Lunedì 16 giugno, alle ore 10.00, presso il Circolo Sporting di Torino, si terrà un incontro specialistico rivolto ai professionisti giornalisti, dedicato al ruolo dell’osteopatia nel supportare i professionisti dell’informazione, spesso costretti a lunghi periodi di sedentarietà davanti al computer, seguiti da improvvise attività sportive intense.
L’evento, dal taglio scientifico ed evidence-based, vedrà la partecipazione degli osteopati Nicolas Ricciardi e Gabriele Palazzolo, entrambi in possesso dei titoli accademici BSc e MSc in osteopatia. I due relatori approfondiranno una tematica attuale e poco discussa: l’impatto fisico negativo del passaggio repentino dalla posizione seduta protratta (tipica del lavoro giornalistico) a un’attività fisica vigorosa, spesso praticata senza un adeguato riscaldamento o una preparazione funzionale del corpo.
Secondo recenti pubblicazioni in ambito biomeccanico e clinico, questo tipo di alternanza può favorire l’insorgenza di dolori muscolari, rigidità articolari, e squilibri posturali che, se trascurati, possono degenerare in patologie croniche. L’osteopatia, in questo contesto, rappresenta un valido approccio integrato per migliorare la funzionalità generale del corpo, intervenendo su compensi e rigidità derivanti dal lavoro sedentario.
Durante l’incontro, verranno presentati dati e articoli scientifici a supporto delle tecniche illustrate, insieme a consigli pratici su come prevenire traumi muscoloscheletrici attraverso trattamenti osteopatici regolari, stretching mirato e correzione della postura.
Un appuntamento pensato non solo per informare, ma per offrire strumenti concreti ai giornalisti che desiderano coniugare benessere fisico e professione in modo consapevole e sostenibile.
VALERIA ROMBOLA’
Confindustria Piemonte orientale, Robiglio presidente
2025
“Nei prossimi anni Novara e il territorio circostante attrarranno colossali investimenti e questo è già oggi una grande opportunità, destinata a cambiare nel profondo le prospettive di questa parte di Piemonte. Come Confindustria Novara Vercelli Valsesia dovremo essere protagonisti di questa evoluzione, per la crescita delle nostre imprese, per i nostri giovani, per le nostre comunità. Sono fermamente convinto che le ricadute degli investimenti sull’area novarese possano diventare un “ponte” per lo sviluppo ecosistemico di tutto il quadrante della nostra Associazione, in una virtuosa logica di interconnessione delle differenti aree. Dobbiamo lavorare quasi in simbiosi con le amministrazioni per fare in modo che questi investimenti diventino volano per la crescita”. Lo ha detto il neopresidente di Confindustria Novara Vercelli Valsesia, Carlo Robiglio, all’Assemblea annuale di Confindustria Novara Vercelli Valsesia (Cnvv) organizzata con Confindustria Piemonte, svoltasi a Novara. Nel suo intervento ha sottolineato “il ruolo dell’impresa come portatrice di responsabilità sociale in un rapporto simbiotico e virtuoso con il territorio” e “l’attenzione a sviluppare nella comunità e sui territori una forte ‘Cultura di impresa’ intesa come crescita delle aziende a livello dimensionale, di competenze e di competitività mantenendo sempre al centro la persona, come capacità di ascolto e di confronto tra gli imprenditori, per rendere patrimonio di tutti le esperienze virtuose, e come interazione con il contesto sociale, per far conoscere sempre più l’importanza del sistema imprenditoriale”.
“Lo scopo di questa assemblea – ha invece sottolineato il presidente di Confindustria Piemonte,Andrea Amalberto – è mettere a sistema energie e competenze per avanzare una proposta che ha cinque cardini: più medie imprese, attraverso aggregazioni e crescita interna, per rafforzare la struttura portante del nostro sistema produttivo; più connessioni tra start-up, PMI e grandi imprese; più semplificazione e tempi certi; più strumenti efficaci, come una Finpiemonte rafforzata, capace di sostenere progetti complessi e sinergie pubblico-private; più attenzione ai territori, attraverso proposte concrete da portare avanti con determinazione e continuità. Disponiamo come Piemonte di molti degli asset necessari per affrontare un futuro che si sta costruendo ora: con intelligenza, con competenza, con coraggio. La politica accompagni questa trasformazione con strumenti stabili e visione lunga, che vada oltre a quelle elettorali. Forti di queste certezze, noi ci siamo. Come Confindustria Piemonte, come sistema di imprese, come comunità di innovatori e costruttori”.
Intervistato da Giuseppe Bottero (La Stampa) al presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, sul tema dell’energia, uno dei maggiori ostacoli alla competitività delle imprese, ha detto, tra l’altro, che “serve il coraggio di tutti, senza divisioni politiche, per trovare un sistema che ci consente di avere una produzione continua”. “Non si può – ha aggiunto – parlare solo di sforare il patto di stabilità per le armi; credo che invece l’industria debba essere posta al centro e su questo serve puntare su ricerca e sviluppo. Sui dazi si deve accelerare nella negoziazione; questo capitolo ci preoccupa, ma è soprattutto l’incertezza che crea pericoli perché può colpire alcuni nostri settori che già soffrono”.
Oltre ai saluti del rettore dell’Università del Piemonte orientale, Menico Rizzi, e del sindaco di Novara,Alessandro Canelli, si è collegato da Kiev il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio. I lavori sono proseguiti con una tavola rotonda cui hanno partecipato Regina Corradini D’Arienzo, amministratore delegato e direttore generale di Simest, Dario Fabbri, analista geopolitico e direttore del mensile Domino, Marco Fortis, direttore e vicepresidente della Fondazione Edison (che ha presentato una ricerca sul sistema economico regionale realizzata in esclusiva per l’occasione), eFrancesca Mariotti, consigliere di amministrazione di Almaviva.
Intervistato da Andrea Rossi (La Stampa), il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin ha detto, tra l’altro, che «la realtà di questo Paese è che ci siamo affidati per anni a carbone e gas senza esplorare altre fonti. Oggi ci troviamo ancora una dipendenza dal gas per il 40% per la produzione di energia», il cui meccanismo del prezzo «è figlio del peggior impianto della peggior ora. Noi dobbiamo – ha aggiunto – crescere con le rinnovabili, con l’idroelettrico, con il geotermico. E poi c’è il nucleare di ultima generazione, sul quale sto spingendo per il quadro regolatorio. Nei primi anni del prossimo decennio, nel 2031-2032, si potrà avere la produzione in serie a livello industriale degli small reactor”.
Nel suo intervento Robiglio ha inoltre sottolineato come “dovremo anche rafforzare il rapporto con le nuove generazioni, avvicinando sempre più giovani alle imprese e aumentando le sinergie i rapporti con il mondo della scuola e della formazione, in un territorio in cui i Neet, che non studiano e non lavorano, sono il 20%, e il calo demografico sta avendo un forte impatto sul comparto produttivo, con la crescente carenza di manodopera qualificata e il progressivo invecchiamento della popolazione attiva. Dovremo aiutare le aziende associate, soprattutto le più piccole, a governare le trasformazioni in atto e a innovare per crescere e diventare un forte agente di cambiamento, in particolare nelle filiere in cui sono coinvolte e delle quali devono essere sempre più protagoniste, aspetto che può rappresentare un vero vantaggio competitivo. Saremo parimenti impegnati a coinvolgere le grandi aziende e le multinazionali, sia per la loro ricaduta sui territori in termini di occupazione sia per il loro ruolo di capi-filiera che spesso le vede ambasciatrici di un Made in Italy al quale rivolgeremo dovuta attenzione, in particolar modo nella lotta alla contraffazione. Aiuteremo anche le imprese a gestire al meglio il passaggio generazionale, metteremo al centro la formazione, la sicurezza sul lavoro, le politiche di welfare e per le pari opportunità; ci impegneremo sui temi della sostenibilità e della green transition, asset imprescindibili, e lavoreremo per l’internazionalizzazione, facendo meglio conoscere il ruolo di Bruxelles, e per la crescita dimensionale. In una fase di crescente incertezza intensificheremo il dialogo con la pubblica amministrazione e con la politica, anche istituendo apposite deleghe territoriali in capo ai vicepresidenti”.
Confindustria Novara Vercelli Valsesia
La Canavesana d’epoca, tradizione e territorio
La Canavesana d’epoca è partita da Salassa e ha attraversato i nostri borghi con il fascino delle biciclette vintage e la bellezza di un territorio da vivere con lentezza.
Anche Ozegna è stata protagonista lungo il percorso, con il suo Santuario raccontato ai partecipanti come tappa di cultura e spiritualità.
Pedalare insieme, su strade cariche di storia, significa costruire una visione nuova di turismo, sostenibilità e comunità.
È intervenuto il presidente della V Commissione Ambiente della Regione Sergio Bartoli: “ho portato i saluti del Consiglio Regionale del Piemonte e rivolto un sentito ringraziamento alla Sindaca Roberta Bianchetta e a tutta l’organizzazione per l’impegno, la passione e la visione che rendono speciale questo evento.”
“È anche da iniziative come questa che passa la valorizzazione concreta del nostro Canavese e delle sue eccellenze locali”, ha concluso Bartoli. 
“Gtt protegga di più e meglio i controllori”
Caro Direttore,
I controllori dei possessori dei biglietti sulla rete dei trasporti pubblici svolgono una funzione importante ma debbono essere protetti maggiormente da Gtt perché quotidianamente a partire dalle linee che servono i quartieri più svantaggiati, subiscono reazioni anche violente da parte dei tanti che non pagano il biglietto del tram. Mi auguro che leggendo il “torinese” Presidente e Amministratore delegato facciano il punto della situazione.
Mino GIACHINO

Il giorno del Torino Pride / Photogallery
Sfila per le vie del centro la bandiera arcobaleno. Un corteo pacifico di carri al motto di “Senza esclusioni di corpi”.
Foto: Gabriele Zago









Domenica 8 giugno alle 10.30 all’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino per le ‘Domeniche all’Auditorium’ è previsto un concerto che si apre con uno dei brani più celebri del repertorio cameristico, il Quintetto per pianoforte in La maggiore op. 114 D 667 di Franz Schubert detto “La trota”. L’appuntamento è registrato su Radio 3 che lo trasmetterà domenica 15 giugno alle 20.30.
Il brano di Schubert , scritto nel 1819, è intitolato “La trota”, in quanto il compositore utilizzò la melodia del suo omonimo Lied nell’Andantino come tema per le successive variazioni. L’opera fu composta da uno Schubert ventiduenne e non venne pubblicata prima del 1829, un anno dopo la sua morte.
Piuttosto che un normale quintetto per pianoforte e quartetto d’archi, Schubert scrisse un pezzo per violino, viola, violoncello e contrabbasso. Lo stesso gruppo musicale si trova nel Klavierquintett in mi minore op. 3 del compositore boemo Josef Labor, che chiude il concerto del “Quintetto Lab” formato da Valentina Busso, al violino, Giorgia Cervini alla viola, Luca Magariello al violoncello e Friedmar Deller al contrabbasso, a cui si aggiunge Francesco Bergamasco al pianoforte.
I biglietti, proposti al prezzo unico di 5 euro, sono in vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino in piazza Rossaro.
Mara Martellotta
In manette, fermato dalla Polizia Locale, è finito un 45enne di origine nordafricana, con precedenti per maltrattamenti. Per la vittima, una 30enne sua connazionale, è stata attivata la procedura per “codice rosso”.
I fatti sono avvenuti giovedì, intorno alle 7 di mattina, in zona Aurora. Una pattuglia dell’Aliquota Pronto Impiego è intervenuta quando per strada l’uomo stava minacciando la vittima armato di un grosso coltello, mentre un passante cercava di bloccarlo per impedire l’aggressione. Gli agenti lo hanno così fermato e portato al comando di via Bologna per l’identificazione.
La Centrale della Polizia Locale intanto ha attivato il Reparto di Prossimità, specializzato negli interventi sui reati di violenza di genere e maltrattamenti familiari, che ha raccolto la testimonianza della donna. Lei ha raccontato di essere uscita di casa per fuggire dal suo aggressore, con il quale aveva una relazione, dopo aver chiamato i soccorsi. Non era la prima volta: l’uomo l’aveva già aggredita alcuni giorni prima, causandole ferite per le quali aveva dovuto ricorrere a cure mediche.
Compiuti gli accertamenti sul 45enne, gli agenti della Polizia Locale hanno scoperto che aveva precedenti specifici ed era già stato sottoposto alla misura del braccialetto elettronico in passato, per violenze nei confronti di un’altra donna. E’ stata quindi attivata la procedura prevista per i casi di “codice rosso” e l’uomo è stato deferito all’autorità giudiziaria per atti persecutori, art. 612 bis c.p., con l’aggravante del vincolo affettivo.
Il procedimento penale oggetto del presente comunicato si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari, pertanto vige la presunzione di non colpevolezza dell’indagato, sino alla sentenza definitiva.
TORINO CLICK
Italia, che vergogna: sconfitta contro la Norvegia
Delusione cocente per l’Italia, che cade contro la Norvegia in una partita che lascia l’amaro in bocca. Gli Azzurri, apparsi spenti e senza idee, subiscono una sconfitta che fa rumore, non tanto per il valore degli avversari, quanto per l’atteggiamento visto in campo.
La Norvegia ha giocato con grinta e determinazione, approfittando delle troppe disattenzioni italiane. Gli uomini di Spalletti (o sostituire con il CT attuale, se diverso) non sono mai riusciti a entrare realmente in partita, faticando a costruire gioco e lasciando praterie in difesa.
Il risultato finale è il simbolo di una serata da dimenticare, ma che dovrà servire da lezione. Se l’Italia vuole davvero ambire a qualcosa di grande, servirà ben altro spirito.
Il tempo per reagire c’è, ma non si può più sbagliare.
Enzo Grassano
Presentati i programmi teatrali di Alfieri e Gioiello
Mentre conia un’immagine che vede una stagione teatrale come un lungo “viaggio in mare aperto”, lui amante da sempre di “quella distesa d’acqua vasta e misteriosa che non si lascia mai dominare del tutto”, Fabrizio di Fiore, General Manager di Alfieri e Gioiello, uomo abituato a vivere seriosamente nel mondo della finanza, produttore lungimirante e spericolato, si lascia trascinare simpaticamente dagli interpreti maschili, Lorenzo Grilli e Vittorio Schiavone, in un amarcord di “Cantando sotto la pioggia” che ha siglato con pieno successo il finale della stagione appena conclusa e che verrà ripreso tra capodanno e la befana sul palcoscenico di piazza Solferino. Un grande avvenire (attoriale, forse già) dietro le spalle, alla Gassman. Ma uno dei tanti momenti indovinati della serata che ha visto la presentazione delle stagioni dei due teatri – che ancora oggi continuano a essere “un’eredità importante” dello scomparso Gian Mesturino, storico gestore, appassionato uomo di teatro, scopritore e inventore, “generoso e instancabile” -, passato e presente ad avvolgere progetti e scommesse, titoli, attrici e attori importanti e beniamini, la prosa e la musica e il balletto, i più suggestivi appuntamenti nazionali e internazionali, un divertimento sempre “alto”, un teatro che sappia interessare e far riflettere, emozionare e soprattutto divertire. Teatro “popolare” nel senso più nobile del termine.
Una prospettiva tutta in divenire. Che rispecchi i nuovi linguaggi di comunicazione. Dice Luciano Cannito, direttore artistico: “Il nostro sguardo è anche rivolto al futuro. La nuova stagione continuerà ad aprirsi ai linguaggi del presente e del web, offrendo spazi a quei giovani artisti che hanno saputo costruire un seguito straordinario online – con milioni di visualizzazioni – e che hanno dimostrato, spesso con ironia e grande capacità narrativa, un talento autentico e immediatamente riconosciuto dal pubblico. È anche attraverso di loro che intercettiamo un pubblico giovane, curioso, desideroso di vivere il teatro come un’esperienza contemporanea, accessibile e stimolante.” Un intento e una prospettiva che non inizia oggi, sono i numeri a parlare in modo chiaro: “Tra i due teatri abbiamo ormai superato la soglia stabile dei 200.000 spettatori a stagione. Un dato importante, se si considera che la città di Torino conta circa 850.000 abitanti, questo sta a significare che, ogni anno, quasi un torinese su quattro sceglie di entrare all’Alfieri o al Gioiello.”
39 titoli all’Alfieri e 52 al Gioiello a riempire le serate della stagione 25/26, uno sguardo e un preciso progetto da parte dell’intera organizzazione dei teatri, la scelta di andare “oltre” nei prossimi otto mesi di programmazione, all’interno di una stagione intitolata “I confini della realtà”, a significare “un teatro che non si limita a raccontare il mondo com’è, ma che osa spingersi oltre, giocando con l’immaginazione, l’umorismo, l’assurdo, il sogno, la poesia.Un teatro che confonde le barriere tra vero e verosimile, tra quotidiano e straordinario, tra palcoscenico e platea. Perché il teatro, come la vita, comincia davvero solo quando smettiamo di limitarci alla realtà.”
Contaminazione di generi, anche, come quando il teatro guarda al cinema che lo ha preceduto. Segnatevi, all’Alfieri, tra ottobre e novembre, “Brokeback Mountain”, dal racconto di Annie Proulx con i due mandriani d’altura portati sullo schermo da Ang Lee, qui interpretati da Edoardo Purgatori e Filippo Contri con l’apporto di Malika Ayane e “Il vedovo”, tappa non secondaria nella filmografia di Dino Risi e accoppiata vincente per Alberto Sordi e Franca Valeri qui ripresi da Massimo Ghini e Paola Tiziana Cruciani per la regia di Ennio Coltorti. Ma non soltanto: arriveranno “Magnifica presenza” di Ferzan Ozpetek, con Serra Yilmaz, “La febbre del sabato sera” dal successo targato John Travolta, produzione della mai troppo lodata Compagnia Rancia, musiche e liriche dei Bee Gees, con l’astro nascente Simone Sassudelli, l’interrazziale “Indovina chi viene a cena” costruito da mostri sacri e oggi nelle mani di Cesare Bocci e Vittoria Belvedere; torneranno “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovesi, il musical “Saranno famosi” affidato, tra l’altro, in aria prenatalizia alla voce insuperabile di Barbara Cola – l’altra sera ha regalato all’Alfieri gremitissimo una canzone dello spettacolo ed è stato un furore di successo: come ha fatto Giulia Ottonello poco dopo per la sua Adriana di “Rocky”. Due belle presenze femminili, vincenti, sullo stesso palcoscenico, due interpretazioni che da sole meritano il biglietto. E ancora il doppio appuntamento di Ale e Franz – ad inaugurare la stagione l’11 ottobre e ad aprile -, il più che tagliente Giuseppe Cruciani con “La zanzara show” in compagnia di David Parenzo, Paolo Ruffini, Neri Marcorè che sarà Sherlock Holmes, Drusilla Foer in “Frida il Musical”, tra arte rivoluzione e passione per la regia di Andrea Ortis, ancora una volta “Aggiungi un posto a tavola” con Scifoni e Cuccarini, Flavio Insinna in “Gente di facili costumi” che fu un successo di Nino Manfredi commediografo e attore, Alessandro Siani in”Fake News”, Luca Barbareschi – l’altra sera stoicamente a salire sul palco con l’aiuto di due stampelle, fresco di protesi al titanio – e Chiara Noschese (anche regista) in “November” di David Mamet, satira affilata e feroce sul potere, la manipolazione e il cinismo della politica americana: testo scritto nel 2007 ma mai troppo attuale e teso verso i tre anni che ci attendono.
E sul palcoscenico del Gioiello? Oltre la bella abitudine dei “Mercoledì da leoni” – con tra gli altri Mariagrazia Cucinotta, Milena Miconi e Samuel Peron, Anna Mazzamauro, Giorgio Montanini ed Ezio Greggio e Alice De André con un cognome importante e una ragazza che prova a diventare se stessa -, saliranno Raoul Bova con “Il nuotatore di Auschwitz”, ispirato alla vera storia di Alfred Nakache, nuotatore francese di origine ebraica, numero 172763 nel campo di concentramento, che non ha mai smesso di allenarsi tuffandosi anche nelle acque gelide di un bacino idrico; Giacomo Poretti con “Condominio mon amour”, il ritorno del “Fu Mattia Pascal” visto da Giorgio Marchesi e della “Locandiera” goldoniana, un abito ormai abituale per Miriam Mesturino, un gruppo di attori clandestini in un paese dittatoriale in “A mirror” di Sam Holcroft, con Ninni Bruschetta e Claudio ‘Greg’ Gregori, “Ubi maior” con madre e figlio Sabrina Knaflitz e Leo Gassmann, “Chicchignola” di Petrolini (cavallo di battaglia di un grande del teatro: Mario Scaccia) riproposto da Massimo Venturiello, Marianna e Marco Morandi che con “Benvenuti in casa Morandi” si voltano a guardare gli anni della loro fanciullezza, tra copertine di rotocalchi, canzoni riflettori e set cinematografici. Gianluca Ramazzotti ci spiega quel che possa accadere in una coppia con “Non aprire quella mail”, testo di successo scritto da Sébastien Thiéry e scoperto a Parigi, Enzo Decaro che cuce insieme “L’avaro” e “Il malato immaginario” di Molière mentre Emilio Solfrizi rivisita l’”Anfitrione” plautino e Giampiero Ingrassia riscopre quanto possa essere ancora divertente “Ti ho sposato per allegria” di Natalia Ginzburg, Laura Morante propone “Insieme” scritto e diretto da Fabio Marra e Marisa Laurito “Persone naturali e strafottenti” testo di Peppino Patroni Griffi osceno e pericoloso nella mentalità dei primi anni Settanta.
Elio Rabbione
Nelle immagini: una scena di “Cantando sotto la pioggia”, Raoul Bova nel “Nuotatore di Auschwitz”, Neri Mercorè in “Sherlock Holmes il Musical” e Luca Barbareschi e Chiara Noschese in “November” di David Mamet (ph. F. di Benedetto).