ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 552

Più controlli sugli incendi dei rifiuti

Più controlli, autorizzazioni semplici e chiare allo smaltimento, regolarità degli stoccaggi: sono questi alcuni degli obiettivi da raggiungere secondo la relazione conclusiva dell’indagine conoscitiva sul fenomeno legato agli incendi ai magazzini degli impianti rifiuti differenziati, approvata all’unanimità dal Consiglio regionale

I presidenti delle Commissioni quinta e legalità,  Silvana Accossato e Giorgio Bertola della Commissione speciale – formatasi per regolamento – hanno esposto all’Assemblea i risultati conseguiti attraverso l’approfondimento del fenomeno sia tramite incontri con i soggetti interessati, sia acquisendo documentazione. Si è così evidenziato che molti incendi di rifiuti sono di origine dolosa, mentre altri derivano da incuria o accumulo di materiali. Gli incendi vengono addirittura replicati anche durante il corso dell’indagine, con una distribuzione omogenea sul territorio piemontese, con picchi numerici nella provincia di Alessandria. È quindi necessario rendere adeguati ed omogenei i controlli e raggiungere una maggiore regolarità degli stoccaggi attraverso le autorizzazioni, che devono essere più semplici. In apertura Accossato ha dichiarato che “per consentire al Piemonte di passare davvero all’economia circolare è necessario che le filiere di riciclo dei materiali siano più efficienti. I lavori di indagine di questi mesi ci hanno consentito non solo di fare luce sul fenomeno preoccupante degli incendi, ma anche, grazie alle audizioni degli operatori del settore, di conoscere meglio le attività di selezione e recupero dei materiali di riciclo e le loro problematiche. Al netto di alcuni episodi dolosi, è emersa una situazione di difficoltà per la carenza di impianti per le frazioni non riciclabili, la mancanza di chiarezza normativa sul “fine vita” dei materiali, l’esigenza di maggior coordinamento dei controlli. Come sempre, regole certe e politiche di settore adeguate, sono l’antidoto migliore contro i rischi di iniziative malavitose e deviate”. Bertola ha spiegato che “il fenomeno degli incendi è particolarmente presente nel Nord Italia da 4-5 anni e desta allarme e preoccupazione anche a livello sanitario per le polveri pericolose. Questi incendi sono in parte dolosi, altri frutto di negligenza o colpa grave. È importante che i soggetti interessati si coordino tra di loro e che si facciano promotori di controlli omogenei mentre le risorse economiche impiegate risultano insufficienti. La Regione ha sottoscritto un protocollo di intesa con i Nuclei Operativi Ecologici dei carabinieri. Fondamentale il rilascio delle autorizzazioni, quest’ultime utilizzate in molti casi al limite della legalità e che necessitano di chiarezza, semplicità e precisione. Attenzione anche alle fidejussioni a garanzia degli impianti”.

L’assessore all’Ambiente Alberto Valmaggia si è soffermato sull’aggiornamento delle “tariffe collegate ai rifiuti speciali atte a favorire il sistema dell’economia circolare e a ostacolare il ricorso alla discarica da parte delle aziende”. Sono intervenuti anche i consiglieri Gianpaolo Andrissi e Federico Valetti (M5s), Marco Grimaldi (Leu), Angelo Luca Bona e Andrea Fluttero (Fi). Andrissi ha spiegato che la società del consumo non progetta strategicamente i materiali, affinché  abbiano un facile riutilizzo e riciclo. Grimaldi ha auspicato l’applicazione di regolamenti più chiari: in ogni caso l’approfondimento è stato necessario e giusto. Per Fluttero bisogna distinguere gli incendi causati da incuria da quelli dolosi: i primi possono essere prevenuti con i controlli, ma anche evitando gli accumuli, oggi causati da problemi di filiera e smaltimento mentre Bona trova insensata la decisione della Giunta del recente triplo aumento delle tariffe per il conferimento degli inerti. Secondo Valetti il problema degli incendi nei capannoni è la punta di un iceberg: oggi il 50% delle plastiche non è riciclabile e lo smaltimento diventa costoso, incentivando il fenomeno. Si conviene di sollecitare il Governo e l’Anci di rimodulare la convenzione con il Consorzio nazionale imballaggi rivedendo le compensazioni economiche tra Conai e Comuni/Consorzi e ad una migliore integrazione conoscitiva tra produttori e aziende di raccolta e smaltimento rifiuti. Sono stati coinvolti nell’inchiesta soggetti come il Consiglio e la Giunta regionale, ma anche i Noe, l’Arpa, la Città metropolitana di Torino e i Vigili del Fuoco.

Bacini e invasi contro la crisi idrica

In diverse aree alpine e appenniniche del Paese, Uncem registra con favore la riapertura di analisi e concertazioni attorno al tema dello stoccaggio idrico, con l’efficientamento di invasi esistenti e anche la proposta di realizzare nuovi bacini idrici per uso plurimo: accumulo di acqua potabile, uso agricolo, produzione idroelettrica, disponibilità per antincendio, oltre che grande valore paesaggistico e turistico. “Penso a Serra degli Ulivi, nel Monregalese, Cuneo, diventata un esempio per la capacità di unire tutte le forze in gioco, a partire da Enti locali, Consorzi irrigui, banche del territorio, associazioni agricole e degli industriali – spiega Marco Bussone, Presidente Uncem – e poi penso a molti esempi di avvio di pianificazione coordinata con le Regioni lungo l’Appennino o nelle Alpi, come nelle Valli di Lanzo. Per troppi anni non abbiamo fatto programmazione sull’uso e sull’accumulo delle risorse idriche. Ci sono stati scontri forti tra interessi, non sempre ben regolati, ci sono stati contrasti sociali verso progetti non ben fatti e concertati. Ora siamo a un punto di svolta. E non abbiamo molto tempo. Progettare e realizzare un invaso, piccolo o grande, costa e ha tempi lunghi. La burocrazia fa di tutto per stoppare ogni iniziativa. Vale per tutte le infrastrutture. Per un’opera, da zero alla messa in funzione, ci vogliono come minimo dieci anni. Ma tutti, pianificatori, ambientalisti e meteorologi come l’amico Luca Mercalli, insistono sulla necessità di efficientare le reti e gli impianti esistenti, di ridefinire culturalmente l’approccio di Enti e collettività verso il bene idrico, ma anche di pensare a forme di accumulo e a bacini in quota per regolare i rilasci idrici. Tema complesso, ma non più rinviabile. Non abbiamo molto tempo”.  Uncem insiste sulla necessità di strategie e risorse economiche. “Penso all’importanza del piano invasi nazionale che nei mesi scorsi ha finanziato dei positivi interventi – sottolinea Bussone – Enti locali montani, Regioni, Ambi, Consorzi irrigui, associazioni agricole, Unioni industriali e datoriali devono unirsi su questo fronte per chiedere nuove risorse, anche europee. Progetti certi, vicini e nati dai territori, poca burocrazia, celerità e certezza nella pianificazione. Regolare i rilasci idrici è fondamentale sia per le aree montane che da sempre accumulano e stoccano il bene, per le zone a vocazione agricola, ma soprattutto per le zone urbane dove di consuma il bene in particolare per scopi industriali. Serve un nuovo patto tra distretti, riconoscendo in pieno il ruolo della montagna, che porti a governare meglio dei processi connessi a cambiamenti climatici e nuova sensibilità delle comunità”.  

Alitalia e quota 100

Si è scritto un mare di parole sulla manovra e ci sono state opinioni diametralmente opposte

Quello che non è ancora stato detto è che quota “100” non vale per Alitalia così come che, all’art. 25 della Manovra del Decreto previdenza, appena approvato dal Governo, la tassa d’imbarco sale da 3 euro a 5 euro per rimpinguare il fondo volo del trasporto aereo (FSTA).Lo scopo è quello di permettere a piloti e assistenti di volo che già possono andare in pensione sette anni prima delle altre categorie di avere una cospicua integrazione delle indennità di disoccupazione e la cassa integrazione d’oro dei naviganti (CIG) fino alla maturazione del diritto a pensione. Il fondo, costituito nel 2004, con l’obiettivo di essere transitorio, 15 anni continua ad esistere e anzi viene rimpolpato con l’incremento della tassa di imbarco. Tutto questo per finanziare gli ammortizzatori sociali del settore aereo, tra cui anche Stando all’Osservatorio nazionale sulle liberalizzazioni nei trasporti (Onlit) è una tassa iniqua, perché nessun altro settore può godere di tali agevolazioni e ammortizzatori sociali. A fronte di una crescita registrata dal 2004 al 2018 con un incremento passeggeri che sono passati da 126 milioni a 176milioni dell’anno appena trascorso, l’aumento della tassa di imbarco per concedere nuovi privilegi e confermare i vecchi è scandaloso. La crisi Alitalia è nota è passa dall’inefficienza del settore e degli alti costi gestionali anche dovuta alla proliferazione di inutili scali aeroportuali che ne riducono la competitività e massa critica. Un sistema clientelare, consociativo e corporativo che si sperava fosse finita, ma non è così e incremento della tassa di imbarco ne è la riprova, ma 450 milioni di incassi per il fondo non risolleverà il problema perché il “buco nero” Alitalia sarà sempre più profondo.

Tommaso Lo Russo

 

Metro Bengasi, i lavoratori senza stipendio protestano

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I lavoratori del cantiere della metropolitana di piazza Bengasi, che riguarda i due chilometri di metro dal Lingotto alla piazza, hanno protestato davanti al cancello chiuso del cantiere. La manifestazione è stata organizzata dai sindacati Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil a fronte del mancato  pagamento degli stipendi e  per chiedere maggiori certezze sull’occupazione. Dopo il fallimento di diverse aziende impegnate nel cantiere, il  15 gennaio ai lavoratori, in tutto una quindicina, non sono stati pagati gli stipendi .  I lavori erano  iniziati nel 2012 ma non sono stati completati. L’apertura  era prevista per l’estate del 2020.

 

(foto archivio – il Torinese)

Un campo di patate

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È uno di quei modi di dire, insieme a maggioranza  bulgara,  tra i più popolari in Italia. Per i più giovani vale la pena di ricordare che, per quanto riguarda l’espressione “maggioranza bulgara” ci si riferisce a quando la Bulgaria era una repubblica popolare nell’orbita sovietica e le votazioni dei mitici e famosi comitati centrali dei partiti al potere nei paesi dell’est Europa avvenivano sempre all’unanimità. In quella parte d’Europa il mondo è cambiato, non sempre in meglio, ma il detto è rimasto . In verità anche per quanto riguarda il modo di dire :  è come un campo di patate , bisogna fare qualche precisazione. Il detto vale se ci si riferisce a dopo che i buoni  tuberi o se vogliamo chiamarli con il nome scientifico ” solanum tuberosum ” sono stati raccolti . Prima , se si guarda un campo coltivato di patate , è uno spettacolo di ordine e di rigogliosità bello a vedere e dove la natura ed il lavoro dell’uomo danno uno spettacolo straordinario. Ma tornando al nostrano modo di dire esso mi è ritornato in mente , con qualche imprecazione , nella giornata di venerdì mentre in parte a piedi ed in parte , come sempre , guidavo    la Vespa attraversavo  il centro di Torino. Una tristezza ed un pericolo. Le vie delle zone auliche della capitale sabauda ridotte come e peggio del famoso “campo di patate”. Piazza Castello, Piazza Carignano, Via Cesare Battisti e zone adiacenti disseminate di cubetti di porfido divelti e ampie macchie di catrame a deturpare la pavimentazione di quello che una volta si poteva definire il salotto di Torino.

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Per non parlare del tratto che da Via Giolitti porta a Piazza San Carlo e poi fiancheggiando la bella chiesa di Santa Cristina porta ad accedere alla Piazza CLN dove la pavimentazione era uno spettacolo , quasi un biliardo,  e che ora è una tristezza a guardarlo. E così girando per via Pietro Micca, Cernaia , Garibaldi, Po e tutte , dove più e dove meno, le altre. Non si salvano nemmeno le vie laterali , dove i cubetti di porfido, come tante piccoli satelliti viaggiano per conto loro sballottati dalle auto e dalle persone in un carambola brutta a vedersi ed in qualche caso pericolosa per i pedoni più distratti e per incauti ciclisti e motociclisti . Ogni tanto dopo giorni ed in alcuni casi settimane, nei casi più evidenti, a sistemare momentaneamente e a deturpare esteticamente arriva uno sconnesso manto di catrame che anticipa di mesi ed in qualche caso , purtroppo in via definitiva , la risistemazione originale . Incuriosito mi sono informato da alcuni amministratori di altri comuni che, con dovizia di informazioni, mi hanno spiegato che in questo modo , oltre a fare tardi e male, si spende di più . Prima per la sistemazione provvisoria e poi per quella definitiva che avviene su di un’area più ampia rispetto all’intervenire  subito ed in maniera definitiva appena uno o due cubetti di porfido oppure una losa  o una pietra si smuovono. Insomma si opera tardi e male e si spende di più. Così , tra una buca ed  un cubetto di porfido da evitare ed concerto delle pietre che sotto le ruote della Vespa si muovono , si circola per le vie del centro di Torino al tempo di ” Chiarabella” .

Dalla Regione 800mila euro contro la violenza di genere

La Regione finanzia l’apertura di quattro nuovi centri antiviolenza e 10 sportelli per le donne in difficoltà. Per consentire questo, l’ente ha assegnato 200mila euro (risorse statali e regionali), parte dei quasi 800mila euro stanziati per finanziare, nel suo complesso, la lotta contro la violenza di genere. Oltre all’apertura di nuove strutture, la Regione ha infatti continuato a sostenere l’attività dei Centri antiviolenza e delle Case rifugio. I sedici Centri Antiviolenza hanno ricevuto un finanziamento di 260mila euro.  I trentasei sportelli informativi hanno percepito 50mila euro, le nove Case Rifugio (in tutto 76 posti letto) 251mila euro. Per ogni Centro Antiviolenza sono anche previsti dei posti per accogliere le donne che si allontanano da casa e hanno bisogno di un luogo dove essere ospitate in emergenza. “Ciò che è più importante è che in un anno i nostri centri antiviolenza passeranno da sedici a venti. – spiega l’assessora ai Diritti Civili, Monica Cerutti – In questo modo, rafforziamo le strutture a supporto delle donne che vogliono rifarsi una vita e sfuggire a compagni o mariti violenti, dando loro la possibilità di avere un tetto sopra la testa e di poter ricominciare. Così facendo, tuteliamo allo stesso tempo i figli di queste donne, che possono essere ospitati insieme alle madri”. I nuovi centri sorgeranno nel Comune di Vercelli, in quello di Santhià (il progetto è del Consorzio Socio Assistenziale Cisas), in quello di Settimo Torinese (progetto dell’Associazione Uscire dal Silenzio), in quello di Borgomanero (progetto dell’Associazione Mamre Onlus). I nuovi dieci sportelli saranno aperti in diverse località, da Moncalieri a Ceva, per citarne alcuni. Solo a Torino saranno inaugurati quattro nuovi sportelli, due ad opera del Comune e due da parte dei Centri antiviolenza Emma Onlus. In modo particolare, l’apertura delle strutture di Vercelli e di Santhià andrà a coprire una carenza: il territorio provinciale era finora sfornito di centri di questo tipo. “In questi anni è stata creata una vera rete a tutela delle vittime di violenza, e questo sistema è sempre più conosciuto dalle donne piemontesi che ogni anno, in numero sempre maggiore, vi fanno riferimento. – conclude Cerutti – Giovedì prossimo faremo il punto della nostra programmazione riunendo il coordinamento regionale dei Centri Antiviolenza”.

Intesa Sanpaolo e ristorazione – turismo, accordo raggiunto

Intesa Sanpaolo e FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) hanno siglato un accordo a favore delle oltre 100.000 aziende associate alla Federazione che operano nel settore della ristorazione, dell’intrattenimento e del turismo. L’obiettivo è fornire alle aziende strumenti su misura per l’operatività quotidiana e per rispondere alle nuove esigenze: pagamenti digitali, fatturazione elettronica e finanziamenti per accrescere la qualità dei servizi e la capacità di competere. Per favorire i pagamenti digitali, anche di piccolo importo, l’accordo prevede l’azzeramento delle commissioni in carico agli esercenti per tutte le transazioni POS di importo inferiore ai 15 euro. Sul fronte dei finanziamenti, è stata definita un’offerta esclusiva a sostegno dei programmi di investimento con condizioni dedicate e modalità innovative di accesso al credito. Inoltre, è stata prorogata la scadenza del finanziamento riservato ai creditori di QUI!Group, ancora in difficoltà in seguito al fallimento della società. Gli associati FIPE, nuovi clienti Intesa Sanpaolo, potranno contare anche sul pacchetto Best Premium, che comprende un conto corrente con operazioni illimitate, con la possibilità di includere ulteriori prodotti e servizi a condizioni vantaggiose. Tra i prodotti e servizi innovativi che completano l’offerta inserita nell’accordo, Intesa Sanpaolo mette a disposizione Digifattura, il servizio per gestire la fatturazione elettronica, e InfoVendite, una piattaforma di marketing intelligence che permette agli esercenti dotati di POS di visualizzare l’andamento delle vendite, di confrontarlo con quello dei competitor e di analizzare i comportamenti d’acquisto della clientela. Nei prossimi mesi sono infine previsti incontri formativi nelle principali città con l’obiettivo di migliorare la cultura finanziaria delle imprese associate e di facilitare la relazione tra aziende e banca. “Il tema dell’accesso al credito è sempre più importante anche nelle piccole imprese. Non si tratta solo di un problema di costi ma soprattutto di strumenti adatti alle loro esigenze di sviluppo. La collaborazione con Intesa Sanpaolo intende dare risposte concrete alle pressanti domande che ci vengono dai nostri soci verso i quali prendiamo anche l’impegno ad avviare una serie di incontri sul territorio per migliorare il rapporto con la banca e per sviluppare la cultura finanziaria delle imprese”, ha dichiarato Roberto Calugi, Direttore Generale di FIPE – Federazione Italiana Pubblici Esercizi. “Abbiamo ritenuto importante rispondere con un accordo dedicato alle esigenze specifiche degli associati FIPE, poiché ristorazione, intrattenimento e turismo costituiscono un settore strategico per l’Italia. Come partner bancario, desideriamo contribuire alla crescita e allo sviluppo delle micro, piccole e medie imprese, offrendo servizi innovativi e facilitando l’accesso al credito grazie anche alla diffusione di una migliore cultura finanziaria”, ha dichiarato Andrea Lecce, responsabile Direzione Sales & Marketing Privati e Aziende Retail di Intesa Sanpaolo

Dalla Regione 90 milioni di euro per le imprese

Un finanziamento agevolato, erogato in parte con risorse regionali a tasso zero e in parte con risorse bancarie

Novanta milioni e 300 mila euro sono in arrivo dalla Regione che, nell’ambito del Programma pluriennale per le Attività produttive 2018-2020, ha istituito una Misura rivolta alle imprese piemontesi operanti nell’industria, commercio e artigianato a sostegno degli investimenti per lo sviluppo, l’innovazione a l’ammodernamento dei loro processi produttivi. La riduzione del capitale sociale di Finpiemonte ha permesso di rimettere in moto risorse cospicue. L’agevolazione per le imprese consiste in un finanziamento agevolato, erogato in parte con risorse regionali a tasso zero e in parte con risorse bancarie. A tal fine viene istituito un Fondo di finanza agevolata pari a 80.070.000 euro. È inoltre prevista un’ulteriore agevolazione in forma di contributo a fondo perduto da erogare a investimenti regolarmente conclusi e in percentuale limitata rispetto all’importo dell’investimento stesso. Per renderla possibile sono allocate risorse pari a 10.230.000 euro. Sarà Finpiemonte, che opera quale società regionale “in house providing” della Regione Piemonte, il soggetto incaricato della gestione del Fondo.

 

Ecco "e.DO" la piattaforma educativa

Comau, parte del Gruppo FCA, leader mondiale nella fornitura di prodotti e sistemi avanzati per l’automazione industriale, lancia e.DO™ Experience, la piattaforma educativa progettata da Comau Academy e disponibile a partire da gennaio 2019, che utilizza il robot e.DO per promuovere un approccio non-convenzionale e stimolante alla didattica, scolastica ed extra-scolastica.

Progettata per tutte le età, e.DO Experience ha l’obiettivo di favorire un approccio pragmatico all’apprendimento disciplinare, volto ad incoraggiare lo sviluppo di competenze trasversali e un coinvolgimento diretto nelle attività di formazione, di cui e.DO è il protagonista. Comau rivolge le sue e.DO Experience ad un pubblico ampio e diversificato, che comprende insegnanti, giovani studenti e manager aziendali, professionisti, appassionati di robotica, visitatori di mostre e musei, partecipanti a convegni, ma anche le famiglie e i loro bambini, con un’offerta formativa calibrata sulle specifiche necessità e le diverse competenze dei partecipanti. «L’innovazione tecnologica apre la strada a nuovi modi di insegnare e di imparare, – spiega Donatella Pinto Head of Human Resources di Comau – . Un esempio concreto è rappresentato da e.DO, il fulcro intorno al quale Comau ha sviluppato e.DO Experience, un programma di formazione innovativo, che ha l’obiettivo di consentire ai giovani, agli insegnanti, ai professionisti, di sperimentare l’efficacia e l’utilità di modalità di apprendimento capaci di incuriosire, coinvolgere e ispirare. Con questo progetto Comau, ancora una volta, dimostra di credere nel potenziale delle giovani generazioni e nella loro capacità di guidare la trasformazione digitale ormai in atto».

Ecco “e.DO” la piattaforma educativa

Comau, parte del Gruppo FCA, leader mondiale nella fornitura di prodotti e sistemi avanzati per l’automazione industriale, lancia e.DO™ Experience, la piattaforma educativa progettata da Comau Academy e disponibile a partire da gennaio 2019, che utilizza il robot e.DO per promuovere un approccio non-convenzionale e stimolante alla didattica, scolastica ed extra-scolastica.

Progettata per tutte le età, e.DO Experience ha l’obiettivo di favorire un approccio pragmatico all’apprendimento disciplinare, volto ad incoraggiare lo sviluppo di competenze trasversali e un coinvolgimento diretto nelle attività di formazione, di cui e.DO è il protagonista. Comau rivolge le sue e.DO Experience ad un pubblico ampio e diversificato, che comprende insegnanti, giovani studenti e manager aziendali, professionisti, appassionati di robotica, visitatori di mostre e musei, partecipanti a convegni, ma anche le famiglie e i loro bambini, con un’offerta formativa calibrata sulle specifiche necessità e le diverse competenze dei partecipanti. «L’innovazione tecnologica apre la strada a nuovi modi di insegnare e di imparare, – spiega Donatella Pinto Head of Human Resources di Comau – . Un esempio concreto è rappresentato da e.DO, il fulcro intorno al quale Comau ha sviluppato e.DO Experience, un programma di formazione innovativo, che ha l’obiettivo di consentire ai giovani, agli insegnanti, ai professionisti, di sperimentare l’efficacia e l’utilità di modalità di apprendimento capaci di incuriosire, coinvolgere e ispirare. Con questo progetto Comau, ancora una volta, dimostra di credere nel potenziale delle giovani generazioni e nella loro capacità di guidare la trasformazione digitale ormai in atto».