ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 618

Telemarketing, croce e delizia per molti ma non per tutti

E’ uno strumento che le aziende utilizzano per “comunicare direttamente” con un segmento di clienti che, potenzialmente, usano o “potrebbero” usare il loro prodotto/servizio

 

di Antonio De Carolis*

 

 

Probabilmente ognuno di noi ha ricevuto telefonate da parte di aziende che proponevano prodotti o servizi dal cui acquisto sarebbero derivati enormi vantaggi in termini di risparmio economico o di altri fattori, che variavano da azienda ad azienda.

Sino a qualche anno fa queste telefonate le ricevevamo prevalentemente sui telefoni fissi di casa mentre oggi, sempre più spesso, siamo contattati anche sul telefonino che, per “accordo non scritto”, avevamo qualificato all’origine come “personale”, quasi riservato.

 

A parte un fastidio per i casi di maggiore insistenza o per i contatti reiterati per lo stesso motivo,   non nessun esiste problema che possa giustificare ansia e nervosismo. Abbiamo solo scoperto che, su qualche modulo che non ricordiamo, abbiamo firmato il consenso al trattamento dei dati personali ai fini commerciali. (per tutti i dettagli vedere sito www.garanteprivacy.it).

 

Il telemarketing è uno strumento che le aziende utilizzano per “comunicare direttamente” con un segmento di clienti che, potenzialmente, usano o “potrebbero” usare il loro prodotto/servizio.

 

Un modo come un altro che le aziende utilizzano per “farsi conoscere e scegliere” dal numero più alto possibile di potenziali clienti.

Ma se è tutto così “normale” come stiamo dicendo, perché, quando siamo di fronte ad una di queste chiamate, l’ansia ci assale e assumiamo un “atteggiamento difensivo”, quasi fossimo potenziali “prede” di un nemico invisibile del quale udiamo solo la voce?

 

E’ un problema di scarsa confidenza con il ”mezzo telefonico” o il timore che qualcuno “entri inaspettatamente nel nostro privato”, magari in un momento inopportuno, per parlarci di risparmi su bollette, prodotti per la casa o quant’altro …?

 

Proviamo ad analizzare le due possibilità, partendo dalla “scarsa familiarità con il telefono”.

L’ultimo Rapporto Italia presentato da Eurispes presenta i seguenti dati:

Il 93,1 % della popolazione italiana over 18 ha un cellulare.

Il 75,6 % ha uno smartphone.

Il 99,3 % lo usa per fare e ricevere chiamate.

 

L’85,1 % lo usa per inviare e ricevere sms.

 

Se mai avessimo avuto qualche dubbio, questi numeri confermano ampiamente che il livello di confidenza che abbiamo con il ”telefono”, sia fisso sia mobile, non è un problema per noi italiani. Quindi non ci resta che archiviare il caso catalogandolo come “possibile problema di invadenza nella sfera del privato in momenti poco opportuni”.

 

Personalmente crediamo che ciò sia possibile ma siamo portati a credere sia ancor di più un problema di abitudini e comportamenti.

 

Abitudini perché molti di noi sono soliti fare acquisti avendo di fronte un interlocutore fisico che ascolta, informa e aiuta a scegliere. Una presenza amica che psicologicamente rappresenta un presidio a garanzia della bontà dell’acquisto e un supporto in caso di necessità.

 

Questo è, per tutti i venditori, l’apoteosi del rapporto di vendita, il massimo riconoscimento che un cliente possa offrire al proprio consulente commerciale.

 

Il cliente è sempre più esigente e, come ammoniva la pubblicità di un noto brand caseario che molti ricorderanno, “La fiducia è una cosa seria e si dà alle cose serie”. Per questo forse, non tutti riescono a fare questo lavoro con successo.

 

Qualcuno potrebbe definire ovvio il fatto che una persona “in carne e ossa” generi “più fiducia” di una voce al telefono o di una videata del computer e così dicono anche la statistica sull’e – commerce,   presentata da Eurostat, che vede l’Italia al 27mo posto in Europa.

 

Quota d’individui che hanno effettuato acquisti online negli ultimi 12 mesi

Ciò che non deve sfuggire però è che il trend è in costante sviluppo, il numero di persone che scelgono questo canale di vendita, infatti, cresce sia in numero sia in valore delle transazioni, nel 2016 le ricerche parlano del + 19% rispetto allo scorso anno. (fonte studio Casaleggio)

Fonte: elaborazione 2016 – studio Casaleggio

 

Una riflessione va fatta anche su chi è l’operatore di telemarketing e su come svolge la propria attività.

La maggior parte di essi opera all’interno di call center composti di un numero più o meno elevato di operatori preparati per fissare, in pochi minuti, un appuntamento o vendere il proprio prodotto. Nel primo caso parliamo di Telemarketing, nel secondo di Teleselling.

 

L’attività può essere di tipo inbound e outbound.

 

Gli operatori inbound hanno il compito di rispondere alle telefonate ricevute, ad esempio, per un servizio informativo, un servizio di assistenza o per un acquisto a mezzo telefono.

 

Gli operatori outbound, invece, hanno il compito di contattare telefonicamente i nominativi presenti su una lista autorizzata e in regola con quanto previsto dalla legge sulla privacy .

 

Due professionalità con abilità e preparazioni simili ma diverse, che utilizzano il telefono come strumento di contatto allo scopo di soddisfare i bisogni palesi o latenti dell’interlocutore.              

 

 Un obiettivo molto chiaro e positivo, se vogliamo in alcuni casi anche socialmente utile, che consente alle aziende di comunicare con il proprio mercato acquisendo, ove l’offerta risponda alle reali esigenze, clienti a costi più contenuti rispetto a quelli di una visita del venditore o di altre forme di pubblicità.

 

Ma allora verrebbe da chiedersi: se chi ci chiama è preparato, se gli scopi sono positivi, perché si è dovuti arrivare a istituire l’Autorità del Garante della protezione dei dati personali, il registro delle opposizioni e focalizzare sempre più la nostra attenzione sul rispetto della privacy di ogni cittadino?

 

Qualcuno direbbe: ”Perché i comportamenti umani e la cultura del rispetto degli altri variano da persona a persona, quindi è necessario fissare normative precise a riguardo di un modello operativo a cui tutti devono attenersi nello svolgimento del proprio lavoro. Una sorta di rielaborazione del vecchio concetto, valido ancora oggi, “ La libertà personale finisce dove comincia quella degli altri”.

Il telemarketing è uno “strumento”, è chi lo usa che lo rende “ positivo o negativo”.

Le vendite push (per intenderci quelle fatte con eccessiva insistenza…) o peggio ancora le vendite “forzate”, producono solo una visione negativa e un sentimento d’intolleranza nei confronti delle persone che svolgono un’attività commerciale e del marchio che rappresentano, creando danni molto gravi all’immagine del ruolo e dell’azienda.

 

Meglio una vendita in meno che un cliente scontento perché parlerà male di noi con amici e conoscenti generando, di fatto, una referenza negativa, assai più virale di quella positiva.

 

Le aziende sanno benissimo tutto ciò e destinano importanti risorse economiche alla formazione del personale, alla sempre migliore selezione dei nominativi, delle modalità e dei tempi più idonei al contatto del segmento di potenziali clienti identificato.

 

Siamo fermamente convinti che un’offerta veramente adeguata ai bisogni, un prezzo allineato al valore offerto, e una relazione professionale cordiale e trasparente siano le chiavi di successo di ogni trattativa, sia essa svolta di persona sia essa fatta al telefono.

 

Buoni acquisti a tutti.

 

Antonio DE CAROLIS

Presidente CDVM – Club Dirigenti Vendite e Marketing

presso Unione Industriale di Torino

www.cdvm.it

 

Torino promuove il laser verde che guarisce la prostata

Lo dimostra uno studio italiano pubblicato sulla prestigiosa rivista International Urology and Nephrology. La “luce verde” guarisce la prostata ingrossata, salva il sesso e tutela il cuore. Greenlight grazie all’evoluzione della tecnica è ora in grado di operare maxi prostate di grosso volume, finora trattabili solo con la chirurgia open invasiva e con inevitabili complicanze.

 

Torino in prima linea con Greenlight, il laser al triborato di litio, l’unico che per la prima volta guarisce in anestesia spinale e con dimissione in 24 ore l’ipertrofia prostatica benigna (IPB), l’ingrossamento della prostata che colpisce l’80% degli italiani ultra 50enni, proteggendone nello stesso tempo il cuore e la sessualità. Alle Molinette in 3 anni sono stati operati con successo oltre 500 pazienti.

 

“La tecnica laser”, dice il dottor Paolo Destefanis, endourologo presso l’Urologia universitaria dell’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino “si effettua in endoscopia (senza alcuna incisione cutanea) e vaporizza con precisione millimetrica solo l’eccesso di tessuto prostatico, ristabilendo una normale minzione. L’istantanea coagulazione dei vasi che evita il sanguinamento, fa del laser verde lo strumento d’elezione per l’oltre un milione di pazienti con gravi malattie cardiovascolari in cura con anticoagulanti e/o antiaggreganti, che ora possono essere operati in tutta sicurezza senza mai sospendere la terapia salvavita (come invece avviene con la chirurgia tradizionale), un evento che li esporrebbe a seri rischi cardiocircolatori. La metodica (che è a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale in 50 centri con un totale di tremila interventi) è stata promossa a pieni voti dagli stessi pazienti operati e guariti, come dimostrano i risultati di un recente studio effettuato dai massimi esperti italiani e pubblicato a gennaio sulla prestigiosa rivista internazionale International Urology and Nephrology.

Lo studio multicentrico è stato svolto su 367 pazienti provenienti da sei Centri ospedalieri italiani Torino, Cuneo, Modena, Pordenone, Vasto, Chieti.

 

BISTURI ADDIO

“Per l’ipertrofia prostatica benigna con Greenlight siamo a un punto di svolta fondamentale”, sottolinea il dottor Paolo Destefanis delle Molinette, uno degli esperti che ha partecipato allo studio. “Siamo prossimi alla totale abolizione dell’intervento a cielo aperto, quello con il bisturi. Ben 99 pazienti operati su 100 si sono dischiarati soddisfatti sia dell’intervento in sé sia della scomparsa dei sintomi causati dalla patologia (difficoltà ad urinare, insopprimibile urgenza e frequenza minzionale anche notturna, sensazione di incompleto svuotamento della vescica, ritenzione urinaria, bruciore alla minzione )”.

 

ANCHE MAXI-PROSTATE

“Lo studio”, precisa Destefanis, “evidenzia anche l’evoluzione della tecnica Greenlight, che ha ora reso possibile l’intervento laser su prostate di notevoli dimensioni, fino a 250 grammi (la prostata sana pesa 15-20 grammi) finora operabili solo con la chirurgia open invasiva e con complicazioni (fino al 20% di rischio emorragico). L’intervento mininvasivo si effettua per via endoscopica in anestesia spinale. La fibra laser, introdotta dal pene nell’uretra attraverso un sottile cistoscopio, vaporizza con estrema precisione solo l’adenoma senza toccare la capsula. L’azione selettiva dell’energia laser consente di irradiare solo tessuto adenomatoso, che viene prima “isolato” (scollato) dalla capsula prostatica e poi vaporizzato con precisione millimetrica. Questo impiego del laser verde, indicato con il nome di vaporizzazione anatomica, elimina in modo completo e radicale tutto il tessuto dell’adenoma evitando così il rischio di recidive e di sintomi irritativi (bruciore ed urgenza post operatori ) risolvendo definitivamente l’IPB”.

“Greenlight”, continua l’urologo torinese, “non causa danni ai nervi dell’erezione e della continenza urinaria in quanto agisce all’interno della ghiandola prostatica non toccando la superficie (è come svuotare un’arancia lasciando inalterata la buccia), là dove scorrono i nervi deputati alla funzione erettile ed a regolare la continenza. Il laser verde offre un’immediata risoluzione dei sintomi e della minzione, mentre il ricorso al catetere è inferiore alle 24 ore. La maggior parte dei pazienti torna a casa dopo una notte di ricovero e riprende le normali attività nel giro di pochi giorni”.

 

328 MILIONI PER I FARMACI

“L’ipertrofia prostatica benigna (IPB), che consiste nell’ingrossamento della prostata”, spiega il professor Paolo Gontero, Direttore di Urologia universitaria dell’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino, “è la malattia urologica maschile più diffusa interessando l’80% degli ultra 50enni italiani. Si contano 400mila interventi all’anno, è quindi secondo solo all’intervento di cataratta (500mila), che però colpisce entrambi i sessi, mentre l’IPB interessa solo i maschi, con 14.854 ricoveri, una spesa per la terapia farmacologica di quasi 328 milioni di euro e 74.834 giornate di assenza dal lavoro. L’IPB incide pesantemente sulla qualità di vita con difficoltà ad urinare, insopprimibile urgenza ed aumentata frequenza minzionale anche notturna, e nei casi più gravi ritenzione urinaria che richiede il ricorso al catetere per svuotare la vescica”. Quando la prostata si ingrossa ed ostruisce il passaggio dell’urina ed i farmaci non sono più efficaci, bisogna asportare il tessuto in eccesso (adenoma ) con un intervento chirurgico, che oggi conosce la sua espressione più aggiornata nella tecnica mininvasiva del laser “a raggio verde” Greenlight, al triborato di litio.

 

 

 

 

 

Quale bioeconomia per il Piemonte?

“Il cambiamento climatico e lo squilibrio ecosistemico, l’instabilità dei mercati economici, l’acuirsi del divario fra ricchi e poveri a livello globale dichiarano la necessità di trovare nuove forme per produrre e consumare sfuggendo al paradosso che sia l’uomo a vivere perché il sistema economico possa produrre e non viceversa. In tal senso la bioeconomia può rappresentare un’occasione per il nostro paese di tornare a crescere e deve essere sostenuta dalla politica e dalla società civile tutta. Anche allo scopo di riconquistare competitività nel confronto mondiale dobbiamo reimpostare il nostro sistema produttivo, integrando la sostenibilità etica e ambientale a quella sociale che rimane il primo obiettivo”. Così Mauro Laus, presidente del Consiglio regionale, ha aperto i lavori del seminario Quale bioeconomia per il Piemonte? Analisi e prospettive che si è svolto oggi nell’Aula di Palazzo Lascaris, moderato dal giornalista ed esperto in storie d’impresa Adriano Moraglio.

“La bioeconomia si inserisce all’interno delle priorità indicate dall’Unione europea per l’uso dei fondi comunitari nella programmazione 2014-2020”, ha spiegato l’assessora regionale alle Attività produttive, energia, innovazione e ricerca Giuseppina De Santis. “Non significa solo riutilizzare lo scarto e i rifiuti ma, nell’ottica di una valorizzazione circolare delle risorse, impostare anche il design iniziale dei prodotti per renderli riutilizzabili al termine della loro vita produttiva. La Regione, oltre a stanziare fondi per la ricerca in tal senso, intende orientare la programmazione 2014-2020 per la realizzazione di 1 o 2 filiere locali, che creino concrete occasioni di sviluppo per il territorio”.

La bioeconomia definisce quel settore economico che utilizza le risorse biologiche, provenienti dalla terra e dal mare, e i rifiuti come materie prime per la produzione energetica, industriale, alimentare secondo un’ottica di sostenibilità ambientale e sociale.

“Nel 2012 l’Unione europea ha lanciato una strategia per la bioeconomia allo scopo di produrre cibo in migliori quantità e qualità, ridurre la dipendenza dalle fonti energetiche fossili e sfruttare le ricchezze provenienti dal mare, attraverso percorsi efficienti e a basso impatto per l’ambiente”, ha dichiarato Fabio Fava, rappresentante italiano per la Bioeconomia in Horizon 2020 e public private partnership biobased industry. “In particolare oggi è indispensabile agire per interconnettere meglio i diversi settori coinvolti, per aumentare i prodotti e ridurre gli scarti”.

A livello europeo la bioeconomia genera un giro d’affari di oltre 2 bilioni, per il 75% nell’ambito dell’agrifood e rappresenta il 9% dell’occupazione.

“In Italia la bioeconomia vale 251 miliardi e occupa 1,65 milioni di persone, incidendo per il 20% sulla produzione nazionale”, ha commentato Serena Fumagalli, economista della Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo. “Il paese si caratterizza per una elevata diversificazione produttiva, incidente non solo quindi nell’ambito dell’industria alimentare ma per esempio anche in quella della carta e della trasformazione del legno, benché il valore totale della produzione sia inferiore rispetto a quello di Spagna e Francia”.

L’Italia nel settembre 2016 ha elaborato una strategia nazionale in materia grazie al lavoro congiunto dei Ministeri dell’Agricoltura, della Ricerca, dello Sviluppo economico e dell’Ambiente con l’obiettivo di migliorare la sostenibilità e la qualità dei prodotti nei settori di trasformazione, potenziando i collegamenti fra industria alimentare, del legno, bioraffinerie e settore del biogas e per incrementare i numeri del comparto del 20% entro il 2030.

Della ricerca su tecnologie che permettano di recuperare all’interno dei processi produttivi anche gli scarti di carbonio ha parlato Guido Saracco, direttore Centro per le tecnologie future e sostenibili – Istituto italiano di tecnologia, che ha messo in evidenza da un lato la necessità, sollecitata da recenti accordi internazionali, di ridurre ulteriormente le emissioni dei gas serra e dall’altro l’evidenza di una forte produzione di carbonio proveniente sia da scarti alimentari sia da combustione: “la sfida ora è utilizzare il carbonio per ottenere nuovi prodotti combustibili rinnovabili”.

Un nuovo approccio sistemico nella gestione delle risorse, in grado di attivare un sistema produttivo ed etico più adeguato all’uomo e all’ambiente è stato descritto da Luigi Bistagnino, fondatore e presidente della Systemic approach foundation.

Il seminario ha inoltre ospitato le testimonianze di realtà industriali e agricole particolarmente attive nell’ambito della bioeconomia.

Giulia Gregori, responsabile Novamont pianificazione strategica, ha raccontato l’esperienza di Novamont dalla cui ricerca è nata Mater Bi, bioplastica da fonte rinnovabile, mentre Sandro Cobror, responsabile Relazioni istituzionali del Gruppo Mossi e Ghisolfi, ha spiegato come la sua azienda abbia sviluppato e applicato l’utilizzo di risorse energetiche rinnovabili come il bioetanolo ricavato da biomasse non alimentari nell’attività chimica.

Michele Bechis, presidente Capac – Consorzio agricolo piemontese per agro-forniture e cereali, ha invece illustrato i risultati positivi del progetto di raccolta dei tutoli (scarti) di mais finalizzato alla produzione di biogas.

“Con la bioeconomia si affaccia non solo un cambiamento significativo del fare, ma innanzitutto del modo di pensare, attraverso una visione sistemica che mette al centro le emergenze e le necessarie interconnessioni. Si tratta di un tentativo importante di trovare strade nuove, più vitali per rispondere all’emergenza economica attuale. Noi come decisori politici abbiamo il dovere di far diventare questo approccio sistematico e diffuso e mi auguro che dai lavori del seminario il Consiglio possa trarre spunto per stimolare e indirizzare l’attività regionale”, ha commentato il consigliere Domenico Rossi, uno degli organizzatori dell’incontro.

In conclusione dei lavori l’assessore all’Agricoltura, Giorgio Ferrero, ha evidenziato il costo del non fare: “Benché anche il produrre bioenergia possa avere dei limiti sarebbe peggio non agire del tutto e i danni delle catastrofi naturali e del cambiamento climatico lo testimoniano”.

ec- www.cr.piemonte.it

Murales, film e orti: No profit atto secondo

goria1No profit atto 2°. I murales di street art in montagna, il film dei bimbi di Casa Oz e gli Orti sostenibili sono i 3 nuovi progetti della campagna di crowfunding -partita il 7 febbraio e aperta per 40 giorni, fino al 18 marzo- promossa da Eppela (prima piattaforma italiana di crowdfunding reward based) in partnership con + Risorse di Fondazione Sviluppo e Crescita CRT. Programmi che per tramutarsi in realtà hanno bisogno del vostro aiuto, delle vostre generose donazioni tramite il web, per confluire nella raccolta fondi sulla piattaforma eppela.com.

Vediamoli più da vicino:

 

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Street Alps nulla ha da invidiare ai murales newyorkesi. Di fatto è il primo festival internazionale di arte urbana, ma collocato ai piedi delle montagne piemontesi. Nasce dalla collaborazione tra la residenza di artista Missiontoart ed il blog internazionale Streetartnews.net. Le Alpi fanno da sfondo all’iniziativa che intende riqualificare le aree degradate. E lo fa con colori ed immagini bellissime, sulle pareti pubbliche di scuole, piscine, palazzetti dello sport, ecc.: tutti luoghi che goria2riprendono vita con i graffiti di artisti che arrivano da tutto il mondo. Basti pensare che nelle precedenti 3 edizioni sono stati coinvolti 25 creativi provenienti da Australia, Usa, Brasile, Portorico e Argentina. Mette allegria ed incanta con la sua bellezza questa forma di arte, in una sorta di galleria a cielo aperto. Ma c’è di più. Il progetto è infatti lo spunto per una proposta più ampia di carattere turistico: l’idea vincente sarebbe inserire nei vari tour turistici proprio queste aree pedemontane. Un grazie dunque agli sponsor che fino ad oggi hanno sostenuto l’iniziativa, ma ben vengano d’ora   in poi le donazioni di tutti.

 

Il Film di Casa Oz s’intitola “Il grande Oz. Storie di Supereroi” promosso e realizzato dall’Associzione CasaOz Onlus che da un decennio ospita e sostiene le famiglie dei bambini colpiti dalla malattia. E tutti dovrebbero vederlo, se non altro per ripensare alle vere priorità della vita.

Le riprese all’interno della comunità, di cui i bimbi sono protagonisti, durano da 5 anni con la regiagoria5 di Alessandro Avataneo, ma manca l’ultimo pezzo; ed ecco il perché della campagna raccolta fondi. Non pensiate a un filmato solo triste o intriso di malattia, perché sa essere anche un inno alla vita gioioso e divertente. L’idea sarebbe quella di finirlo e riuscire a produrre i primi 1000 Dvd da distribuire a partire dalle scuole e un po’ ovunque, giusto per sensibilizzare la società civile sul tema.

 

goria6Orti sostenibili con Valgiò è il progetto portato avanti dall’Associazione Maria Madre della Provvidenza Giorgio Valsania Onlus, nata in memoria di un ragazzo la cui vita è stata falciata, a soli 18 anni, in un incidente stradale.In suo nome è nata questa realtà no profit che ha due notevoli valenze: da un lato lavora sul fronte della riabilitazione sociale, dall’altro ha anche un importante risvolto produttivo. Infatti, non solo offre un lavoro a giovani svantaggiati, insegnando loro l’agricoltura; ma distribuisce anche i prodotti ortofrutticoli alle famiglie più bisognose. goria7Ora si guarda ad un orizzonte più ampio con la commercializzazione delle eccedenze da vendere online. Dal momento che il surplus si traduce in prodotti sottovetro di sottaceti e sotto olii, passate, composte e succhi, tutti col marchio “Valgiò”, perché non pensare più in grande?L’idea sarebbe quella di un lancio sul web, con una precisa e mirata azione di marketing, al fine di riuscire a distribuire le leccornie “Valgiò”, in tutta Italia.

 

Laura Goria

 

Gtt e la (mancata) carica dei 101 quando il metrò va a letto presto

Succede che in una città sedicente “europea” (ma non il lunedì, evidentemente) si chiudano  i cancelli della metropolitana alle 21,40. Ed  è già una cosa insolita. Ma sarà senza dubbio un discorso di rapporto costo-benefici e di utenza probabilmente scarsa il primo giorno della settimana. Chissà. Che però l’ultimo treno  sia già passato quando diversi passeggeri, alla stazione di Porta Nuova,hanno appena obliterato regolarmente il biglietto alle 21,28, è proprio un fatto misterioso.  Se l’obliteratrice funziona si presume debba funzionare anche il servizio,  o no? Ironia della sorte, con gli sventurati utenti  è presente, sconsolato, sulla stessa banchina, anche l’ex presidente di Gtt, Davide Gariglio, che signorilmente non commenta. Allora tutti sulle scale mobili a raggiungere corso Vittorio, dove dovrebbe essere in arrivo il bus sostitutivo 101: stesso percorso e stesse fermate del metrò ormai andato a dormire. E il 101 per arrivare arriva, però alle 22,01. Circa 30 minuti di attesa al freddo per i poveri passeggeri che – sabaudamente –soffrono in silenzio. Davvero mica male, per essere una giornata di blocco del traffico e di sciopero dei taxi.

Piemonte in prima linea contro il melanoma

 

medico sanitaIl Piemonte è una delle Regioni più esposte al rischio melanoma, con oltre 500 nuovi casi diagnosticati ogni anno e circa 8.000 persone che convivono con la malattia. Torino è la città italiana con il maggior numero di nuovi casi. Le scuole primarie della Regione ospitano adesso un progetto educazionale di prevenzione primaria nell’ambito della campagna “Il Sole per amico”, promossa da IMI – Intergruppo Melanoma Italiano, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e con il patrocinio del Ministero della Salute, dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e della Regione Piemonte, resa possibile grazie ad un’erogazione di Merck & Co., per il tramite della sua consociata italiana MSD. L’obiettivo: insegnare ai più piccoli il modo giusto di prendere il sole e proteggere la propria pelle, attraverso incontri con i dermatologi e gli oncologi nelle classi, un cartoon con protagonista il simpatico alieno Rey e altri strumenti didattici.

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«La campagna nasce per risvegliare e far crescere l’attenzione dell’opinione pubblica sul melanoma e sui rischi legati ad una non corretta esposizione, coinvolgendo in particolare i bambini in età scolare e le loro famiglie – dichiara Paola Queirolo, Ideatrice e Coordinatrice della campagna, Past President IMI – Intergruppo Melanoma Italiano, UOC Oncologia Medica all’IRCCS-AOU San Martino-IST di Genova – la campagna nazionale, promossa da IMI, su temi di tale rilevanza ha per la prima volta sole cielo caldocome protagonisti i bambini delle scuole elementari ed i loro genitori, passaggio per noi cruciale, considerato l’aumento dell’incidenza dei tumori della pelle proprio tra i più giovani e visto che le scottature da esposizione solare in età pediatrica rappresentano uno dei principali fattori di rischio».  «La campagna “Il Sole per amico” si rivolge ai bambini delle scuole elementari, perciò i messaggi devono essere tradotti in un linguaggio semplice, chiaro e immediato – spiega Giuseppe Palmieri, Presidente IMI e Responsabile dell’Unità di Genetica dei Tumori dell’Istituto di Chimica Biomolecolare, ICB-CNR di Sassari – il primo messaggio ovviamente riguarda il sole, o meglio l’esposizione al sole. I piccoli devono imparare che è necessario, per salvaguardare la pelle e la salute, regolare l’esposizione solare sulla base del proprio tipo di carnagione: più il fototipo è chiaro, minore deve essere il tempo trascorso sotto il sole diretto, evitando così le ustioni. Il secondo messaggio, altrettanto importante per gli adolescenti, è quello di evitare le lampade abbronzanti. Terzo messaggio è quello che il sole non è un “nemico” che fa sempre male, anzi aiuta la sintesi della vitamina D e può essere benefico per molte funzioni dell’organismo».

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La campagna “Il Sole per amico” coinvolge in un impegno comune tutti i cittadini, le Istituzioni ed i medici del territorio piemontese, dal momento che la prevenzione del melanoma è una priorità per le politiche sanitarie, nazionali e regionali. «La Regione Piemonte – dichiara l’assessora all’Istruzione Regione Piemonte, Gianna Pentenero – attribuisce grande importanza alla promozione della salute e di stili di vita responsabili a scuola. Informare i bambini e le loro famiglie sui rischi legati all’adozione di certi comportamenti, infatti, significa contribuire a prevenire disturbi e malattie, attivando una consapevolezza critica che li aiuterà nelle varie fasi della vita. Mi sembra che la campagna. “Il Sole per amico” vada proprio in questa direzione: con un linguaggio semplice ed alla loro portata, si propone di sensibilizzare gli studenti delle scuole primarie sull’importanza di una corretta esposizione ai raggi solari e sulla prevenzione di una patologia troppo spesso sottovalutata come il melanoma».  «La scuola è un setting privilegiato per la rete di relazioni e per la possibilità di intervenire con la prevenzione – dichiara Franco Calcagno, Dirigente Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte – penso a tante altre campagne educazionali realizzate in passato proprio per le nostre scuole. Il modello piemontese coinvolge la scuola e la pronto-soccorso-ospedalecomunità educante per incoraggiare l’adozione di comportamenti positivi orientati alla salute. Queste esperienze sono un’importante opportunità di arricchimento e di approfondimento. La campagna di comunicazione “Il Sole per amico” propone un tema importante: il melanoma, per il quale è decisiva la prevenzione. Ma non ci può essere prevenzione senza conoscenza ed informazione». La campagna “Il Sole per amico” è anche una grande opportunità di prevenzione per la salute pubblica e l’intera collettività dal momento che, oltre a coinvolgere i bambini, si rivolge ad insegnanti e genitori.

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«La campagna di sensibilizzazione ed educazione promossa dall’IMI e rivolta ai bambini ed ai genitori è molto importante – afferma Oscar Bertetto, Direttore Dipartimento Interaziendale Interregionale Rete Oncologica Piemonte Valle d’Aosta, AOU Città della Salute e della Scienza di Torino Molinette – perché la popolazione purtroppo sottovaluta i danni indotti dai raggi ultravioletti ed i cittadini devono essere informati in maniera puntuale su come esporsi correttamente alla luce solare naturale, ma anche a quella artificiale delle lampade abbronzanti». I bambini italiani sono molto esposti alle radiazioni solari e sono anche poco protetti, secondo quanto riportato da uno studio condotto nei primi anni 2000. I buoni comportamenti, come quello di prendere il sole nelle ore non centrali della giornata e di proteggere la pelle, si imparano sin da piccoli.  L’incidenza del melanoma è più che raddoppiata negli ultimi 30 anni: in Italia sono oltre 100.000 le persone colpite ed oltre 10.000 i nuovi casi ogni anno. «Il sole preso senza adeguata protezione ed in maniera massiccia in età pediatrica fa aumentare il numero di nei in età adulta ed aumenta il rischio di un futuro melanoma – osserva Paolo Broganelli, Dermatologia AOU Città della Salute e della Scienza di Torino Molinette – la pelle dei più piccoli è molto più sottile rispetto a quella degli adulti ed i melanociti, responsabili dell’abbronzatura che è un fattore importante di protezione, sono meno attivi che nell’adulto nella produzione di melanina e permettono ai raggi ultravioletti di raggiungere più facilmente lo strato germinativo».

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Le scottature prese nell’infanzia sono un importante fattore di rischio in quanto la pelle “memorizza” il danno ricevuto e può innescare il processo patologico anche a diversi anni di distanza. È fondamentale quindi educare sin da piccoli i ragazzi a salvaguardare la salute della propria pelle da un’esposizione eccessiva e non protetta ai raggi solari. «Il sole svolge anche azioni favorevoli, aiuta la crescita, aumenta le difese immunitarie, mare-turismomigliora l’umore, questo va detto, ma bisogna esporsi al sole in maniera corretta e consapevole – osserva Pietro Quaglino, Dermatologia AOU Città della Salute e della Scienza di Torino Molinette – evitare le ore centrali del giorno; esporsi e proteggersi a seconda del tipo di pelle; non esporre mai al sole diretto i bimbi di 1-2 anni, se non nelle prime ore del mattino e nel tardo pomeriggio; ricordare che sotto l’ombrellone il 50-60% delle radiazioni solari arriva sulla nostra pelle; esporsi gradualmente per favorire la comparsa dell’abbronzatura che serve a proteggere la pelle; usare creme o spray a filtro elevato applicandole più volte al giorno e non pensare che dopo aver applicato il filtro solare ci si possa esporre per 12 ore al sole».

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La scuola è il canale privilegiato per coinvolgere i bambini ed i loro genitori nella prevenzione primaria. L’attività educazionale all’interno delle scuole del Piemonte è strutturata con incontri tra bambini, insegnanti, genitori, dermatologi ed oncologi che spiegheranno in un linguaggio a misura di bambino le semplici regole che bisogna seguire per difendere la pelle dai rischi dei raggi solari. Oltre ai materiali informativi cartacei e digitali, il protagonista di un cartoon, Rey, un alieno catapultato sulla spiaggia da un’astrobolla solare, svelerà ai bambini i segreti per esporsi al sole in maniera corretta. Prevenzione primaria, ma anche ricerca sono alla ANZIANI MAREbase della partnership che vede IMI e MSD Italia insieme per la campagna nazionale “Il Sole per amico” per promuovere i comportamenti corretti in grado di prevenire il melanoma tra gli adulti di domani. «I tumori della pelle ed il melanoma in particolare rappresentano una grave minaccia per la salute di milioni di persone e per la sostenibilità dei Servizi Sanitari – afferma Goffredo Freddi, Executive Director Policy & Communication, MSD Italia – le campagne di sensibilizzazione sono fondamentali per creare e diffondere la cultura della prevenzione, specie quando coinvolgono i bambini in età scolare e le loro famiglie. MSD, come consociata di Merck & Co., ha deciso di sostenere questa iniziativa promossa da IMI proprio perché interviene molto precocemente nell’educazione delle persone, evitando che si inneschino processi patologici tali da favorire una maggiore probabilità di sviluppare il melanoma in età adulta».

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Le risorse e gli strumenti educazionali della campagna per le scuole primarie sono liberamente accessibili attraverso il sito www.ilsoleperamico.it
Il Sole per amico è anche su facebook: www.facebook.com/ilSoleperamico

Se la Turchia diventa un “sultanato”

erdoFOCUS / di Filippo Re

Un dittatore con il turbante nella Nato? È ancora presto per dirlo ma i diciotto articoli del nuovo testo costituzionale non promettono nulla di buono e sembrano segnare una netta svolta presidenzialista e autoritaria della Turchia di Erdogan. I primi articoli dell’attuale legge che si riferiscono alla forma repubblicana e alla laicità dello Stato non corrono pericoli ma ciò che sparirà dalle pagine della Carta riguarda la separazione dei poteri tra giudiziario, legislativo ed esecutivo per cui il “sultano” di Ankara avrà mano libera in tutti i settori. Controllerà ogni mossa della magistratura, nominerà giudici,

 

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procuratori e ministri, potrà cacciarli quando vorrà ed emanerà decreti legge a suo piacimento, potrà sciogliere il Parlamento che avrà un ruolo decisamente minore di quello attuale e decretare lo stato di emergenza. Concentrerà nelle sue mani strapoteri per altri dieci anni. Il sogno di Recep Tayyip Erdogan, salvo colpi di scena, sta per diventare realtà: trasformare la Turchia in una Repubblica presidenziale e governare da monarca assoluto. Rimarrà in carica per due mandati, pari a dieci anni. In realtà governa già da tempo il Paese con il pugno di ferro e il fallito mini golpe del luglio scorso lo ha reso ancora più forte. Così ha deciso il Parlamento di Ankara che ha approvato la riforma radicale della Costituzione in senso presidenzialista.

ISTANBUL MOSCHEA

Non è stato difficile avere i voti necessari in aula con l’opposizione decimata dagli arresti e intimorita dai toni del leader massimo. Per evitare problemi Erdogan ha trovato un fedele alleato nei nazionalisti di estrema destra del partito Mhp, il movimento da cui uscì il killer turco Alì Agca che attentò alla vita di Papa Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981.

ERDOGAN

Ma ora si guarda al prossimo passo, resta infatti ancora un scoglio da superare, il referendum popolare a cui sarà sottoposta la riforma il 16 aprile. L’esito appare sicuro anche se non tutti i sondaggi danno per scontata la sua approvazione. Se il presidente verrà confermato alle elezioni del 2019, Erdogan potrebbe governare per altri dieci anni, fino al 2029 con poteri speciali, come un dittatore, instaurando una specie di “sultanato”. Più a lungo di Ataturk che guidò la Turchia dal 1923 al 1938. I segni di megalomania e autoritarismo si sono manifestati alcuni anni fa anche in progetti faraonici e costosissimi come la costruzione del nuovo palazzo presidenziale ad Ankara (oltre 300 milioni di euro) due anni fa. Un gigante immane (1200 sale in stile neo-ottomano) protetto da oltre mille poliziotti, 3000 telecamere e da una guardia molto speciale. Il presidente-sultano riceve capi di Stato, ministri e ambasciatori, scortato da soldati in costume che rappresentano “i sedici imperi” della storia turca.

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La sfrenata ambizione di Erdogan di far risorgere una Grande Turchia neo-imperiale avanza come un fiume in piena, di pari passo con una repressione che lascia sempre meno spazio di manovra all’opposizione politica. I leader che cercano di opporsi ai diktat del presidente finiscono dietro le sbarre come il capo del partito filocurdo (Hdp) Salahettin Demirtas che rischia 60 anni di carcere con l’accusa di aver organizzato “un gruppo terroristico” ma anche le altre forze politiche sono sorvegliate da vicino come gli esponenti del Partito repubblicano del popolo (Chp) e i curdi, contrari alla bozza costituzionale. Ha fatto scalpore ciò che è accaduto a un tranquillo deputato curdo, cacciato e sospeso dal Parlamento solo per aver ricordato il genocidio degli armeni e delle altre minoranze compiuto dai turchi negli anni della Grande Guerra.

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Per il despota d’Oriente i giochi non sono ancora fatti anche se la campagna referendaria si svolgerà in un clima di tensione e di repressione contro la stampa diISTANBUL LUSTRASCARPE opposizione. Dovrà alzare la guardia anche nei confronti del terrorismo jihadista, uno dei tanti nemici interni che lo ossessiona da qualche tempo. Dopo gli ultimi attacchi, come quello nella discoteca di Istanbul a Capodanno, che hanno insanguinato il Paese, Erdogan ha scatenato la caccia alle cellule dell’Isis ormai ramificate in gran parte della Mezzaluna, ad Ankara, Istanbul, Bursa e a Gaziantep, al confine con la Siria e con una consistente presenza di miliziani neri. Retata anche a Smirne, sulla costa Egea, dove sono state arrestate diverse persone sospettate di aver legami con il Daesh e di voler seminare il panico in città con nuovi stragi. Ma anche nel cuore dell’Anatolia, nella Turchia profonda, il Califfo recluta miliziani per la guerra santa contro infedeli e “traditori” musulmani, come a Konya, antica capitale del sultanato turco selgiuchide, diventata una base per reclutare combattenti per la Siria. Qui, a Konya, la città del poeta sufi persiano Mevlana Rumi (i famosi Dervisci ruotanti), l’attentatore uzbeko del Reina sul Bosforo aveva preso un alloggio con la sua famiglia.

 

 

(Dal settimanale “La Voce e il Tempo” – Filippo Re)

Vendemmia, 2016 annata eccellente

È stata un’altra annata di grande eleganza, qualitativamente eccellente, che promette vini importanti e longevi. La vendemmia 2016 merita un 110 e lode, così com’era già accaduto per il 2015. I dati sono stati presentati in anteprima a novembre, in un evento organizzato a Roma dal Consorzio Piemonte Land of Perfection.

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Ora Vignaioli Piemontesi sollecita un’analisi approfondita di quei dati convocando tutto il comparto vino nella sede di Castagnito, simbolicamente a metà strada tra Alba e Asti, le due province del vino.“Il comparto vitivinicolo rappresenta la punta avanzata dell’agricoltura piemontese che si dimostra una realtà solida e vitale – introduce l’assessore regionale all’Agricoltura Giorgio Ferrero – un settore caratterizzato da fenomeni di rinnovamento, innovazione e di ricambio generazionale, soprattutto con l’inserimento di migliaia di giovani agricoltori e una crescita della componente femminile: sono 22.000 le aziende agricole condotte da donne; 1/3 dei 64.000 occupati in agricoltura sono donne”. “L’annata è stata eccellente: su questo nessun dubbio – dice il presidente di Vignaioli Piemontesi Giulio Porzio – ma serve più sostenibilità in vigna: ecologica ed economica. Sostenibilità che permetterà a un giovane di avere un futuro su queste colline, ma occorrono strategie Vendemmia vinonuove e condivise”. Porzio ricorda un’analisi Ismea sui punti di debolezza dell’export del vino presentata qualche giorno fa da Tiziana Sarnari: “Elevata frammentazione degli operatori, incapacità di fare sistema, scarse alleanze produttive e commerciali con aziende estere,  difficoltà della UE a concludere accordi di libero scambio, posizionamento dei vini italiani all’estero non sempre adeguato con eccessiva competizione sul prezzo, difficoltà a comunicare efficacemente la grande diversità e varietà del vino Italiano con vitigni, territori, denominazioni, uno sviluppo più intenso delle esportazioni avrebbe bisogno di più “protagonisti”.  Si conclude: “L’Italia vince le sfide della competizione internazionale quando riesce a fare sistema, ad innovare nella qualità e a comunicare la diversità”. Porzio ricorda ancora che “il 30% della produzione vitivinicola in Piemonte arriva dal mondo della cooperazione: cioè un bottiglia su tre”. Tra le 40 cantine cooperative piemontesi con vendemmia8.400 soci, 37 sono associate e rappresentate da Vignaioli Piemontesi con 6.242 aziende vitivinicole.

Nel presentare i dati delle denominazioni piemontesi tutelate da Valoritalia, il consigliere delegato Ezio Pelissetti esprime la sua soddisfazione per il lavoro svolto dalla società negli ultimi anni: “L’insieme di verifiche documentali e ispettive su cui poggia la nostra attività, nell’accogliere le aspettative di tracciabilità dei produttori e dei consumatori, offre a tutti i soggetti coinvolti le informazioni indispensabili alla corretta gestione delle Denominazioni. Consapevoli dunque della centralità del dato nello sviluppo della filiera – conclude Pelissetti – il nostro impegno è quello di renderlo il più possibile fruibile e al servizio di produttori e aziende, coerentemente con i recenti sviluppi tecnici e legislativi che stanno interessando il sistema Italia”.

I DATI DELLA VENDEMMIA 2016 IN SINTESI

Ricordiamo in sintesi quali sono i dati della vendemmia 2016: è stata una annata caldissima, con scarse precipitazioni e uve perfettamente sane e mature. Tra i vigneti del Piemonte, la produzione di vino è di 2,5 milioni di ettolitri, (+ 3,3% sul 2015). In Italia si stima una produzione di circa 51,5 milioni di ettolitri (+2% sul 2015). Una vendemmia di alta qualità per il Piemonte; infatti dalle analisi e valutazioni svolte tutti i vitigni sono collocati nella vetta della classifica, ovvero le 5 stelle dell’eccellenza a Arneis, Barbera, Brachetto, Nebbiolo e Ruché. Gli altri vitigni stanno nella sfera dell’ottimo, con 4 stelle.

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Le aziende vitivinicole sono 18.000 su 67.000 totali, mentre gli ettari vitati sono circa 43.500. Di grande rilievo i dati sull’ export, che si attesta attorno al miliardo di euro su un export agroalimentare complessivo di 4,5 miliardi di euro.  

Frutta e anatomia, i musei compiono 10 anni

Nell’Aula magna del Palazzo degli istituti Anatomici, di corso Massimo d’Azeglio 52, sabato 18 febbraio si svolgeranno le celebrazioni per i 10 anni dalla fondazione del Museo di Anatomia Umana “Luigi Rolando” e del Museo della Frutta ““Francesco Garnier Valletti”.

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All’evento di inizio delle celebrazioni, con ingresso gratuito, saranno presenti l’Assessora alla Cultura della Città di Torino Francesca Leon, il Rettore dell’Università Gianmaria Ajani, l’Assessora alla Cultura della Regione Piemonte Antonella Parigi. Interverrà Piero Bianucci, giornalista scientifico e collaboratore del Polo museale, sul tema “Musei reali o virtuali?”.

 

frutta museo 2Inoltre verranno presentati i traguardi raggiunti dai musei e i progetti futuri insieme al calendario degli eventi legati alle celebrazioni di questo decennale. Dalle 18,00 alle 23,00 apertura straordinaria del Museo di Anatomia e del Museo della Frutta con ingresso gratuito. Dalle ore 21 alle 23, ogni trenta minuti circa, partiranno visite guidate gratuite. Alle ore 19,30 l’Ora del Vermouth offerto da “Antica Torino” di Torino.

 

Saranno anche inaugurate due mostre fotografiche che rimarranno visibili al pubblico fino al 18 aprile: al Museo di Anatomia; “Artifici anatomici” di Roberto Goffi e “Verosimiglianze” di Mimmo Jodice al Museo della Frutta.

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Museo di Anatomia Umana “Luigi Rolando” corso Massimo d’Azeglio 52

Tel. 011 6707797 museo.anatomia@unito.it

www.museounito.it

 

Museo della Frutta “Francesco Garnier Valletti” via P. Giuria 15

Tel. 011 6708195 info-museodellafrutta@comune.torino.it www.museodellafrutta.it

Doppia moneta interna o Euro a 2 velocita? Per me pari son…

Paolo_TuratiMeglio tardi che mai…come ho sostenuto più volte, quale alternativa ad un Euro a 2 velocità come finalmente ipotizzato (salvo un successivo distinguo “spintaneo” qualche giorno dopo) risultare possibile ( senza peraltro confliggere con quanto sotto, con cui questa ipotesi potrebbe essere concertatamente ricalibrata) anche dalla Merkel,euro denaro basterebbe che i pagamenti dello Stato venissero rifatti in Lire: Nel giro di pochi anni si genererebbero due masse monetarie equivalenti ad un rapporto di cambio fissato dal mercato interno, dopo di che, sarà il Mercato stesso a decidere quale delle due prevarrà ( e non è difficile ipotizzare quale).

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Ma come si dovrebbe dispiegare questo, auspicabilissimo processo, al fine di uscire da quella che, per Italia, Spagna, Portogallo Francia e, peggio di tutte, Grecia è la più grande crisi economica, causata anche dall’Euro e dall’imprudenza del susseguente Fiscal compact- come si può anche solo lontanamente pensare che Grecia, o Spagna, o le stesse Italia e Francia possano condividere coefficienti di bilancio equivalenti a quello tedesco, oltretutto  sine die!- pure inserito nelle Costituzioni, della Storia Moderna? O il Fiscal compact viene modificato onde consentire deficit di almeno l’8% per far davvero ripartire l’Economia( ma la Germania non vuole ché, in questo modo, addio alla sua competitività in termini di miglior MERKELproduttività!), o si lasciano le cose come sono e in pochi anni la distruzione definitiva delle Economie europee non-tedesche è certa, oppure, salvo ipotizzare come altra alternativa un’Euroarea a due velocità EuroNord/EuroMed,  bisogna pensare ad un piano, più che sostitutivo, integrativo dell’Euro, per quanto attiene nello specifico all’Italia, con una nuova Lira. La reintroduzione della Lira dovrebbe procedere con la creazione di una doppia valuta circolante in Italia, senza eliminare in una prima fase l’Euro. Lo Stato provvederebbe ad effettuare tutti i pagamenti nella nuova( potrebbe avere un rapporto di 1:1 con l’Euro) o nella reintrodotta vecchia Lira( rapportata con l’Euro a 1936, 27), e sarà poi il Mercato, in funzione delle variabili macroeconomiche( tassi d’interesse, inflazione, crescita, massa monetaria) a determinare gli equilibri fra le due divise interne, la cui massa monetaria( con quelle che sono in Italia le spese dello Stato!) entro breve tempo dovrebbe andare ad equivalersi, onde alla fine, “la vinca la più adatta” al Paese( con quasi totale probabilità sarà da nuova Lira, svalutata – e così l’Economia nazionale ne trarrà in immenso sospiro di sollievo- rispetto all’ Euro, che è, come da millenni a partire dai Sesterzi, certamente più aderente alle caratteristiche dell’Italia).

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