ilTorinese

Loris Pintarelli e Federica Toni campioni di Inferno Snow

In gara anche l’ex cestista della Nazionale Italiana Susanna Bonfiglio. Prossimo appuntamento il 9 maggio all’Idroscalo di Milano con Inferno Water

 

Sono stati 600 i temerari obstacle runner, provenienti da tutta Italia, che hanno sfidato la neve nella prima tappa di Inferno Series, il diabolico circuito di corse a ostacoli partito con Inferno Snow. Nella bellissima giornata alla stazione sciistica Prato Nevoso Ski, in provincia di Cuneo, il 27enne trentino Loris Pintarelli (Inferno Team), con il tempo di 43’06’’, e la 30enne pisana Federica Toni (OCR Bear Team), in 1h04’43’’, sono stati i più veloci a tagliare il traguardo della 7 km disseminata di oltre 20 ostacoli, con 200 m di dislivello complessivo.

 

Tra gli uomini, secondo gradino del podio per Ilario Cerrato (DAS Team OCR) in 45’18’’, seguito da Andrea Riva (Aspis ASD) in 46’01’’, mentre tra le donne medaglia d’argento per Beatrice Favini (Ninja Cave) in 1h06’18’’, che si è imposta su Sarah Natali (OCR Team Italy) in 1h08’25’’. Tra i partecipanti open si è lanciata con determinazione in questa nuova esperienza outdoor anche la savonese Susanna Bonfiglio, ex cestista della Nazionale Italiana, con cui ha vinto nel 1995 l’oro alle Universiadi e l’argento all’Europeo, playmaker-guardia professionista in WNBA con le Phoenix Mercury e in Serie A1.

 

Sulle innevate Alpi Marittime del Piemonte, a 1500 m slm, la gara di apertura della stagione OCR 2020 ha visto tutti i partecipanti mettere alla prova, dopo la partenza in salita dalla conca, forza, velocità, agilità e resistenza per superare gli ostacoli naturali e artificiali dai nomi di ispirazione dantesca, come Lucifero, Caronte e Cerbero. Per loro muri di neve, funi in equilibrio e una rampa di ghiaccio da risalire, ma anche tratti di manto bianco in cui strisciare, pesi da trasportare e strutture in sospensione da attraversare appendendosi a pioli e anelli.

 

Per i numerosi atleti competitivi Inferno Snow è stata anche la prima competizione del Campionato Regionale promosso dalla Federazione Italiana OCR con l’attribuzione delle qualifiche ai Campionati Europei OCR, in programma in Val di Fiemme dall’11 al 14 giugno. Per i partecipanti open, come sempre, una divertente sfida con se stessi per affrontare i propri limiti col sorriso, dando e ricevendo sostegno lungo il percorso.

 

LE DICHIARAZIONI DEI PROTAGONISTI

Una gara bellissima, durissima ma molto divertente – dichiara il vincitore trentino Loris PintarelliVengo dall’atletica leggera, specialità mezzofondo, e dopo aver conosciuto solo un anno fa questa disciplina emergente mi sono subito appassionato, conquistando anche un importante sesto posto Age Group agli Europei 2019 in Polonia”.

 

Mi sono avvicinata all’obstacle racing da un anno e mezzo – racconta la vincitrice pisana Federica ToniIl mio passato agonistico nella ginnastica artistica è un notevole punto di forza nel superamento degli ostacoli, mentre soprattutto oggi è stata la corsa sulla neve con questo dislivello a rappresentare per me la vera difficoltà”.

 

Successo confermato anche nella sua edizione winter per Inferno – dichiara Mauro Leoni, organizzatore di Inferno Snow – L’obstacle racing, praticabile su qualsiasi tipologia di tracciato e ambientazione, rappresenta ormai un movimento sportivo dalla crescita costante: in tutte le competizioni italiane sono stati circa 50mila gli appassionati coinvolti solo nel 2019”.

 

“L’Inferno Snow – sottolinea Alberto Oliva, amministratore di Prato Nevoso Ski – è diventata ormai uno degli eventi più importanti della nostra stazione, che ospitiamo con grande orgoglio. Grazie agli organizzatori e ai tanti che si mettono in gioco in questo percorso diabolico”.

 

IL PROSSIMO APPUNTAMENTO: INFERNO WATER

Sabato 9 maggio l’Idroscalo di Milano accoglierà Inferno Water, tappa del Campionato Italiano OCR, con la partnership di Gruppo CAP, il gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano. Nel tempio dello sport outdoor il tracciato di 8 km con 25 ostacoli avrà come protagonista l’acqua, anche con brevi tratti a nuoto e un tuffo mozzafiato di 3 metri dal ponte. L’appuntamento sarà aperto anche i piccoli mudder dai 4 ai 12 anni con Inferno Kids, che sostiene con il proprio ricavato progetti di solidarietà rivolti all’infanzia e ai giovani.

 

IL GRAN FINALE DEL CIRCUITO: INFERNO MUD

Sabato 3 e domenica 4 ottobre si celebrerà in Toscana, a Figline Valdarno, in provincia di Firenze, il gran finale del Campionato Italiano OCR con Inferno Mud. Tra i vigneti e le colline del Chianti, il Norcenni Girasole Village ospiterà la tradizionale edizione fangosa su 12 km con 30 ostacoli. Domenica 4 ottobre si terranno Inferno Kids e la Short Course di 5 km e 20 ostacoli.

 

Competitività e innovazione, ecco il piano di Regione e Confindustria

Confindustria Piemonte incontra gli Assessori regionali Marnati e Tronzano per individuare priorità e interventi a supporto delle PMI

Con il nuovo anno riprende il percorso di confronto tra amministrazione regionale e sistema delle imprese con l’obiettivo di mettere insieme competenze e azioni nei diversi ambiti di attività.

Dopo infrastrutture e turismo, il nuovo incontro ha coinvolto gli Assessori regionali Matteo Marnati (Ambiente, Energia, Innovazione e Ricerca) e Andrea Tronzano (Bilancio, Programmazione Economico-finanziaria, Patrimonio, Sviluppo delle attività produttive e delle PMI) e il Presidente di Confindustria Piemonte Fabio Ravanelli, sui temi relativi a competitività e innovazione e le sfide che l’industria del futuro, anche in Piemonte, si trova ad affrontare.

Oltre che sugli specifici ambiti, è stata condivisa dai presenti la necessità di lavorare su tematiche trasversali – quali digitalizzazione ed economia circolare – che vanno a coinvolgere i vari settori. Nell’occasione, Confindustria Piemonte ha ribadito la propria disponibilità nel dare il massimo supporto al Piano per la competitività regionale attualmente in corso di definizione.

La velocità del cambiamento cui è chiamata oggi l’impresa è esponenziale – ha sottolineato il Presidente Ravanelli – Innovazioni dirompenti, nuove tecnologie, nuovi mercati e, allo stesso tempo, l’emergere di sensibilità diffuse, quali la crescente attenzione alla tutela del pianeta, condizionano i piani strategici e impongono mutamenti rapidi nei modelli di business. L’azienda, per competere, deve quindi essere necessariamente innovativa, digitalizzata, interconnessa e sostenibile e va supportata in questo suo percorso con azioni mirate ed efficaci. Per questo accolgo con favore la disponibilità dell’amministrazione regionale a un confronto costruttivo, utile a tracciare insieme le linee di intervento necessarie al tessuto produttivo in una visione di medio periodo”.

Un partner importantissimo a fianco della Regione per lavorare insieme alla ripresa del sistema economico piemontese – ha commentato l’Assessore Matteo Marnati – Stiamo lavorando con Confindustria per raccogliere le nuove istanze del mondo industriale, dalla banda larga, all’economia circolare fino alla digitalizzazione dei processi delle imprese piemontesi”.

Abbiamo sin dall’inizio del nostro mandato dichiarato che volevamo lavorare insieme al parternariato per il rilancio dell’economia della nostra Regione – conferma l’Assessore Andrea Tronzano – la nostra intenzione è di condividere un percorso che consenta di recuperare PIL e occupazione e riporti il Piemonte ad essere una Regione traino del nostro Paese. Questa sfida, che certamente è ambiziosa, richiede una forte coesione e condivisione delle scelte strategiche. Se tutti insieme andiamo nella stessa direzione anche le imprese recupereranno fiducia e slancio nonostante le difficoltà che affrontano quotidianamente”.

È un percorso complesso che necessita di misure di sostegno e sviluppo, attualmente in fase di definizione o revisione: la nuova programmazione dei fondi europei 2021-2027, la ridefinizione delle strategie di specializzazione intelligente S3, la nuova policy per i cluster e i poli di innovazione regionali, la sostenibilità e l’economia circolare sono temi prioritari su cui Confindustria Piemonte conferma la sua disponibilità a fornire competenze e supporto, in un’ottica di piena collaborazione con la Regione per la definizione di un piano d’azione comune.

Un ultimo focus dell’incontro ha riguardato il comparto automotive – la più importante filiera industriale del Piemonte per storia, fatturato, occupati, tecnologie – che sin dal 2008 sta attraversando una difficile fase di riposizionamento, ulteriormente complicata dalle correnti rivoluzioni tecnologiche (auto elettrica, connessa, guida autonoma) e dalla situazione globale. Confindustria e Regione Piemonte stanno comunque lavorando da tempo, anche a livello nazionale e internazionale, per ridare impulso al settore, con l’obiettivo primario di non disperdere la ricchezza industriale accumulata in più di un secolo e di conservare, e se possibile incrementare, i livelli occupazionali.

 È assolutamente prioritario che le iniziative in atto da parte di Imprese, Atenei ed Enti di ricerca, Amministrazione Regionale e Associazioni delle Imprese proseguano in modo coordinato e integrato, al fine di rafforzare l’attrattività del territorio piemontese come hub del settore al fine di sviluppare e mantenere una visione unitaria dell’obiettivo complessivo cui il territorio guarda: una nuova filiera automotive.

Bivaccano a Torino Esposizioni: denunciati

Sei cittadini stranieri segnalati per invasione di edificio

Nei giorni scorsi , gli agenti del Commissariato Barriera Nizza hanno effettuato un controllo nelle aree in stato di abbandono dell’ex locale “La Rotonda” e di “Torino Esposizioni”.
Durante la fase di perlustrazione di quest’ultima struttura, è stata individuata una parete in cartongesso divelta che permetteva l’accesso ai piani superiori. Qui, gli agenti hanno trovato le porte di due locali chiuse. Nelle due stanze gli agenti hanno trovato 5 cittadini marocchini che stavano dormendo. All’interno di entrambi i locali i poliziotti hanno trovato sostanza stupefacente. In un locale poco distante, gli agenti hanno riscontrato la presenza di una sesta persona: un cittadino tunisino. Alla luce dei fatti, tutti i cittadini stranieri sono stati denunciati in stato di libertà per invasione di edifici e terreni. Per I 5 cittadini marocchini, invece, è scattata la denuncia in stato di libertà per il possesso della sostanza stupefacente. A seguito di accertamenti è merso che tutti i cittadini stranieri erano inottemperanti all’Ordine del  Questore di lasciare il territorio nazionale, quattro provvedimenti emessi a Torino e due a Biella. Per tale ragione, sono stati tutti denunciati in stato di libertà per la violazione delle norme sull’immigrazione.
(foto: Museo Torino)

Vigilantes in ospedale, gli infermieri: “Bene, ma ora lavoriamo sulle cause”

Adesso però interveniamo anche per ridurre i motivi che hanno portato a questo inarrestabile fenomeno

Apprendiamo che dal 01 febbraio tutti i pronto soccorso dell’ASL CITTA’ DI TORINO saranno dotati di vigilanza armata per rispondere al preoccupante fenomeno delle aggressioni al personale sanitario.

Abbiamo spesso chiesto la presenza di un posto di polizia nei luoghi più a rischio o in alternativa di vigilanti addetti alla sicurezza, formati ed addestrati per poter intervenire. I luoghi di cura non possono essere zona franca. Un provvedimento che abbiamo chiesto per tutelare chi tutti i giorni si trova in prima linea. Ora, la presenza di vigilanti addetti alla sicurezza deve essere estesa in tutte le aziende della regione.

Certo, un provvedimento che da solo non basta, se il fenomeno ha preso una piaga preoccupante è perché forse non tutto funziona come dovrebbe e le risposte socio sanitarie non sono adeguate ai bisogni dei cittadini. Ciò non giustifica chi sfoga la sua rabbia su operatori sanitari. Operatori che non hanno nessuna responsabilità e che sono loro stessi vittime del sistema.

Dobbiamo lavorare anche e soèprattutto per garantire dignità ai cittadini che si rivolgono in pronto, ridurre i tempi di attesa, incrementare il personale, garantire posti letto e risposte funzionali all’utilizzo improrio del servizio, attuare campagne informative e di sensibilizzazione.

Francesco Coppolella
NURSIND PIEMONTE

Alla ricerca del futuro dell’Europa

La “Conferenza sul futuro dell’Europa” che si potrebbe aprire il 9 maggio prossimo – Festa dell’Europa e settantennale della Dichiarazione Schuman – dovrà molto alla visione e alla pervicacia di Emmanuel Macron

A inizio marzo 2019, nel suo appello “per un Rinascimento europeo” (pubblicato nel sito dell’Eliseo in tutte le lingue dell’Ue), il Presidente francese invitava a lanciare “una Conferenza per l’Europa al fine di proporre tutti i cambiamenti necessari al nostro progetto politico, senza tabù, neanche quello della revisione dei trattati”.

 

L’appello di Macron ha trovato il sostegno della (allora candidata) Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, davanti al Parlamento europeo, il 16 luglio scorso: “voglio che i cittadini europei svolgano un ruolo attivo e determinante nella costruzione del futuro della nostra Unione. Voglio che possano dire la loro in una conferenza sul futuro dell’Europa, da avviare nel 2020 per una durata di due anni”. Un impegno ribadito negli “Orientamenti politici 2019-2024” della sua Commissione, nei quali sottolinea che è “pronta a dar seguito a quanto verrà deciso, se opportuno anche mediante un’azione legislativa” ed è “aperta a eventuali modifiche del trattato”.

I primi Paesi membri a muoversi sono stati, come prevedibile, Francia e Germania, con un “non-paper on key questions and guidelines” sulla Conferenza. Un documento utile sia per delinearne i primi aspetti di metodo e di merito sia per intuire i paletti che potrebbero essere frapposti dagli Stati agli obiettivi della Conferenza. Francia e Germania sposano la proposta della Presidente von der Leyen di partire da un accordo inter-istituzionale e paritetico Commissione-Consiglio-Parlamento europeo e ipotizzano due fasi, la prima dedicata al funzionamento democratico dell’Ue (in particolare sul metodo degli Spitzenkandidaten e su possibili liste transnazionali), la seconda alle priorità nelle politiche dell’Unione. Questo con la partecipazione di tutti gli Stati membri (anche attraverso conferenze tematiche) e con un approccio bottom-upche coinvolga i cittadini europei.

Il Consiglio europeo del 12 dicembre scorso, nelle sue Conclusioni, ha chiesto “alla presidenza croata del Consiglio di adoperarsi per definire una posizione del Consiglio sui contenuti, la portata, la composizione e il funzionamento di tale conferenza e di avviare il dialogo con il Parlamento europeo e la Commissione su tale base”. Per il Consiglio europeo il documento di riferimento, in vista della Conferenza, rimane la poco ambiziosa “Nuova Agenda Strategica 2019-2024”, approvata nel giugno scorso. Non occorre essere dei profeti per capire che la partita critica per l’esito finale della Conferenza si giocherà sul “peso politico” con cui le sue proposte arriveranno sul tavolo del Consiglio europeo nel 2022.

L’istituzione che dovrà – e sembra intenzionata a – giocare un ruolo chiave per i lavori e il successo della Conferenza è quella che rappresenta i cittadini dell’Unione, ovvero il Parlamento europeo. Ricordiamo che la Commissione ha già espresso il proprio assenso “qualora venisse proposto un membro del Parlamento europeo per presiedere la Conferenza”. I primi passi sono stati compiuti dalla Commissione Affari Costituzionali (AFCO), che il 3 ottobre scorso ha ascoltato e approvato la Commissaria (designata) Dubravka Šuica, delegata a seguire la Conferenza per la Commissione. La stessa AFCO ha poi tenuto altre audizioni, fino ad arrivare all’approvazione, il 9 dicembre, di un parere per la definizione della strategia del Parlamento sulla Conferenza.

Ieri il Parlamento, in seduta plenaria, ha adottato una importante risoluzione, con 494 voti a favore, 147 contro e 49 astensioni (la “fiducia” alla Commissione von der Leyen era passata con 461 voti a favore), su organizzazione e priorità tematiche della Conferenza. Diventa così la prima delle istituzioni europee a prendere una posizione ufficiale: la Commissione diffonderà la propria Comunicazione sulla Conferenza il 22 gennaio; il Consiglio Affari Generali ne discuterà il 28 gennaio. Il Parlamento ha insistito – incontrando l’assenso della Commissaria Šuica – sulla necessità che la Conferenza abbia un mandato aperto, senza esiti prestabiliti. Ha inoltre ribadito l’importanza di coinvolgere davvero la società civile, sia con una “fase di ascolto” che preceda l’avvio della Conferenza sia con delle “agorà” dei cittadini e dei giovani in grado di interloquire con i rappresentanti di tutte le istituzioni europee e nazionali coinvolte nella Conferenza.

A chi segue da anni le vicende europee è inevitabile che la memoria corra alla “Convenzione sul futuro dell’Europa”, varata a fine febbraio 2002, sotto la presidenza di Valéry Giscard d’Estaing, che elaborò il progetto di “Costituzione europea” poi affossato dai referendum francese e olandese. Un precedente che ci deve mettere in guardia sui possibili cortocircuiti fra livello europeo e livelli nazionali, fra opinione pubblica europe(ist)a e frastagliate opinioni pubbliche nazionali. D’altro canto, all’inizio del XXI secolo non vivevamo ancora immersi in un mondo della comunicazione globale, innervato dai social media, che moltiplica sia i rischi di cacofonie e “rumore” sia le possibilità di intervento, trasparenza e controllo. Opportunità che starà alla società civile pro-europeista e ai movimenti federalisti saper valorizzare.

Ci sarà tempo e modo di entrare nei contenuti della Conferenza. Ma le sfide che abbiamo di fronte saranno decisive per affermare il ruolo dell’Unione europea nel nuovo scenario internazionale. La involuzione in atto, che mina le basi del multilateralismo, rischia di intaccare alla radice lo spirito del progetto europeo, fatto di leale collaborazione e regole condivise. Anche per questo, rispetto alla Conferenza, ci si deve guardare da un doppio rischio: quello di rappresentare l’Unione come un soggetto oggi impotente, il che non corrisponde alla realtà dei fatti, in molti campi, e finisce con il minarne la credibilità; quello di non capire che su molti temi e problemi nei mesi a venire sarà indispensabile un’azione incisiva dell’Unione, che non potrà essere rimandata a riforme che prenderanno avvio, bene che vada, a fine 2022.

L’Italia deve saper svolgere un ruolo attivo nell’ambito della Conferenza, in linea con quanto ha saputo fare più volte nel passato. Un ruolo che a livello delle istituzioni si afferma non con dichiarazioni estemporanee, ma con impegno e capacità costanti di proposta e di costruzione di alleanze. Anche i think tank italiani possono dare un contributo significativo. L’esperienza che, prima delle elezioni europee del 2019, li aveva uniti nel progetto “Europea”, piattaforma indipendente d’informazione sui rapporti fra Italia e Ue (che ha visto insieme IAI, CSF, CeSPI, ECFR Italia, Formiche, ISPI, Villa Vigoni), può costituire un precedente prezioso.

Di fronte all’appuntamento con la “Conferenza sul futuro dell’Europa” è quindi inutile attardarsi in discussioni generiche fra ottimisti e pessimisti. Proprio l’insoddisfazione per il presente deve spronarci a mettere da parte il facile scetticismo. Per dirla con la frase forse più nota e più cara a ogni federalista europeo: “La via da percorrere non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa e…” … e ognuno è chiamato a dare il proprio contributo affinché lo sia nel modo più lungimirante possibile, nell’interesse nostro e delle future generazioni di europei.

 

Flavio Brugnoli 
Direttore Centro Studi sul federalismo

Rettifica

I nostri errori

A proposito dell’articolo a firma Patrizio Tosetto apparso il 20 gennaio su “Il Torinese”, dal titolo “Politici allo sbando nell’era dei monopattini” si faceva, tra l’altro,  riferimento all’attività politica del  senatore Mauro Laus  e del segretario metropolitano del Pd Domenico Carretta. In tale contesto l’autore scrive erroneamente che quest’ultimo ricopre il ruolo di vicepresidente della società Rear, di cui Laus fu in passato presidente. Ce ne scusiamo con gli interessati e con i lettori.

IL TORINESE

Mezzi pubblici, un venerdì nero per lo sciopero di 24 ore

Le rsu di Gtt e l’Ugl confermano  venerdì 24 gennaio lo sciopero aziendale di 24 ore del trasporto pubblico locale urbano, extraurbano e delle ferrovie

Sempre venerdì era stata  proclamata una protesta, di 24 ore, dei sindacati di base Usb, ma è stata revocata.

Il servizio GTT sarà garantito nelle seguenti fasce orarie:

  • Servizio urbano e suburbano, metropolitana e Centri di Servizi al Cliente: dalle ore  6.00 alle ore 9.00 e dalle ore 12.00 alle ore 15.00
  • Autolinee Extraurbane, linee urbane di Ivrea e Servizio Ferroviario (sfm1 – Canavesana e sfmA – Torino – aeroporto – Ceres): da inizio servizio alle ore 8.00 e dalle ore 14.30 alle ore 17.30

Il completamento delle corse in partenza entro il termine delle fasce di servizio garantito sarà assicurato. Per lo stesso giorno era stata proclamata una protesta, sempre di 24 ore, dei sindacati di base Usb, che è stata invece revocata.

Da Testa di ferro a Napoleone tutti i ponti e i mulini sul Po

Abbiamo riletto un interessante volume di Elo Seminara e Giuli Hal

Emanuele Filiberto di Savoia non fu solo fu solo “Testa di Ferro”, il duca sabaudo che riconquistò i suoi territori sconfiggendo, alla guida delle truppe spagnole, a San Quintino nelle Fiandre i francesi, ponendo così le basi della pace di Cateau Chambresis del 1559.

E non è ricordato come colui che trasferì, il 7 febbraio 1563 a capitale da Chambery a Torino. Ma è anche colui che, primo tra i Savoia, andò in visita di Stato alla Serenissima.

E nel 1774 il tragitto venne effettuato tutto lungo il corso del Po, da Torino a Venezia, con andata e ritorno in due mesi lungo la via che, all’epoca, era considerata la più agevole e sicura. Questo viaggio è stato, ai giorni nostri, anche punto di partenza per un interessante ed accurata ricerca d’archivio sul fiume Po di due storici. Elio Seminara e Giuli Hal in “Il fiume a Verrua: porti, pesca,  ponti e mulini  natanti 1750 – 1900” analizzano i porti, la pesca,  i ponti ed i mulini natanti sul grande fiume arrivano ad un progetto  di Napoleone (un’altra influenza del passaggio del grande generale corso nei territori subalpini) che non fu mai realizzato ma che sicuramente avrebbe fortemente condizionato lo sviluppo economico del Piemonte.

 

Massimo Iaretti

Dopo l’incendio del “Fluido” quale futuro per il Valentino?

Da Palazzo Civico / Su richiesta di alcuni consiglieri di opposizione (Tresso, Curatella, Montalbano, Pollicino, Scanderebech, Magliano, Foglietta) la Giunta di Palazzo civico, nella veste dell’assessore all’Urbanistica Antonino Iaria, è intervenuta in Sala Rossa rispondendo in merito all’incendio al locale ‘Fluido’ al parco del Valentino e, più in generale, sulle prospettive dell’area

Iaria, dopo aver ricordato le caratteristiche del parco torinese e le criticità presenti da anni al Valentino, ha evidenziato le responsabilità delle passate amministrazioni di Palazzo civico in merito ai locali pubblici dell’area: “Se le amministrazioni passate avessero affrontato le criticità con le modalità con le quali le sta affrontando questa Giunta, oggi la situazione sarebbe diversa e probabilmente sarebbe stata già risolta. “Non potevamo lasciare andare le cose come sono andate finora, considerati i gravi abusi edilizi dei locali della zona e una normativa che in molti casi impone la conseguente demolizione; tali demolizioni sono avvenute in ossequio alla legge e alle sentenze in merito”.

“Gli abusi edilizi sono cospicui: al Fluido il 70 per cento dei volumi è abusivo, e anche il 50 per cento degli spazi aperti non ha gli usi consentiti; allo Chalet per circa il 90 per cento, mentre al Cacao resta il problema dei terrazzamenti. Al Fluido i danni provocati dall’incendio sono di modesta entità, legati a una piccola parte del locale, causati da una persona che voleva scaldarsi ed era entrata abusivamente nello spazio”.

“Adesso siamo in grado di avere un quadro di indirizzi sulle attività consentite nel rispetto delle legge vigenti ed è in via di definizione la delibera quadro per consentire il piano di riqualificazione del parco, con una nuova cornice che consentirà di mettere a bando alcuni di questi locali con un focus specifico sulla funzione di intrattenimento, modalità che consentirà ai concessionari attuali e futuri di operare con un Regolamento definito.”

Al dibattito in Aula sono intervenuti alcuni consiglieri:

Silvio Magliano (Moderati): Al di là delle responsabilità del passato, l’idea di cosa questa Giunta intende fare al parco del Valentino non è chiara. Forse occorreva una variante urbanistica per rilanciare l’area.
Quale futuro prospettate? I circoli sportivi saranno compresi nel Valentino del domani? Per la sicurezza e il mantenimento della legalità cosa intendete fare? E le attività ricreative? e quelle ludiche? E’ previsto un comitato di coordinamento del parco?

Chiara Foglietta (PD) La relazione dell’assessore è stata tardiva e priva di concretezza. Da questa giunta, non un’idea, non un progetto concreto. I cittadini hanno bisogno di risposte su un parco che amano e frequentano. Vi suggerisco di ripartite dal masterplan di Torino Esposizioni, elaborate una risposta d’insieme per Valentino e Murazzi.  A suo tempo, diceste di avere trovato i cassetti vuoti di progettualità, temo che chi vi succederà dopo le prossime elezioni non troverà neppure i cassetti.

Valentina Sganga (M5S) Le minoranze attaccano il M5S con la narrazione di una Torino in declino, preconizzando un futuro di nuovo luminoso dopo il loro ritorno al governo della città. Noi stiamo perseguendo un progetto di sviluppo, mentre le opposizioni dipingono il Valentino come l’area più degradata della città, dandone un’immagine distorta a partire dalle chiusure dei locali, individuate come la causa del dilagare degli spacciatori (mentre su Vanchiglia sostengono l’esatto contrario). Questa amministrazione ha cura del Valentino, che è in primo luogo un’area di bellezza naturalistica, ha stanziato risorse e a breve ci saranno i bandi per riassegnare i locali nel rispetto della legalità e dell’ambiente. Prima degli interessi commerciali, viene l’interesse ambientale e del bene comune, occorre rilanciare la partecipazione facendo funzionare il previsto Comitato di gestione del parco.

Cataldo Curatella (Gruppo misto di minoranza) Dopo la riunione di commissione dell’aprile 2019 con l’allora assessore Montanari non si era visto più nulla. Senza attività al suo interno, il parco resta vuoto nelle ore serali, anche oggi si annuncia una nuova imminente chiusura di un locale storico. Siamo in una perdurante fase di stallo e senza il recente incendio nulla sarebbe accaduto. Qual è la volontà politica sul futuro del Valentino? Come intendete garantirne la sicurezza e la fruizione?

Francesco Tresso (Lista Civica per Torino): L’assessore Iaria ha oggi rappresentato il nulla. Che strategia ha la Città? In quattro anni di governo non è stato approfondito né programmato nulla riguardo al Valentino. Ci si limita a dare la colpa a chi c’era prima, senza proporre alcuna progettualità.

Maria Grazia Grippo (PD): L’approccio dell’assessore Iaria è ancora più miope di quello del suo predecessore Montanari. Rivendica una politica di repressione che non ha nulla di costruttivo: non c’è futuro così, non ci sarà più nulla da regolamentare se si continua in questo modo! Non esiste una strategia.

Federica Scanderebech (Rinascita Torino): Si aspetta sempre un incendio per rendersi conto del patrimonio che ha la città: è disarmante! Quali sono i tempi per la delibera quadro sul Valentino e perché si è aspettato quattro anni per farla? Intanto, quale è la situazione della sicurezza nel parco?

Raffaele Petrarulo (Lista Civica Sicurezza e Legalità): Da anni il Valentino è in degrado: è in inesorabile declino, come Barriera di Milano. Il parco però è una zona circoscritta che potrebbe essere ben controllata. Come si intende intervenire per la sicurezza? Dobbiamo riflettere sulla chiusura dei locali e riappropriarci del territorio, senza perdere più tempo: l’urgenza è massima.

L’assessore Iaria ha concluso il dibattito, riepilogando quanto fatto dagli uffici della Città negli ultimi anni per disporre di un quadro completo della situazione riguardo i locali pubblici al Valentino e le relative concessioni: “Non è affatto corretto dire che non è stato fatto nulla dalla nostra Amministrazione. Oggi siamo in grado di dire che con la delibera quadro in via di definizione, e di prossima approvazione, il primo locale che sarà messo a bando è la Rotonda, poi seguiranno il Fluido e lo Chalet. La delibera consentirà di poter partire in via diretta con i bandi di concessione”.

 

(Ufficio stampa Comune di Torino) 

Foto M. Bursuc)

Forza Italia: “Il Governo dimentica la montagna”

Ruffino: “Il programma di digitalizzazione sempre annunciato ma di cui non si vede l’ombra potrebbe essere un punto di svolta per molte comunità montane”

Fra le tante dimenticanze di questo governo, una su tutte merita un biasimo particolare: le condizioni di vita di quei 13 milioni circa di italiani che vivono nelle zone interne, nelle aree montane del Paese o in quelle marittime interne ancora non riconosciute da nessun provvedimento legislativo

Nella politica del governo Conte quegli italiani evidentemente sono di serie B (anche se è difficile, con la legge di bilancio, capire dove siano quelli di serie A) Io non conosco, non so se per mia distrazione, provvedimenti di sostegno per quelle aree vittime più di altre di un progressivo impoverimento economico e sociale: servizi assenti o lacunosi, emigrazione costante da borghi di una bellezza mozzafiato ma resi invivibili da una dimenticanza di anni. Il presidente Conte ha qualche misura in serbo per questi concittadini? Il programma di digitalizzazione sempre annunciato ma di cui non si vede l’ombra potrebbe essere un punto di svolta per molte comunità montane. Come deputata di Forza Italia sono impegnata a sostenere ogni iniziativa parlamentare capace di restituire una speranza a quegli italiani desiderosi di non abbandonare la loro terra. Il governo, però, batta un colpo.
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on. Daniela Ruffino, deputata di Forza Italia