ilTorinese

Il fattore “C”

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PAROLE ROSSE di Roberto Placido / Neanche tanti anni fa si sarebbe detto il fattore “K” ma oggi non può che dirsi, pena l’incomprensione da parte di molti, il fattore “C”. Naturalmente la lettera sta ad indicare il Corona Virus o Covid 19 che dir si voglia ma anche, aggiungo io, Cina e Cuba

Non ritorno sulla gestione iniziale, altalenante, della Pandemia ma su quello che stiamo vivendo in questi giorni di chiusura totale di tutto il paese. Il provvedimento, dopo le critiche o le sottovalutazioni di altre nazioni, penso che sarà il riferimento per molti governi e stati ma su quanto è emerso, sono venuti a galla tutti gli errori di gestione della Sanità pubblica degli ultimi dieci anni. Alcuni gravi e che rischiano di diventare tragici, altri meno ma che pesano terribilmente nella situazione che si è creata a causa della pandemia da Covid 19.

Il decennio indicato è stato costellato da tagli indiscriminati e pesanti alla sanità pubblica. Dove più dove meno le regioni, sia quelle di sinistra che di destra, hanno calcato pesantemente la mano. Senza un piano strategico nazionale e nemmeno nelle singole regioni. Si è permesso così di non difendere, ma questo purtroppo è avvenuto sciaguratamente in tutti i settori. Aziende strategiche per l’interesse nazionale che non vuol dire solo i camion pesanti o qualche infrastruttura ma, abbiamo scoperto ora, anche la produzione di mascherine o di respiratori, vendute o delocalizzate senza che i vari governi avessero nulla da obiettare. In Piemonte ha risposto in uno slancio di generosità il Gruppo Miroglio Tessile di Alba, marchi Vestebene , Elena Mirò ed altri, con la produzione straordinaria e manuale di circa 700.000 mascherine di stoffa lavabili e riutilizzabili una decina di volte. A costo zero per la Regione Piemonte! Il tutto coperto da “monsù” Miroglio e d altre realtà cuneesi. In tema di mascherine fanno da contraltare quelle, incredibili, inviate dalla Protezione Civile nazionale nelle varie regioni ed anche in Piemonte, una specie di striscia di carta igienica inutilizzabile, che tanto hanno fatto infuriare il mitico presidente lombardo, quello del video della mascherina, Attilio Fontana ed il suo assessore alla sanità Giulio Gallera. La Lombardia paga la scelta di avere puntato tanto e per tanti anni sulla sanità privata ed ora si trova drammaticamente senza posti letto sufficienti, senza posti di terapia intensiva e tutto il seguito ad essi legati. La situazione piemontese merita qualche approfondimento, sia per i posti letto che per la gestione complessiva. Scrivevo prima del dissennato taglio dei posti letto e degli investimenti degli ultimi dieci anni, va bene scendere da quasi 4 posti letto ospedalieri ogni mille abitanti alla media europea di tre ma , in una gara suicida, negli ultimi anni sono arrivato a 2,5 e di conseguenza il numero dei letti di terapia intensiva. Alle critiche ed osservazioni che molti a sinistra facevamo le risposte erano i dati del bilancio che imponevano i tagli quando andava bene se non risposte a noi di essere “statalisti e passatisti” se non spallucce di scherno in qualche caso.

Così senza i numeri della Lombardia abbiamo Torino che regge, in affanno il Maria Vittoria ed in parte il San Giovanni Bosco, ancora bene le Molinette, saturo un reparto su tre, mentre in difficoltà sono le altre parti della regione. Ad Alessandria sono bastate poche monache con alcune linee di febbre o risultate positive per intasare l’ospedale. Ospedali che hanno i Pronto Soccorso praticamente vuoti in quanto non solo i codici bianchi e verdi sono scomparsi, ma anche molti codici gialli. Per paura del contagio non portano le persone o non vanno in ospedale e molte di queste persone muoiono di altre patologie ma hanno evitato, “per fortuna”, il contagio. Anche in Piemonte una protezione civile debole e non guidata lascia le farmacie senza mascherine da oramai un mese per non parlare degli operatori, dai quali dipende tutto il funzionamento del sistema, lasciati quasi completamente senza strumenti come mascherine, guanti, occhiali ecc. Pensiamo che al tempo della SARS (Severe Acute Respiratory) sindrome acuta respiratoria grave, che nel 2002-2003 causò circa 8 mila casi e oltre 700 morti nel mondo, tutti i medici di famiglia ricevettero, mai usate, una tuta con tanto di casco scafandro tipo Guerre Stellari che ancora fanno mostra di se in qualche armadio o vetrina di studi medici. In compenso si sta dimostrando all’altezza della situazione il presidente della Regione Alberto Cirio che seppur positivo al Covid 19 ed in quarantena domestica interviene con toni adeguati, positivi, nel senso non medico, e determinati. Ma tornando al “fattore C” assistiamo al comportamento della Cina, di sostegno materiale, un intero aereo carico di respiratori, mascherine ed altro materiale medico ed una squadra di nove medici esperti nella lotta al Virus. Esperienza fatta al centro del problema e cioè nella città di Wuhan. L’iniziativa dell’Associazione Italia-Cina che ha destinato un importante quantitativo di materiale sanitario alla nostra regione ed il bel video di sostegno ed incitamento all’Italia ed agli italiani di decine di cinesi di ogni età. Questo da un paese al quale, unici, abbiamo chiuso i voli diretti e mentre i paesi amici ci hanno rifiutato persino quantitativi di mascherine già ordinate e pronte alla spedizione.

E poi l’offerta arrivata dalla storica associazione Italia-Cuba di medici cubani, formatisi in Africa nella lotta all’Ebola. Dal comportamento e dall’atteggiamento di Cina e Cuba una riflessione viene spontanea, in quei paesi dove il servizio sanitario è garantito dallo stato la lotta a fenomeni come il Corona Virus sono più facili da contrastare alla faccia del liberismo e del mercato regolatore. La cosa positiva, l’ho già scritto, è la risposta della stragrande maggioranza degli italiani, al netto dei deficienti di ritorno, quelli che sono tornati al sud e nelle isole da mammà, o degli imperterriti di parchi e camminate inutili, degli operatori della sanità pubblica e dei lavoratori delle aziende che, giustamente, pretendono maggiore sicurezza sui luoghi di lavoro. In attesa di vedere cosa succede nel sud Italia, potrebbe essere drammatico l’evolversi della pandemia per la carenza e la colpevole inadeguatezza delle strutture mediche, bisogna incominciare a pensare al dopo. Il comportamento e la reazione degli italiani con video, canzoni, messaggi da l’idea di un senso di paese quanto mai utile in un momento molto difficile e per certi versi drammatici per il nostro paese. Mi è tornata in mente una frase molto bella di Enrico Berlinguer: ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno. Speriamo che la lezione serva ad invertire la riduzione dei posti letto negli ospedali, dei posti di terapia intensiva, ne abbiamo molto meno di Francia e Germania e degli stessi Stati Uniti dove la sanità pubblica di fatto non esiste. Speriamo si faccia un piano sulle aziende strategiche dei vari settori del nostro paese e non solo quello medico-sanitario, si utilizzino risorse nel medio lungo periodo per modernizzare il paese e le strutture ed infrastrutture altrimenti ancora una volta avremo sprecato risorse ingenti sempre e solo in termini emergenziali.

L’isola del libro: #IoRestoALeggere

Rubrica settimanale a cura di Laura Goria / In questi difficili giorni di coprifuoco causa Corona Virus l’occasione da non perdere è scoprire o rispolverare pagine che ci aiutino a trasportarci oltre l’emergenza

Ben venga allora l’iniziativa della Nave di Teseo e di Baldini+Castoldi #IoRestoALeggere, che vi segnalo.

Gli autori di queste case editrici sono stati invitati a registrare una clip in cui leggono un brano da un proprio libro. Brevi filmati che, giorno dopo giorno, sui canali social degli editori ci terranno compagnia, ricordandoci che i libri costruiscono ponti e legami che trascendono i limiti di una stanza e di casa. Quotidiane pillole di lettura che dal nostro divano ci catapulteranno in viaggi, mondi e vite infiniti e affascinanti. Perché questa è una delle tante meraviglie della lettura. Un’ancora di salvezza in tempo di reclusione forzata. Un’occasione da non perdere. Fate volare il tempo con un libro che  può salvarvi la vita … in più sensi, e regalarvi emozioni nuove.

 

Ed ora alcuni spunti …..

 

Sandro Veronesi  “Il colibrì”   -La nave di Teseo-  euro 20,00

Questa è la bellissima storia di una vita raccontata con la profondità a cui ci ha abituati l’autore di “Caos calmo”, con cui vinse il Premio Strega nel 2006. L’esistenza è quella dell’oftalmologo Marco Carrera, soprannominato “il colibrì” -come il piccolo uccello, apparentemente fragile-  perché la sua statura sembrava aver segnato una battuta d’arresto; salvo poi ripartire in altezza dopo i 15 anni grazie ad una prodigiosa cura ormonale. Nasce nel 1959 in una classica famiglia borghese fiorentina, e finisce i suoi giorni (in pagine che vi lasceranno il segno) in un ipotetico futuro 2030. In mezzo a questi poli opposti c’è la sua avventura umana, con gli sgambetti che il destino può fare,  e ci sono i personaggi che abiteranno la sua vita. Sullo sfondo i genitori, l’ingegnere Probo e l’architetto Letizia, che lui assisterà con abnegazione negli anni della malattia; il fratello Giacomo con cui la distanza da colmare non è solo quella dell’oceano che ha attraversato per costruirsi una nuova vita in America. Poi c’è lo strazio mai completamente metabolizzato della morte della sorella Irene; il difficile matrimonio con una hostess slovena che non finirà bene, l’amore platonico ed epistolare per Luisa, la vicina di casa delle estati da ragazzini nel paradiso di Bolgheri. I dolori nella vita di Marco sono una costante, ma lui è un colibrì e nella tempesta resiste tenacemente in volo sbattendo forsennatamente le ali. E’ con questa insospettabile resistenza che attraversa le nuvole della morte della figlia Adele che da piccola era convinta di avere un filo legato dietro la schiena: il loro era un rapporto strettissimo interrotto dal destino beffardo (e leggendo capirete anche quanto simbolico). Poi una nuova e fortissima ragione di vita incarnata dalla nipotina orfana Miraijin, che lui cresce con amore infinito e che diventerà una leader e concreta speranza di una nuova era per l’umanità. E dopo tanto peregrinare la fine che Marco coraggiosamente sceglie per se, orchestrando la scena in un modo che già da solo vale tutto il romanzo.

 

 

Patricia Cornwell  “Quantum”   – Mondadori-  euro  22,00

Non aspettatevi un’altra avventura dell’anatomopatologa Kay Scarpetta perché questa volta la regina del best seller abbandona la sala autopsie per gettarsi a capofitto nel mondo del cyber crimine e inventa una nuova eroina. E’ Calli Chase, una pilota della Nasa e vanta carattere combattivo e tenacia. La sua missione è indagare sul possibile  boicottaggio di una missione strategica che potrebbe vedere coinvolta la sua gemella omozigote, Carme. Calli inizia un’affannosa corsa contro il tempo perche vuole salvare il programma spaziale e riabilitare la sorella. Siamo catapultati nel mondo dello spionaggio, e il romanzo è frutto anche di un’approfondita ricerca che la Cornwell ha dovuto fare per addentrarsi in un universo di cui sapeva poco. “Quantum” è il primo di una nuova serie di romanzi che la scrittrice americana ha in mente; seguirà “Spin”, e spera di replicare lo straordinario successo dei precedenti 24 libri con Kay Scarpetta.Curiosità: l’idea di “Quantum” è nata dal tour che l’autrice fece nel 2001 alla Nasa, durante il quale conobbe due gemelle. Due anni fa è tornata per una nuova visita ed ha saputo che una delle due era morta di cancro. Ha voluto incontrare quella superstite, Christina, che le ha raccontato come una volta vedendosi riflessa nello specchio ha avuto la sensazione di vedere la gemella. Da lì e dall’affascinante tema del doppio, la Cornwell è partita per questa nuova avventura.

 

 

Sam Kasnher e Nancy Schoenberger  “Jackie e Lee” –Mondadori-  euro 19,00

Il sottotitolo di questa sorta di biografia a due recita: due sorelle, una vita splendida e tragica. Sono Jacqueline e Caroline Bouvier: la prima diventerà first lady d’America sposando John Fitzgerald Kennedy, la seconda principessa Radziwill… e questo splendido libro mette a fuoco il loro complesso rapporto. Un legame che conoscerà alti e bassi, gelosie, prevaricazioni, rivalità in amore, costante ricerca di mariti estremamente ricchi che possano pagare i loro salatissimi conti. Un rapporto strettissimo e complice in certe fasi delle loro vite, alternato da scontri e malumori in altri frangenti. Fino alla crepa finale con l’inspiegabile testamento di Jackie: non lasciò neanche una briciola del suo ingente patrimonio alla sorella Lee, che invece di soldi avrebbe avuto bisogno.In queste pagine scorrono le loro vite quasi parallele, tra jet set, politica, miliardi, matrimoni, vedovanze e divorzi, funestate entrambe da grandi lutti. Scopriamo che Lee forse andò a letto con JFK e che Jackie la ripagò più tardi soffiandogli il magnate greco Aristotele Onassis. Entrambe adoravano il padre, che però preferiva Jackie, crebbero con tutti gli agi grazie al ricco patrigno ed ebbero caratteri molto diversi. Lee era esuberante, ribelle e amava distinguersi; Jackie era più schiva e riservata. Eppure il destino mise al centro della scena mondiale proprio lei, la first lady che sopportava i tradimenti del Presidente in silenzio e a testa alta; madre attenta e protettiva, laddove Lee invece fu più distratta e patì parecchio stare nel cono d’ombra dell’ingombrante sorella. Tutta la vita di Lee, i suoi interessi e il suo stile furono dettati in parte dalla costante competizione con Jackie della quale fu anche succube. La summa finale è il tracciato di due vite privilegiate costellate da lutti devastanti: ebbero davvero molto, ma persero anche figli e mariti. Come se la vita avesse loro regalato glamour, successo e soldi a palate, ma anche preteso in cambio pesanti tributi di dolore. In questo libro che scivola via con la scorrevolezza di un romanzo, gli autori raccontano fatti privati e inediti che ci aiutano a capire meglio due icone del XX secolo con i loro pregi e ….parecchi difetti.

Jacqueline morì nel 1994 per un linfoma non Hodgkin a soli 64 anni; Lee le sopravvisse a lungo. E’ morta a 85 anni il 15 febbraio 2019 nel suo appartamento a Manhattan.

Nel 2000 pubblicò “Happy Times” (Assouline). Metà diario e metà album fotografico in cui celebra e ripercorre gli anni 60: periodo della sua vita particolarmente felice e ricco di incontri esaltanti.

Nel 2015 mandò in stampa “Lee”(Assouline) che più che un’autobiografia è un’altra “miniera di fotografie” che immortalano case, luoghi, viaggi e personaggi dorati e famosi.

Entrambi i volumi sono in lingua inglese, ma le immagini parlano da sole e ci danno un’idea più precisa di questa donna bellissima ed elegante fino all’ultimo. Decisamente la più bella delle sorelle Bouvier.

La tecnologia Csi contro il coronavirus

Allargamento dello smart working, potenziamento del sistema di videoconferenze, supporto all’Unità di Crisi presso la Protezione Civile piemontese e al sistema sanitario e scolastico regionale

Sono alcune delle attività che il CSI Piemonte sta portando avanti in questi giorni per aiutare i propri consorziati ad affrontare l’emergenza coronavirus con responsabilità, sicurezza ed efficienza. E a rispondere con sempre maggiore tempestività alle domande e alle esigenze di tutta la comunità piemontese.

Smart working e telelavoro

In questo momento è essenziale garantire il governo della macchina pubblica osservando le norme igieniche e di comportamento suggerite per ridurre al minimo i rischi di contagio.

Dall’inizio dell’emergenza il CSI ha progressivamente allargato il ricorso allo smart working e al telelavoro da parte dei propri dipendenti, arrivando fino a circa l’80% del personale. A seguito dell’emanazione del Decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri (DPCM) del 11 marzo 2020, infine, il CSI ha deciso che tutti i dipendenti del Consorzio fossero abilitati al lavoro agile, con la sola eccezione dei presidi alle Unità di Crisi e di chi si occupa di servizi infrastrutturali, facility management e servizi essenziali.

Ma il Consorzio sta anche lavorando per ridurre le necessità di mobilità e di spostamento dei dipendenti di Regione Piemonte, Città di Torino e Città Metropolitana di Torino, operando da remoto grazie alla virtualizzazione delle postazioni di lavoro che accedono ai servizi del CSI Piemonte.

A oggi i tecnici del CSI hanno già provveduto alla remotizzazione di circa 4000 postazioni di lavoro, che nei prossimi mesi diventeranno circa 7000. Tutte saranno raggiungibili da rete pubblica per favorire la possibilità di smart working e telelavoro.

Riunioni tecniche e istituzionali a distanza

Grazie al lavoro del CSI il governo regionale può già oggi contare su sistemi di videoconferenza che permettono a Presidente, Assessori e Consiglio regionale di lavorare in piena sicurezza ed efficienza.

Si sta però lavorando per estendere questa possibilità al maggior numero di utenti: 60 le utenze di video conferenza disponibili già oggi, che saliranno nell’immediato futuro a circa 150 (+90).

Intanto il 10 marzo il Consiglio regionale del Piemonte ha effettuato una riunione in videoconferenza della Commissione Sanità per la gestione dell’emergenza, e l’11 marzo si è tenuta, sempre in videoconferenza, la seduta dei capigruppo del Consiglio.

Protezione Civile

Personale del CSI sta affiancando dal primo giorno di emergenza l’Unità di Crisi della Protezione Civile della Regione Piemonte di corso Marche a Torino, per fornire assistenza sistemistica. In totale si tratta di oltre 10 professionisti del CSI, coinvolti ogni giorno dalle 8 alle 20 e, in reperibilità, in orario notturno.

Fra le principali attività ci sono la gestione delle videoconferenze, l’elaborazione dati e la fornitura e manutenzione dei collegamenti di rete più che mai necessari in questo momento.

Numero verde 800333444

L’operatività del numero del Contact Center regionale è stata potenziata per rispondere al meglio all’aumento delle chiamate da parte della cittadinanza.

È stata ampliata la fascia oraria di risposta, che è stata portata a 12 ore giornaliere (8-20) dal lunedì a venerdì, ed è stato rinforzato il personale che gestisce il servizio: ai circa 20 operatori che ci lavorano, infatti, sono state aggiunte altre 7 persone.

Inoltre, sempre nell’ambito del Contact Center regionale sta per partire a breve un servizio informativo specifico a supporto di tutte le scuole piemontesi, riguardante gli strumenti e soluzioni di didattica a distanza messi a disposizione dal MIUR per la durata dell’emergenza.

“Siamo un’azienda chiave per la pubblica amministrazione, che oggi ci sta chiedendo sforzi eccezionali per contribuire alla gestione e alla risoluzione di questa crisi sanitaria”, commentano Pietro Pacini e Letizia Maria Ferraris, rispettivamente Direttore Generale e Presidente del CSI Piemonte.  “Per questo vogliamo ringraziare tutto il personale del Consorzio che ogni giorno lavora senza sosta per aiutare il CSI e i suoi clienti ad affrontare questo difficile momento al meglio delle proprie possibilità”.

Teatro Stabile, #stranointerludio con gli artisti live

Riceviamo dal Teatro Stabile Torino e pubblichiamo / Le disposizioni introdotte dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri hanno avuto e avranno, purtroppo, pesanti ripercussioni sulla nostra programmazione e sullo svolgimento delle nostre attività

Siamo al fianco di tutti gli artisti, autori, programmatori, collaboratori che hanno lavorato e continuano a lavorare insieme a noi per fronteggiare questa situazione complessa.
Durante questa pausa forzata, il Teatro Stabile di Torino sta accumulando e conservando idee e energie per il futuro. E per non interrompere la connessione empatica con l’amatissimo pubblico ha deciso, insieme alla Community dei suoi artisti, di condividere una serie di clip video che faranno assaporare testi, autori, personaggi che sono l’anima del nostro teatro.

Con Natalino Balasso, Laura Curino, Filippo Dini, Michele Di Mauro, Umberto Orsini, Maria Paiato, Massimo Popolizio, Fausto Paravidino, Fausto Russo Alesi, Francesca Mazza, Milvia Marigliano, Orietta Notari, Deniz Özdoğan, Arianna Scommegna, Elena Gigliotti, Silvio Peroni, Dario Aita, Emmanuele Aita, Ilaria Falini, Andrea Di Casa, Nicola Pannelli (e altri ancora) live per voi, condivideremo un nuovo modo di essere “in contatto” anche adesso che non sono fisicamente sul palco.

Un’occasione per testimoniare che il teatro continua ad abbracciare il suo pubblico, un nuovo modo di stare insieme, di sicuro un messaggio che parla al cuore mentre ci fa guardare negli occhi gli interpreti e i registi della stagione del Teatro Stabile di Torino con la certezza di un arrivederci a presto.

A partire da lunedì 16 marzo 2020, sul sito TST e sulla pagina Facebook ufficiale saranno disponibili brevi clip di pochi minuti che raccolgono brani, commenti, poesie e riflessioni dei protagonisti della scena italiana: un modo per sentirci tutti più uniti, in un momento storico e sociale che impone rigore nei comportamenti.

Alle testimonianze degli artisti si aggiungeranno quiz sulla storia del nostro teatro, e delle nostre più grandi produzioni del passato, per mettersi alla prova come spettatori, magari ricordare uno spettacolo molto amato e riscoprire il patrimonio digitale del nostro Centro Studi.


Lunedì ad introdurre questa nuova iniziativa sul sito e sui social del TST sarà il Direttore del Teatro Stabile di Torino Filippo Fonsatti; nella stessa giornata verrà pubblicata una clip realizzata dal Direttore Artistico Valerio Binasco dedicata all’allestimento di “Uno sguardo dal ponte” di Arthur Miller.

Invitiamo tutti a seguirci tramite gli aggiornamenti che verranno comunicati sul nostro sito e sui nostri profili social!

State con noi!!! Perché abbiamo bisogno della vostra amicizia e della vostra solidarietà… anche attraverso il web.  Uniti riusciremo ad uscire da questo stato di emergenza!

#iorestoacasa

www.teatrostabiletorino.it
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www.instagram.com/teatrostabile_torino/

Rugani: “Diamo tutti il nostro contributo”

Daniele Rugani, il primo calciatore della Serie A  positivo al coronavirus, ha comunicato:

“insieme alla Juventus, sto partecipando alla raccolta fondi per gli ospedali di Torino e Piemonte”.

E invita gli altri a fare lo stesso:  “Dai anche tu il tuo contributo. Dimostriamo che siamo tutti distanti, ma uniti”.

E’ tempo di smartworking anche in gelateria

Mentre le gelaterie sono chiuse Alberto Marchetti ha lanciato ai suoi collaboratori un’idea che ha subito conquistato tutti: due ore di collegamento ogni giorno, dedicata alla formazione

Anzitutto un modo per fare squadra, anche ai tempi del Coronavirus. E poi l’occasione, preziosa, per dedicarsi alla conoscenza delle materie prime e di tutti i produttori grazie ai quali le gelaterie di Alberto Marchetti riescono ad offrire un gelato così amato e apprezzato.

Da anni Alberto Marchetti studia e ricerca per portare le piccole storie e i prodotti eccezionali del territorio all’interno delle proprie gelaterie, per fare in modo che la gente conosca, apprezzi, assaggi tutto ciò che di buono la natura ci regala e rischia di scomparire.

“Voglio approfittare di questa pausa per aiutare i miei ragazzi a capire ancora meglio ed in maniera più approfondita cosa c’è dietro (e dentro!) il mio gelato. Qualche volta la frenesia della quotidianità non ci permette di approfondire argomenti che per me sono la vera base di un buon gelato e questa è l’occasione giusta per farli innamorare del mestiere più bello del mondo!

Tutti i giorni, puntuali alle 10.30, ci collegheremo dalle nostre case, tutti insieme per due ore di “lezione”. Parlerò della mia idea di gelato: semplice, fresco e buono. Ma non sarò solo perché collegati con me ci saranno, giorno dopo giorno, tutti i produttori con i quali collaborano. E sarà dalla loro voce che ascolteremo tutto quello che c’è da sapere sullo zucchero, sulla nocciola, sul latte…

Contadini, imprenditori e anche chef…il sabato e la domenica saremo infatti collegati con degli chef che ci insegneranno qualche trucco in cucina!

Alla formazione non mancheranno anche i momenti di didattica più leggera ed esperienziale, con protagonisti della scena torinese non necessariamente legati al cibo, ma che ci fanno capire che la bellezza, l’allegria e la creatività non vengono a mancare nemmeno nelle situazioni fuori dall’ordinario cime quella che stiamo vivendo.
Ci sono momenti che paiono lunghi, invece sono dei trampolini utili per lanciarsi nel futuro che sarà”

Coronavirus e senza dimora. Grimaldi (LUV): “Intervenire”

“Le istituzioni si facciano carico dei materiali per gli operatori e di luoghi sicuri, di giorno e di notte, per i senza dimora. Nell’emergenza dobbiamo pensare anche a chi la casa non ce l’ha”

“Oggi penso soprattutto a chi la casa non ce l’ha (anche tante famiglie), e faccio mie le parole di tanti operatori e operatrici di bassa soglia, i cui servizi sono ‘essenziali’ ora più che mai, e che perciò si espongono ed espongono i propri cari ogni giorno al rischio di entrare in contatto con il Covid-19: ‘Chiediamo alle istituzioni di non lasciarci soli e iniziare a pensare da subito alla possibilità di predisporre luoghi dedicati alla quarantena di chi non ha una casa’.

Gli operatori aspettano ancora disperatamente le mascherine, ma anche tute, occhiali e calzari necessari in caso di persone con sintomi, per poter continuare ad assistere i tantissimi senza dimora delle nostre città. Al momento il reperimento e il costo dei materiali sono a carico delle organizzazioni, ma la pubblica amministrazione dovrebbe dotare tutti di ogni dispositivo” – dichiara il Capogruppo di Liberi Uguali Verdi, Marco Grimaldi.

Le stime Istat parlano di 50 mila persone senza dimora, più di 1.700 anche a Torino, costrette a utilizzare le mense per nutrirsi e i centri di accoglienza per dormire, entrambi luoghi in genere affollati e promiscui, nei quali la distanza minima non può essere, in molti casi, rispettata. Chi non ha un’abitazione, inoltre, pur avendo compreso la gravità della situazione e sforzandosi con buona volontà di rispettare le regole, ha molta difficoltà ad adeguarsi alle norme igieniche di base previste dal Dpcm, per non parlare della complessità nel reperire i dispositivi di protezione, perché non ne ha le possibilità economiche. Ecco perché le strutture di accoglienza dovrebbero essere messe nelle condizioni di fornirglieli.

“Serve uno sforzo congiunto tra pubbliche amministrazioni ed enti del terzo settore per evitare la chiusura dei servizi” – prosegue Grimaldi – “ma anche per predisporre luoghi per un potenziale autoisolamento per le persone senza dimora che dovessero essere malate, e in generale per offrire un riparo diurno ai senza dimora, che di giorno sono costretti a vagare per la città, terrorizzati dal rischio contagio ma anche preoccupati di essere fermati e sanzionati per il loro ‘girovagare’.

So che si sta facendo già molto” – conclude Grimaldi – “ma chiedo al Comune e alla Regione di pensare da subito alla possibilità di predisporre dei luoghi dedicati alla quarantena di chi non ha casa. Oltre a garantire l’accoglienza h24 aumentando strutture e posti letto, si possono utilizzare altri luoghi pronti per altri usi: non solo le scuole in disuso dove le classi possono essere stanze, ma anche gli housing, i condomini sociali, le foresterie militari. È un momento di emergenza, pensiamo anche a loro”.

Un infermiere scrive al Ministro Speranza

Nursing Up: “La vergogna degli infermieri usa e getta. L’Unità di Crisi propone assunzioni a tempo determinato di sei mesi”

Riceviamo e pubblichiamo / Il  sindacato degli Infermieri Italiani e delle professioni sanitarie, della Lombardia e del Piemonte rende pubblica la lettera invita al ministro Speranza da parte di un professionista iscritto per dare voce allo scontento degli infermieri specializzati che sarebbero disponibili e pronti all’arruolamento se messi nelle giuste condizioni.

“Ci aspettavamo misure più coraggiose da parte della politica in questo momento di grave emergenza sanitaria. Invece gli unici coraggiosi e che stanno rischiando la vita sono le donne e gli uomini in trincea contro il Coronavirus. Fuori si susseguono sterili proclami alternati a scellerate prese di posizione tra Regioni e Protezione civile. Gli infermieri degli ospedali e tutti i professionisti a vari livelli impegnati nelle corsie lanciano l’ennesimo disperato grido d’allarme. Assumete personale per darci il cambio, siamo stremati e traumatizzati. Abbiamo fatto l’impossibile ma andare avanti così, a ranghi ridotti, si rivelerà una scelta dolosa e colpevole. Stiamo raccogliendo i colleghi caduti e temiamo di essere veicolo del contagio per le nostre famiglie. C’è bisogno di intervenire con una norma ad hoc che liberi immediatamente i colleghi disponibili: non c’è tempo da perdere, è una corsa verso il precipizio. Avete il dovere morale di non restare a guardare pensando che questa epidemia finisca. Un’intera categoria non può pagare il prezzo delle carenze strutturali del nostro SSN. Basta proclami: una classe politica degna di questo nome prende atto del fallimento e inverte la rotta per salvaguardare la salute pubblica”. Così i segretari regionali Nursing Up Claudio Delli Carri (Piemonte) e Angelo Macchia (Lombardia) sul reclutamento di personale.

“I problemi più gravi – proseguono – sono la carenza di infermieri, lo scarso materiale per lavorare in sicurezza (i DPI) e i tamponi al personale che vengono somministrati tardivamente, ma ancora non registriamo una reale mobilitazione di risorse e mezzi. Perché non vengono fatte assunzioni vere? Se è vero che abbiamo capito tutti che senza personale si precipita nel baratro, come mai le Regioni continuano a proporre soluzioni a termine? La situazione è grave e ci vogliono decisioni serie. Lo ribadiamo ancora una volta: salvate i soldati ancora in piedi”.

Qui di seguito il testo integrale della lettera inviata al Ministro Speranza:

Buongiorno ministro Speranza, Le chiedo venia se questa lettera le toglierà più tempo del dovuto.

Mi chiamo Davide Vecchio, sono uno dei diversi infermieri idonei presenti nelle graduatorie a tempo indeterminato piemontesi, per essere preciso in quella di Alessandria.

In questi giorni non c’è stato evento, intervista e/o citazione da parte di tutta Italia che non abbia encomiato il sacrificio che la nostra categoria sta perpetrando per il bene comune; per la prima volta da quando sono infermiere mi sono finalmente sentito appagato per il riconoscimento attribuitoci.

Pieno di entusiasmo, essendo in graduatoria, non aspettavo altro che giungesse il mio turno per entrare nei ranghi e fornire le mie competenze.

Glielo giuro ieri l’altro (giovedì 12 marzo) mi sono sentito svilito dal comportamento tenuto nei nostri confronti come non accadeva da tanto tempo ed avendo riunito più di mille colleghi e tenendo con loro una comunicazione in tempo reale posso dirle senza problemi che questo smarrimento è stato diffuso tra tutti noi.

Ieri l’unita di crisi piemontese, mi lasci passare il termine, ha assaltato la nostra graduatoria. Ha iniziato dal primo non ancora chiamato e nel giro di un pomeriggio ha contattato tutti noi, terminando la graduatoria, proponendo un contratto di sei mesi “eventualmente prorogabile” e richiedendoci la disponibilità immediata.

Noi abbiamo delle famiglie, delle spese e degli obblighi da rispettare, ma soprattutto abbiamo una dignità professionale.

Avete detto tutti che l’Italia ha bisogno di un maggior numero di infermieri, noi ieri eravamo tutti pronti per ricevere le pec o le chiamate per il conferimento del tempo indeterminato e metterci a disposizione anche, in molti casi, accettando offerte esterne al bando, assumendoci tutti gli onori e gli oneri che la nostra scelta ci avrebbe portato, ma la realtà è stata amara: abbiamo ricevuto un’offerta di sei mesi.

Siamo degli infermieri usa e getta sostanzialmente, non importa se entrando nella graduatoria abbiamo dimostrato competenze e preparazione, non importa se la nostra professione ha richiesto anni di studio e sacrifici. Noi siamo come le mascherine: monouso.

Ministro, io non pretendo tappeti dorati, encomi e parate. Richiedo, e anche in modo umile, il diritto di poter aiutare la mia patria potendo con i miei sforzi mantenere la mia famiglia.

Io non so se lei ha famiglia, se è sposato o no, se ha dei figli, ma si immedesimi nei nostri panni, anche se per amor di patria sarebbe disposto a fare qualunque sacrificio, lascerebbe un posto indeterminato per accettare un determinato forse prorogabile?

Io non so a quanti colleghi l’unità di crisi abbia conferito l’incarico in questo modo, ma le garantisco che se la proposta fosse stata più dignitosa avrebbe trovato più persone di quelle necessarie.

 

Cordialmente,

uno dei tanti infermieri usa e getta

Davide Vecchio

Mini-pusher in fuga inseguiti dalle moto dei carabinieri

Qualche giorno fa in corso Gamba un cittadino ha chiamato il 112 per segnalare un gruppo di giovani in strada che secondo lui stavano pianificando un furto

Immediato l’intervento dei motociclisti del Nucleo Radiomobile che sono riusciti a individuare il gruppo di ragazzi in fuga perché hanno sentito il rombo delle due motociclette.

I carabinieri hanno comunque visto i ragazzi scavalcare la recinzione condominiale ed entrare in un palazzo. Il sopralluogo ha permesso di rintracciare i fuggitivi in un appartamento di corso Gamba 37. Si tratta di due fratelli di 16 anni e 19 anni, proprietari dell’appartamento, e due loro amici, di 16 anni e 17 anni, residenti in via Pergolesi e via Borriana a Torino.

I genitori dei due fratelli erano al lavoro. La perquisizione ha permesso di sequestrare in uno zaino 10 buste di plastica, contenenti quasi 450 grammi di marijuana, un bilancino di precisione, tutto l’occorrente per confezionare la droga e 655 euro in contanti. Sono stati arrestati per detenzione in concorso di droga e sottoposti ai domiciliari. Sono in corso ulteriori accertamenti per ricostruire la rete di spaccio dei ragazzi.

Controlli precedenti

Qualche giorno fa i carabinieri sono riusciti a intercettare altri due carichi di droga. Un 37enne di Castellamonte, Giovanni Iaria, originario di Delianuova (Reggio Calabria) è stato arrestato pochi giorni fa dai carabinieri della compagnia di Ivrea. Dovrà rispondere di detenzione di stupefacenti per spaccio. L’uomo è stato fermato a bordo della propria Fiat Punto alle porte di Rivarolo, lungo la ex statale 460 del Gran Paradiso. In auto, nascosti nel bagagliaio, aveva diversi sacchetti di droga per un totale di oltre cinque chili e mezzo di marijuana. Il 37enne, disoccupato, è stato portato in carcere a Ivrea. Pochi giorni prima era toccato a un 28enne di Mappano, controllato in via Botticelli a Torino. La perquisizione nell’abitazione del ragazzo ha permesso il ritrovamento di 16 chili di marijuana, 620 euro in contanti e un manganello telescopico.

Contagi in aumento, le proposte degli infermieri del Nursind

“Gli ospedali, ad oggi sono paradossalmente le strutture meno sicure e più  a rischio di contagio in quanto operatori potenzialmente positivi non vengono posti in quarantena se non sviluppano sintomi e anche li sviluppassero , continuano a lavorare in attesa di un tampone e del suo risultato”

Riceviamo e pubblichiamo / AUMENTANO I CONTAGI TRA I SANITARI E LE AREE OSPEDALIERE NON PULITE DAL CONTAGIO LE CRITICITA’, LE OSSERVAZIONI E LE PROPOSTE DEL NURSIND ALLA REGIONE PIEMONTE

A seguito della richiesta da parte dell’ufficio di presidenza della commissione sanità della regione Piemonte, nursind , il sindacato delle professione infermieristiche ha fatto pervenire le proprie considerazione, le criticità e le proposte in merito all’emergenza covid 19.

Gli ospedali, ad oggi sono paradossalmente le strutture meno sicure e più  a rischio di contagio in quanto operatori potenzialmente positivi non vengono posti in quarantena se non sviluppano sintomi e anche li sviluppassero , continuano a lavorare in attesa di un tampone e del suo risultato.

I percorsi per i pazienti covid inoltre non sono chiari nelle strutture ospedaliere. Zone pulite e zone sporche non sono rispettate e questo alimenta il rischio di contagio tra operatori e pazienti. Questi due elementi comportano il fatto che stiamo diventando tutti untori e a breve il numero di pazienti potrebbe essere non più gestiblile dalle nostre strutture. A questo proposito chiediamo che:

-E’ assolutamente necessario creare aree riservate o adibire singole strutture da ricercare su tutto il territorio solo per i pazienti covid 19

-La dotazione di dispositivi di sicurezza individuale deve essere assicurata e illimitata e deve avere priorità assoluta. -Evitare che ogni reparto abbia pazienti positivi o sospetti anche per razionalizzare l’utilizzo di dispositivi a disposizione.

Ai colleghi impegnati negli ospedali e sul territorio non appare chiara la catena di comando nelle decisioni e nell’organizzazione. Le stesse cambiano a seconda dell’interlocutore. Non ci sono risposte uniformi in merito ai provvedimenti adottati in materia di isolamento, sorveglianza, esecuzione dei tamponi e relativi comportamenti da adottare.

-A tale proposito abbiamo chiesto che venga istituita tempestivamente, a tutela delle categorie professionali esposte, una struttura regionale in grado di rispondere alle principali incongruenze laddove nelle aziende è complicato trovare risposte univoche ed interlocutori in grado di dare risposte certe alle principali criticità.

-Di dotarsi di uno strumento informatico chiaro ed efficace per la comunicazione con il personale impegnato in prima linea in grado di dare indicazioni tempestive e risposte ai comportamenti da adottare.

-Abbiamo suggerito inoltre il trasferimento di tutto l’apparato dei numeri verdi che riguardano il covid19 presso altra struttura presidiato dai medici di famiglia, di guardia medica, specializzandi evitando più passaggi.-Nello stesso luogo può essere installato una linea di supporto psicologico telefonico per gli operatori sanitari.

Crediamo sia opportuno ricercare e mettere a disposizione strutture attrezzate per operatori in quarantena con supporto alle famiglie.

In merito alla premialità del personale annunciata dall’assessore regionale alla sanità abbiamo sottolineato come Il personale oltre ad andare sia chiaramente sottoposto ad un rischio di salute per se e per la propria famiglia e per questo motivo abbiamo richiesto di prevedere

– Indennità legate all’ emergenza covid19 per tutto il personale infermieristico.

– Indennità legate al rischio infettivo per tutto il personale infermieristico impegnato in prima linea nei reparti covid19 , pronto soccorso, rianimazioni, degenze con ricoverati covid19, assistenza domiciliare. – Prestazioni aggiuntive per la richiesta di salti riposi.

Francesco Coppolella NURSIND PIEMONTE