ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 562

I finanziamenti “Tranched cover” di Intesa Sanpaolo

PER 1,5 MILIARDI DI EURO
Garanzia per finanziamenti a PMI, microimprese e Midcap erogati entro il 30 novembre 2019.  Un portafoglio attivato in via esclusiva per le regioni del Mezzogiorno

Il Gruppo Intesa Sanpaolo rafforza il proprio impegno a favore di
Microimprese, Piccole e Medie Imprese e Midcap con un’operazione sostenuta dal Fondo di
Garanzia denominata “Tranched Cover”. Grazie a questo innovativo strumento le imprese
avranno la possibilità di accedere ai benefici previsti dalla legge 662/96 (il Fondo di
Garanzia operativo dal 2000 con la finalità di favorire l’accesso alle fonti finanziarie delle
PMI mediante la concessione di una garanzia pubblica che si affianca e spesso si sostituisce
alle garanzie portate dalle imprese) attraverso la garanzia diretta sui portafogli di
finanziamenti di nuova erogazione. In particolare il primo Gruppo bancario italiano ha ottenuto dal Fondo l’ammissione alla garanzia per quattro portafogli da 300 milioni di euro ciascuno da erogare nelle regioni del nord e del centro entro il 30 novembre 2019, e richiederà in autunno l’ammissione per un ulteriore portafoglio di 300 milioni dedicato in via esclusiva alle regioni del Mezzogiorno. Con 5 portafogli per un valore complessivo di finanziamenti per 1,5 miliardi di euro,
quello della Banca risulta ad oggi l’impegno maggiore all’interno del panorama italiano,
confermando il ruolo determinante come motore dell’economia reale.


Attraverso i portafogli di finanziamenti “Tranched Cover”, Intesa Sanpaolo agevolerà
l’accesso al credito del tessuto imprenditoriale italiano e, in particolare, delle piccole realtà
imprenditoriali con la possibilità di ottenere credito con maggiore velocità, a condizioni più
favorevoli e senza alcun costo per le garanzie; ulteriore vantaggio è rappresentato dalla
possibilità di finanziare con questo strumento le Mid-Cap (fino a 499 dipendenti), sinora
escluse dall’intervento del Fondo di Garanzia, per supportarle nei loro progetti di crescita e
sviluppo. Teresio Testa, responsabile Sales & Marketing Imprese di Intesa Sanpaolo e direttore
generale di Mediocredito Italiano, dichiara: “La partecipazione di Intesa Sanpaolo al
programma di finanziamenti garantiti ci permette di dedicare maggiori risorse alla crescita
e allo sviluppo del nostro Paese, confermandoci ancora una volta la Banca di riferimento
per il progresso dell’economia nazionale e propulsore dell’economia reale”.

Sul ponte Morandi e altri crolli

Lecco, 28 ottobre 2016, statale 36 Milano-Lecco. Il cavalcavia crolla al passaggio di un Tir. Osimo, 9 marzo 2017. Crollo del cavalcavia sull’autostrada A14 tra Ancona Sud-Osimo e Loreto. Fossano, 18 aprile 2017. Cede all’improvviso il ponte della tangenzialeBologna, 6 agosto 2018, nodo autostradale. Crolla parte del cavalcavia a causa dello scoppio di un camion cisterna. Ponte Morandi, Genova, 14 agosto 2018. Crolla la campata centrale. L’ultima di una serie sfortunata di eventi ci sarebbe da dire. A pare il disastro di Bologna del 6 agosto scorso, causato da moventi esterni, gli altri sembrano proprio riferirsi a problematiche di trascurata manutenzione e carenza di controlli specifici. Il Ponte Morandi, Viadotto sul fiume Polcevera, opera d’arte dell’ingegneria dell’epoca, lascia un segno indelebile di tristezza e rabbia contemporaneamente proprio alla vigilia di Ferragosto quando, invece, le persone dovrebbero festeggiare l’estate e l’Assunta. Prima ricercare le possibili cause del crollo della campata centrale del ponte Morandi rendiamo qualche chiarimento tecnico per meglio orientarci successivamente tra le ipotesi, ancora nessuna confermata, relative al cedimento strutturale del ponte. La sua costruzione avviene tra il 1963 e il 1967 dal progetto del noto architetto Morandi e si inserisce, in origine, nel collegamento dell’autostrada Genova – Milano al tratto Genova – Ventimiglia, attraversando la città sulla Val Polcevera. Venne chiesto all’arch. Morandi di eseguire il progetto per l’opera temporanea in attesa del tracciato definitivo (La Gronda di Genova i cui lavori sarebbero dovuti partire nel 2019). La particolare realizzazione con una struttura mista (cemento armato precompresso per l’impalcato e cemento armato ordinario per le torri e le pile) ha richiesto numerosi e pesanti interventi di risanamento per via della fessurazione e del degrado del calcestruzzo. In particolare la strallatura, che trattiene la parte sospesa del ponte, venne rinforzata con nuovi cavi d’acciaio. Tra le ipotesi del cedimento sono sicuramente da escludere cause idrauliche (non si notano scalzamenti delle fondazioni del pilone del tratto interessato), erosione del fiume e quella del fulmine emersa a poche ore dal crollo. Altra ipotesi al vaglio dei periti è un problema sui giunti il cui cedimento potrebbe aver causato il crollo del pilone e dei relativi stralli. In attesa delle verifiche tecniche degli esperti si può solo concludere che sicuramente è mancata una attenta e curata manutenzione predittiva e programmata dell’opera al fine di individuare i punti più deboli di una struttura nata già con grosse riserve fin dalla realizzazione iniziale dovuta ad una erronea valutazione degli effetti differiti (viscosità) del calcestruzzo.

Ing. Massimo Rivalta

 

Tfr, ecco le novità da conoscere

Di Patrizia Polliotto*
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Dal 1° luglio 2018 i datori di lavoro non sono più tenuti ad inserire il cosiddetto tfr in busta paga QuIR nel cedolino del dipendente che ne ha richiesto l’erogazione mensile. Termina così la sperimentazione voluta dal governo Renzi nel 2015 e portata avanti per tre anni. Ad annunciare lo stop definitivo è l’Inps con il messaggio n. 2791 del 10 luglio 2018. Ecco i cambiamenti in atto. A partire dalla mensilità di luglio, i lavoratori non potranno più ricevere il rateo di liquidazione maturato mensilmente assieme allo stipendio, o Quir (quota integrativa della retribuzione) . Il tfr maturato verrà accantonato presso l’azienda, e non verrà più quindi erogato ai dipendenti di mese in mese. L’accantonamento porterà ad accumulare la bsomma che sarà versata al dipendente quando lascerà l’azienda a termine rapporto di lavoro. Non sono stati i molti i lavoratori che hanno deciso nei tre anni sperimentali di aderire all’iniziativa, soprattutto per via della mancata applicazione della tassazione agevolata sul trattamento di fine rapporto pagato assieme alla retribuzione. A differenza del tfr liquidato al termine del rapporto, che beneficia della tassazione separata, il tfr pagato ogni mese era infatti assoggettato alla tassazione ordinaria, nella generalità  dei casi più pesante. Solo negli ultimi tempi l’opzione per la Quir stava iniziando a destare un maggiore interesse nei lavoratori, per via dell’incremento della retribuzione (seppure esiguo). Pertanto, d’ora in poi il lavoratore potrà ora accantonare il tfr come avviene nella normalità dei casi, esclusivamente all’interno dell’azienda, al Fondo di Tesoreria INPS, o in ultima analisi a una forma pensionistica complementare di destinazione.

*Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori

 

Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte
dell’Unione Nazionale Consumatori

 

dei casi più pesante. Solo negli ultimi tempi l’opzione per la Quir stava iniziando a destare un
maggiore interesse nei lavoratori, per via dell’incremento della retribuzione (seppure esiguo).
Pertanto, d’ora in poi il lavoratore potrà ora accantonare il tfr come avviene nella normalità dei
casi, esclusivamente
all’interno dell’azienda,
al Fondo di Tesoreria INPS, o in ultima analisi
a una forma pensionistica complementare di destinazione.

Perché è difficile denunciare un abuso

di  Davide Berardi *

 

Per quale ragione non si denuncia una ingiustizia? Come mai non si racconta un abuso? Perché la prima cosa che fa la vittima spesso non è raccontare? Nel momento in cui esce una notizia di una violenza di qualsiasi tipo sia, bullismo, abuso sessuale, stalking, mobbing, cyber bullismo, la prima cosa non è denunciare, non è urlare al mondo la prepotenza subita, perché non ci si ribella alla violazione immediatamente? La maggior parte delle risposte a queste domande è vergogna, ma cosa è la vergogna? Quel senso di inadeguatezza che porta a sentire un essere umano non degno, non consono, non idoneo a “non” ricevere un abuso. Un turbamento interiore profondo e scomodo da elaborare. Addirittura la vergogna fa sì che perdutamente si inizia a sentire anche di meritarlo quell’abuso, “forse è colpa mia”. La vergogna del raccontare, di essere “sporchi di violenza” poiché le persone allontanano, tengono distante da loro le cose “sporche”, le vergogne. L’essere umano gradisce il pulito, il profumato. Oggi ci sono perfino contraccettivi di vari colori e odori. Prodotti per il corpo di ogni genere. Tendiamo ad ovattare, a confezionare, quasi incravattare il nostro istinto primordiale, i nostri umori più incontrollabili, i nostri “cattivi odori mentali”, prima che fisici. Ebbene sì, mentali, dato che un comportamento, di qualsiasi gesto si parli, prende vita, inizialmente, da un atteggiamento mentale e dunque da un pensiero, giusto o sbagliato che sia.

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E raccontare un “assoggettamento” subito è giusto? Libera? Fa sentire meglio? Beh’, la violenza resta, ma fa sentire senza dubbio meno soli. Perché ciò che uccide, dopo il gesto subito, è la solitudine di portarlo con sé come un segreto, come un cesto di panni sporchi da nascondere per paura del giudizio dell’altro, per terrore che l’altro possa pensare che sia stato un gesto istigato, meritato e che dunque ne potremmo essere responsabili insieme al nostro aguzzino di turno. Un gesto di bullismo che fa perdere un occhio, un comportamento di stalking che fa smarrire il sonno, un’azione di mobbing che lancia un giaccone di uno sventurato collega da una finestra di un ufficio, un “luogo” di nonnismo dettato da gerarchie emotive egoiste e personali all’interno del quale trova sfoga la propria frustrazione individuale su chi è più debole o più indifeso o tremendamente più sfortunato di noi. Cosa si cela dietro ciò? Vigliacchi? Prepotenti seriali? Persone psicotiche o psicologicamente individui non in grado di elaborare i propri vissuti sani o feroci che siano e che, dunque, evacuano la loro esperienza, “vomitandola” sulla vita di un altro essere umano. Non vigliacchi o per lo meno non solo vigliacchi, ma individui disturbati dalla loro di vita stessa, deboli e non giustificabili. Persone che, probabilmente, a loro volta, non sono state aiutate quando dovevano esserlo e che continuano a non farsi aiutare. Individui che non accettano un dato di realtà, loro, personale, causato dalla vita. Perché piaccia o no viviamo tutti sotto la scia di un destino anarchico e, se non si riesce a tollerare questo dato di realtà, allora bisogna imparare, umanamente, non a sfogarsi su un l’altro ma a chiedere aiuto. Chiedere aiuto significa condividere la propria sofferenza con un’altra persona, significa puntare sull’empatia che dovremmo avere verso l’altro, poiché la condivisione alleggerisce dei pesi propri e altrui e, non soltanto condividendo in rete, riempiendo le bacheche dei nostri social network. La condivisione accogliente, calda, scioglie la sofferenza e permette a quel blocco sul cuore di ripartire ma, se ciò non avviene, allora l’evacuazione psicologica e fisica avverrà, spesso, nel più orribile e più facile dei modi, “violentando” il più debole, sporcandolo nell’anima. Bulli, violenti, prepotenti, stalker, mobber, non rappresentano altro che forme in cui può sfociare la fragilità umana non accolta.

 

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La violenza chiama violenza e chiama vendetta, ma le ferite non si cancellano, anzi, spesso vengono soffocate dai nostri pregiudizi contro chi ha atteggiamenti diversi dai nostri. Ciò porta la vittima a nascondere l’abuso subito, ma non si può nascondere una ferita così profonda come la violazione dell’animo umano. Allora leggiamo di suicidi, di “contro violenze”, di gesti apparentemente gratuiti, che ledono la figura dell’altro, di sfruttamento da parte di familiari verso componenti della loro stessa famiglia, sangue contro sangue, beh è importante sapere che il rapporto di parentela non determina l’affettività, ma sentenziare su una vittima di abuso, di qualunque natura sia, indubbiamente non migliora le cose, anzi dona ancora più forza e legittimità a chi compie gesti inumani solo perché non piace la spazzatura dentro casa, sul marciapiede, nel palazzo accanto. Fa paura sapere e prendere consapevolezza che l’uomo può arrivare a compiere infime atrocità, poiché siamo tutti esseri umani. Spaventa essere accumunati biologicamente ad un altro essere cattivo al punto tale da mostrarsi feroce e folle, “puzza” tutto ciò, poiché ricorda di cosa possiamo essere in grado di fare. E allora ne parliamo solo quando capita? No! Parlate di quello che vi succede, raccontate quello che vi accade, il pregiudizio o il timore di essere giudicati non sono atteggiamenti sani, non lasciate che vinca il qualunquismo o la pena per certe cose che accadono. Non siamo tutti uguali, non la pensiamo tutti allo stesso modo. Non omologate un vostro pensiero di sensibilità. Nessuno merita di subire prepotenze e chi ne rimane vittima deve sapere che non c’è vergogna nell’essere stati soggetti in un momento di offesa. Togliamo la maschera ai comportamenti scorretti, alla luce sarà più facile affrontarli e faranno meno paura. Facciamo prendere aria alla stanza della nostra intimità, il sapore e l’odore delle emozioni è il nostro, non di qualcun altro, la vergogna blocca, la condivisione libera e di qualsiasi cosa si tratti, farlo sotto la luce del sole renderà tutto meno buio di quello che è. Nessun sopruso deve impedire a qualcuno di smettere di volersi bene. Vogliatevi bene, è un obbligo emotivo.

 

*Dott. Davide Berardi, Psicologo – Psicoterapeuta

Psicologo, Psicoterapeuta ad Indirizzo Relazionale Sistemico, Docente Corsi di Accompagnamento al parto, Psicologo della riabilitazione e del sostegno nella terapia individuale e familiare, Terapeuta del coraggio emotivo.

davide_berardi_78@yahoo.it      

https://www.facebook.com/StudioStressRoma/

 

Dal Venezuela per combattere le leucemie

Le storie di Javier, 100° paziente in cura a Torino, e Oriana, 100^ trapiantata di midollo, presso l’ospedale Regina Margherita di Torino



La storia di Javier

Javier ha 12 anni, viene da Caracas, la capitale del Venezuela, ed ha compiuto un lunghissimo viaggio per raggiungere Torino, la città che lo ospiterà per i prossimi mesi.  Nonostante la sua giovane età, questo ragazzo si trova oggi di fronte ad una sfida durissima: una sindrome Mielodisplastica, una patologia che può evolvere in leucemia se non si interviene in maniera efficace e tempestiva con le cure adeguate, che nel suo Paese, il Venezuela, attualmente non sono disponibili. Javier si trova in Italia proprio per guarire da questa malattia, che potrà affrontare grazie alle cure presso la Oncoematologia dell’ospedale Infantile Regina Margherita della Città della Scienza di Torino (diretta dalla professoressa Franca Fagioli).  Come ogni “Millennial” ama i social network ed è stato capace di usarli in maniera delicata e costruttiva, per raccontare la sua storia e la sua quotidiana lotta contro la malattia. I tanti video che ha pubblicato sul suo profilo Instagram (@javprado11) segnano ognuno un piccolo passo del duro percorso che lo ha portato sin qui, alla Città della Salute di Torino.

I dati sui tumori infantili

Secondo le stime di Childhood Cancer International, ogni anno nel mondo sono circa 250.000 i bambini e gli adolescenti che vengono colpiti dal cancro infantile. Purtroppo, solo 6 su 10 hanno una speranza di sopravvivere a queste patologie, prima tra tutte la leucemia. Nei Paesi del Sud del mondo, come il Venezuela, questa percentuale rischia di essere ancora più drammatica, a causa della difficoltà di accedere alle cure specialistiche, in particolar modo al trapianto di midollo osseo, soprattutto per le molte famiglie che non hanno le possibilità economiche di sostenere spese molto ingenti nelle strutture private del Paese.

Il programma di cooperazione sanitaria internazionale

Per offrire una risposta concreta a questo bisogno, ATMO – l’Associazione per il Trapianto di Midollo Osseo – si impegna per garantire il diritto alla salute dei pazienti oncologici venezuelani ed italo-venezuelani, al fine di offrire loro una seconda opportunità di vita e ridurre il tasso di mortalità legato alle malattie onco-ematologiche in Venezuela, grazie ad un programma di cooperazione sanitaria internazionale che dà la possibilità ai pazienti del Paese sudamericano di  curarsi in Italia e di sottoporsi a quelle tipologie di trapianto di midollo osseo che non è possibile realizzare in Venezuela.Il programma è sostenuto dallo Stato venezuelano, grazie al contributo di PDVSA (Petróleos de Venezuela SA) e dalla sua nascita ad oggi, ha dato una speranza di vita a 482 pazienti, permettendo la realizzazione di 382 trapianti di midollo osseo.

Dati e risultati raggiunti da ATMO e dalla Città della Salute di Torino

Attualmente sono tredici le strutture sanitarie di eccellenza che collaborano al Programma di Cooperazione Sanitaria Internazionale di ATMO, tra cui la Città della Salute di Torino, uno dei primi Centri italiani ad offrire le sue cure ai pazienti di origine venezuelana.  La collaborazione tra ATMO e la Città della Salute dura da più di dieci anni, tanto che Javier, l’ultimo arrivato, è il 100° paziente che viene accolto grazie a questo programma presso il Centro torinese, dove attualmente si trovano in cura altri 16 pazienti di origine venezuelana.Il programma è totalmente gratuito per i beneficiari che, grazie all’impegno dei tanti attori coinvolti, possono contare su un supporto a 360° per le spese di viaggio, alloggio e relative alle cure mediche, oltre all’assistenza continua offerta dagli operatori di ATMO, in particolar modo nel rapporto con le strutture sanitarie e le case di accoglienza. A questo programma, oltre ad ATMO ed alla Città della Salute di Torino, collaborano anche alcune Associazioni torinesi – tra cui il Sermig Arsenale della Pace, Casa Ugi, Casa Cilla – che accolgono i pazienti ed i loro accompagnatori durante la loro permanenza in Italia. Oltre alla Città della Salute ed alle Associazioni menzionate, anche le Istituzioni offrono il proprio contributo per la riuscita di questo ambizioso programma, in virtù di una dichiarazione di intenti siglata nel 2010 tra l’Italia ed il Venezuela, con l’obiettivo di rafforzare l’interscambio scientifico – culturale tra i due Paesi e di offrire ai pazienti venezuelani ed italo-venezuelani la possibilità di accedere a cure altamente specialistiche non disponibili nel Paese di origine. Anche la Regione Piemonte ha contribuito allo sviluppo di questo programma ed a dare una speranza di vita ai piccoli pazienti venezuelani, grazie a bandi che hanno permesso di assistere 39 pazienti e di realizzare 40 trapianti di midollo osseo.  Grazie a questo programma ed alle cure offerte dal personale medico della Città della Salute sono state curate molteplici patologie riconducibili al cancro infantile, con una netta prevalenza della leucemia: infatti ben l’84% dei piccoli pazienti beneficiari del programma ha dovuto lottare contro questa malattia.  In poco più di 10 anni di vita del programma, ATMO e la Città della Salute di Torino hanno offerto la loro assistenza a 100 pazienti, di cui 83 sono stati sottoposti al trapianto di midollo osseo. Per alcuni di questi pazienti è stato necessario realizzare più di un trapianto, il che fa salire il numero totale dei trapianti a 98, di cui il 56% da donatore famigliare ed il 43% da donatori iscritti al Registro dei Donatori di Midollo Osseo.  Oltre al 100° paziente assistito, proprio ieri il programma ha raggiunto un altro importante traguardo: la realizzazione del 100° trapianto a favore di uno dei 100 pazienti arrivati a Torino dal Venezuela. Si chiama Oriana, ha 15 anni ed è arrivata dal Venezuela insieme alla madre per sconfiggere una Leucemia Linfoblastica acuta. E la sua passione più grande è la fotografia. I dati in questo senso confortano ed incoraggiano i promotori del programma, dato che dei 100 pazienti assistiti, il 67% non ha presentato una ricaduta dopo il trattamento e molti di loro hanno potuto fare ritorno in Venezuela per riprendere una vita normale.

 

Pierpaolo Berra

(FOTO ARCHIVIO: I SUPEREROI AL REGINA MARGHERITA)

Ambiente e sicurezza

La gestione dei rifiuti, si sa, rappresenta un’arma a doppio taglio. Con la raccolta differenziata e lo smaltimento presso i centri autorizzati si attiva tutta la catena di comando che passa attraverso i registri di carico/scarico dei rifiuti stessi, attraverso i codici CER (da leggere a due a due e mai a tre a tre, come sarebbe più comodo, pena una figuraccia di fronte agli addetti ai lavori) e anche attraverso il trasporto con mezzi e ditte autorizzate. Ci guadagna l’ambiente dove noi viviamo, ci guadagniamo noi che fruiamo del benessere di quell’ambiente per trarne ulteriore benessere, ma ci guadagna anche chi vuole delinquere e crea un po’ ovunque discariche non autorizzate e chissà quante altre situazioni non conformi alla normativa vigente. Normativa di riferimento che, lo ricordiamo, è il D. Lgs. 152/06, conosciuto anche come Testo Unico Ambientale (o ancora più appropriatamente “Codice dell’Ambiente)…insomma una specie di D. Lgs. 81/08 (Testo Unico sulla Sicurezza), ma applicato all’ambiente, per chi mastica un po’ di normativa. Visto da questa prospettiva il T.U.A. (come d’ora in poi chiameremo il D. Lgs. 152/06) potrebbe sembrare di facile applicazione, se non fosse per quegli acronimi che ci complicano la vita, proprio ora che stiamo andando in vacanza. Anche qui ci si può perdere in questo mare magnum tra VIA, VAS, VIS, AIA…e cosa rappresenterebbero queste abbreviazioni?

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Ovviamente, a scanso di equivoci, la norma si applica essenzialmente in ambito industriale, anche se in qualche caso pure il privato cittadino è chiamato a rispettarla. Riassunto in pochi termini potremmo racchiudere il senso della norma in parole come aria, acqua, rumore, Valutazione di Impatto Ambientale, Valutazione di Impatto Sanitario, Valutazione Ambientale Strategica, Autorizzazione Integrata Ambientale…poche espressioni, ma con un enorme significato intrinseco: il mantenimento in salute del nostro pianeta e dell’ambiente circostante. Certo ora non sarete degli esperti ambientali, ma sicuramente avete conosciuto di cosa ci si deve anche preoccupare per vivere meglio. E laddove si riscontrino illeciti, ci sono le sanzioni contenute nella parte sesta bis del decreto con la “disciplina sanzionatoria degli illeciti amministrativi e penali in materia ambientale”. E per questo bisogna ringraziare il grande lavoro svolto da tutti i corpi di Polizia, ognuno con un settore dedicato. Buone vacanze e…ricordate di fare la raccolta differenziata. Per tutti, ma per voi stessi, soprattutto. Perché la natura intorno a noi è anche un po’ nostra!

 

Ing. Massimo Rivalta

 

 

 

 

Inaugurata in Cina la “casa solare” del Poli

Dopo il periodo di progettazione, inaugurata la costruzione ideata dalla Squadra SCUT-PoliTo: una casa monofamiliare innovativa ad alte prestazioni energetiche, alimentata ad energia solare che competerà nel contest internazionale

 

In tre settimane hanno costruito una casa vera, pronta per essere abitata e per di più con caratteristiche di autonomia energetica e sostenibilità uniche: sono i 17 studenti di ingegneria e architettura del Politecnico di Torino che hanno lavorato insieme ai loro colleghi della South China University of Technology (SCUT) di Guangzhou per costruire la “casa solare” che competerà alla Solar Decathlon China 2018. Con la cerimonia inaugurale di oggi a Dezhou (provincia dello Shandong) si è aperto ufficialmente questo contest internazionale di Architettura nel quale competono 21 progetti delle principali scuole di architettura mondiali.I numeri dei visitatori attesi per l’esposizione dei progetti – che si trasformerà, al termine dell’evento, in un quartiere modello – sono notevoli: circa 2 milioni di visitatori in loco e 100 milioni di contatti webprevisti. Durante il mese di agosto le giornate di visita libera si alterneranno alle prove di efficienza cui gli edifici saranno sottoposti, le quali determineranno nel loro complesso – insieme ad un giudizio sulla qualità architettonica delle realizzazioni – la graduatoria finale.Si tratta di uno dei più importanti concorsi internazionali di architettura, riservato a team congiunti di docenti e studenti delle principali scuole di architettura a livello globale. Nato negli Stati Uniti d’America, ad oggi conta altre 5 edizioni parallele in Africa, Cina, Europa, America Latina/Caraibi e Medio Oriente. Il contest prevede la progettazione e la costruzione di una residenza monofamiliare innovativa ad alte prestazioni energetiche, alimentata ad energia solare, che verrà quindi sottoposta ad una serie di test di performance, che contribuiranno alla composizione della graduatoria finale.

Dopo aver concluso la fase di progettazione prevista dall’organizzazione del contest e aver avviato lo scorso aprile la costruzione preliminare dell’edificio presso il Campus di SCUT a Guangzhou, il team ha quindi completato la costruzione nella sua collocazione definitiva.Il Politecnico partecipa al contest con una squadra coordinata dai professori Mauro Berta, Michele Bonino, Orio De Paoli, Enrico Fabrizio, Francesca Frassoldati, Marco Filippi, Matteo Robiglio, Valentina Serra, Edoardo Bruno. Il progetto ha potuto contare su una numerosa presenza di sponsor tecnici e sulla collaborazione con il Consolato Generale di Canton e l’Ambasciata d’Italia in Cina.“La conclusione di questa sfida – al di là di quelli che saranno gli esiti del concorso, che mi auguro positivi – è già di per sé un risultato significativo”, commenta Mauro Berta, coordinatore del Team: “Il contest ha infatti contribuito a consolidare ulteriormente il legame di collaborazione con la South China University of Technology e, in più, unitamente ad altre occasioni di ricerca operativa che si sono concretizzate recentemente (il progetto per il Big Air di Pechino 2022 con la Tsinghua University, e la vittoria al concorso per la riqualificazione della Pearl River Piano Factory di Guangzhou con SCUT) costituisce un segno della presenza del Politecnico in Cina come aggregatore di competenze qualificate; infine, dal punto di vista didattico, questo lavoro ha costituito per gli studenti coinvolti un’esperienza straordinaria di lavoro interdisciplinare”.

 

 

Il futuro di Torino e del Piemonte? Il turismo

Il mese di luglio in Piemonte ha registrato un boom di turisti nei suoi agriturismi: è la conferma di un turismo rurale regionale in crescita. Secondo Confagricoltura Piemonte, il paesaggio, l’arte, la varietà delle proposte del territorio, con  itinerari in bicicletta, percorsi trekking, escursioni in altura, cibi e prodotti tipici, piscine e aree verdi di qualità hanno richiamato i turisti. In tutto 358 mila le presenze annue nei 1300 agriturismi, in particolare (oltre che dalle altre regioni italiane) da Svizzera, Germania,  Francia, Olanda, Belgio e Stati Uniti. Il Piemonte è  in generale meta turistica amata dagli italiani e dagli stranieri: lo scorso anno sono stati oltre 5 milioni i turisti in tutte le strutture, ovvero  il 7% in più rispetto all’anno prima. C’è da pensare che il futuro per Torino e il Piemonte sarà da ricercare sempre più nel turismo.

I trasferimenti dall’ex Moi “premiano” Barriera di Milano

STORIE DI CITTA’ di Patrizio Tosetto
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Premiati i cittadini di Barriera di Milano. Due anni fa votarono in massa al ballottaggio l’Appendino. Poi, non contenti, il deputato di zona é di Forza Italia .E dopo anni di egemonia comunista passata dal ds al Pd, una buona affermazione della Lega (s’intende quella Lega Nord fatta da “ariani” puri) Via Palestrina 23: questo è lo stabile che ospiterà i 54 somali sgomberati dalle palazzine  dell’ex villaggio olimpico. Operazione sollecitata da Salvini e prontamente realizzata da Appendino. Si sposta il problema che comunque rimane, tutto nella più segreta segretezza per paura di possibili contestazioni.Preoccupazione infondata. Oramai vince la rassegnazione. Le rabbie sono individuali, si sfogano al massimo sul web dove non c’ è contraddittorio reale. Al più qualche contestazione che trova il tempo che trova, direi quasi come bere un bicchiere d acqua. Inutile quanto sterile. In una sorta di “maturità” della democrazia che si sta avviando al tramonto della democrazia stessa. Come in un teatrino dove stancamente si ripetono parti prestabilite che non avranno soluzione di continuità. Problemi spostati e dunque parcheggiati. Manco Casa Pound ha qualcosa da ridire. E’ un ennesima occasione per gli antagonisti che urleranno ai somali di ribellarsi. A cosa ? A chi? Assicura la mediatrice culturale somala dipendente del Comune che tutto è sotto controllo. Sarà come dice lei…cosa del resto ovvia, per chi viceversa sarebbe disoccupata.
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Un aspetto che mi ha colpito sentendo le sue dichiarazioni:  i 54 somali sono a posto con i documenti.  Non voglio creare problemi. Accettano questo intervento e accettano l’assistenza che le istituzioni gli danno. Sono pacifici. Ma non chiedono lavoro?  Non chiedono di poter essere utili alla comunità?  Anche loro entrati nella perversa spirale dell’assistenzialismo. Ci fa ricordare l’antico proverbio cinese di non regalare il pesce ma di insegnare a pescare. Poi tanto qualcuno pagherà – se pagherà-  il disturbo economico finale. Più facile scaricare sull’altro o su altra forza politica le relative colpe. L’urlo del dissenso si stempera nella solitudine della rassegnazione. Tanto non c’è limite al peggio. Altra sommatoria di problemi che convivendo e scontrandosi diventano amplificati ed irrisolvibili.Povera mia cara Barriera di Milano, ti si scarica tutto addosso perché è più facile scaricare sui deboli. Nulla contano le promesse di riqualificare le barriere.Ciò che  ho detto sono parole al vento. Sono questa nuova comunità somala il problema dei problemi? No, non di per sé . Ma il solo fatto di essere una criticità inserita in contesti cosi precari e carichi di problemi sarà detonatore di altri problemi. Ingovernabile.  Tutto ingovernabile perché (forse) l’Appendino ha fatto bella figura verso il Ministro Matteo Salvini, ma ha messo la “spazzatura” sotto il tappeto. Troppa spazzatura comunque si alza ancorché si sia nascosta . Sia ben chiaro, non è la comunità somala la spazzatura. E’ la nostra incapacità di affrontare i vari problemi portati da questa immigrazione. Con una complicanza estremamente preoccupante introdotta dai pentastellati: meno si parla e meno si discute meglio è.  Se volete sfogarvi c è il Web. Una strisciante nuova forma di dittatura. 

Mangiati dalla crisi

La Nigoglia a Omegna è il simbolo del carattere di chi ci vive attorno. Se è vero, e lo è, che fa scorrere le sue acque verso nord, seguendo una rotta diametralmente opposta a quella che solitamente percorrono i torrenti alpini, gli omegnesi ( e i cusiani, in genere) si sono sempre dati da fare con caparbietà nella direzione del progresso, adattando e modellando il loro futuro

Gent con tri ball”, sentenzia Carlino, portando entrambe  le mani al cavallo dei pantaloni per dare un senso figurato alle sue parole. Se agli inizi dell’800 l’economia era prevalentemente agricola e pastorale, con qualche artigiano che s’arrangiava con il legno, il peltro e i metalli,la svolta industriale prese l’abbrivio attorno alla fine del secolo e s’affermò nei primi anni del ‘900. I piccoli coltivatori, gli allevatori di bestiame, gli artigiani diventarono in gran parte i primi operai delle grandi fabbriche. Già in valle Strona, da tempo, ci si dava da fare con il legno. Mulini ad acqua e piccole botteghe artigiane producevano cucchiai, mestoli, ciotole e piatti di legno diventando in breve tempo la “val di cazzoi”, la valle dei mestoli. Non solo li producevano ma li vendevano, guadagnandosi il pane come ambulanti nelle grandi città al pari degli ombrellai del Vergante. I peltrai , veri artisti, andarono oltre, valicando le alpi fino in Germania, Austria e in tutta la mitteleuropa. I loro prodotti erano resistenti, si potevano riparare o rifondere ed erano più a buon mercato della porcellana e dell’argento. Nelle case borghesi finirono boccali, posate, candelabri, lampade, bicchieri e signorili tabacchiere. Venne persino imposto un marchio di riconoscimento per i vari fabbricanti.

Poi s’affermarono l’industria tessile, cartaria,siderurgica e il casalingo di metallo,erede di quello in peltro e legno.Tra Omegna e Gravellona si misero in moto gli opifici della Guidotti e Pariani, Furter, Ackermann. A Crusinallo la cartiera Maffioretti ( in seguito Binda) nel 1880 dava lavoro a 725 persone. Nel 1857, la ferriera Vittorio Cobianchi cambiò l’economia di Omegna con il fragore dei magli e l’incandescenza delle colate d’acciaio. Nel Cusio nasceva l’industria del casalingo con la Calderoni, la Piazza e la Cane. Il fondatore di quest’ultima, Baldassarre Cane, originario della Valstrona, era tornato in città dopo una lunga permanenza a Parigi. Nella ville Lùmiere inventò il  sifone da selz e con i ricavati tornò in riva al lago d’Orta e investì i suoi averi nell’opificio per la lavorazione dei metalli.Con l’affacciarsi del nuovo secolo, nel 1901, vide la luce la Lagostina, seguita poi da tante altre come la Bialetti, con le sue caffettiere dell’omino coi baffi, e l’Alessi. “E adesso? Guarda che roba! Si son riempiti le tasche con il nostro sudore, hanno messo i soldi in Svizzera o in quelle isole dove non si pagano le tasse e a noi ci hanno dato un calcio nel sedere. La crisi ci ha mangiati e digeriti”. Carlino s’arrabbia, rosso in volto. Ha passato una vita davanti agli altiforni dell’acciaieria e poi a ribattere fondi di caffettiere.“So bene che più a sud e più a est ci sarà sempre qualcuno che produrrà a minor costo,cavolo. Ma la qualità?La nostra professionalità? E la dignità del lavoratore, eh? Dove le mettiamo? Nella tazza del bagno e poi tiriamo lo sciaquone? La verità è che quelli lì non sono industriali, a parte l’Alessi e pochi altri. Hanno il cuore e la testa da commercialisti senza scrupoli. Vengono, mangiano e se ne vanno senza salutare e senza pagare il conto. In più, razziano i marchi, la storia, l’immagine della nostra industria. Vuoi che ti dica cosa sono, quelli lì? Banditi. E non hanno nemmeno bisogno di nascondersi la faccia con una calza di nylon”. Hanno ridimensionato gli organici, chiuso tante fabbriche. La cassa integrazione non si conta più e chi ha avuto la fortuna di restare nei reparti si è visto aumentare i carichi di lavoro e, grazie alla crisi, alleggerire la busta paga. Non è bel momento, con questa recessione che sembra non finire mai, presentando in conto a quelli che stanno peggio mentre i più fortunati stanno meglio di prima. Lo prendo sottobraccio e ci avviamo verso via Manzoni, dove c’è il circolo “Ferraris” ma pure la sede del sindacato.Andiamo lì per dare una mano, per aiutare i nostri amici operai che sono in difficoltà. Una parola di conforto, la condivisione di un problema, qualche decina di euro fatti avere di nascosto a una famiglia che ha bisogno, senza offenderne la dignità. Al sindacato non è che riescano a fare un granché, ma almeno ci provano. Per di più , maledizione, si sono anche divisi. Uno di qua e gli altri di là, a discutere sulle strategie, se è meglio fare così o è più giusto fare cosà. Intanto, i padroni ci passano sopra come il rullo quando asfaltano le strade.Intendiamoci bene: il sindacato serve, eccome. Guai se non ci fosse e va tenuto in conto come un oracolo ma sono i sindacalisti che avrebbero bisogno di una raddrizzatina. Magari è sufficiente registrargli le valvole e, comunque, hanno un gran bisogno di togliersi la cravatta e vivere di più la realtà di chi lavora. “Te lo ricordi il Poldino? Quello sì che sapeva il fatto suo“. Come dare torto a Carlino. Era un sindacalista di fabbrica che aveva la tenacia e la saggezza degli operai che sapevano fare “i baffi alle mosche”. Diceva sempre che “ l’importante è continuare il rammendo e avere fiducia. Se non si avesse fiducia si starebbe qui a diventar matti tutti i giorni?”.Una grande lezione di vita di cui fare tesoro.

Marco Travaglini