DALL’UFFICIO STAMPA DI PALAZZO LASCARIS
I fondi sono stanziati dalla Regione Piemonte a favore degli imprenditori commerciali che ne faranno richiesta e altri cinque milioni sono destinati agli edifici che devono fare l’adeguamento energetico dei propri impianti
Lo ha annunciato l’assessore all’Ambiente Alberto Valmaggia in quinta Commissione, presidente Silvana Accossato, nella seduta in cui si è dato parere consultivo favorevole al Bilancio di previsione finanziario 2019-2021 per le materie di competenza. Nel corso della seduta sono intervenuti, sui fondi da destinare alle singole materie, i commissari Gianpaolo Andrissi, Giorgio Bertola, Federico Valetti e Mauro Campo (M5s) e Gian Luca Vignale (Msn). Sono state illustrate da Valmaggia le modifiche normative e cartografiche apportate dal disegno di legge al testo unico sulla tutela delle aree naturali e della biodiversità. È stato così possibile verificare prima della discussione del testo, le nuove distanze perimetrali di maggiore o minore dimensione, l’inserimento di nuove zone, l’istituzione di riserve naturali, di aree contigue e, ove presenti, insediamenti industriali. I lavori sono proseguiti con l’esame della proposta di legge che prevede modifiche alla normativa regionale numero 30/2008, primo firmatario Andrissi (M5s): “Norme per la tutela della salute, il risanamento dell’ambiente, la bonifica e lo smaltimento dell’amianto”. Si è convenuto con l’assessore che la Regione – per ridurre i costi delle operazioni di bonifica – promuova, mediante la definizione di linee guida, l’impiego di siti estrattivi inattivi, prioritariamente in sotterraneo, per lo smaltimento ed il recupero dei rifiuti contenenti amianto. Verrà anche promossa una fattiva collaborazione con le strutture accademiche in raccordo con il Centro regionale per la ricerca, sorveglianza e prevenzione dei rischi da amianto con l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa), ma anche altre attività finalizzate alla valutazione dell’efficienza, applicabilità e sostenibilità ambientale ed economica di metodologie alternative allo smaltimento dell’amianto in discarica. È prevista l’istituzione presso l’Azienda sanitaria locale di Alessandria, con sede a Casale Monferrato, di un Centro regionale per la ricerca, sorveglianza e prevenzione dei rischi da amianto. Tra i compiti della Giunta quello di individuare i criteri ambientali per la localizzazione degli impianti di smaltimento; precisare i criteri per la definizione di compensazioni in favore dei territori che li ospitano; informare, indirizzare e coordinare l’attivazione di sportelli amianto presso i Comuni.
(foto: il Torinese)














culturale, mancanza di educazione e sostegno civile, aridità emotive, sommate nel tempo, e completa inadeguatezza intima verso se stessi e verso gli altri. I “Mostri” i serial – killer, hanno tutti un’origine, ma non nascono tali. Non si nasce pluriomicidi. Nella pancia della mamma nessuno viene addestrato alla strage. Nascono da qualcosa e da qualcuno dopo, quando vengono al mondo ed entrano in contatto con altre coscienze già formate. Ed è una catena difficile da spezzare. Sembra quasi che la possibilità di diventare persone “pericolose” dipenda dal luogo in cui nasci e da chi si occupa di te. In parte è così, il resto poi ce lo mette a disposizione l’inclinazione genetica di cui siamo fatti. La prima regola, matrice della vita nel sistema natura, è la sopravvivenza. Se veniamo a contatto con pensieri che ci mostrano come qualcuno o qualcosa possa opporsi alla nostra qualità o quantità di vita inizieremo a pensare che quello è il nostro male, quello è il nostro nemico e lo tratteremo in quanto tale, generando dentro di noi una coscienza atta a concepire pensieri di ribellione verso ciò che è stato raccontato come pericolo alla nostra sopravvivenza. Nazismo, razzismo, serialità omicida, possiamo chiamarli come vogliamo, anche cambiargli di nome, restano comunque atti di violenza pura che sorgono laddove non c’è racconto di umanità. E sono stati tanti, e lo sono tutt’ora, i luoghi nel mondo in cui non sono contemplati la parola umanità e rispetto di essa e della vita che comporta. Tanti luoghi, tante Nazioni, tanti paesi e tante famiglie in cui non esiste e non viene raccontato, ne’ preso come valore, il rispetto dell’altro come “vita”. Per arrivare ai giorni di commemorazione di atroci passati storici si passa dai piccoli gesti di violenza individuale, familiare, domestica, sociale di quello che è stato o è il vivere quotidiano. Inizia tutto con lo scaricare le proprie angosce e frustrazioni, facendo male all’altro, proiettandole sull’altro perché non in grado di elaborarle interiormente. Il corpo umano è una macchina che va allenata a vivere, niente è già memorizzato, se non l’istinto di sopravvivenza, che vede nella relazione con l’altro il proseguo della specie tramite accoppiamento, ma vede anche la violenza come elemento per salvarsi. Dunque bisogna allenarsi allo stesso modo sia nel volersi bene sia a gestire le proprie capacità di espressione rabbiosa, senza darle per scontate con la famosa frase “sono un tipo tranquillo” oppure “era una persona perbene”.
biologico ardore, prima ancora di prendere responsabilità del nostro agito. Pesa sicuramente, peserà di più piuttosto che proiettare tutto con ingiustizie esterne che, seppur possano vestirsi di verità, non faranno mai parte di un atteggiamento sano ma anzi, lasciate come motore principale di ciò che sta per accadere per mezzo delle nostre mani, non salverà mai e non fermerà mai un braccio teso, armato, un’intimidazione psicologica, un abuso sessuale, un ricatto morale, uno sterminio di massa. Educazione, rispetto, studio, sana accettazione culturale, civiltà, regole, confini sani quei valori che dovremmo provare a ricostruire dove mancano e a salvaguardare dove esistono poiché l’unica certezza, se la pena non è certa, è che violenza senza controllo porta alla fine di una storia. La nostra storia. Possiamo riferire che l’altro non lo fa, che non ci rispetta e quindi perché farlo noi per primi. Possiamo raccontarci che, se non teniamo la guardia alta, saremo violentati da chiunque. Sì, possiamo farlo ma non migliorerà le cose, anzi. È necessario riscoprire uno stato di coscienza sano, funzionale alla vita che chiede aiuto piuttosto che farsi giustizia da solo. Serve una cultura del sostegno, della possibilità di aprirsi e raccontare a qualcuno il nostro disagio. Serve una cultura di umana sostenibilità reciproca, in cui chiedere aiuto diventi un atto di volontà coraggiosa e non un mero gesto di omertà o paura emotiva. Serve la cultura dell’accoglienza e dell’amore del diverso come arricchimento e non come limite. Serve rispettare la vita come indice primario di cultura del vivere. Servono “sguardi diversi”, con cui guardarsi nel mondo, e non è detto che non possiamo trovarli.
*Dott. Davide Berardi,



