ilTorinese

Scene di violenza coniugale. Atto finale

Una produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale /Teatro di Dioniso /PAV con il supporto della Fondazione Nuovi Mecenati – fondazione franco-italiana di sostegno alla creazione contemporanea nell’ambito di Fabulamundi Playwriting Europe – Beyond Borders

Il 20 gennaio va in scena, in prima nazionale (repliche fino al 31.01.2020) presso la Galleria d’Arte Franco Noero, in Piazza Carignano 2, a Torino, per la stagione del Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale, SCENE DI VIOLENZA CONIUGALE. ATTO FINALE del drammaturgo franco-inglese Gérard Watkins, nella traduzione di Monica Capuani, con la regia di Elena Serra. In scena Roberto Corradino (Pascal Frontin), Clio Cipolletta (Annie Bardel), Aron Tewelde (Liam Merinol), Annamaria Troisi (Rachida Hammad) e Elena Serra (Agnes Pertuis).

Per la prima volta presentata in Italia, l’opera di Watkins è costituita da un testo duro, gelido, incalzante che affronta il tema della violenza sulle donne mettendo sotto la lente di ingrandimento i processi mentali e comportamentali di vittima e carnefice.
La regista Elena Serra realizza per il testo di Watkins una regia immersiva nello spazio fisico di un vero appartamento, a cui è ammesso un ridotto numero di spettatori, e ciò che accade sotto gli occhi di chi guarda è la costruzione metaforica di una gabbia all’interno della quale ci si ritrova inconsapevolmente prigionieri.

Protagonisti quattro personaggi appartenenti a mondi e ceti, culture e religioni differenti:
Liam fugge da un’adolescenza tormentata nella provincia per stabilirsi a Parigi e incontra Rachida, che cerca di sfuggire al clima soffocante della sua famiglia. Annie sta cercando lavoro a Parigi, sperando di poter così riavere con sé le figlie che vivono coi nonni in campagna e incontra Pascal, fotografo molto tormentato e affascinante. Le due coppie, che si incrociano una sola volta nel corso della visita ad un appartamento al cui affitto sono entrambe interessate, finiranno poi col trovare ciascuna un appartamento arredato in cui cominceranno la convivenza a due.
A partire da questo momento la violenza si insinuerà nei rapporti fino deflagrare in gesti di assoluta brutalità.

Il testo nasce dal desiderio di Gérard Watkins di lavorare sul tema della violenza contro le donne; una pratica ereditata dal diritto del più forte che si ripresenta con frequenza drammatica quando la donna afferma il suo ruolo in una società dove la dominazione maschile continua, tuttavia, ad essere la regola. La scrittura si immerge nel cuore del soggetto con tutti i mezzi del teatro per definirlo e comprenderlo senza censure, descrivendo con sconcertante lucidità l’evoluzione del pensiero e del comportamento dei personaggi.

La scrittura propone uno spaccato di quotidianità dove i personaggi, totalmente verosimili, e la ricerca minuziosa del contesto in cui questi si muovono, fornisce l’opportunità di confrontarsi con un testo che affonda le sue radici nella vita che si stratifica nelle nostre città dove convergono, accanto al tema principale, istanze sociali, economiche e razziali sempre più violente.

Grazie all’impegno del Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale, SCENE DI VIOLENZA CONIUGALE. ATTO FINALE debutta nel gennaio 2020, all’interno dei locali della Galleria Franco Noero nella sua forma compiuta.

La regia si è concentrata soprattutto sugli aspetti inespressi del testo, ovvero quelli che coinvolgono il ruolo e le reazioni del pubblico, perché se è forse scontato il comportamento delle vittime e dei carnefici lo è assai meno quello dei testimoni. La domanda fondamentale diventa quindi “che cosa faccio io di fronte a tutto questo?” In un contesto culturale che fa della violenza domestica show televisivo e che tende a consolidare l’iconografia della donna-vittima sacrificale, Elena Serra si interroga su come scardinare un meccanismo di spettacolo che rischia di alimentare la spirale del sopruso e riconosce nello spettatore la potenziale risorsa di salvezza.

 

Maria La Barbera

Simula acquisto di pochi euro per rubare articoli più costosi

La giovane è stata arrestata dagli agenti della Squadra Volante

E’ entrata nell’Ipercoop d via Livorno, lo scorso sabato pomeriggio, e si è diretta a passo sicuro nel reparto riservato agli articoli tecnologici. Qui, ha prelevato da un espositore due cuffie per cellulare ed una pellicola protettiva per il telefonino. Da un altro espositore, poi, ha preso uno zaino, occultando all’interno la merce. Credendo di non essere stata notata da nessuno nelle su mosse, la giovane si è recata in un camerino, trascorrendovi circa 5 minuti. Quando ne è uscita, ha abbandonato lo zaino su un espositore ed ha prelevato dal reparto alimentari una bottiglietta di Coca Cola, presentandosi alle casse. Una volta pagata la bibita, la giovane, una cittadina italiana ventiduenne, è stata fermata da personale addetto alla vigilanza del negozio, che la conduceva presso degli uffici interni dell’esercizio commerciale. All’arrivo degli agenti della Squadra Volante, la ragazza ha confessato il furto restituendo i prodotti trafugati (valore complessivo 50€). Per la giovane, che ha precedenti specifici per furto aggravato in concorso, e che è stata trovato in possesso di una forbice e di un paio di pinze, con le quali aveva tolto le placche antitaccheggio alle confezioni dei prodotti, sono scattate nuovamente le manette.

Rete oncologica in Bosnia grazie a Città della Salute

Nasceranno una Rete Oncologica ed un programma di Screening dei tumori del collo dell’utero e della mammella in Bosnia Herzegovina, grazie alla Città della Salute di Torino ed alla Rete Oncologica del Piemonte, progetto finanziato dall’Agenzia Italiana Cooperazione e Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri

 

Nasceranno una Rete Oncologica ed un programma di Screening dei tumori del collo dell’utero e della mammella in Bosnia Herzegovina. Un grande progetto di cooperazione internazionale che vede protagonisti i professionisti della Città della Salute di Torino e della Rete Oncologica del Piemonte e Valle d’Aosta, finanziato dall’Agenzia Italiana Cooperazione e Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri.

Nel quadro dell’Accordo di gemellaggio tra la Regione Piemonte ed il Kantone di Zenica-Doboj, il Protocollo d’Intesa tra la Città della Salute, le Facoltà di Medicina dei due Paesi, il Ministero della Salute Federale della Bosnia Herzegovina ed il Ministero Cantonale di Zenica, coordinati dall’ONG RE.TE., è partito il progetto, finanziato per circa 800 mila euro. Nei prossimi tre anni la Città della Salute di Torino è chiamata a fornire tutta la propria esperienza nella gestione e realizzazione dei servizi afferenti alla Rete Oncologica ed ai programmi di Screening.

Si è riunito ieri, presso la sede della Rete Oncologica di Piemonte e Valle D’Aosta, il gruppo di riferimento per la gestione e realizzazione del progetto, che coinvolge la Città della Salute di Torino nella realizzazione di una Rete Oncologica e di un programma di Screening dei tumori del collo dell’utero e della mammella in Bosnia Herzegovina.

L’incontro di ieri, al quale hanno partecipato, Giulio Fornero, in rappresentanza della Direzione aziendale; Oscar Bertetto, direttore della Rete Oncologica di Piemonte e Valle D’Aosta; Libero Ciuffreda e Silvana Storto, in rappresentanza delle specialità oncologiche necessarie al progetto; Umberto Ricardi e Mauro Papotti, in rappresentanza della Scuola di Medicina; e Livia Giordano, quale referente del CRPT; Daniela Guasco e Luca Giliberti, quali coordinatori del progetto a nome di RE.TE. ONG, è servito per aggiornare tutti i partecipanti sulla situazione locale in Bosnia dalla quale partire per impostare un piano operativo di tutte le azioni e procedure necessarie.

Lo stesso gruppo si recherà in Bosnia Herzegovina a metà febbraio per una prima missione operativa di lavoro con gli omologhi colleghi in Bosnia.

Le prime mosse passeranno dalla costituzione di un comitato scientifico misto italo-bosniaco per la verifica degli effettivi avanzamenti del progetto e della capacità locale di promuovere questi servizi.

Questo progetto, ufficialmente iniziato con l’incontro di ieri, è finanziato dalla Agenzia Italiana Cooperazione e Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri.

Così come nella tradizione di questo partenariato si potranno curare le patologie tumorali in Bosnia Herzegovina.

A  partire dal dicembre 1995, subito dopo la devastante guerra nei Balcani, Rete Ong, in collaborazione con la Regione Piemonte, èimpegnata in azioni di cooperazione con il Cantone di Zenica Doboj. Una parte di esse si sono sviluppate in ambito sanitario con progetti di supporto all’assistenza medica rivolta alla popolazione, in particolare con l’implementazione locale di un programma pilota di screening presso l’ospedale Cantonale di Zenica.

L’insieme di queste azioni, oltre ad aver incrementato il livello di assistenza sanitaria,  ha dato origine a protocolli di intesa tra diversi Enti italiani e bosniaci, per la realizzazione congiunta di azioni di cooperazione in ambito sociale, della formazione universitaria e sanitaria.

Il  progetto propone un’insieme di azioni secondo i  seguenti assi di intervento:

1) La sensibilizzazione ed educazione della popolazione con la diffusione delle 12 raccomandazioni del Codice Europeo contro il Cancro, per ridurre il rischio di sviluppare un cancro. https://cancer-code-europe.iarc.fr

2) La realizzazione locale di un’attività di screening per il tumore della mammella e di implementazione dello screening dei tumori della cervice uterina, secondo un modello già utilizzato nel Progetto Prevenzione Serena della Regione Piemonte.

3) L’attivazione di un progetto di Rete Oncologica, secondo il modello della Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta, eventualmente da estendere progressivamente agli altri Cantoni della Bosnia Herzegovina.

Questi tre ambiti di azione sono tra loro strettamente collegati e permetterebbero di sviluppare un Servizio Sanitario, in grado di diagnosticare e prendere in carico i pazienti affetti dalle più diffuse patologie tumorali, secondo standard medici riconosciuti a livello europeo ed internazionale.

 

I dati epidemiologici, relativi a incidenza, mortalità e disabilità in Bosnia sono stati raccolti attraverso i database dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) e dei database del Globocan Cancer Observatory dell’Agenzia per la Ricerca contro il Cancro (IARC).

 

Dal punto di vista epidemiologico, dalle stime dell’IHME, in Bosnia l’88% dei decessi nella popolazione femminile è dovuto a malattie croniche non trasmissibili (MCNT). Dei circa 18.000 decessi femminili che ogni anno sono imputabili ad una MCNT, circa 3700 sono causati da tumori. Considerando insieme gli anni di vita persi e gli anni di vita trascorsi con disabilità (Disability Adjusted Life Years –DALYs), le MCNT causano ogni anno tra le donne in Bosnia Erzegovina circa 450 mila DALYs (di questi circa 85 mila DALYs causati dai tumori). Molto rilevante è l’aumento delle MCNT, ed in particolare delle neoplasie, tra le donne bosniache negli ultimi anni 20 anni 1. Sulla base di tali dati e considerando che la tendenza all’invecchiamento della popolazione avrà anche un impatto in termini di aumento del carico assistenziale da patologie croniche non trasmissibili, è cruciale cercare di ridurne l’occorrenza o ritardarne l’insorgenza 2. Negli ultimi anni la ricerca ha mostrato una correlazione tra l’impatto delle MCNT e dei tumori e lo sviluppo umano. Condizioni socioeconomiche sfavorevoli e bassi livelli di sviluppo umano significano spesso bassi investimenti nelle infrastrutture di salute, servizi sanitari ed educativi, dunque minore disponibilità di risorse per il miglioramento della salute pubblica e delle iniziative di prevenzione e controllo dei tumori (Fonte).

In Bosnia Erzegovina, malgrado non esista un registro ufficiale è evidente dai dati pubblicati dall’IHME, che tra le donne, in particolare nella fascia 50-69, i tumori sono la principale causa di morte (41,7% della mortalità totale) e di disabilità (22,7% dei DALYs totali).

Il tumore al seno è la prima causa di morte tumorale tra le donne in Bosnia con il 7,4% della mortalità totale, seguito dal 6,3% dei tumori ai polmoni e bronchi e al terzo posto i tumori del colon-retto con il 4,9%. 1

 

  1. Institute for Health Metrics and Evaluation. Global Burden of Disease (GBD). Washington 2014. www.healthdata.org/gbd
  2. Fries JF et al. Compression of Morbidity 1980-2011: a focused review of paradigms and progress. J Aging Res 2011;2011:261702.

Nuovi progetti e fondi per il Museo diffuso della Resistenza

Il progetto di valorizzazione e di rilancio delle attività del Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione della Guerra, dei Diritti e della Libertà è stato approvato dai soci del Museo

In particolare la Regione Piemonte, che conferma il contributo dell’anno precedente, e la Città di Torino, che ha incrementato dal 2019 il proprio contributo, si sono impegnati a cercare maggiori risorse attraverso il coinvolgimento degli stakeholder del territorio, per il suo sviluppo su scala regionale.

Oltre all’approvazione del bilancio del Museo, il presidente Roberto Mastroianni ha illustrato ai soci lo stato di avanzamento del processo di integrazione con il Polo del ‘900.

Il progetto prevede due fasi. La prima (2020-2021) sarà una riflessione sia sul valore di Museo della Memoria, in relazione alla storia novecentesca, sia sul posizionamento nazionale e internazionale del Museo stesso. Su queste specifiche tematiche si svolgeranno attività di formazione, di inclusione della cittadinanza, anche attraverso un percorso di integrazione con il Polo del ‘900.

Una seconda fase (2022-2024), attraverso la realizzazione di un nuovo allestimento permanente, vedrà invece la messa a punto dei Luoghi della memoria e la giusta collocazione del Museo nello scenario nazionale e internazionale.

Nella primavera di quest’anno è inoltre prevista la realizzazione di un evento a Torino, che coinvolgendo i maggiori musei, memoriali e centri di ricerca europei e italiani faccia il punto sullo stato, il valore e la missione dei Musei della Resistenza e della Memoria, per confrontarne linee di azione e di sviluppo.

Regione e Città di Torino sono concordi nel sottolineare l’importanza della proposta culturale del Museo Diffuso della Resistenza, legata anche agli istituti che compongono il Polo del ‘900.

Green New Deal, sette opere prioritarie in Piemonte

Il dossier di Legambiente raccoglie 170 realtà

“Nei giorni in cui la UE conferma un piano di investimenti da 1000 miliardi di euro, ecco il contributo di Legambiente al governo e al dibattito pubblico per aumentare la qualità della vita, recuperare ritardi nelle infrastrutture, produrre un salto di qualità nella modernità. Anche il Piemonte ha la sua parte di opere inevase o in attesa di conclusione”

Sono 170 le opere pubbliche individuate da Legambiente per fare aprire i cantieri e rilanciare investimenti e occupazione. Alla faccia delle polemiche sull’ambientalismo “del no”, l’associazione ha realizzato un elenco certosino, suddiviso per Regione e per tipologia di intervento – messa in sicurezza, bonifica, trasporti, infrastrutture – di opere grandi, medie o piccole che consentirebbero agli italiani di vivere meglio. I criteri adoperati per la loro selezione sono, infatti, quelli dell’utilità per i cittadini e i territori, del miglioramento della sicurezza sismica, idrogeologica e sanitaria, dell’innovazione nel sistema della mobilità, di un minore consumo delle risorse naturali e di materia, della transizione energetica.

Le 170 opere selezionate da Legambiente sono molto diverse tra di loro per consistenza e per impegno finanziario, ma tutte sono bloccate o procedono a rilento e raccontano un’Italia fatta di inadempienze, rimpalli e contenziosi, cattiva progettazione, piani finanziari incerti, progetti troppo ambiziosi di project financing, lievitazioni dei costi, perdita di finanziamenti da parte della pubblica amministrazione locale, commissari straordinari nominati e revocati. Per le opere di cui è stato possibile avere il dato economico, gli investimenti già stanziati che aspettano di essere ben spesi sono pari a 15.871 milioni di euro mentre gli investimenti che aspettano di essere finanziati sono pari a 14.190 milioni di euro.

“Anche sul nostro territorio abbiamo opere non completate o, peggio, non ancora iniziate che potrebbero rappresentare una svolta nella qualità della vita dei cittadini – afferma Giorgio Prino, Presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – In giorni in cui l’attualità ci porta a parlare di processo Eternit il pensiero corre facilmente alle mancate bonifiche nei Comuni del Casalese: se nel SIN (Sito di Interesse Nazionale) del Comune di Casale Monferrato molto è stato fatto, molti interventi di bonifica delle coperture in cemento-amianto e del cosiddetto polverino (prodotto di scarto del ciclo produttivo delle tubature in cemento-amianto, utilizzato come isolante per sottotetti, per la ricopertura di cortili e, più in generale, come materiale di riempimento) previsti sono ancora da avviare nei restanti 47 Comuni inseriti nel perimetro SIN. E in piena emergenza smog, con appelli costanti a ‘soluzioni strutturali’, non possiamo che pensare alla metropolitana di Torino, la cui linea 1 a 14 anni dalla sua inaugurazione è ancora da completare e la linea 2 ancora da iniziare”

L’elenco delle opere piemontesi prioritarie continua con interventi sui trasporti regionali e interregionali, partendo dall’elettrificazione della linea Aosta-Ivrea per arrivare alla riapertura in tempi certi delle 14 linee ferroviarie soppresse che deve diventare la priorità della Regione Piemonte. In totale si tratta di oltre 480 km di linee in un bacino che conta quasi un decimo della popolazione regionale. Parimenti, il Servizio Ferroviario Metropolitano di Torino potrebbe essere ulteriormente funzionale se venissero completate le stazioni ferroviarie sotterranee di Dora e Zapata. La prima in zona Nord e l’altra in Crocetta sono state consegnate al “grezzo” da diversi anni ma, nonostante i relativi progetti esecutivi siano pronti, devono essere ancora rese operative.

Infine c’è il capitolo della la messa in sicurezza dei Rifiuti radioattivi sparsi in siti a rischio. Oltre tre milioni di miliardi di Becquerel di rifiuti radioattivi sono oggi presenti in Italia, e per i tre quarti sono collocati in Piemonte, in sei diversi siti: Centrale di Trino Vercellese (VC), Impianto EUREX Saluggia (VC), Deposito Avogadro Saluggia (VC), Deposito LivaNova Saluggia (VC), Campoverde Tortona (AL), Ex Fabbricazioni Nucleari Bosco Marengo (AL).
Questi siti, a causa della loro collocazione, sono assolutamente inidonei ad ospitare depositi di rifiuti radioattivi, e in particolare i siti di Saluggia, in provincia di Vercelli, costituiscono la situazione più assurda, dato che si trovano ad ospitare i rifiuti a più alta radioattività, nonostante siano a rischio di alluvione per la vicinanza con la Dora Baltea e siano collocati poco a monte del punto di prelievo dei pozzi dell’Acquedotto del Monferrato, il più esteso del Piemonte.

Per ulteriori informazioni è possibile scaricare il dossier completo

Embraco, Lega: “chiarezza su destino lavoratori Riva di Chieri”

“Chiarezza sul destino degli oltre 400 lavoratori Embraco di Riva di Chieri.

Il governo batta un colpo. Chiediamo di sapere se e quali iniziative concrete e tempestive intende mettere in campo per tutelare il posto di lavoro di queste persone e, non ultimo, per sbloccare il mancato pagamento della loro tredicesima e del loro ultimo stipendio. Visto anche lo sciopero dello scorso 13 gennaio, la situazione è drammatica e sotto gli occhi di tutti. Ci auguriamo lo sia anche per il governo giallorosso e, in particolare, del Ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, alla quale proprio in queste ore abbiamo presentato un’interrogazione in proposito”.

Così il deputato piemontese della Lega Gualtiero Caffaratto, componente della commissione Lavoro della Camera e primo firmatario dell’interrogazione sottoscritta da tutti i deputati piemontesi della Lega.

Prato Nevoso: l’emozione continua

A Prato Nevoso proseguono le emozioni con la seconda giornata di gara della Coppa del Mondo Paralimpica di Sci Alpino 2020. La prima manche è iniziata alle ore 9.30, la seconda intorno alle ore 12 e a seguire si è svolta la premiazione degli atleti vincitori.

Per il settore maschile, l’Italia vola ancora con Giacomo Bertagnolli che si riprende l’oro con la guida Andrea Ravelli nella categoria Vision Impaired, seguito dal francese Hyacinthe Deleplace con la guida Maxime Jourdan e dall’australiano Patrick Jensen con la guida Amelia Hodgson, che bissa il bronzo della prima gara. Nella categoria Sitting si conferma il podio di ieri, con il norvegese Jesper Pedersen, seguito dall’olandese Jeroen Kampschreur e dal giapponese Takeshi Suzuki. Il finlandese Santeri Kiiveri vince la seconda medaglia d’oro nella categoria Standing e replicano anche l’austriaco Nico Pajantschitsch con l’argento e il russo Alexander Alyabyev con il bronzo.

 

Per quanto riguarda il settore femminile risale sul primo gradino del podio nella categoria Vision Impaired l’austriaca Veronika Aigner con la guida Elisabeth Aigner e anche l’argento e il bronzo se lo riaggiudicano rispettivamente l’inglese Menna Fitzpatrick con la guida Gary Smith e la tedesca Noemi Ewa Ristau e la sua guida Paula Ella Brenzel. Stesso podio della prima gara anche nella categoria Standing, in cui trionfa ancora la cinese Mengqiu Zhang, seguita dalla tedesca Anna-Maria Rieder e dalla russa Varvara Voronchikhina. Nella categoria Sitting sale sul primo gradino del podio la Germania con Anna-Lena Forster, seguita dalle cinesi Wenjing Zhang e Sitong Liu, oggi medaglia di bronzo.

 

Ora, dopo l’ultimo captain’s meeting della kermesse sportiva, l’attenzione si sposta sull’evento in quota “Raccontiamo le nostre montagne” alla Baita del Rosso, con salita gratuita sulla nuovissima cabinovia del Rosso a 10 posti e ideata da “Porsche studio design” per Prato Nevoso Spa. Domani ultima giornata di gara per gli atleti: tutti gli aggiornamenti, le dirette video e la possibilità di rivedere le gare sulla pagina Facebook e sul canale Youtube di DiscesaLiberi.

Allontanamento zero, la Regione incontra l’Università

Una delegazione di rappresentanti del mondo accademico torinese, promotrice del Comitato che contesta il disegno di legge sull’Allontamento zero, è stata ricevuta questa mattina dall’assessore alle Politiche della Famiglia e dei Bambini, Chiara Caucino

“Le porte del mio assessorato sono sempre aperte all’ascolto e oggi mi sono resa disponibile ad un dialogo rispettoso dei ruoli. Sono profondamente rammaricata, però, che l’incontro con il mondo accademico sia avvenuto solo ora e dopo le numerose polemiche che si rincorrono da mesi sui media.

L’obiettivo del provvedimento è l’esclusiva tutela dei minori e lo ribadisco in primis proprio come madre”. Nel corso dell’incontro la delegazione, rappresentata dal vice rettore alla Ricerca e direttore del Dipartimento di studi storici dell’Università di Torino, Gianluca Cuniberti, ha espresso le motivazioni di disaccordo su alcune linee d’intervento del progetto di legge.“Non arretreremo rispetto a quanto già presentato e approvato dalla Giunta – ha sottolineato Caucino – ma siamo disponibili a cercare di migliorare un sistema che, ad oggi, presenta evidenti lacune. Non dobbiamo mettere sul tavolo di lavoro differenze politiche ma tutelare i bambini e la loro crescita all’interno della famiglia di origine, laddove possibile. Solo così scongiureremo traumi inutili di cui, ogni giorno, sentiamo parlare sui quotidiani, intervenendo anche a sostegno dei genitori eviteremo poi l’allontanamento, favorendo la famiglia e valutando il distacco dal nucleo originario come ultima possibilità”.Per l’Università degli Studi di Torino, all’incontro, hanno partecipato i docenti: Paola Ricchiardi, Cecilia Marchisio, Isabella Pescaramona, Gallina Adelaide, Paola Molina Franco Prina, Marilena Dellavalle e Paolo Bianchini.

dr – Regione Piemonte

Olimpiadi Giovanili di Losanna: bilancio positivo per Tornaghi e Coraducci

Si stanno concludendo a Losanna i Giochi Olimpici Giovanili ai quali hanno preso parte i giovani talenti internazionali degli sport invernali

La milanese Alessia Tornaghi (Agorà Skating Team), allenata da Edoardo De Benardis e Claudia Masoero dell’Ice Club Torino nel capoluogo piemontese, ha rappresentato l’Italia nella categoria singolo femminile ed è stata la portabandiera della nazionale italiana nella cerimonia di apertura dei Giochi

La Tornaghi, 16 anni, si è recentemente confermata campionessa italiana assoluti, bissando il titolo vinto lo scorso anno all’esordio nella categoria senior.

Nella gara olimpica individuale l’allieva di Edoardo De Bernardis ha conquistato un ottimo sesto posto con il punteggio di 178.60.

Nel Team Event misto, competizione a squadre nella quale si sono confrontati otto team formati da rappresentanti delle quattro discipline del pattinaggio artistico e della danza sul ghiaccio, Alessia Tornaghi ha pattinato un programma eccellente, ottenendo dai giudici un grado di esecuzione positivo in tutti gli elementi e atterrando perfettamente tutti i salti previsti. Il punteggio di 125.22 ottenuto è stato il suo personal best e le ha consentito di posizionarsi alle spalle delle rivali russe Sinitsyna e Frolova, conquistando, però, un punteggio tecnico superiore a quello delle due atlete russe.

Buona prestazione anche per  Anaïs Coraducci, pattinatrice svizzera allenata dallo stesso team, in patria ha chiuso la classifica posizionandosi nelle prime dieci.

La Coraducci, portabandiera della sua nazionale, ha ottenuto il punteggio di 150.89.

“Il bilancio di questi Giochi  è positivo per le nostre atlete – commenta Edoardo de Bernardis, allenatore di Tornaghi e Coraducci. E’ stata una bella esperienza per tutta la squadra. Adesso ci concentriamo sugli Europei della prossima settimana”.

Luv: “Vogliamo il test del DNA gratuito per le donne incinte”

Maternità, Grimaldi: “In Piemonte subito come in Emilia”

L’Emilia Romagna, prima Regione in Italia, rende gratuito per tutte le donne in gravidanza il Nipt test, l’esame prenatale non invasivo di screening del dna fetale, che permette di valutare il rischio di sindrome di Down (trisomia 21), e le trisomie 13 e 18 nel feto.

A oggi in Piemonte e in tutta Italia (a eccezione della Toscana, che prevede un rimborso in base al reddito) il test può essere eseguito solo privatamente senza alcun rimborso dal Servizio sanitario regionale, con un costo fra i 500 e i 700 euro (che aumenta nel caso si richieda di rilevare il rischio di altre più rare patologie).

Eppure si tratta di un esame importantissimo, in grado di identificare il rischio nel 99% dei casi di sindrome di Down, nel 96% dei casi di trisomia 18, nel 91% dei casi di trisomia 13, quindi ancor più dei test combinato e integrato (già garantiti dalla Sanità pubblica). Il Nipt può ridurre il ricorso ad amniocentesi e villocentesi, test che presentano una percentuale (bassa) di rischio di aborto.

“È un passo avanti importante per il diritto alla salute delle donne” – dichiara il Capogruppo di Liberi Uguali Verdi Marco Grimaldi. – “Per questo presenteremo subito un ordine del giorno per chiedere alla Giunta piemontese di seguire l’esempio. I consiglieri Salizzoni, Rossi, Gallo, Sarno, Marello e Valle hanno già dichiarato la loro adesione. Mi auguro che il Consiglio Regionale si esprima sul tema al più presto”.