ilTorinese

Carmen nella Spagna di Franco

L’opera,  ambientata nella Spagna franchista, è protagonista al teatro Regio di Torino per la direzione del giovane Giacomo Sagripanti e la regia di Stephen Medcalf

 

Carmen, il capolavoro di Georges Bizet, è riproposto in scena al teatro Regio di Torino da martedì 10 dicembre alle ore 20. A guidare l’Orchestra del Teatro Regio sarà, per la prima volta, il maestro Giacomo Sagripanti, vincitore degli International Open Awards quale giovane direttore emergente, e poi distintosi come interprete del repertorio lirico e del Bel canto presso La Fenice di Venezia, la Openhaus di Zurigo, l’Opera di Parigi. A firmare l’allestimento in cui è ambientata la tragica e passionale vicenda della gitana, simbolo della libertà e vittima emblematica del femminicidio, è Stephen Medcalf. La regia è stata creata per il Teatro Lirico di Cagliari nel 2005 ed ha conquistato il Premio Abbiati 2006 quale miglior regia d’opera.

Il dramma di Bizet, originariamente ambientato nel primo ventennio dell’Ottocento, viene trasposto nella Spagna franchista, a guerra civile appena conclusa. Scene e costumi sono stati realizzati da Jamie Vartan e riescono a delineare uno spazio claustrofobico, seppur in continuo movimento. Su di esso si aprono e si richiudono le prospettive della fabbrica di sigari, della locanda di Lillas Pastia e della plaza de toros. Lo spettatore assiste anche all’atterraggio di un aereo nei pressi di un covo di contrabbandieri.

Nel ruolo di Carmen debutta al Teatro Regio il mezzosoprano franco armeno Varduhi Abrahamyan, interprete di grande bravura di un repertorio che spazia da Handel a Rossini, da Verdi a Cajkovskij. La sua voce, scura e piena, si accompagna al carattere sensuale tipico del personaggio di Carmen. Andrea Care’ è l’interprete del ruolo di don José, nel quale ha debuttato nel 2009; allievo di Luciano Pavarotti, è stato vincitore del Concorso Internazionale di Spoleto nel 2005. Ciò che più turbo’ il pubblico parigino durante la prima di Carmen non fu tanto il suo finale tragico, quanto l’assoluto realismo dell’opera, i cui protagonisti erano soggetti tratti dal proletariato urbano contemporaneo al compositore. Georges Bizet iniziò a lavorare alla Carmen nel 1875, fu la sua ultima opera, un capolavoro che non venne riconosciuto immediatamente come tale. Il successo giunse dopo la morte dell’autore, che incontro’ una certa difficoltà a trovare l’interprete femminile per un ruolo così complesso come quello di Carmen. Alla fine la scelta cadde su Celestine Galli-Marie’, che si rivelò una buona alleata di Bizet nel sostenere che la trama dell’opera, nonostante le insistenze da parte della direzione artistica, non andasse modificata.

 

Mara Martellotta

Tavole Allegre: un progetto per generare occasioni di incontro

Creare occasioni di incontro e conoscenza attraverso momenti di aggregazione, abbattere i muri della solitudine, ricostruire reti sociali e rapporti di prossimità della vita quotidiana, in modo naturale, semplice e coinvolgente: condividendo un pasto.
Questo è in poche parole Tavole Allegre, il progetto realizzato in alcuni quartieri di Torino dalla Compagnia di San Paolo in collaborazione con l’Ufficio Pio e Slow Food Italia, che in 9 mesi ha permesso, con il coinvolgimento gratuito di oltre 50 cuochi e 15 volontari, di organizzare 80 pranzi, per un totale di 1450 pasti serviti a oltre 250 persone anziane e sole. Questi risultati e soprattutto le tante storie nate dal progetto sono stati raccontati oggi nella festa organizzata a Cascina Fossata per tutti coloro che si sono impegnati in questa iniziativa, alla presenza di Francesco Profumo, presidente della Compagnia di San Paolo, Carlo Petrini, presidente di Slow Food e Nanni Tosco, presidente dell’Ufficio Pio.
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Due le formule adottate da Tavole Allegre: i pranzi di vicinato e i pranzi di comunità. I pranzi di vicinato sono momenti conviviali organizzati direttamente nelle case delle persone che vivono in condizione di isolamento e fragilità, già coinvolte nei progetti dell’Ufficio Pio. Intorno al tavolo si riuniscono le persone ospitanti, giovani, migranti, volontari, persone del vicinato che hanno condiviso i piatti preparati dai 37 ristoratori che hanno accettato l’invito di Slow Food Torino a prendere parte all’iniziativa.

Le case di quartieri sono, invece, i luoghi di incontro per i pranzi di comunità: una festa collettiva che coinvolge tutti gli abitanti, sempre con menù curati da locali coinvolti da Slow Food.

 

Tavole Allegre è l’evoluzione dei Barachìn (simbolo del cibo operario, popolare e casalingo) promossi da Slow Food durante Terra Madre Salone del Gusto 2018, che hanno raggiunto nelle proprie case 5000 persone che vivono situazioni di difficoltà, nelle 120 Città di Terra Madre: donne e uomini che per un motivo o per un altro non potevano partecipare all’evento. L’iniziativa è stata sposata da Compagnia di San Paolo che insieme con Ufficio Pio e Slow Food Italia, per tutto il 2019, ha portato avanti il progetto Tavole Allegre, individuando il pranzo come strumento di festa e condivisione, di relazione e di recupero di una dimensione della socialità talvolta perduta.

 

«Questa per noi – racconta Nanni Tosco, presidente dell’Ufficio Pio – rappresenta un’esperienza pilota nell’ambito degli interventi a favore delle famiglie povere con adulti fragili e anziani. Il recente intervento pubblico nel sostegno al reddito delle persone povere ci ha permesso di lavorare con più enfasi sull’inclusione sociale con progetti finalizzati al miglioramento della dimensione relazionale. Le persone a tavola hanno mostrato inattesi talenti artistici e culinari e li hanno usati come strumenti per aprirsi agli altri. Non solo, nei contesti più conflittuali come i condomini ATC, la reciproca conoscenza ha aiutato a ridurre la diffidenza nell’altro sostituendola con il desiderio di nuovi incontri».

 

Un progetto che ha dimostrato un alto potenziale sociale che può essere replicato anche in altri territori e che «ha ribadito come – sottolinea Carlo Petrini, presidente di Slow Food – il cibo storicamente unisca. Molte ricette che siamo abituati a gustare sono frutto di meticciato, di scambi, di unioni, ed è questo a renderlo davvero unico. Ora sarebbe bello estendere questa esperienza e fare sì che iniziative come queste si moltiplichino. È un piccolo ma importante segnale per costruire una società capace di una visione ampia, che sia consapevole delle tante risorse che si celano nella diversità di ognuno».

 

Tavole Allegre forte di questo “piccolo ma importante segnale” proseguirà nel 2020: «nel corso del 2019 abbiamo sperimentato la ricetta e compreso che la convivialità può essere un utile strumento per arricchire il capitale sociale delle persone attraverso la bellezza dell’incontro tra mondi a volte lontanissimi – afferma Francesco Profumo, Presidente della Compagnia di San Paolo – durante il 2020 perfezioneremo ancora la nostra ricetta attraverso il recupero di spazi di comunità, la creazione di ulteriori reti nell’ambito del proprio vicinato perché le persone siano sempre meno sole e affinché questa esperienza possa consolidarsi divenendo un dispositivo utile anche ad altri soggetti e contesti».

 

Per raggiungere questi obiettivi, il progetto Tavole Allegre intende nel 2020 ampliare i propri spazi di sperimentazione individuando due ulteriori aree di Torino e un’area non metropolitana in un comune della provincia in cui favorire la coesione sociale attraverso la convivialità e le reti di prossimità.

Nella prossima edizione di Terra Madre Tavole Allegre prevederà ulteriori possibilità di partecipazione all’evento, attraverso iniziative diffuse sul territorio.

La festa a cascina Fossata non poteva che finire con la musica. Ad allietare la giornata l’Orchestra dei suoni di Terra Madre di Simone Campa.

 

Le realtà che hanno cucinato per Tavole Allegre:

Albergo dell’agenzia (Bra), Alzona Luca (docente Master of Food), Antiche Sere, Aroma, Bastimento, Boccondivino (Bra), Bricks, Cadrega (Moncalieri), Casa Amelie, Chiodi Latini New Food, De Amicis, Du’ Cesari, Eataly, Eragoffi, Etiko, Giudice, La Guendalina, La Madia, La Piola Di Via Piol (Rivoli), L’angolo Dei Sapori, Le Putrelle, M**Bun, Oinos, Ottimo, Pastificio Baltuzzi, Pastificio Bolognese, Pastificio Reale, Piazza Dei Mestieri, Rabezzana, Rivendita2, San Giors, Settesì, Sorij, Taperia y Cocina, Tre Galline, Vinolento e Vitel Etonné.

 

Tavole Allegre è un progetto di Compagnia di San Paolo in collaborazione con Ufficio Pio e Slow Food Italia e con il supporto di Università degli studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

A 50 anni dalla strage di Piazza Fontana

Passati 50 anni dalla strage di piazza Fontana. Sconvolgente, nessuno è stato condannato
nonostante sia  lampante la verità. Colpevoli i fascisti Freda e Ventura coperti da parte dei
servizi segreti di allora.

È passato mezzo secolo, una strage che segna un punto di svolta. Un
passaggio e non sicuramente l’ inizio. Ho ricordi sfocati. Quando fu ucciso Pinelli ed arrestato
Valpreda mio padre sostenne che non era nello stile degli anarchici. Stile ? Cosa c’ entrava lo stile
con il terrorismo? Avrei capito anni dopo. Lo stile differenziava le varie ideologie.

I nazifascisti volevano produrre panico per ristabilire l’ ordine. Colpivano chiunque con obbiettivi precisi. I
terroristi rossi volevano essere precisi uccidendo rappresentanti delle istituzioni e del capitale.
Ideologie all’ opposto, ma proprio perché all’ opposto unificavano i  metodi con l’ obbiettivo di
creare panico e terrore.

In quegli anni impariamo nuovi termini come servizi deviati, depistaggio ,
strategia della tensione. Il terrorismo, il terrore divenne una quotidianità. Attraverso l’ Italia dal
Nord al Sud.  Due episodi (ricordi). Nel 1973 Boia chi molla, Messere fascista dichiarato
inneggia e sollecita scontri di piazza per Reggio capoluogo.

I sindacati indicono una manifestazione nazionale. Da Torino parte un treno in cui c’ ero
anche io. Prima volta nella mia vita. Il treno arriva con 6 ore di ritardo causa allarme bomba: a
manifestazione conclusa un piccolo corteo per la città e poi si riprende il treno. Porte e finestre
chiuse. Canti e slogan. Poi una donna sventolando un drappo rosso , affacciandosi dal suo
balcone urla: sono con voi . Tornando a Torino eravamo convinti di aver fatto il nostro dovere.

Luglio 1980. Stazione di Grosseto.
Litigata tra me e mia moglie che voleva sedersi in sala d’aspetto. È troppo pericoloso. Mi
diede dell’allarmista. Un mese dopo la strage di Bologna. Si doveva convivere con il terrore. A  Torino
dal ’77 in avanti ogni settimana un morto o dei feriti. Qui ( tragicamente ) era tutto chiaro.

Nessun attentato di marca fascista Tutto di marca rossa. Obbiettivi umani. Persino Emanuele
Iurilli e Roberto Crescenzo ammazzati per caso. Non facevano politica. Erano al posto sbagliato al momento sbagliato.
Come le vittime di Milano. Come le vittime di Bologna. Tragico dirlo: casualità era entrata nel
gioco dell vita.

Domanda : i terroristi facevano politica?
Sì. Seconda domanda: erano simili?Assolutamente sì. Unificati da molte cose. Principalmelmente dal considerarsi superiori, poi il totale disprezzo per l’ altro. La democrazia resse. Non era scontato. Una quarantina d anni prima non avvenne. Non scontato perché ( ahimé ) la storia si può ripetere. La democrazia resse perché lo Stato seppe reagire trovando il Generale Dalla
Chiesa.

Resse perché la politica e i politici seppero reagire. A volte con difficoltà nel capire fino in fondo.
Capire che dovevano mettere da parte le divisioni e che il nemico comune erano sia terrorismo
nero che terrorismo rosso. Vinse lo Stato perché supportato da una società civile che aveva
capito la posta in gioco.

Anche qui non subito. I primi attentati a Torino furono indirizzati contro la Fiat ed i suoi
uomini. Terroristi rossi che credevano di nuotare nel mare della classe operaia. Furono isolati ,
individuati, arrestati e condannati. Intanto riforma e cambiamento dei servizi segreti.

Noi come individui e lo Stato attaccati da più parti dall’ estrema destra all’ estrema sinistra. Ci voleva una
risposta corale. Ci fu in parte. La giustizia non è riuscita ad essere giustizia. Ma almeno la
Democrazia resse. Dicevamo che la democrazia non deve diventare un rito. Dobbiamo difenderla.
Anche qui ci si è riusciti in parte. Qualcosa abbiamo fatto.

 

Patrizio Tosetto

Dai campi alla città. Coldiretti invade Torino contro “l’immobilismo della Regione”

In  migliaia gli agricoltori si sono radunati  in piazza Vittorio veneto  a Torino per la manifestazione di Coldiretti  denominata “Bôgia Piemont”, organizzata in segno di protesta contro quello che l’associazione definisce “l’immobilismo della Regione”. Sarebbero 15 mila i manifestanti, secondo gli organizzatori. Il corteo si è spostato sotto le finestre del Palazzo regionale in piazza Castello (all’indomani delle Sardine).  Coldiretti chiede agevolazioni d’impresa per i giovani agricoltori.  Presenti anche un trattore e una capretta, quale “animale testardo”,  simbolo della lotta all’immobilismo politico e amministrativo.

 

(Foto LV – il Torinese)

La solitudine di un uomo e gli affetti mancati

Al Carignano “Si nota all’imbrunire”, testo e regia di Lucia Calamaro

Il suo essersi nascosto in un paese abbandonato, dove ancora sopravvivono una manciata di persone, il trascorrere delle giornate l’una eguale all’altra, quella malattia di “solitudine sociale” che da tempo lo ha colpito, quel simbolico rifiuto a muoversi, a camminare, ad alzarsi da sedie a sdraio o da piccoli divani, il dialogo a tratti spento, sbocconcellato, rivolto in forma di monologo ad uno spettatore cui chiedere aiuto o solidarietà, le delusioni, i rifiuti, lo scetticismo continuo, il fastidio nel sentirsi vicini gli altri e proprio in quel dialogo che dovrebbe accomunare: è la vita di Silvio, una sorta di stilita pinelliano del nuovo millennio, è questa, ormai consolidata, appartata, solitaria, vuota d’affetti e d’umanità. A nulla serve la visita dei tre figli e del fratello maggiore, in occasione del suo compleanno (tutto risolto nella presentazione di una povera torta, di cui il protagonista tristemente si diverte ad accendere e spegnere l’unica candelina) e dell’anniversario della morte dell’amatissima moglie (ci sarà da preparare le solite parole di circostanza, qualcuno cercherà il pensiero profondo o vorrà allungare l’intervento soltanto per farne un bel “pezzo): anzi, mentre si cerca di arrivare al cuore, sarà l’occasione per far crescere l’astio, le incomprensioni, la incomunicabilità che da sempre la fa da padrone in famiglia. Una visita che è l’occasione per sfoderare piccole e grandi frustrazioni, rimpianti ed egoismi, incontri a due, in regolare cadenza, che dovrebbero portare ad affettuosi chiarimenti ma che al contrario allargano ancor più il solco creatosi tra quei famigliari.

Lucia Calamaro, autrice e regista di Si nota all’imbrunire (non so quanto chiarificatore il titolo), in scena sino a domenica per il cartellone del Teatro Stabile di Torino -Teatro Nazionale, scommette a ragione sulle proprie buone intenzioni ma si arena strada facendo, costruisce il ritratto della solitudine di un uomo con una serie di eleganti quanto accattivanti monologhi, di quotidiane riflessioni, di scene dove lo spazio è completamente riempito di sensazioni, di innocue citazioni, di tentativi di allentare la tensione con sprazzi di divertimento e di dar vita e rotondità ai personaggi (a cancellare divisioni in palcoscenico ogni personaggio mantiene il nome del suo interprete), usando un linguaggio alto e ricercato che non poche volte fa a pugni proprio con quella quotidianità (ma chi oggi usa ancora il temine “foriero”?): la commedia, che dramma non diviene mai, ma che al contrario nel finale s’affievolisce in un tranquillo sogno del protagonista, non si forma, non prende corpo né sviluppo, non un’azione o più azioni forti che consolidino e si facciano materia teatrale. Nella scena azzurrina inventata da Roberto Crea, pareti trasparenti e a tratti ingombranti, Silvio Orlando, con quel viso da clown triste, con quei rimandi lasciati cadere imperturbabili nel vuoto e nell’assenza, con quel muoversi stanco e rassegnato ma anche con quel misto di ironia e piccola perfidia, di ricercate dolcezze e scatti d’ira, è l’interprete appropriato che raccoglie i numerosi applausi del pubblico; tra gli altri, Alice Rendini, Maria Laura Rondanini e Roberto Nobili, scivolato in scena dalla Vigata di Montalbano, forte del suo essere più sfaccettato personaggio, Vincenzo Nemolato si ritaglia uno spazio maggiore, simpaticamente deciso.

 

Elio Rabbione

 

Le foto dello spettacolo sono di Maria Laura Antonelli

Indennità di disoccupazione over 50

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori

La Naspi over 50 è un’indennità di disoccupazione che viene riservata ai lavoratori dipendenti, che hanno superato i cinquant’anni di età e hanno involontariamente perso il loro lavoro. Non tutti sanno però come accedere a questo ammortizzatore sociale: ecco di che cosa si tratta, quali sono i requisiti necessari per ottenerla, qual è la documentazione da produrre e molte altre informazioni utili. Con Naspi si intende la Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego ed è, a tutti gli effetti, un ammortizzatore sociale entrato in vigore nel 2015 con il Jobs Act.

Per ricevere questo sussidio, che viene erogato su base mensile, i destinatari devono essere lavoratori dipendenti, apprendisti, dipendenti a tempo determinato impiegati nella Pubblica Amministrazione, personale artistico sottoposto ad un rapporto di lavoro subordinato e infine
soci di cooperativa che siano sempre sottoposti ad un rapporto di lavoro subordinato.

Dopo aver verificato di far parte di una di queste categorie, bisogna conoscere i requisiti necessari per ottenere la disoccupazione ordinaria over 50: dimostrare lo stato di disoccupazione involontaria, non dipendente perciò da cause volontarie dello stesso lavoratore; aver maturato 13 settimane di contribuzione nell’arco degli ultimi 4 anni; aver raggiunto almeno 30 giorni di lavoro nell’anno appena trascorso, indipendentemente dalla durata oraria delle giornate lavorative.

La Naspi, indipendentemente dalla variabile dell’età del lavoratore, viene erogata fino a 2 anni; per i lavoratori precari, la durata prevista è di 6 mesi. Dopo aver verificato di possedere i requisiti, bisogna presentare la domanda all’Inps attraverso il sito online entro 68 giorni dall’avvenuto termine del rapporto di lavoro.

La contraffazione atterra a Caselle: vestiti e profumi taroccati

Gucci, Louis Vuitton, Armani, Chanel Ralph Lauren, CK, Philippe Plain, Nike, Adidas e Paco Rabanne, questi i marchi del lusso falsi rinvenuti dalla Guardia di Finanza all’interno del bagaglio di un cittadino di origini senegalesi appena sbarcato all’Aeroporto “Sandro Pertini” del capoluogo piemontese.

 

L’uomo, un quarantenne residente nel comasco, è stato fermato dai finanzieri in servizio presso lo scalo di torinese appena sbarcato da un volo proveniente da Istanbul dopo aver fatto scalo ad Amsterdam.

 

Gli articoli sequestrati, borse, capi di abbigliamento e profumi, riportavano, come detto, i marchi delle più prestigiose griffe di alta moda.  Di originale, in loro, c’era ben poco e gli articoli, così come si presentavano, potevano assolutamente trarre in inganno il consumatore; solo l’esame dei finanzieri, avvalorato dalle successive perizie tecniche hanno permesso di sventare l’immissione in commercio della merce falsificata.

 

Gli oggetti di falso lusso avrebbero fruttato all’attività diverse migliaia di euro creando oltre al danno all’economia legale anche potenziali rischi alla salute dei consumatori, visto che tra gli articoli cautelati, vi sono numerosi profumi di dubbia provenienza per i quali, al momento, non è stato possibile stabilire con precisione da quali elementi siano costituiti, visto che sono contraffatte anche le confezioni sulle quali sono elencati i componenti.

 

Il passeggero è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Torino per l’introduzione in Italia degli articoli falsi, e la merce, sottoposta a sequestro.

 

L’operazione rientra nella moltitudine di attività che compongono la mission istituzionale della Guardia di Finanza quale organo di Polizia Economico Finanziaria a tutela della concorrenza e del mercato per arginare le Frodi in Commercio e della Contraffazione dei Marchi.

E’ tornato il piromane delle auto

E’ di nuovo in attività il  piromane di  Torino.

Nella notte di lunedì sono state date alle fiamme 17  automobili nei quartieri  San Donato e Cit Turin. Fortunatamente non ci sono stati feriti  e i vigili del fuoco hanno spento celermente  le fiamme, ma le  vetture erano in molti casi distrutte dal fuoco.

 

(Nella foto  i vigili del fuoco spengono le fiamme in via Duchessa Jolanda)

“Scintillae”… di cultura alla Biblioteca Civica di Moncalieri

Luci d’artista natalizie firmate “Progetto Cantoregi” all’ex fabbrica di fiammiferi: un omaggio a libri, lettura e biblioteche

Da venerdì 13 dicembre a lunedì 6 gennaio 2020

Torna a produrre scintille, ma questa volta luminosissime scintille di cultura, l’antica SAFFA di Moncalieri, fabbrica di fiammiferi fondata nella seconda metà dell’ ‘800 e dal 1995 sede della Biblioteca Civica “Antonio Arduino”, progettata nel lontano 1914 dall’insegnante Erminia Arduino come “ biblioteca popolare circolante” e, dopo varie migrazioni, definitivamente ospitata al civico 31 di via Cavour, mirabile esempio di recupero industriale, come quello delle Fonderie Teatrali Limone sempre a Moncalieri in zona Borgo Mercato. Scintille, o meglio come recita il titolo del progetto, “Scintillae” di cultura, come quelle che, dal prossimo venerdì 13 dicembre (inaugurazione alle 19) a lunedì 6 gennaio 2020, illumineranno la Biblioteca Civica moncalierese, attraverso un originale e artistico allestimento curato da “Progetto Cantoregi” (la compagnia teatrale carignanese fondata nel 1977 dal regista e autore Vincenzo Gamna) su ideazione di Koji Miyazaki, ex regista Rai, e sostenuto dalla Città di Moncalieri, come faville metaforiche capaci di stimolare e risvegliare menti e coscienze, rimarcando il ruolo culturalmente e socialmente insostituibile delle biblioteche”. Ad ispirare l’evento, precisa “Progetto Cantoregi”, la celebre frase di Plutarco: “La mente non ha bisogno, come un vaso, d’essere riempita, ma, come un fuoco da ardere, necessita solo di una scintilla che l’accenda, che vi infonda l’impulso alla ricerca e il desiderio della verità.

“Il progetto – dice l’Assessore alla Cultura di Moncalieri Laura Pompeo – si inserisce nel percorso di arte pubblica che stiamo proponendo da tempo, con l’idea di diffondere la bellezza e la luce del Natale non solo nello straordinario centro storico della nostra città, ma anche in una via che potrebbe sembrare solo di passaggio, come via Cavour, e che grazie a ‘Scintillae’ diventerà per alcune settimane sede di luci d’artista”.

“Scintillae” è la terza iniziativa che “Progetto Cantoregi” realizza a Moncalieri, dopo l’istallazione luminosa “The Bridge-Bulders”, che durante le festività natalizie 2016 aveva illuminato il Ponte dei Cavalieri della città, come atto politico e gesto simbolico contro i troppi muri che si innalzano nel mondo e “Il giardino delle delizie”, istallazione allestita nel Giardino delle Rose del Castello Reale nel maggio 2017, come riflessione sulla necessità di preservare la terra e i suoi frutti.

 

Questo nuovo progetto vedrà l’applicazione di“frammenti di lastre in policarbonato- spiega il presidente di Progetto Cantoregi  Marco Pautasso – ai bordi delle venti finestre del secondo piano della Biblioteca che, retroilluminate a luce blu, riprodurranno le forme di stalagmiti e stalattiti di ghiaccio, a simboleggiare l’aridità e povertà culturale che deriva dalla mancata trasmissione della conoscenza, dalla chiusura ad ogni esperienza conoscitiva”. E ancora: “L’ esplorazione della realtà, della società, dei sentimenti e delle emozioni, la presa di consapevolezza del mondo, dell’altro da sé, di terre e culture lontane passa attraverso la ricerca della verità e quindi attraverso i libri e la lettura, vere e proprie scintille che accendono la mente. Sarà quindi una intensa luce rossa che si ‘infiamma’ all’improvviso a rappresentare il valore fondamentale degli strumenti per decifrare la realtà quali i libri sono”.

L’immagine guida dell’allestimento è stata ideata e disegnata dall’artista racconigese Rodolfo Allasia.

 

g.m.

 

Per info: Biblioteca Civica “Antonio Arduino”, via Cavour 31, Moncalieri (Torino), tel. 011/6401611 o www.comune.moncalieri.to.it/biblio o www.progettocantoregi.it  

 

Nelle foto
– Biblioteca Civica di Moncalieri
– Immagine guida di “Scintillae”

 

Sgominata banda di trafficanti di clandestini operativa su Whatsapp

OPERAZIONE “PAKISTAN 2019”

All’esito di complessi accertamenti svolti dalla Squadra Mobile di Torino e dalla Polizia di Frontiera francese, con l’ausilio di EUROPOL, nell’ambito dell’accordo a suo tempo concluso per la costituzione di una squadra investigativa comune tra l’Ufficio del Giudice Istruttore della Giurisdizione Interregionale Specializzata (JIRS) presso il Tribunale di Grande Istanza di Lione e la Procura della Repubblica di Torino, che hanno diretto le indagini, ieri mattina all’alba una task force internazionale composta da investigatori delle due forze di polizia, ha sgominato un’associazione criminale responsabile dell’ingresso illegale di migliaia di cittadini pakistani, indiani e bengalesi in diversi stati europei.

Sono stati eseguiti 6 fermi di indiziato di delitto e dato esecuzione a 2 “Mandati di Arresto Europeo”, nelle province di Torino, Alessandria, Bergamo, Treviso e Trento. In Bergamo è stata scoperta una “SAFE HOUSE” con all’interno 20 cittadini pachistani in procinto di partire per il nord Europa. In Torino (via Carmagnola 20) è stata trovata un’abitazione con 14 cittadini pachistani che sono in fase di trattazione per l’identificazione.

Il sodalizio criminale, radicato in Piemonte e Lombardia con ramificazioni in Francia e altri paesi europei, era divenuto ormai famoso tra i connazionali presenti in Italia ed all’estero, al punto da ricevere richieste direttamente dai paesi di origine degli aspiranti viaggiatori.

Il modus operandi del gruppo era ormai consolidato: i clandestini giungevano in Italia già con istruzioni precise e conoscendo i numeri di telefono da contattare, rigorosamente tramite le applicazioni di Whatsapp o Imo. Stabilita la tariffa per la destinazione prescelta, i “clienti”, a cui veniva promesso un comodo passaggio in auto, venivano ammassati in appartamenti a disposizione del gruppo per il tempo necessario a reperire un veicolo su cui farli viaggiare ed un autista disposto a condurlo dietro compenso di qualche centinaio di euro.

Raramente venivano utilizzate automobili; in tali casi, tuttavia, i viaggiatori venivano stipati persino nei vani portabagagli. Solitamente, invece, venivano impiegati furgoni merci presi a noleggio, su cui il gruppo riusciva a caricare decine di immigrati irregolari, alcuni minorenni.

Il 19 novembre scorso, ad esempio, la Squadra Mobile di Torino, in collaborazione con la Polizia Stradale, ha fermato un furgone con ben 36 persone stipate nel vano merci di un Fiat Ducato, ognuno dei quali aveva pagato circa 500 euro per raggiungere la Francia e altri paesi europei.

Decine di arresti di autisti ingaggiati dal gruppo sono stati effettuati in tutta Europa, in particolare in Italia, Francia e altri paesi europei. Si stima che, tra il 2018 ed il 2019, il gruppo sia riuscito a muovere oltre 1000 immigrati irregolari con profitti stimati intorno al milione di euro.

Inizialmente (2018) il gruppo criminale aveva base a Torino, dove aveva allestito delle SAFE HOUSE in via Cecchi e via Portula, rendendosi protagonista di violente aggressioni e di un tentato omicidio. Il sodalizio, infatti, è molto temuto dai connazionali, a cui veniva imposto con la forza di non rivelare informazioni e addirittura di cancellare ogni eventuale traccia dai telefoni che potesse ricondurre ai membri del gruppo, ricorrendo a violenza e minacce che potevano avere come bersaglio persino le famiglie nei paesi di origine.

In seguito alla scoperta di diverse SAFE HOUSE da parte della Squadra Mobile di Torino nello scorso mese di maggio, il gruppo aveva deciso di abbandonare la città ma non di interrompere la propria redditizia attività.

Grazie all’attività della Squadra Investigativa italo-francese ed alla cooperazione del Settore di Polizia di Frontiera di Aosta e della Polizia Stradale di Torino, si scopriva che il gruppo aveva stabilito nuove SAFE HOUSE a Serravalle Scrivia (AL) ed a Seriate (BG), quest’oggi definitivamente smantellate con la cattura degli organizzatori del network criminale.