ilTorinese

Un infermiere scrive al Ministro Speranza

Nursing Up: “La vergogna degli infermieri usa e getta. L’Unità di Crisi propone assunzioni a tempo determinato di sei mesi”

Riceviamo e pubblichiamo / Il  sindacato degli Infermieri Italiani e delle professioni sanitarie, della Lombardia e del Piemonte rende pubblica la lettera invita al ministro Speranza da parte di un professionista iscritto per dare voce allo scontento degli infermieri specializzati che sarebbero disponibili e pronti all’arruolamento se messi nelle giuste condizioni.

“Ci aspettavamo misure più coraggiose da parte della politica in questo momento di grave emergenza sanitaria. Invece gli unici coraggiosi e che stanno rischiando la vita sono le donne e gli uomini in trincea contro il Coronavirus. Fuori si susseguono sterili proclami alternati a scellerate prese di posizione tra Regioni e Protezione civile. Gli infermieri degli ospedali e tutti i professionisti a vari livelli impegnati nelle corsie lanciano l’ennesimo disperato grido d’allarme. Assumete personale per darci il cambio, siamo stremati e traumatizzati. Abbiamo fatto l’impossibile ma andare avanti così, a ranghi ridotti, si rivelerà una scelta dolosa e colpevole. Stiamo raccogliendo i colleghi caduti e temiamo di essere veicolo del contagio per le nostre famiglie. C’è bisogno di intervenire con una norma ad hoc che liberi immediatamente i colleghi disponibili: non c’è tempo da perdere, è una corsa verso il precipizio. Avete il dovere morale di non restare a guardare pensando che questa epidemia finisca. Un’intera categoria non può pagare il prezzo delle carenze strutturali del nostro SSN. Basta proclami: una classe politica degna di questo nome prende atto del fallimento e inverte la rotta per salvaguardare la salute pubblica”. Così i segretari regionali Nursing Up Claudio Delli Carri (Piemonte) e Angelo Macchia (Lombardia) sul reclutamento di personale.

“I problemi più gravi – proseguono – sono la carenza di infermieri, lo scarso materiale per lavorare in sicurezza (i DPI) e i tamponi al personale che vengono somministrati tardivamente, ma ancora non registriamo una reale mobilitazione di risorse e mezzi. Perché non vengono fatte assunzioni vere? Se è vero che abbiamo capito tutti che senza personale si precipita nel baratro, come mai le Regioni continuano a proporre soluzioni a termine? La situazione è grave e ci vogliono decisioni serie. Lo ribadiamo ancora una volta: salvate i soldati ancora in piedi”.

Qui di seguito il testo integrale della lettera inviata al Ministro Speranza:

Buongiorno ministro Speranza, Le chiedo venia se questa lettera le toglierà più tempo del dovuto.

Mi chiamo Davide Vecchio, sono uno dei diversi infermieri idonei presenti nelle graduatorie a tempo indeterminato piemontesi, per essere preciso in quella di Alessandria.

In questi giorni non c’è stato evento, intervista e/o citazione da parte di tutta Italia che non abbia encomiato il sacrificio che la nostra categoria sta perpetrando per il bene comune; per la prima volta da quando sono infermiere mi sono finalmente sentito appagato per il riconoscimento attribuitoci.

Pieno di entusiasmo, essendo in graduatoria, non aspettavo altro che giungesse il mio turno per entrare nei ranghi e fornire le mie competenze.

Glielo giuro ieri l’altro (giovedì 12 marzo) mi sono sentito svilito dal comportamento tenuto nei nostri confronti come non accadeva da tanto tempo ed avendo riunito più di mille colleghi e tenendo con loro una comunicazione in tempo reale posso dirle senza problemi che questo smarrimento è stato diffuso tra tutti noi.

Ieri l’unita di crisi piemontese, mi lasci passare il termine, ha assaltato la nostra graduatoria. Ha iniziato dal primo non ancora chiamato e nel giro di un pomeriggio ha contattato tutti noi, terminando la graduatoria, proponendo un contratto di sei mesi “eventualmente prorogabile” e richiedendoci la disponibilità immediata.

Noi abbiamo delle famiglie, delle spese e degli obblighi da rispettare, ma soprattutto abbiamo una dignità professionale.

Avete detto tutti che l’Italia ha bisogno di un maggior numero di infermieri, noi ieri eravamo tutti pronti per ricevere le pec o le chiamate per il conferimento del tempo indeterminato e metterci a disposizione anche, in molti casi, accettando offerte esterne al bando, assumendoci tutti gli onori e gli oneri che la nostra scelta ci avrebbe portato, ma la realtà è stata amara: abbiamo ricevuto un’offerta di sei mesi.

Siamo degli infermieri usa e getta sostanzialmente, non importa se entrando nella graduatoria abbiamo dimostrato competenze e preparazione, non importa se la nostra professione ha richiesto anni di studio e sacrifici. Noi siamo come le mascherine: monouso.

Ministro, io non pretendo tappeti dorati, encomi e parate. Richiedo, e anche in modo umile, il diritto di poter aiutare la mia patria potendo con i miei sforzi mantenere la mia famiglia.

Io non so se lei ha famiglia, se è sposato o no, se ha dei figli, ma si immedesimi nei nostri panni, anche se per amor di patria sarebbe disposto a fare qualunque sacrificio, lascerebbe un posto indeterminato per accettare un determinato forse prorogabile?

Io non so a quanti colleghi l’unità di crisi abbia conferito l’incarico in questo modo, ma le garantisco che se la proposta fosse stata più dignitosa avrebbe trovato più persone di quelle necessarie.

 

Cordialmente,

uno dei tanti infermieri usa e getta

Davide Vecchio

Mini-pusher in fuga inseguiti dalle moto dei carabinieri

Qualche giorno fa in corso Gamba un cittadino ha chiamato il 112 per segnalare un gruppo di giovani in strada che secondo lui stavano pianificando un furto

Immediato l’intervento dei motociclisti del Nucleo Radiomobile che sono riusciti a individuare il gruppo di ragazzi in fuga perché hanno sentito il rombo delle due motociclette.

I carabinieri hanno comunque visto i ragazzi scavalcare la recinzione condominiale ed entrare in un palazzo. Il sopralluogo ha permesso di rintracciare i fuggitivi in un appartamento di corso Gamba 37. Si tratta di due fratelli di 16 anni e 19 anni, proprietari dell’appartamento, e due loro amici, di 16 anni e 17 anni, residenti in via Pergolesi e via Borriana a Torino.

I genitori dei due fratelli erano al lavoro. La perquisizione ha permesso di sequestrare in uno zaino 10 buste di plastica, contenenti quasi 450 grammi di marijuana, un bilancino di precisione, tutto l’occorrente per confezionare la droga e 655 euro in contanti. Sono stati arrestati per detenzione in concorso di droga e sottoposti ai domiciliari. Sono in corso ulteriori accertamenti per ricostruire la rete di spaccio dei ragazzi.

Controlli precedenti

Qualche giorno fa i carabinieri sono riusciti a intercettare altri due carichi di droga. Un 37enne di Castellamonte, Giovanni Iaria, originario di Delianuova (Reggio Calabria) è stato arrestato pochi giorni fa dai carabinieri della compagnia di Ivrea. Dovrà rispondere di detenzione di stupefacenti per spaccio. L’uomo è stato fermato a bordo della propria Fiat Punto alle porte di Rivarolo, lungo la ex statale 460 del Gran Paradiso. In auto, nascosti nel bagagliaio, aveva diversi sacchetti di droga per un totale di oltre cinque chili e mezzo di marijuana. Il 37enne, disoccupato, è stato portato in carcere a Ivrea. Pochi giorni prima era toccato a un 28enne di Mappano, controllato in via Botticelli a Torino. La perquisizione nell’abitazione del ragazzo ha permesso il ritrovamento di 16 chili di marijuana, 620 euro in contanti e un manganello telescopico.

Contagi in aumento, le proposte degli infermieri del Nursind

“Gli ospedali, ad oggi sono paradossalmente le strutture meno sicure e più  a rischio di contagio in quanto operatori potenzialmente positivi non vengono posti in quarantena se non sviluppano sintomi e anche li sviluppassero , continuano a lavorare in attesa di un tampone e del suo risultato”

Riceviamo e pubblichiamo / AUMENTANO I CONTAGI TRA I SANITARI E LE AREE OSPEDALIERE NON PULITE DAL CONTAGIO LE CRITICITA’, LE OSSERVAZIONI E LE PROPOSTE DEL NURSIND ALLA REGIONE PIEMONTE

A seguito della richiesta da parte dell’ufficio di presidenza della commissione sanità della regione Piemonte, nursind , il sindacato delle professione infermieristiche ha fatto pervenire le proprie considerazione, le criticità e le proposte in merito all’emergenza covid 19.

Gli ospedali, ad oggi sono paradossalmente le strutture meno sicure e più  a rischio di contagio in quanto operatori potenzialmente positivi non vengono posti in quarantena se non sviluppano sintomi e anche li sviluppassero , continuano a lavorare in attesa di un tampone e del suo risultato.

I percorsi per i pazienti covid inoltre non sono chiari nelle strutture ospedaliere. Zone pulite e zone sporche non sono rispettate e questo alimenta il rischio di contagio tra operatori e pazienti. Questi due elementi comportano il fatto che stiamo diventando tutti untori e a breve il numero di pazienti potrebbe essere non più gestiblile dalle nostre strutture. A questo proposito chiediamo che:

-E’ assolutamente necessario creare aree riservate o adibire singole strutture da ricercare su tutto il territorio solo per i pazienti covid 19

-La dotazione di dispositivi di sicurezza individuale deve essere assicurata e illimitata e deve avere priorità assoluta. -Evitare che ogni reparto abbia pazienti positivi o sospetti anche per razionalizzare l’utilizzo di dispositivi a disposizione.

Ai colleghi impegnati negli ospedali e sul territorio non appare chiara la catena di comando nelle decisioni e nell’organizzazione. Le stesse cambiano a seconda dell’interlocutore. Non ci sono risposte uniformi in merito ai provvedimenti adottati in materia di isolamento, sorveglianza, esecuzione dei tamponi e relativi comportamenti da adottare.

-A tale proposito abbiamo chiesto che venga istituita tempestivamente, a tutela delle categorie professionali esposte, una struttura regionale in grado di rispondere alle principali incongruenze laddove nelle aziende è complicato trovare risposte univoche ed interlocutori in grado di dare risposte certe alle principali criticità.

-Di dotarsi di uno strumento informatico chiaro ed efficace per la comunicazione con il personale impegnato in prima linea in grado di dare indicazioni tempestive e risposte ai comportamenti da adottare.

-Abbiamo suggerito inoltre il trasferimento di tutto l’apparato dei numeri verdi che riguardano il covid19 presso altra struttura presidiato dai medici di famiglia, di guardia medica, specializzandi evitando più passaggi.-Nello stesso luogo può essere installato una linea di supporto psicologico telefonico per gli operatori sanitari.

Crediamo sia opportuno ricercare e mettere a disposizione strutture attrezzate per operatori in quarantena con supporto alle famiglie.

In merito alla premialità del personale annunciata dall’assessore regionale alla sanità abbiamo sottolineato come Il personale oltre ad andare sia chiaramente sottoposto ad un rischio di salute per se e per la propria famiglia e per questo motivo abbiamo richiesto di prevedere

– Indennità legate all’ emergenza covid19 per tutto il personale infermieristico.

– Indennità legate al rischio infettivo per tutto il personale infermieristico impegnato in prima linea nei reparti covid19 , pronto soccorso, rianimazioni, degenze con ricoverati covid19, assistenza domiciliare. – Prestazioni aggiuntive per la richiesta di salti riposi.

Francesco Coppolella NURSIND PIEMONTE

In Piemonte i contagiati sono oltre 1100, sale a 94 il numero delle vittime

Il comunicato della Regione Piemonte, ore 19 – domenica 15 marzo /

CORONAVIRUS PIEMONTE: 13 NUOVI DECESSI, IN TOTALE IL NUMERO DEI MORTI SALE A 94 – IN TERAPIA INTENSIVA 175 PERSONE POSITIVE AL VIRUS

TREDICI NUOVI DECESSI

Sono 13 i nuovi decessi in Piemonte di persone positive al test del “coronavirus covid-19”, comunicati questa sera dall’Unità di crisi.

Si tratta di 9 uomini e 4 donne: cinque uomini e tre donne della provincia di Alessandria, un uomo del Biellese, due uomini del Vercellese, un uomo e una donna del Novarese.

Tra questi, il paziente più anziano aveva 92 anni, quello più giovane, pluripatologico, 56 anni.

Risultano attualmente ricoverate in terapia intensiva 175 persone positive al virus.

Il dato complessivo dei casi positivi non è al momento disponibile, perché in fase di aggiornamento.

COMPLESSIVAMENTE 94 MORTI

Complessivamente, il numero dei deceduti positivi al covid19 in Piemonte sale a 94, cosi suddivise per provincia di residenza: 47 ad Alessandria, 5 ad Asti, 5 a Biella, 5 a Cuneo, 7 a Novara, 19 a Torino, 5 a Vercelli e 1 nel Vco.

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Il comunicato della Regione Piemonte, ore 12 – domenica 15 marzo / Sono 133 le persone in isolamento domiciliare, perché positive al test e sintomatici, ma le cui condizioni non richiedono il ricovero

CORONAVIRUS PIEMONTE, 15 NUOVI DECESSI, IN TOTALE IL NUMERO DEI MORTI SALE A 81, 1.111 I CONTAGIATI

QUINDICI NUOVI DECESSI

Sono 15 i nuovi decessi in Piemonte di persone positive al test del “coronavirus covid-19”, comunicati questa mattina dall’Unità di crisi.

Nel complesso si tratta di 11 uomini e 4 donne: 9 della provincia di Alessandria, 3 del Torinese, 2 dell’astigiano e 1 del Cuneese.

BOLLETTINO CONTAGI

Sono 1.111 le persone risultate positive al “coronavirus covid-19” in Piemonte: 359 in provincia di Torino, 207 in provincia di Alessandria, 87 in provincia di Asti, 84 in provincia di Vercelli, 71 nel Novarese, 61 nel Cuneese, 50 nel Biellese, 50 nel Vco, 31 extraregione, mentre 111 sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

Sono 133 le persone in isolamento domiciliare, perché positive al test e sintomatici, ma le cui condizioni non richiedono il ricovero.

Le persone ospedalizzate sono 897, di cui 171 in terapia intensiva.

I deceduti sono 81.

I tamponi finora eseguiti sono 4438, di cui 2868 risultati negativi.

E’ iniziata la sanificazione di strade, piazze e portici

Al via la pulizia con  autobotti e lance per disinfettare  Torino. Già nella notte di venerdì  le squadre dell’Amiat, hanno iniziato ad impiegare getti di acqua con disinfettante nelle principali  strade, e piazze e sulle scale della metropolitana

La sanificazione era stata chiesta dai presidenti delle Circoscrizioni e dal consigliere comunale Raffaele Petrarulo e riguarderà le principali arterie di tutta la superficie urbana.

La  sindaca Chiara Appendino ha detto infatti che verrà disinfettata tutta la grande viabilità cittadina. Anche i 12 chilometri di portici torinesi, proprio oggi, verranno sanificati da personale con le lance.

Nei giorni scorsi anche la Smat ha attivato operazioni di pulizia delle grate di via Roma e piazza Cln (foto in basso)

Il pensiero, l’emozione e l’eleganza

Quando questi elementi si condensano in una unica soluzione, nascono i brani di Guia

Guia Vannucchi, in arte semplicemente Guia, è una Artista di quelle per le quali la “A” maiuscola è d’obbligo.

Una cantautrice che nel tempo libero (nella vita di tutti i giorni è medico chirurgo, quindi specie di questi tempi il tempo libero non è così semplice) prende la chitarra e trasforma i suoi pensieri e i suoi testi in musica, lasciando a bocca aperta chi ha poi la fortuna di ascoltarla.

Il suo talento si sviluppa tra i 6 anni di studio nella chitarra classica, quello del pianoforte complementare e il diploma di canto presso il CPM di Milano.

La sua voce, calda e duttile le permette di esibirsi in brani soul, funky, blues e jazz, questo anche fuori dai confini italiani, e in particolar modo in Germania e Svizzera.

Poi decide di mettere a frutto le sue esperienze dedicandosi anima e corpo al cantautorato.

“G enerose U rgenze I nevitabili A rroganze” è un il primo album, che conferma in maniera convinta il talento di questa straordinaria cantautrice. Per tutti il consiglio è “ascoltatela”.

Guia ora è al lavoro per nuovi brani legati a ambiziosi progetti. Noi la seguiremo e vi terremo informati.

Banco Farmaceutico: non dimentichiamo i poveri

Riceviamo e pubblichiamo / In questi giorni, il nostro modo di vivere è cambiato. Le nostre giornate sono segnate dal sacrificio che ciascuno, per il bene di tutti, deve fare. Per alcuni, ha preso la forma della sospensione delle proprie abitudini. Per altri, anzitutto per i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari e i farmacisti, ma anche i trasportatori o i cassieri dei supermercati, ha preso la forma di un sovraccarico di responsabilità, dovendo stare a contatto con persone malate o che potrebbero esserlo. 

 

Ci teniamo a esprimere a tutti la nostra vicinanza. E, in particolare, a chi è malato, ai suoi amici e parenti o a chi non può andare a trovare i propri genitori nelle case di riposo.

Vorremo, poi, invitare ciascuno a non dimenticarsi dei poveri; di quanti, anche in tempi di normalità, stanno peggio di noi, e della rete di realtà assistenziali che si prende cura di loro. Proprio ora che stiamo riscoprendo il valore delle abitudini che davamo per scontate, val la pena ricordarci di chi, a quelle abitudini, ha rinunciato perché è povero. In questo momento di grandi limitazioni, dedicare un pensiero al bene di chi non ha nulla, sperando che questa situazione non lo danneggi ancora di più, può arricchire la nostra umanità e farci affrontare questo periodo nella dimensione della speranza.

Anche noi di Banco Farmaceutico stiamo lavorando da casa e cercando di fare il possibile per continuare a raccogliere farmaci per chi ha bisogno.

Perché il nostro lavoro prosegua, abbiamo bisogno di chiedere alle aziende farmaceutiche di mantenere quella disponibilità che hanno sempre avuto ad accogliere nostre eventuali e mirate richieste di medicinali e prodotti farmaceutici per le realtà assistenziali.

Sappiamo che la filiera farmaceutica, con grande fatica, è impegnata nell’assicurare la produzione, lo stoccaggio e la distruzione di medicine in tutta Italia; chiedendo alle aziende di non dimenticarsi dei più fragili, siamo consapevoli di chiedere uno sforzo ulteriore e importante, ma anche indispensabile.

Pensiamo, infatti, che – soprattutto in questo momento di incertezza – orientarsi anche al bene dei più deboli contribuirà a rafforzare la tenuta sociale del nostro Paese.

Facciamo nostro l’appello del Papa che, nell’affidare l’umanità a Maria, ha auspicato che “possa tornare la gioia e la festa dopo questo momento di prova”

In giro senza giustificazione: era un pusher

Sono da poco passate le 3 di notte, le strade sono deserte a causa delle limitazioni imposte alla  libera circolazione delle persone a causa della pandemia di Covid-19, quando una pattuglia del commissariato Rivoli nota un soggetto passeggiare su Strada antica di Rivoli a Grugliasco
I poliziotti lo avvicinano, sottoponendolo a controllo. Si tratta di un cittadino italiano di 20 anni. Il ragazzo non è in grado di fornire motivazioni valide per la sua presenza in strada, salvo poi confessare di essere uscito per fare due passi, bere una birra e fumare uno spinello, che consegna spontaneamente ai poliziotti. Perquisito, il ventenne viene trovato in possesso di 7 bustine in cellophane contenenti sostanza stupefacente e 660 euro in contanti, verosimilmente provento di un’attività di consegna della droga “a domicilio”. Estesa la perquisizione alla residenza del ragazzo, gli agenti del commissariato rinvengono su uno scaffale, nella cantina di pertinenza dell’abitazione, una scatola con all’interno una bustina in cellophane contenente sostanza stupefacente per circa 16 grammi ed un bilancino di precisione. Il ventenne è stato denunciato per detenzione di sostanza stupefacente e inottemperanza alle vigenti normative del DPCM dell’ 11 marzo

Locatelli (Prc): “Insufficienti le misure negli ambienti di lavoro”

“Troppe dichiarazioni di principio e pochi fatti” dichiara Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc-Se di Torino a proposito delle misure di contrasto alla diffusione del virus nei luoghi di lavoro contenute nel protocollo d’intesa siglato a livello di governo e di parti sociali

Ancora per Locatelli: “Il protocollo contenente le misure di contrasto della diffusione del virus negli ambienti di lavoro, al di là dell’impegno in linea di principio sulla salvaguardia delle condizioni  di sicurezza e salubrità nei luoghi di lavoro, condizioni che dovrebbe valere in ogni caso, lascia che si possa continuare con le attività produttive.  Si lascia che questa possibilità sia agita azienda per azienda in presenza di un problema di sicurezza generale. Una cosa sbagliata soprattutto nelle aree ad alta densità di attività industriali e di contagio – penso in particolare a Bergamo, Brescia e alla Lombardia – dove l’errore  commesso è stato quello di pensare di garantire in ogni caso la continuità produttiva rispetto al rischi di diffusione del contagio.  Se i parchi urbani devono rimanere chiusi a maggior ragione lo devono essere le aziende che non svolgono attività essenziali. In assenza di queste misure elementari fanno bene i lavoratori a scioperare. La salute delle persone, delle lavoratrici e dei lavoratori, viene prima del profitto dei padroni”.

Vezzolano tra fede, storia e atmosfera

E quando si potrà….una gita anche a Vezzolano e alla sua Abbazia, a poca distanza dalla collina torinese. La chiesa di Santa Maria di Vezzolano merita più di una sosta anche se in questi tempi bui e drammatici è sbarrata come tutti gli altri siti storici

La Canonica di Vezzolano, che chiamiamo solitamente Abbazia per l’atmosfera medioevale e misteriosa che si respira quando si entra o si passeggia nei dintorni sorge nel Comune di Albugnano, nel basso monferrato astigiano. In realtà non è mai stata un’abbazia.

Per farla breve, arrivati a Castelnuovo don Bosco da Chieri, si sale verso Albugnano e si vira a sinistra scendendo per un chilometro in una piccola conca dove si staglia l’abbazia, splendido gioiello del Romanico astigiano, circondata da boschi, vigne, leggende, verdi colline, sentieri per escursionisti e da un favoloso panorama che guarda verso Superga, l’imbocco della Val Susa e naturalmente l’onnipresente Monviso. Una suggestiva leggenda è legata alla figura di Carlo Magno. Un giorno dell’anno 773 l’imperatore stava cacciando nei boschi intorno a Vezzolano. D’improvviso gli apparvero di fronte tre scheletri usciti dalla tomba. La paura fu tale che cadde da cavallo, un eremita lo aiutò a riprendersi e lo invitò a pregare Maria Vergine. A quel punto Carlo Magno decise di costruire proprio in quel luogo una grande chiesa. La leggenda del re Franco fu ben sfruttata da un canonico di Vezzolano nel Settecento per raccogliere fondi dai nobili della zona e ristrutturare l’Abbazia decadente. Ma la notizia di questi giorni è straordinaria: il 2019 è stato un anno record per l’Abbazia visitata da quasi 50.000 turisti. Un anno eccezionale che conferma l’interesse crescente dei visitatori per il Romanico, dai monumenti alle chiese, dalle cappelle votive ai castelli. Tutti pazzi per il Romanico astigiano, si direbbe, che conquista sempre più gente e individua nella storica Abbazia il pezzo più pregiato. Secondo l’associazione culturale “In.Collina”, lo scorso anno i visitatori, italiani e stranieri, che hanno apprezzato i monumenti del Romanico astigiano sono stati 46.000, diecimila in più di due anni fa. Un prezioso patrimonio artistico che resta aperto, anche d’inverno, grazie all’impegno di decine di volontari dell’associazione astigiana. L’Abbazia è aperta sei giorni su sette per nove mesi su dodici e i fine settimana nel periodo autunno-inverno. Eretta nel 1095, mentre in Europa ci si preparava alle Crociate, è uno dei principali monumenti romanici medioevali del Piemonte. Quasi mille anni fa sorse come Canonica dell’Ordine di Sant’Agostino e il primo documento a noi noto è l’atto di investimento del 17 febbraio 1095. La chiesa è dedicata allaVergine Maria al cui culto erano dedite le canoniche di Sant’Agostino e molto ricca è l’iconografia mariana conservata nel complesso. L’interno con la sua architettura romanico-gotica è composto da due navate, centrale e sinistra mentre la navata a destra è stata inglobata nel bellissimo chiostro abbellito da numerosi affreschi del Trecento. Di particolare pregio il pontile che suddivide la navata centrale, realizzato in arenaria grigia monferrina, su cui sono raffigurati i Patriarchi e le Storie della Vergine. Nel giardino antistante si può anche ammirare il meleto dell’abbazia in cui si recuperano antiche varietà di mele. Il sito dell’associazione culturale informa che, a causa dell’emergenza virus, la Canonica di Vezzolano rimarrà chiusa fino al 3 aprile.

Filippo Re