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Torinesi e Vip: quando è il volto ad influenzare gli acquisti

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Dall’occhialeria alla ristorazione, dall’estetica ai viaggi: il potere dei volti noti riscrive le regole del consumo

Basta scorrere il feed di Instagram per capire come funziona il mercato oggi.

 

Un paio di occhiali David Beckham indossati dall’ex calciatore in uno scatto rubato a Milano, e nel giro di poche ore le ricerche online schizzano alle stelle: ottici, e-commerce, rivenditori autorizzati.

 

Non è magia, è la nuova economia dell’influenza, un sistema in cui il volto — famoso o semplicemente autentico — è diventato il motore più potente delle decisioni d’acquisto.

Torino non fa eccezione a questa tendenza globale, anzi la vive con una particolarità tutta sua. La città della Mole ha sempre avuto un rapporto speciale con l’eleganza discreta, con il lusso non ostentato. Eppure anche qui i torinesi guardano ai volti celebri per orientarsi negli acquisti quotidiani e non. Quando un’attrice o uno sportivo noto viene fotografato in un ristorante del centro, le prenotazioni raddoppiano nel giro di pochi giorni.

Quando un influencer locale racconta la sua esperienza in un locale del Quadrilatero Romano, le sue prenotazioni vanno sold out per diverse settimane.

Non solo moda: l’influenza è ovunque

Sarebbe riduttivo pensare che questo meccanismo riguardi soltanto la moda.

Certo, gli occhiali da sole e da vista, le borse, i capi d’abbigliamento restano tra le categorie più sensibili al fenomeno: un brand di eyewear associato al volto giusto può vedere le vendite crescere del 30-40% in pochi mesi. Ma il raggio d’azione si è allargato enormemente.

Si compra dove mangia la persona famosa, si prenota l’esperienza consigliata dall’influencer, si sceglie il parrucchiere frequentato dalla tiktoker preferita del momento.

A Torino lo si vede concretamente: alcuni locali del centro o di San Salvario hanno costruito la propria reputazione anche grazie a serate frequentate da volti noti del calcio, della televisione o della scena musicale. Gli eventi esclusivi — inaugurazioni, degustazioni private, serate a numero chiuso — diventano appetibili proprio perché associati a determinate presenze.

Dai VIP ai micro-influencer: la piramide dell’influenza

Il sistema funziona su più livelli. In cima ci sono i grandi nomi internazionali: campioni dello sport, attori, musicisti con milioni di follower. Il loro endorsement — anche involontario, anche solo una foto — vale milioni. Sotto di loro, però, si muove un ecosistema altrettanto potente e spesso più efficace: gli influencer medi (tra i 100.000 e il milione di follower) e i micro-influencer, che si fermano sotto le 50.000 persone ma vantano community incredibilmente fedeli e coinvolte.

È proprio questa seconda categoria che sta rivoluzionando il mercato locale.

A Torino ci sono creator che parlano di beauty, cucina, viaggi o benessere a platee di 10.000-30.000 persone, tutte iperlocali, tutte in ascolto attivo.

Un loro post su un centro estetico di Crocetta o su un hotel boutique delle Langhe ha un tasso di conversione che molte campagne pubblicitarie tradizionali si sognano. La fiducia, in questo contesto, vale più della portata.

Il viaggio, l’esperienza, il benessere

Tra i settori più trasformati da questa dinamica ci sono i viaggi e il benessere.

Una destinazione consigliata da un travel creator torinese può diventare meta ambita in poche settimane. Un centro per i capelli che ottiene la visibilità giusta sui social — magari grazie alla testimonianza di qualcuno che i follower conoscono e seguono da anni — si ritrova con l’agenda piena per mesi.

I trattamenti estetici, i percorsi benessere, i retreat di yoga: tutto passa attraverso il filtro della voce umana e del volto che ci mette la faccia.

L’economia dell’influenza non è una moda passeggera

I dati parlano chiaro: secondo le stime più recenti del settore, il mercato globale dell’influencer marketing supera ormai i 20 miliardi di dollari l’anno, con una crescita costante anche nei mercati locali e di prossimità. Le aziende torinesi — piccole boutique, ristoranti, centri benessere, ottici, hotel — lo hanno capito e stanno investendo sempre di più in partnership con creator del territorio.

Non si tratta di comprare visibilità, ma di costruire fiducia attraverso volti in cui la gente si riconosce. Perché alla fine, che si tratti di un paio di occhiali o di una cena davvero da ricordare, la domanda che guida ogni scelta è sempre la stessa: chi me lo ha detto? E quanto mi fido davvero di lui?

Euroedizioni Torino al Salone del Libro: una teca per i libri che ci hanno cambiati  

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Tra gli scaffali sterminati del Salone Internazionale del Libro di Torino, dove ogni anno le parole cercano nuovi lettori e i lettori cercano, forse, nuove versioni di sé stessi, ci sarà anche uno spazio dedicato a una domanda semplice e potentissima: può un libro cambiare una vita?

 

 Dal 14 al 18 maggio, la casa editrice Euroedizioni Torino sarà presente alla manifestazione con un progetto dal sapore partecipativo e quasi “artigianale“, costruito attorno al valore trasformativo della lettura e dell’esperienza scolastica. Non soltanto uno stand editoriale, dunque, ma una piccola officina di memoria e condivisione, in cui ogni visitatore potrà lasciare traccia del proprio libro-svolta.

L’idea è tanto concreta quanto evocativa: chiunque potrà avvicinarsi allo stand, consigliare un testo che abbia avuto un significato speciale nel proprio percorso umano o professionale e inserirlo simbolicamente all’interno di una teca. Una sorta di archivio sentimentale della lettura, composto non da classifiche o bestseller, ma da opere capaci di aprire passaggi interiori, cambiare prospettive, accendere vocazioni o persino riconciliare qualcuno con la scuola, con l’insegnamento, con il desiderio di imparare.

In un tempo dominato dalla velocità dei contenuti e dalla distrazione permanente, l’iniziativa assume quasi il tono di un gesto controcorrente: fermarsi davanti a un libro e domandarsi non “quanto vende?”, ma “cosa ha lasciato dentro di me?”. 

La proposta nasce dall’identità stessa di Euroedizioni Torino, realtà editoriale da anni impegnata nel mondo della scuola e della formazione. La casa editrice si occupa prevalentemente dei problemi organizzativi e gestionali delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, affrontando tanto gli aspetti pedagogico-didattici quanto quelli amministrativo-contabili. Attraverso consulenza, formazione anche online, riferimenti interpretativi, supporti operativi ed edizioni specialistiche, Euroedizioni accompagna quotidianamente dirigenti, docenti e personale scolastico nella complessa macchina educativa italiana.

Accanto alla pubblicazione di manuali per la preparazione ai concorsi del personale scolastico, la casa editrice sviluppa riviste e strumenti di approfondimento come Fare l’InsegnanteAmministrare la ScuolaDirigere la Scuola e Scienza dell’Amministrazione Scolastica: un ecosistema editoriale che prova a trasformare la normativa e la gestione scolastica in strumenti concreti di crescita professionale.

Ed è proprio qui che il progetto della “teca dei libri” trova il suo significato più autentico. Perché la scuola non è fatta soltanto di regolamenti, procedure e organizzazione. Vive anche di storie personali, intuizioni, pagine sottolineate durante una notte difficile, romanzi trovati per caso, saggi che hanno cambiato il modo di guardare gli studenti, la società, sé stessi.Allo stand di Euroedizioni, sito presso il Padiglione 2-H06, il visitatore non sarà soltanto spettatore. Diventerà testimone. Potrà lasciare un consiglio di lettura, un frammento di esperienza, forse persino una confessione silenziosa: questo libro mi ha cambiato.

 

E in mezzo al grande rumore della fiera, quella teca rischia di diventare qualcosa di raro: una mappa collettiva delle trasformazioni invisibili che solo la lettura sa produrre.

Oltre il benessere di facciata: costruire una solidità interiore che resista al tempo

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Essere consapevoli riguardo alla propria condizione psicofisica non è un fattore scontato

Avere la capacità di leggersi veramente in un’epoca in cui il benessere viene spesso raccontato attraverso immagini curate, frasi motivazionali e routine perfette, richiede sforzo e dedizione. Sui social e nei contesti professionali sembra che tutti sappiano sempre come gestire emozioni, relazioni e difficoltà. Tuttavia, dietro questa narrazione levigata, molte persone sperimentano fragilità profonde e silenziose. Non è un caso che sempre più individui si rivolgano a professionisti, siano essi in presenza o a distanza come il dott. Davide Caricchi di Psicologo online 24, per comprendere come costruire una stabilità emotiva che non dipenda dall’approvazione esterna o dall’assenza di problemi, ma da basi interiori più solide e durature.

Benessere reale e benessere percepito

La psicologia distingue tra benessere soggettivo e benessere autentico. Il primo è legato alla percezione immediata di piacere o soddisfazione; il secondo riguarda la coerenza tra valori, scelte e identità personale. È possibile che i due non coincidano, portando a sentirsi temporaneamente bene senza essere davvero in equilibrio. Il benessere di facciata è fragile perché dipende dalle circostanze: successo lavorativo, riconoscimento sociale, relazioni senza conflitti.

Al contrario, la solidità interiore si costruisce su elementi più stabili: consapevolezza di sé, capacità di regolare le emozioni, accettazione dei propri limiti. Numerosi studi mostrano che le persone che sviluppano queste competenze sono più resilienti di fronte agli eventi stressanti. Non è l’assenza di difficoltà a determinare la forza, ma il modo in cui le si attraversa.

La resilienza come competenza allenabile

La resilienza non è una dote innata riservata a pochi. Le ricerche in ambito psicologico dimostrano che può essere sviluppata nel tempo attraverso pratiche concrete: riflessione sulle esperienze, costruzione di relazioni di supporto, rielaborazione degli errori. Imparare a dare significato alle difficoltà riduce il loro impatto destabilizzante.

Un elemento centrale è la capacità di distinguere tra ciò che dipende da noi e ciò che non possiamo controllare. Questa distinzione, presente in molte tradizioni filosofiche e confermata dalla psicologia moderna, aiuta a ridurre il senso di impotenza. Concentrarsi sulle proprie azioni, anziché sulle variabili esterne, rafforza il senso di efficacia personale.

Emozioni: accoglierle, non negarle

Un altro pilastro della solidità interiore è il rapporto con le emozioni. Spesso si tende a reprimere tristezza, paura o rabbia per mantenere un’immagine di equilibrio. Tuttavia, evitare sistematicamente le emozioni negative non le elimina: le rende solo meno visibili, ma più influenti. Le emozioni ignorate trovano comunque il modo di emergere.

Le evidenze scientifiche indicano che riconoscere e nominare le proprie emozioni ne riduce l’intensità e migliora la capacità di gestione. Questo processo, chiamato regolazione emotiva, è associato a una maggiore stabilità nel tempo. Accettare la propria vulnerabilità è un segno di maturità, non di debolezza.

Coerenza tra valori e scelte

La solidità interiore si rafforza quando le azioni quotidiane sono coerenti con i propri valori. Le persone che vivono in dissonanza – ad esempio, perseguendo obiettivi imposti dall’esterno – sperimentano livelli più alti di stress e insoddisfazione. Al contrario, agire in linea con ciò che si ritiene importante favorisce un senso di integrità personale.

Questo non significa vivere senza compromessi, ma mantenere un orientamento chiaro. Chiedersi “Perché lo sto facendo?” è spesso più utile che chiedersi “Sto facendo abbastanza?”. La direzione conta più della velocità, soprattutto in un contesto sociale che valorizza la performance continua.

Relazioni come fondamento della stabilità

Numerosi studi longitudinali hanno evidenziato che la qualità delle relazioni è uno dei fattori più importanti per il benessere a lungo termine. Non si tratta della quantità di contatti, ma della presenza di legami autentici e di sostegno reciproco. La connessione umana agisce come fattore protettivo contro lo stress.

Costruire relazioni basate su fiducia e reciprocità richiede tempo e autenticità. Anche questo è un antidoto al benessere di facciata: mostrarsi per ciò che si è, senza maschere eccessive, crea legami più stabili e soddisfacenti. La solidità interiore cresce quando non dobbiamo difendere continuamente un’immagine.

Dal successo esteriore alla forza interiore

Andare oltre il benessere apparente significa spostare l’attenzione dall’immagine alla sostanza. Non è un percorso rapido, né lineare. Richiede introspezione, pazienza e disponibilità al cambiamento. Tuttavia, i benefici sono duraturi: maggiore equilibrio, capacità di affrontare le crisi, senso di continuità nel tempo.

La vera stabilità non nasce dall’assenza di problemi, ma dalla capacità di restare centrati mentre la vita cambia. In un mondo che premia l’apparenza e la velocità, scegliere di costruire una solidità interiore è un atto di consapevolezza che permette di resistere alle oscillazioni esterne e di mantenere una direzione personale anche quando il contesto si trasforma.

 

 

Daniela Rosso Prin e Mauro Sanna: “Intreccio visivo”

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Dal 7 al 23 maggio, alla galleria Malinpensa by La Telaccia 

La galleria d’arte Malinpensa by La Telaccia ospita dal 7 al 23 maggio prossimi la mostra dal titolo “Intreccio visivo”, curata da Monia Malinpensa e incentrata su due artisti, Daniela Rosso Prin e Mauro Sanna.

Daniela Rosso Prin è una pittrice torinese, il cui mondo pittorico emana freschezza e, al tempo stesso, calore, dimostrando la capacità di utilizzo delle diverse tecniche pittoriche nella esaltazione della profondità dei colori, usati per dar vita a soggetti mai banali e ripetitivi. L’artista predilige la tecnica ad olio e aderisce alla pittura figurativa, affrontando indifferentemente sia il tema del paesaggio sia la sfida del ritratto e riversando sulle tele le proprie intuizioni di ispirazione e le proprie emozioni, attraverso attente disposizioni tonali, utilizzando a tratti il pennello, a tratti la spatola. Daniela Rosso, in arte Prin, nelle sue opere rivolge un’attenzione particolare alla natura, che si apre come un vivo respiro capace di attraversare la tela. Si tratta di un luogo dove la realtà esterna e la dimensione interiore si incontrano in un  dialogo silenzioso e profondo.

I suoi paesaggi non sono semplici scenari, ma spazi vivi sospesi tra realtà e immaginazione , in cui figura la presenza umana, che si pone in costante dialogo con la forza della natura.

A scandire stagioni e movimenti è la luce, capace di modulare colori e ombre, mentre ogni segno si trasforma in gesto poetico, in ritmo, in vibrazione emotiva. La ricerca della Prin si muove lungo un percorso intimistico e contemporaneo, in cui ogni opera risulta una sintesi tra colore, armonia e forma.

Il secondo artista in mostra è Mauro Sanna, nativo di Sassari e tuttora residente e attivo a Sassari.

Fin da piccolo dimostrò una spiccata propensione per l’arte in tutte le sue forme, soprattutto nei confronti del disegno e della pittura, tanto che, intorno al 1977, durante la scuola, venne notato da pittori di fama regionale, che gli consigliarono il proseguimento degli studi artistici.

Dopo aver conseguito il diploma di maestro d’Arte Applicata, Mauro Sanna iniziò subito a lavorare per aziende locali occupandosi di serigrafia e pubblicità, dimostrando in questi stimolanti lavori la sua creatività. In mostra sono opere pittoriche astratte realizzate ad olio su tela.

Attraverso le sue opere l’artista Mauro Sanna trasmette una vitalità singolare, in cui gli elementi segni i si compenetrano in maniera armoniosa, dando vita a un equilibrio compositivo del tutto compiuto. Nelle sue opere presente un dialogo lirico tra sensibilità e tecnica, studio e spontaneità, in cui la composizione vive nella libertà del gesto e della luce, divenendo voce poetica e percezione dello spazio visivo. L’universo rivelato dai suoi dipinti è al tempo stesso intimo e universale e il suo astrattismo pittorico si traduce in un racconto fortemente simbolico e carico di energia.

L’astrattismo di Mauro Sanna possiede una resa scenica e formale unica, che rende ben riconoscibile la sua ricerca artistica.

Malinpensa Galleria d’Arte by La Telaccia

Corso Inghilterra 51

Orari 10.30-12.30/ 16-19

Chiuso lunedì e festivi.

Per informazioni tel 011/5628220

Email: malinpensagalleriadarte@gmail.com

Torino, è boom del benessere: dove si investe (e dove invece si perde terreno)

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Dal fitness alla piscina di casa, dalla psicologia alla longevità: i torinesi ridisegnano le proprie priorità di spesa. Mentre il commercio tradizionale arretra, il wellness avanza a ritmo sostenuto.

C’è una parola che domina le scelte economiche dei torinesi nel 2026: benessere.

 

Non più un lusso per pochi, ma una voce strutturale del bilancio familiare.

 

E in questo scenario, anche la ristorazione di qualità si riposiziona: frequentare un ristorante raffinato non è più considerato un capriccio occasionale, ma un’esperienza di cura di sé, di convivialità consapevole e di ricerca della qualità.

 

Il wellness come nuova economia

Il fenomeno non è locale: è globale. Ma Torino lo riflette con chiarezza. Secondo il Global Wellness Economy Monitor, il mercato mondiale del benessere è oggi la prima economy globale e continuerà a crescere almeno fino al 2028.

In Italia, il settore dei centri benessere e dei servizi di massaggio professionale è cresciuto del 7,8% annuo negli ultimi cinque anni, e il numero di strutture specializzate ha registrato un’espansione costante.

A Torino, i dati della Camera di Commercio confermano questa “tendenza”: tra i comparti in crescita spiccano i servizi alla persona, le attività professionali (+2,1%) e le attività finanziarie (+5,7%), a testimonianza di una città che si riorganizza attorno a servizi di qualità e benessere individuale. Dopo due anni di contrazione, il tessuto imprenditoriale torinese è tornato a crescere con un saldo tra aperture e chiusure ampiamente positivo di +1.317 unità.

Dove si investe di più

Ristorazione di qualità ed esperienze gastronomiche

La ristorazione di livello è uno dei settori che meglio ha saputo intercettare il nuovo desiderio di benessere esperienziale. I torinesi spendono sempre di più per pasti curati, ingredienti ricercati e atmosfere che trasformano la cena in un momento di rigenerazione.

Secondo i dati Confcommercio, la ristorazione è tra i pochi comparti della distribuzione a proiettare una crescita del +15,5% entro il 2035, confermandosi motore dell’economia urbana. Non si tratta solo di cibo: è la ricerca di un’esperienza totale, fatta di cura, identità culturale e piacere condiviso.

Fitness e longevità attiva

I centri fitness e i personal center stanno attraversando una profonda trasformazione. L’allenamento non è più visto come strumento puramente estetico, ma come investimento sulla salute a lungo termine.

Cresce la domanda di programmi orientati alla longevità attiva, alla mobilità funzionale e alla prevenzione degli infortuni. Il concetto di healthspan — ovvero la qualità degli anni vissuti in salute — è diventato la bussola per una generazione di consumatori consapevoli.

Pilates, yoga e allenamento della forza registrano numeri in costante aumento anche nel capoluogo piemontese.

Benessere mentale e psicologia

Uno dei comparti in maggiore espansione è quello della salute mentale. Il 62% delle aziende italiane ha già attivato programmi di supporto psicologico per i propri dipendenti (dati PwC Italia), e la tendenza si riflette anche nei consumi privati.

Crescono gli sportelli di ascolto, i percorsi di mindfulness e le app di monitoraggio del benessere. In un contesto di stress diffuso e ritmi sempre più intensi, prendersi cura della mente è diventato un atto concreto, quotidiano e socialmente accettato.

Cura della persona e cosmesi clean

Nel retail torinese, il comparto dei prodotti di cura della persona è tra i pochi a segnare performance positive nel 2025 (+3,7% a livello nazionale).

Cresce la domanda di prodotti “clean label”, formulazioni naturali e trattamenti personalizzati. I consumatori leggono le etichette, scelgono ingredienti riconoscibili ed evitano sostanze potenzialmente dannose: una rivoluzione silenziosa che premia le aziende più trasparenti e penalizza chi non si adegua.

Tecnologia applicata al benessere

Dispositivi indossabili, app per il monitoraggio del sonno, sistemi smart per la gestione domestica del benessere: la tecnologia entra sempre più nel perimetro della salute personale.

 Sensori, intelligenza artificiale e percorsi di cura personalizzati sono il futuro prossimo di un settore in piena evoluzione, con una domanda che cresce in modo trasversale tra le generazioni.

Dove si registra un calo

Il quadro non è però tutto positivo. Mentre il wellness avanza, interi comparti tradizionali subiscono una contrazione significativa.

Il commercio al dettaglio è in crisi strutturale. A Torino, i dati Nomisma registrano una flessione delle unità commerciali locali del -9,3% nell’ultimo decennio. I valori di compravendita dei negozi in città sono calati del -22,1% tra il 2015 e il 2025.

Confesercenti ha definito la situazione «drammatica», con le piccole imprese giovanili e femminili tra le più colpite.

I settori più penalizzati sono:

  • Abbigliamento e calzature: -21,4% nelle unità locali negli ultimi dieci anni;

  • Cultura e svago (librerie, negozi di musica, articoli ricreativi): -28,0%;

  • Mobili e ferramenta: in calo strutturale, complice la frenata dell’edilizia residenziale;

  • Industria manifatturiera: -0,78% nel primo trimestre 2025 in Piemonte (dati Unioncamere).

Anche il commercio di prossimità soffre di un paradosso: i canoni di affitto restano elevati mentre i valori di vendita degli spazi commerciali crollano, rendendo insostenibile la gestione per molti piccoli imprenditori.

La mappa del futuro torinese

I dati della Camera di Commercio di Torino, ordunque, fotografano una città in transizione.

 Il traino è nei servizi alle imprese e nei servizi alla persona, mentre commercio tradizionale, industria e agricoltura segnano ancora il passo. Bene anche il turismo, che si mantiene stabile grazie alla crescita degli afflussi extra-alberghieri.

È la fotografia di una città che sta ridefinendo le sue priorità: meno beni materiali, più esperienze e qualità della vita. Meno fast fashion, più centri benessere. Meno negozi che chiudono senza ricambio, più realtà specializzate nel wellness che aprono e crescono.

Lavinia Salvatori e Marco Palma: “Materia in ascolto”

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Dal 9 al 23 aprile prossimo, la galleria d’arte Malinpensa by La Telaccia ospiterà le opere degli artisti 

Lavinia Salvatori, in mostra insieme all’artista Marco Palma alla galleria d’arte Malinpensa by la Telaccia, manifesta un’intensa propensione alla comunicazione di contenuti psicologici costanti rivolti al fruitore. Le sue opere, generate da una profonda essenza emotiva, sono capaci di suscitare nell’osservatore un’immediata partecipazione. Le rappresentazioni si configurano come segni espressivi di una creatività astratta e informale in grado di raggiungere risultati di notevole equilibrio strutturale e di rilevante valore cromatico. Spazi, volumi e superfici si articolano all’interno dell’opera in una stesura tecnica importante, dove la stratificazione materica diventa veicolo dell’identità più autentica dell’artista. Il processo creativo di Lavinia Salvatori si distingue per il suo lessico pittorico raffinato, capace di trasmettere emozioni e sensazioni continue, elementi fondanti del suo percorso espressivo. La struttura dell’opera si fonda su un ritmo compositivo intenso in cui segni, campiture e tensioni formali si organizzano secondo una logica dinamica e contemporanea. L’equilibrio nasce dal dialogo costante tra ordine e impulso, tra controllo e libertà espressiva, generando una superficie pittorica carica di energia e di comunicativa. Ne deriva un impianto moderno capace di integrare capacità prospettica, movimento e l’articolazione volumetrica sempre in una sintesi visiva aperta e vitale. Nella tecnica mista su tela, l’artista Lavinia Salvatori fonde la materia della tempera con la luminosità del bianco assoluto, generando una purezza formale intensa. Nelle ultime opere, questo approccio si è ulteriormente evoluto: accanto all’uso della foglia oro su tela, emergono gestualità incisive di nero, oltre a un raffinato decorativismo floreale dei dettagli, che conferiscono forza, ritmo e ricchezza compositiva. La superficie pittorica diventa così un campo di sperimentazione in cui colore e segno dialogano tra loro, offrendo una prospettiva nuova e intensa capace di combinare energia espressiva in un perfetto ascolto con la materia. Attraverso una gestualità intensa, carica di sentimento e di spiritualità, l’opera si presenta luminosa e aperta a un‘autonomia interpretativa. Il dinamismo del gesto e l’uso del colore, uniti a una ricca stratificazione culturale, svolgono un ruolo centrale in una ricerca  esecutiva originale e in continua evoluzione. L’impegno tecnico e materico, l’attenzione alla luminosità del bianco e al rapporto tra forma e spazio, definiscono una pittura autentica e originale in cui il colore si carica di valore simbolico e oscilla tra rigore formale e tensione espressiva. Lavinia Salvatori giunge così a una sintesi stilistica personale che costruisce immagini simboliche e narrazioni autonome.

Lavinia Salvatori ha frequentato l’Istituto d’Arte e si è laureata in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Viterbo, nello stesso periodo in cui frequentava un corso di pittura presso la UCLA Summer School of London. In seguito ha proseguito gli studi con un Master in Arte-terapia, specializzandosi nel linguaggio plastico, grafico e pittorico. Ha frequentato due corsi tenuti dall’artista Roberto Joppolo, con il quale ha approfondito il linguaggio della scultura nei suoi vari aspetti formale e informale, materiali classici e la scultura raku. Dagli artigiani locali ha appreso la sapiente arte della ceramica. La sua espressione artistica, già dai tempi dell’Accademia, è partita dallo studio del figurativo classico, spostandosi gradualmente verso un linguaggio più astratto e personale che potesse esprimere ed esplorare la realtà interna ed emotiva. La sua visione dell’arte è sempre stata “globale”, nel senso che, dal suo punto di vista, l’arte non è solo l’opera in sé, quindi il “prodotto finito”, ma tutto il processo che la accompagna, insieme alle spinte interiori che portano a creare un’opera che può arrivare ad avere una finalità che va oltre l’aspetto estetico in sé. Questo suo modo di interpretare l’esperienza creativa, ha trovato la sua corrispondenza e approfondimento negli studi di arte-terapia, dove ha avuto modo di acquisire e sperimentare personalmente la profondità e gli effetti del processo creativo, dei materiali utilizzati e del linguaggio grafico. Creare, per Lavina Salvatori, ha assunto una funzione sempre più profonda e integrata alla sua vita personale, in quanto è diventata per lei una modalità necessaria e costante per elaborare vissuti interiori e per trasformarli in un tempo successivo. L’arte diventa quindi metamorfosi, utilizzando l’atto artistico per elaborare vissuti e vivere in modo diverso una volta esternati nell’opera; questo passaggio è avvenuto maggiormente dopo aver utilizzato in maniera approfondita il metodo dello scarabocchio, elaborato da Nato Frascà negli anni Novanta, a Roma. Questo metodo consiste nell’utilizzo del segno come elemento descrittivo in sé, sganciato dalla necessità di rappresentare una struttura figurativa in un processo che, complessivamente, consta di circa 30 fogli utilizzati consecutivamente, facendo emergere emozioni e vissuti profondi per elaborare energie bloccate.

Nella ricerca dell’artista Marco Palma, la materia diventa campo di sperimentazione e indagine, assumendo un ruolo centrale in continua trasformazione formale e spaziale che si rende visibile e strutturante. L’opera emerge come una trama di interazioni e di tensioni materiali di forte intensità, in cui elementi plastici e cromatici vengono organizzati sulla tela secondo un equilibrio consapevole. Forma, colore e volume interagiscono all’interno della composizione attraverso un dialogo costante, generando una struttura dinamica aperta e in continua evoluzione. La superficie si espande verso una dimensione prossima alla scultura, autonoma e in mutazione costante, capace di accogliere una libertà espressiva che si rigenera nel tempo e si rinnova nello spazio. L’elemento cardine del lessico incisivo dell’artista Marco Palma è il nero, che attraversa la composizione con forza assoluta, trasformandosi in segno simbolico carico di effetti visivi. Attorno a esso, materiali industriali recuperati si intrecciano con interventi pittorici accesi, dando vita a una struttura vibrante attraversata da gesti energici e da geometrie incisive, che ne definiscono il movimento e ne amplificano la tensione interna. Le opere si distinguono per una marcata presenza di vari materiali e per una tridimensionalità che si impone allo sguardo, esprimendo contenuti ambientali e un’invenzione libera, frutto di un processo creativo in continua evoluzione. L’inserimento della luce in alcune opere, attraverso elementi led, crea bagliori e riflessi unici che accentuano la presenza della materia. Simbolismo, ricerca formale e maestria nell’uso dei materiali, alimentano un percorso in costante crescita, in cui nuove strutture astratte trovano armonia con la progettualità dell’opera. Il riciclo assume un ruolo centrale non solo come scelta etica, ma anche come potente strumento comunicativo, capace di veicolare una visione concettuale lucida e consapevole. La pittoscultura di Marco Palma, frutto di un’evidente sperimentazione tecnica e materica, diventa veicolo di ascolto e di confronto, invitando lo spettatore a riflettere sul mutamento, sulla stratificazione e sulla rinascita della materia. La ricerca di Marco Palma si rivela come una presenza viva e lirica, soggetta a continue metamorfosi e ridefinizioni, costantemente attraversate da tensioni, sovrapposizioni e processi di trasformazione incessanti.

Marco Palma è nato a Varese nel 1975, ha alle spalle studi tecnici che lo hanno portato a laurearsi in ingegneria. Accanto alla formazione tecnica, nel corso del tempo si è fatta spazio la vocazione artistica, che lo ha avvicinato alla poesia e alla pittura da autodidatta. Ad oggi ha pubblicato 4 raccolte di poesia, mentre nel campo pittorico ha partecipato a vari concorsi, e alcuni dei suoi lavori sono stati pubblicati sul numero 62 della rivista Arte e Artisti Contemporanei. Molto spesso i suoi lavori nascono dall’osservazione dei materiali e dei processi che si svolgono in ambito lavorativo e industriale.

Galleria d’arte Malinpensa by La Telaccia – corso Inghilterra 51, Torino – 0115628220 -info@latelaccia.it

Mara Martellotta

Non solo industria: i mestieri artigianali che rendono unica Torino

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Torino è spesso raccontata come la città dell’industria, delle grandi fabbriche e dell’innovazione tecnologica. Eppure, accanto a questo volto moderno e produttivo, esiste un’anima più autentica e silenziosa: quella dei mestieri artigianali.

Passeggiando tra le vie del centro storico o nei quartieri più popolari, si scopre un tessuto fatto di botteghe, laboratori e professionisti che ogni giorno portano avanti tradizioni preziose, adattandole alle esigenze contemporanee.

L’artigianato torinese non è solo memoria del passato, ma una risorsa viva, capace di rispondere alle necessità quotidiane con competenza, precisione e un forte senso di responsabilità verso il cliente.
È proprio questa dimensione umana e diretta a fare la differenza, creando un rapporto di fiducia che difficilmente si trova nei servizi standardizzati. Inoltre, la presenza capillare di artigiani sul territorio garantisce interventi rapidi e soluzioni personalizzate, fondamentali in una città dinamica come Torino.

I mestieri tradizionali tra storia e innovazione

Tra i mestieri artigianali più diffusi a Torino troviamo figure storiche come falegnami, fabbri, sarti e restauratori, custodi di saperi tramandati nel tempo. Le loro mani raccontano storie di dedizione e passione, dando vita a creazioni uniche e interventi su misura. Accanto a queste professioni, si sono evoluti anche mestieri più tecnici che oggi rappresentano un punto di riferimento indispensabile per cittadini e aziende.
È il caso degli idraulici, che uniscono esperienza pratica e aggiornamento continuo per intervenire su impianti sempre più complessi. In questo contesto si inserisce realtà come CN Termoidraulica di Consolato Neri, nata con l’obiettivo di offrire un servizio serio, rapido e completo a chi cerca un idraulico a Torino. Dalle emergenze improvvise alle manutenzioni programmate, fino alle riparazioni e sostituzioni, il ruolo dell’artigiano moderno diventa fondamentale per garantire comfort e sicurezza negli ambienti domestici e professionali.
Questo dimostra come anche i mestieri più “tecnici” siano ormai parte integrante dell’artigianato contemporaneo, evolvendosi senza perdere il valore della manualità e dell’esperienza. Allo stesso tempo, la capacità di aggiornarsi su nuove tecnologie e normative rende questi professionisti sempre più competitivi e affidabili.

L’artigiano moderno: un punto di riferimento quotidiano

Oggi l’artigiano non è più soltanto colui che crea o ripara, ma un vero consulente capace di individuare soluzioni efficaci e durature. A Torino, figure come gli idraulici hanno assunto un ruolo centrale nella vita quotidiana: intervengono per risolvere problemi urgenti, ma anche per migliorare l’efficienza degli impianti e prevenire guasti futuri.
CN Termoidraulica rappresenta perfettamente questa evoluzione, offrendo interventi su una vasta gamma di problematiche: dalla riparazione dei rubinetti alla sostituzione dei sanitari, dalla disotturazione degli scarichi alla manutenzione di caldaie, scaldabagni, pompe di calore e condizionatori.
Questo approccio completo e professionale dimostra come l’artigianato, anche in una città fortemente industriale come Torino, continui a essere un pilastro imprescindibile, capace di coniugare tradizione, innovazione e servizio al cliente.
In un contesto urbano sempre più frenetico, poter contare su professionisti affidabili significa anche ridurre stress e imprevisti nella gestione della casa o dell’attività. Inoltre, il valore dell’artigiano moderno risiede nella sua capacità di creare relazioni durature con i clienti, diventando un punto di riferimento nel tempo e non solo in caso di necessità.