CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 33

Un fiume azzurro invade i campi e altre storie

Bagliori di rosso”, sino al 3 aprile alla galleria Swann Art Gallery

Elegante, raccolta, chiusa in un doppio spazio l’uno appresso all’altro, intimamente godibile, sette mesi di vita alle spalle ormai dopo l’inaugurazione dello scorso settembre, popolata d’affollate presenze, guidata e ravvivata da Riccardo Dellaferrera, musica poesia e presentazione di libri come felici occasioni dello spazio, ma anche collaboratori e collaborazioni, per la lodevole legge della trasversalità, interessi tra matematica e filosofia lui, un nome che sa di tempo antico e di sperimentazioni, di recherche e di profumo di madeleine aggiornati al nostro tempo, la Swann Art Gallery di via Bertola 29/A – orari d’apertura dal martedì al sabato dalle 12,30 alle 19,00 – è un angolo artistico ricco di stimoli. Con il collettivo imagevintage.it presenta sino a venerdì 3 aprile la mostra fotografica “Bagliori di rosso e altre storie”, lo stesso Dellaferrera ad averne la curatela, un gruppo di sette fotografi (ne fa ancora parte Marilaide Ghigliano), sotto la guida di Lorenzo Avico, a esprimere innovazione e sensibilità, estrema attenzione alla natura e ai suoi particolari, raccoglimento e impercettibili figure umane a spargere richiami cromatici che, al di fuori di facili sentimentalismi o sovrapposizioni che rischiano di non avere un perché, innervano il bianco e nero che è il terreno unificante degli autori.

Formazione e linguaggi diversi sono i loro, il monocromo a legarli quindi, la scoperta dell’utilizzo di un accenno cromatico a “incrinare l’unità apparente dell’immagine e a trasformarsi in segno narrativo, simbolico e percettivo”, avverte Dellaferrera. E ancora: “Fin dalle origini del medium, il bianco e nero ha rappresentato la condizione primaria dell’immagine fotografica, diventando nel tempo sinonimo di essenzialità, memoria e testimonianza. Il colore, affermatosi pienamente solo nella seconda metà del Novecento, è stato a lungo percepito come eccedenza rispetto alla presunta oggettività dello sguardo fotografico. Riproporlo oggi come dettaglio selettivo all’interno del monocromo significa riattivare quella tensione storica in una scelta consapevole: il colore non come decorazione, ma come evento.” Non un supporto o una forzata intromissione ma la delicata presenza dell’artista, di ogni singolo artista, capace ancora una volta di cogliere l’attimo fuggente, aereo, pressoché impercettibile, uno sguardo nuovo rivolto alla realtà che lo circonda e al centro della quale lui vive, ed esiste, allo stesso tempo la volontà a far emergere, o a contaminare intelligentemente, il particolare in tutta la sua più completa intensità. Dando a chi guarda la “rapidità” e l’attenzione necessaria per impadronirsi della ri-visitazione che gli è proposta. Il ricordo, nello scritto di presentazione di Dellaferrera, va a Susan Sontag secondo cui “fotografare significhi appropriarsi del mondo, collezionarne frammenti, trasformare l’esperienza in oggetto. Le fotografie non sono la realtà, ma porzioni isolate di essa: costruzioni che modellano memoria, percezione e coscienza.”

Dove sono questi “frammenti”? Sono nella presenza di porpora di Eleonora Olivetti, l’aspetto soffice di due piume messo a confronto con la solidità di un sasso (“Vola nel vento”, 2007, stampa ai pigmenti Fine Art su carta di cotone: “Vola nel respiro del vento/ un lieve sogno di porpora”, recitano i versi di Tiziana Avico che accompagnano il monocromo dell’autrice che non sarà mai “innocente registrazione”, e così sarà per il resto dei suoi compagni) o le luci di New York (1973), eguali continue fitte, con il loro brevissimo accenno di un’interferenza giallognola; sono nei “Colori del verde 2”, del 2013 (stampa ai sali d’argento su carta acquerello), autore Roberto Goffi, dove i “minimi interventi con colori all’anilina” interrompono di un pallido verde il ricamo grigio di un angolo di minuscola erba. Sono nelle creature che abitano i mari delle Maldive, screziandoli nelle opere di Maria Paola Soffiantino, tra l’azzurro e il rossiccio, presenze mai ingombranti nella piena tranquillità di quel profondo (“Nel profondo degli abissi/ il mio sguardo si perde in meraviglie./ Qui, tra giardini incantati,/ passeggia tranquillo un pesce azzurrino;/ più in là, danza un giglio di mare,/ vestito con sfarzo di porpora e blu”, ancora Tiziana Avico); sono il sorprendente riflettersi delle ombre “della luce” di Maria Erovereti, sono nei tenui scorci di una goccia azzurrina che tenta di afferrare il proprio spazio animato sulla superficie d’una foglia o il sentiero che avanza sotto le luci rossastre e irreali del fogliame che per un tratto lo allinea, in un suggestivo alternarsi, pronto a supportare qualsiasi favola, fiduciosa solitudine, ombre e nitidi dettagli, la luce di una prepotente luna dall’alto, che sono opera di Lorenzo Avico.

Sono la realtà sfuggente e i muri incombenti (“Rissani”) come l’eccellente “Cracovia”, del 2025, un paio di candele a far da punto d’origine luminosa e schietta e a rischiarare l’elegante sala di un antico palazzo, tele pregiate, poltrone, il lucido del pavimento, dovuti all’arte di Roberto Semenzato (autore anche delle non trascurabili “cornici”, ferrose, del tutto sui generis, che vanno a inquadrare anche le opere di certi compagni. Last but not least, Marcella Tisi: afferrano immediatamente il piacere e l’attenzione del visitatore le intromissioni pacifiche, azzurrognole, all’interno di una natura più o meno selvaggia, del sud dell’Italia, i dintorni di Matera, una striatura che dal basso con estremo rispetto s’avvicina alla pianura e alle radici dell’unico albero, come quella che più prepotentemente invade l’antico muro e s’inoltra tra i campi (“Camminare”, 2004), un senso d’interruzione, di felice abbandono, di eccellenza del colore, di uscita dal mondo a tratti contrario e dalla desolazione. Scrive l’Avico: “Un sentiero si affaccia sonante d’azzurro;/ un albero mi parla di verdi presagi./ Splende l’oro sull’orlo della terra -/ l’orizzonte è blu, e sempre blu è il mio viaggio.”

Elio Rabbione

Nelle immagini, Marcella Tisi, “Camminare”; Roberto Goffi, “I colori del verde 2”; Lorenzo Avico, “Bagliori di rosso”; Eleonora Olivetti, “Luci di New York”.

Il Romanico in Piemonte

A cura di Piemonteitalia.eu

Il Piemonte vanta un ricco patrimonio artistico e culturale, riconosciuto tale anche dall’UNESCO, molto apprezzato nel panorama artistico internazionale. Oltre alle memorie barocche tipiche delle residenze sabaude, nella regione vi sono numerose testimonianze del “romanico”, l’arte di età medievale – X secolo. È possibile infatti percorrere un itinerario in grado di proiettare il visitatore nel medioevo dei pellegrini e della Via Francigena, dei percorsi devozionali e della complessa simbologia del mondo romanico, attraverso abbazie, monasteri e “luoghi di strada” che hanno ospitato schiere di viaggiatori lungo le strade medievali.

Leggi l’articolo:

https://www.piemonteitalia.eu/it/esperienze/il-romanico-piemonte

Rock Jazz e dintorni a Torino: Subsonica e Marta Del Grandi

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Lunedì. Al Teatro Concordia si esibiscono i Finley.

Martedì. Alle OGR arrivano i Subsonica per presentare l’ultimo disco “Terre Rare”. Repliche mercoledì 1, venerdì 3 e sabato 4 aprile. Al ONE suona il Felice Reggio Quartet. All’Ospedale Sant’Anna per la rassegna Vitamine Jazz, suona il duo Pala & La Piana.

Mercoledì. Allo Ziggy si esibiscono i World Peace. Al Magazzino di Gilgamesh sono di scena Dotti & the Gang. Al Blah Blah suonano i Cousines Like Shit.

Giovedì. All’Hiroshima Mon Amour si esibisce Marta Del Grandi. Al Vinile sono di scena Tony Degruttola & Giulia Piccarelli. Al Blah Blah suonano i New Candys. Allo Ziggy sono di scena i Rezurex.

Venerdì. Al Blah Blah suonano i Talk To Her.

Sabato. Allo Spazio 211 si esibisce Giorgio Canali. Al Blah Blah sono di scena i Fratelli Lambretta. Allo Ziggy suonano i Corpus Delicti + DJS Lesley & Angelo Diba.

Pier Luigi Fuggetta

Le Sette Primavere della Holden

 

La “libertà” è la parola che Gloria Campaner e Nicola Campogrande, i due direttori artistici del festival “Seven Springs” della Scuola Holden, hanno scelto per questa terza edizione. “Agli artisti di Seven Springs abbiamo chiesto di non dirci cosa suoneranno. I musicisti potranno decidere fino all’ultimo momento che cosa suonare o cantare, dicendocelo un attimo prima, seguendo l’estro del momento”, ci tengono a sottolineare i due direttori. L’unica eccezione  nel concerto inaugurale del 28 aprile, con il soprano Barbara Hannigan e il pianista Bertrand Chamayou con l’esecuzione di “Jumalattaret”, ciclo di canzoni scritto da John Zorn per la Hannigan. La kermesse si svolgerà dal 28 aprile al 7 luglio: sette appuntamenti alle 7 di sera al costo di 7 euro, con cocktail Martini, con suoni universali come classica, jazz, rock, elettronica.

Debutto di Seven Springs, il 28 aprile, con Barbara Hannigan (soprano) e Bertrand Chamayou (pianoforte), con musiche di Ravel e John Zorn. Si prosegue il 5 maggio con Carlotta Dalia (chitarra) e Giuseppe Gibboni (violino), con musiche di Paganini, Albéniz e Piazzolla. Il 12 maggio Raffaele Pe (controtenore e pianoforte) e Saturnino (basso elettrico) con un programma dal titolo “Barocco e altre storie…”. Il 14 maggio, nella Sala grande dell’Auditorium del Lingotto, per il Salone del Libro, Alessandro Baricco (narratore), che ha pubblicato qualche mese fa il libro (Breve storia eretica della musica classica), con l’Orchestra Canova e Intende Voci Ensemble, con il direttore Enrico Saverio Pagano, presenta “Notte eretica”. Si prosegue il 19 maggio con Paolo Fresu (tromba, flicorno effetti), Pierpaolo Vacca (organetto, elettronica), special guest Karima (voce), con un programma di musiche di Fresu e Vacca, un concerto realizzato in collaborazione con Umbria Green Festival e Moncalieri Jazz Festival. Il 22 maggio Raphael Gualazzi (voce e pianoforte), insieme a Stefano Senardi, presenta “Come nascono le canzoni”. A seguire un Dj Set Live del Kappa Future Festival. Chiusura il 7 luglio con “The Other Concert – Final Party”, con Giuseppe Andaloro, (pianoforte), Anaïs Drago (violino), il Coro rock Vocal ExCess, Open Mic con i musicisti del collettivo Sal in Jam’s, una serata in collaborazione con Lingotto Musica. Tutti gli eventi si svolgeranno alla Scuola Holden (piazza Borgo Dora 49) tranne la data del 14 maggio (al Lingotto).

Pier Luigi Fuggetta

Marie-Ange Nguci debutta sulle note di Chopin, Schumann, Ravel e Liszt

Pianista tra le più interessanti della nuova generazione, Marie-Ange Nguci esordisce al Lingotto con un recital che esplora la fantasia visionaria del pianista romantico e post-romantico.

Martedì 31 marzo, alle 20.30, presso la Sala dei 500, l’arco narrativo conduce dall’eleganza salottiera del giovane Chopin all’universo inquieto e frammentato della Kreizleriana di Schumann, dalla meditazione paesaggistica di Listz negli “Années de pèlerinage” alle immagini sonore del trittico “Gaspard de la nuit” di Ravel. Si tratta di un programma che richiede non solo padronanza tecnica ma anche sensibilità intellettuale che ha reso la pianista franco-albanese ospite delle principali sale internazionali. Formatasi al Conservatorio di Parigi sotto la guida di Nicolas Angelich, Marie-Ange Nguci ha conseguito il diploma in analisi musicale, musicologia, pedagogia, violoncello e organo, oltre a un dottorato in musica a New York. Il recital si apre con il Rondò in mi bemolle maggiore op.16 di Chopin, composto nel 1832-1833, quando il giovane compositore stava ancora sperimentando le forme classiche pur orientandosi verso la maturità espressiva. In questo brano l’introduzione appassionata cede il passo a un gioioso tema principale, creando un efficace contrasto. Lo stesso dualismo tra luce e ombra, tra grazia e pathos, trova la sua più efficace espressione nella Kreizleriana op.16 di Schumann, del 1838. Il ciclo, che incarna l’anima più visionaria del Romanticismo, prende il nome dal personaggio di Johannes Kreizler, eccentrico maestro di cappella creato dallo scrittore Hoffmann. Le otto fantasie di Schumann, considerate dal compositore stesso la sua opera prediletta, esplorano stati emotivi estremi attraverso brusche alternanze, dall’estasi alla disperazione, dalla tenerezza alla frenesia. Segue il cuore lisztiano del programma con brani tratti dalle ultime tre suite, intitolate “Années de pèlerinage”. Composto tra il 1887 e il 1892, quando Liszt fu ospite del Cardinale Hohenlohe alla magnifica Villa d’Este di Tivoli, il “Troisième Année” testimonia le sperimentazioni armoniche dell’ultima produzione lisztiana.

I due “Aux cyprès de la villa d’Este” spiegano un lirismo malinconico e rarefatto, dominato dalla contemplazione della morte. Si tratta di pagine di meditazione quasi ascetica, lontana dal virtuosismo, che rese celebre in gioventù il compositore ungherese. “Les jeux d’eau a la Villa d’Este”, apre poi uno squarcio luminoso: con le sue cascate di arpeggi e riflessi cangianti della luce sull’acqua, il brano anticipa il linguaggio impressionista e l’estetica di Ravel, che a questa pagina guardò con ammirazione. Oltre che nei celebri “Jeux d’eau” , la capacità di Ravel di evocare la trasparenza e la motilità dell’elemento acquatico si manifesta anche in “Ondine”, il primo brano del trittico “Gaspard de la nuit” del 1908. In questa raccolta il compositore traduce le prose poetiche di Aloysius Bertrand in immagini sonore di grande vivezza. Ondine richiama  la figura seducente di una ninfa acquatica. A lei segue “Le Gibet”(la forca) nel quale Ravel crea un paesaggio di morte attorno all’ossessiva ripetizione di un si bemolle. Scarbo infine materializza con virtuosismo trascendentale le metamorfosi sinistre di un demone che tormenta il poeta addormentato.

Info: biglietteria presso gli uffici di Lingotto Musica – via Nizza 272/273, Torino – su appuntamento o telefonicamente da lunedì a venerdì dalle 10 alle 12 edal,e 14.30 alle 17. – telefono: 333 9382545 – il giorno del concerto presso il foyer di Sala dei 500, via Nizza 280/41 – dalle 19 alle 20.30.

Mara Martellotta

Efimera. Vivere il Parco del Castello di Racconigi

 

 

Rassegna culturale al Complesso della Margaria

6 aprile – 11 ottobre 2026

 

 

EFFIMERA è il modo in cui il Parco del Castello di Racconigi torna a vivere: un progetto delle Residenze reali sabaude, realizzato con il contributo di Fondazione CRC e in collaborazione con la Città di Racconigi.  Il Complesso della Margaria nel Parco apre al pubblico, con una rassegna che, da aprile ad ottobre, alterna aperture straordinarie, spettacoli, cinema all’aperto, visite naturalistiche, laboratori e attività per famiglie.

Il titolo EFFIMERA richiama la natura stessa della rassegna: ogni appuntamento è un evento unico, pensato in relazione al Parco e al suo continuo mutare nel corso delle stagioni. Il sottotitolo Vivere il Parco del Castello di Racconigi è un invito a frequentare il Parco e a viverlo non solo come luogo di visita, ma come ambiente da attraversare e abitare in diversi momenti dell’anno. Da questa idea nasce un calendario di giornate in cui, accanto alle attività, sarà possibile visitare il Complesso della Margaria, le Serre reali e il Giardino dei Principini, normalmente non aperti al pubblico.

La rassegna nasce dopo una prima stagione di iniziative realizzata lo scorso anno e rappresenta un ulteriore passo nel percorso di riapertura e valorizzazione della Margaria, uno dei gioielli architettonici del Parco del Castello di Racconigi e uno dei più importanti esempi di architettura neogotica in ambito europeo. In questi anni la riapertura è avvenuta progressivamente, attraverso visite, aperture straordinarie e attività. Oggi la rassegna diventa lo strumento per rendere questi spazi nuovamente frequentati e vissuti.

 

Il programma si articola in 22 giornate, tra aprile e ottobre, alternando e intrecciando linguaggi e pubblici diversi. Performing arts nel Parco e negli spazi della Margaria, con lo spettacolo di circo contemporaneo al femminile Non m’indosso del Collettivo Binario Zero che esplora l’equilibrio tra attrici e personaggi, partendo dalle musiche di Giacomo Puccini e dalle protagoniste al centro delle sue opere (domenica 24 maggio e domenica 13 settembre, ore 17.30); lo spettacolo teatrale Il sogno di Bottom a cura di Onda Larsen, spin off di uno dei più divertenti personaggi di Shakespeare (domenica 28 giugno, ore 16.30) e il reading Ma piantala lì! con Alessandro Barbaglia che racconta storie di semi e alberi, storie sintetiche e non di sintesi, bensì di fotosintesi (domenica 30 agosto, ore 16.30). Cinema all’aperto con aperitivo nel cortile delle Serre reali, con le proiezioni curate dall’Associazione Cinedehors, di The Artist, il film vincitore di 5 premi Oscar nel 2012, tra cui Miglior Film, scritto e diretto in bianco e nero da Michel Hazanavicius e ambientato durante il passaggio dal cinema muto a quello sonoro (sabato 13 giugno, ore 19), Le regole del caos, uscito nel 2014 e diretto da Alan Rickman con Kate Winslet, sull’architetto paesaggista André Le Nôtre a cui venne affidato l’ambito incarico di progettare e realizzare i giardini di Versailles (sabato 11 luglio, ore 19). Visite naturalistiche con pic-nic nel Giardino dei Principini per conoscere, con l’agronomo delle Residenze reali sabaude, storie di giardini e delle figure che nel tempo lo hanno curato: i giardinieri (domenica 24 maggio, domenica 14 giugno, domenica 16 agosto e sabato 26 settembre, ore 10.30). Osservazione del cielo con aperitivo, a cura di Infini.To – Planetario di Torino: guidati da un astronomo sarà possibile osservare il cielo sia a occhio nudo, sia con l’ausilio di telescopi (sabato 20 giugno, ore 19.30).

Visite didattiche e attività per bambini di differenti fasce d’età, a cura dei Servizi educativi del Castello: “Una casa nel Parco”, dai 3 ai 5 anni, si ispira all’albo Un giardino straordinario di Sam Boughton per un’esperienza immersiva e coinvolgente tra letture sul prato, racconti da condividere e una storia da costruire insieme (domenica 26 aprile e domenica 31 maggio, ore 10.30); “I segreti della giardiniera Rosina”, dai 6 agli 11 anni, porterà i partecipanti attraverso indizi e curiosità, guidati dall’aiuto giardiniera della corte sabauda, alla scoperta delle Serre e dei giardini della Margaria (domenica 26 aprile e domenica 31 maggio, ore 16; domenica 11 ottobre, ore 15); “Nel mondo di Lele lo stalliere”, dai 6 agli 11 anni, in cui Lele accompagnerà i visitatori alla scoperta di stalle e scuderie (domenica 13 settembre, ore 10.30 e 15) e una “Caccia al tesoro alla scoperta della Margaria”, dai 6 agli 11 anni, con la guida del margaro Tunin che aiuterà i partecipanti a intercettare appunti, disegni e indizi per una caccia tra arte, natura e storia (domenica 27 settembre, ore 10.30 e 15). Laboratori di animazione con marionette: “Protagonisti in scena”, dove i bambini non sono solo spettatori, ma diventano attori e autori mettendo in scena un micro-spettacolo dal vivo, a cura della Fondazione Marionette Grilli (lunedì 6 aprile e domenica 10 maggio, ore 10.30 e 15) e “Gianduja e il fantasma del Castello di Racconigi” in cui si sperimenterà la costruzione di un burattino (domenica 11 ottobre, ore 10.30). Appuntamenti musicali e sonori, infine, come il concerto Musica delle piante e jazz ispirato dalla natura della band Zigola Jazz & Plant Musica, in occasione della Festa della Musica (domenica 21 giugno, ore 17.30).

 

La rassegna si inserisce in un più ampio programma di tutela, manutenzione e valorizzazione del Parco e delle sue architetture: sono in corso interventi sul patrimonio architettonico e sul paesaggio storico, attività di restauro, progetti di ricerca e indagini conoscitive, insieme al progressivo ampliamento delle aree del Parco accessibili al pubblico.

 

Il programma completo, sempre aggiornato, è disponibile sul sito web:

https://museipiemonte.cultura.gov.it/

Vittorio Sereni e il “respiro” del lago

E’ stato un autore parco, componendo solo quattro raccolte di versi distanziate nel tempo. Tra la prima e l’ultima passarono quarant’anni: dall’esordio nel ’41 con Frontiera, a Diario d’Algeria del 1947, a Gli strumenti umani del 1965 fino a Stella variabile del 1981, due anni prima della morte

La “sua” Luino , qualche anno fa, ne ha celebrato il centenario con una originalissima regata velica sul lago al tramonto. Sulla vita e l’opera poetica di Vittorio Sereni, si sono susseguiti iniziative, dibattiti, convegni. Il suo, dopo quello di Piero Chiara, è il secondo centenario che si è celebrato nella capitale della sponda magra del lago Maggiore. Grande poeta e intellettuale di rango, tra i fondatori della rivista “Corrente” nel 1938, espressione dei giovani ermetici milanesi, traduttore e critico acuto, prima capo ufficio stampa alla Pirelli e poi direttore letterario alla Mondadori ( per la quale, e per primo, diresse la collana “I Meridiani”), Vittorio Sereni  è stato un autore parco, componendo solo quattro raccolte di versi distanziate nel tempo.

Tra la prima e l’ultima passarono quarant’anni: dall’esordio nel ’41 con Frontiera, a Diario d’Algeria del 1947, a Gli strumenti umani del 1965 fino a Stella variabile del 1981,due anni prima della morte. La poesia di Sereni offre un respiro largo, profondo ma, agli inizi, risente del “richiamo” del lago a Luino. E’ lì che nasce, nel 1919,  da padre campano ( funzionario di dogana)  e da madre luinese. Lì frequentò la scuola elementare e lì tornò spessissimo da adulto per incontrare i vecchi amici e per trascorrervi le vacanze. La vicinanza  della Svizzera, la vita della comunità che s’articolava tra il lago e il tracciato di una delle più antiche strade ferrate del nord-ovest dell’Italia unita com’era la Novara – Pino, prossima in quel punto a varcareil confine, hanno influenzato la prima raccolta poetica di Sereni, Frontiera, del 1941.

Già nel titolo si coglie la sintesi di avventura e d’inquietudine, tipica di una città di confine che è ponte tra genti e lingue, paesi e culture. Basta leggere alcuni versi di “Terrazza” per rendersene conto: “Improvvisa ci coglie la sera/ Più non sai dove il lago finisca/ un murmure soltanto sfiora la nostra vita/ sotto una pensile terrazza/  Siamo tutti sospesi a un tacito evento questa sera/  entro quel raggio di torpediniera/ che ci scruta poi gira se ne va”. E’ il lago  che, verso nord, si stringe, s’inabissa tra pareti di roccia alta e grigia, richiamando alla memoria i sentieri  di montagna e i valichi , i viandanti e i contrabbandieri. Quel lago che Vittorio Sereni e Piero Chiara , così simili e così diversi, ci hanno insegnato ad amare.

 

Marco Travaglini

 

“Invisibile”, storia universale di una donna

La giornalista Debora Bocchiardo presenta il suo ultimo romanzo alla Biblioteca civica “Italo Calvino”

Giovedì 9 aprile prossimo, alle ore 17.30, presso la Biblioteca civica “Italo Calvino” di Torino, la giornalista e scrittrice Debora Bocchiardo presenterà il suo ultimo romanzo, uscito per Edizioni Pedrini nel 2025, dal titolo “Invisibile”.

L’incontro sarà moderato dalla giornalista Mara Martellotta.

“Invisibile” è la storia universale di una donna, Teresa Bortolotti, classe 1915, in continua lotta per sopravvivere agli eventi di un’esistenza in balia del destino. Debora Bocchiardo dipinge un ritratto della condizione della donna, della guerra, delle sue conseguenze e di quella particolare solitudine che nasce dall’istinto di sopravvivenza e dall’impossibilità di rinunciare all’amore per la vita, ciclicamente messa in discussione dalla frequente alternanza di momenti di pace e di tempesta. “Invisibile” racconta le vicende di una donna che cresce attraverso le difficoltà e il necessario spirito di adattamento ai continui cambiamenti del secondo dopoguerra, non rinunciando alla sua anima artistica di sarta e creatrice di moda, ma in cammino sul filo di un fragile equilibrio.

Biblioteca civica “Italo Calvino” – Lungo Dora Agrigento 94, Torino

Gian Giacomo Della Porta

La passione di Cristo secondo Jaquerio 

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso (TO)

5-6 aprile 2026

 

 

A Pasqua e Pasquetta visita guidata agli affreschi del più grande esponente piemontese del gotico internazionale

 

 

La Salita di Cristo al Calvario è il capolavoro del pittore torinese Giacomo Jaquerio, maggior esponente del gotico internazionale, realizzata nella cappella adibita a sacrestia della Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso (TO) nel primo quarto del XV secolo. L’affresco mette in luce l’esperienza figurativa dell’artista nel confronto con i grandi temi della Passione di Cristo, centrali nella cultura artistica europea tra tardo gotico e primo Quattrocento. In questo senso la scena di Ranverso non è solo un racconto pittorico, ma si inserisce pienamente nella spiritualità legata ai riti della Settimana Santa, quando le immagini della Passione – attraverso pittura, predicazione e sacre rappresentazioni – diventavano strumenti di meditazione e coinvolgimento emotivo per i fedeli.

 

Ciò che contraddistingue questa raffigurazione rispetto agli altri affreschi della cappella è la resa dei personaggi che appare più realistica all’interno di una scena drammatica. Per accrescere nei devoti la meditazione e la partecipazione alla sofferenza della Passione di Cristo, Jaquerio ha infatti accentuato i caratteri patetici e drammatici della scena. Lo spazio non è reso con una visione prospettica corretta, ma il senso di profondità è ottenuto disponendo i personaggi ad arco e collocando il volto dei soggetti più arretrati in una posizione più elevata rispetto a quella dei personaggi che sono in primo piano.

Nella folla è evidente la contrapposizione tra il Bene il Male nella scelta di colori e in un certo tipo di gestualità. I personaggi che trattengono la croce o quello che tira Gesù con una corda presentano lineamenti talmente alterati e deformati che sembra abbiano quasi connotazioni non umane. Tra la folla, si riconoscono il fabbro, a cui i giudei si rivolgono per fabbricare i chiodi della croce di Cristo, nell’uomo che tiene in mano tre chiodi e un martello (la sua partecipazione agli eventi della Passione si trova in alcune rappresentazione teatrali popolari diffuse in Francia e Inghilterra) e Giuda con la barba e i capelli rossi (colore che richiama la violenza e le fiamme dell’inferno) e il vestito giallo per evocare il tradimento.

 

INFO

Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso

Località Sant’Antonio di Ranverso, Buttigliera Alta (TO)

5-6 aprile 2026, ore 15

La passione di Cristo secondo Jaquerio

Costo attività: 5 euro, oltre il prezzo del biglietto

Biglietto di ingresso: intero 5 euro, ridotto 4 euro

Hanno diritto alla riduzione: minori di 18 anni, over 65, gruppi min. 15 persone

Fino a 6 anni e possessori di Abbonamento Musei: biglietto ingresso gratuito

Prenotazione obbligatoria

Info e prenotazioni (dal mercoledì alla domenica):

011 6200603 ranverso@biglietteria.ordinemauriziano.it

www.ordinemauriziano.it