CRONACA- Pagina 147

Kessler, oltre le gambe c’è di più

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RUBRICA A CURA DI  IRMA CIARAMELLA*

 

 

Alla lettura dell’ANSA della morte di Alice ed Ellen Kessler, le gambe più famose della nostra TV, la memoria è corsa immediatamente al loro sorriso impeccabile a quelle gambe interminabili e a quel ritmo inconfondibile: Da-Da-Un-Pa

Poi, la lettura della riga che cambia musica: sono morte insieme, con una procedura di suicidio assistito.

Le Kessler se ne sono andate come hanno vissuto: insieme, libere, padrone di sé. Due donne che hanno regalato leggerezza all’Italia del boom economico, che aveva bisogno di sognare di guardare oltre, hanno scelto proprio il 17 novembre per far calare il sipario sulla loro storia. 

A Monaco di Baviera, nel loro Paese, dove il suicidio assistito è riconosciuto come diritto personalissimo alla morte autodeterminata, avevano pianificato ogni dettaglio: colloqui medici, valutazione della loro capacità decisionale, verifica della volontà, fino alla scelta del giorno. Non eutanasia attiva, ma supporto alla loro decisione che era giunto il momento di tagliare il  filo della loro vita. Un addio che ancora ci parla di eleganza, autonomia, dignità.

In Germania questo è’ legale. 

 Dal 2020 il Bundesverfassungsgericht ha riconosciuto il diritto della persona di  decidere se, quando e come porre fine alla propria vita: un’espressione della dignità umana e un diritto della persona. Da allora l’assistenza al suicidio, in Germania, è lecita se svolta con garanzie rigorose. Ed è proprio quel percorso che le Kessler hanno seguito, fin nei dettagli finali, destinando, coerentemente, per testamento anche i loro beni a organizzazioni umanitarie.

In Italia sarebbe stato possibile? 

No. O almeno: solo in casi molto specifici. 

Il nostro ordinamento rimane ancorato all’art. 580 c.p., con una lettura costituzionalmente orientata da sentenze anche recentissime della Corte Costituzionale con un’unica finestra di non punibilità aperta dalla sentenza Cappato–Dj Fabo. La Corte ribadisce che non esiste un diritto generale al suicidio assistito. E le sentenze della Corte Costituzionale svolgono una attività di colmare un vuoto normativo  ( anche quella recentissima del 2025). Nel nostro Paese non c’è’  una legge organica, né una  procedura uniforme: i requisiti cambiano a seconda  della Regione di residenza e di appartenenza al SSN, e secondo interpretazioni che in mancanza di un quadro organico, sono lasciate alla soggettività degli interpreti locali. Il fine vita, da noi, è ancora una questione di coordinate geografiche (vedi approfondimento sotto) *

Ma la biografia delle Kessler ci dice di più’.

Dietro le due icone di fama e bellezza c’erano due bambine cresciute nella Germania dell’Est, un padre alcolista e violento, una madre che loro stesse  considerano da ‘proteggere’.  La danza come passione assoluta. A quattordici anni la fuga nella Germania dell’Ovest, e una promessa scolpita nella paura: “Mai più dipendere da un uomo”. Promessa mantenuta per tutta la vita: nessun matrimonio, relazioni affettive  importanti ma autonome; il rifiuto della maternità, scelta consapevole alla luce delle loro carriere e dell’abdicazione ai ruoli familiari tradizionali; la gestione congiunta delle case, del lavoro, delle finanze; e infine un testamento orientato alla solidarietà (lasciti ad Onlus).

È un femminismo concreto e silenzioso, lontano dagli slogan ma potentissimo: l’indipendenza economica come presupposto per liberarsi da ogni forma di violenza o subordinazione; libertà di costruire il proprio progetto di vita senza matrimonio, né maternità obbligata; l’autodeterminazione sul corpo e sul fine vita, perché decidere come morire è la naturale continuità di una vita vissuta rivendicando la libertà di ‘ disporre’ di sé. Persino la loro determinazione di morire insieme appare oggi come l’estensione estrema di un patto di sorellanza, che ha sostituito per loro i modelli familiari tradizionali.

La loro scelta interroga il giurista e il legislatore. Se due donne lucide, informate, non fragili,  né in ‘difficoltà relazionale’ scelgono il suicidio assistito come compimento coerente della propria biografia, il diritto deve poter accogliere (e normare) questa decisione?  Oppure deve impedirla in nome di una vocazione protettiva di una vita che deve estendersi elasticamente sempre più anche resta poco o nulla della forza -non solo fisica – e dello spirito vitale complici trattamenti sanitari capaci di protrarre ogni giorno di più l’ultimo respiro? Possiamo accettare che in Italia l’accesso al fine vita dipenda ancora dalla disponibilità delle strutture sanitarie e dalla capacità – anche economica – di sostenere un contenzioso?

Le Kessler, senza proclami, hanno tenuto insieme le due parole cardine dei diritti del XXI secolo: dignità e autonomia.

E la domanda che ci consegnano, più che un testamento morale, è un’agenda politica:

Che leggi servono per trasformare una scelta individuale in un diritto regolato, garantito, sottratto alla clandestinità e alle diseguaglianze?

* Irma Ciaramella, avvocata

Approfondimento 

Il tema del fine vita resta uno degli argomenti  più delicati del dibattito giuridico e politico italiano. In assenza di una disciplina organica, è stata la Corte costituzionale a definire negli ultimi anni i confini entro cui l’aiuto al suicidio può considerarsi lecito, costruendo un modello fondato sul bilanciamento tra la tutela della vita e il diritto all’autodeterminazione del paziente.

Il punto di partenza è la legge n. 219/2017, che ha riconosciuto il diritto di ciascuno a rifiutare cure e trattamenti anche salvavita. La questione arriva alla Consulta con il caso Cappato–DJ Fabo, che apre il problema dell’aiuto al suicidio all’interno dell’ordinamento italiano.

1. L’ordinanza n. 207/2018: la Corte chiama il Parlamento

La Consulta rileva che l’art. 580 c.p. potrebbe essere incostituzionale in alcuni casi-limite e concede al Parlamento un anno per legiferare. Identifica già i criteri: patologia irreversibile, sofferenze intollerabili, trattamenti vitali, piena capacità decisionale.

2. La sentenza n. 242/2019: il perimetro della non punibilità

Constatata l’inerzia legislativa, la Corte dichiara parzialmente illegittimo l’art. 580 c.p. e stabilisce quando l’aiuto al suicidio non è punibile. Le condizioni sono cumulative:

• patologia irreversibile e prognosi infausta;

• sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili;

• dipendenza da trattamenti di sostegno vitale;

• piena capacità di intendere e volere;

• previo accesso (o rifiuto consapevole) alle cure palliative.

La procedura deve svolgersi sotto controllo del Servizio Sanitario Nazionale.

3. Le pronunce del 2024 e 2025: conferma e chiusura del perimetro

• Sentenza n. 135/2024: conferma il requisito della dipendenza da trattamenti vitali, ritenuto essenziale per delimitare il campo dei casi ammessi.

• Sentenza n. 66/2025: ribadisce che solo il legislatore può ampliare la platea dei soggetti ammissibili; la Consulta mantiene il perimetro definito nel 2019.

Situazione attuale

L’assenza di una legge nazionale lascia un quadro frammentato: i comitati etici territoriali applicano i principi costituzionali senza linee guida uniformi, mentre alcune Regioni (Emilia-Romagna e Toscana) hanno avviato proprie discipline.

Le pronunce della Corte hanno costruito un sistema di garanzie minimo e coerente, evitando arbitri e offrendo tutela ai pazienti più vulnerabili. Ora la responsabilità è del Parlamento: trasformare questa architettura giurisprudenziale in una normativa chiara, uniforme e rispettosa dei diritti fondamentali.

 

Avv. Maria Irma Ciaramella

PATROCINANTE IN CASSAZIONE

 

Consigliere comunale parcheggia in uno stallo riservato ai disabili

Esprimo la mia profonda indignazione per un episodio avvenuto Lunedì 10 Novembre a Torino, dove un consigliere comunale del Partito Democratico, Pierino Crema, ha parcheggiato, nel parcheggio Santo Stefano, la propria auto in uno stallo riservato alle persone con disabilità, senza apparente autorizzazione.
Il veicolo è stato notato da diversi cittadini mentre occupava uno spazio destinato a chi ogni giorno affronta difficoltà di mobilità.
Un gesto che, oltre a violare le regole del codice della strada, rappresenta una mancanza di rispetto verso chi ha maggiori bisogni.
Ritengo che chi ricopre incarichi pubblici debba dare l’esempio, rispettando le norme e tutelando i diritti di tutti i cittadini.
Un comportamento del genere, se confermato, richiede una presa di posizione chiara da parte dell’Amministrazione comunale e l’applicazione delle sanzioni previste.
Il rispetto degli stalli riservati non è solo una questione di legge, ma un segno concreto di civiltà e sensibilità.
Mi auguro che episodi simili non si ripetano e che da questa vicenda possa nascere una riflessione più ampia sul tema del rispetto delle persone con disabilità.

Giuseppe Iannò

Consigliere comunale di Torino

Malore alla guida a Venaria: auto finisce contro due veicoli in sosta

Bastano pochi secondi e l’incidente è inevitabile: un’Alfa Romeo 147, dopo una sbandata improvvisa, finisce addosso a due veicoli parcheggiati al bordo strada. È successo nella tarda mattinata di oggi a Venaria Reale, in corso Papa Giovanni XXIII. Il conducente, un uomo anziano, è stato sorpreso da un malore durante la guida, che potrebbe aver causato la perdita di controllo del mezzo, ed è stato trasportato all’ospedale Maria Vittoria di Torino da un’ambulanza della Croce Reale, allertata dal 118 Azienda Zero. Le sue condizioni non destano preoccupazioni.
Sul posto è intervenuta la polizia locale per i rilievi. La viabilità ha subito deviazioni al traffico e non sono mancati disagi per la linea bus 11 del GTT, costretta a cambiare provvisoriamente percorso verso Torino già dal capolinea di via Leopardi.

VI.G

Pozzo Strada, incendio in carrozzeria: tre auto bruciate

Scoppia un incendio in una carrozzeria: tre auto distrutte dalle fiamme. È accaduto nella serata di ieri in via De Sanctis, presso la carrozzeria Mondial, nel quartiere Pozzo Strada. In un post condiviso su Facebook si vede una colonna di fumo molto alta che si alza dal capannone, visibile anche a chilometri di distanza. Le fiamme si sono propagate all’interno dell’officina coinvolgendo tre vetture parcheggiate.

Gli interventi di spegnimento sono proseguiti per diverse ore e hanno richiesto l’intervento di più squadre dei vigili del fuoco. I danni alla struttura sono significativi ma fortunatamente non risultano feriti.

Sono ancora in corso gli accertamenti sulla ricostruzione dei fatti e sull’origine del rogo, affidati ai carabinieri del Nucleo Radiomobile.

VI.G

Poirino, Cia Agricoltori: “No ai mega-impianti”

Cia Agricoltori delle Alpi lancia l’allarme contro il progetto di installazione di due nuovi lotti agrivoltaici da 75 e 69 ettari, previsti nel territorio comunale di Poirino, in area limitrofa a un impianto fotovoltaico già operativo di 20 ettari.

Il presidente provinciale Stefano Rossotto parla di “dimensioni insostenibili e incompatibili con la vocazione agricola del territorio”, sottolineando come la superficie complessiva “superi ogni criterio di buon senso e rappresenti un consumo di suolo senza precedenti”.

«Non siamo davanti a impianti pensati per supportare l’agricoltura – osserva Rossotto -, ma a operazioni speculative che sottraggono terreno fertile alle aziende agricole, alterano il mercato fondiario e mettono gli agricoltori in una posizione di totale svantaggio. A queste condizioni, il rischio è che i terreni diventino strumenti finanziari e non più risorse produttive, con un impatto devastante sui prezzi e sulla stessa sopravvivenza delle imprese agricole».

Rossotto richiama un precedente diventato simbolico: «A Carmagnola, un paio d’anni fa, abbiamo condotto una battaglia analoga e alla fine il progetto venne bloccato. È la dimostrazione che quando ci sono criticità evidenti, è possibile intervenire e riportare equilibrio tra esigenze energetiche e tutela dell’agricoltura».

Cia Agricoltori delle Alpi ribadisce che la sua non si tratta di una posizione pregiudizialmente contraria alle energie rinnovabili: «Siamo favorevoli agli impianti che integrano e potenziano l’attività agricola, come il fotovoltaico su capannoni, tettoie e stalle – puntualizza Rossotto -, che permette alle aziende di ridurre i costi energetici senza sottrarre  terreno produttivo. Quello che contestiamo sono i mega-impianti calati dall’alto, che compromettono l’ambiente, riducono la disponibilità di suolo agricolo e contrastano con le finalità dell’imprenditoria agricola stessa».

Rossotto rilancia la necessità di una “transizione energetica che sia davvero sostenibile, non di un modello che sacrifica l’agricoltura per logiche speculative mascherate da innovazione”: «L’energia rinnovabile è un’opportunità – ribadisce Rossotto -, ma va governata con responsabilità etica, ambientale e territoriale».

Rapina il tassista sotto casa, fermato dai carabinieri

E’ accaduto la notte dello scorso 5 novembre, intorno alle 2.30, in una strada non molto

distante dal centro di Cirié . Un venticinquenne del posto, già conosciuto ai militari della

Tenenza, aveva chiamato un taxi che da Torino lo riportasse a casa.

Una volta però arrivato nei pressi del suo domicilio, ha obbligato il tassista ad accostare e a farlo

scendere, ingaggiando una colluttazione e minacciandolo con un oggetto appuntito – poi scoperto

dai carabinieri essere probabilmente una penna smontata – facendosi consegnare 200 euro in

contanti. La chiamata al 112 ha fatto scattare l’immediato intervento di una pattuglia dei carabinieri,

che nel giro di poco meno di mezz’ora è riuscita a rintracciare l’uomo. Addosso, perquisendolo, i

militari gli hanno trovato quello che probabilmente è stato l’oggetto utilizzato per minacciare il

tassista: una penna in metallo spesso che smontata sembrava in un primo momento essere un

cacciavite.

Tutte le fasi della rapina sono state riprese da una telecamera di videosorveglianza di zona, le quali,

insieme alla preziosa testimonianza della vittima, hanno consentito di individuare l’autore del fatto

e a sottoporlo a fermo. In sede di convalida della misura precautelare, il Giudice per le Indagini

Preliminari , come richiesto dal Pubblico Ministero della Procura di Ivrea, ha applicato la misura

della custodia cautelare in carcere, ritenendo sussistenti i gravi indizi emersi a carico del

venticinquenne, attualmente ristretto presso il carcere di Ivrea (TO).

Donna investita da auto in via San Donato

Questa mattina a Torino  in via San Donato una donna è stata investita da un’auto. La signora, che è stata portata in ospedale con l’ambulanza, pare abbia attraversato la strada fuori dal passaggio pedonale. Sul posto sono intervenuti il 118 e la polizia municipale che verificherà la dinamica dell’incidente.

Foto FMB

Investe tre persone dopo lite e scappa: ferite

Un’auto ha investito tre persone davanti a una pizzeria dí Alessandria e il conducente è fuggito. L’episodio pare abbia  avuto inizio nel locale con una discussione tra alcuni clienti, il personale e i proprietari. Una persona è stata trasportata in ospedale in codice rosso, un’altra in giallo, la terza in verde e anche altre due sarebbero in codice verde.

“Trasporto pubblico, situazione peggiorata”

Una lettrice ci scrive

Caro direttore,
è passato un altro anno e la situazione del TPL è ancora peggiorata. Spesso anche nelle ore di punta su 15, 61, 68  non si può salire tanto sono pieni o non passano proprio obbligandomi ad andare a piedi, perdendo ovviamente tantissimo tempo, fino alla fermata della metro più vicina (4,5 km)…..Ma sono ancora fortunata perchè quando le mie patologie me lo permettono posso camminare ma chi non può farlo come fa? Continuo a perdere 3 ore al giorno per percorrere 20 km tra andata e ritorno obbligata a stare sempre in piedi con gravi danni alla salute…..
Gradirei risposte sensate (e non tipo prenda il bus 6 che non mi serve a niente), soprattutto dai dirigenti GTT profumatamente pagati per gestire un servizio penoso.
Giulia

Legge di Bilancio, raccolta firme Fondo Sicurezza e Difesa

Lunedì 17 novembre davanti alla Questura di Torino

ll Siap Torino ha avviato una raccolta firme per sostenere l’istituzione di un Fondo
Nazionale dedicato alla specificità del personale dei comparti Sicurezza e Difesa, da
inserire nella prossima Legge di Bilancio 2025.
L’iniziativa si inserisce nella mobilitazione nazionale promossa dal Siap insieme all’
Anfpin appoggio alla proposta, per il riconoscimento economico e previdenziale del
personale dei comparti Sicurezza e Difesa, presentata ai gruppi parlamentari, al Ministro
dell’Interno, al Sottosegretario Molteni e al Capo della Polizia.
Saremo domani mattina 17 novembre davanti alla Questura per raccogliere le firme tra
colleghi e cittadini e ribadire che la Sicurezza non è un costo, ma un investimento per il
futuro dell’Italia.
La nostra proposta non mira ad introdurre privilegi , ma a sancire un atto di
responsabilità dello Stato verso donne e uomini in divisa che, ogni giorno, garantiscono
sicurezza a costo della propria vita
Si tratta di una battaglia di dignità e responsabilità collettiva e chiediamo il supporto di
tutti.
La raccolta firme è attiva anche on line sulla piattaforma change.org e può essere
raggiunta ugualmente attraverso i nostri canali social

Il Segretario Generale Provinciale Siap Pietro Di Lorenzo