Dall Italia e dal Mondo- Pagina 4

Malinpensa by La Telaccia: Gorini e Passera, “Oltre il confine dell’orizzonte”

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“Oltre il confine dell’orizzonte” è la mostra che inaugura la stagione autunnale della galleria d’arte Malinpensa by La Telaccia con opere di due artisti: Cinzia Gorini e Fabrizio Passera. La mostra si aprirà il 2 ottobre per concludersi il 15 ottobre prossimo.

“Cinzia Gorini – afferma l’art director Monia Malinpensa – crea una linea pittorica importante su cui sviluppare diversi aspetti di rilievo naturalistico e di essenza umana, facendo risaltare il soggetto grazie a un’energia interiore costante. Il preciso studio del colore, luminoso e ben sfumato, prende corpo grazie a una conoscenza tecnica solida e matura, che rende l’opera intrisa di una propria identità stilistica. Sono opere pittoriche che stupiscono e che emergono da una suggestione unica attraverso un’espressione dinamica del colore e del segno sorprendente. Il progetto è dedicato all’amore per la natura, da cui se ne trae una energia di grande forza contenutistica e propria identità artistica. Il fruitore viene travolto da effetti cromatici straordinari, e da trasparenze uniche, nei giochi chiaroscurali, che sprigionano messaggi contemplativi e poesia visiva ispirata dal rispetto verso la natura”

Nata in Italia nel 1965, Cinzia Gorini ha debuttato a Stoccolma nel 1996 con la sua prima personale “Il Silenzio, l’Anima” con una collezione delle sue prime opere raffiguranti fari e soggetti marini. Nei decenni successivi ha sviluppato il suo stile ormai distintivo, in cui l’idea di navigare verso isole remote aggiunge un elemento di meraviglia, invitando l’osservatore a esplorare l’ignoto attraverso le sue opere astratte. Negli ultimi anni le opere di Cinzia Gorini sono state premiate alla Biennale di Montecarlo del 2021 e del 2023, e i suoi lavori inclusi in prestigiose pubblicazioni d’arte, oltre ad aver preso parte a mostre collettive in Italia e in Francia.

“La fotografia di Fabrizio Passera – ha dichiarato l’art director Monia Malinpensa – è impegnata a valorizzare luoghi abbandonati e feriti che rinascono grazie alla forza espressiva e alla profonda umanità che l’artista ci invita a riscoprire. Attraverso la sua arte egli restituisce valore all’immagine, ricordando le sue radici e trasformandole in un nuovo scenario. La serie fotografica ‘OW’ documenta uno studio di notevole preparazione tecnica, di un lungo lavoro di analisi, sia della luce sia della conoscenza strutturale. L’artista coglie dall’ex fabbrica di elettrodomestici una nuova visione del luogo dove ferma e cattura l’attimo dello scatto con gli occhi e l’animo dell’artista. La bellezza della luce, filtrata con occhio attento e mano sicura, attraversa l’immagine di quello che era una volta”.

Fabrizio Passera è nato in provincia di Bergamo, dove risiede dal 1974. Dopo aver fatto il fotografo di Still Life per circa 10 anni, nel 2022 gli è stato proposto di esporre presso un circolo culturale di Bergamo, in una mostra personale che ha riscosso buon successo tra critici e addetti ai lavori. Una delle fotografie di questa esposizione è stata riproposta a Livorno, in quanto finalista del concorso Combat Prize 2022. Nelle sue opere ricerca l’interpretazione degli spazi urbani e la relazione tra l’architettura e le persone che le vivono, tra l’artificiale e il paesaggio. Gli piace indagare, attraverso la fotografia, l’urbanizzazione e gli effetti che questa produce sulla società è sul paesaggio. È stato premiato col primo premio per la fotografia “La natura del domani” alla decima Biennale d’Arte Internazionale di Montecarlo, organizzato dalla galleria Malinpensa by La Telaccia.

Mara Martellotta

“IBRIDO” di Paolo Carlo Borgonovo: le conseguenze di un’ossessione

Per quale motivo un luminare della genetica contatta un vecchio compagno di studi del quale aveva perso le tracce da anni? La domanda troverà risposta solo nelle ultime pagine

“IBRIDO” di Paolo Carlo Borgonovo “Ibrido è la storia di un’ossessione e delle sue conseguenze. Attraverso personaggi ben definiti – calati in una trama che si colloca tra il genere mistery e thriller – l’autore ci condurrà in una stazione di ricerca nascosta in un luogo remoto e ostile. Davide è uno psicologo infantile, protagonista nonchè narratore di una vicenda che inizia come un viaggio di lavoro. Ben presto però, il viaggio si trasformerà in una serie di sinistri eventi e scoperte inquietanti che metteranno a dura prova la sua integrità, imponendogli scelte che trasformeranno per sempre la sua esistenza. Davide è chiamato a sciogliere la fitta nube di mistero che lo avvolge fin dalle primissime pagine, quando un perfetto sconosciuto gli recapita un invito. Il mittente è un uomo che credeva morto da decenni. Per quale motivo un luminare della genetica contatta un vecchio compagno di studi del quale aveva perso le tracce da anni? La domanda troverà risposta solo nelle ultime pagine.”

La trama

Un’amicizia dimenticata irrompe nella vita dello psicologo Davide Ceriani. È un invito tanto inquietante quanto inatteso che lo condurrà in un luogo remoto: una futuristica stazione di ricerca costruita sul paludoso delta di un fiume tropicale. Perché nascondere un istituto scientifico agli occhi del mondo? “L’ossessione porta alla paranoia” si ripete Davide. Eppure ne è sicuro: c’è qualcosa di sinistro che aleggia tra il personale dei laboratori. Davide scoprirà che il suo vecchio compagno di studi, il dottor Ludovico Strati – le cui tracce si erano perse in seguito ad una tragedia personale – è coinvolto in un progetto scientifico all’avanguardia.  Agli albori dell’ingegneria genetica, l’ambizione di un genio porterà Davide a domandarsi se esistano limiti che l’uomo deve porsi per non trasformare il progresso scientifico in un campo da gioco dove ognuno è libero di usare la scienza per inseguire i propri idoli. O per sfuggire ai propri demoni.

disponibile in formato ebook e cartaceo presso i maggiori book-store

https://www.amazon.it/Ibrido-Paolo-Carlo-Borgonovo/dp/B0FHF6MFRJ/ref=sr_1_1?crid=34SWJ0SGAK6XM&dib=eyJ2IjoiMSJ9.K1lq5E6-BpfVPRbwZtVVjhtZzp2bX60EFvU08ymC3RC3D_5FhcYj-AXCIM6U-sKj9B8M1gv9ksyD0CI_Blnbag.beSqWot4CND3xkcp45ry1xpManjC5756VbEK-qyBFi8&dib_tag=se&keywords=paolo+carlo+borgonovo&qid=1759323512&sprefix=paolo+carlo%2Caps%2C103&sr=8-1

L’autore

Paolo Carlo Borgonovo nasce nel 1980 nella provincia di Monza, dove svolge la professione di avvocato. È autore di una trilogia d’avventura: “L’oro di Saddam”, “Il Bastone d’avorio” e “Via da Mogadiscio”; oltre che di un giallo ambientato tra il Lago di Como e la Svizzera: “Le memorie segrete dell’avvocato Raniero Bellini”. “Ibrido” è il suo ultimo romanzo, con il quale esplora il delicato mondo dell’ingegneria genetica nel momento critico in cui questa scienza muoveva i primi passi, ed i potenziali orrori che un suo abuso potrebbe determinare.

Pagina facebook dell’autore https://www.facebook.com/paolocarloborgonovo/

Avathor One apre un nuovo capitolo nella mobilità sostenibile e inclusiva

Torino, settembre 2025 – Dopo la sua presentazione ufficiale al MAUTO di Torino, Avathor One – il primo dispositivo medico elettrico pensato per garantire autonomia e sicurezza alle persone con mobilità ridotta – continua a evolversi, portando con sé innovazioni che uniscono tecnologia, sostenibilità e impatto sociale.

Progettato e sviluppato da Avathor, il veicolo rappresenta una vera e propria rivoluzione alla libertà di movimento indoor e outdoor. L’azienda, nata con la missione di contribuire fattivamente a ridurre le barriere alla mobilità, sta lavorando per rendere Avathor One disponibile attraverso il Servizio Sanitario Nazionale, offrendo così un’opportunità concreta a chi, oggi, affronta ostacoli quotidiani negli spostamenti.

Accessibilità, innovazione e impatto ambientale: Avathor al centro dell’evoluzione

Avathor One è ora alimentato da batterie Second Life, provenienti dalla divisione SUSTAINera Circular Economy di Stellantis, riconfigurate e reimpiegate dal system integrator torinese INTENT. Una scelta sostenibile che valorizza il riuso, riduce l’impatto ambientale e garantisce prestazioni elevate, con pacchi batteria ottimizzati da 1.4 kWh o 2.8 kWh a seconda dell’autonomia richiesta.

Il cuore del progetto è la persona: per questo Avathor collabora con l’Associazione di Promozione Sociale NEW ABILITJ e un centro clinico di rilievo nazionale per valutare con metodo scientifico il miglioramento della qualità della vita offerto dal dispositivo. Una ricerca clinica che valuta l’impatto sociale.

Un ecosistema di eccellenze per costruire un futuro accessibile

L’evoluzione di Avathor One è il risultato di un approccio multidisciplinare e multiprofessionale che coinvolge istituzioni, imprese e realtà del territorio, in linea con la visione condivisa all’interno dell’associazione Vehicle Valley Piemonte. In questo contesto si inserisce anche la collaborazione con Italdesign, che ha affiancato Avathor nello sviluppo tecnologico e nell’ottimizzazione funzionale del veicolo.

Dal concept alla realtà: Avathor One protagonista nei grandi eventi internazionali

Dopo essere stato protagonista tra gli Ambasciatori del Made in Italy all’interno del Padiglione Italia a Expo 2025 Osaka, Avathor One sarà presente anche al Salone Auto Torino, dal 26 al 28 settembre, nell’area Italdesign, con una nuova ondata di innovazioni. Un ritorno che segna la chiusura simbolica di un cerchio iniziato con il concept WheeM-i – ideato da Italdesign – e oggi divenuto realtà grazie all’impegno, alla visione e alla determinazione di Avathor.

Avathor One: dove l’indipendenza incontra il design

Con il suo design compatto ed elegante, le tecnologie intelligenti (come i sensori anticollisione, le ruote omnidirezionali e il sistema di guida con joystick) e la totale accessibilità senza bisogno di patente, Avathor One si impone come una soluzione concreta, iconica e profondamente umana.

Perché la vera innovazione non è solo tecnologica, ma sociale.

Dai gianduiotti ai bon bon: l’arte del cioccolato firmata Torino

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Piemont Cioccolato

Una storia che nasce alle porte di Torino

Alle porte di Torino, in Borgata Bertolla, c’è un luogo in cui la passione di famiglia incontra l’arte del cioccolato. È Piemont Cioccolato, realtà che da oltre settant’anni rinnova la tradizione torinese, riportando alla ribalta icone di gusto come il celebre Cri Cri. Una pralina croccante e irresistibile: cuore di nocciola Tonda Gentile IGP, avvolto da cioccolato fondente e ricoperto da una pioggia di confettini di zucchero.

Dalla tradizione all’innovazione

La storia moderna dell’azienda prende forma negli anni Settanta, quando la famiglia Fioraso acquisisce ufficialmente il marchio. Da allora è iniziato un percorso fatto di ricerca, creatività e qualità. Le antiche ricette sono state reinterpretate con uno sguardo contemporaneo, senza perdere il legame con la tradizione.

Nel laboratorio convivono due anime: quella tecnologica, con macchinari di ultima generazione, e quella artigianale, rappresentata dalle storiche bassine usate per la lenta e precisa lavorazione delle dragées.

Materie prime d’eccellenza

Fondamentale è la selezione delle materie prime: la pasta di cacao proviene dalle migliori piantagioni del Sud America e dell’Africa occidentale, mentre le nocciole arrivano esclusivamente dai produttori certificati delle Langhe, patria della Tonda Gentile.

Una cura che ha portato Piemont Cioccolato a ottenere importanti riconoscimenti come il titolo di Maestri del Gusto e la certificazione di Eccellenza Artigiana Piemontese.

I protagonisti: gianduiotti, bon bon e tavolette

Tra le specialità spiccano i Gianduiotti, icona torinese per eccellenza, disponibili in tre versioni:

  • Classico, dal gusto vellutato e inconfondibile,
  • Fondente, con il carattere deciso del cacao,
  • Al pistacchio, una variante moderna e intensa.

Accanto a loro, i coloratissimi Bon Bon, piccole delizie che uniscono croccantezza e morbidezza, capaci di conquistare grandi e piccini con la loro allegria.

Completa l’offerta una ricca gamma di tavolette artigianali, che spaziano dal fondente al latte, dal bianco al gianduja, fino alle versioni creative al pistacchio e al caffè. Una collezione che racconta come la tradizione possa dialogare con l’innovazione.

Una boutique del cioccolato

Non una semplice fabbrica, ma una vera boutique del cioccolato, dove ogni pralina, tavoletta o gianduiotto racchiude una storia di famiglia, passione e savoir-faire.

Per saperne di più e scoprire tutte le creazioni: www.piemontecioccolato.it

Caro scuola: il peso dei libri di testo e l’oligopolio editoriale che ostacola l’equità

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La tematica affrontata in questo articolo si inserisce nel più ampio dibattito che da tempo anima il mondo dell’istruzione italiana: quello dell’inclusione e integrazione scolastica.

Garantire pari opportunità di accesso alla formazione non significa solo promuovere ambienti accoglienti e rispettosi delle diversità, ma anche rimuovere gli ostacoli economici che impediscono a molte famiglie di sostenere i costi dell’educazione.

Tra questi, il caro libri rappresenta una delle barriere più insidiose e persistenti.

Un costo che pesa sulle famiglie

Ogni nuovo anno scolastico porta con sé un fardello economico sempre più gravoso per le famiglie italiane. Secondo i dati diffusi dal Codacons, nel 2024 il prezzo dei libri di testo ha registrato un aumento del 18% rispetto all’anno precedente, con un ulteriore incremento del 2,8% nel 2025. In vent’anni, il rincaro complessivo ha raggiunto il 25%, ben oltre il tasso di inflazione programmata.

La spesa media per gli studenti delle scuole superiori si aggira oggi intorno ai 500 euro annui, mentre per quelli delle medie si parla di circa 350 euro. Una cifra che, per molte famiglie, equivale a metà di uno stipendio mensile. Eppure, il numero degli studenti è in calo: dagli 8,7 milioni del 2004/05 ai 7,9 milioni attuali.

Meno studenti, ma libri sempre più costosi.

Un mercato dominato da pochi

Gli editori attribuiscono l’aumento dei prezzi al rincaro della carta da macero, che ha registrato un +52% dal 2023. Tuttavia, questa spiegazione appare parziale. Il vero nodo è l’assetto del mercato editoriale scolastico, dominato da un oligopolio: quattro gruppi editoriali – Mondadori, Zanichelli, La Scuola e Sanoma – controllano l’80% del settore, che vale circa 800 milioni di euro l’anno.

Il Gruppo Mondadori, in particolare, detiene una quota di mercato del 32% ed è controllato per oltre metà dalla Fininvest, presieduta da Marina Berlusconi.

Questo assetto monopolistico limita la concorrenza e perpetua pratiche  come le “nuove edizioni” annuali, che spesso si riducono a semplici rimpaginazioni o cambi di copertina.

Il risultato? L’impossibilità di riutilizzare i libri da un anno all’altro, aggravando ulteriormente la spesa per le famiglie.

Modelli alternativi e soluzioni possibili

A fronte di questa situazione, l’Italia si distingue negativamente tra i grandi Paesi europei per la spesa pro-capite in libri scolastici. Eppure, esistono modelli alternativi già adottati con successo all’estero. In Germania, alcuni Länder offrono gratuitamente tutto il materiale didattico, mentre a Berlino le famiglie versano una quota forfettaria di 100 euro l’anno, con esenzioni per i redditi più bassi. In Francia, le scuole forniscono direttamente dispense e libri, riducendo drasticamente i costi. In Olanda, Belgio e Svezia, le spese scolastiche per l’età dell’obbligo sono coperte dallo Stato, salvo piccoli contributi per fotocopie o danni ai materiali.

Anche in Italia esistono esperienze virtuose, come la cosiddetta “autoproduzione” didattica, in cui i docenti preparano direttamente le dispense per gli studenti. Tuttavia, queste pratiche restano marginali e non sufficientemente sostenute dalle istituzioni.

Investire in istruzione significa anche garantire un accesso equo ai materiali didattici.

Secondo Eurostat, nel 2020 l’Italia ha destinato solo lo 0,65% del PIL all’istruzione secondaria, contro l’1,31% della Germania e l’1,26% della Francia. Invece di aumentare la spesa militare – come richiesto da Usa e Nato – sarebbe più utile raddoppiare gli investimenti nell’istruzione pubblica.

Una questione di equità e inclusione

Questa battaglia non riguarda solo la scuola, ma anche il salario indiretto: quel sistema di welfare che dovrebbe garantire gratuitamente i servizi essenziali come salute, trasporti e istruzione. Ridurre il costo dei libri di testo non è solo una questione economica, ma un passo fondamentale verso una scuola più inclusiva, equa e capace di integrare davvero tutti gli studenti, indipendentemente dal loro background socioeconomico.

Vuoti a Rendere: “La nostra campagna uno spartiacque. Ora approvare la delibera”

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

 

La campagna Vuoti A Rendere (www.vuotiarendere.org) prende la parola in vista del voto del Consiglio Comunale sulla delibera di iniziativa popolare “Nuove tutele per il diritto alla casa”, previsto – dopo molti rinvii – per lunedì 22 settembre.

“Il Consiglio Comunale è finalmente chiamato – dicono le/gli attiviste/i – a esprimersi sulle nostre proposte. In vista del voto di lunedì, rinnoviamo a consigliere e consiglieri la richiesta di fare una cosa ragionevole e giusta, decidendo di avviare una stagione nuova nelle politiche cittadine per la casa e aprendo la strada verso strumenti innovativi e urgenti per garantire e promuovere il diritto fondamentale all’abitare”.

 

Già nel mese di luglio, sottolineano da Vuoti A Rendere, si è andati molto vicino all’approvazione della proposta di delibera di iniziativa popolare. “Vogliamo ribadire quanto già detto due mesi fa. Se è vero che la nostra campagna è stata annoverata a più riprese tra le principali ispirazioni del “Piano dell’abitare per lo sviluppo della Città di Torino”, è il momento di essere conseguenti. Mostriamo alle e ai torinesi che le proposte di Vuoti A Rendere possono e devono diventare un primo passo verso l’attuazione del Piano dell’abitare”.

 

Poi, sempre a luglio, i rinvii della votazione, dovuti agli emendamenti ostruzionistici di alcuni gruppi di minoranza e alle prese di posizione allarmate delle associazioni rappresentative della proprietà edilizia. Da Vuoti A Rendere tornano su quanto successo per esprimere alcune valutazioni più ampie: “Vogliamo rivendicare che la nostra campagna, ispirata ai migliori standard europei, è stata uno spartiacque nei dibattiti cittadini e nazionali sulla casa. Grazie alle nostre proposte nessuno può più ignorare la necessità di intervenire sulle troppe case vuote nelle nostre città, e sui costi intollerabili (abitativi, sociali, urbanistici e ambientali) che l’abbandono scarica sulla collettività. I nostri obiettivi sono chiari: censire gli alloggi inutilizzati; potenziare gli strumenti di dialogo tra proprietari e bisogni abitativi; introdurre, accanto ai consueti incentivi, disincentivi graduali e crescenti per i soli grandi proprietari pubblici e privati di alloggi in stato di ingiustificato abbandono. Tutto per restituire alla disponibilità collettiva il maggior numero di case possibile”.

 

Proprio i disincentivi sono stati al centro delle recriminazioni di alcune forze politiche e associazioni della proprietà edilizia. “Che un principio di buon senso come quello da noi proposto per i soli grandi proprietari sia stato attaccato in modo così violento – dicono da Vuoti A Rendere – è qualcosa di significativo e inquietante. A volte per ignoranza e pregiudizio, più spesso con inaccettabili intenti diffamatori, la nostra campagna è stata descritta come una minaccia per qualsiasi forma di proprietà, proveniente da gruppuscoli eversivi. Ad accuse così modeste rispondiamo con la serenità che ci viene dalla serietà del nostro percorso. Chi ha a cuore il diritto all’abitare non si faccia distrarre da quella parte di società e di politica che è disposta a tutto, pur di servire e difendere gli interessi antisociali della grande rendita speculativa. Questi, sì, sono i veri estremisti da cui prendere le distanze”.

 

E, a conclusione del ragionamento, un ultimo appello: “La necessità di promuovere il diritto all’abitare di tutte/i e di ciascuna/o  impone la ricerca di nuovi equilibri tra questo diritto fondamentale e la grande proprietà edilizia. Lunedì 22 settembre, l’approvazione della delibera potrà essere un primo passo in questa direzione: fare di Torino un laboratorio di innovazione per le politiche abitative italiane è un obiettivo a portata di mano. Si tratterà poi di andare in tempi brevi verso un’attuazione concreta ed effettiva di quanto deciso dal Consiglio Comunale. Noi – concludono le/gli attiviste/i di Vuoti A Rendere – siamo pronte/i a fare la nostra parte: non faremo mancare le nostre proposte e non faremo spegnere i riflettori sulla questione abitativa torinese. Perché è tempo di posizionare la nostra città accanto alle migliori esperienze europee e così aprire una stagione finalmente nuova per il diritto all’abitare”.

Bartoli (Presidente Commissione Ambiente): “La Fiera di Rivara è identità, tradizione e futuro del nostro territorio”

La 156ª Fiera Autunnale di Rivara, ospitata nel suggestivo Parco di Villa Ogliani e nelle piazze del paese, si conferma anche quest’anno un appuntamento di straordinaria rilevanza per il Canavese e per l’intero Piemonte.

“Questa manifestazione – dichiara il Consigliere regionale e Presidente della V Commissione Ambiente, Sergio Bartoli – è molto più di un evento fieristico: è un momento di incontro tra cittadini, espositori e istituzioni, capace di valorizzare il patrimonio agricolo, enogastronomico e culturale delle nostre comunità. La Fiera rappresenta un ponte tra passato e futuro, mantenendo vive le radici della tradizione e al tempo stesso offrendo spunti di crescita e innovazione.”

La giornata ha visto la partecipazione di amministratori locali, associazioni, volontari ed espositori, con un programma ricco di iniziative: dalla tradizionale gara a baronda alla premiazione degli espositori, fino agli spettacoli e ai momenti conviviali che hanno animato la piazza.

“Il merito – prosegue Bartoli – va riconosciuto al Sindaco Maurizio Giacoletto, al Presidente della Fiera Ales Troglia-Gamba, all’Assessore Marisa Basolo, a tutte le associazioni e ai volontari che con impegno e dedizione rendono possibile il successo di questa manifestazione. Rivara dimostra ancora una volta di saper coniugare la forza della tradizione con la capacità di guardare avanti.”

La Fiera Autunnale si conferma così un simbolo di identità e coesione, capace di raccontare il territorio attraverso le sue eccellenze, con uno sguardo sempre più attento all’ambiente e alla sostenibilità.

L’amore, il coraggio e il bisogno di mettersi in gioco. La scrittrice Nadia Lanzi racconta i suoi romanzi

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Nadia Lanzi è una scrittrice milanese che ha fatto dell’amore e delle emozioni autentiche il cuore pulsante dei suoi romanzi. La sua penna ha conquistato sia i lettori adolescenti che il pubblico adulto, grazie a storie capaci di intrecciare sentimenti, crescita personale e il coraggio di affrontare le sfide della vita.


«Scrivo per emozionare e per incoraggiare – racconta Nadia –. Ogni storia nasce da un’intuizione, da un’immagine che mi rimane impressa e che sento il bisogno di trasformare in parole. Mi piace raccontare l’amore in tutte le sue sfumature: romantico, tormentato, talvolta difficile, ma sempre capace di cambiare le persone.»

Il primo romanzo, “Io, Me e l’Altra”, è un viaggio introspettivo che parla di riscoperta di sé, resilienza e rinascita. Una protagonista sensibile, empatica e un po’ introversa, ma determinata, che impara a mettersi al centro della propria vita e a scegliere la propria felicità. Un libro che ha saputo toccare corde profonde in chi lo ha letto, diventando per molti un piccolo “manuale di sopravvivenza”.

Il secondo titolo, “Come Fuoco sul Ghiaccio”, è invece una storia d’amore intensa e appassionata, ambientata nel mondo del pattinaggio artistico e della danza. Elisa, una giovane ballerina con il sogno di emergere, e Christian, un campione dal carattere ribelle e tormentato, si incontrano e si scontrano in un turbine di emozioni, competizioni e scelte difficili. Il romanzo ha conquistato i lettori per la sua capacità di raccontare una relazione che nasce inaspettatamente tra due anime opposte, ma destinata a sopravvivere alle tempeste della vita.

«È una storia che parla di fiducia, di seconde possibilità e del coraggio di lasciarsi andare, anche quando tutto sembra remare contro.»

E per i fan c’è una grande notizia: sta per arrivare il seguito, il secondo capitolo di quella che sarà una vera e propria trilogia. Una nuova avventura che promette emozioni ancora più forti, colpi di scena e momenti da batticuore.

Nadia è molto attiva sui social, dove ama dialogare con i suoi lettori, condividere retroscena della scrittura e aggiornamenti sui suoi progetti.
📍 Facebook: https://www.facebook.com/share/14MUKRX8iiZ/
📍 Instagram: https://www.instagram.com/nadia_lanzi?igsh=aGV6M2pxNjZid21w

 

«I miei lettori sono una parte fondamentale del mio lavoro – conclude –. Ogni loro messaggio, ogni emozione che condividono con me è il motore che mi spinge a scrivere ancora.»

Con uno stile che emoziona e personaggi che restano nel cuore, Nadia Lanzi si conferma una delle voci più interessanti del panorama della narrativa romantica contemporanea.

Emozionante confronto tra ieri e oggi: “Non è un selfie” di Enrico Vergoni

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I quarantenni di oggi, adolescenti negli anni ‘90

In tanti lo conoscono come poeta, per i suoi libri e per i versi che pubblica sui social, dove è popolarissimo. Ma ora Enrico Vergoni di Marotta è entrato nel mondo della narrativa con il suo “Non è un selfie. I quarantenni di oggi, adolescenti negli anni ‘90” (Robin edizioni Torino): un successo immediato, visto che è già entrato nella classifica della nuova narrativa italiana di Amazon Italia.

Difficile non identificarsi in quello che il protagonista racconta.

Chi è stato giovane nell’ultimo decennio del ‘900 non faticherà a divertirsi e a commuoversi, ricordando un’epoca che sembra vicina ma che i cambiamenti avvenuti nella società hanno reso ‘antica” se non superata.

Da qui nasce quel confronto tra ieri e oggi che dà modo a Vergoni di esprimere pensieri ed emozioni; lo sguardo all’indietro dell’autore non è solo nostalgia per un tempo più felice, è la voglia di non dimenticare quel ragazzo che grazie all’amore, agli amici, alla musica scopriva la vita.

Quel ragazzo non morirà mai, suggerisce Vergoni.

Presentato in varie parti d’Italia durante l’ultima stagione, il libro sarà, come i precedenti dell’autore, tradotto anche in lingua spagnola.

Si tratta del quarto libro di Vergoni, che ha iniziato la sua carriera con “Tango e Cenere” nel 2011 (ancora oggi uno dei libri di poesia contemporanea italiana più tradotti) fino a “Lettera ad una Figlia” che ha vinto numerosi premi internazionali ed è stato presentato in molte scuole lungo la penisola ed è stato inserito nella biblioteca del Quirinale tra i libri più importanti dell’ultimo decennio.

Questo inverno continuerà l’attività promozionale ed il progetto dei laboratori di scrittura in vari istituti dopo il successo dell’iniziativa presso numerose scuole italiane insieme ai poeti Claudio Pacifici e Stefano Sorcinelli.

 

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