 

La nuova direttiva UE sull’e-commerce prevede, per i pagamenti elettronici l’implementazione della cosiddetta “strong customer authentication” (SCA), l’ “autenticazione forte” con la richiesta per ogni transazione di importi superiori ai 10 euro di effettuare diversi passaggi aggiuntivi, come l’inserimento di password, di codici o l’utilizzo di un lettore carta. Tale normativa apre il mondo dell’e-commerce a diverse problematiche, che rischiano di minare la libertà e la comodità degli acquisti online dei consumatori europei. Esse si traducono nella scomparsa dei check-out online istantanei, che oggi rappresentano la metà di tutte le vendite e-commerce attuali, come i check-out in un click spesso consentiti ai consumatori effettuano i loro acquisti regolarmente ed i check-out rapidi e automatici effettuati con i pagamenti in-app dove le carte di pagamento sono già state registrate. Tutti i siti internazionali devono adeguarsi alle nuove norme europee, o in caso contrario gli acquisti verranno automaticamente rifiutati. L’impatto della nuova normativa non è trascurabile, dato che secondo le stime andrebbe ad interessare almeno 6 miliardi di euro di pagamenti elettronici, pari ai due terzi di tutte le transazioni a livello europeo effettuate presso siti e-commerce internazionali. Senza considerare che circa il 70% dei consumatori europei afferma che un aumento di passaggi al checkout li indurrà ad abbandonare l’acquisto online (60% in Italia).

 

*Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori

UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI
COMITATO REGIONALE DEL PIEMONTE
TEL. 011 5611800, Via Roma 366 – Torino
EMAIL: UNC.CONSUMATORITORINO@GMAIL.COM

 

Il Comune di Venaria per la mobilità sostenibile

Il Comune di Venaria Reale crede fortemente nella mobilità alternativa, che sempre di più rappresenta una reale possibilità. La sta attuando sia attraverso gli interventi programmati (piste ciclabili, centraline di ricarica elettrica, strisce blu gratuite per le auto elettriche, etc…) sia attraverso iniziative a sostegno del cambiamento dei comportamenti individuali. Il Comune, infatti, sta per avviare un programma di incentivazioni della mobilità sostenibile, rivolto ai lavoratori delle aziende medio-grandi. Grazie all’impegno dell’Assessorato alla Mobilità, questo Comune si è candidato ad ottenere finanziamenti (europei e nazionali) per alcuni progetti, con l’intento di favorire alternative al modo di spostarsi nei tragitti casa-lavoro. Il programma prevede alcune forme di incentivi tra cui: buoni per coloro che si recheranno al lavoro in bicicletta o che intendessero acquistarne una nuova, inserimento di rastrelliere nelle aziende, erogazione di buoni mobilità per chi fa uso del trasporto pubblico o dell’auto elettrica o del car pooling. A tal proposito alcune aziende del nostro territorio, muovendosi verso questa direzione, hanno già mostrato il loro impegno sul tema della mobilità alternativa, promuovendo autonomamente delle iniziative per i loro dipendenti.

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Il sindaco Roberto Falcone afferma: «L’esistenza sul nostro territorio di esempi virtuosi come Viasat, che con fatti concreti promuovono l’utilizzo del car pooling presso i propri dipendenti, è senza dubbio motivo di orgoglio e segno che Venaria Reale vuole muoversi in modo sostenibile». L’assessore alla Mobilità, Giuseppe Roccasalva «Con la vittoria ai bandi che presentiamo oggi, il Comune di Venaria Reale intende promuovere azioni e incentivi  per lavoratori e studenti che intendano muoversi con mezzi e modalità più sostenibili. Mi auguro che queste opportunità che siamo riusciti a cogliere, ponendo attenzione alle risorse nazionali ed europee disponibili, possano ricevere una buona partecipazione da parte dei cittadini. I progetti Vivo, Steve e Co&go, mostrano una serie di azioni, quelle di incentivazione, che le Amministrazioni devono sapere mettere in campo non solo nel proprio comune ma coinvolgendo anche altri territori per poter sopperire alle difficoltà che riscontriamo nel servizio reso dal trasporto pubblico locale». Nell’ambito della mobilità sostenibile e alternativa, il Comune di Venaria Reale ha partecipato ad alcuni progetti strategici, vincendoli:

  • Steve: Smart electric Vehicles, progetto finanziato dalla comunità europeo (Horizon 2020).

         Si tratta di un progetto di oltre 9 milioni di euro complessivi in cui Venaria Reale assieme a Torino e altre due amministrazioni pubbliche europee    sperimenteranno l’uso di prototipi di piccole auto elettriche costruite in    Piemonte. L’obbiettivo sarà quello di studiare e sperimentare già dal 2019 un micro sistema di car sharing elettrico per gli spostamenti interni al         comune e verso il capoluogo.

  • Un altro progetto vinto è ViVO: Via le Vetture dalla zona Ovest di Torino, progetto finanziato dal Collegato Ambientale, MAAT.

 La Città di Venaria Reale è arrivata settima a livello nazionale, con una  proposta redatta assieme ai Comuni del quadrante Nord-ovest (capofila  Collegno) che cofinanzierà circa un milione di euro a fondo perduto per  azioni di incentivazione alla mobilità sostenibile. Il progetto proporrà      alcune forme di incentivi tra cui buoni per coloro che si recano al lavoro in  bici, per l’acquisto di una nuova bici, per inserire rastrelliere nelle  aziende,  fino a dei buoni mobilità per chi usa il trasporto pubblico o l’auto elettrica o il car pooling. Ci saranno anche azioni di formazione nelle  aziende e campagne di comunicazioni particolarmente incisive (flash mob e campagne shock sui mezzi di trasporto pubblico). Il Comune di Venaria Reale ha proposto ai partner di coordinare le azioni proposte con quelle   risultate vincitrici anche nel Comune di Torino, nella Città metropolitana e    del quadrante nord est per far convergere circa 34 comuni su alcune         politiche comuni di mobilità.

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  • Co&GO: Coivuaturage e Gouvernance, progetto finanziato dai fondi strutturali. Assieme alla Città metropolitana (capofila) ed enti pubblici francesi (Chambery Metropole e Agenzia Regionale Rhone Alpes), il territorio del quadrante nord-ovest riceverà 214.000 euro su un budget di circa un milione di euro, per aumentare la “diversità modale” (tipologie di spostamento casa-lavro), sviluppare una nuova coscienza delle scelte di mobilità, rimuovere gli ostacoli verso la sharing economy e ridurre consumi energetici. In particolare si promuoverà il car pooling attraverso l’analisi domanda/offerta ed esigenze punti di raccolta, progettazione partecipata con comuni e utenza per la progettazione partecipata di di 51 isole di car pooling (basic, medium, delux) sul territorio del nord ovest (circa 4/5 a Venaria Reale) e l’integrazione delle principali piattaforma web dedicate a questo servizio (Bla Bla Car, Bob Sharing e BePooler).

Aziende come Viasat che operano a Venaria Reale, stanno attuando con le loro tecnologie, delle soluzioni alternative. Il car pooling, straordinaria soluzione per il pendolarismo, è una leva fenomenale per la riduzione del traffico motorizzato tanto da essere uno tra i principali ambiti di intervento della mobilità sostenibile anche per aziende e lavoratori. Secondo un’indagine di Bain & Company, in Italia, 3 persone su 4 che stanno al volante del car sharing sono lavoratori e chiedono, come alternativa al trasporto pubblico locale, un passaggio ai veicoli dei principali provider della mobilità condivisa per arrivare al lavoro. Dopo aver scaricato l’app BePooler ed effettuata la registrazione, l’interessato al servizio scoprirà chi fa il suo stesso percorso casa-lavoro. Potrà così scegliere di essere Driver, e quindi viaggiare con la propria auto, o Rider (passeggero), quindi beneficiare di un passaggio da parte di un collega. A seconda della modalità scelta, poi, si potrà ottenere benefici diversi da Viasat. Domenico Petrone, presidente di Viasat Group dichiara «Il Driver -guidatore del mezzo condiviso potrà ricevere rimborsi chilometrici dai passeggeri e/o buoni carburante, nonché posti auto riservati, mentre il passeggero potrà evitare di utilizzare l’auto, risparmiando quindi sui relativi costi di gestione e potrà godersi un viaggio più confortevole evitando di utilizzare i mezzi pubblici». Come dire, meno traffico e stili di vita sostenibili. Non solo. BePooler, per aumentare la sicurezza per gli utenti, promuoverà insieme a Viasat l’utilizzo di dispositivi capaci di rilevare lo stile di guida, consentendo così al passeggero di conoscere  se chi sta alla guida è un guidatore affidabile. «Siamo convinti – continua Domenico Petrone – che l’azienda possa diventare leader in efficienza per i costi di trasporto, footprint ambientale, sicurezza e innovazione, in linea con le politiche di responsabilità sociale d’impresa, e che il car pooling aziendale possa essere un’alternativa di trasporto sicura, innovativa ed ecologicamente sostenibile per il personale dipendente, nonché economicamente favorevole. Viaggiando da soli, infatti, il costo annuale per percorrere 30 km ogni giorno sul tragitto casa-lavoro è di circa 1.600 euro, mentre in carpooling la spesa scende a 400 euro. Il risparmio medio è dunque di circa 1.200 euro l’anno». Il car pooling che diventa welfare, incomincia a premiare dipendenti e aziende. «È un privilegio per BePooler – aggiunge infine il presidente di BePooler Antonio Turroni – avere un partner tecnologico affidabile e attento all’innovazione come Viasat. Situazione che consente di esprimere sempre e tempestivamente il meglio che il mercato e la user experience degli utenti si aspettano da una piattaforma che fa delle risposte agli stessi un motivo di vanto».

Salvadanai per insegnare il risparmio

UNA CURIOSA COLLEZIONE DI PEZZI ANTICHI E PREZIOSI

  • Il Museo del Risparmio inaugura oggi una nuova sala dedicata ai preziosi salvadanai donati dai collezionisti Rocco e Nicola Tana
  • Oltre 1500 pezzi che saranno esposti a rotazione e valorizzati da mostre temporanee a tema
  • Sono gli oggetti più incredibili inventati in ogni paese del mondo per custodire i piccoli risparmi, tra cui alcuni esemplari meccanici fabbricati in America nel 1800

 Grazie alla nuova area espositiva Risparmiare, il Museo del Risparmio di Torino, che in realtà nasce come moderno laboratorio per l’educazione economico-finanziaria di giovani e adulti, da oggi sarà anche un museo più tradizionale. L’inaugurazione, in concomitanza con la Giornata mondiale del Risparmio 2017, ha visto la partecipazione del presidente di Intesa Sanpaolo Gian Maria Gros-Pietro e del direttore del Museo Giovanna Paladino, attorniati da estimatori, volontari, studiosi e studenti che hanno contribuito alla crescita e alla valorizzazione di questo luogo unico nel panorama dei musei italiani. La sala Risparmiare è stata appositamente allestita per ospitare una ricca e importante collezione di salvadanai donata al Museo da Rocco e Nicola Tana. I due collezionisti l’hanno intitolata Dal passato al futuro, proprio per sottolineare la scelta tra l’oggi e il domani che questo oggetto rappresenta. L’intera collezione è composta da oltre 1500 pezzi, provenienti da tutto il mondo, di varie epoche, fogge e materiali. Infatti, se il salvadanaio in coccio da rompere o meglio “sacrificare” in caso di necessità, va per la maggiore, non mancano quelli in materiali più preziosi, come la porcellana, il vetro e la ghisa. Lo stesso termine inglese per salvadanaio – piggy bank – deriva dall’antico termine anglossassone per argilla e solo in seguito viene identificato con il simbolo del maialino, importante fonte di sostentamento. Nella collezione i maialini ovviamente non mancano. Ma è rappresentata anche un’ampia varietà di altri animali, tra cui alcuni splendidi esemplari di mucche americane in ceramica realizzate in occasione della Cow Parade 2000. Ci sono inoltre auto, treni, vespe, navi, aerostati, libri, registratori di cassa, còmode, cassette postali. La figura umana è rappresentata da teste, mezzi busti, corpi interi. Ai bambini piaceranno i personaggi dei Looney Tunes. Una sezione speciale è dedicata ai salvadanai meccanici americani di fine 800, fabbricati con l’intento di far divertire i bambini e di incoraggiarli a risparmiare. Smisero di produrli con la Prima Guerra mondiale, quando ferro e ghisa iniziarono a servire per ben altri scopi. La nuova sala del Museo può contenere circa 700 pezzi. I salvadanai saranno quindi esposti a rotazione. Inoltre, mostre temporanee a tema valorizzeranno i pezzi più insoliti. L’inaugurazione della sala Risparmiare è tra gli eventi promossi durante la settimana dedicata a L’Arte del Risparmiomanifestazione ideata dal Museo del Risparmio e dalle Gallerie d’Italia per celebrare la Giornata mondiale del Risparmio. Oltre alle sedi museali e culturali della Banca a Torino, Milano, Napoli e Vicenza, all’edizione 2017 hanno aderito l’Archivio storico di Intesa Sanpaolo, la Banca dei Territori e le dieci banche estere del gruppo in Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Egitto, Romania, Russia, Serbia, Slovacchia, Slovenia e Ungheria.

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La collezione e il Museo sono visitabili gratuitamente fino a domenica 5 novembre, dalle ore 10:00 alle 19:00 (ultimo ingresso alle 18:00).

Enerbrain vince la Iren Start Up Award

 Iren supporterà il progetto con un contributo di 10mila euro

 Enerbrain è il vincitore della prima edizione della Iren Start Up AWARD, la competizione lanciata lo scorso luglio da Iren, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, rivolta alle giovani imprese per la selezione del miglior progetto innovazione nei settori dell’energia, dell’ambiente e del ciclo idrico. In particolare, la start-up torinese Enerbrain ha proposto una soluzione di efficientamento energetico attraverso Energy cloud, un kit che rende gli edifici non residenziali più smart modulando in tempo reale, attraverso dispositivi ultra innovativi, l’uso dell’energia. Un sistema che consente un risparmio dei consumi energetici di oltre il 30%. Iren supporterà il progetto con un contributo di 10 mila Euro. La cerimonia di premiazione è avvenuta  a Genova nella cornice del Festival della Scienza 2017. Si ricorda che il progetto Iren Start Up AWARD si è svolto attraverso un processo di selezione su tre fasi. Da 84 giovani imprese partecipanti nel primo step sono state individuate 25 start up. Successivamente un rappresentante per ogni start up ha partecipato a Torino ad una 2 giorni di “Investor readiness training” da parte di Angel Investor coaches e rappresentanti di IREN che si sono focalizzati su attività volte a migliorare le capacità di presentazione e di esposizione delle idee a possibili stakeholders e investitori. Nella tappa successiva, definita Deal Line-Up, che si è svolta a Reggio Emilia, ogni startup ha presentato la propria idea/prodotto/servizio a due giurie di esperti IREN che hanno selezionato gli 8 migliori progetti, sia dal punto di vista tecnico che come maturità. In ultimo, le finaliste hanno avuto l’opportunità di presentare i propri progetti al top management di IREN. “Lo sviluppo e la crescita dei nostri business ha dichiarato Paolo Peveraro, Presidente del gruppo Iren passa attraverso il confronto e la collaborazione con start up che presentano idee ad alto contenuto innovativo e tecnologico. Intendiamo dunque continuare ad investire in questo settore e consideriamo il Corporate Venture Capital come una leva decisiva nelle strategie di open innovation”.

Formazione e lavoro più vicini con il master

La distanza  si riduce con il Master universitario in Marketing, Sales & Digital Communication e quello in Marketing, Sales & Management dell’Industria Alimentare

 

Avvicinare sempre di più il mondo della formazione universitaria alle aziende. È quello che da anni si propone l’ Università di Torino, con la promozione di Master quali quello universitario di primo livello in Marketing, Sales & Digital Communication, giunto quest’anno alla sua sesta edizione ( con inizio il 22 novembre prossimo), e che vede tra i propri partner l’ Ascom, Atlec, la Camera di Commercio di Torino e il Cdvm (Club Dirigenti Vendite e Marketing) dell’Unione Industriale di Torino. Si tratta di un Master organizzato dall’ Università degli Studi di Torino, nella sua sede di corso Unione Sovietica 218 bis, diretto da Anna Claudia Pellicelli del Dipartimento di Management, Professore di Marketing Strategico, Marketing Internazionale, Branding, Economia e Direzione delle Imprese. “Si tratta di un’offerta formativa – spiega uno dei partecipanti all’ultima edizione del Master, Alessandro De Carolis, ora Marketing & Events Manager presso Villa Balbiano a Andezeno – che si fonda su basi pratiche e si propone di ridurre la distanza tra la fase di apprendimento e quella professionale, per consentire ai giovani partecipanti di inserirsi e operare con successo in importanti realtà imprenditoriali, sia di carattere nazionale sia internazionale. Sponsor e partner aziendali contribuiscono attivamente alla didattica con casi e testimonianze, contest internazionali e anche premi di studio per studenti particolarmente meritevoli”.

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Il Master prevede lezioni in aula, affiancate a attività outdoor, business game, seminari e visite aziendali, oltre a un corso universitario di Specializzazione in Retail Management, con sede a Barcellona, oggi una delle città più dinamiche e globali a livello non solo europeo nel campo del retail. Stage da 4 a 6 mesi consentono poi agli studenti del Master di svolgere attività di primo inserimento lavorativo, in diverse aree aziendali in Italia e all’estero. Da quest’anno i partner consolidati del settore alimentare dell’Unione Industriale di Torino hanno poi progettato, in collaborazione con l’ateneo torinese, un secondo Master specifico per il settore alimentare, che avrà inizio il 22 novembre prossimo, sempre presso la sede dell’Università degli Studi di Torino, in corso Unione Sovietica 218 Bis. Il Master in Marketing, Sales & Management dell’Industria Alimentare ha come suo obiettivo primario la formazione di figure manageriali in campo alimentare. Sono partner del Master le eccellenze del made in Italy, che contribuiscono a una partecipazione attiva alla didattica con testimonianze, case studied, workshop e project in field. Una particolare attenzione sarà riservata a materie come il marketing internazionale, il trade marketing, il tema degli acquisti e vendite, finanza e controllo, supply chain management, labelling e digital marketing, nonché la materia di business agreement, dato il moltiplicarsi delle normative europee in materia di diritto agroalimentare. Nel corso del Master è anche previsto il corso di Specializzazione in Food & Beverage Management a Barcellona.

Mara Martellotta

Il nuovo ruolo del notaio

“ll notaio – spiega Remo Morone, notaio torinese presso lo studio  Morone, di antiche tradizioni – si pone come un elemento di  collegamento tra il cittadino e le istituzioni”
Il notariato vanta origini molto antiche  che, nei Paesi di diritto latino, risalgono al diritto romano,  anche se figure simili non mancavano già presso gli antichi Greci.  Nella società attuale, in rapida trasformazione, la figura del notaio si è trovata a partecipare direttamente al processo di modernizzazione del Paese. “ll notaio – spiega Remo Morone, notaio torinese presso lo studio  Morone, di antiche tradizioni – si pone come un elemento di  collegamento tra il cittadino e le istituzioni. La sua funzione deve consistere in un’attività ermeneutica di interpretazione della volontà delle parti e, per questa ragione, l’ufficio notarile si differenzia dagli altri due uffici puramente giuridici dell’avvocato e del giudice  per il diverso modo di “fare diritto”. Ritengo che il notaio debba incarnare la sintesi tra il libero professionista ed il pubblico ufficiale e, perciò, a lui sono richieste anche doti di “empatia” per rispondere al cliente, che ha sempre bisogno di un rapporto umano e di essere accolto e capito, prima ancora di ricevere una soluzione al suo caso”. “Il notaio – aggiunge Remo Morone – oggi più che mai deve svolgere un ruolo utile nella cosiddetta “giuridizione preventiva”, in quanto è  opportuno che alcuni contratti siano scritti da un soggetto imparziale. Tanto più, infatti, si coinvolge il notaio nelle trattative e nel preliminare delle compravendite immobiliari, già a partire dalla firma della proposta, tanto più si eviterà di incorrere in spiacevoli sorprese: il notaio, in questo caso, ha, infatti, un ruolo per così dire di “giurisdizione preventiva”.
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“Un altro ruolo notarile importante – sottolinea il notaio Remo Morone – è  quello di consulenza, essendo specializzato in alcune materie, quali le successioni, i passaggi generazionali e le operazioni societarie. Il notaio è in grado di assicurare, quindi, una valida consulenza in materia fiscale, per far spendere di meno alle parti, per esempio al momento dell’acquisto di un immobile.” “Imparzialità e terzietà – aggiunge Remo Morone –  devono rimanere caratteristiche peculiari del notariato e sono proprio queste a collocarlo in un’area in  certo modo “pubblicistica”. Il futuro del notariato, secondo me, sarà quello di una più stretta collaborazione con altre figure professionali, quali avvocati, commercialisti e geometri. Con gli avvocati è  auspicabile una collaborazione nell’ambito dell’attività stragiudiziale degli stessi, nella stipula dei contratti e nelle operazioni commerciali e societarie ;  con i geometri nell’ambito dell’approfondimento delle tematiche urbanistiche e edilizie, prima della stipula dei contratti immobiliari. Sempre in tema di contrattazione immobiliare, aggiungerei che dal notaio, ritengo sia indispensabile recarsi fin da subito, ad esempio, per specificare le spese condominiali straordinarie, in caso di frazionamenti preventivi, o per scegliere la migliore intestazione di un bene da parte del soggetto acquirente. Consiglio, quando si decide di acquistare un bene immobiliare, di affiancare sin dal primo momento all’agenzia immobiliare la figura notarile a scopo preventivo di mediazione. Il notaio può infine diventare figura anche estremamente preziosa nel caso di acquisto di beni mobili,  quando è opportuna una figura super partes,  in situazioni di particolare conflittualità “. Come si dice, allora, “tanto più notaio, tanto meno giudice”; ed è un auspicio che  mai come oggi è attuale.
Mara Martellotta

Mercatini di libero scambio e sicurezza

Recentemente fa a Torino si è consumata una vera e propria tragedia in pieno giorno, all’interno della struttura del mercatino di libero scambio sito in via Carcano: il nigeriano Kahlid Be Greata ha ucciso con un unico fendente alla gola Maurizio Gugliotta, originario di Catanzaro, ma residente da tempo a Settimo Torinese

Un omicidio apparentemente per futili motivi, che deriverebbe, all’origine, da un diverbio sugli spazi all’interno della struttura, che non può che colpire inevitabilmente l’opinione pubblica sia per l’oggettiva gravita del reato sia per il contesto dove si è consumato. Questi mercatini, ormai costituitisi nelle città più grandi, sono oggetto di dibattiti sia sui giornali sia tra la gente, molto spesso non solo per la loro ubicazione, che sembra essere sempre improvvisata in qualche zona d’ombra e, quindi, facilmente soggetta a degrado, quanto per la più completa mancanza di servizi igienico-sanitari a norma, per la manifesta inadempienza rispetto agli obblighi fiscali, la non tracciabilità di quanto commerciato e, infine, per la sicurezza intesa non solo quale rispetto di norme riguardanti la legge penale, ma soprattutto per quelle spesso non scritte del vivere civile, anche perché chi vuole aprire una attività di vendita al dettaglio in termini regolari viene sottoposto a una serie di procedure che, a molti, oggi sembrano non poco vessatorie.

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L’immigrazione nel nostro Paese sta diventando sempre più un fenomeno invasivo non solo nei numeri, ma anche nella percezione della presenza di individui, tendenzialmente africani, ai quali, in nome di una presunta “accoglienza”, ma, mi realtà, di una degenerazione della stessa, si concede nei fatti, rispetto a tanti italiani in evidente difficoltà, un binario preferenziale: vitto e alloggio presso una cooperativa convenzionata, la possibilità di lavorare, alla fine, quale ambulante presso un mercatino di solidarietà, dove lo scontrino fiscale è un optional e lo spazio assegnato costa giusto qualche euro al giorno. Ovviamente chi ha un occhio attento sa che la realtà non è proprio così come quella che appare, visto che, come è emerso anche dai media, vista la criticità del fenomeno, in molti centri di accoglienza queste persone, delle quali una parte è composta da riconosciuti profughi e da una restante di cercatori di fortuna, sono effettivamente costrette a soggiornare in strutture sovrappopolate, senza un numero di docce adeguato e, in alcuni casi, mal nutriti, oggetto di una feroce speculazione da parte di chi li gestisce in termini convenzionati con l’amministrazione pubblica. Molte di queste donne entrano nel racket della prostituzione, mentre gli uomini presenziano costantemente tutti i bar cittadini nell’intento di questuare la carità nell’insofferenza dei titolari dei pubblici esercizi e dei loro clienti. Chiaramente il fenomeno, nella sua complessità, non poteva che venir politicizzato dalle parti, spesso anche in termini invasivi e violenti, cercando di inserire la polemica in situazioni che hanno, in realtà, prettamente origine da violazione del diritto sia da parte delle Prefetture nella collocazione dei migranti in strutture troppo spesso non a norma, secondo i criteri di abitabilità tramite bandi di gara confezionati con urgenza e dei quali, pur essendo atti pubblici a pena di nullità, si fa molta fatica a entrarne in possesso o addirittura in visione, da parte delle cooperative, nei termini di ospitalità delle persone a loro affidate, in ultimo ai richiedenti asilo che, in molti casi, probabilmente vivendo situazioni di forte stress, turbano la quiete pubblica con schiamazzi nei migliori dei casi.

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Tanto clamore anche a livello nazionale sta destando la vicenda dell’asilo Govone sito a Genova Pegli, nella frazione di Multedo, dove la Prefettura locale ha affidato al momento una dozzina di migranti ad una cooperativa, che li avrebbe collocati all’interno di una struttura di proprietà di un ente religioso di suore, che ha ereditato la palazzina a seguito di una donazione di privati, con il vincolo della destinazione di uso ad asilo per bambini, nella sorpresa e, quindi, anche nella paura di tutto il quartiere che, necessitando di una struttura dove affidare la propria prole nelle ore lavorative, si è visto chiudere dalle suore una struttura a tutti gli effetti efficiente e più che giustificata da un punto di vista economico e sociale, salvo poi, alla fine della recente estate, in termini del tutto casuale, assistere alla sua riapertura, questa volta per ospitare inizialmente centinaia di migranti, salvo poi aver constatato la reazione del quartiere, dopo aver ridimensionato il progetto iniziale. Ho sentito troppe volte apostrofare questi residenti come razzisti, fascisti nei termini più ottimistici, e quali semplici egoisti; ma, nei fatti, chi può coscientemente criticare una mamma italiana di quarant’anni con due figli piccoli, che si ritrova proprio nel mezzo del quartiere, per chi non lo conoscesse, pedonalizzato da stradine più che veri e propri passi carrabili, una struttura con soggetti scarsamente identificati dei quali si sa poco e niente e sui quali i primi a non essere trasparenti e di dialogo con l’opinione pubblica sono le istituzioni con i loro rappresentanti e dirigenti?