Dice Tommaso Varaldo (Forza Italia Giovani): “La Cavallerizza è un patrimonio della città riconosciuto dall’Unesco che è stato lasciato al degrado dei centri sociali. Ci sono voluti due incendi e quasi cinque anni di occupazione abusiva perché l’attenzione mediatica cadesse su questa situazione vergognosa. Noi è dal primo giorno di occupazione che chiediamo lo sgombero. Spendere i 5 milioni di euro promessi dal ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, per il recupero del bene e consegnare la gestione della nuova Cavallerizza agli occupanti? E’ pura follia, la loro esclusione dal futuro della Cavallerizza sia una condicio sine qua non per lo stanziamento effettivo dei fondi. Il nostro presidio per dire STOP ILLEGALITA’, LA CAVALLERIZZA TORNI ALLA CITTA’. Alla Città e non agli abusi e al loro degrado”
Ismaell il demone
Il 6 novembre 2019 alle ore 20,30 presso il cinema Politeama in via Orti 2
Chivasso (TO) ci sarà la prima del film “Ismaeell il demone” dell’autore e
regista verolenghese Luigi D’Alessandro. Unica data italiana per il 2019 della
visione del film in trattativa per la distribuzione oltre oceano e nord Europa.
LA SINOSSI
Una poliziotta un po’ impacciata e sempliciotta entra in contatto con un
qualcosa o qualcuno di malvagio che le fa sognare i suoi efferati delitti prima
che vengano compiuti. Apparentemente brutti sogni che via via diventeranno
sempre più particolareggiati e reali fino a trasformarsi in visioni diurne.
Solo sul finale il colpo di scena, la poliziotta affronterà con coraggio la
malvagità di questa persona o cosa con una scelta difficile per proteggere chi
ama. Nel cast l’attrice e modella di Mondospettacolo Ester Cerchio nel ruolo di
Asia.
IL MESSAGGIO
L’autore, in questa pellicola quasi autobiografica, vuole farci capire che in
ognuno di noi c’è un demone che non sempre è una forza negativa. Un demone che
ci può venire in aiuto dandoci la forza di affrontare le difficoltà, cattivo
contro chi ci fa del male, spietato quando la vità ci si scatena contro. Un
demone che alcune volte ci può spingere a compiere delle azioni drastiche,
anche contro noi stessi, per risolevere dei problemi. Volutamente girato nelle
zone del torinese tra Verolengo, Chivasso, Torrazza P.te ed Orio C.se, perchè
l’autore è molto legato ai luoghi della sua vita.
L’AUTORE
Autore e regista indipendente appassionato di gialli ed horror. Fin da piccolo
con un impulso irrefrenabile alla scrittura psicologica e poetica passando ore
a guardare fuori dalla finestra per trovare la sua ispirazione, scrivendo su
tutto ciò che gli era a portata di mano. Tutte le sue storie hanno origine da
sogni in notti lunghe e tenebrose che gli rimangono impressi in maniera
indelebile. In carriera cortometraggi e videoclip musicali, ma la sua natura è
il cinema. Nel 2014 inzia a scrivere la storia del suo primo film di genere
giallo “ISMAEELL IL DEMONE” ispirandosi allo stile del suo mentore Dario
Argento agli albori della sua carriera. Le riprese iniziano nell’estate del
2015 per concludersi con la post produzione tra il 2017 e 2018.
Il comandante della polizia municipale di Torino, Emiliano Bezzon, ha presentato in mattinata le dimissioni da capo dei Civich. La decisione sarebbe conseguente alle polemiche sull’uso dei monopattini elettrici in città e sulle multe dei giorni scorsi. In una intervista ai giornali, il comandante aveva attaccato l’assessora ai Trasporti, Maria Lapietra, per i ritardi nel regolamentare la sperimentazione del nuovo mezzo, ormai diffusissimo anche sotto la Mole.
Minorenne fugge per amore: ritrovata dai Carabinieri
Promosso da ‘Assoreca’, il 6 novembre a Rimini vede tra i relatori anche il ‘Gruppo Marazzato’.
Tra Greta Thunberg e ‘Fridays for Future’, cambiamenti climatici e assemblee mondiali Onu (di cui proprio l’ultima, a Nairobi, in Kenya, risale al marzo scorso), l’ambiente continua a detenere la classifica dei temi caldi delle cronache.
Avrà luogo il 6 novembre a Rimini, alle ore 14.30 in ‘Sala Cedro’, nell’ambito dell’edizione 2019 di ‘Ecomondo’, la Fiera di riferimento in Europa per l’innovazione industriale e tecnologica dell’economia circolare, un prestigioso convegno dal titolo “La formazione in ambito HSE: effettività, continuità, organizzazione”.
Un evento primario, promosso da ‘Assoreca’, dal 1994 la prima, più antica e autorevole associazione tra le società di consulenza e servizi per l’ambiente, l’energia, la sicurezza e la responsabilità sociale, che riunisce attorno a sé tutte le principali realtà professionali e industriali che operano a 360° nel delicato settore dell’attenzione, cura e rispetto per l’ecologia.
Al centro del dibattito – che vede tra i relatori anche il ‘Gruppo Marazzato’ – dal 1952 leader italiano, con quasi settant’anni di molteplice esperienza, in materia di logistica, trasporti, bonifiche e gestione di emergenze ambientali – la formazione.
Intesa, in primis, quale collante proattivo nell’avvio di un crescente processo di coinvolgimento che trasformi virtuosamente il formatore nel magnete, volano e mediano in grado di attrarre, su scala organica e ordinata, il maggior numero di soggetti nell’attività di protezione di beni giuridici di carattere inviolabile e indisponibile – quali salute e sicurezza dei lavoratori – e collettivo: alias, l’ambiente.
“Il convegno affronta il tema fondamentale e fondante della formazione per le aziende in ambito sicurezza sul lavoro e ambiente”, esordisce l’Avvocato Angelo Merlin, Presidente di ‘Assoreca’ nonché affermato e stimato legale penalista specializzato in diritto ambientale e in diritto della sicurezza sul lavoro.
“Ragioneremo collegialmente a più voci, con i relatori intervenuti, su come dare effettività e continuità all’obiettivo di fornire centralità al ruolo della formazione stessa, organizzandola scientificamente al meglio per prevenire ed evitare i rischi in cui possono incorrere, in tale ambito, le organizzazioni imprenditoriali”.
Per poi approfondire: “Per giungere a ciò, a partire dall’aprile del 2019 ‘Assoreca’ ha cambiato pelle: si è data un nuovo statuto, una nuova organizzazione per diventare sempre più un’associazione rappresentativa degli interessi delle imprese che si occupano di ambiente e sicurezza sul lavoro. Con l’intento, primario e costante, di dotarsi di una struttura organizzativa interna pronta a perseguire il fine di far sentire la voce degli imprenditori del settore sui tavoli istituzionali ed economici più importanti del nostro paese”.
“Obiettivo della tavola rotonda – spiega Davide Marazzato, Vice Presidente Vicario di ‘Assoreca’ e membro della governance della rinomata azienda piemontese che porta il suo cognome – è far emergere le migliori prassi in materia, promuovendo l’integrazione, nella figura del formatore, di cultura tecnica e forma mentis che lo qualifichino sempre più quale garante di beni fondamentali e costituzionalmente tutelati per tracciare così le linee guida di un ‘processo educativo’, evocando una molteplicità di prospettive pedagogiche differenti riconducibili a una sintesi condivisa e fruibile in materia di corretto approccio alla tutela dell’ambiente”.
Per Maurizio Scandurra, giornalista economico esperto in tematiche consumeristiche, “L’incontro, virtuoso e funzionale insieme, tra la comunità degli utenti-fruitori e una sana e concreta politica di sviluppo di nuove abitudini di consumo alimentare di massa possibili – rappresentata dal riuscito progetto ‘Sagre No Plast’ messo in atto con successo a titolo sperimentale in Piemonte dal ‘Gruppo Marazzato’ – è espressione manifesta di un modello riuscito industriale e culturale insieme, inedito ed esemplare, paideutico e paradigmatico, in cui sostenibilità e pedagogia realizzano contestualmente, in modo speculare e convergente, la partnership più efficace, considerando altresì su vasta scala l’attenzione contemporanea, planetaria e massima, al tema della salvaguardia, cura e tutela dell’ambiente”.
Tutte le informazioni sul sito www.assoreca.it, www.gruppomarazzato.com e www.ecomondo.com.
“La ballata di Borgo San Paolo”
TORINO NEI LIBRI
E Bravo il mio amico Michele Paolino. Idea vincente. Creativamente parlando, s’ intende. Dimostra il suo eclettismo tra cultura, musica
ed impegno sociale. Leggendo pensavo anche a Gustave Flaubert in Madame Bovary. L’ autore : sì, sono io Madame
Bovary. La ballata di Borgo San Paolo è (anche) Michele Paolino. La sua personalità si diffonde
tra le varie pagine, tra le cose e le persone del Borgo. Chiaramente lo si riconosce in uno dei
personaggi. Quelli della banda dei quattro, o se volete amici miei, e come tale simpaticamente
fuori di testa. Mi sono immedesimato. Da piccolo pendolare tra via Cherubini, Barriera di
Milano e via Timavo, in pieno Borgo San Paolo a 100 metri dalla Chiesa San Bernardino. Cuore del
cuore di questo quartiere. Uno dei protagonisti del romanzo. Poi la storia che si sviluppa per
altri pezzi di città per poi tornare nel Borgo. Stupisce positivamente la gentilezza nello scrivere.
Racconta di di tristi e laceranti storie con un certo garbo. Non è da tutti. In questo modo
sopporti piccoli drammi. Poi c’è la complessità odierna. Dalla immigrazione di ieri come quella
di oggi e l’ uso, molte volte distorto, dei social. Originale intitolare i capitoli con note canzoni
italiane. È sempre bello leggere. Appagante se scritto bene. Accattivante se la storia ti prende. Se scrive
un amico, il massimo dei massimi. Vale la pena comprarlo e leggerlo.
P S: ho letto il libro tutto d’un fiato in tre ore aspettando treni che non arrivavano. A porta Susa siamo
stati sballottati da un binario all’ altro. E fino a Santhià ho viaggiato in condizioni precarie su un
locale con tutte le fermate relative. Sollevato e contento della lettura. Sicuramente un buon viatico.
Grazie, Michele Paolino
Patrizio Tosetto
IL BASKET VISTO DA VICINO
Chiariamoci subito: perdere di due punti sbagliando l’ultimo tiro per vincere non significa necessariamente “imbarazzo”. Si poteva anche vincere questa partita all’ultimo secondo ma non è questo che crea “imbarazzo”.
La gestione degli ultimi minuti è sicuramente una facile inchiesta in cui si evidenziano limiti indiscutibili nella serenità della gestione della partita sia in campo che, soprattutto, dalla panchina, e se talvolta si è vinto all’ultimo secondo è anche vero che si è quasi sempre rischiato di perdere anche si è vinto all’ultimo istante.
Il vero problema è la gestione di un momento particolare della partita: quando siamo in vantaggio.

Ora, costringo i più anziani ad un momento nostalgia e i più giovani ad uno sforzo di fantasia. Il basket “antico” ha sempre avuto un quintetto base su cui puntare alla grande per tutta la partita e le riserve tali erano considerate ed entravano solo per problemi di falli di un titolare o a partita finita. Basket Torino sta vivendo una situazione non positiva con Diop fuori per infortunio e alcuni giocatori non in perfetta forma fisica. Abbiamo cinque giocatori titolari, Marks Alibegovic Cappelletti Pinkins e Campani e due riserve, Toscano e Traini. Quando siamo in vantaggio, magari di dieci punti come ieri… , dare riposo ai titolari per le riserve … o tenere Marks in panchina per quasi 6’ nel quarto quarto o Pinkins fuori con Toscano in campo non mi sembra un colpo di genio. Le altre squadre recuperano e poi ce la si gioca negli ultimi secondi.
Credo che sia impensabile che giocare 30’ o più anche nel basket moderno possa essere un problema per giocatori ben allenati e in momenti fondamentali. Il Killer Istinct è quello che hai o non hai. E, al momento, Torino non ha. Chiudiamo prima la partita, magari con il più 15 o più venti a fine terzo quarto giocando con chi ha le qualità per farlo e poi “riposo”, se così si può dire, a partita vinta negli ultimi minuti.
A tutti Voi che lavorate ogni giorno in ufficio, in cantiere, in negozio o a casa a fare le faccende mentre vi occupate dei figli ecc… : non avreste voluto avere un “capo” che vi fa riposare dopo aver “giocato” 10’ di seguito? E’ una ovvia provocazione che è volutamente con il sorriso da leggere tra le righe. Però, non è possibile provare prima a vincere le partite e poi riposare? E’ così basso il livello di resistenza dei nostri giocatori da dover essere sostituiti? Spero proprio di no.
La partita è andata come al solito a strappi (per i motivi, rileggere le righe sopra) con Torino sempre sopra e Latina ad inseguire. Alibegovic e Pinkins in buona condizione, Marks gioca al suo solito e Cappelletti con luci ed ombre. Campani si vede all’inizio ma poi scompare nel finale. Di Toscano e Traini non posso parlare male, fanno ciò che possono ma non hanno numeri tali da elevare la qualità del nostro gioco.
Siamo in realtà senza alcun tipo di difesa. Parafrasando il motto che si trova al palazzetto di Pistoia che recita “ a Pistoia non puoi vincere ma solo segnare un canestro in più” a Torino potremmo scrivere “contro Torino non puoi vincere ma solo se noi segneremo un canestro in più”. L’organizzazione difensiva è purtroppo inconsistente e lavorare sugli ultimi attacchi di una partita o sulla gestione di situazioni particolare sarebbe un dovere.
Purtroppo al momento siamo in mezzo al gruppo delle prime (meno male), ma per soli quattro punti sommati insieme subiti in due partite non siamo in testa in “solitaria”. Questo significa vedere il bicchiere mezzo pieno, da parte mia. Però è necessario effettuare un cambio di rotta. Sabato prossimo si rigioca e il pubblico non è proprio ottimista quando si perde.
E’ chiaro che questa annata è già un miracolo per la città di Torino. Ma anche per chi ha investito in questa avventura esiste un rischio molto alto di rimbalzo negativo se al Palazzetto si presenterà il pubblico delle “piccole” occasioni.
Si deve vincere ma anche convincere: Torino ha bisogno di basket e di un minimo di qualità. Non è una piccola realtà, Torino è una grande città e necessita di grande mentalità. I progetti per realizzarsi abbisognano di grandi menti. E non si può pensare in piccolo, c’è bisogno di crescere mentalmente, senza esitazioni e senza scusanti. Ripeto: non si deve essere arroganti ma bisogna crescere nella consapevolezza dei propri mezzi. La squadra, per la seconda lega nazionale è da vertice. Rendiamola tale. Siamo ad un punto di svolta. Speriamo in bene.
Paolo Michieletto

IV Novembre: pari dignità per eroi e disertori?



“Ma quale Lapietra, a lasciare sia Appendino”
Riceviamo e pubblichiamo
“Monopattini elettrici, già si alzano le prime voci che chiedono le dimissioni dell’Assessora. Ma la sola responsabile di questo e di tutti gli altri disastri di questa Amministrazione è la Sindaca”
Sento già qualcuno invocare le dimissioni dell’Assessora Lapietra dopo la brutta figura dei monopattini elettrici, ma è una logica che non accetto. L’unica responsabile del disastro è la Sindaca. Una Sindaca ormai in completo stato confusionale.
Il pesce puzza dalla testa. È evidente che un’Amministrazione che non sa gestire una questione banale come quella dei monopattini non saprà gestire partite molto più complesse e strategiche. Una tra tutte: la Metro 2.
Stucchevole il balletto dei rimpalli di responsabilità tra Lapietra e Bezzon: stucchevole perché quest’ultimo risponde, nel suo ruolo, proprio alla Sindaca. Ma dov’era Appendino quando il tema era all’ordine del giorno in Giunta? A presenziare a inaugurazioni? A stringere mani? A tagliare nastri?
E l’Assessore Finardi, mai citato da nessuno ma fino a prova contraria titolare della delega alla Polizia Municipale? A che cosa punta la Sindaca? A liberarsi di due Assessori non più graditi?
La Giunta è un organo collegiale e come tale agisce e pianifica (o per lo meno prova a farlo). Di questo organo la Sindaca dovrebbe essere il vertice e la guida. Invece ormai in questa Città ogni membro della Giunta fa quello che gli pare e la Sindaca è del tutto incapace di gestire e guidare la collegialità della Giunta.
Basta scaricare Assessori solo perché Appendino è in imbarazzo, dovendo districarsi tra ideologia e governo.
Sia lei a lasciare, per il bene di Torino.
Silvio Magliano – Capogruppo Moderati, Consiglio Comunale Torino.