CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 31

Gold, oro tra Europa e Cina

The Treasured Metal Linking Eastern and Western Civilizations

Un viaggio attraverso oltre 190 opere per esplorare il valore simbolico, politico e spirituale

dell’oro tra Europa e Cina

Museum of Wu, Suzhou
Repubblica popolare cinese
22 luglio 2026 – 6 gennaio 2027

a cura di Giovanni Carlo Federico Villa, Francesco D’Arelli e Chen Zenglu

La Fondazione Torino Musei, in collaborazione con il China Museum of Wu di Suzhou, annuncia l’apertura della mostra Gold, allestita al Museum of Wu di Suzhou in Cina dal 22 luglio 2026 al 6 gennaio 2027. L’esposizione, curata dal personale scientifico di Palazzo Madama, riunisce oltre 190 opere – fra monete, gioielli, sculture, mobili, tessuti e ceramiche – per raccontare il ruolo dell’oro come materiale di scambio, simbolo di potere e ponte tra Oriente e Occidente dal Medioevo al Settecento.

La mostra, sostenuta dal Consolato Generale d’Italia a Shanghai e dall’Istituto Italiano di Cultura di Shanghai, rappresenta una nuova tappa del percorso di internazionalizzazione della Fondazione Torino Musei, una linea di sviluppo che, nel quadro delle Attività Internazionali previste dal Piano Strategico 2023-2026, promuove la presenza delle istituzioni museali torinesi sulla scena internazionale attraverso progetti di ricerca, valorizzazione del patrimonio e collaborazione con autorevoli partner museali. Un approccio fondato sulla costruzione di relazioni durature, sullo scambio di competenze e sulla realizzazione di progettualità condivise, che contribuisce a rafforzare il dialogo culturale e la cooperazione tra Paesi.

Incorruttibile, luminoso e raro, l’oro ha esercitato fin dall’antichità un fascino universale che va ben oltre il suo valore economico. Gold segue questo filo prezioso attraverso culture e secoli, mettendo in luce alcune delle valenze simboliche del prezioso metallo: il suo ruolo di strumento di potere e rappresentazione sociale, politica e diplomatica, la sua capacità di evocare il sacro e dare forma alla devozione religiosa – dal cristianesimo al buddhismo, attraverso reliquiari, sculture e manoscritti dorati – la straordinaria varietà delle tecniche sviluppate per lavorarlo.

In mostra, accanto a un’ampia selezione di oltre centotrenta opere delle collezioni di Palazzo Madama – fra monete, gioielli, oreficerie sacre, dipinti, sculture, mobili, tessuti, vetri e ceramiche – la sezione dedicata alle testimonianze provenienti dalla Cina, costituita da circa cinquanta opere concesse da otto importanti istituzioni culturali e museali, tra cui il Sanxingdui Museum, il Gansu Provincial Institute of Cultural Relics and Archaeology, il Datong Museum, il Tongliao Museum, il Xuzhou Museum, lo Shanxi Museum, il Changzhou Museum e il Tibet Museum. Il nucleo copre un arco cronologico che si estende dalla dinastia Shang (circa 1600–1046 a.C.) fino alla dinastia Ming (1368–1644 d.C.), documentando la lunga evoluzione delle tecniche orafe e la molteplicità delle funzioni dell’oro nella società cinese antica e imperiale. La distribuzione geografica dei prestiti restituisce inoltre la varietà dei contesti di provenienza, dalle regioni del Sichuan alla valle del Fiume Giallo, dalle steppe della Mongolia Interna al corridoio del Gansu lungo la Via della Seta, fino all’altopiano tibetano. Il corpus comprende ornamenti in lamina, placche decorative, ganci per cintura, sigilli, gioielli, elementi in bronzo dorato, sculture buddhiste e dipinti rituali, offrendo una sintesi efficace del ruolo dell’oro tra sfera religiosa, rappresentazione del potere, ornamento personale e scambi culturali interregionali.

Le istituzioni prestatrici cinesi – musei provinciali, musei civici e istituti di ricerca archeologica – delineano un quadro articolato del patrimonio aurifero cinese, mettendone in evidenza le connessioni con le più ampie reti di scambio eurasiatiche.

Dai tesori dell’antico Egitto e dalle corti imperiali di Roma alle raffinate creazioni dell’Europa medievale e dell’inizio dell’età moderna, l’oro emerge in tutta l’esposizione come segno tangibile di autorità e prestigio. Nei palazzi reali e nei templi, esso si è accumulato sotto forma di monete, gioielli e oggetti preziosi, esprimendo una ricchezza che è al tempo stesso economica e simbolica. Come dimostrano le opere esposte, il concetto stesso di «tesoro» si fonda sulla capacità di riunire materiali rari e un’eccezionale maestria artigianale, rendendo visibile il potere di chi li possiede.

Eppure l’oro non è solo uno strumento di ostentazione: diventa anche un ponte tra l’umano e il divino. In diversi contesti religiosi – dal cristianesimo al buddhismo – il suo splendore immutabile è stato utilizzato per evocare la presenza del sacro. Superfici dorate, reliquiari, sculture e manoscritti trasformano la materia in un’esperienza spirituale, capace di trascendere il regno terreno. In questo senso, l’oro non si limita ad adornare gli oggetti: li trasfigura, trasformandoli in veicoli di contemplazione e fede.

Allo stesso tempo, la mostra mette in luce la straordinaria varietà di tecniche sviluppate per lavorare questo metallo prezioso. Dalla foglia d’oro applicata su tavole lignee dipinte a metodi sofisticati come la smaltatura, la damaschinatura e la filigrana romana, dai tessuti intrecciati con fili d’oro alle ceramiche lustrate, l’oro si rivela un materiale capace di adattarsi a diversi linguaggi artistici, entrando in dialogo con altri materiali e tradizioni. Questa dimensione tecnica è essenziale: è grazie all’abilità degli artigiani che l’oro acquisisce forma, significato e valore.

Un ulteriore aspetto esplorato nella mostra è il ruolo dell’oro nella definizione dell’identità sociale e politica. Indossare l’oro, sfoggiarlo nell’abbigliamento, nei gioielli o nell’arredamento, significa affermare il proprio status, la propria appartenenza e il proprio potere. I paramenti regali e le insegne ecclesiastiche, così come i tessuti preziosi e gli ornamenti personali, raccontano una storia di gerarchia e rappresentazione in cui l’oro diventa un linguaggio visivo condiviso. Dalla veste imperiale cinese ai gioielli del mondo mediterraneo e precolombiano, emerge una sorprendente convergenza simbolica: l’oro come segno universale di autorità.

Questo dialogo tra istituzioni riflette anche uno scambio storico più ampio: quello tra Oriente e Occidente. La Cina, e più in generale le culture dell’Asia, hanno svolto un ruolo fondamentale nella circolazione di materiali, tecniche e modelli artistici lungo le rotte commerciali che collegavano questi mondi. I modelli decorativi, le tecnologie artigianali e le concezioni simboliche del metallo prezioso hanno circolato tra le civiltà, generando convergenze sorprendenti: dalle sete intessute d’oro ai motivi decorativi, dalle tecnologie artigianali alle concezioni simboliche dei materiali preziosi, l’oro ha rappresentato un mezzo di scambio privilegiato, contribuendo alla creazione di un linguaggio visivo condiviso in grado non solo di superare i confini geografici e culturali, ma di proporre risposte simili a domande universali sul potere, sulla fede, sull’identità.

La mostra si chiude con una riflessione sul destino contemporaneo di questi oggetti. Ciò che era custodito in tombe, templi e palazzi è oggi affidato allo sguardo del pubblico: nei musei, l’oro perde la sua funzione originaria e acquisisce un nuovo valore culturale ed epistemico.

Gold è anche questo: un invito a guardare oltre la superficie radiosa di un materiale e a scoprire le storie, le tecniche e le idee che ne hanno plasmato la straordinaria eredità.

“JAZZARÌA 2026” Alla Reggia di Venaria

Torna la musica jazz internazionale. Primo, grande ospite Gregory Porter, tra i cantanti “jazz” e “soul” più apprezzati al mondo

Domenica 26 luglio, ore 21,45

Venaria Reale (Torino)

Se dovesse (e mai lo sia) capitare che decida, all’improvviso, di cambiare mestiere, un posto di lavoro assicurato già ce l’ha. Pochi sanno, infatti, che il celebre cantante e musicista statunitense “jazz” Gregory Porter (Sacramento, 1971), noto per la sua voce da baritono calda e profonda, i suoi brani tra “soul” e “gospel” e il suo inconfondibile berretto a visiera, prima di dedicarsi interamente alla musica, lavorò come chef – anche lì con straordinario successo – in vari ristoranti di New York, arrivando perfino a condurre il digital cooking show “The PorterHouse with Gregory Porter”. Del resto, si può ben capire quanto per uno come lui, cresciuto a latte e dischi (di gelosa proprietà della madre) dell’immenso Nat King Colecucina e canto possano per davvero essere espressioni simili, legate alle tradizioni di famiglia e alla condivisione comunitaria.

Ma ripeto, mai lo sia. Lasciamolo cucinare, ma che mai gli salti il ghiribizzo di smettere di cantare. Tutt’al più, le due cose insieme.

Per intanto, per quanti vorranno tornare a risentirlo in terra italiana (dopo la partecipazione nella quarta serata delle “cover” all’ultimo “Festival di Sanremo”, accompagnando magistralmente Serena Brancale e Delia Buglisi, in arte semplicemente “Delia”, nella celebre “Bésame Mucho”), un’ottima occasione la offre, domenica prossima 26 luglio (ore 21,45) la “Reggia di Venaria”, che anche quest’anno torna ad ospitare, per il terzo anno consecutivo, nel “Gran Parterre” dei Giardini, “JAZZARÌA”, la “Rassegna di Concerti Jazz” (anteprima delle “Sere d’Estate”) promossa in collaborazione con “Blue Note Milano”, con l’obiettivo di portare la grande musica proposta dal celebre “Jazz Club” meneghino fuori dalla sua sede milanese. E, domenica prossima, il palco della Reggia ospiterà proprio lui, Gregory Porter, in un imperdibile concerto sotto le stelle caratterizzato dal suggestivo sfondo scenico creato dalle barocche linee architettoniche della “Reggia”. Ad accompagnare sul palco il celebre cantautore californiano, vincitore di numerosi premi e riconoscimenti, una band composta da Chip Crawford (Piano), OndreJ Pivec (Hammond), Emanuel Harrold (Drums), Tivon Pennicott (Sax/Horns) e Jahmal Nichols (Bass). Con loro, Gregory lancerà al cielo della “Venaria”, i suoi brani più noti, snocciolati in una carriera iniziata nel 2010 (anno d’uscita del suo primo album “Water”) e impreziosita da due “GRAMMY Awards”, assegnatigli come “l’artista jazz più soul” della sua generazione. Del 2017, l’album tributo “Nat King Cole & Me”, e dal 2020 il ritorno alla composizione di brani originali come “All rise”. Entrambi vincitori di “nomination” ai “GRAMMY”. Nel 2023, il suo primo magnifico album natalizio, “Christmas Wish”. Senza dimenticare che Porter è altresì conduttore di “podcast” e di un proprio “programma di cucina”. La cucina! Eccola, di nuovo!

Gli spettatori del concerto di Gregory Porter – sottolineano dalla “Reggia” – non avranno solo l’occasione di ascoltare ottima musica, ma potranno anche visitare la “Reggia” e godersi un aperitivo presso la “Caffetteria degli Argenti by Alfredo Russo”, con affaccio sugli splendidi “Giardini” in attesa dell’inizio dei concerti.

Il biglietto del concerto infatti (“online” su www.lavenaria.it) include anche l’ingresso e la visita al “Piano Nobile”, ai “Giardini” nel cuore della loro fioritura e alle “Mostre” in corso, a partire dalle 18,30 e fino all’inizio dei concerti alle 21,45.

In caso di maltempo lo spettacolo si terrà presso il “Teatro della Concordia” di corso Puccini, alla Venaria Reale. Sarà comunque possibile visitare il “Piano Nobile” e i “Giardini” a partire dalle 18,30 del giorno del concerto, oppure scegliere di effettuare la visita un giorno successivo (entro il 31 agosto).

Per ulteriori info: “Reggia di Venaria”, piazza della Repubblica 4, Venaria Reale (Torino); tel. 011/4992300 o www.lavenaria.it

Gianni Milani

Nelle foto: Gregory Porter (Credit Erik Umphrey”); “JAZZARÌA 2026” (Ph. Micol Sacchi)

Artigianato sì… ma “che artigianato!”. Ultimi giorni

Una mostra alla “Stampé – Galleria in Circolo” di via Stampatori, a Torino, per raccontare le “meraviglie” dell’artigianato contemporaneo

Da venerdì 10 a venerdì 24 luglio

Titolo: “Wundercraft – Artigianato contemporaneo in mostra”. Titolo che la racconta tutta. Dicono infatti gli organizzatori della “Collettiva”, promossa dalla torinese Associazione “Emporium APS” di via Berthollet 26 (presidente Erika Qualich, parte di “Arci” dal 2018 e nata nel 2013 proprio per “dare visibilità all’universo di maker e artigianɜ che lavorano su creazioni originali, creando eventi spazi e occasioni atti a raggiungere nuovi pubblici”): “Il titolo ‘Wundercraft’ racchiude l’identità stessa del progetto. Il termine ‘Wunder’ richiama le antiche ‘Wunderkammer’, le ‘Stanze delle Meraviglie’ che precedettero i musei moderni, luoghi in cui oggetti rari, curiosità naturali e manufatti straordinari convivevano per sorprendere e affascinare il visitatore. ‘Craft’, invece, afferma la volontà di liberare l’artigianato da una visione esclusivamente funzionale o tradizionale, restituendogli una dimensione contemporanea capace di dialogare con l’arte, il design e la ricerca estetica. Le opere esposte testimoniano il potenziale espressivo della materia e la capacità dell’artigianato contemporaneo di trasformare tecniche e materiali in linguaggi artistici”.

L’appuntamento per l’inaugurazione della mostra è per il prossimo venerdì 10 luglioalle ore 19, negli spazi di “Stampé-Galleria in Circolo” di via Stampatori 5, a Torino (nuovo “Atelier di Comunità” concepito come “laboratorio sociale” in cui arte, impresa e inclusione si incontrano) ed é resa possibile da una collaborazione che nasce dalla sinergia della Rete “Arci-Torino” ed il sostegno della torinese “Camera di Commercio”.

Si tratta della prima esposizione collettiva organizzata da “Emporium APS” e pensata come “restituzione al pubblico” del Progetto “CRAFT-UP” (letteralmente: “elevare l’artigianato”) promosso per aiutare “creativi” e “maker” a trasformare la loro passione in un vero e proprio lavoro, dove per nulla é esclusa la componente, quel “qualcosa in più”, capace di elevare la creativa manualità in autentica opera d’arte. Il passo, in fondo, è breve se all’abilità “di mano”, al “mestiere”, s’intrecciano con un pizzico di “singolare genialità”, originalità, fantasia e creatività.

Osservare e “toccare” (con delicatezza) per credere! Complessivamente sono venti gli operatori aderenti all’iniziativa con opere realizzate dallɜ partecipantɜ ai programmi di tutoring di “CRAFT—UP”, offrendo uno sguardo su un territorio creativo in continua evoluzione, situato al confine tra arte visiva contemporanea e artigianato d’eccellenza. Ognuno offre ai visitatori il “suo” personale modo di intendere la materia e di come semplici o particolarmente complessi “manufatti” possano ispirare, al di là di una loro pratica quotidiana utilità, spiragli fantastici di emozioni, memorie, sogni e poesia.

Si va così, solo per citare alcuni esempi, dai tessuti unici creati nell’intreccio a mano da Flavia Giai Miniet, originaria della Val Sangone, nota per il suo marchio “Sòl&Me” e per le sue celebri “fasce porta bebé”, nate dalla felice unione della storia del territorio ai richiami più innovativi del mercato internazionale, ai lavori creati in “grès” di Giuseppe Amari che, attraverso linguaggi ad un tempo “grezzi e moderni”, fa della “ceramica” un fascinoso banco di prova per esplorare in tutte le loro potenzialità, “talento” e “sperimentazione”. Da segnalare anche la “visual artist” e artigiana torinese Lucia Elefante, nota per il suo brand “Babel” e per quella sua preziosa e rigorosa manualità capace di unire le antiche “tecniche di stampa a mano” con il più moderno “design”, passando così da “illustrazioni vintage” (come antichi disegni di anatomia o enciclopedie) alla creazione di “oggetti unici” che sono “vere e proprie storie da toccare ed esporre”. Creazioni uniche, inconfondibili.

Sottolineano ancora gli organizzatori: “Con ‘Wundercraft’, l’Associazione ‘Emporium APS’ rinnova il proprio impegno nella promozione del talento, della creatività e delle competenze artigianali delle nuove generazioni, contribuendo alla costruzione di una cultura del fare capace di interpretare il presente e immaginare il futuro”. E non da oggi. Da ben da tredici anni, infatti, l’Associazione porta sulla scena torinese una selezione dell’artigianato contemporaneo attraverso l’organizzazione di “market” ed “eventi culturali, tra cui lo storico “San Salvario Emporium” di Piazza Madama Cristina e i recenti “Sponda Fest” a Murazzi del Po e “OGR Pop-up Market”.

La sera dell’inaugurazione di “Wundercraft”venerdì 10 luglioalle 19,30, è anche in programma il talk “Fateci spazio! Una nuova concezione dei luoghi della creatività emergente”, con Sonia Vacca, co-fondatrice di “àprile festival”, Valentina Sacchetto, coordinatrice di “DesTEENazione – Torino” e Vittorio Campanella, curatore della Galleria di “Stampé”.

Per info: “Emporium Aps”, via Bertollet 26, Torino; tel. 3425639551 o www.sansalvarioemporium.com

Gianni Milani

Nelle foto: Flavia Giai Miniet; Locandina mostra; Lucia Elefante e Giuseppe Amari

Curata dal MIIT a Villa Faravelli di Imperia la mostra di Franz Pelizza

Franz Pelizza sarà l’artista al centro della nuova mostra, dal titolo “Ali nel vento”, che inaugurerà presso Villa Faravelli di Imperia da giovedì 23 luglio all’11 settembre prossimi. L’esposizione, curata da Museo MIIT Italia Arte e Associazione Culturale Galleria Folco di Torino, con il patrocinio della Città di Imperia e della Regione Liguria, è dedicata ad alcune delle eccellenze culturali del territorio ligure e della città di Imperia, in particolare alla famosissima Regata Storica delle Vele d’epoca di Imperia, programmata come da tradizione nel mese di settembre, e ai fiori che, da sempre, rappresentano un simbolo della Riviera ligure.

La mostra, infatti, è interamente incentrata sulle opere facenti parte della raccolta del Maestro sull’elaborazione fotografica, grafica e artistica dei soggetti prescelti, ovvero le Vele d’Epoca, la Regata Storica della Città di Imperia e i tesori botanici del territorio. Soggetti che, naturalmente, nella creatività del maestro Franz Pelizza, diventano presenze visionarie, ali di farfalle in volo, petali di vibrante bellezza ed eleganza, un universo tra il reale e il surreale tutto da scoprire.
Solo l’approccio eclettico e visionario di Franz Pelizza poteva infondere una nuova linfa allo strumento fotografico. Esiste un parallelismo evidente tra la rivoluzione dei pittori del secondo Ottocento e l’attuale impatto delle tecnologie digitali sulla creatività odierna. In questo solco, Pelizza compie il difficile azzardo di coniugare tradizione e avanguardia, facendo confluire la fotografia nella videoarte.
Emergono così dimensioni oniriche, a volte venate di sottile ironia o dotate di una forza monumentale, ma sempre sostenute da una raffinata progettualità e da una magistrale perizia tecnica. Un mondo in cui il maestro sovverte i canoni visivi per generare pura emozione. Sposando appieno la massima di René Magritte, secondo cui l’arte surrealista risiede nel bandire il già visto per ricercare l’inedito, Pelizza rivela la natura più segreta e sorprendente del reale, traducendola in pensiero, bellezza, illusione, gioco, speranza.
L’opera del maestro si distingue per una magistrale sintesi tra figurazione e astrazione, dove la realtà si sublima in suggestione e sensazione. Si instaura così un dialogo costante con l’osservatore, chiamato a rintracciare la totalità nel frammento e la verità nel riflesso, in un gioco visivo guidato da luce e colore. Pelizza interpreta questi linguaggi con un fare elegante e a tratti ludico; le linee sinuose e i simboli che animano le sue composizioni configurano una sorta di neo-Futurismo. È un’arte scattante, dinamica e passionale, tesa in un perfetto equilibrio tra memoria e futuro, tra immagine e sogno.

“Ali nel vento” – Villa Faravelli – viale Giacomo Matteotti 51, Imperia

Dal 23 luglio all’11 settembre 2026

Mara Martellotta

Quando in Piemonte c’erano i Templari

Dal cuneese a Tenda, da Acqui ad Alessandria, da Asti a Casale, da Chieri a Ivrea, da Novara a Moncalieri, dalla Val Susa a Torino e a Vercelli, i Templari hanno cavalcato pianure e montagne piemontesi attraversando da nord a sud anche le strade della nostra regione.

Avevano precettorie e magioni, ospizi e domus, al servizio di pellegrini e forestieri, e piazzavano i loro insediamenti vicino ai fiumi, in campagna, nei pressi dei valichi alpini, in paesi e città, in zone frequentate da viaggiatori e mercanti vicine alle arterie principali del Piemonte che i Cavalieri del Tempio potevano controllare agevolmente. Difendevano abbazie, conventi e monasteri dall’assalto di briganti e banditi, raccoglievano fondi, alimenti e armi da inviare ai Cavalieri che combattevano in Terra Santa al tempo delle Crociate.

Sono numerosi i luoghi dove vissero i Templari in Piemonte, come si vede nella mappa a fianco. Il più antico insediamento templare in Piemonte, ai piedi del sistema viario alpino, era quello di Susa, datato 1170, con un ospedale per i pellegrini dedicato a Santa Maria a cui ne seguirono tanti altri, San Giorgio Canavese, Biandrate, Mondovì, Fossano, Alba, Vercelli, Ivrea, Savigliano, Testona, Casale e Tortona, solo per citarne alcuni. Una domus templare che offriva assistenza ai pellegrini si trovava al Colle di Tenda mentre a Cavallermaggiore sorgeva un grande centro templare, la commenda di San Giovanni della Motta, oltre al cascinale di San Bartolomeo, detto “castello dei Templari”. Ad Alessandria, in posizione strategica tra il Bormida e il Tanaro, la chiesa di Santa Margherita nel rione Bergoglio era una mansione templare passata dopo il 1312 all’Ordine giovannita, i futuri cavalieri di Malta.

Ad Asti gli studiosi concordano sul fatto che Santa Maria del Tempio, che sorgeva lungo l’attuale corso Alfieri, era l’insediamento più importante della città mentre a Casale Monferrato i Templari, che facevano riferimento alla precettoria di Santa Maria del Tempio alla periferia della città, si erano stanziati lungo il Po per proteggere i pellegrini che andavano a pregare sulla tomba di Sant’Evasio. Cavalieri rossocrociati presenti anche a Chieri dove si insediarono verso la fine del 1100 nella chiesa di San Leonardo la cui domus templare conserva tuttora la facciata in cotto con un grande rosone e il portone decorato con formelle che riproducono croci latine alternate a croci di Malta.

A Ivrea esisteva un convento di Templari presso San Nazario che passò poi ai Cavalieri di Malta e secondo gli storici potrebbe trattarsi del più antico insedimento templare in Italia. Alle porte di Torino i Cavalieri del Tempio si stanziarono nella grande mansione di Sant’Egidio di Testona, vicino al Po, nel 1196. Oggi resta la chiesa, più volte ristrutturata, e una lapide ricorda l’origine templare. Cavalieri del Tempio presenti anche a Nizza Monferrato nel Duecento e a Novara con le domus di Santa Maria e di San Guglielmo che nel secolo successivo passarono all’Ordine degli Ospedalieri di San Giovanni.

A Vercelli invece i Templari possedevano la chiesa di San Giovanni d’Albareto nell’attuale piazza Camana che fu abbattuta nell’Ottocento. Mentre a Savigliano il documento più antico che certifica la presenza dei Templari in città risale al 1181, in Val Susa l’Ordine del Tempio arrivò verso la fine del XIII secolo. Oltre a Susa, nella vicina San Giorio si trovano alcune croci templari murate nella facciata della canonica e sopra il portone di un’altra cappella di fronte alla chiesa parrocchiale. A Torino i cavalieri rossocrociati si erano stabiliti nella magione di Santa Margherita e possedevano case e beni nei sobborghi di Vanchiglia, di San Solutore e in Val San Martino.

A Moncalieri, dai documenti disponibili, emerge una presenza templare molto attiva nel Duecento mentre a Villastellone i Templari possedevano la magione di San Martino della Gorra. “I Templari in Piemonte” dell’antropologo Massimo Centini e “Quando in Italia c’erano i Templari” della studiosa Bianca Capone Ferrari sono due eccellenti libri, ricchissimi di informazioni e note storiche su luoghi, personaggi e vicende dei Templari in terra subalpina. Il volume di Bianca Capone, in particolare, è dedicato “alla memoria della Cavalleria templare, immolatasi eroicamente per la difesa di San Giovanni d’Acri nel 1291, ultimo baluardo cristiano in terra d’Oltremare”.

Filippo Re

Paesaggi da sogno, il Giappone di Utagawa Hiroshige al Mao

Dal 24 luglio al 29 novembre 2026, il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino presenta la mostra Paesaggi da sogno / Dreamscapes, dedicata alla celebre serie Le 53 stazioni della Tōkaidō di Utagawa Hiroshige, uno dei capolavori assoluti dell’arte giapponese dell’Ottocento, di proprietà di UniCredit.Il percorso espositivo riunisce una selezione di 36 stampe con l’intento di restituire al pubblico la dimensione immersiva e “cinematografica” di quel mondo fluttuante, ampliando lo sguardo anche ad alcuni oggetti e alle forme della cultura materiale che hanno accompagnato e reso possibile l’esperienza del viaggio nel Giappone tra XVIII e XIX secolo.

La Tōkaidō era una delle cinque grandi arterie del Giappone Tokugawa, istituita nel 1601 e percorsa da daimyo, pellegrini e, col tempo, da mercanti e viaggiatori comuni. Ogni stazione di posta offriva alloggi, cibo, servizi di tutti i generi e prodotti tipici. Hiroshige ed il suo team seppe restituire tutto questo, trasmettendo il senso del movimento, la vivacità e la varietà degli incontri e il fascino di un paese in movimento e in trasformazione. Le sue stampe trasformarono l’ordinario in straordinario, aprendo al pubblico giapponese – e in seguito anche a quello occidentale – un mondo sospeso tra realtà e sogno.

Ingresso incluso nel biglietto delle collezioni permanenti.

Il Giappone tra immaginazione e realtà
Visite per singolisabato 1, 15 e 29 agosto, 12 settembre ore 11:30

In occasione del progetto allestitivo che presenta la celebre serie Le 53 stazioni della Tōkaidō di Utagawa Hiroshige, il percorso guidato propone un approfondimento sulla collezione di arte giapponese del MAO.

L’esperienza trasporta il pubblico attraverso luoghi celebri e memorie storiche del Giappone, radicati nell’immaginario collettivo, grazie al linguaggio visivo e all’interpretazione narrativa che ne diedero abili artisti, a favore da un lato di una ristretta élite e, dall’altro, della vivace nuova cultura urbana di Edo, l’odierna Tōkyō.

Costo: 7€
Le visite sono acquistabili solo online
Per info e prenotazioni: t. 011.19560449 – ftm.prenotazioni@coopculture.it

Estate al Forte di Bard 2026

Ai 381 metri d’altitudine dell’ottocentesca “Fortezza” sabauda, sarà un fine settimana di “Incontri d’autore” e di grande “Musica”

Da giovedì 23 a sabato 25 luglio

Bard (Aosta)

Dopo l’incontro di domenica 19 luglio scorso con lo psicanalista e saggista Massimo Recalcati, che ha presentato il suo ultimo libro “La luce e l’onda.Cosa significa insegnare?” (Ed. Einaudi), giovedì 23 luglio (ore 21), sempre nella “Piazza d’Armi” del “Forte” valdostano, oggi principale “polo culturale” delle Alpi occidentali, sarà Stefano Mancuso, noto scienziato e divulgatore, tra le massime autorità mondiali impegnate a studiare e a divulgare una “nuova verità sulle piante” a intrattenere, al chiaro di luna, il folto pubblico che solitamente presenzia alle serate estive organizzate con saggio intuito e rigore al “Forte” per eccellenza della Vallée.  Tema della serata: “La rivoluzione delle Piante”. Mancuso (docente di “Arboricoltura Generale ed “Etologia Vegetale” all’Università di Firenze) accompagnerà il pubblico in un affascinante viaggio nel mondo delle piante, “organismi intelligenti e sensibili, capaci di produrre e gestire la propria energia, comunicare tra loro, cooperare per la sopravvivenza e costruire complesse reti di scambio e sostegno reciproco”. Un modo tutto nuovo, un’autentica rivoluzione sul come considerare il mondo vegetale e le piante: non più come “elementi passivi o semplici sfondi, ma come esseri intelligenti, sensibili e capaci di comunicare, scegliere e ricordare”. Concetti affascinanti, sostenuti da attente basi scientifiche, già espresse, per altro, da Mancuso in alcuni suoi libri (tradotti in tutto il mondo), tra cui “Verde Brillante” – scritto a quattro mani con Alessandra Viola e edito da “Giunti” – “La Nazione delle Piante” e “Fitopolis. La città vivente”, entrambi pubblicati da “Laterza”.  L’appuntamento con Stefano Mancuso é ad ingresso gratuito (prenotazione obbligatoria compilando il “form” sul sito www.fortedibard.it) ed é promosso in collaborazione con la “Libreria Mondadori” di Ivrea.

E ancora, venerdì 24 e sabato 25 luglio (ore 21,30), la “Scienza” cede il passo alla “Musica” (musica d’alto livello, in ogni senso) con il “live” acustico di Daniele Silvestri e l’omaggio, in voce e note sonore, a San Francesco d’Assisi di Angelo Branduardi. Eventi inseriti, entrambi, nella Rassegna “Aosta Classica al Forte di Bard”, permetteranno di avvicinarci a due tra i massimi esponenti del nostro migliore “cantautorato” d’impegno civile e sociale.  La cifra stilistica del romano (classe ’68) Silvestri riesce a coniugare perfettamente (esercizio di grande professionalità e acuta intelligenza!) la ricerca di una nuova canzone d’autore con il riscontro del grande pubblico, “mescolando talento e tradizione, leggerezza espressiva e impegno civile”, come testimoniano canzoni quali “Cohiba”“Il mio nemico”“L’appello”“Quali alibi”“A bocca chiusa” e “Argentovivo”, al fianco di evergreen come “Le cose in comune”“Occhi da Orientale”“Testardo”“Salirò” e “La Paranza”, solo per citarne alcune. Impegno civile e politico, si diceva: schieratosi contro il “referendum costituzionale” sulla “Riforma della Magistratura”, il 18 marzo scorso, Silvestri si è esibito durante la manifestazione organizzata dai Comitati della Società Civile “per il NO”, presentando il suo ultimo brano, sicuramente originale e apertamente manifesto, “Un Paese di sana e robusta Costituzione”.

Da non perdere (o almeno fare il possibile per non perderlo) l’omaggio a San Francesco d’Assisi di Angelo Branduardi (il “Menestrello” di Cuggiono milanese, cresciuto a Genova, classe ’50) che porterà sul palco della “Piazza d’Armi” sabato 25 luglioalle 21,30, lo spettacolo “Il Cantico”, tratto dal francescano “Il Cantico delle Creature”, interpretato dal cantautore nell’album “L’infinitamente piccolo” con testi curati insieme alla moglie Luisa Zappa e pubblicato in occasione del “Giubileo” del 2000. L’evento coprodotto da “Aosta Classica” e dall’“Associazione Forte di Bard” celebra la ricorrenza degli 800 anni dalla morte di San Francesco, Patrono d’Italia. “Il Cantico” sarà un’occasione per rivivere la profondità degli scritti francescani e lasciarsi ispirare dai temi contemporanei che San Francesco –considerato “primo poeta della Letteratura Italiana, artista di profonda umanità e uomo di pace” – già nel suo tempo, sapeva incarnare con straordinaria modernità: povertà, ecologia, amore per la vita e accoglienza (biglietti concerti su “Ticketone.it”).

Per gli eventi serali è possibile prenotare la cena al ristorante interno “La Polveriera”prenotazioni@fortedibard.it  – Tel. 0125/833811. Attiva area ristoro in Piazza di Gola.

Gianni Milani

Nelle foto: Stefano Mancuso (Ph. Anna Fantuzzi); Daniele Silvestri e Angelo Branduardi