I mezzi sono stati messi a disposizione di Gtt, che li ha recentemente dismessi dalla propria flotta. Caricati su autoarticolati resi disponibili da un donatore privato, sono stati portati fino al confine ucraino, dove oggi li hanno presi in carico i tecnici e gli autisti dell’azienda dei trasporti della città di Kharkiv (Municipal Enterprise “Saltivske Tramvaine Depo”). Serviranno per riattivare il servizio di trasporto pubblico, rimasto pesantemente danneggiato dal conflitto in corso, a beneficio della popolazione rimasta in città.
Dopo l’incontro a Torino con il sindaco di Kharkiv Ihor Terekhov, che aveva raccontato gli effetti devastanti della guerra sulla città ucraina, molto rilevanti in diversi settori e in modo particolare sul trasporto pubblico locale, il sindaco Stefano Lo Russo aveva deciso di offrire l’aiuto della Città e a giugno, nel corso del Summit internazionale delle città europee e delle regioni a Kiev, gli aveva annunciato la disponibilità di una flotta di autobus. Da lì avevano preso il via le attività amministrative e le interlocuzioni diplomatiche per assicurarne la consegna.
A questi primi cinque autobus ne seguiranno altri cinque, in partenza domenica 7 settembre. Una prima flotta di dieci, pronta ad entrare in servizio, cui potrebbero se necessario aggiungersene altri nei prossimi mesi, con la possibilità di metterne a disposizione fino a 60.
Nella foto i tecnici dell’azienda dei trasporti della città di Kharkiv con i tecnici di Gtt che hanno accompagnato i mezzi fino al confine.
TORINO CLICK
Nell’ambito dei periodici avvicendamenti disposti dal Comando Generale del Corpo, il Tenente Colonnello Massimiliano Zechender è da oggi il nuovo Comandante del Gruppo Orbassano della Guardia di finanza.
L’ufficiale subentra al parigrado Alessandro De Luca che, dopo quattro anni alla guida del Reparto, ha lasciato il comando per andare a ricoprire un prestigioso incarico alla sede di Torino. Originario di Milano, 55 anni e con un figlio, il Ten. Col. Zechender, laureato in Giurisprudenza e Scienze della sicurezza economico finanziaria, nel corso della sua carriera ha ricoperto incarichi operativi prestando servizio in Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta e Liguria dove, dopo un primo periodo con incarichi di staff al Comando Provinciale di Genova e successivamente al Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria alla stessa sede, negli ultimi quattro anni ha retto il comando del II Gruppo Genova, Reparto che ha competenza operativa diretta su uno dei porti più importanti del Mediterraneo, nonché, per il tramite della dipendente Compagnia di Genova Sestri, sullo scalo aeroportuale internazionale del capoluogo ligure.
Il Tenente Colonnello De Luca lascia il comando del Gruppo Orbassano dopo un quadriennio caratterizzato da significativi risultati operativi ad ampio raggio e nel quale ha diretto in prima persona, in un contesto territoriale di rilievo, attività di servizio riguardanti contesti di polizia tributaria e polizia giudiziaria delicati e impegnativi.
Il Comandante Provinciale Torino, Gen. B. Carmine Virno, ha espresso al Tenente Colonnello Zechender i migliori auspici per il nuovo e sfidante incarico e ha, nello stesso tempo, ringraziato il Tenente Colonnello De Luca per il lavoro svolto e i risultati conseguiti alla guida delle Fiamme Gialle orbassanesi.
Il Libro del Mese – La Scelta dei Lettori
Il più discusso tra i titoli presenti sul nostro gruppo FB visto quello che sta succedendo nella Striscia di Gaza non poteva che essere Quando il mondo dorme. Storie, parole e ferite della Palestina, di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per il territorio palestinese, ora sanzionata dal governo americano ma anche proposta per il Premio Nobel per la Pace
Settembre, tempo di letture: che siate già tornati alla quotidianità della vita lavorativa o siate appena andati in vacanza, un buon libro non può mancarvi e, allora, ecco qualche consiglio per scegliere la prossima lettura.
E’ già uscito in Italia Il Tempo Degli Eroi (Nord, 2025) nuovo atteso thriller storico di Frank Schatzing che ci riporta nell’Inghilterra del secolo XIII.
Per chi ama il melodramma, Garzanti ha da poco pubblicato Il Loggionista Impenitente, guida all’ascolto dell’opera lirica di Alberto Mattioli.
Torna in libreria Ann Tyler con Tre Giorni Di Giugno (Guanda, 2025) la storia di un nuovo inizio per chi ama i romanzi dall’umorismo velato di malinconia.
Consigli per gli acquisti
Questa è la rubrica nella quale diamo spazio agli scrittori emergenti, agli editori indipendenti e ai prodotti editoriali che rimangono fuori dal circuito della grande distribuzione.
Asimmetrie Dei Giorni Pari (Bertoni, 2025) è il nuovo romanzo di Valentina di Ludovico (Comuni-Care, La Vertigine Del Tutto) un romanzo che fa sentire lo scricchiolio dell’esistenza e apre una riflessione sulla salute mentale e la sua influenza sui ruoli che siamo chiamati a interpretare nella vita di tutti i giorni.
Una storia di rinascita che nasce dalla lotta contro una malattia rara e l’isolamento è Un Amico Invisibile (Bertoni, 2025) il nuovo romanzo di Gina Scanzani: un libro che tocca il cuore e dimostra come, anche nei momenti più bui, sia possibile trovare la luce.
Incontri con gli autori
Sul nostro sito potete leggere le interviste agli scrittori del momento: questo mese abbiamo incontrato: Elisabetta Flumeri e Gabriella Giacometti e abbiamo discusso del loro recente romanzo, Nessun Perdono (Guanda, 2025) che inaugura una nuova serie di gialli.
Alice Bassoli ci parla, invece de Le Streghe Non Dormono (Corbaccio, 2025), il suo nuovo romanzo che appartiene al genere, tutto italiano, del “gotico rurale”.
Infine, Gian Marco Griffi ha pubblicato un romanzo di tipo introspettivo, Digressione (Einaudi, 2025) e ce lo ha presentato in un’intensa chiacchierata.
Per rimanere aggiornati su novità e curiosità dal mondo dei libri, venite a trovarci sul sito www.ilpassaparoladeilibri.it
Caro direttore,
vorrei fare una segnalazione riguardo alla presenza di attività di prostituzione dentro il Parco Pubblico “I Tronchi” di Nichelino in pieno giorno e incuranti della presenza di donne con bambini e anziani o gente seduta sulle panchine. Segnalo la presenza di prostitute anche attorno alle rotatorie della Circonvallazione di Borgaretto di Beinasco e della rotonda principale della Tangenziale di Torino (nel territorio di Nichelino). Ho segnalato la situazione anche al Comune ma, attualmente, non è stato preso nessun provvedimento per contrastare tale fenomeno di degrado. Il problema in quei luoghi è molto vecchio, si parla dei primi anni 2000 (quasi 25 anni).
Lettera firmata
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E’ morta investita da un camion una donna di 83 anni nelle vicinanze del supermercato Tigros di Domodossola. Il mezzo avrebbe investito la donna durante una manovra, anche se la dinamica dell’incidente è ancora da verificare. Sul posto 118 e forze dell’ordine.
Regione Piemonte scende in campo al fianco delle famiglie e degli studenti più fragili. Con una delibera approvata all’unanimità dalla Giunta regionale, sono stati stanziati 5 milioni di euro per garantire, anche nel 2025, il trasporto scolastico degli alunni con disabilità che frequentano le scuole superiori del Piemonte. Risorse che si sommano ai 5 milioni stanziati per l’autonomia e all’assistenza scolastica degli studenti con disabilità. Un intervento concreto, mirato, che conferma l’impegno della Regione per un sistema scolastico davvero inclusivo, dove nessun ragazzo venga lasciato indietro.
“Garantire il diritto allo studio ai nostri giovani più fragili – ha dichiarato il Vicepresidente della Regione Elena Chiorino – non è una concessione, è un dovere. In un momento storico in cui tutto sembra diventare più difficile, noi scegliamo di stare dalla parte delle famiglie.”
Il fondo di 5 milioni sarà suddiviso tra la Città Metropolitana di Torino e le Province del Piemonte, sulla base del numero di studenti con disabilità, dell’estensione territoriale e della distribuzione delle scuole. Le risorse serviranno a coprire i costi del servizio di trasporto scolastico, che in molti casi viene organizzato direttamente dagli enti locali o con il sostegno alle famiglie. L’intervento arriva in un contesto demografico delicato: mentre gli studenti complessivi diminuiscono, gli alunni con disabilità continuano ad aumentare. Solo nell’ultimo anno scolastico si è registrato un incremento di oltre 1.700 ragazzi con disabilità nelle scuole del Piemonte.
“Non accetteremo che la scuola diventi un privilegio per pochi, soprattutto per chi ha più bisogno di sostegno. Come Regione abbiamo scelto di mettere al centro la persona e oggi lo dimostriamo con i fatti.” Le risorse si inseriscono nel più ampio quadro del diritto allo studio, regolato dalla Legge regionale 28/2007, che già prevede interventi strutturali per l’assistenza e il sostegno scolastico. “Continueremo a monitorare costantemente l’andamento del servizio e a lavorare in sinergia con Province, Comuni e istituti scolastici, per offrire un sistema scolastico realmente accessibile, efficiente e dignitoso per tutti. Un Piemonte più forte – ha concluso Chiorino, vicepresidente e assessore con delega a Istruzione e Merito – si costruiscono a partire dai più deboli. Questa non è assistenza, ma giustizia sociale.”
cs
Più semplici e veloci le operazioni di prelievo, ricariche telefoniche e Postepay
Grazie al progetto “Polis – Casa dei Servizi Digitali” presso l’ufficio postale di Feletto e l’ufficio postale di Front sono stati installati i nuovi ATM Postamat a disposizione dei cittadini.
L’ATM Postamat è dotato di monitor digitale ad elevata luminosità e dispensatore innovativo, con moderni dispositivi di sicurezza, tra cui un sistema di macchiatura delle banconote e una soluzione anti-skimming capace di prevenire la clonazione delle carte di credito. L’ATM Postamat è inoltre dotato di un lettore barcode per rendere più semplice il pagamento dei bollettini prestampati tramite QR code.
Disponibile tutti i giorni della settimana e in funzione 24 ore su 24, l’ATM Postamat consente di effettuare operazioni di prelievo di denaro contante, interrogazioni su saldo e lista movimenti, ricariche telefoniche e di carte Postepay, oltre al pagamento delle principali utenze.
Il nuovo Postamat di ultima generazione può essere utilizzato dai correntisti BancoPosta titolari di carta Postamat-Maestro e dai titolari di carte di credito dei maggiori circuiti internazionali, oltre che dai possessori di carte Postepay.
Poste italiane ricorda che è possibile utilizzare i principali prodotti e servizi offerti da Poste Italiane anche in modalità digitale. Oltre alle classiche operazioni bancarie, come Bonifici e Postagiro, tramite gli strumenti digitali di Poste Italiane tutti i clienti possono pagare vari tipi di bollettino postali, compreso MAV, pagoPA, multe automobilistiche e pagamento Bollo Auto e Moto. Sarà sufficiente inquadrare il codice riportato sul bollettino oppure inserire manualmente i dati richiesti per effettuare il versamento.
Sito e APP consentono inoltre di ricaricare una carta PostePay, un telefono cellulare di qualsiasi operatore, ma anche di accedere ai prodotti di risparmio di Poste Italiane.
1 Storia del Teatro: il mondo antico
2 Storia del Teatro: il Medioevo e i teatri itineranti
3 Storia del Teatro: dal Rinascimento ai giorni nostri
4 I teatri torinesi: Teatro Gobetti
5 I teatri torinesi :Teatro Carignano
6 I teatri torinesi :Teatro Colosseo
7 I teatri torinesi :Teatro Alfieri
8 I teatri torinesi :Teatro Macario
9 Il fascino dell’Opera lirica
10 Il Teatro Regio.
Cari lettori, eccoci quasi arrivati al termine di questo ciclo di articoli dedicati ai maggiori teatri di Torino.
Manca tuttavia uno dei fiori all’occhiello della nostra città, il più che famoso Teatro Regio, importante centro nevralgico per l’intrattenimento culturale torinese, un cuore che pulsa al suono dell’orchestra e dei cantanti lirici che lì si esibiscono.
Così come vi ho proposto una breve Storia del Teatro prima di affrontare nello specifico le vicende del Gobetti, del Carignano, del Colosseo, dell’Alfieri e dell’ormai abbandonata “Bomboniera” di Macario, ora mi accingo a presentarvi un sunto – ridotto ma esaustivo al meglio delle mie capacità – della storia dell’opera lirica, che precede il prossimo ed ultimo pezzo dedicato al Regio.
Le informazioni che vorrei fornirvi sono tante, è quindi il caso di smettere di “cincischiare” e avviare il nostro percorso.
Con il termine “opera” si indica un peculiare genere teatrale e musicale, in cui l’azione scenica si abbina alla musica e al canto.
Il vocabolo, di uso internazionale, come ci dimostra ad esempio la titolazione dell’iconico album dei Queen “A Night at the Opera” (1975), è la forma abbreviata di “opera lirica”; vi sono diverse parole o locuzioni che possono essere adoperate come sinonimi, tra le quali “melodramma”, “opera in musica” o “teatro musicale”, espressioni largamente utilizzate nel linguaggio comune o mediatico.
Mi preme altresì sottolineare che, a partire dal 2013, l’Associazione Cantori Professionisti d’Italia ha depositato presso il MIBACT il dossier per la Candidatura UNESCO per l’opera italiana, con l’intento di iscrivere l’opera all’interno del Patrimonio dell’Umanità protetto da UNESCO.
Possiamo inorgoglirci un po’, dato che la vera patria dell’opera è proprio la nostra bella Italia. Tale forma artistica si sviluppa nella penisola a forma di stivale in tempi assai lontani; solo a partire dal Seicento il gusto per il melodramma si espande nel resto dell’Europa, consolidandosi con caratteristiche proprie nei vari Stati.
Nel corso del tempo si sono formati diversi generi di opera lirica, tutti in continua contaminazione reciproca e sempre sottoposti a modifiche, per accontentare i gusti scostanti del pubblico e l’ego smisurato degli artisti. Fanno parte di tali tipologie: l’“opera seria”, una rappresentazione incentrata sui drammi e sulle passioni dell’uomo; l’ “opera buffa”, che nasce a Napoli verso la metà del XVIII secolo, ma presto si diffonde anche a Roma e nel nord della penisola; diversi compositori famosi, come Mozart, Rossini o Donizetti, contribuiscono al diffondersi di questa modalità operistica. Vi è poi il “melodramma giocoso”, un intreccio sentimentale che si conclude con un lieto fine, l’espressione è utilizzata per la prima volta da Cosimo Villafranchi (1646-1699) nella prefazione del suo “L’ipocondriaco” e diventa in seguito di largo uso grazie a Carlo Goldoni, che inizia a impiegarla regolarmente a partire dal 1748. Vi è poi la “farsa”, che piace soprattutto a Venezia e a Napoli, e si presenta come un’opera di carattere buffo con un solo atto, a volte rappresentata insieme a dei balletti.
Tipiche della Francia sono invece l’ “Opéra-comique” e la “Grand opéra”. La prima è un genere operistico che deriva dal “vaudeville” dei Theatres di St Germain e St Laurent; la seconda domina la scena dagli anni Venti agli Ottanta dell’Ottocento, sostituendosi alla “tragédie lyrique”; grandi esempi inscrivibili in questa categoria sono“La muette de Portici” di Auber (1828) e “Guillaume Tell” di Rossini (1929).
Nell’area tedesco-austriaca troviamo il “Singspiel”, letteralmente “recita cantata”, diffusosi tra il XVIII e il XIX secolo e costituito dall’alternanza di parti cantate e recitate; la peculiarità del “Singspiel” è l’uso della lingua tedesca al posto di quella italiana durante i recitativi. Ancora nel valchirico nord si diffonde anche il “Musikdrama”, termine tedesco che definisce l’unità di prosa e musica; a coniare l’espressione è Theodor Mundt, nel 1833, in seguito sarà poi il compositore Richard Wagner (1813-1883) ad utilizzare questa stessa terminologia per identificare le proprie opere, come “L’olandese volante”, “Tristano e Isotta”, o il “Parsifal”.
Risulta difficoltoso indicare quale sia l’origine esatta del genere operistico.
Alcuni studiosi riconducono le radici della lirica alla tradizione del teatro medievale e fanno riferimento ad autori quali Guido d’Arezzo o alla religiosa Ildegarda di Bingen, autrice del dramma “Ordo Virtutum” (1151). Non di meno va ricordato che nel Cinquecento l’uso delle canzoni è presente nella Commedia dell’arte, nel “ballet de court” francese o nella “masque” inglese, mentre per quel che riguarda l’importanza dell’impiego degli spazi musicali è opportuno menzionare i drammi pastorali.
Tuttavia è di comune avviso far risalire la nascita dell’opera a cavallo tra i secoli XVI e XVII, quando la “Camerata de’ Bardi”, un gruppo di intellettuali fiorentini, dediti in principal modo allo studio della civiltà classica, vuole realizzare spettacoli similari alle antiche tragedie greche.
I componenti del gruppo in realtà non dispongono di sufficiente materiale storiografico per comprendere come effettivamente venissero inscenate le tragedie nell’antica Grecia, né conoscono appieno la musica ellenistica. Ad oggi, l’unico esempio di dramma greco pervenutoci è un brevissimo frammento incompleto appartenente ad un coro dell’ “Oreste” di Euripide (408 a.C.).
Se con la datazione rimaniamo possibilisti, è pur certo che le rappresentazioni risalenti al periodo rinascimentale avvengono nei palazzi privati, edifici spesso dotati al loro interno di piccoli teatri, utilizzati esclusivamente dalle famiglie reali e dalla nobiltà. Inizialmente dunque assistere ad uno spettacolo lirico è un privilegio del tutto aristocratico.
La questione muta durante l’epoca barocca, momento di grande espansione per la lirica, quando vengono inaugurati a Venezia due teatri pubblici, il Teatro San Cassiano (1637) e il Teatro Santi Giovanni e Paolo (1639). Il grande pubblico può ora partecipare a tali tipologie di intrattenimento e gli autori devono dall’altra parte adeguarsi alle esigenze della nuova platea; gli scrittori scelgono di mettere in scena trame vicine alla quotidianità, compongono melodie più orecchiabili e arie che permettono ai cantanti di dimostrare il proprio talento canoro.
Da questo momento in poi l’opera riscuote sempre più successo, si diffonde in Europa, a partire dalla Francia e dalla Germania fino alla Russia, con modalità e caratteristiche specifiche che si rifanno alle tradizioni locali.
In epoca seicentesca i soggetti prediletti sono i poemi omerici, gli scritti virgiliani e le vicende cavalleresche, con una predilezione per Ariosto e Tasso; gli spettacoli sono impreziositi da spunti comici e fantasiosi e caratterizzati musicalmente da un basso continuoaccompagnato da strumenti a fiato e ad arco.
In Italia, a segnare l’effettivo stacco dal gusto rinascimentale è Claudio Monteverdi (1567-1643), che propone opere definite da espressioni alte e colte, varietà di musiche e intrecci inaspettati. Con il compositore cremonese le arie, che si fanno accattivanti esibizioni canore, rubano sempre più spazio al recitativo; con Monteverdi infatti l’aspetto letterario perde d’importanza, mentre diviene centrale l’elemento del canto.
In Francia, più o meno nello stesso periodo, è Jean Baptiste Lully(1632-1687)) a dominare la scena. Dopo un’infanzia difficile, Lully emerge dai problemi dovuti alla povertà e grazie al proprio talento e alla buona sorte, riesce a farsi apprezzare dal re in persona. È proprio Luigi XIV che lo vuole prima direttore dell’orchestra reale poi sovrintendente della musica di corte e infine direttore del primo teatro d’opera fondato a Parigi. Lully, consapevole del fatto che il pubblico francese non ama la lirica italiana poiché non riesce a comprenderne i dialoghi, si adopera per comporre opere basate su libretti francesi, dando così vita ad un nuovo genere: la “tragédie-lyrique”. Tali spettacoli presentano uno struttura a cinque atti preceduti da un prologo, inframmezzati da balletti e caratterizzati da canti più vicini alla prosa che al “bel canto” dell’opera italiana. Le rappresentazioni hanno come soggetti prediletti il mito o le gesta di personaggi storici del passato.
In generale possiamo dire che per la prima metà del Seicento è l’ “opera seria” a farla da padrone: gli argomenti sono storici o mitologici, le vicende sono ambientate in epoche indefinite e il vero protagonista dell’esibizione è il cantante. Succede spesso che gli artisti, durante l’esecuzione dello spettacolo, si cimentino nei propri “cavalli di battaglia”, proponendo al pubblico “spezzoni” di altre opere, estranee alla narrazione. Sono le “arie da baule”, così definite perché gli attori se le portavano dietro in ogni teatro, come una sorta di valigia, da cui di volta in volta estraevano occasioni per mandare in visibilio il pubblico. Tipiche di questo periodo sono anche le cosiddette “arie da sorbetto”: le arie sono esibizioni canore in cui il cantante dimostra le sue qualità tecniche, ma durante le quali sulla scena non accade nulla, succedeva dunque che i nobili, che avevano già udito numerose volte quei passi, ne approfittassero per farsi servire dai lacchè sontuose coppe di gelato.
A inizio Settecento, in Italia, incontriamo un altro grande nome che ha segnato la storia dell’opera lirica: Pietro Metastasio (1698-1782), nominato poeta di corte a Vienna e autore di più di centocinquanta libretti, da cui i compositori suoi contemporanei hanno redatto quasi settecento versioni operistiche.
A metà Settecento inizia a delinearsi il genere buffo, con vicende che si ispirano alla quotidianità, e melodie specifiche per i diversi personaggi, la trama è zeppa di equivoci da cui si delineano situazioni divertenti, quasi sempre a lieto fine. Farà in seguito parte di questo genere il “Barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini (1792-1868).
Non si può proseguire oltre senza chiamare in causa Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), ragazzo prodigio nato a Salisburgo, autore di opere immortali tra cui “Le Nozze di Figaro”, “Così fan tutte” e “Don Giovanni”. Mi preme ricordare che l’artista austriaco era così appassionato alla musicalità della lingua italiana da comporre alcune delle sue opere più celebri proprio nel nostro idioma. Sempre a lui si deve la stesura della coinvolgente fiaba musicale “Die Zauberflöte”, ossia “Il Flauto magico”.
Il melodramma raggiunge il massimo splendore nell’Ottocento, con autori come Gioachino Rossini, Vincenzo Bellini, Gaetano Donizetti e Giuseppe Verdi.
Così come si sono dette due parole su Mozart, credo sia doveroso ricordare qualche breve nozione su questi colossi della lirica mondiale.
Rossini (1792-1868), originario di Pesaro, caratterizza le sue opere con una frizzante vena comica, come si evince dal sovra-citato “Figaro qua, Figaro là”, da “Il Turco in Italia” o dalla fiaba “Cenerentola”.
Il catanese Bellini (1801-1835) si cimenta invece in opere tragiche, ed è con lui che trionfa quello che viene definito “il bel canto”; i suoi lavori più noti sono sicuramente “La Norma” e “La Sonnambula”.
Donizetti (1797-1848) è un instancabile musicista bergamasco, nonché – pare – un affascinante conquistatore. Tra i suoi capolavori:“Don Pasquale”, “L’elisir d’amore” e “La Fille du Régiment”.
Verdi (1813-1901) nato a Roncole di Busseto irrompe nella scena con un folle spirito rivoluzionario e patriottico, a lui si deve il celebre brindisi de “La Traviata”, e il meraviglioso coro “Va’ pensiero sull’ali dorate” de “Il Nabucco” o ancora i famosi spettacoli “Aida” e “Rigoletto”.
La Francia dell’Ottocento invece è positivamente segnata dal diffondersi della “Grand opéra”. Parigi si dimostra una capitale vivacissima sotto il profilo creativo e culturale, tant’è che molti artisti si stabiliscono lì a vivere.
Caratteristica prima della “Grand opéra” è l’essere grandiosa: tutto è spropositato e sfarzoso, lo spettacolo ha il preciso intento di suscitare stupore e meraviglia in chi guarda il palco. Le scenografie sono imponenti e complesse, le coreografie presentano scene di massa, a cui partecipano anche il coro e numerosi ballerini, l’orchestra stessa è costituita da numerosi musicisti, così che il suono risulti per il pubblico ancora più coinvolgente.
Il modello francese ottocentesco ha un impatto decisivo sulla produzione operistica successiva, detta di “transizione”. Nelle opere che vanno sotto tale definizione decadono le antiche convenzioni che confluiscono nella “Grande opera”, rivisitazione italiana della “Grand opéra” francese.
Musicisti di “transizione” sono Amilcare Ponchielli, Arrigo Boito e Alfredo Catalani, nonché il francese Georges Bizet (1838-1875), il quale con la sua “Carmen” apre nuove strade alla lirica europea del tempo.
In questa fase gli operisti italiani accantonano i soggetti storici e si dedicano alla creazione di drammaturgie di tipo realista o verista.
Nominando importanti autori ed elencando insostituibili opere, siamo arrivati agli inizi del Novecento. È Giacomo Puccini (1858-1924) a segnare questi anni, con le sue indimenticabili eroine tragiche, e con i suoi inestimabili componimenti, tra cui “Turandot”, “Tosca”, “Bohème” o ancora la delicata “Madama Butterfly” – che è anche la mia opera preferita – .
Cari lettori, eccoci dunque arrivati al termine di questo mio breve “excursus” sull’opera lirica, volutamente incentrato su alcuni autori ed epoche, prima di arrivare al nostro regale Teatro Regio.
Meritano ancora un cenno le zone dell’Est, dove prende forma uno stile musicale che racconta la storia del paese, traendo i suoi elementi dalla tradizione popolare, come danze e melodie. Tra i più noti compositori russi va almeno citato Rimskij-Korsakov (1844-1908), che, insieme a Glinka (1804-1857), fa parte del famoso Gruppo dei Cinque, grandi compositori classici i quali, a far data dal 1856, a San Pietroburgo danno vita a un filone musicale tipicamente russo.
Sarebbe però imperdonabile non riprendere almeno in chiusura Richard Wagner (1813-1883), il rivoluzionario artista tedesco originario di Lipsia, uno dei più importanti musicisti di ogni epoca. Il compositore introduce il “Wort-Ton-Drama”, (“Parola-Suono-Dramma”), un genere musicale in cui si fondono insieme tutte le forme d’arte, dalla pittura alla recitazione, dall’architettura alla musica al canto. Il suo amore per la mitologia germanica medievale è evidente nelle trame delle sue opere, dominate da personaggi come valchirie, principesse nordiche, filtri magici e valorosi guerrieri.
I tempi cambiano, i gusti si modificano e anche le forme di spettacolo devono adeguarsi all’incombere del tempo che fugge.
La storia dell’opera si affievolisce a partire dal XX secolo, quando la produzione di nuovi melodrammi si riduce sensibilmente.
Il pubblico è volubile e subito si appassiona ad altre forme di intrattenimento, quali la cinematografia, la radiofonia e, in tempi più recenti, la televisione, ma è anche vero che alcune cose non temono confronti, e ciò che si prova a teatro lo si sente solo lì.
I secoli si susseguono, la tecnologia avanza, dal bianco e nero si arriva agli schermi al plasma, eppure il teatro e l’opera non smettono di incantare.
Alessia Cagnotto