Il grattacielo San Paolo cresce a vista d’occhio. E, da oggi, i piani più alti sono già illuminati. La suggestiva immagine ci è stata inviata dal lettore F. Bottaz.

Compare una Torino nebbiosa, fredda, ostile, ravvivata dalla descrizione di alcuni locali e ristoranti, alcuni scomparsi, altri sopravvissuti, di alcuni scorci della città e delle campagne circostanti. Compare la Torino industriale di allora, delle Brigate Rosse e delle fabbriche
E’ uscito (La Feltrinelli di piazza CLN, a Torino) Sequestro di persona a Torino, romanzo di esordio di Luisa Martucci. Nata e sempre vissuta a Torino, ha scritto un giallo sfumato di rosa, ambientato negli anni’70. La protagonista è Lilia, una ragazza del suo tempo, penalizzata da vecchi pregiudizi, che incappa in una storia d’amore contrastata dalle famiglie, ma riesce a riscattarsi e ad evolvere aiutando non soltanto se stessa, ma anche l’uomo di cui è innamorata. La sua metamorfosi avviene sì grazie alla sua forza di carattere, ma anche al periodo storico, in cui le donne incominciano a prendere coscienza di sé.
Luca Della Rovere, nipote di un industriale, viene rapito e l’atto è rivendicato dalle Brigate Rosse. Lilia, che da anni ormai ha lasciato Torino per sfuggire al passato, quando apprende la notizia, nella redazione del giornale milanese dove lavora, ritorna nella sua città e riprende le fila della vicenda che credeva di essersi lasciata alle spalle, molto più forte di prima nel carattere e nei propositi.
Compare una Torino nebbiosa, fredda, ostile, ravvivata dalla descrizione di alcuni locali e ristoranti, alcuni scomparsi, altri sopravvissuti, di alcuni scorci della città e delle campagne circostanti. Compare la Torino industriale di allora, delle Brigate Rosse e delle fabbriche.
La trama si svolge su due piani temporali, nel periodo del sequestro e in quello dell’incontro tra Lilia e Della Rovere: la storia gialla e quella rosa, entrambe avvincenti fino alla conclusione. I personaggi sono ben delineati, a partire dalla protagonista, che reagisce ai torti e prende in mano il proprio destino, alle figure minori, come il commissario Corato, poliziotto che non esita a infrangere qualche regola per ottenere risultati, o il giornalista a caccia di scoop o l’insegnante di estrema sinistra che s’intrufola tra i delegati. Un romanzo che ben si inserisce nella corrente molto apprezzata dei gialli ambientati a Torino, dalla Baltaro in poi.
“Sequestro di persona a Torino”
di Luisa Martucci
La Feltrinelli di piazza CLN
“I Romeni e la Grande Guerra”
Arriva a Torino la mostra foto-documentaria dedicata al 100° Anniversario della prima guerra mondiale. E’ ospitata al Museo Nazionale del Risorgimento 
Dopo essere stata esposta a Palazzo Cusani a Milano, arriva a Torino, al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, la mostra foto-documentaria itinerante I Romeni e la Grande Guerra.L’evento, organizzato dall’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, insieme con il Consolato Generale della Romania a Torino, il Museo Nazionale di Storia della Romania, l’Archivio Nazionale della Romania e l’Università Babes–Bolyai di Cluj-Napoca, in collaborazione con la Città di Torino e il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, vuole ricordare il 100° anniversario dell’inizio della prima guerra mondiale in Europa. Si avvale del patrocinio dell’Ambasciata di Romania nella Repubblica Italiana, della Regione Piemonte, della Provincia di Torino e della Città di Torino. La mostra è aperta al pubblico dal 31 ottobre al 14 dicembre 2014 nell’atrio monumentale di accesso al Museo, all’interno di Palazzo Carignano, con ingresso libero.
In esposizione oltre 40 panelli foto-documentari che raccontano la partecipazione dei romeni e della Romania alla Grande Guerra attraverso i documenti d’archivio, le fotografie, le illustrazioni coeve e le rassegne stampa dell’epoca. Scrive il professor Rudolf Dinu, Direttore dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia: “Il primo conflitto mondiale costituì un episodio senza eguali nella storia di numerosi popoli, per le perdite umane subite, oltre che per i profondi mutamenti socio-politici, economici e demografici che ne derivarono, tali da giustificare a pieno titolo l’appellativo di Grande Guerra con il quale fu denominata dalle generazioni chiamate a combatterla e come tale ancora oggi viene generalmente ricordata…Questa mostra foto-documentaria fa parte del messaggio che la nostra generazione deve consegnare a quella dei nostri figli, quello del dovere della memoria: la memoria di coloro che sacrificarono la propria vita per difendere la loro patria e i loro ideali e la memoria della fragilità della pace…La commemorazione di tale catastrofe storica deve riportare nella coscienza dei popoli europei e dell’umanità in genere la fragilità della civiltà, della stessa esistenza umana e la necessità di sforzi condivisi per la tutela dei valori umani”.
Oltre che la mostra, il pubblico potrà visitare il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano che espone cimeli originali e illustra nei filmati di sala numerosi riferimenti alla storia della nazionalità romena nel corso dell’Ottocento, insieme agli altri processi di nazionalità presenti in Europa, mentre si realizzava quello italiano. Il biglietto di ingresso sarà secondo le consuete tariffe. Ospitando questa mostra, il Museo avvia le iniziative in programma per ricordare il centenario della Grande Guerra, le quali nel 2015 saranno dedicate in particolare alla dimensione italiana del conflitto. A conclusione della tappa torinese, la mostra I Romeni e la Grande Guerra sarà allestita a Roma, negli spazi espositivi del Vittoriano.
Titolo: I ROMENI E LA GRANDE GUERRA
Sede: Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino, piazza Carlo Alberto 8
Periodo: 31 ottobre – 14 dicembre 2014, dal martedì alla domenica dalle ore 10 alle ore 18
Ingresso: libero per la mostra, mentre la visita al Museo avverrà dietro pagamento del biglietto, secondo le consuete tariffe.
Il Regio in Nord America con il Rossini Tour
La tournée verrà presentata ai giornalisti lunedì
Lunedì 24 novembre alle ore 11, nella Sala Caminetto del Teatro Regio verrà presentato in una conferenza stampa il Teatro Regio Torino Rossini Tour, tournée in Nord America che avrà come protagonisti, dal 3 al 9 dicembre 2014, l’Orchestra e il Coro del Teatro Regio diretti da Gianandrea Noseda.
Allincontro partecipano Piero Fassino Sindaco di Torino, Walter Vergnano Sovrintendente,Gastón Fournier-Facio Direttore artistico e Gianandrea Noseda Direttore musicale.
I No Tav tornano in piazza a Torino e Chiomonte
Il movimento chiede la liberazione dei quattro attivisti in carcere alle Vallette per terrorismo
Due manifestazioni no Tav oggi pomeriggio, una a Torino in piazza Castello e la seconda al cantiere di Chiomonte. Alle 15 dalla piazza torinese è partito un corteo per denunciare quelle che gli attivisti contro la Torino-Lione definiscono le “bugie del governo” sui costi dell’opera e sui fondi europei. I No Tav, inoltre, chiedono la liberazione dei quattro attivisti in carcere alle Vallette per terrorismo.
Il corteo ha visto la partecipazione di un migliaio di persone è si concluso con l’incendio di un finto compressore: un messaggio simbolico rispetto all’accusa di terrorismo rivolta ai quattro anarchici, simpatizzanti No Tav, accusati dell’assalto al cantiere della Torino-Lione in cui un compressore venne bruciato. Sul finto compressore dato alle fiamme c’erano i nomi di alcuni imprenditori valsusini che lavorano per realizzare la Tav.
Ecco cosa scrive il sito notav.info a proposito della manifestazione:
“Il 14 novembre è stata formulata la richiesta di 9 anni e 6 mesi di reclusione per i NOTAV Chiara, Claudio, Mattia, Niccolo’, in carcere dal 9 dicembre scorso con l’accusa di terrorismo, per un atto di sabotaggio, incendiando un compressore, anche se la Cassazione ha già escluso si possa parlare di terrorismo. A dicembre sarà emessa la sentenza. Altri tre compagni sono in carcere per lo stesso episodio, in attesa di giudizio.A gennaio, invece, verrà emessa la sentenza del Maxiprocesso ai 53 No Tav per i fatti del 27 giugno e 3 luglio 2011, date storiche della lotta No Tav, in cui sono state richieste condanne per un totale di quasi 200 anni di reclusione e più di due milioni di euro per danni a persone, cose e “all’immagine dello Stato italiano”!”
Partendo da queste premesse il movimento ha invitato attraverso il web a partecipare alle manifestazioni.
Inizia la stagione dello sci

A Prali mezzo metro di neve
Incomincia la località di Prali ad aprire le piste da sci. La località turistica della val Germanasca nizia oggi la stagione sciistica. Le giornate di maltempo hanno fatto cadere sulle piste del comprensorio sciistico più di 50 cm. di neve fresca. Le piste – dai 1.450 metri della località ai 2.540 di Bric Rond – possono così incominciare la propria attività. Si può sciare dalle 8 alle 16.
La medicina che la Giunta del Chiampa ha somministrato alla sanità è ben più severa di quella che era stata approntata dall’allora assessore Monferino e che la Giunta Cota, sommersa dalle proteste e non ben salda nei suoi propositi, non era riuscita a imporre
Di sanità si è discusso un po’ ovunque, nell’ultima settimana, meno dove sarebbe stato opportuno! E’ questa, in sostanza, l’accusa che l’opposizione lancia ad Antonio Saitta, reo di aver fatto approvare dalla Giunta la riorganizzazione sanitaria senza farla pervenire prima a Palazzo Lascaris. Di fronte all’ennesima volta in cui l’assessore si presentava con le generiche slide, già viste e straviste, il giovane leghista Alessandro Benvenuto è sbottato sui social: “Ma siamo su scherzi a parte?”.
Il comportamento del titolare della sanità piemontese era dettato tutt’altro che dall’intenzione di irritare l’opposizione (non sia mai…) ma piuttosto necessitato dalla suprema prudenza alla quale è stato abituato dalla lunga navigazione nell’amministrazione e nei meandri del Pd. Infatti, Saitta non voleva esporre in commissione le scelte, proprio perché non si fidava della reazione che correnti ed esponenti piddini avrebbero avuto, di fronte a tagli dolorosi e chiusure di reparti e ospedali. Sì, perché la medicina che la Giunta del Chiampa ha somministrato alla sanità è ben più severa di quella che era stata approntata dall’allora assessore Monferino e che la Giunta Cota, sommersa dalle proteste e non ben salda nei suoi propositi, non era riuscita a imporre.
Sarà chiusura non solo per Valdese e Oftalmico, nella scorsa legislatura difesi “a sangue” dalla sinistra, ma anche per il M. Vittoria, con il ridimensionamento del S. Luigi, l’eliminazione di emodinamica a Moncalieri (che la graziosa sindachessa aveva difeso dall’assalto monferin-cotiano), un incerto destino per il Gradenigo… Insomma, un massacro, a fronte del quale, in effetti l’opposizione può soltanto accampare problemi di forma (“non ci avete fatto vedere le tabelle”) piuttosto che di sostanza, perché da questo punto di vista vi è la conferma che la Giunta Cota aveva visto giusto, senza però riuscire a portare a termine il compito.
Scontata la rivolta dei campanili, dei primari (200 posti in meno su 800), si attendono gli assalti dei comitati “salviamo l’ospedale” in arrivo in forze a Torino. E anche il più importante quotidiano ha soffiato un po’ sul fuoco, con titoli e sommari da “l’ospedale non può morire” a “le partorienti valsusine saranno costrette a farlo a Rivoli, se non addirittura a Torino” (una deportazione!), insomma uno scenario da Caporetto annunciata. Centra poco con la sanità, ma a confronto ha fatto tenerezza l’appello, pubblicato sull’altro quotidiano, per scongiurare la mannaia sull’Agenzia per le adozioni, un “salvate il soldato Colella” in piena regola, che cerca di evitare l’eliminazione dell’ente di cui è appunto direttrice Anna Maria Colella, già portaborse dell’ex-ministro Livia Turco (anche lei recentemente riapparsa a piangere in tv).
Dall’elenco dei protestatari manca solo un protagonista non proprio minore … quel Comune di Torino che esce con le ossa rotte dalla cura saittiana. Eppure a Palazzo Civico continuano signorilmente a ignorare quello che succede in Piazza Castello, a poche centinaia di metri dal municipio. Forse perché sono impegnati a discutere di ben altri, più urgenti, fondamentali ed epocali problemi, che non una banale riforma sanitaria che spegne la luce in tre o quattro ospedali cittadini. Infatti, assessori e consiglieri comunali di maggioranza si sono sfidati, questa settimana, sul tragico e angoscioso dilemma: bancarelle per il mercatino di Natale in via Roma, sì o no?
Ghinotto
(Foto: il Torinese)


L’ “esercito” dell’arcivescovo: 798 religiosi, 1.484 religiose, 125 monache, tre eremiti, due dei quali donne
Di questi tempi si può dire che sia paragonabile a quel che resta della Fiat a Torino. E’ la diocesi torinese, che conta 5.200 “dipendenti”, considerando tutte le organizzazioni di religiosi e religiose che ne fanno parte. Il ritratto della “santa guarnigione” è stato fatto da monsignor Cesare Nosiglia, in presenza del vicesindaco Elide Tisi, alla vigilia del 2015, l’ anno che papa Francesco (in giugno a Torino) vuole sia dedicato alla vita consacrata. Sono 116 le congregazioni di cui 35 maschili, 81 femminili; 295 le comunità; 13 i monasteri . E poi 798 religiosi, 1.484 religiose, 125 monache, tre eremiti, due dei quali donne. Eppure si sta vivendo una crisi di vocazioni e le parrocchie saranno razionalizzate. Anche per i costi.
(Foto: il Torinese)

Il giornalista Massimo Iaretti vive e lavora a casale Monferrato, la città dell’Eternit. “Mi auguro che ci sia la coscienza che nei prossimi mesi la Città dovrà essere unita per combattere una guerra che, alla luce di quanto è successo potrà essere ancora lunga. E solo una volta che sarà vinta mi passerà quel terribile senso di schifo che ora mi prende allo stomaco”
Schifo e pietà, sono quanto ho provato nell’apprendere l’esito della sentenza del Supremo Collegio riguardo al processo Eternit. Pietà nel senso latino di pietas, ovvero di ciò che porta ad amare il tuo prossimo e in questo senso ieri , come oggi e come sempre, mi sono sentito orgogliosamente casalese, monferrino, piemontese, totalmente solidale con i Concittadini che hanno perso la vita in questi anni e con i loro familiari. Schifo perché non è possibile assistere inerti a quanto è successo e domandarsi come mai la prescrizione sia stata sollevata soltanto avanti alla Corte di Cassazione e non prima se era davvero maturata. Riservando ogni ulteriore commento su questo punto al momento in cui verranno depositate le motivazioni della sentenza, mi chiedo se non sia il caso in invitare a Casale il sostituto procuratore ed i giudici della Cassazione che hanno pronunciato la sentenza che non ha annullato soltanto un processo ma ha azzerato una cultura giuridica, e spiegare loro cosa abbia significato (e cosa significherà nel futuro) la vicenda Eternit per città e territorio in termini di vite umane.
Bene ha fatto il sindaco Titti Palazzetti, nel suo intervento su Rai Uno a parlare di strage e di epidemia, termini duri ma reali, visti i decessi che non diminuiscono. E proprio partendo da questo aspetto perché, oltre ai nuovi processi del procuratore Guariniello, non cercare di perseguire il multimilionario svizzero (e tutti coloro che gli possano essere stati sodali in passato) per crimini contro l’Umanità, visto che tali sono e che, se riconosciuti, essi sono imprescrittibili. Una volta rientrata a Casale ho telefonato a Romana Blasotti Pavesi e le ho detto con tutto l’affetto che le porto (che non risale a ieri, ma “solo” ad una cinquantina di anni fa, quando andavo a giocare da bambino a casa sua, quasi tutti i pomeriggi, in via del Carmine) che le ero, le sono e le sarò sempre vicino.
E credo che tutti noi, in ogni modo dobbiamo fare fronte comune e riprendere con forza una battaglia che ormai non è più solo quella degli altri ma è e deve essere la nostra battaglia. Mercoledì 19 novembre Casale, in nome del diritto, ha avuto un trattamento simile a quello di Bhopal. Che strana coincidenza della storia: Il 2 dicembre 1984,quasi trent’anni fa, da una fabbrica di fitofarmaci di proprietà della multinazionale statunitense Unione Cardibe, si sviluppo una nube tossica che uccise 3000 persone cul momento (poi salite a circa 15mila contando coloro che morirono nel periodo successivo). E i responsabili, pur individuati e processati, sono stati condannati a pene lievissime, quasi irrisorie, dopo anni di udienze davanti ai magistrati. Mi auguro che ci sia la coscienza che nei prossimi mesi la Città, sotto questo punto di vista, dovrà essere unita per combattere una guerra che, alla luce di quanto è successo potrà essere ancora lunga. E solo una volta che sarà vinta mi passerà quel terribile senso di schifo che ora mi prende allo stomaco.
Mi si conceda un’ultima considerazione: il Sostituto Procuratore Generale ha detto nel chiudere la sua requisitoria che tra Giustizia e Diritto sceglieva il Diritto. Il sottoscritto, come credo moltissimi altri invece tra Diritto e Giustizia sceglie la Giustizia (e la Libertà).
Massimo Iaretti

Spuntano le carte processuali da cui emergerebbe il tentativo dell’azienda di insabbiare la pericolosità dell’amianto: “Dobbiamo combattere con tutti i nostri mezzi” affinchè l’amianto non venga screditato nei confronti dell’opinione pubblica
Per i familiari delle vittime della fabbrica della morte le speranze che – dopo la sentenza choc della Cassazione – venga fatta un po’ di giustizia restano appese a tre inchieste in corso a Torino per il caso Eternit. La prima riguarda l’ accusa contro Schmidheiny per omicidio volontario per a morte causata da mesotelioma di 213 persone. La seconda è relativa alle morti degli italiani che lavoravano negli stabilimenti del gruppo industriale in Svizzera e Brasile. Il terzo ha invece a che fare con le fabbriche di Balangero, su cui uno studio epidemiologico commissionato dal giudice Raffaele Guariniello ha trovato le prove di 214 decessi riconducibili al contatto con l’ amianto bianco. Il magnate Schmidheiny è indagato perché la fabbrica di Balangero faceva parte dell’azienda Eternit.
Nel dibattito sul caso Eternit interviene anche l’arcivescovo di Torino: “E’ una tragedia per gente che soffre e piange i suoi morti. La giustizia deve dare segni concreti di fiducia e speranza”. Così monsignor Cesare Nosiglia che sollecita la politica “a mettere subito in agenda la riforma della giustizia e delle norme sulla prescrizione. Se ne parla tanto, poi passato il caso tutti se ne dimenticano, ma questa è una priorità che bisogna affrontare subito”.
Intanto spuntano le carte processuali da cui emergerebbe il tentativo dell’azienda di insabbiare la pericolosità dell’amianto: “Dobbiamo combattere con tutti i nostri mezzi” affinchè l’amianto non venga screditato nei confronti dell’opinione pubblica. Così riporta un documento aziendale del 1976 approvato con il consenso dell’amministratore delegato Stephan Schmidheiny, entrato a far parte delle carte processuali. I pm torinesi dopo l’annullamento della condanna per disastro ambientale stanno indagando per omicidio volontario e , a loro parere, il magnate svizzero fece opera di disinformazione.