CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 34

“Calvarium”, nella sera del “Giovedì Santo”

Una Pasqua laica al “Teatro Baretti” di Torino con la performance di Sara Lisanti

Giovedì 2 aprile, ore 20

La “Passione” del Cristo Redentore teatralmente tradotta con stupefacente scenica gestualità: dal tradimento di Giuda e dall’arresto nel Giardino dei “Getsemani”, alla dolorosa salita e al supplizio del “Golgota” o “Calvario” (“Luogo del cranio”), la collina vicino a Gerusalemme dove Gesù fatto uomo fu crocifisso per la salvezza dell’Umanità e poi accolto fra le braccia materne in uno “scultoreo” gesto di ultima tragica “Pìetas”, fino alla Resurrezione e alla salita ai Cieli fra le braccia del Padre. E’ un lungo e straziante percorso, quello proposto in scena al “Teatro Baretti” di Torino, giovedì 2 aprile (sera del “Giovedì Santo”, ore 20) in “Calvarium”, spettacolo di “profonda intensità emotiva”, ideato e proposto dall’“artista visiva” e “body performer” salernitana – di stanza a Torino – Sara Lisanti.

La perfomance sarà seguita da un momento di confronto con il pubblico e si inserisce come terzo tassello della “Piccola Rassegna Culturale Torinese”, un progetto curato dal “Circolo Arci Sud” con il patrocinio della “Circoscrizione 8”, che quest’anno indaga le complessità della “contemporaneità”, perfettamente espresse dall’emblematico e provocatorio sottotitolo “In scena lo scomposto dramma della nuova società sabauda + cultura – paura”. In una serata densa di significati come quella del “Giovedì Santo”, a ridosso delle festività pasquali, la scena di via Baretti 4 diventa “il luogo di una narrazione corporea che ripercorre le tappe della Passione, spogliando il racconto della sua esclusiva veste religiosa per metterne a nudo la componente antropologica”.

E non poteva che essere così, con un’interprete, autrice e attrice protagonista sul palco, come Sara Lisanti, formatasi quale trapezista alla “Scuola di Circo Flic” e che, in scena, porta un’“estetica materico-concettuale” che le è già valsa prestigiosi riconoscimenti internazionali come l’“Azores Fringe Award” e il “Gothenburg Fringe Award” nel 2023. In “Calvarium”, a mettersi totalmente in gioco, quale “unico e polivalente strumento espressivo” è dunque, e proprio, il “corpo”, forma muta ma potentissima” nella sua intrigante e fantasiosa capacità di evocare simboli universali come la “stola di porpora”, la “Sindone” e l’“incenso”. L’opera guarda a Gesù innanzitutto come “uomo”“indagando – sottolinea Sara – la tenacia di un individuo che resta fedele al proprio credo fino a lasciarsi fare a brandelli, trasformando la sofferenza in una critica allegorica e in una riflessione sulla coerenza personale che supera i confini del dogma”.

L’intento o, se vogliamo, il messaggio – all’interno di un discorso complessivo sulla potenzialità di offrire visioni audaci sul “presente” attraverso i linguaggi del corpo e dell’immagine – è quello di esplorare il permanente aspetto umano nell’ardua impresa del non cedere al “sacrificio”, a qualunque pur doloroso “sacrificio” e a qualunque pur dolorosa “convinzione” estrema.

In quest’ottica “Calvarium” vuole essere “un racconto attraverso il corpo – sottolinea il direttore artistico, Max Borella – del dolore derivato dalla tenacia delle proprie convinzioni e delle proprie idee. Una Pasqua laica dove l’uomo (il Cristo che si è fatto uomo) viene prima della figura divina”. Al termine della rappresentazione, il pubblico, come detto, avrà l’opportunità di trattenersi in sala per un dialogo aperto con l’autrice, per un momento di confronto diretto atto ad approfondire le tematiche di uno spettacolo che promette di essere “un’esperienza celebro-visiva totale, capace di parlare alla sensibilità di credenti e laici attraverso la forza universale dell’arte performativa”.

Per info“Cineteatro Baretti”, via Baretti 4, Torino. Solo su “whatsapp” 351/9288169 o circolo.sud@gmail.com

g.m.

Nelle foto: immagini di scena

ORMA Tracce d’Artista in Langhe, Monferrato e Roero

L’Ente Turismo Langhe, Monferrato e Roero presenta la nuova edizione di “Orma. Tracce d’artista  in Langhe, Monferrato Roero”, itinerario che da maggio a novembre 2026 mette in rete  e fornisce valore alle sue progettualità  dando espressione alla migliore vitalità del territorio.

“Orma. Tracce d’artista in Langhe Monferrato e Roero” è  il segno che riunisce in un’unica intenzione le realtà territoriali che, sviluppatesi autonomamente  e ciascuna con una propria modalità,  portano l’arte contemporanea e la residenzialità d’artista  a dialogare con il territorio.
La progettualità è orientata alla valorizzazione di eventi  e manifestazioni artistiche nate e cresciute in questi tre territori, capaci di esaltare i luoghi ospitanti, diventare risorsa turistica e motivazione al viaggio, restituendo alla comunità una vera e propria legacy.

Nel 2026 ORMA si arricchirà con l’ingresso di tre Comuni caratterizzati dalla presenza di opere e progetti di arte contemporanea, il Comune di Canelli, che ospiterà da giugno 2026 un’opera d’arte di Maria Theresa Alves in partnership con il castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea  e l’Associazione per la Tutela dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, e i Comuni di Neviglie e Roddino, uniti nel progetto transfrontaliero Italia/Francia Prospettive/Perspectives,  in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e Villa Arson. È anche stato avviato un dialogo con la Collezione Fondazione San Patrignano e Associazione Genesi.

Mara Martellotta

Al Teatro Grande Valdocco il “Riccio Music Day- Voci per la Vita”

Sabato 18 aprile , dalle ore 18 alle 23, si terrà al Teatro Grande Valdocco il “Riccio Music Day- Voci per la vita”, giunto alla sua seconda edizione, un evento varietà costituito da due interventi musicali di trenta minuti di Alberto Fortis e sei mini conferenze di grandi personalità del mondo del giornalismo, dell’attivismo e dell’ambientalismo.
La serata sarà condotta dal veterinario Massimo Vecchetta, presidente del Centro Recupero Ricci “La Ninna”, dal vice presidente della medesima Davide Stanic e dalla conduttrice televisiva Erica Comoglio.
Tra gli ospiti figurano Luca Mercalli, Moni Ovadia, Sabrina Giannini, Martina Marchiò e naturalmente Alberto Fortis. Ospite speciale in video, collegamento dall’India, Vandana Shiva.

I grandi nomi presenti all’evento verranno premiati con la “riccia d’oro”, un riconoscimento simbolico dato a personalità del mondo dello spettacolo e della musica che hanno dedicato la loro vita alla protezione degli animali, alla tutela dei diritti umani e alla salvaguardia della biodiversità.  Il premio lo scorso  anno è  stato ricevuto dalle grandi personalità  come Brigitte Bardot, Brian May, Bruno Bozzetto, Andreas Hoppe, che hanno scritto la prefazione per il libro “75 kg di felicità”.

Vandana Shiva è una scienziata, ecologista, attivista  e scrittrice indiana molto nota per il suo impegno in difesa della biodiversità,  dei semi tradizionali, dell’agricoltura contadina e della sovranità alimentare. È diventata famosa per le sue critiche all’agricoltura industriale  e alle multinazionali che operano nel settore agroalimentare. Tra le voci più autorevoli al mondo sui temi della biodiversità e della sovranità alimentare, è  stata insignita nel 1993 del Right Livelihood Award, noto come Premio Nobel alternativo, per aver posto donne ed ecologia al centro del dibattito sullo sviluppo.

Luca Mercalli, noto climatologo, meteorologo e divulgatore scientifico,  presidente della Società Meteorologica Italiana, è  esperto di cambiamenti climatici e ghiacciai alpini e dirige la Rivista Nimbus, collabora con testate nazionali, rendendo accessibili i dati sul clima.
Spesso ospite di importanti trasmissioni televisive è  estremamente noto per il suo grande impegno verso la sostenibilità. Luca Mercalli verrà premiato  per il suo ultimo libro “Breve storia del clima in Italia. Dall’ultima glaciazione al riscaldamento globale “, pubblicato da Einaudi nel 2025, in cui ripercorre l’evoluzione climatica del nostro Paese intrecciando storia, scienza e cronaca ambientale. Si tratta di un viaggio che aiuta a comprendere come il cambiamento climatico stia già trasformando profondamente l’Italia.

Moni Ovadia è  oggi considerato uno dei più prestigiosi e popolari uomini di cultura ed artisti della scena italiana, è attore, drammaturgo, scrittore e cantante. Figura poliedrica, è anche  un intellettuale  politicamente impegnato, noto per le sue posizioni emergenti il sostegno dei diritti umani . Sarà  premiato per il suo costante impegno civile e per la sua voce libera, sempre schierata dalla parte dell’umanità, della dignità delle persone e dei diritti dei popoli, anche di fronte alle tragedie del nostro tempo.

Sabrina Giannini, inviata di Report, conduttrice e autrice del programma televisivo “Indovina chi viene a cena” di RAI 3, sarà premiata per il rigore delle sue inchieste di grande impegno civile e sociale e per la sua informazione scomoda e coraggiosa che indaga sui temi ambientali e della sostenibilità. Le sue inchieste sono capaci di far luce sugli interessi delle multinazionali e di difendere il diritto del cittadino a un’alimentazione consapevole, sana e informata.

Verrà  conferito un riconoscimento anche a Martina Marchiò, infermiera, operatrice sanitaria e responsabile medica dei Medici senza Frontiere nella striscia di Gaza, dove è  tornata a metà giugno 2025. Si definisce “infermiera zen”, utilizzando i suoi profili social per sensibilizzare sui conflitti nei luoghi in cui lavora.

Alberto Fortis è poeta, cantautore, musicista eclettico, voce intensa e pianista sensibile, che ha segnato la musica italiana con brani immortali come “Milano e Vincenzo” e “La sedia di Lillà”, unendo pop, rock e cantautorato in uno stile inconfondibile e visionario. Alberto sarà premiato per la sua carriera artistica attraversata da una profonda sensibilità umana, capace di dare voce , attraverso la musica e la parola,  ai valori della dignità,  del dialogo e della fratellanza.

“L’impegno del Centro Recupero Ricci La Ninna a tutela della biodiversità e degli animali prosegue senza sosta. Dopo il successo dei due concerti organizzati lo scorso anno e la pubblicazione del fumetto “75 KG di felicità “ che racconta la mia storia  attraverso la penna geniale e raffinata di Roberta Morucci, e che è  stato tradotto già in tre lingue con le prefazioni illustri di Brigitte Bardot, Brian May, Bruno Bozzetto e Andreas Hoppe, con questo concerto talk contiamo di attirare l’interesse del pubblico torinese verso la nostra realtà  e la tematica della conservazione ambientale e la difesa dell’ecosistema,  che è centrale per la sopravvivenza non solo dei ricci, ma di tutte le specie, compresa l’uomo” – afferma Massimo Vacchetta, presidente del Centro recupero Ricci La Ninna. Durante la serata vi sarà  anche l’intervento di Marco Anelli, autore e produttore televisivo fondatore di GTV Channel, piattaforma che is dedica ai temi della tutela degli animali, ambito nel quale promuove campagne di sensibilizzazione e contenuti informativi.

Mara Martellotta

Fuori dal quadro

BRANDELLI  Postille di troppo su artisti contemporanei

Di Riccardo Rapini

Il lavoro di IOSONOMAT si sagoma dentro una relazione che, vista da fuori — e ancor più raccontata — rischia sempre di essere fraintesa, ridotta, resa esemplare, mentre invece resta molto più concreta, ineludibile, più quotidiana di quanto si sia disposti a riconoscere.
E certamente più straordinaria.

Il binomio è composto da Fulvio Luparia, con un trascorso che va dal tessile alla moda, e da suo figlio Mattia Luparia, che sin dalla nascita si è visto stringere il mondo e il corpo nella tetraplegia.

Una morsa che, come mi conferma anche il padre utilizzando la metafora del calabrone che vola pur non potendo, non è mai riuscita a comprimere quella che è la natura insita nella realtà umana: una perenne zona d’interesse in cui forze ineffabili erompono nel desiderio d’esprimersi per generare qualcosa di irregolare, di particolare, di imbrattato e policromo e che si oppone senz’altro al tipico.

Mi incontro con Fulvio in un bar pasticceria vicino a casa sua nel quartiere Parella a Torino, è primavera.
Sono in ritardo come al solito e lui già ha finito la sua tazza grande di ginseng, nell’indecisione lo imito e ne ordino una anch’io.

In sottofondo un’implacabile musica reggae commerciale, che suppongo abbia l’intento di spandere leggerezza nel ripetersi ossessivo dei suoi giri armonici elementari, ma che su di me ha invece un subdolo effetto narcotico.
“Dov’eri finito?” mi accoglie sorridendo.

L’impressione che subito mi dà è quella di un uomo smaliziato, pratico e stratificato, svagato, a tratti nostalgico, che porta addosso quella precisione un po’ ostinata di chi ha lavorato a lungo su superfici e stoffe come su rapporti e città.

Mi fa pensare, strampalatamente, a un’armoire à glace un po’ vissuta, su cui la luce fa risaltare le piccole e grandi tracce, graffi e pedate, ma che riflette anche il mondo intorno attraverso lo specchio.

Fa una battuta scherzosa sulla mia giacca vintage presa a Porta Portese, credo gli piaccia.

È un fiume in piena Fulvio, mi confida con autoironia che sua moglie Gabriella lo chiama giocosamente Dottor Divago.
Mi parla degli anni ’80 quando collaborava con Franco Arese nella distribuzione di marchi sportivi nel Nord d’Italia, di quando era responsabile commerciale nel settore sportswear del Gruppo Finanziario Tessile, tra Torino e Modena, in un ambiente legato anche alle esperienze di Stone Island CP Company accanto a Carlo Rivetti.

Degli anni ’90 apre il negozio vintage Docks Dora a Milano in corso Garibaldi, segnando un passaggio più netto verso una pratica che cominciava a svincolarsi da una logica commerciale lineare.

Qui infatti inizia a smontare abiti da lavoro, canapa, lino, cotone spesso, per poi intervenire con il colore per restituirli a nuova funzione, anche in oggetti d’arredo.

Oggi queste pratiche si condensano ed espandono nel suo laboratorio, Laboratorio Luparia, in via Quittengo a Torino e che può vantare collaborazioni con marchi come Jil Sander, Miu Miu, Zegna, Faliero Sarti, Cristiano Fissore, Avant Toi e, negli ultimi anni, anche con il famigerato Kanye West che ha acquistato delle sue creazioni.

Ed è qui, nel laboratorio, che entra Mattia.

Il padre lavora il colore per vaporizzazione e intervento diretto: aerografo, rullo, pennelli, spugne.
Il pigmento arriva come pulviscolo, si deposita, poi viene ripreso, spinto, stratificato dentro il tessuto.

Su queste basi entra lui: il lavoro si costruisce per passaggi usando pennelli adattati alla sua carrozzina: movimenti minimi ripetuti, a volte circolari, altri paralleli o ortogonali, spiraliformi, divergenti o convergenti, obliqui (quasi euclidei), arcuati, pirotenici, segmentati, a ventaglio, a raggiera, radiali che distribuiscono forme e colore fino a riorganizzarsi per accumulo, pressione e ritorno in definitivi vortici asimmetrici, blocchi cromatici, dissolvenze e linee arruffate.
E con stile.

Tra i due c’è un ritmo complice in cui Fulvio prepara e apre le danze, Mattia attraversa e si diverte.

Le opere entrano presto in circuiti che tengono insieme arte e moda: vengono esposte a Paratissima a Torino, attirano l’attenzione di galleristi milanesi, arrivano a WHITE Milano, alla Torino Fashion Week, poi a Pitti Immagine a Firenze e a Première Classe a Parigi, spostandosi tra contesti diversi senza fissarsi in uno solo.

In dodici anni di lavoro di coppia prendono forma i MatBook, le MatBags in canvas, le collaborazioni con Geox, in una serie di oggetti in cui il lavoro cambia solo di contesto.

Lo stesso giorno in cui incontro Fulvio conosco anche Mattia.
Non usa la parola come mezzo preferito per esprimersi, e se ci resti qualche minuto accanto, non trovi nessun vuoto comunicativo. Anzi.

Incandescente di un sorriso che lo aggancia all’altro, usa altri sistemi per entrare in relazione —corporei e psicologici — che, per chi non ne ha dimestichezza come me, lasciano sul momento un po’goffi.

Per aggirare certi ostacoli fisici si affinano strumenti che altri, non avendone bisogno, tengono quiescenti; è questione solo di rivificarli.
Abituato come sono al sonnambulismo di perenni dialoghi quotidiani insufficienti, metodici, anestetizzanti, il contatto con un ragazzo diretto come Mattia mi ridesta, ma un poco anche intimorisce.

È però una sensazione che non dura, perché, come ho scritto, basta poco per non percepire alcun punto cieco nella comunicazione.
Ci si avvezza velocemente, anche perché Mattia ti aiuta e vien subito voglia di entrare in confidenza e iniziare a prendersi in giro.

Salgo a fine incontro a casa loro, con padre e figlio, in un’abitazione bohemien dove trovo un affettuoso e anzianotto Labrador, Rum, che dorme sul pavimento in legno (“la parte forte della casa”) che mi spupazzo riempiendomi consapevolmente di peli, un’enorme Dracaena Marginata che prende luce da una grande finestra e un bel terrazzino al sole rigonfio di piante e alberelli di ulivo.
Ai muri della casa varie opere del duo.
Chiedo a Mattia se c’è un quadro a casa che gli piace di più e lui mi dice sorridendo “tutti”.

Quello che mi resta, confermando l’impatto iniziale, è che è il rapporto tra padre e figlio a restare il nocciolo, e che la loro è una performance spontanea e giocosa che genera germogli e gemme per compulsione naturale.
Per motivi diversi ma intersecabili.

E l’immagine che mi porto via, scendendo le scale per andare a prendere il tram 13, è quella di Mattia quando aveva ancora una sola sedia a rotelle, con cui si muoveva e insieme creava in laboratorio.

Nei giorni di pioggia, o appena a contatto con l’acqua, le spazzole legate alla sedia riprendevano colore e finivano per dipingere ovunque: marciapiedi, pianerottoli, stanze, come opere fuori dal quadro.

 

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All’Auditorium Arturo Toscanini l’Ottetto di fiati dell’Orchestra Rai

Per “Le domeniche dell’Auditorium”, protagonista domenica 29 marzo, alle 11.30

Domenica 29 marzo, alle ore 11.30, presso l’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, sarà protagonista del quarto appuntamento del ciclo di concerti cameristici “Le domeniche dell’Auditorium” l’Ottetto di fiati dell’OSN della Rai. L’inizio del concerto sarà eccezionalmente alle ore 11.30 per motivi legati all’evento sportivo che coinvolgerà, quel giorno, il centro cittadino. Il concerto è registrato su Radio 3, che lo trasmetterà domenica 5 aprile alle 21.30. In apertura, la formazione propone l’Ottetto-Partita in fa maggiore op.57 di Franz Krommer. Composta nel 1806, e nota anche come “Harmoniemusik op.57” è la prima delle tredici partiture che il compositore ceco dedicò a questo ensemble. A seguire l’Ottetto-Partita in mi bemolle maggiore, unico contributo a questa formazione del virtuoso austriaco Johann Nepomuk Hummel, celebre allievo di Mozart. In chiusura, l’Ottetto di Fiati dell’OSN Rai renderà omaggio a Wolfgang Amadeus Mozart con la Serenata n.11 in mi bemolle maggiore K 375. Concepita originariamente per un sestetto (due clarinetti, due corni e due fagotti), la Serenata fu in seguito rielaborata dallo stesso autore per otto elementi con l’aggiunta di due oboi: una versione che, pur arricchendo l’impasto timbrico, preserva la centralità della sonorità dei clarinetti. L’Ottetto di fiati è composto da Lorenzo Alessandrini e Nicola Scialdone, oboi; Salvatore Passalacqua e Lorenzo Russo, clarinetti; Chiara Taddei e Mattia Venturi, corni; Alexander Grandal, Hansen-Schwartz e Simone Manna, fagotti, cui si aggiunge Antonello Labanca, contrabbasso.

I biglietti per il concerto, proposti a prezzo unico di 5 euro, sono in vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino, in piazza Rossaro – 011 8104996.

Mara Martellotta

Con la testa in mezzo all’erba. Storie omegnesi di Resistenza

“Con la testa in mezzo all’erba. Note sui sessanta omegnesi caduti per la libertà,1943-1945” ( Interlinea, 2026) è l’interessante – e importante – libro che raccoglie il lavoro a quattro mani di Filippo Colombara e Virginia Paravati, teso a fare memoria, colmando un vuoto di ricerca per dare un’identità, una storia umana e personale a ciascuno dei protagonisti, collocandoli dentro la storia resistenziale di Omegna e del suo territorio. La guerra di Liberazione ha rappresentato uno spartiacque decisivo nella storia italiana mobilitando tanta passione civica, impegno diretto di partecipazione e un numero di combattenti volontari come mai era accaduto nella storia unitaria del paese. Riallacciare i fili delle memorie, recuperare biografie ed episodi più o meno conosciuti serve da antidoto per evitare che lo scorrere del tempo e la scomparsa dei testimoni ne rendano residuale, marginale la conoscenza. Se per un verso si ricordano e vengono celebrati gli eventi collettivi, i fatti più rilevanti, si tende a sfocare o addirittura dimenticare i piccoli fatti, le dinamiche individuali di quanti si batterono e caddero per raggiungere gli obiettivi della lotta partigiana, racchiusi tra desiderio di libertà, riscatto e giustizia. Obiettivo del libro è quello di raccontare “dal basso” le vicende dei partigiani di uno dei maggiori centri di lotta al nazifascismo del Piemonte nordorientale, quell’Omegna dallo spirito indomito e ribelle medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza. Sono una sessantina, compresi alcuni civili, gli omegnesi che seppero “scegliersi la parte” a costo della vita, dai più noti a quelli quasi sconosciuti. “Le immagini dei resistenti, a volte, risultano sfocate: onorati e omaggiati gli atti, sono i tratti umani che mossero la scelta ribelle a mancare – scrivono Colombara e Paravati – ; impigliati fra le pieghe di una narrazione frastagliata, il loro silenzio si fa sentire, contribuendo a restituire un ricordo orgoglioso, ma povero di vita concretamente vissuta”.  Riparare a questa mancanza, riempire di umanità questi vuoti è il compito che si sono assegnati, con rigore storico e volontà di risarcirne memorie e profili, gli autori di questo interessantissimo libro. Un impegno che risponde ad una necessità perché dopo più di ottant’anni le vicende resistenziali –  soprattutto quelle migrate di bocca in bocca e quasi mai annotate – si sono in buona misura disperse. “Del resto – aggiungono Colombara e Paravati – il passaggio tra generazioni di quell’esperienza non è stato particolarmente felice. La trasmissione orale, così fragile, ha consentito solo a pochi aneddoti di giungere sino a noi, mentre i silenzi – sorti anche per sfuggire alla repressione antipartigiana del dopoguerra – hanno causato il deperimento di molte memorie”.  Negli ultimi decenni la ricerca storica ha messo in rilievo il contributo dei resistenti senz’armi, dai civili agli IMI, gli oltre seicentomila internati militari che dissero no all’arruolamento nelle file repubblichine dopo l’otto settembre. Recuperare le biografie di questo microcosmo partigiano di combattenti era dunque necessario per ridare un giusto ruolo al contributo militare della Resistenza, concentrandosi in questo caso sulla realtà del capoluogo cusiano dove in molti riscattarono la dignità offesa dalla dittatura fascista e dall’occupazione tedesca. A Omegna, in seguito alla crescita delle attività produttive e industriali, si sviluppò un combattivo movimento operaio che, persino durante il fascismo, fu in grado di conservare una fortissima impronta politica antagonista che si mostrò poi nei fatti, durante la guerra di Spagna e nella Resistenza. Nomi, cognomi e storie che si ritrovano nell’elenco dei morti da cui ha preso le mosse la ricerca. Questo desiderio di libertà è facilmente rinvenibile nelle parole pubblicate dai giornali partigiani, tra le quali spiccano quelle dell’omegnese Licinio Oddicini che scriveva, nel 1944 : “La condizione prima per cui la vita degli uomini possa sussistere e svilupparsi nei suoi infiniti aspetti, il sottinteso evidente senza del quale la civiltà, in qualunque forma essa si manifestasse non avrebbe nessun significato, lo stato naturale, infine, nel quale l’uomo appare su questa terra è quello della libertà piena e assoluta”. Licinio, come ricordano gli autori, non ebbe la fortuna di conoscere la libertà che auspicava perché morì in combattimento proprio il giorno della liberazione. Tornando al libro, il materiale raccolto nelle pagine di Con la testa in mezzo all’erba, in gran parte proveniente dalle interviste di cui vengono riportati ampi stralci, ha consentito agli interlocutori di rivivere stati d’animo e atmosfere di allora, restituiscono così “ il ritratto di una città dagli aspetti contraddittori, dove i privilegi di pochi convivevano con la subalternità di molti, gli idealismi con le meschinità e il sapore dell’oppressione, che sembrava aver intaccato case, vie e piazze, avvelenava le parole, dando l’impressione di essere l’ingrediente principale del nuovo ordine comunitario”.  Come ricordano gli autori sono gli occhi a vedere, le orecchie ad ascoltare, “ma sono le persone a ricordare, ognuna con il proprio modo di interpretare il mondo e di rielaborare ciò che ha visto e sentito. Si è cercato di non scordarlo”. Questa ricerca, l’aver indagato la guerra partigiana a partire dalla scomparsa violenta dei suoi protagonisti ha permesso di osservare la vicenda da un’angolazione particolare, realizzando una storia dal basso, dove non c’è traccia di retorica ma si evidenziano gli umanissimi profili dei protagonisti. Un lavoro per il quale va dato merito a Filippo Colombara e Virginia Paravati per aver ricostruito una sorta di “democrazia della memoria” in tempi dove non va dimenticato che tra le macerie dell’Italia fascista nacque un senso di appartenenza nazionale in cui si era chiamati a testimoniare, come scrisse Eugenio Colorni, “il bisogno di non avere niente da rimproverarti, di essere in pace con la tua coscienza, presentabile di fronte a qualsiasi istanza giudicante”. Non è poco, anzi è molto, moltissimo.

Marco Travaglini

 

Inserzioni, il barocco è arena di metamorfosi

Al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea il barocco non è più reliquia, ma arena di metamorfosi.
Con la seconda edizione di Inserzioni, il programma semestrale di commissioni, curata da Francesco Manacorda, con l’intervento di Huda Takriti a cura di Linda Fossati, le sale auliche – stratificate di storia e ‘incompiutezza’ – diventano screen mirroring. Tre presenze radicali vi irrompono, tessendo genealogie inedite tra memoria ancestrale, violenza coloniale e immaginari futuri.
Gabriel Chaile evoca, dal pozzo medievale, una figura antropomorfa in creta che pare uscita da un tempo sospeso tra cosmologia indigena del nord-ovest argentino e scenario post-apocalittico: un’accampamento di sopravvivenza che interroga la “genealogia della forma” custodita nell’argilla e nell’adobe.
Lonnie Holley, nella Sala dei Continenti, alza un canto bruciante della Black Art del profondo sud, dell’Alabama e pare di sentire i canti ‘Cotton Fields’: assemblaggi di legno carbonizzato, metalli, filo spinato, idranti aggrovigliati sulle ‘poltrone del potere’ e oggetti quotidiani, sempre rappresentati come un ossimoro, trasformano l’allegoria settecentesca del potere in un teatro di memoria collettiva, disuguaglianza, istanza di giustizia sociale e possibile redenzione spirituale.
Huda Takriti penetra invece gli archivi italiani del secondo dopoguerra, rivelando le trame occulte tra ENI, ex colonie e industria cinematografica. Il suo video e l’affresco contemporaneo in vinile che avvolge la Sala 29 diventano una ferita luminosa: Clarity is the Closest Wound to the Sun, là dove l’immagine non documenta la storia, ma la costruisce.
Opere che non abitano lo spazio: lo fendono, lo fecondano, lo costringono a una nuova narrazione.
Un’esperienza che illumina, disturba talvolta e amplia irreversibilmente lo sguardo.

Da non perdere.

IRMA CIARAMELLA

Le giornate inaugurali di Exposed Torino Photo Festival

Con un invito a guardare oltre le apparenze, interrogando la relazione tra identità  e rappresentazione,  corpo e immagine,  visibile e invisibile, giovedì 9 aprile prossimo aprirà ufficialmente ‘Mettersi a nudo’, terza edizione di Exposed Photo Festival,  che presenta diciotto mostre, in città,  molte delle quali all’interno del miglio della fotografia, il percorso espositivo diffuso che collega alcune delle principali istituzioni culturali torinesi, accompagnate da un programma di talk, incontri, letture portfolio, screening ed eventi diffusi nello spazio urbano.

Giovedì 9 aprile il Festival inaugurerà la sua terza edizione di EXPOSED con l’apertura al pubblico di tutte le mostre, visitabili dalle ore  11 alle ore 21; la mostra “Diana Markosian. Replaced” a Gallerie d’Italia  è  visitabile dalle ore 19.30 e la mostra collettiva  Metamorphosis dalle ore 15, mentre dal 10 al 12 aprile l’apertura è  prevista dalle 11 alle 20. Le mostre outdoor sono visitabili a partire dalla mattina del 9 aprile nei diversi luoghi della città.

Venerdì 10 aprile, dalle ore 15 alle ore 18.30, alle Gallerie d’Italia  si svolgerà ‘The Searchlights- Public Portfolio Review’, realizzata da IED, Istituto Europeo di Design in collaborazione con Gallerie d’Italia.  Diciotto studenti dei corsi di fotografia delle sedi di Torino, Milano e Roma presenteranno un confronto aperto con curatori, professionisti e pubblico. Si tratta di un’iniziativa che interroga alcune delle questioni più urgenti del presente, dalla crisi climatica alle diseguaglianze,  dalle migrazioni ai diritti, mettendo al centro lo sguardo della nuova generazione e la fotografia come strumento di consapevolezza e di presa di posizione.

Nella stessa giornata prende avvio anche il programma di talk che, a partire dal tema “Mettersi a nudo”, approfondisce le mostre del Festival con curatori, artisti e figure di riferimento, trasformando così la visita ad una mostra in un’esperienza di dialogo e confronto e permettendo al pubblico  di conoscere le autrici  e gli autori degli scatti, figure di primissimo piano della fotografia contemporanea o autentiche leggende della sua storia recente.

Alle ore 18, alle Gallerie d’Italia di Torino, la fotografa Diana Markosian  dialogherà con il pubblico prendendo spunto dalla sua mostra ‘Replaced’, presentata in anteprima mondiale in occasione del Festival. Si tratta di un progetto  che, tra fotografie e un film riadattato alla sala immersiva del museo, ricostruisce una storia d’amore durata oltre dieci anni, interrogando memoria, mito romantico e senso di smarrimento alla fine di una relazione.

Dalle ore 21 alle ore 24 partirà ‘Esterno Notte’, evento partecipato di proiezioni diffuse che coinvolgeranno le vie, i cortili, le facciate della città,  trasformando Torino in un grande spazio espositivo a cielo aperto.  Si tratta di un invito ad alzare lo sguardo, riscoprendo lo spazio urbano sotto una nuova luce, una festa collettiva dedicata alla fotografia e all’immagine, resa possibile grazie alla partnership con Lavazza Group e con la partecipazione delle gallerie di TAG Torino Art Galleries.

Sabato 11 aprile sarà la giornata dei talk ospitati da CAMERA: alle ore 11 il maestro Ralph Gibson dialogherà con Giangavino Pazzola e Walter Guadagnini a partire dalla mostra “Self Exposed”, ospitata dall’Archivio di Stato di Torino, un’esposizione che ripercorre oltre cinquant’anni di carriera attraverso una settantina di opere che mettono in luce un linguaggio inconfondibile, fatto di contrasti netti, inquadrature audaci e continue tensioni tra astrazione e realtà.

Gli spazi di Gallerie d’Italia Torino, alle ore 12, ospiteranno la presentazione al pubblico dell’atteso rapporto annuale sulla fotografia del Giornale dell’Arte, alla presenza del vicedirettore delle Gallerie d’Italia, Antonio Carloni, e delle curatrici Rica Cerbarano e Chiara Massimello, e dell’editore Tommaso Perrillo.

Alle ore 17, presso CAMERA, si terrà il dialogo tra il fotografo britannico Dean Chalkley con Walter Guadagnini, in occasione della mostra “Back in Ibiza e altre storie” presso il Circolo del Design, percorso espositivo che riunisce tre serie dedicate alla cultura musicale giovanile tra gli anni Ottanta e la contemporaneità, tra ritratti iconici della scena britannica e reportage intimi che raccontano comunità, viaggi e libertà.

Alle 18.30, sempre a CAMERA, si terrà il talk dedicato agli artisti che hanno dato vita alla mostra “Metamorphosis”, progetto realizzato in collaborazione con l’unica piattaforma per la fotografia emergente sostenuta dall’Unione Europea: Futures photography. Protagonisti del talk saranno gli artisti Ada Zielinska, Benedetta Casagrande, Yana Wernincke, Claudia Amatruda, Anna Orlowska e Máté Bartha, in dialogo con il curatore di CAMERA Giangavino Pazzola e con Menno Liaw, direttore di Futures. L’incontro approfondirà i temi della mostra diffusa, ospitata da una rete di spazi indipendenti della città, che indaga il concetto di trasformazione individuale, sociale, ambientale attraverso il lavoro di giovani autori internazionali. La giornata di sabato 11 aprile si concluderà alle ore 22 con una vera e propria festa di inizio festival, aperta a tutti i possessori del Pass Exposed, che si terrà presso Le Roi Music Hall, un luogo che si collega a sua volta al Festival perché è stato progettato da Carlo Mollino, protagonista della mostra all’Archivio di Stato. Sarà il momento in cui artisti, curatori, istituzioni, tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione del Festival, si incontreranno con il pubblico per ascoltare musica, ballare e stare insieme. Alla console si alterneranno artisti come il leggendario dj Eddie Piller, fondatore dell’etichetta Acid Jazz, che ha segnato la scena musicale degli anni Ottanta e Novanta, oggi impegnato con Modcast, il podcast dedicato alla musica Mod in tutte le sue declinazioni, e come Dean Chalkley, il fotografo protagonista della mostra “Back in Ibiza e altre storie”, che si tiene al Circolo del Design e che è una della figure di primo piano della scena musicale e fotografica inglese, dj per passione. A loro si affianca il producer Piero Casanova, appena tornato da una tournée in India con la sua Soul Therapy Extatic Dance, che a proposito delle sue serate scrive: “tu porta scarpe comode e outfit impeccabili, al resto pensiamo noi”.

Ultimo appuntamento sarà domenica 12 aprile, alle ore 11, presso il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, con la fotografa Carla Iraldo Voleau, che dialogherà con Walter Guadagnini e Camilla Marrese del suo progetto “You can have it all”, presentato nel portico del Museo. Tra fotografia, scrittura e azioni rituali, l’artista trasforma la propria esperienza personale in un processo di consapevolezza, dando forma a un percorso di autodeterminazione in cui il corpo è chiamato prima di tutto a esistere, a essere protagonista attivo e non semplice oggetto dello sguardo.

Tutti gli incontri sono inseriti nel programma inaugurale, e gratuiti con il Pass Exposed. Partecipazione libera fino a esaurimento posti.

Info: exposed@camera.to – exposed@torino.photo.festivalexposed.to.it

Mara Martellotta

Stupinigi: per Lirica a Corte, il Rigoletto

Domenica 29 marzo, alle ore 19, per lirica a corte nella Palazzina di Caccia di Stupinigi, nel Salone d’Onore, andrà in scena il Rigoletto, che fa parte della rassegna domenicale del TSN .

Lirica a Corte è  organizzata dal TSN Teatro Superga Nichelino in collaborazione con STM, Scuola del Teatro Musicale e Fondazione Ordine Mauriziano.

Rigoletto, opera  rappresentata per la prima volta al teatro La Fenice a Venezia nel 1851, rappresenta il primo capitolo della “trilogia popolare” di Giuseppe Verdi. L’opera mette al centro dell’attenzione uno “sconfitto”, un buffone di  corte, gobbo e deforme, di cui si raccontano i timori, le ambizioni, le antipatie e i propositi di vendetta.
L’opera ne descrive anche le sconfitte e le piaghe del cuore, che lo condurranno ad essere la causa della morte dell’amata figlia Gilda.
Ispirato al dramma “Le roi s’amuse” di Victor Hugo, l’opera sposta l’ambientazione dalla Francia a Mantova, trasformando un celebre sovrano , libertino, in un meno gaudente e anonimo duca di provincia.

Info

Domenica 29 marzo 2026 ore 19

Lirica a corte

Salone d’Onore della Palazzina di Caccia di Stupinigi, Nichelino ( Torino)

Rigoletto

Biglietti prezzo unico 38.50 euro

Tel 0116279789 biglietteria@teatrosuperga.it

Mara Martellotta

Al Museo Nazionale del Cinema di Torino “B.B. Le maiuscole dell’eros”

Venerdì 27 marzo 2026 – ore 17 – Cinema Massimo – Via Verdi 18 – Torino
Il Centro Pannunzio promuove l’incontro con Pietrangelo Buttafuoco dedicato a Brigitte Bardot

Venerdì 27 marzo alle ore 17, al Cinema Massimo di Torino/Museo del Cinema (Via Verdi 18), si terrà l’incontro “B.B. Le maiuscole dell’eros”, appuntamento culturale promosso dal Centro Pannunzio e dedicato alla figura di Brigitte Bardot, icona del cinema e dell’immaginario collettivo del Novecento.

Protagonista dell’incontro sarà Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, che terrà una lectio magistralis sul tema “BB, le maiuscole dell’eros”, offrendo una riflessione sulla forza non solo cinematografica ma anche simbolica e culturale di Brigitte Bardot.

Nel corso dell’appuntamento verrà inoltre conferito a Pietrangelo Buttafuoco il Premio “Mario Soldati 2026”. Interverrà Enzo Ghigo, presidente del Museo Nazionale del Cinema. 

A chiusura di serata, ci sarà la proiezione del film “Piace a troppi” di Roger Vadim. 

Brigitte Bardot ha rappresentato per intere generazioni un’idea di femminilità capace di andare oltre gli stereotipi, contribuendo a definire un’immagine della donna moderna che ha lasciato un segno profondo nell’immaginario collettivo. Figura emblematica della Francia che ha inciso nella cultura europea del secondo Novecento, Brigitte Bardot è stata anche una voce importante nella difesa degli animali e dell’ambiente con la sua fondazione omonima. I suoi film restano lo specchio di un’epoca storica cruciale, tra trasformazioni sociali, desiderio di libertà e nuovi linguaggi dell’identità.

Piace a troppi” è il titolo italiano di Et Dieu… créa la femme (And God Created Woman), film francese del 1956 diretto da Roger Vadim, al suo esordio alla regia. Ha come protagonista Brigitte Bardot, affiancata da Jean-Louis Trintignante Curd Jürgens. Questo film è considerato il film simbolo dell’ascesa di Brigitte Bardot a mito internazionale. Un’opera che, tra sensualità e ribellione, contribuì a ridefinire l’immagine della donna nel cinema e nel costume dell’epoca.

IL CENTRO PANNUNZIO 

Il Centro Pannunzio è un’associazione culturale laica, indipendente e apartitica fondata a Torino nel 1968 da Arrigo Olivetti, Mario Soldati, Pier Franco Quaglieni e altri giovani studiosi, in omaggio alla figura e all’eredità intellettuale di Mario Pannunzio. Da oltre cinquant’anni rappresenta un presidio di vita culturale, libero da appartenenze politiche o religiose, aperto a tutti coloro che desiderano confrontarsi con idee, pensieri e esperienze diverse. Il Centro promuove un ricco calendario di attività — incontri tematici, presentazioni di libri, conferenze, dibattiti, tavole rotonde e corsi — con l’obiettivo di favorire una riflessione critica sul presente attraverso la conoscenza del passato, senza filtri ideologici. Accanto all’impegno culturale, organizza itinerari d’arte, visite guidate, viaggi culturali e occasioni di incontro con protagonisti della cultura, dell’arte e della società. Insignito nel 1979 della Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Cultura, della Scuola e dell’Arte dal Presidente della Repubblica, il Centro Pannunzio è noto per la sua vocazione pluralista, per la cura dell’archivio storico e per la pubblicazione periodica di testi e atti culturali che arricchiscono il dibattito civile italiano. 

Informazioni: https://www.centropannunzio.it/attivita.asp