Nei giorni scorsi, agenti dell’UPGSP della Questura di Torino ha arrestato un uomo per tentato furto aggravato all’interno di una pasticceria nell’area nord della città.
Alle cinque del mattino circa, è giunta in Sala Operativa una segnalazione da parte dei titolari di un’attività commerciale del quartiere Borgo Vittoria, i quali riferivano dell’attivazione dell’allarme nella propria attività.
Le Volanti in pochi minuti hanno raggiunto il luogo interessato, udendo dei rumori metallici in lontananza. Facendo una bonifica nel retro dell’attività, hanno notato un soggetto che si allontanava con, in mano, ancora un pezzo di una cassa automatica.
L’uomo è stato immediatamente fermato e trovato in possesso di un migliaio di euro circa, in totale.
A seguito di accertamenti, è emerso che il soggetto era riuscito a forzare la serranda posta sul retro, utilizzando un paletto prelevato da una fioriera, e ad aprire la porta per poi accedere all’interno del negozio. Qui si era impossessato di quanto contenuto nelle casse automatiche e della somma di denaro all’interno di un raccoglitore dedicato alle mance.
Per quanto accertato, il soggetto è stato arrestato per tentato furto aggravato e la refurtiva restituita al legittimo proprietario.

Nel suo sguardo conclusivo, il professore parla di una Chiesa in cammino, consapevole delle sue fatiche, ma anche delle sue enormi potenzialità. Il processo sinodale, spiega, non è una riforma amministrativa, ma un percorso spirituale che mira a ricucire il legame tra fede e vita.




LETTERE s




A fronte del concreto dibattito che caratterizza il sindacato italiano in questa precisa fase storica e politica, possiamo dire tranquillamente che c’è una grande opportunità per dimostrare, oggi, che cosa dev’essere concretamente il sindacato. E questa opportunità oggi ha un nome e cognome. Si chiama Cisl. E questo non lo dico per antica, nonchè convinta, appartenenza politica, culturale e valoriale allo storico “sindacato bianco”. Ma per la semplice ragione che, “allo stato dei fatti” – per dirla con una felice espressione di Carlo Donat-Cattin – una parte consistente del sindacato italiano ha assunto posizioni che sono, oggettivamente, persino imbarazzanti da commentare. Se ci fermiamo, ad esempio, alla principale organizzazione sindacale italiana, cioè la Cgil, non possiamo non sottolineare che quella sigla ha cambiato radicalmente la sua reale collocazione nella vita pubblica del nostro paese. Certo, tutti noi conosciamo lo storico profilo politico, culturale e sociale della Cgil, cioè di un sindacato che per moltissimi anni è stato la storica e strutturale “cinghia di trasmissione” con il partito di riferimento. Prima il Pci e poi i partiti che sono succeduti al Pci stesso. E cioè, il Pds, poi i Ds e infine il Pd. Ma mai si era arrivati alla radicale trasformazione del sindacato in un soggetto politico da un lato e, dall’altro, ad un’azione tutta e solo concentrata sui temi politici. E non è un caso che, se nel passato era il partito che dettava l’agenda politica al sindacato, adesso è l’esatto contrario. E cioè, è il sindacato che detta l’agenda politica e programmatica al partito di riferimento e, di conseguenza, all’intera coalizione di sinistra e progressista. Se, cioè, sui temi della giustizia è l’ANM, di fatto, che condiziona la politica del cosiddetto ‘campo largo’, sui temi economico/sociali e sulla stessa politica estera è il sindacato che fissa i paletti rispetto alla concreta azione politica dell’alleanza di sinistra e progressista. Una trasformazione radicale che ha portato alla rottura verticale con la Cisl e persino con la Uil e addirittura con gli estremisti dei sindacati di base. Che sono e restano i veri concorrenti politici della nuova Cgil di Landini.